Capitolo 14

Brittany sentì una mano sul viso quando si svegliò, abituando lentamente gli occhi alla luce del sole nella sua stanza. All'inizio pensò che fosse Santana ad essersi accoccolata vicina a lei ma poi capì che c'era solo una persona che poteva aver bisogno di così tanto spazio nel letto.

Fu costretta a sorridere quando vide sua figlia stesa fra lei e la sua ragazza, entrambe profondamente addormentate.

Abbey era sdraiata di pancia, con la mano sinistra sul viso di Brittany e il braccio destro ad abbracciare Santana.

Spostò delicatamente il braccio della piccola e scivolò fuori dal letto, si mise la vestaglia e osservò la scena davanti a lei per qualche altro minuto.

Non le sarebbe dispiaciuto svegliarsi così ogni mattina per il resto della sua vita.


La mente di Brittany era stata concentrata su Santana per tutto il giorno. Non avevano avuto occasione di parlare e Brittany sentiva che c'erano ancora un po' di cose di cui dovevano discutere. Si erano dichiarate il proprio amore per la prima volta e, anche se Santana non l'aveva ammesso apertamente, Brittany sapeva cosa significavano le parole e le azioni della sua ragazza.

Aveva visto il suo viso, le sue lacrime, aveva percepito la sua disperazione e conosceva Santana abbastanza bene da poterla analizzare a fondo. Sapeva che si stava aspettando molto dall'altra donna, e quanto fosse terribile per lei dover avere a che fare con il suo lavoro e con le conseguenze che ne derivavano. Non aveva mai voluto che Santana si sentisse in quel modo e sapeva che sarebbe stato difficile, ma vedere la sua ragazza così ferita e furiosa era un duro colpo da digerire. Si sentiva in colpa e impotente allo stesso tempo.

Santana aveva cercato di sorriderle durante la colazione, aveva cercato di comportarsi normalmente prima di uscire per andare al lavoro, ma Brittany sapeva che i sentimenti della notte precedente erano ancora lì ad occupare i suoi pensieri. Santana l'aveva abbracciata, le aveva detto di nuovo di fare attenzione al lavoro, ma non aveva incontrato il suo sguardo mentre posava un bacio veloce sulle sue labbra e usciva rapidamente dall'appartamento.

Brittany era uscita prima che Santana tornasse dal lavoro e non era certa che quella notte l'avrebbe aspettata di nuovo sveglia: non si aspettava che l'avrebbe fatto. Sarebbe stato sempre così? Entrambe a lavorare ad orari diversi fino a quando Brittany sarebbe tornata a casa nel cuore della notte, da una fidanzata addormentata che non voleva toccarla a causa di tutti quei pensieri e immagini che le avevano invaso la mente per tutta la notte? Quanto sarebbero potute durare in quella situazione?

Brittany immaginò che era assurdo fare questi pensieri mentre il suo cliente era sopra di lei e la baciava e gemeva tutte le 'cosacce cattive' che voleva farle. Mentre le leccava il collo, tutto ciò che Brittany riusciva a pensare era la speranza che non le lasciasse dei segni e che riuscisse a liberarsi del suo odore prima di rientrare a casa.

Si augurava che Santana avrebbe saputo e capito la differenza, si augurava che riuscisse a capire com'era per lei stare con quelle persone. Il suo corpo era così insensibile e i suoi sensi così spenti da non sentire assolutamente niente per quelle persone. Sapeva di non potersi giustificare così, che non poteva usarlo come un valido argomento per difendere il suo lavoro, ma per lei stare con quell'uomo ed essere la ragazza di Santana erano le due cose più diverse dell'interno universo. Usava il suo corpo come strumento e niente altro.

Brittany dovette roteare gli occhi quando l'uomo grugnì al suo orecchio dicendole che era la 'miglior puttana che si era sbattuto da un pezzo', e si domandò brevemente quante delle sue colleghe erano con quel coglione. Quante delle sue colleghe erano state stese su un materasso proprio come lei in quel momento, a domandarsi quando avrebbe finalmente finito. Quante di loro avevano un ragazzo o una ragazza ad aspettarle a casa? Quante di loro capivano che cosa stava passando, com'era sentirsi così spezzate dentro?

