Capitolo Ventesimo

Rodolphus stava fermo, disteso sul letto a fissare l'oscuro soffitto di pietra della propria stanza. Svogliato, si scostò una ciocca di capelli dal viso e continuò imperterrito l'osservazione delle pietre, come faceva ormai da più di una settimana. Una parte di sé gli consigliava di reagire, di smettere di perdere il suo tempo a tormentarsi sulla fidanzata ed il cugino di lei, e di avvertire i suoi futuri suoceri di ciò che stava accadendo. Ma, nonostante la sua rabbia aumentasse sempre di più, al ragazzo sembrava impossibile anche solo l'idea di muoversi e di scrollarsi di dosso l'apatia che l'aveva contaminato. Era quindi rimasto inerme sul letto per otto giorni, ignorando i solleciti del professor Lumacorno e il gufo imperiale dei suoi genitori. Ma, la sera dell'ottavo giorno, proprio quando si stava per rassegnare a lasciar perdere il fidanzamento con Bellatrix, un sonoro bussare alla sua porta lo riscosse freneticamente dai suoi pensieri. Rodolphus ignorò il rumore e si voltò dall'altra parte del materasso, premendosi il cuscino di piume sul capo, per non sentire. I minuti passarono ma il visitatore non desisteva, continuando a bussare a intervalli regolari. Dopo cinque minuti, stufo di accanirsi invano contro il legno della pesante porta, chiamò a gran voce, certo così di farsi udire anche all'interno della stanza.

"Rodolphus!" iniziò la voce maschile, con tono imperioso "Rodolphus! So che sei lì! Interrompi immediatamente ciò che stai facendo e vieni ad aprirmi, dannazione!"

Rodolphus saltò giù dal letto senza accorgersene e raggiunse in fretta la porta, riconoscendo la voce irritata del suo amico. Puntò la bacchetta contro la toppa e, dopo aver gettato l'incantesimo, aprì quel tanto che bastava per permettere a Lucius di entrare nella stanza. Lucius entrò con passo calmo ed elegante ma, non appena Rodolphus ebbe richiuso la porta alle sue spalle, il nuovo venuto si accorse dell'oscurità che invadeva la stanza e, abbandonando il suo sangue freddo, sbottò ancora, dicendo

"Ma che diavolo stai facendo? Stare qui al buio! Che assurdità!" e, dopo aver individuato una lampada lì vicino, puntò contro di essa la propria bacchetta, accendendola con la magia.

Rodolphus si fregò ripetutamente gli occhi per abituarsi, dopo una settimana di oscurità, alla luce. Quando spostò lo sguardo sul suo amico, notò che era impallidito. Lucius inspirò a fondo, cercando di ricomporsi ma, ogni volta che accendeva una nuova lampada, le sue guance perdevano immancabilmente quel poco di colore che per natura avevano. Non appena ebbe finito, si portò le mani fra i capelli argentati, più lunghi di come Rodolphus si ricordava, e si rivolse all'amico che l'aveva seguito per la stanza, apparentemente senza rendersi conto del caos che vi regnava.

"Dannazione, Rodolphus!" sbottò, abbandonando le buone maniere "Ma si può sapere che stai combinando? E' una settimana che cerco di mettermi in contatto con te, ma non riesco a trovarti, ed ora questo…" concluse, indicando le montagne di oggetti gettate alla rinfusa per terra "Ma che ti è successo..?" chiese, sembrando più desideroso di avere una spiegazione alle mancanze dell'amico nei suoi confronti, che preoccupato.

"Niente…" rispose Rodolphus, con voce piatta.

"Meno male che non ti è successo nulla!" esclamò Lucius, sarcastico "Chissà come ridurrai te e questo posto quando ti succederà qualcosa, allora!"

Rodolphus rimase impassibile e Lucius sbuffò. Non avrebbe mai detto che dietro a quelle che riteneva essere la maggiori virtù dell'amico, arroganza, orgoglio e presunzione, in realtà si celasse così poco spirito combattivo. "Sarà anche uno smidollato…" si disse Lucius fra sé "…ma deve essergli successo qualcosa di sconvolgente, per ridurlo in questo stato…altro che niente!"

