20th capitolo di già O.O sono alquanto stupita XD Buona lettura u.u metto le slash perché il sito non visualizza gli asterischi -.-" va beh.. è per non far confusione..

Cap 20- Freedom

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"Se dovesse succede qualcosa, sarai tu ad uccidermi, chiaro? Nessun altro."

Il grande giorno era giunto, i topi inconsapevoli furono portati tutti nella sala del trono, c'era una gran folla, soldati Plutarkiani ovunque. I ragazzi si guardavano attorno incuriositi, si respirava tensione nell'aria. Lord Camembert si alzò dal suo seggio con una pergamena arrotolata tra le mani, un ghigno malevolo sul volto. Davanti a lui c'erano Stoker e Carbine, i Biker mice, Harley e Lucy, i due Gladiatori. Furono fatti inginocchiare tutti quanti col capo chino in modo che non potessero guardare davanti a loro.
Stoker scambiò uno sguardo veloce con Throttle, entrambi avevano finalmente capito. Il topo fulvo sospirò cercando di calmare la tensione che iniziò a salire, sarebbero dunque morti lì come comuni prigionieri? Cercò lo sguardo di Carbine e dei suoi amici senza riuscirci, digrignò i denti e si preparò.
Vice sembrava ormai essere privo di forze, da quando aveva infuriato si era mosso poco e aveva parlato poco. A detta di Ronald era una reazione del suo corpo allo sfogo di energia, era il punto debole dei Gladiatori ed anche per questo la Berserk Mode era sconsigliata, tuttavia se non falliva il risultato era una vittoria sicura.
Lord Camembert si schiarì la voce, Limburger si strofinava le mani gongolando contento, Chicago sarebbe stata finalmente sua e nessuno lo avrebbe disturbato.
Il monarca si preparò al discorso "Abbiamo qui davanti a noi i promotori della resistenza e in quanto colpevoli della rivolta di ieri... oh ma chi se ne importa! Tom!" esclamò annoiato "Bando alle ciance, ti è stato spiegato cosa fare, a te l'onore!"
Rebecca incrociò le braccia al petto, era accanto al trono, il volto era teso. Mace la fissava col broncio, non l'aveva perdonata e sicuramente gliela avrebbe fatta pagare cara.
Il Plutarkiano Tom prese la sua pistola laser, una pistola leggermente diversa da solito, era piccola e maneggevole.
Stoker sollevò lo sguardo per quanto gli fu possibile e constatò quanto fosse ridicola quell'arma. Stavano per caso prendendoli in giro?
Tom camminò lentamente verso di loro, cercava di regolare il respiro. Era visibilmente teso e una volta di fronte ai topi si fermò e li guardò. Puntò la pistola contro il capo del leader dei Freedom Fighter e ci fu un momento di pausa, attese che Lord Camembert tornasse al suo posto sul trono.
La pistola allora sparò e un rumore metallico risuonò nell'aria. Rapidamente l'arma sparò nuovamente e altro metallo si ruppe. Stoker poté guardarsi le mani libere dalle catene e sollevò gli occhi. Lo stesso fecero gli altri topi, stupiti. Era un'esecuzione o uno scherzo?
Le uniche parole che sentirono tra le urla di Camembert furono "Fuggite...".
Stoker stava per parlare quando Tom spalancò gli occhi per lo stupore e stramazzò al suolo a faccia sul pavimento, un buco netto fu ben visibile sul retro del capo. Chi lo aveva ucciso all'istante?
"Re.. Rebecca?" mormorò Stoker, la topina bianca lo fissava senza batter ciglio, la pistola puntata sul plutarkiano ormai morto.