Per tanti anni non era stato un problema, per tanti anni era stata sola e non aveva dovuto preoccuparsi di questo e, per certi versi, era stato più facile. Ma desiderava tornare indietro? Avrebbe scelto la via facile invece di quella complicata? Il denaro al posto dell'amore?

Per quanto avrebbe potuto andare avanti così prima che Abbey iniziasse a farle domande sul suo lavoro? Fra quanto avrebbe dovuto iniziare a mentirle? Che razza di madre sarebbe stata? Di cosa aveva paura allora? Di non essere in grado di pagare le bollette? Di trovare un altro lavoro per provvedere a sua figlia? Che cos'era peggio? Essere una madre e operatrice del sesso che poteva almeno provvedere a sua figlia con una bella casa ed una buona educazione, o essere una madre con probabili problemi di soldi e disoccupazione?

L'uomo la stava fottendo bruscamente e Brittany fu lieta quando finalmente collassò sopra di lei e gli diede qualche secondo per riprendersi. Voleva alzarsi e uscire dal letto quando capì che c'era qualcosa di strano. Scostò l'uomo mentre sentì un'umidità fra le gambe che di certo non era causata dalla sua inesistente eccitazione. Ebbe bisogno di pochi secondi per realizzare cosa c'era che non andava e avvertì uno stretto nodo alla gola. Non avrebbe dovuto succedere.

Guardò l'uomo che voleva liberarsi del profilattico, accorgendosi in fretta che il pezzo di silicone si era rotto.

"Io… ehm…" balbettò, avvolgendo il profilattico in un fazzoletto e gettandolo nel cestino. "Prendi la pillola, vero?"

Brittany era sull'orlo di vomitare. Il suo viso avvampava mentre lo fissava, studiando la sua fisionomia per la prima volta. Chi era questo tizio? Non sapeva niente di lui. Si poteva scopare cinque donne diverse a notte senza protezione per quanto poteva saperne.

"Sì, certo," rispose Brittany, chiudendo gli occhi mentre iniziava a massaggiarsi le tempie per evitare di perdere la testa.

"Okay, allora non c'è problema, io sto bene, quindi…"

Certo. Bene. Non era la prima volta che l'aveva sentito. Non era nemmeno la prima volta che accadeva una cosa del genere, gli incidenti potevano avvenire in ogni momento, motivo per cui aveva sempre cercato di stare molto attenta. Ma le cose erano cambiate. Ora aveva delle responsabilità. Aveva una figlia. Una compagna.

Immagini le bombardarono la mente, gli scenari peggiori si ripetevano davanti agli occhi. Che cosa stava facendo? Che cosa stava mettendo a rischio? Per cosa? E se ad un certo punto fosse risultata positiva all'HIV? Che avrebbe detto allora a Santana? Che cosa le avrebbe fatto passare?

"Te ne devi andare," disse all'uomo, che annuì mentre si rivestiva.

"Non c'è motivo di sboccare, tesoro, io-"

"Decido io su cosa sbroccare, okay? E non sono il tuo tesoro…" Brittany sibilò all'uomo che aggrottò la fronte mentre si infilava i jeans. Era arrabbiata. Arrabbiata con l'uomo per non aver prestato attenzione, con se stessa per essere ciò che era, con l'industria dei profilattici per non aver prodotto profilattici indistruttibili e col mondo per aver permesso a malattie come l'AIDS e dio sa che altro di esistere.

Fu allora che Brittany capì di essere stata una sciocca. Tutti questi anni aveva detto a se stessa che non importava, che non importava se si fosse ammalata e morta perché lei non era importante, perché la sua vita non era importante. Ma anche se era grata di aver trovato Santana, grata per avere Abbey, quelle due persone non potevano essere le uniche due ragioni per smettere. Una grande parte, certo, ma anche da sola lei valeva davvero così poco? Non era ora di iniziare a preoccuparsi dei propri bisogni, della propria salute, dei propri sentimenti?

Guardò negli occhi l'uomo davanti a lei prima che se ne andasse, guardò la macchia umida sulle lenzuola e all'improvviso capì. All'improvviso capì che era finita.


"Stai bene?" domandò Dave preoccupato quando Brittany si sedette accanto a lui nell'auto con aria leggermente pallida.

