Viaggiare
Non le era mai piaciuto farlo da sola, soprattutto in aereo.
Non che avesse paura, ma le piaceva l'idea di avere al suo fianco una persona conosciuta, invece di uno sconosciuto, che avrebbe reso il suo volo un incubo.
Proprio come in quel momento: al suo fianco c'era seduta una vecchia signora, che dopo aver trascorso l'ultima mezz'ora a lamentarsi per la scomodità dei sedili, dopo averla riempita di domande, alle quali lei aveva evitato di rispondere, dormiva beatamente, facendo degli stranissimi versi, che le impedivano di riposare. La fissò per qualche attimo, chiedendosi cosa potesse fare una donna del genere nella sua vita.
Chiuse gli occhi, appoggiandosi allo schienale, cercando di lasciarsi trasportare dai pensieri. Appellandosi a quei rumorosissimi pensieri per coprire altri rumori, ancora più fastidiosi.
L'immagine di Yuri che la scrutava, che la stringeva a sé, senza dire nulla, accogliendo il suo sfogo, le scaldò il cuore, facendolo battere forte. Stretta tra le sue braccia, aveva dato sfogo a quei sentimenti che per anni aveva chiuso nel suo cuore, impedendosi di dar loro vita. Si era munita di una spessissima corazza perché l'idea di soffrire per la sua assenza, le faceva rabbia.
Molte volte si era rimproverata di non riuscire a dare fiducia agli altri, molte volte si era ritrovata a dubitare di Nelly e del loro rapporto, molte volte era stata restia a confidarsi con lei, incurante dei suoi sentimenti.
Nelly aveva qualche anno più di lei e aveva un modo tutto suo di vivere la sua vita, rispettando dei principi che lei a volte faticava a comprendere, ma nonostante tutto, procedendo in punta di piedi, era riuscita a scalfire quella corazza, portandola a fidarsi di lei.
-Ehi finalmente!-
-Ti disturbo?-
-Ma figurati! Sai da quando stavo aspettando una tua chiamata?-
-Non dovresti essere in ufficio a quest'ora?- chiese, guardando la sveglia sulla sua scrivania: conosceva bene Nelly e sapeva i suoi orari.
-Nessun caso può impedirmi di ascoltarti quando hai bisogno di sfogarti, soprattutto se si tratta di sfoghi hard e ricchi di dettagli-
-Almeno sei nel tuo ufficio?-
-In effetti sono ancora in sala riunione-
-Cavolo Nelly!- protestò, avvertendo d'improvviso le guance diventare calde per la vergogna. Non era la prima vota che la sua amica la metteva in una situazione del genere.
-Miki rilassati non possono sentirti-
Non le sfuggì la risata che aveva cercato di mascherare tra le sue parole. Alzò gli occhi al cielo, rassegnata al modo di agire dell'altra.
-Comunque non ci sarà nulla di hard in quello che diremo e non ci saranno nemmeno dettagli- affermò, chiudendo gli occhi, prevedendo già la reazione dell'altra.
-Cosa? Non lo avete ancora fatto?-
Sentì con chiarezza qualcuno tossire dopo quell'affermazione e qualcun altro ridere.
-Mi rifiuto di continuare a parlarne se non esci immediatamente da quella sala e ti chiudi a chiave nel tuo ufficio-
La sentì sbuffare, mentre i tacchi delle sue scarpe riecheggiavano tra i corridoi dell'ufficio –così va bene?- chiese, facendole sentire il rumore della serratura che scattava.
-Era una riunione importante?- non sapeva perché, ma aveva un'improvvisa voglia di cambiare argomento.
-Oramai l'ho mandata a puttane, quindi non farti scrupoli e spiegami come stanno le cose. Davvero non avete fatto niente?-
-Dobbiamo proprio parlarne?- si alzò per sdraiarsi sul letto.
-Non ti ha nemmeno toccata? Non te l'ha nemmeno lec…-
-Ok ho capito, non c'è bisogno di essere così esplicita- si guardò intorno, come per controllare che nessuno le stesse ascoltando.
-Oh da quando sei diventata così pudica?-
-Possiamo cambiare argomento?-
-Possiamo pure farlo ma credo che non sia quello che tu voglia davvero-
Si lasciò cadere sul letto, lasciandosi andare a un sospiro esasperato –non lo abbiamo ancora fatto. Ci siamo andati vicini, ma non era di questo che volevo parlarti-
-Cosa è successo?-
-Ci sarà anche lei al matrimonio. Ci sarà anche lei ed io non so se…-le parole le morirono in gola, incapace di esprimere a parole i sentimenti contrastanti che la invadevano ogni volta che pensava a lei.