Le urla di un Camembert furioso lo riportarono all'erta. Subito i ragazzi usarono le code per mettere al tappeto i loro custodi e sottrassero loro le armi usandole per difendersi dall'assalto. Vinnie prese Harley per mano, non voleva perderla ancora, Vice si preoccupò della cugina.
"Andiamo via!" esclamò il Gladiatore correndo verso il portone lasciato aperto, le energie sembravano essergli ritornate tutte in una volta, forse era la speranza della fuga ad averlo ricaricato.
"Non fateli fuggire!" ordinò il monarca "Prendeteli!"
I soldati gli furono alle calcagna ma i topi non volevano rinunciare alla loro libertà. Tom gli aveva dato l'occasione e il suo sacrificio non sarebbe stato vano. Ma prima dovevano ritrovare le moto. Vinnie fischiò e rizzò le orecchie cercando di captare la risposta della sua racer rossa, non vedeva l'ora di rivederla! Il rumore dei passi dei soldati non riuscì a coprire il grande frastuono che le moto facevano nella loro stanza. Tutte quante sembravano essersi accordate per attirare l'attenzione dei topi facendo più rumore possibile.
"Di qua!" disse Vinnie correndo come se avesse avuto un radar interno. Le porte della stanza si spalancarono e mostrarono i veicoli incatenati.
"Fate largo!" urlò Vice ancora un po' stonato, se nessuno aveva toccato nulla, probabilmente le bombe di Sharon erano ancora nello scomparto della moto. Il Gladiatore fu seguito da Lucy e trafficò sulla sua moto trovando ciò che cercava.
"Noi teniamo occupate le guardie!" esclamò Stoker che, assieme agli altri ragazzi, era davanti all'ingresso della stanza e colpiva i nemici.
Una grande esplosione stordì un po' tutti e il gas verde sciolse le catene, le moto erano libere. Vinnie fischiò di nuovo e balzò sulla sua racer rossa, lo stesso fecero gli altri e con i loro fedeli mezzi assaltarono le guardie che stavolta si ritrovarono a fuggire per non essere investiti.
Vice fischiò più volte e le moto senza proprietario si attivarono da sole "Portiamole con noi, gli altri sono al campo dei lavori, se riusciamo potranno fuggire anche loro." propose.
"Proviamo." concordò Stoker puntando le mura del palazzo.
Fu la moto di Vincent ad aprire loro un varco attraverso con i suoi missili, attraverso di esso balzarono, le moto senza motociclista li seguirono a ruota. Sarebbe stato complicato ma ci sarebbero riusciti, sarebbero fuggiti da lì.
"Allora? Che si fa?" chiese Throttle.
"Liberiamo gli altri!" rispose Stoker sorridente "Per la Madre Marte!"
Gli altri compagni urlarono di gioia ma appena furono nei pressi del campo, Rebecca li aspettava con la sua crotch rocket.
"Ci mancava solo lei adesso." commentò Stoker stufo.
"Ce ne occupiamo noi." disse Ronald "Tu crea scompiglio al campo con i ragazzi, io e Vice pensiamo a lei."
Stoker annuì "Buona fortuna!" disse e, seguito dai Biker Mice e Carbine, corse fino al campo.
"Siamo alla resa dei conti." disse Vice scrutando la topina bianca.
Rebecca rispose sparando un paio di missili di avvertimento che i due fratelli evitarono con facilità e corsero contro di lei che cambiò marcia e corse via inseguita dai due topi.
"Vuoi giocare?" ghignò Vice "E giochiamo."
Lucy si teneva stretta ai fianchi del cugino, aveva preferito non prendere la sua moto perché non sapendo
Intanto Stoker e i ragazzi erano giunti al campo e attaccato le guardie "Freedom Fighters!" esclamò il leader.
I topi furono colti alla sprovvista e per qualche secondo guardarono con stupore i motociclisti e il gruppo di moto al loro seguito, le riconobbero e un sorriso dipinse i loro volti. Urlarono mentre i motociclisti si occupavano delle guardie. Le catene furono distrutte e finalmente le moto riebbero i loro proprietari.