"Sì… credo," rispose Brittany lentamente, sentendosi ancora in ansia.

"Mi ha chiamato Santana."

Brittany spalancò gli occhi.

"Cosa? Perché? Sta bene?"

Dave le rivolse un sorriso triste.

"Era preoccupata… non lo so. Cioè, è stata la prima volta che le ho parlato, mi ha detto che ti ha chiesto il mio numero stamattina, ma non so… era come se sentissi cosa stava passando… non so se riuscirà a gestire tutto questo, Britt."

"Cosa le hai detto?" domandò Brittany abbassando lo sguardo. Eccolo di nuovo, il senso di colpa.

"Beh, le ho detto che non doveva preoccuparsi, che ti avrei aspettata e che avrei massacrato di botte chiunque avesse cercato di farti del male. Le ho detto di andare a dormire…"

"Non è così tardi…" replicò lentamente Brittany guardando l'orologio.

"Lo so, ma probabilmente non è molto in grado di distrarsi quando non ci sei. Non so…"

Brittany annuì.

"Portami a casa, okay?"

Guidarono in silenzio e Brittany non sapeva cosa pensare o come sentirsi. Non voleva affrontare un'altra discussione con Santana e non voleva vederla soffrire di nuovo; eppure non voleva darle false speranze prima di aver parlato con Artie, fino a quando non avrebbe avuto almeno un piano concreto. In qualche modo, il pensiero di parlare col suo capo la spaventava: sapeva ciò di cui era capace.

Quando entrò nel suo appartamento, tutto era buio e silenzioso. Emma e Abbey erano probabilmente addormentate e Santana non la stava aspettando.

Brittany si spogliò in silenzio e usò la luce del telefono lungo il corridoio fino alla sua stanza, per non svegliare la sua ragazza.

Brittany riusciva a vedere poco e niente, a malapena scorgeva la sagoma di Santana addormentata sul letto. Salì sul materasso accanto a lei e le posò un bacio sulla fronte quando vide una bottiglia di vino sul comodino.

La sollevò con cautela e si accorse che era vuota.

Il nodo che aveva in gola stava diventando più grande e immaginò la donna che amava seduta nella loro camera a cercare di gestire i suoi sentimenti. Immaginò Santana, come aveva cercato di essere forte e annegare le sue preoccupazioni nell'alcol fino a quando aveva chiamato Dave per avere qualche rassicurazione che stesse andando tutto bene. Era semplicemente triste. Non poteva andare avanti così.

Avvertì le lacrime formarsi negli occhi e allungò la mano per scostare una ciocca di capelli dal viso dell'altra donna.

"Presto sarà finita, okay?" sussurrò. "Te lo prometto."

La baciò un'altra volta prima di uscire dal letto. Non riusciva a dormire, i suoi pensieri la stavano facendo impazzire e non sapeva come controllarli, come metterli in ordine, come riposare.

Prendendo una penna ed un pezzo di carta, Brittany si sedette al tavolo della cucina. Si sentiva come in cima ad una collina, in attesa di fare l'ultimo passo, di prendere una decisione che le avrebbe cambiato la vita per sempre: ed era spaventoso.

Osservò il foglio bianco per alcuni altri momenti prima di toccare infine la sua superficie.

Caro Noah,

ti prego di leggere questa lettera e di non gettarla via: ci sono alcune cose che devo dirti.

Una grande parte di me vuole chiederti scusa. Mi dispiace, okay?

Mi dispiace che siamo finiti in questa situazione. Mi dispiace che tu sia in prigione, e so come suonano queste parole. So che se le cose fossero andate male, in modo diverso, potrei esserci io nella tua situazione. Lo so benissimo. E non credo che te lo meriti.

Mi piacerebbe dirti che ti conosco, Noah. So chi sei e so da dove vieni e so che non siamo così diversi. Ho pensato molto a te negli ultimi anni e non solo quando ti mandavo il denaro o quando passavi di qui. Ho pensato a te ogni giorno e non ho mai smesso di sentirmi in colpa.

Probabilmente fra noi non sarebbe mai funzionata e non so nemmeno se tu abbia mai voluto che funzionasse, ma questo non ha più importanza. Ciò che importa è che ti ho messo in una situazione ingiusta. Non era giusto.