Lucius gli mise allora una mano sulla spalla, fingendosi comprensivo, e disse con voce fredda, ma cercando di sembrare il più gentile possibile "Adesso comunque me ne occupo io. Sarebbe un disonore se ti lasciassi in questo stato. Tu sei un nobile purosangue e, anche se sei lontano da casa e depresso, non devi lasciarti andare così."

Lo accompagnò all'unica poltroncina che stranamente era vuota e lasciò che l'amico vi sedette, lasciandocelo cadere a peso morto, poi grido a gran voce "DOBBY! Vieni subito qui, inutile essere! DOBBY!"

Un secondo dopo, ci fu un piccolo "pop" alle sue spalle. Lucius spostò in fretta il mantello perché l'elfo toccandolo, non lo infettasse con le sue mani impure, ed aggiunse "Quante volte ti devo dire che non devi apparire così vicino a me, stupida creatura? Potresti sporcare con le tue luride mani il mio mantello…"

Dobby, il piccolo elfo dalle lunghe orecchie e dall'appuntito naso, rispose, dopo essersi inchinato profondamente di fronte a Lucius "Dobby chiede perdono, padrone…"

Il ragazzo lo ignorò, mettendosi ad esaminare da vicino il mantello, per assicurarsi che l'elfo non l'avesse toccato. Dobby aspettò pazientemente che il padrone gli desse il permesso di alzarsi ma non accadde nulla per una decina di minuti finchè Lucius, dopo avergli gettato un occhiata sdegnosa, disse con voce fredda "Cosa fai ancora lì, stupida creatura? Non vedi che disordine c'è in questa stanza? Possibile che tu sia così ottuso da non capire le cose da solo?" chiese ridendo, ben sapendo che l'elfo non potesse fare nulla, se non era lui ad ordinarglielo.

Dobby non replicò, si alzò col capo chino e iniziò a riporre gli oggetti e a pulire. Mentre il servo si rendeva utile, Lucius rivolse di nuovo la sua attenzione su Rodolphus. L'amico stava ancora seduto, immerso nei propri pensieri, l'espressione assente. Lucius gli toccò la spalla e lo scosse. Dopo un paio di secondi, Rodolphus alzò con lentezza il capo e posò il suo sguardo sul bel volto rigido dell'amico.

"Svegliati, maledizione! Sembra quasi che un Dissennatore abbia appena tentato di baciarti!" sbottò ancora Lucius, sempre più irritato dal comportamento del ragazzo.

"Sto bene…" mentì lui.

Lucius scoppiò a ridere "Lo vedo!" rispose sarcasticamente "Ma, se mi permetterai di aiutarti, fra poco starai bene davvero…Ora però devi prepararti…Vorrei portarti in un posto…"

Lo sguardo di Rodolphus apparve un po' più lucido, mentre rispondeva "Non ho voglia di uscire…"

Lucius rimase in silenzio un secondo, prima di rispondere perentorio "Ma verrai. Hai avuto un intera settimana per risolvere la faccenda da solo, e l'unica cosa che sei stato in grado di fare è buttare all'aria la stanza…Io sono tuo amico e non mi va di vederti in questo stato…Quindi, adesso si va dove dico io!" concluse.

Rodolphus tentò di controbattere ma subito l'amico lo zittì dicendo "Le tue scuse non mi interessano, ora ti cambi, ti rendi presentabile e poi andiamo. E se farai ancora qualche storia, saprò io come convincerti, anche se sarà un po' doloroso…" terminò freddo.

Il ragazzo non obbiettò, alzandosi per prepararsi. Dopo circa quindici minuti, riapparve di fronte a Lucius perfettamente abbigliato e ordinato. L'amico si sciolse allora in un sorriso "Ora sì che sembri essere tornato il solito…Bene! Andiamo." poi rivolgendosi di nuovo con voce fredda all'elfo, disse "Dobby, tu mi aspetterai qui, finisci di pulire. Se avrò bisogno di te, ti chiamerò…"

Il piccolo elfo si inchinò di nuovo di fronte al padrone e al suo amico, prima che sparissero dietro la porta.

Una carrozza, con l'insegna della famiglia Malfoy, aspettava Lucius e Rodolphus fuori dal parco della scuola. I due vi salirono in fretta e subito la vettura si mosse, in direzione di Hogsmeade.