Le guardie corsero via e intanto Rebecca irruppe nel campo ritrovandosi circondata dai topi. Si guardava attorno cercando un punto di fuga.
"Stavi andando da qualche parte?" chiese Stoker "Verrai con noi e renderai conto delle tue azioni al Commando dei Freedom Fighter. Sei ufficialmente in arresto."
La topina bianca sorrise "Sicuro?" chiese impennando. La ruota posteriore girò velocemente scavando nel terreno, fuoco uscì dalla marmitta e con grande scatto, la racer bianca sfrecciò oltre la fila di moto, sembrava un piccolo razzo.
"Ma dove va?" esclamò Ronald perplesso.
Appena fu un po' lontana, Rebecca si fermò e li guardò "Allora? Non dovevate catturarmi?"
Stoker stava per scattare ma fu trattenuto dal richiamo di Throttle "Non cedere alle sue provocazioni, Lei VUOLE che tu la segua."
Rebecca ghignò "Siete per caso dei fifoni?"
Tuttavia la pressione cresceva, altre guardie stavano arrivando e non c'era tempo.
Stoker lanciò un ultimo sguardo a Rebecca e fu pronto. I topi accelerarono e scattarono non appena le guardie entrarono nel campo. Vice prese il suo bazooka e sparò un colpo alle alte mura. L'impatto col muro creò una grande esplosione che fece andare in mille pezzi la parete, una grande voragine creò loro la strada per la libertà.
"Ma Rebecca? Non ci segue?" notò Ronald osservando la topina bianca immobile, le guardie passarono oltre correndo dietro a quelle moto troppo veloci per le loro gambe corte.
"No, mi sa che ci sta lasciando andare." disse Lucy "A modo suo anche lei è in debito con noi." Vice grugnì e la topina posò le mani sul manubrio "So che sei stanco. Fa guidare me dai." disse ottenendo un sospiro di sollievo da parte del topo scuro.
"Incredibile che siamo riusciti a fuggire." commentò Vinnie, il sorriso sulle labbra "E anche Harley è con noi!"
La topina bionda rise di gusto e alzò le braccia trionfante "Siete grandi ragazzi!" esclamò.
"Su, torniamo a Sierra!" esclamò Stoker.
Le urla entusiaste echeggiarono per l'area e si udirono fino al palazzo di Lord Camembert da dove Rebecca osservava l'orizzonte.
"Li hai fatti scappare." disse Mace appena arrivato.
"Erano in troppi." rispose la topina "Io ci tengo alla mia pelle. E poi adesso ho un altro compito da fare." tornò al palazzo per discutere col monarca sul da farsi.
Intanto Stoker cercò di instaurare un contatto con il Commando riuscendo a scambiare solo qualche parola con il vice. Almeno era riuscito a dire loro che erano riusciti a liberarsi ed ora sapeva che i Freedom Fighters erano in viaggio per salvarli "Lungo la strada incontreremo i nostri." comunicò.
"Ottimo!" esclamò Throttle "Quanto distano?"
"Non molto. Sono partiti qualche giorno fa e facendo bene i calcoli dovrebbero essere a metà strada. Ci fermeremo da loro e vedremo cosa fare." disse Stoker.
"Condurre una guerriglia al palazzo non è saggio. Pensiamo a difenderci come al solito, senza contare che dovevamo anche trovare il progetto. Ora chissà dov'è!" esclamò Vice .
"Concordo con lui." disse Carbine "Non possiamo deviare dai nostri compiti. Troviamo i Freedom Fighters e torniamo a Sierra."
"Ma il vecchio non sarà felice." disse Stoker "E se il progetto è lì? Dobbiamo recuperarlo."
"L'unica cosa che dobbiamo recuperare adesso è quello materiale." disse Vice.