Voglio dirti grazie. Grazie per avermi accolta quando ne avevo bisogno. Sapevi quanto fossi incasinata e non mi hai mai fatto domande. Mi hai permesso di restare perché sapevi che avevo bisogno di te. Proprio come quando hai preso Abbey perché sapevi che lei aveva bisogno di te.

So che non siamo mai stati davvero innamorati e credo fosse perché entrambi in quel momento non eravamo in grado di amare. Eravamo malridotti. Tu te la sei presa con me, io con te.

Sì, a volte ho desiderato che mi avessi detto le cose giuste, a volte che mi avessi protetta da tutte le decisioni sbagliate che ho preso, ma non era compito tuo, non era tua responsabilità. Non possiamo sempre aspettarci che siano gli altri a salvarci.

Volevo che prendessimo due strade separate, volevo stare in piedi sulle mie gambe: sono stata così stupida.

Non sapevo di essere incinta, Noah. E mi piace pensare che se lo avessi saputo, niente di questo sarebbe successo. Mi piace pensare che avrei trovato un modo per far funzionare le cose, che sarei stata abbastanza responsabile: ma non so se è vero.

Non posso tornare indietro. Non posso costruire una cazzo di macchina del tempo.

Non so se anche tu hai rimorsi, non so se decidessi di non prenderla potendo tornare indietro, ma parte di me crede che anche tu abbia avuto bisogno di lei. So che le vuoi bene.

Posso solo immaginare quante volte ti ha fatto sorridere.

Vedendola adesso, ogni giorno, non posso immaginare di vivere un solo giorno senza di lei perché è la bambina più meravigliosa che si possa desiderare. Posso solo immaginare cosa significhi per te non vederla più e mi fa male pensarci. Mi dispiace così tanto.

Non so come sia stare in prigione. Non so se stai bene. Ho paura a venire a farti visita.

Ho paura di vedere il padre di mia figlia dietro le sbarre. Ho paura di vederti guardarmi con tutto l'odio che provi per me. E non ti biasimo nemmeno. Lo capisco.

Però, Noah, ti prego ricordati di Abbey. Ricordati che niente di questo è colpa sua. Lei ti vuole bene e gli manchi. Lascia che il pensiero di lei ti dia la forza di superare tutto questo.

So che non uscirai tanto presto e non so quando ci rivedremo. Non so se sarò abbastanza forte da venire a trovarti ad un certo punto e non so nemmeno se me lo permetterai. Ma fino a quel giorno, sappi che nostra figlia sta bene e che farò tutto ciò che è in mio potere per non fare cazzate questa volta.

Hai fatto un ottimo lavoro nel crescerla. E sì, hai fatto errori, forse tanti, ma anche io. Lasciami dire che sono fiera di te e di quello che hai fatto.

Devi sapere che riprendere Abbey mi ha cambiato la vita e mi ha fatto capire molte cose. Non voglio più essere quel tipo di donna. Non voglio che Abbey paghi per i miei errori.

Domani smetto, Noah.

Avrei dovuto farlo tanto tempo fa, ma ero incasinata e codarda. Non sono più così. Ho trovato qualcuno con cui voglio condividere la vita, qualcuno disposto ad aiutarmi a badare a Abbey e non so se durerà per sempre. Tutto ciò che so è che faremo del nostro meglio per proteggerla e occuparci di lei e renderla felice.

Spero che tu un giorno possa essere felice, Noah. E spero che quando verrai rilasciato io e te troveremo un modo pacifico per gestire la situazione.

Sono una madre finalmente. Sto finalmente diventando la persona che avrei dovuto essere cinque anni fa.

Mi dispiace davvero tanto.

E ti ringrazio. Per tutto quanto.

Ti prego, sii forte e prenditi cura di te. E ricorda sempre che c'è una biondina che ti vuole tanto bene. Sei ancora il suo papà. Ancora il suo eroe. Comunque vada.

Brittany

Solo allora si accorse delle lacrime sulle sue guance. Fece un respiro profondo asciugandosi il viso, poi ripiegò la lettera e la mise in una busta, fissandola a lungo prima di metterla in tasca.