-Di cosa hai paura?-
-Non è paura…lei è stata davvero innamorata di lui e…-
-Proprio come lo eri tu- il suo tono di voce non ammetteva repliche.
Da quando aveva saputo tutta la sua storia, Nelly non aveva mai mascherato il suo disappunto nei confronti di entrambi, non riusciva a capire come una persona che da anni affermava di volerti bene, fosse capace d distruggerti in un niente. Come lei, anche Nelly non riusciva a capacitarsi del comportamento di Mary.
-Ma si può sapere di cosa diavolo hai paura? Deve essere lei a vergognarsi-
-Non ho bisogno di questo Nelly- sospirò, chiudendo gli occhi. In quel momento non aveva bisogno di sentirsi invogliata contro qualcuno, aveva bisogno di chiarirsi le idee, di capire cosa la bloccasse, cosa la teneva ancora legata a Mary.
-Ne hai parlato con lui?-
-Mi ha proposto di non dirlo a nessuno, di fingere ma…mi sembra di ferirlo-
-Come va con lui, Miki? Perché non hai ancora fatto sesso con lui?-
-Ancora con questa storia? Beh se non abbiamo ancora fatto sesso, come dici tu, forse è perché non abbiamo avuto un attimo da soli. Ti ricordo che hai fatto di tutto per ostacolarci- rispose esasperata, pentendosi subito del suo tono brusco.
-Hai ragione ma ti ricordo che ho avuto più di un buon motivo. Cominciamo dal fatto che è un bastardo per finire che George è un mio amico e scusa se non riuscivo proprio a vederti tra le sue braccia-
Chiuse gli occhi, lasciandosi attraversare dal tono tagliente della sua amica, rimproverandosi mentalmente per essersi dimenticata, più di una volta, che lei era innanzitutto amica di George.
-Scusa, non volevo metterti in questa situazione-
-Non è questo il problema e lo sai. Devi chiederti perché non hai fatto il possibile per restare da sola con lui. Forse le mie parole ti faranno male ma penso che tu non sia sicura, credo che infondo tu abbia paura che rivedendola lui…-
-Continua- sussurrò, lasciando che la verità di quelle parole la colpisse come un pugno in pieno viso, facendo scendere calde lacrime dai suoi occhi, che le rigavano il volto.
-Miki non posso dirti quello che vuoi sentirti dire-
-Cosa devo fare?-
-Combatti! Combatti per i tuoi sentimenti e non scappare. Non di nuovo!-
Combattere!
Lei non era stata capace di farlo, aveva rinunciato, sopraffatta dalle tante domande e dal dolore, dalla delusione di essere stata tradita dalle persone che più amava in assoluto.
Non si era fermata nemmeno un secondo a chiedersi cosa era successo davvero, non si era chiesta se valeva la pena rinunciare a uno dei due, non aveva fatto nulla; si era semplicemente fatta sopraffare dal dolore, scappando da tutto e da tutti.
Con il suo trolley in mano lo vide: era fermo lì ad aspettarla e il suo cuore si riempì di un qualcosa che non aveva niente a che fare con l'attrazione fisica, un qualcosa che le riempiva qualsiasi vuoto, spazzando via qualsiasi insicurezza o timore. Lo vide sorriderle quando i loro sguardi s'incrociarono, facendo qualche passo per raggiungerla.
Senza dire una parole, fissandola dritta negli occhi, si avvicinò a lei, le prese il volto tra le mani e, proprio come fece fuori all'ospedale, la baciò, incurante delle persone che potevano vederli.
Le accarezzò piano le labbra, invadendola con il suo calore e il suo odore, le sfiorò piano le labbra, chiedendo il permesso di invaderla, assaporandola quando schiuse le labbra per accoglierlo. Erano stati giorni duri, in cui il bisogno di averla vicino lo aveva davvero distrutto. Prender parte ai preparativi del matrimonio, essere circondato dai sui amici, aveva reso del tutto intollerabile la sua assenza.
-Come è andato il viaggio?- le chiese, accarezzandole il viso, fissandola negli occhi, specchiandosi in essi.