Stoker lo guardò incuriosito "Prego?"
Il Gladiatore sbuffò "Dobbiamo tornare alla mia vecchia casa e recuperare quello che mio padre ha iniziato. Dobbiamo farlo sparire da lì."
Ronald intervenne "Rebecca sa dov'è, ne sono sicuro. Ma visto che le chiavi vengono consegnate solo ad uno di noi tre, faticherà a trovare un modo per prenderlo..."
"Scusate..." disse Lucy insicura "Fate tante chiacchiere ma... nessuno di voi ha pensato che magari non vuole prenderlo?"

Vice ridacchiò "No Lucy. E' che è impossibile che le vengano consegnate le chiavi anche se non ho idea da dove abbia potuto prendere quelle della casa e del laboratorio."

"E perché?" chiese Stoker.

Ronald frenò bruscamente obbligando la compagnia a fare lo stesso "Perché quelle chiavi non hanno doppioni." rispose.

Stoker stava quasi per cozzare contro la moto di Vinnie "Cosa? E perché ti sei fermato?"

"Perché siamo abbastanza lontani." rispose Ron stiracchiandosi "Abbiamo fatto un bel po' di confusione eh?"

"In che senso non ha un doppione? E se le perdete?" domandò il leader dei Freedom Fighters.

"Se le perdiamo non è il finimondo. Le custodiamo solo perché potrebbero servire. Ma per un progetto simile... meglio perderle e non aprirla più quella stanza, ti pare?" Ronald scese dalla moto per sgranchirsi un po' le gambe.

"Non credete che potrebbero seguirci?" bofonchiò Harley un po' tesa, si guardava attorno.

"Tranquilla Sweetheart! Ci sono io qui!" esclamò Vinnie rassicurante.

"Quindi ottenere la terza chiave è impossibile?" chiese Throttle.

"Esatto. Solo i parenti più stretti hanno il permesso di averle. Quindi a parte nostro nonno, i parenti più prossimo siamo noi." spiegò Vice "Anche se lo abbiamo già spiegato. Neanche i miei figli potrebbero ottenerle, a meno che non sia io a volerlo."

"E' un bel grattacapo." commentò il topo fulvo. "Riprendiamo il viaggio e... Modo.. qualcosa non va?" chiese notando che l'amico fissava la sua moto con espressione alquanto preoccupata.

"Non lo so." rispose Modo battendo la mano sul fianco della moto come per calmarla "Cosa c'è Darlin'? Vuoi dirmi qualcosa?"

Vice era perplesso e posò uno sguardo sui due Biker Mice "Parla con la sua moto?"

Vinnie ridacchiò "E' fatto così."

Throttle si appoggiò al manubrio "Beh Lil'Hoss mostra una capacità di interazione superiore alle nostre. Quindi Modo le ha dato un nome e... sì.. le parla. All'inizio anche io lo trovavo strano."

Vice sorrise "Ci farò l'abitudine."

In effetti Lil'Hoss sembrava rispondere alle domande del proprietario senza tuttavia riuscire a farsi comprendere.

"Allora?" chiese Throttle osservando la scena.

Modo sospirò e fece spallucce "Torniamo a Sierra, appena arrivati vedrò cosa è successo." rispose.

La corsa riprese senza intoppi e durante la notte si rifugiarono in un kanyon, qualche stomaco brontolò "Avremo potuto rubare qualcosa da mangiare accidenti!" esclamò Vinnie camminando in tondo.

"Su non lamentarti. Il problema più grave è l'acqua." lo rimproverò Vice, il periodo passato da prigionieri aveva minato parzialmente la loro capacità di resistenza e andare avanti sarebbe stata dura "Sentite, riposiamoci un po' e poi continuiamo il viaggio. Potremo raggiungere gli altri Freedom Fighter che sicuramente staranno riposando. Recupereremo più tempo così." propose.

Stoker smanettò col radar della sua moto "Beh, potresti anche avere ragione." commentò pensieroso "Se viaggiamo a tutta velocità riusciremo addirittura a raggiungerli. Sono più vicini di quanto ci aspettassimo."

Gli altri topi mormoravano tra loro, erano visibilmente indecisi ma la voglia di incontrare i loro compagni era tanta e tornare a casa era ciò che desideravano più di tutto. Annuirono ma si decise di riposare qualche ora per poi ripartire senza alcuna tappa di riposo.

E fecero così, riluttanti partirono e la speranza era la loro forza e il cielo stellato la loro guida.

"Non vedo l'ora di riabbracciare Daisy!" esclamò Ronald col sorriso sulle labbra.

Vice ridacchiò divertito "Ed io di tornare sulla Terra..." dove la sua famiglia lo stava sicuramente aspettando.

Il fratello minore gli lanciò uno sguardo carico di apprensione, il topo dagli occhi scarlatti aveva passato davvero una brutta settimana rischiando di fare più danni di quanto in realtà avesse voluto.