"Vuoi dirmi dove stiamo andando di preciso?" chiese Rodolphus, curioso di sapere perché Lucius l'avesse obbligato ad accompagnarlo.

Lucius sorrise e rispose "Lo saprai quando saremo arrivati…Ora, perché non mi racconti cos'è successo…?"

"Ho dei problemi con Bellatrix…" disse Rodolphus, con voce triste.

Lucius aspettò che continuasse ma, quando capì che l'amico non intendeva aggiungere altro, aggiunse "Capisco. Però non è un buon motivo per lasciarsi andare in quel modo. Se ti comporti così, hai pochissime opportunità di risolvere il tuo problema con lei. Devi mostrarti deciso e spavaldo. E anche se le cose non si dovessero sistemare, lei dovrà sposarti comunque…"

Rodolphus gettò una fugace occhiata all'amico ma non rispose, nonostante pensasse che, in fondo, Lucius aveva ragione.

Pochi minuti dopo, la carrozza improvvisamente si fermò, Lucius si sistemò il mantello meglio che poteva e precedette Rodolphus all'aperto. Quando guardò il luogo dove si trovavano, Rodolphus riconobbe facilmente il villaggio di Hogsmeade e, più precisamente, la via laterale e poco frequentata dove si trovava il pub dove lui e Lucius si riunivano a progettare scherzi pesanti contro i mezzosangue, la "Testa di Porco".

"Siamo arrivati!" disse Lucius allegro, un luccichio un po' folle negli occhi chiari.

Rodolphus lo seguì all'interno e notò subito che, nonostante non si recasse più al pub da circa tre anni, l'ambiente non era migliorato. Al suolo c'era ancora lo spesso strato di sporcizia e, nell'aria, lo strano odore che rendeva unico il locale. Sul viso di Rodolphus apparve subito una smorfia di disgusto. Si affrettò a raggiungere Lucius, che si era già seduto nell'angolo più lontano dalla porta, e gli bisbigliò in un orecchio

"Insomma Lucius, con tutti i locali che ci sono, perché mi hai portato in questa lurida bettola?"

Lucius non reagì alle lamentele dell'amico e rispose, sorridendo amabilmente "In memoria dei vecchi tempi, amico. Qui, architettavamo piani per dimostrare agli sporchi mezzosangue la loro inferiorità. Qui ha avuto inizio, e qui continuerà…" disse, sempre sorridendo.

Rodolphus si passò una mano fra i capelli castani, non molto convinto. "Perché non mi spieghi bene cosa intendi?" chiese ancora all'amico.

"Abbi pazienza…" rispose Lucius, consultando l'orologio da taschino, una cipolla dove i serpenti, attorcigliati in vari modi, creavano i vari numeri. "Dobbiamo prima aspettare che venga una persona…" concluse, restando sul vago.

Dopo un quarto d'ora, la porta si aprì di nuovo. Rodolphus, che dava le spalle all'ingresso, si voltò e vide un persona, avvolta in un lungo mantello nero con cappuccio, che si muoveva in direzione del loro tavolo. Lucius si alzò subito e avvicinò un'altra sedia al tavolo, stupendo non poco l'amico con il suo gesto. Lo sconosciuto aprì il mantello e lo sfilò, scoprendo il suo volto. Rodolphus lo osservò curioso. Era un ragazzo, di circa cinque anni più vecchio di lui. Il suo viso aveva un pallore quasi spettrale e, i corti capelli neri e i profondi occhi scuri, contribuivano a farlo sembrare ancora più pallido. Rodolphus si rese subito conto che era una persona attraente ma, il suo viso imperturbabile come una maschera, non aveva alcuna espressione umana.

Lucius sorrise allo sconosciuto e lo pregò di accomodarsi. L'attraente giovane dal viso inespressivo rivolse il suo sguardo su Rodolphus, che lo ricambiò, restando in silenzio. Poco dopo lo sconosciuto, finito il minuzioso esame, parlò con voce bassa, simile ad un sussurro

"Tu devi essere Lestrange…Lucius mi ha parlato di te…" iniziò, come se stesse parlando più a se stesso, che a Rodolphus "Io sono Lord Voldemort…"

Continua…