-Abbastanza bene- afferrò la camicia, appoggiata sul suo fianco e la strinse forte tra le dita, reprimendo quella strana voglia di abbracciarlo, di perdersi tra le sue braccia.
-Sicura? Sembri distrutta- afferrò il trolley, continuando ancora a toccarla, ad accarezzare la sua pelle.
-Ho solo bisogno di un bel bagno caldo-
-Un bagno caldo- ripeté, sussurrando –non sono sicuro che ci sia una vasca nell'albergo-
-Allora mi accontenterò di una doccia calda-
-Puoi sempre venire da me, sai Brian ha una vasca comodissima- mormorò, continuando ad accarezzarle la pelle liscia e delicata delle guance. Aveva cercato in molti modi di convincerla a restare con lui, aveva addirittura pensato di alloggiare anche lui in albergo, poi però l'idea di deludere il suo migliore amico, lo aveva fermato.
-Yuri per favore-
-Lei non c'è Miki. Lei non viene da Brian-
-Ehi dopo il matrimonio avremo altri giorni da trascorrere insieme- gli accarezzò il volto sentendosi in colpa.
Yuri le afferrò la mano e intrecciò le dita alle sue, staccandosi per camminare, trascinandosi dietro il trolley.
-Vuoi mangiare o preferisci andare subito in albergo?-
-Sei arrabbiato?-
-Questa sera sono impegnato con Will, ho chiesto a Brian e Doris di venirti a prendere domani per accompagnarti alla cerimonia. Io non posso-
-Yuri?-
-Non devi preoccuparti, loro sono sempre stati dalla tua parte, quindi sei al sicuro…-
-Yuri? Ti fermi un attimo?-
-Non ora Miki-
Era furioso, non riusciva proprio a capire il suo atteggiamento, quel suo considerare il loro sentimento come qualcosa di sbagliato. Qualcosa da nascondere, di cui vergognarsi. Non riusciva proprio a capirlo.
In questi giorni senza vederla, si era ritrovato a invidiare il suo amico, ad invidiare la sua forza, ad invidiare il suo amore così limpido e privo di ostacoli. Aiutare Will nei preparativi del matrimonio, aveva acceso il suo bisogno di averla al proprio fianco.
-Mi spieghi cosa ho detto per farti arrabbiare in questo modo? Possibile che tu non riesca a capire?-
-Cosa?- si fermò all'improvviso, facendola bloccare –cosa diavolo dovrei capire?- si voltò per fissarla negli occhi, dandosi mentalmente dello stupido quando incontrò i suoi occhi spalancati per lo stupore.
-Lasciamo perdere- sussurrò, lasciandole andare la mano per dirigersi verso l'auto. Non la capiva eppure stava facendo tutto quello che era in suo potere, si stava sforzando di essere come lei voleva, di darle quello di cui aveva bisogno, ma non riusciva proprio a comprendere questo suo essere restia.
-Non lasciamo perdere proprio niente. Ora tu parli!-
Lui però non disse nulla, si limitò a raggiungere l'auto, ad aspettarla e ad accompagnarla in albergo, troppo deluso per la situazione, troppo scoraggiato dal suo comportamento per continuare quel discorso.
Il viaggio per andare in albergo si stava prospettando più lungo e pesante di quanto avesse immaginato. Asako le aveva detto di averle prenotato una camera nell'albergo dove si sarebbero svolti i festeggiamenti del suo matrimonio, ma non aveva immaginato che potesse trovarsi in un posto così immerso nel nulla.
Aveva tentato in tutti i modi di indurlo a parlarle, ma lui non aveva fatto altro che continuare a guidare, immerso nei suoi pensieri, senza degnarla nemmeno di uno sguardo.
Quando arrivarono, il silenzio era ormai diventato pesante e ingombrante: scese dall'auto, mentre lui prendeva il trolley. Insieme entrarono e si fermarono alla reception.
-Abbiamo prenotato Matsuura-
-Controllo subito-
L'uomo alla reception controllò nel computer e dopo qualche istante si allontanò
-Perché hai prenotato a tuo nome?-
-Perché c'era bisogno dei documenti- si limitò a risponderle, senza guardarla, continuando ancora a restare freddo e distante.
