Ahsoka si massaggiò un po' la gamba destra, cercando di capire che cosa doveva fare con tutto questo. Erano appena tornati da quell'orribile castello su quel pianeta di ghiaccio ed ora avevano tutti i prigionieri con loro. Un volta finiti i conti, c'è n'erano circa cento di loro. Solo pochi Chiss però. La maggior parte erano Zabrak. Ahsoka aveva sentito dire che si poteva comprare facilmente un gattino di Zabrak da una nave di schiavi e sembrava essere vero. La giovane Togruta si stava per sentire male. Lei sospirò e guardò in basso verso i suoi stivali. Che cosa doveva fare? Tutti i prigionieri avevano bisogno di aiuto, ma era lo Zabrak rosso che li preoccupava di più. In lui percepivano il fuoco ed il ghiaccio, dicevano alcuni, ed alcuni bisbigliavano cauti che lui poteva anche essere la Spada dei Jedi.
Ahsoka ne dubitava fortemente. La Forza non avrebbe permesso ad una persona tanto distrutta di essere così speciale e potente.
Lei si sedette accanto a lui, toccando lentamente il suo viso. Lo Zabrak pianse al contatto, ma era molto differente dai gemiti di dolore che di solito emetteva. Lo avevano messo sotto morfina, ma potevano solo dare una certa quantità, altrimenti lo avrebbero ucciso. Al momento era al limite. La Togruta rimase seduta accanto a lui, cercando di non guardare La Twi'lek o la Nautolana. Akeela aveva i suoi bambini con se. Gemelli. Un maschio, una femmina. Erano molto rari e speciali: ibridi Zabrak-Twi'lek. Pochi nascevano senza l'aiuto dei macchinari si Kamino o di un laboratorio. La Nautolana, Kilindi, era seduta lì, massaggiandosi le braccia. Sembrava essere molto arrabbiata per un qualche motivo. Ahsoka aveva paura di conoscere la ragione. Lo Zabrak distrutto che lei ora reggeva forse non si sarebbe mai risvegliato.
La piccola, Caraboo, si sistemò accanto a suo padre sul letto e lo guardò con grandi occhi. "Si sveglierà, vero?" Aveva degli occhi tanto tormentati per avere solo cinque anni. Era una bambina che aveva visto troppo e sapeva già la verità sulla vita. "Si deve svegliare, 'Soka. Lui deve!"
"lo so." Mormorò Ahsoka. Lei guardò verso un clone che era nel gruppo vicino e lo fece sedere accanto a lei. Maul aveva bisogno di tutta la gentilezza che poteva avere. Ahsoka sfiorò i tatuaggi sul suo volto ed inviò una sensazione piacevole attraverso la Forza verso la sua mente. Lei si ritirò velocemente, impaurita dal tornado di oscurità e dolore. Lui non era come Alek, oscuro e ghiacciato dentro. Lì dentro c'era anche un fuoco caldo ed ardente. Lei lanciò un'occhiata a Kilindi ed anche lei iniziò a dargli conforto. Lui sembrava reagire meglio ai suoi tocchi che a quelli di qualunque altro. Forse riusciva a percepirla. Forse lui era solo distrutto dentro ed i tocchi di lei erano i migliori. Ahsoka non aveva modo di sapere la risposta e capì che non voleva nemmeno saperla.
Lo Zabrak si mosse un poco e gemette a causa di un improvviso dolore. Ahsoka ritirò velocemente la mano. Lei e gli altri sapevano molto bene quanto questo Zabrak fosse forte quando gli serviva. Aveva già ucciso alcuni cloni e Jedi. L'ultima cosa che gli serviva era aggiungerne degli altri. Akeela strinse a se i suoi figli e si guardò in giro allerta. Ahsoka la invitò ad andarsene. Lo Zabrak era pericoloso. Aveva già ucciso due Jedi ed una ventina di cloni. Lultima cosa che doveva accadere era che anche i ragazzi venissero uccisi. Ahsoka mise una mano sulla sua spada, solo per precauzione, se doveva renderlo inoffensivo. Lui era pericoloso. Molto pericoloso.
Forse il Consiglio aveva avuto ragione quando propose di ospitare gli ex-prigionieri al Tempio. Si era già verificato un suicidio, una donna Twi'lek che non ce la faceva più.
Ciechi occhi dorati si aprirono ed Ahsoka gli porse un bicchiere d'acqua. Lui bevve lentamente, ma rimase con la testa sul cuscino. Ahsoka era ancora diffidente nei suoi confronti. L'ultima cosa che doveva succedere era un combattimento. Anche se lui era così debole da non riuscire nemmeno ad alzare la testa dal cuscino. La Togruta massaggiò dolcemente i suoi corni e venne premiata con delle fusa delicate. Dopo un momento pianse un poco e mormorò una risposta ad una domanda che solo lui riuscì a sentire. Il cuore di Ahsoka si spezzò ancora di più. Lui era pazzo. Lo Zabrak era sopravvissuto tanto al lungo, solo per perdere la sua sanità mentale a causa dell'orrore. Lei sospirò un po' e guardò velocemente Tup. Il clone dai capelli lunghi voleva iniziare una terapia mentale e questo era un buon posto come un altro per iniziare.
"Ehilà." Tup fece attenzione ad utilizzare un tono di voce basso e si avvicinò per rannicchiarsi vicino a Maul. Lo Zabrak sembrò sciogliersi al tocco e ricambiò il gesto. "Il mio nome è Tup. Ahsoka, Kili e io ci siamo presi cura di te mentre dormivi." Prese una delle scheletriche mani di Maul e la massaggiò. "Ci hai fatto prendere un colpo quando sei arrivato. Pensavamo di averti perso la maggior parte del tempo."
Lo Zabrak guardò altrove e si incurvò. Lui era distrutto. Tanto distrutto. "Perché?" Gracchiò lui. Lui alzò una mano tremante e Tup si avvicinò, così che Maul potesse toccare il suo viso. Ahsoka realizzò che lui non aveva artigli ed il suo cuore si frantumò in migliaia di pezzi. Maul aveva bisogno degli artigli. Erano parte delle sue dita! Ed a giudicare dalle cicatrici... dovevano aver fatto male. Tanto, tanto male. "Io... io non merito questo. Ho ucciso dei cloni. Ho ucciso dei Jedi. Perché non mi avete solo lasciato morire?"
"Qui-Gon ti ha salvato." Rispose Ahsoka. "Gli piace prendere con se gli esterni e mi piace pensare che ora tu sei uno dei suoi protetti."
Maul annuì e si rannicchiò sotto le coperte. Si rifiutò di bere il brodo di carne, anche se era pelle e ossa. "Io non voglio essere un protetto." Borbottò lui. "Voglio solo Ashya ed Arion di nuovo con me."
"Li cercheremo." Tup diede una veloce occhiata ad Ahsoka. Ahsoka fece spallucce. Ashya ed Arion non erano sulla lista dei prigionieri liberati, ma era possibile che quelli fossero soltanto degli pseudonimi. "Ti prometto che li rivedrai presto, va bene?"
Lo Zabrak rosso scosse leggermente la testa. "Non posso." Bisbigliò lui. Lui sospirò prima di svenire di nuovo. "Non potete riportarmeli perché sono morti."