Domani la sua vita sarebbe cambiata per sempre. Una volta per tutte.


Santana era lieta di aver potuto staccare abbastanza presto il giorno successivo. Girò la chiave nella serratura e rimase delusa quando trovò l'appartamento vuoto. Non aveva svegliato Brittany quella mattina, pensando che avesse bisogno di dormire, e aveva sperato di poter parlare con la sua ragazza prima che dovesse uscire di nuovo.

Posò la borsa sulla poltrona più vicina ed era sul punto di prendersi una coca light quando vide un biglietto sul bancone accanto al frigo.

Sono fuori, devo vedere Artie. Spero che non ci vorrà molto. Non vedo l'ora di vederti.

baci, Brit

Artie. Santana odiava quel tizio anche se non l'aveva mai visto. Le cose che Brittany le aveva detto di lui erano abbastanza da farle desiderare di prenderlo a calci.

Brittany era stata discreta e non era entrata nei dettagli, ma era chiaro che quell'uomo aveva sempre cercato di approfittarsi di lei. Quando Santana le aveva chiesto se fosse mai successo qualcosa fra loro, la bionda aveva spostato lo sguardo borbottando qualcosa come 'certe cose fanno parte del lavoro' e ' non sai com'è fatto'. Era evidente che aveva paura di lui.

Proprio quando Santana stava cercando qualcosa da mangiare nel frigo, il suo telefono vibrò. Fu sorpresa nel vedere il nome della sua ragazza sul display e aprì il messaggio incuriosita.

Vediamoci al bar alle 6.

Tutto qui? Vediamoci al bar alle sei? Senza spiegazione? Santana aggrottò la fronte. Uno sguardo all'orologio le disse che aveva circa una mezz'ora. Era meglio prepararsi.


Quando Santana entrò nel bar vide la sua ragazza seduta su uno sgabello con due drink davanti a lei. Era magnifica, come la prima volta che l'aveva incontrata. Il trucco sugli occhi era scuro allo stesso modo e le labbra altrettanto rosse. Santana pensò che Brittany dovesse andarsene presto per un appuntamento, ma le piaceva il pensiero di passare un po' di tempo con lei prima che se ne andasse.

Brittany le sorrise quando la vide all'entrata e indicò lo sgabello accanto a lei affinché l'altra donna la raggiungesse e si sedesse.

"Ehi," la salutò sorridendo.

"Ehi," rispose Santana ricambiando il sorriso. "Io… ehm… ecco…"

Brittany aggrottò la fronte ma sorrise quando si vide porgere una rosa.

"Questa per che cos'è?" le domandò sollevando un sopracciglio e accettando il fiore.

"Beh, sono venuta a piedi e c'era una signora indiana che vendeva le rose e… uhm, di solito non faccio queste cazzate ma… non so, volevo scusarmi… scusa, è sciocco…"

Brittany le prese la mano e annusò il profumo del fiore.

"Non è sciocco, è adorabile."

Santana sorrise imbarazzata e si sedette accanto a lei.

"Allora… devo dirti una cosa…" annunciò Brittany, ma Santana la interruppe mettendole una mano sulla coscia.

"Prima io."

Brittany annuì, passandole il cocktail che aveva ordinato per lei.

"Ho pensato molto ultimamente…" iniziò Santana, bevendo un sorso per schiarirsi la gola.

"...e so che ti ho detto che potevo farcela, so che ho detto che ci avrei provato… e l'ho fatto… ma non avevo la più pallida idea di come sarebbe stato… non avevo idea di cosa significasse… beh… sentirsi in quel modo…"

Si guardò intorno e poi abbassò lo sguardo sul cocktail sorridendo fra sé e sé.

"Cazzo, non avevo idea di come fosse tenerci così tanto, okay?"

"Capisco…" rispose Brittany lentamente.

"Non voglio fare la stronza con te, Brit. Non voglio giudicarti. Non voglio farti smettere. Cioè, sì, ma non voglio costringerti a farlo, io-"

"San…" la interruppe Brittany.

"Uh uh, lasciami finire!" esclamò Santana scuotendo il capo.

"Voglio solo che tu sappia una cosa, okay?" fece un respiro profondo.

