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Le cinque del pomeriggio, l'unica ora di tutta la giornata che gli scaldava il cuore, Kate non aveva mancato neanche un appuntamento, dieci preziosi minuti per vedersi attraverso un vetro. Rick pensava di essere stato un grande attore fino a quel momento, ogni volta scherzava, le rifilava qualche idea stramba su qualche caso, il tempo era così poco, non voleva renderlo anche il peggiore dell'intera giornata.

Quel pomeriggio però Kate arrivò carica di notizie nuove sul caso, era piena di speranza, stavano per inchiodare Birdman e lui sarebbe potuto uscire di lì, mancava ancora qualche passo, ma erano vicini.

Lui però non aveva reagito come lei aveva sperato, era diventato molto serio in volto

"Kate, tu devi incastrare Bracken, non sprecare tutte le energie a cercare di far uscire me di prigione…sarai sempre un bersaglio e anche se ora sei di nuovo al distretto non puoi sapere se e quando tornerà alla carica, la cassetta? L'hai più cercata?" la vide scuotere la testa come per scacciare qualche brutto pensiero

"non esiste nessuna cassetta Rick, è una falsa pista, e mia madre aveva scritto semplicemente che doveva vedersi con noi 'Famiglia', noi! E poi chi credi di prendere in giro, so cosa sta succedendo qui, sono un poliziotto, ricordi? E ho amici qui dentro, mi hanno avvertita delle voci che girano" aveva abbandonato anche lei ogni maschera di ottimismo

"da quando sai che sono diventato il titolo di un Film degli anni '90?[1]" chiese sarcastico

"oddio, possibile che non riesci…." alzò gli occhi al cielo, esasperata, ma cercò nuovamente i suoi per indurlo ad aprirsi, con lei

"ok ok scusa, ma cosa avrei dovuto dirti? Che sono terrorizzato? Che ogni volta che una guardia viene a prendermi per condurmi da qualche parte penso che sia la volta buona?" butto fuori tutto d'un fiato

"sì, avresti dovuto sfogarti con me, hai bisogno di parlare con qualcuno Rick! e poi…è come se me lo avessi detto, sono due giorni che non chiudo occhio e salto ogni volta che squilla il telefono, per questo devo farti uscire di qui prima possibile"

Poi Rick sembrò riprendere un pò di lucidità "pensaci Kate, a che servirebbe se mi uccidessero subito, così?. A nulla, hanno bisogno di me per minacciare te, ci hanno fatto sapere che possono eliminarmi in qualunque momento, è l'ennesimo modo di Bracken per controllarti"

"quindi, vuoi dire che aspetteranno quando la posta in gioco si alzerà?"

"sarebbe la cosa più logica, se dovessi scriverlo, andrebbe così o almeno lo spero" alzò le spalle sconsolato

"ho parlato con alcuni agenti di qui, cercheranno di tenerti d'occhio, ma non sono molti, ed hanno i turni, ma almeno è qualcosa"

Poggiò la mano sul vetro "vorrei almeno poterti toccare"

Lui fece lo stesso, stava per rispondere ma suonò la campanella che poneva fine ai dieci minuti, i telefoni divennero muti riuscì con il labiale a dirle Ti amo.

Gli affari interni interpellati direttamente dalla Gates, avevano iniziato ad indagare sui due poliziotti del 9° Burnes e Birdman, stavano uscendo cose interessanti, nulla che Beckett e i suoi già non sapessero, ma non erano stati autorizzati a fare quelle indagini, quindi dovettero aspettare che quelli degli affari interni rifacessero tutto il percorso investigativo daccapo, fu snervante.

Kate aveva già chiesto più volte di poter parlare con Birdman, ma fino a quel momento non le avevano concesso di interrogarlo, c'erano ancora troppi elementi da verificare, non poteva essere considerato un sospetto fino a quando non avessero avuto prove concrete in mano.