Sulla Terra ogni cosa procedeva nel verso giusto, ed anche meglio di quanto Sharon si fosse aspettata. Ormai era passato quasi un mese e mezzo da quando i ragazzi erano partiti e in quel poco tempo erano cambiate molte cose, a partire dalla loro abitazione. Qualche giorno prima che Napoleon ricevesse l'ordine da Lord Camembert, Sharon aveva parlato col Sindaco di quanto fosse scomodo il tabellone e del fatto che erano in pericolo. L'uomo aveva sorriso bonariamente e concesso loro di vivere in una villa ormai disabitata da qualche anno, era perfettamente agibile ma la storia ambigua che vigeva sul suo proprietario originario fece sì che venisse evacuata e messa sotto sequestro. Ormai il mandato era stato annullato e la villa era rimasta nelle mani delle istituzioni comandate dal Sindaco.

"Dunque è qui che dovremo stare?" chiese Leila osservando la struttura.

Era un palazzo di quattro piani, un cortile con alte staccionate in legno lo circondava completamente non permettendo di guardare all'interno.

"E hai detto che il sindaco non ha voluto parlarti della storia che c'è dietro..." continuò la topina bianca.

"Sì." rispose Sharon, si strinse nel cappotto, ormai il freddo era calato.

"Assassinio?" domandò Leila perplessa.

"Boh." la topina dal manto scuro fissò le chiavi che aveva in mano "Ma sarà sicuramente meglio del tabellone. Se Limburger ci ha trovati, potrebbe farlo ancora ed è meglio evitare problemi. Poi questa staccionata copre completamente la visuale all'interno, siamo sicuri e nessuno ci disturberà."

"Dici che ci sono i fantasmi?" chiese Oliver speranzoso.

"Oliver, i fantasmi non esistono." disse la madre.

"Uffa mamma! Sì che esistono!" rispose il figlio "Li ho visti alla TV!"

Sharon ridacchiò "La TV è finzione. Gli umani hanno tanta fantasia. Su, andiamo dentro e vediamo cosa ci aspetta."

L'interno della villa richiese molto lavoro: i parati furono aggiustati, i pavimenti lavati, le stanze sistemate e furono scelte delle stanze apposite per dormire. Sharon scelse l'ultimo piano e si appropriò delle stanze che avrebbe usato come laboratorio, avrebbe conservato le chiavi con cura così da impedire ai bambini di entrarci e farsi male.

"Ci abbiamo messo un po' ma alla fine... è pronta!" esclamò la topina dal pelo scuro.

"Tutto bene ragazze?" chiese una voce familiare "Volete una mano?" Charley entrò guardandosi attorno "Ah, vedo che avete già finito."

Leila sorrise "Non ti abbiamo chiesto nulla perché sei stata molto occupata col tuo lavoro."

La castana annuì "Ho una notizia sconcertante."

"Ovvero?" chiese Sharon "Ah entra! Ti mostriamo come abbiamo ordinato le cose!"

Mentre le due topine facevano da guida, Charley raccontò loro di Napoleon "E' stata una fortuna che tu abbia parlato con il Sindaco."

Sharon sospirò "Immaginavo che sarebbe successo. Senza contare che i Nano-Bug mi hanno confermato tutto."

"Hai proprio deciso di non affrontare quel nanerottolo vero?" chiese Charley.

"Ovviamente. Voglio stare tranquilla fino a quando i ragazzi non tornano. E poi questo lavoro mi stanca, dormire poco rallenta i miei neuroni." rispose la topina dai capelli bianchi "Per questo motivo dopo aver dato un'occhiata al riscaldamento me ne vado a dormire."

"Ti servono delle coperte?" chiese la terrestre.

"Oh no no! Ho già comprato tutto io. Il Sindaco mi ha anticipato il pagamento così da potermi sistemare al meglio e alcune cose ce le ha fornite lui. Un gentiluomo!" rispose Sharon emozionata "Ha detto che se potesse farebbe ben altro ma purtroppo le possibilità che ha sono queste. A me non dispiace."