"Voglio che tu sappia che… non ho mai comprato una stupida rosa a una ragazza. Non mi è mai importato dei figli di nessuna delle mie ex. Non mi sono mai sentita così felice di svegliarmi nel cuore della notte e accorgermi che una bambina di quattro anni mi stava abbracciando. Non ho mai fatto panini con faccine sorridenti per nessuno e per poi portarlo allo zoo. Non ho mai sentito il bisogno di sbronzarmi di vino perché ero terrorizzata per qualcuno. Non ho mai incontrato nessuno che mi abbia fatto considerare di ribaltare la mia vita e cercare un lavoro. Non ho mai trovato la risatina di una donna così adorabile…"

Brittany non poté che ridacchiare di fronte alle parole sincere della sua ragazza.

"Vedi? Ecco cosa intendo…" disse ruotando gli occhi.

"Non mi sono mai svegliata accanto a qualcuno e sentita in quel modo, okay? Cavolo, non ho mai fatto un discorso a nessuno in vita mia e mai avrei pensato di farlo…"

Spostò lo sguardo sulla donna davanti a lei e poté scorgere le sue guance arrossate e i suoi occhi lucidi.

"Non sono mai stata così… zerbinata. Brit. Mi fai questo effetto, okay? Cavolo…"

Santana si schiarì di nuovo la voce.

"Ho sempre frequentato le donne per i loro soldi, scelte in base alle loro case eleganti. E mai e poi mai ho trovato qualcuno con cui mi trasferirei volentieri in una cazzo di capanna nei boschi. Mi trasferirei con te in un fottuto monolocale, Brit. In un appartamento economico dove dormiremmo nella stessa stanza in cui cuciniamo, non me ne frega un cazzo, okay? Non mi importa se molli e dobbiamo lasciare casa tua per cercare qualcosa che possiamo permetterci. Cercherò qualcos'altro. Posso persino prendere in considerazione di chiamare mio padre, Brit. Non so se capisci cosa significa, ma-"

"Sì, San. Lo capisco…" Brittany cercò di nuovo di interromperla.

"Capisci cosa sto cercando di dirti?" chiese timidamente. Brittany la guardò mordendosi il labbro inferiore.

"Credo…?"

"Quello che sto cercando di dirti è che…" sospirò. "Sto dicendo che mi hai fatto innamorare di te… cazzo…"

Santana si asciugò velocemente una lacrima dall'angolo dell'occhio.

"Cos'è che volevi dirmi?" domandò Santana cercando di cambiare argomento, bevendo un altro sorso del drink per riacquistare un po' di sicurezza.

"Ho mollato."

Santana quasi si strozzò con il liquido, tossendo sonoramente. Brittany le passò un tovagliolo.

"Tu...cosa…?" domandò fra un colpo di tosse e l'altro guardando l'altra donna che si limitava ad annuire.

"Hai sentito…"

"Quando…? Cioè… come? Perché?" chiese Santana scuotendo il capo incredula. Avvertì forti ondate di eccitazione scorrere dentro di lei, sentì le guance diventare rosse e non riuscì a trattenere una risatina nervosa.

"Oggi. E davvero hai bisogno di chiedermi perché? Beh, mettiamola così…"

Si voltò sullo sgabello in modo da essere direttamente di fronte a Santana. Prese un altro tovagliolo e si pulì il rossetto dalle labbra.

"Questo?" disse, mostrandole il rosso sul tovagliolo bianco.

"Questo non sono io. Non voglio che sia io. Non l'ho mai voluto, ad essere onesta ne ho odiato ogni fottutissimo minuto. E ci sono state così tante cose che finalmente mi hanno fatto capire… e sì, tu hai giocato una parte importante in tutto questo… perché sai cosa non ho mai fatto?"

Prese la mano di Santana fra le sue.

"Non ho mai saputo come ci si sentisse ad avere qualcuno che ci tiene a te. Non ho mai saputo cosa significasse avere qualcuno che mi aspetta. Non ho mai saputo cosa voleva dire desiderare fare del bene a qualcuno. Non ho nemmeno mai saputo che il sesso potesse essere così… nel modo in cui è con te… non ho mai trovato nessuno che mi facesse vedere il buono che è in me, qualcuno che a tutti gli effetti vedesse del buono in me, perché so che l'ho tenuto nascosto molto bene…"

"Non è stato così difficile trovarlo…" rispose Santana con un sorriso dolce e facendo spallucce.