Serviva uno scossone per accelerare i tempi, ed arrivò insperato nel primo pomeriggio, una telefonata anonima denunciava il ritrovamento di un corpo vicino ad un cantiere, il cadavere era in avanzato stato di decomposizione, ma le impronte erano ancora leggibili, si trattava di Burnes.

Lanie li aveva preceduti e fu in grado di dire che era morto probabilmente da sette giorni, un unico colpo alla nuca, un'esecuzione, aveva le mani legate dietro la schiena.

Kate ascoltò i resoconti senza dire una parola, lasciò tutti lì prese l'auto e si diresse ad un bar non lontano dal 9° distretto, era lì che Birdman passava il tempo quando staccava, e dato che era stato sentito solo come persona informata dei fatti, continuava la sua vita, ignaro che sospettassero di lui. Kate non entrò nel locale, attese, sapeva dai pedinamenti che di lì a poco sarebbe uscito nel retro a fumare, e così accadde, solo che stavolta la sigaretta gli sarebbe andata di traverso.

Lo affrontò subito a muso duro "il tuo partner è morto Birdman, ma immagino che tu questo già lo sappia da un pezzo"

l'uomo non riuscì a nascondere la sorpresa di trovasi davanti proprio lei, simulò noncuranza "detective Beckett, quale onore"

lei proseguì "confessa, e magari potremo proteggerti"

"confessare cosa detective?"

Kate provò a bluffare "mi ricordo di te al garage, prima di svenire, ti ho visto, hai preso la mia pistola ed hai fatto fuoco"

"hai le idee un po' confuse detective, mi sembra sia stato il tuo partner a sparare, a proposito come se la passa alle Tombe? Lo sai che fanno scommesse su quanto durerà"

Non riuscì a non reagire a quella provocazione, gli si avventò contro sbattendolo contro il muro, l'uomo di ritrovò il braccio di Beckett che premeva sulla carotide "questa è aggressione detective, e comunque sarebbe la tua parola contro la mia"

Kate lo lasciò andare facendo un passo indietro e prendendo la pistola, la tenne bassa però, solo per difesa

"lo sai Birdman, hai ragione, vai pure, ma io potrei fare in modo che a Brecken giunga la voce che tu stai collaborando con noi, chissà perché ho idea che ti ritroveremmo con un proiettile conficcato nella nuca come Burnes"

"no, aspetta un attimo, non puoi farlo, non hai nulla in mano, chi ti crederebbe…"

"in realtà abbiamo un mucchio di cose, a cominciare dal tuo telefono rintracciato sulla scena del delitto…bene sta a te…addio"

Lo lasciò nel vicolo, risalì in auto, attese qualche secondo poi mise in moto, ingranò la marcia e lo vide arrivare di corsa "ok, collaboro, ma voi mi metterete sotto protezione ok?"

"vediamo cosa ci darai"

Lo fece salire, lo ammanettò al retro dell'auto e partì sgommando verso il commissariato. Aveva guardato l'orologio di sfuggita, erano quasi le sei, la visita a sorpresa di Rick doveva essere finita da un pezzo, si chiese sorridendo come fosse andata.

In quel momento le squillò il telefono, vide il volto del padre sul display, rispose sorridendo, "allora papà come è andata?", poche parole dall'altra parte della cornetta le gelarono il sangue.

Gli agenti 'amici' di Kate si erano in qualche modo fatti riconoscere da Rick che ora almeno sapeva di avere le spalle coperte in qualche frangente. Anche quel giorno aveva aspettato con impazienza che arrivassero le cinque. Entrato nella stanza fu fatto sedere davanti alla solita gabbia vetro, prese il telefono in attesa che lei apparisse dall'altra parte della stanza. Invece vide entrare Jim Beckett.

"Signore, io non mi aspettavo…è successo qualcosa a Kate?"