-Ecco a lei. È la stanza 247 al secondo piano. L'ascensore si trova in fondo al corridoio. Le auguro un buon soggiorno-
Afferrò la chiave, ringraziando il ragazzo e si avviò verso l'ascensore, trascinandosi il trolley, affiancato da Miki che avvertiva un certo disagio per la situazione.
Disagio che non sparì nemmeno in ascensore.
Continuò a seguirlo in silenzio, guardandolo di nascosto, cercando di capire se fosse ancora arrabbiato. Quando aprì la porta della sua stanza, entrò richiudendosela alle spalle, rapita da quell'ambiente caldo e accogliente che le si parò davanti. La stanza era dipinta con colori tenui, il letto era grande e aveva tutta l'aria di essere comodissimo, sul lato destro c'era una poltrona.
-Se vuoi farti il bagno, io ti aspetto, così dopo ti porto a cena-
Quando uscì da quel bagno, pulita e rilassata, le sembrava di aver cancellato con quell'acqua tutta la tensione che aveva accumulato in quel viaggio. Afferrò la maniglia della porta con l'intenzione di parlare, di affrontarlo e non avrebbe accettato nessun tentativo di rimandare. C'era qualcosa che lo turbavo, o meglio qualcosa che lo infastidiva. Qualcosa che aveva fatto, o detto lei e era intenzionata a scoprire cosa fosse.
Quando uscì dal bagno, lo trovò sdraiato sul letto, con un braccio appoggiato sugli occhi, che non le dava l'opportunità di capire in che umore fosse.
-Dormi?- gli chiese, avvicinandosi al letto, per poi sdraiarsi al suo fianco.
-No-
-Mi spieghi perché sei così arrabbiato?- chiese, sfiorandogli il braccio.
-Non sono arrabbiato-
-Possiamo essere sinceri, per una volta?-
-Sinceri?- sussurrò, lasciando scivolare il braccio dal viso per guardarla negli occhi –Sinceri- ripeté, alzandosi per mettersi seduto –Inizia col dirmi cos'è che ti blocca. Perché ho come la sensazione che tu ti vergogna?-
Restò a fissarla, attendendo una sua riposta, una sua reazione, una sua smentita, un suo sguardo che gli facesse capire di essersi sbagliato.
-Ma che razza di domanda è?-
-Ho provato a capirti, a comprendere la tua riluttanza nel mostrarti agli altri con me, ma non ci riesco. Non riesco a capire cosa t'impedisca di venire al matrimonio al mio fianco; cosa è così potente da impedirti di trascorrere gli unici giorni che abbiamo a disposizione per stare da soli, senza doverci nascondere, fingere. Aiutami a capirti, perché da solo non ci riesco-
Dal suo tono percepì tutta la sua frustrazione e si sentì terribilmente in colpa, ma non riusciva proprio a affrontare i suoi amici.
Abbassò il viso, sfiorandogli le dita –non è vergogna. È paura-
-Di cosa?-
-Sono suoi amici, credi che mi accetteranno come se niente fosse? Credi che accetteranno il nostro rapporto così facilmente? Forse hai dimenticato come ci hanno guardato al locale-
-Se non riesci a farlo tu, di sicuro non lo faranno neanche loro-
-Cavolo Yuri perché non riesci a capirmi? Per loro sono quella che ti ha rubato a lei, quella che ha fatto del male alla loro amica-
-Invece di pensare a loro, dovresti pensare a quello che sei per me! A quello che senti davvero per me- le afferrò le mani per stringerle forte, obbligandola a fissarlo negli occhi –dovresti pensare a noi-
Lei lo faceva! Pensava sempre a lui, a loro, ma…
-Tu più di qualsiasi altro dovresti capirmi. Anche per te è stato difficile, quando…-
-Non farlo!- le lasciò andare le mani e si alzò dal letto –Non osare farlo!-
-Cosa ho fatto?-
-Stai paragonando la nostra storia a… non puoi farlo-
Era furioso.
Con quella semplice frase aveva confermato tutti i suoi sospetti: per lei era uno sbaglio, lei si vergognava di averlo di nuovo accettato nella sua vita.
-Non puoi paragonarci a un qualcosa di sbagliato…-
Scese dal letto, avvicinandosi a lui, gli afferrò il braccio con l'intento di fermarlo.
