"Ragazzo mio, entra, non restare lì, comincia a fare freddo"
"Grazie", disse varcando la soglia di legno con fare incerto.
Nel caminetto il fuoco scoppiettava, poco dopo una giovane suora alta e snella, una donna anziana dalle linee morbide, ed un giovane uomo sedevano intorno al tavolo sorbendo una tazza di the caldo.
"Mio caro, mi dispiace ma non la vediamo da tanto. L'ultima volta che è stata qui era a giugno, è venuta con il signor William e George a trovarci. Ora lavora a Chicago, nella clinica del dottor Martin. Dovrai cercarla lì"
"Bene, la ringrazio per la gentilezza, spero di rivedervi ancora", disse il ragazzo alzandosi e prendendo il mantello un po' logoro.
Le due donne lo guardarono, era cambiato molto da quando l'avevano visto per la prima volta, ospite inaspettato ed enigmatico.
"Non vuoi restare per cena?"
"Vi ringrazio ma preferisco partire subito"
"Comincia a fare freddo, vuoi un mantello più pesante? Tra poco ti sarà necessario..", i vestiti del giovane erano leggeri e l'autunno, con il suo vento e le sue piogge era iniziato.
"Vi ringrazio ma ne ho già uno..a presto", ed uscì, avviandosi a testa china verso il grande albero sulla collina.
***
"Tu devi essere Terence!"
"Come fa a saperlo?", gli occhi si strinsero, minacciosi.
"Beh, non è difficile quando si ha un'infermiera che parla di te e tu che hai le foto su tutti i giornali"
In un altro momento la cosa lo avrebbe infastidito ma in questo momento il fatto che quell'ometto basso lo conoscesse gli evitava un sacco di spiegazioni che non aveva voglia di dare.
"Candy dov'è?"
"Non è qui, è partita, starà via per un po'"
"Quando torna?"
"Non lo so, di preciso non me lo hanno detto"
"Hanno?"
"Mmmm…ho detto hanno?"
Terence lo guardò in tralice ma Martin si morse un labbro ed aggiunse: "Scusami ma i pazienti stanno aspettando e senza Candy.." e non finì la frase, facendo entrare uno dei bimbi in attesa.
Terence si strinse nel mantello e ripensò a quella frase: forse sapeva il perché di quel plurale.
***
"Signor George, c'è un ragazzo che desidera parlare con il signor William, gli ho detto che non è in città ma ha insistito tanto che mi sono visto costretto a dirgli di aspettare mentre venivo a chiamarla"
"Di chi si tratta?", chiese sollevando un sopracciglio.
"Non ha voluto dirlo"
"Dov'è adesso?"
"Nel salottino dabbasso"
"Vengo"
Lo riconobbe subito.
"Signor Grandchester, buongiorno, a cosa debbo la visita?"
Terence alzò un sopracciglio, era convinto di aver già visto quell'uomo poi ricordò.
"Buongiorno", gli rispose tendendogli la mano, "Sto cercando la signorina Candy, lei mi sa dire dove si trova?"
George aveva avuto precise istruzioni da William.
"Non è qui in questo momento"
"E dov'è? So che è partita"
Da chi l'avrà saputo?
"E' in viaggio con il signor William. Lui aveva una serie di impegni di lavoro e le ha chiesto di accompagnarla."
"E da quanto sono via?"
George era riluttante a rispondere ma Terence non sembrava disposto a rinunciare ad una risposta.
"Sono partiti da circa un mese."
"Quando torneranno?", cominciava a diventare nervoso e non si sentiva bene.
"Non credo prima di un paio di settimane o forse più"
"Lunghetto il viaggio, eh? Credo che lei sappia dove sono ora…"
George continuava ad essere restio a rispondere ma Terence era immobile ed irremovibile.
"A Boston"
" E dove alloggiano?"
George non rispose, temporeggiva, ma il ragazzo stava assumendo un'espressione irata.
"Al Lenox"
"Bene, grazie" ed uscì senza nemmeno aspettare la risposta.
William non sarà molto felice di sapere che ho fornito tutte queste indicazioni ma se quei due ragazzi si ritrovano forse in questa famiglia ci sarà un po' di pace e, prima o poi, anche William riuscirà a dimenticare.
***
Boston, sotto la neve, una settimana dopo, Hotel Lenox.
"Buongiorno, cosa posso fare per lei?"
Il portiere squadrò il ragazzo che aveva davanti. I tratti del viso e i modi di fare contrastavano nettamente con l'abbigliamento, trasandato, consunto e poco adatto alla stagione. Aveva gli occhi lucidi, come chi non sta bene.
"Buongiorno, avrei bisogno di un'informazione, sto cercando il signore e la signorina Andrew, mi sa dire se sono ancora in albergo?"
"Mi spiace sono partiti da circa un'ora.."
"Per caso non sa dove erano diretti?"
"Mi faccia vedere…sì, erano diretti alla stazione, li ha portati il nostro autista…"
A Terence girò la testa, allora era lei quella che aveva intravisto alla stazione, subito nascosta dall'incessante movimento della folla e non si era ingannato quando gli era sembrato di vedere Albert di spalle.
"Signore, si sente bene? ….Signore?"
Lo sguardo di Terence si offuscò, le voci intono a lui sempre più deboli, poi il nero.
Il portiere lo soccorse: bruciava per la febbre, fu chiamata un'ambulanza mentre il ragazzo veniva adagiato su uno dei divani della hall.