"Non ho più paura, Santana. Cioè, Artie era furioso e per un attimo ho pensato che mi picchiasse, ma ho chiuso con lui e con tutta quella merda. Ancora non so cosa farò, ma ho dei risparmi. Ho abbastanza denaro da parte per poterci mantenere nei prossimi mesi fino a quando non troverò qualcos'altro. E non mi importa cosa sia, mi basta che non sia quello…"

Santana non riusciva a credere alle proprie orecchie. Aveva bisogno di pizzicarsi il braccio per essere certa di non essere nel mondo dei sogni.

"Quel maledetto profilattico si è rotto ieri notte, San…" le disse Brittany guardandola dritta negli occhi.

"E te lo sto dicendo solo perché tu lo sappia, non perché voglia farne un dramma perché probabilmente non sarà nulla e farò presto tutti gli esami… è che…" sospirò. "Il solo pensiero di cosa potrebbe succedere, di cosa potrei fare passare a te o a Abbey un giorno se… beh… se mi ammalassi. Non potrei mai conviverci."

Santana annuì, stringendo forte la mano della sua ragazza.

"Sono molto fiera di te," le disse. "E, cazzo, sono così felice e sollevata che non so nemmeno da dove cominciare…"

Brittany sorrise.

"Dico sul serio, se quello stronzo del tuo ex-capo dovesse contattarti di nuovo giuro che gli strappo le palle o peggio…"

"So che lo faresti…" le rispose Brittany con un sorriso. "La mia fidanzata cazzuta."

Santana si mise a ridere.

"Come siamo passate da essere una coppia fighissima a dirci tutte queste cose smielate?" domandò scuotendo il capo con un sorriso vivace sulle labbra.

"Credo che siamo ancora piuttosto fighe," disse Brittany facendo spallucce e avvicinandosi per darle un bacio sulle labbra.

"Vuoi che ce ne andiamo?" chiese Santana speranzosa, facendo un cenno verso l'uscita.

"Assolutamente sì."

Stavano camminando per le strade di New York e Santana si sentiva sollevata. Teneva la sua ragazza per mano ed era certa che non avrebbe mai dimenticato il modo in cui si sentiva in quel momento. Non vedeva l'ora di essere a casa con lei, di accendere la TV e di avvolgersi addosso una coperta con lei sul divano. Di cucinare con lei, di farsi mostrare da Abbey tutti i disegni che aveva colorato durante il giorno, di andare a dormire alla notte senza avere paura.

"Chiamiamo un taxi?" chiese a Brittany, e lei annuì.

Santana sollevò la mano ed un taxi giallo si fermò accanto a loro.

Entrambe salirono e Brittany posò il capo sulla spalla di Santana.

"Dove vi porto?"

Quando il tassista si voltò e le sorrise, Santana fu certa che il fato esisteva davvero.

Il viso familiare spostava lo sguardo fra Santana e la bella bionda accanto a lei annuendo compiaciuto.

"A casa. Ci porti a casa…" rispose infine Santana, baciando i capelli di Brittany.

"Non è lontana…" iniziò a spiegare Brittany, "proprio accanto a-"

"Oh, lo so dov'è…" rispose Figgins con un sorriso, accendendo il suo CD di musica Bollywood e mettendo la freccia per rientrare sulla strada.

Brittany inclinò il capo confusa.

"Come fa a sap-"

"Sshh…" la interruppe Santana, baciandola sulle labbra. "Non chiedere."

Santana guardò fuori dal finestrino mentre guidavano lungo le strade di New York City. Sapeva che il loro futuro era incerto e che avrebbero dovuto affrontare molte difficoltà. C'era suo padre, l'assenza di denaro, la disoccupazione, c'erano così tanti demoni del loro passato che entrambe non avevano superato… ma il passato ora non era importante.

Perché c'era anche Abbey. E c'era Brittany. E c'era una vita davanti a lei con Brittany in cui Brittany sarebbe stata sua. Solo sua. Santana pensò che era quello tutto ciò che importava.


FINE

Beh… quasi… ;)