-Calmati…- sussurrò, sconvolta dalla sua reazione –non volevo dire questo…-
-Non vado fiero di quello che ti ho fatto. Quando sei sparita non avevo il coraggio di affrontare gli altri, perché avevo sbagliato. Sono stato un bastardo… ero distrutto dal rimorso di averti fatto una cosa orribile… e ora tu…-
-Ascolta…io…- appoggiò la mano sul suo viso, accarezzandola piano, cercando in qualche modo di rimediare al suo errore.
-Lasciamo perdere Miki-
-Ma perché fai così? Lasciami spiegare-
-Cosa c'è da spiegare? Ti vergogni della tua scelta. Ti vergogni di avermi perdonato…-
Non ebbe la possibilità di continuare: la bocca di Miki s'impossessò violentemente della sua, impedendogli di aggiungere altro.
-Allora cosa ci racconti di bello? Sei in gran forma!-
Non aveva nulla di straordinario da raccontare. Nell'ultimo periodo la sua vita era stata alquanto insignificante, oltre al lavoro e ai suoi libri, non aveva altro da raccontare. Aveva trascorso gli ultimi mesi a prendersi cura di suo padre, prendendo le redini di un'azienda che non aveva mai voluto, ma che era stata costretta a accettare, per il bene dei suoi genitori.
-Ho tagliato i capelli- rispose con nonchalance, intrecciando le dita tra i capelli che quella sera portava lisci, e che erano più corti di alcuni centimetri dall'ultima volta che aveva parlato con le sue amiche.
Erano sedute in quel locale da quasi un'ora e la musica stava iniziando a essere troppo invadente. Tara e Kamille avevano organizzato una festa per l'addio al nubilato di Asako e avevano invitato anche lei. In realtà era stata Tara a chiamarla, perché Kamille non le aveva più rivolto la parola, non che si mostrasse arrabbiata o ferita, semplicemente si limitava ad essere cortese. Dopo quella chiacchierata all'università, non si erano più viste e anche ora, in quel locale, sedute allo stesso tavolo, si era limitata a salutarla quando era arrivata e poi niente.
-Stai bene con questo nuovo taglio, ma volevo sapere se hai conosciuto qualcuno… sai com'è lavoro nuovo, colleghi nuovi…- rispose Tara, ammiccando sulle ultime parole.
-A dire il vero, essendo la figlia del capo, non credo di poter affermare di avere dei nuovi colleghi- disse, sorridendo vedendo la faccia delusa di Tara.
A differenza di Asako, era molto esuberante, forse perché era ancora troppo giovane.
-Tara vieni con me a ballare?-
Alzò il viso per incontrare i suoi occhi ma Kamille continuava ancora a ignorarla, afferrò Tara per un braccio e la trascinò in pista, iniziando a muoversi seguendo il ritmo, lasciandosi andare a una risata per qualcosa che Tara le aveva detto.
-Sta attraversando un periodo complicato-
-Complicato?- domandò, continuando ancora a fissarla, mentre accettava avance fin troppe esplicite da estranei.
-Non vi siete proprio parlate in tutto questo tempo?-
-No- e a dirla tutta non aveva minimamente tentato di contattarla, forse perché non aveva avuto il coraggio di affrontare di nuovo le sue parole.
-Kamille sta crescendo e lo sta facendo da sola, devi avere pazienza con lei-
Conosceva Kamille da tempo e l'aveva vista crescere e superare diversi ostacoli nella sua vita, e il distacco da Mary per lei era stato davvero duro, se poi a questo si aggiungeva il suo strano rapporto con Simon, la cosa peggiorava ulteriormente.
-Ma dimmi di te, come va con Karl?-
-Oh per favore non nominarlo nemmeno! Non fa altro che contrastare qualsiasi mia mossa. Se non fosse per mio padre, l'avrei già licenziato- rispose, afferrando il suo analcolico per sorseggiarlo.
-Tu piuttosto sei emozionata?-
-Stressata Mary. La parola giusta non è emozionata ma stressata. Credo che io sia l'unica sposa a doversi occupare dei suoi invitati così come ho fatto io. Tra alberghi e stanze da sistemare, non vedo l'ora che sia tutto finito. Credimi non mi sposerò mai più!-
-Beh credo che questo farebbe molto piacere a Will sentirtelo dire- commentò, ridendo alle parole dell'amica.