"No, no, sta bene, sono venuto a vedere come sta signor Castle"

"Rick"

"Ok se anche tu mi chiami Jim"

"Farò il possibile signore, ehm, Jim"

"Katherine non è mai stata di molte parole, le è sempre riuscito meglio esprimersi con le azioni, solo che il lavoro che ha scelto e la ferrea volontà di trovare chi ci aveva tolto Johanna, ecco ha il brutto vizio di finire sempre in prima linea, quindi…vorrei esprimerti tutta la mia riconoscenza, quello che hai fatto per mia figlia, e quello che stai passando adesso, insomma non ho mai giudicato gli uomini con cui lei ha deciso di accompagnarsi negli anni, l'ho sempre ritenuto affar suo. Ma con te è diverso, tu sei qualcuno che lei non ha mai incontrato prima d'ora..."

"Io…ho spesso immaginato il momento in cui mi sarei presentato per chiederti la mano di tua figlia, certo non in un contesto simile…e vestito di arancione"

"Katherine me lo ha detto, per essere poco loquace ultimamente abbiamo parlato fin troppo! Sono venuto anche per questo"

"Uhm, io…ecco lo so che sono già stato sposato, due volte, ma ti assicuro non ho mai trovato una donna come Kate…"

"Rilassati Rick, sono venuto a dirti che sono felicissimo, come sono sicuro che sia Jhoanna, sai aveva una scultura di avorio, con cinque elefanti, noi eravamo tre, ma lei l'aveva battezzata 'la Famiglia' perché sapeva che prima o poi Kate avrebbe trovato qualcuno con cui dividere la sua vita…e darle un nipotino"

"Aspetta Jim , cosa? La Famiglia?"

"Sì… ho detto qualcosa che non va, …"

"No va tutto benissimo! Ho capito, ho capito dove si trova la cassetta!"

"Ascolta Jim, quella scultura…è quella che Kate tiene sulla scrivania al distretto?"

"Si quella"

"Ok esci di qui, subito, non parlarne con nessuno, chiamala dille che la raggiungi ma non dirle nulla per telefono, anzi aspetta dille che….che Rick ha capito cos'è la Famiglia, lei capirà!"

"o mio dio stai dicendo…"

"sì l'abbiamo trovata! Vai vai Jim"

Rick si guardò attorno, sperando che orecchie indiscrete non avessero carpito i loro discorsi. Guardò Jim andare via, forse ce l'avevano fatta, s'immaginò l'espressione di Kate alla notizia

Jim Beckett uscì quasi correndo salito in auto chiamò subito la figlia

"ciao tesoro, ti raggiungo al distretto… Rick ha capito cosa è La Famiglia…"

L'avevano scortato in cella, aveva pochi minuti poi avrebbero spento le luci. Era consapevole che la posta in gioco stava per essere alzata e sul piatto ci sarebbe finito lui, Bracken avrebbe fatto di tutto per impossessarsi della registrazione.

Non aveva neanche una penna, non le lasciavano nelle celle perché potevano essere trasformate facilmente in armi, avrebbe voluto scrivere, lasciare qualche parola a Martha, Alexis, a Kate. La sua unica arma erano sempre state le parole, avergli tolto la possibilità di produrle era stato ancora più doloroso che stare in quella stanzetta senza vere finestre, isolato dal mondo.

Si stese sulla brandina, attese che diventasse tutto buio, cercò di distendere i muscoli, si era reso conto di averli mantenuti contratti a lungo, la tensione giocava brutti scherzi al corpo. Non riuscì a rimanere per molto in quella posizione, dovette tirarsi su, si mise seduto, rimase così, chiuse gli occhi e iniziò mentalmente a salutare le sue donne, dicono che quando stai per morire in una frazione di secondo ti passi tutto davanti agli occhi, beh, lui voleva goderseli quegli attimi di vita, ricordarseli, riviverli al rallentatore e avere speranza, ancora.


[1] Morto che cammina = dead man Walking film con Sean Penn e Susan Sarandon del 1995