Charley si ricordava del sindaco, una persona di età avanzata, colta e intelligente e quando fu salvato dai ragazzi non dimenticò facilmente promettendo che si sarebbe sdebitato appena possibile. Dare loro una casa dove stare, un posto diverso dal tabellone, era la cosa migliore soprattutto ora che Limburger e Napoleon sapevano dove erano vissuti fino a qualche giorno prima.

Su Marte la compagnia trovò i Freedom Fighters e metà clan dei Gladiatori. Come detto da Stoker erano a metà strada e appena li videro si sollevarono urla di acclamazione e di contentezza.

"Stavamo venendo a prendervi!" esclamò uno di loro.

"Zio Modo!" esclamò un giovane topo, Rimfire.

"Nipote!" Modo allargò le braccia al giovane topo che corse ad abbracciarlo "Fatti guardare, sei cresciuto ancora!"

"Il tempo passa! Per fortuna state tutti bene!" rispose il giovane "Sono contento di vederti di nuovo."

"Lo stesso vale per me." disse lo zio con un gran sorriso "Ma è meglio tornare in città, abbiamo delle faccende da sbrigare e... unh..." Lil'Hoss riprese ad inviare segnali sonori "Oh Lil'Darlin' abbi pazienza." disse Modo accarezzando la sua moto.

"Che ha?" chiese Rimfire osservando il veicolo agitato "Non ha mai fatto così."

"Da quando siamo fuggiti. Cerca di dirmi qualcosa ma non ho il tempo per capirla, appena stiamo più tranquilli vedrò cos'ha." rispose Modo perplesso.

"Allora è meglio sbrigarci!" esclamò il giovane "Così mi racconti del perché siete qui."

"Volentieri nipote!"

Dopo essersi riposati abbastanza e aver mangiato grazie alle scorte dei loro salvatori, il viaggio fu più piacevole e animato da risate e battute. Finalmente dopo qualche giorno Sierra fu in vista e l'accoglienza fu ben gradita ai topi appena arrivati. Fu offerto loro di tutto: una bella doccia rinfrescante, cibo, acqua e tutto ciò di cui avevano bisogno.

Fu allora che finalmente il topo grigio si affrettò dalla sua moto accompagnato dal nipote e Stoker.

"Vediamo cos'ha questa moto." disse il Leader dei Freedom Fighters.

"Credi che i Plutarkiani le abbiano fatto qualcosa?" azzardò Rimfire perplesso.

"Oh no, dubito. Però è strana." rispose lo zio "Allora my Darlin', cosa vuoi dirmi?" il topo grigio osservò il monitor che si accese da solo e apparve un testo "E questo? Stoke!"

"Sì? Che roba è?" Stoker osservò il testo che Lil'Hoss aveva fatto apparire. I due topi lessero il messaggio, era breve ma quelle poche parole davano delle indicazioni.

"La custodia è sotto il sedile, controllare.
La formula è la risposta.
Tornate sulla Terra.

Small Lady"

"Small Lady?" Stoker fissava lo schermo "Chi è?"

Modo sospirò e pensò "Io credo... Rebecca." rispose insicuro "Era l'unica che chiamavo così al campo."

"E di che custodia parla?" chiese ancora Stoker.

"Vediamo subito." rispose il topo grigio ma il sedile si sbloccò ancora prima che lui potesse fare qualcosa "Uh..." mormorò Modo un po' stupito "Cos.." prese la custodia cilindrica e la guardò.
"Aprila." disse Rimfire divorato dalla curiosità.

Modo eseguì e si trovò tra le mani un foglio arrotolato, lo aprì e scoprì che era stato anche piegato in modo tale da farlo entrare nella custodia "Stoker... forse dovresti vedere anche tu..."

Il vecchio topo si avvicinò e rimase a bocca aperta "O Madre Marte..."

Tutte le certezze vacillarono, tutti i dubbi riaffiorarono e la confusione ormai regnava sovrana. A che gioco stava giocando Rebecca? Cosa significava La formula è la risposta?

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Capitolo finito u.u Ora sono ufficialmente in vacanza perché la data d'esame era risultata troppo vicina, quindi ho rimandato a settembre XD Ergo... capitoliiiiii xD