-Non sto scherzando Mary, di solito gli sposi hanno l'ingrato compito di occuparsi della disposizione dei tavoli, cercando di non mettere vicino persone che si odiano. Noi oltre a questo abbiamo anche avuto l'ingrato compito di occuparci anche degli alloggi. È stato un incubo-
-Che fate voi due ancora lì-
Avvicinatasi al tavolo, Tara afferrò il suo bicchiere per dissetarsi –siamo a una festa, dobbiamo divertirci-
-Vacci piano tu che domani non ti voglio con i postumi di una sbronza- la rimproverò Asako, togliendole il bicchiere dalle mani.
-Oh dai mica mi devo sposare io-
-Tara davvero non sto scherzando, contieniti-
-Ragazze io ho bisogno di una sigaretta, vado un attimo fuori-
-Dai Kamille non puoi lasciarmi così- si lamentò Tara, bloccandola con un braccio.
-Secondo me ha ragiona tua sorella, cerca di pensare a lei per una volta e smettila di pensare solo a te. Domani sarà il suo giorno, per una volta tanto fa quello che ti dice-
-Sai vero che continuare così ti farà solo del male?-
Era uscita dal locale lasciando le tre donne con gli occhi spalancati. Non era stata sua intenzione essere così scontrosa con Tara, anzi si trovava bene con lei, riusciva perfettamente a seguirla nel suo modo di essere senza freni, ma quel suo ragionamento non lo aveva proprio sopportato. Essendo più grande, Asako aveva sempre assecondato ogni capriccio della sua sorellina e se per una volta le chiedeva una cosa, non capiva perché Tara doveva fare tanti problemi. Si voltò verso di lei, ma non rispose a quella sua domanda. Del resto Mary aveva cercato più di una volta di farle smettere di fumare, e per un periodo ci aveva provato con tutta se stessa, fallendo miseramente.
-Stanno ancora litigando?-
-Asako è un po' nervosa e credo sia normale, Tara invece è ancora troppo giovane per capirla- l'affiancò, fissando dritta davanti a sé, mentre Kamille continuava a fumare la sua sigaretta.
-A volte Tara è davvero ingestibile, mi domando come faccia Asako a riuscirci-
-È sua sorella-
-Anche io ho una sorella maggiore e di sicuro non si comporta come fa Asako con Tara-
-Ci sono persone che hanno un istinto protettivo più di altre-
-Come Bette?- chiese, lasciando andare il fumo dalle labbra.
-Lo hai letto?- non riuscì a mascherare lo stupore nella sua voce.
Da quando si erano conosciute, Kamille aveva sempre letto i suoi romanzi, esprimendole sempre la sua opinione. Saperlo che aveva continuato a farlo, anche dopo quello che era successo, la rendeva stranamente felice.
-Come sempre-
-Allora, come ti senti?-
Guardò il suo amico e iniziò a sentirsi in colpa: questa era la sua serata, e lui, invece di divertirsi, non faceva altro che ripensare a Miki.
-Sono solo stanco, Will- mentì, perché non voleva assillarlo con i suoi problemi, non a poche ore dal suo matrimonio.
Dopo quel bacio se n'era andato con uno strano fastidio che non riusciva a spiegarsi. L'aveva lasciata confusa senza darle ulteriori spiegazioni.
-Dalle tempo, Yuri. Dalle tempo-
Tempo… eppure a lui sembrava di avergliene dato di tempo, aveva accettato di vederla andar via ancora una volta, stava accettando di tener nascosta la loro relazione alla loro famiglia. Non era di tempo che lei aveva bisogno.
-Will non mi va di parlarne adesso-
La verità era che non voleva rovinare la serata al suo amico, anche se aveva davvero bisogno di un suo consiglio: Will in queste situazione sapeva essere lucido e razionale.
-Un attimo di attenzione, gente!-
La voce di Simon rimbombò dalle casse, richiamando l'attenzione di tutti. Era salito sul piccolo palco, dove una volta a settimana si esibivano le band esordienti, si era impossessato del microfono, e ammiccando verso il pubblico femminile, iniziò a parlare.
-Questa sera è speciale. Io e i miei amici, seduti in quell'angolo- iniziò, indicando Will e Yuri, seduti –domani uno di noi farà la più grande cazzata che un uomo possa fare-
-Ma è ubriaco?- chiese, guardando stupito, senza ottenere risposta da Will, che sembrava alquanto preoccupato dalla piega che stava prendendo la serata.
-Ha deciso di sposarsi. Chi cazzo si sposa più al giorno d'oggi? –
-Ma dove è finito Brian? Dobbiamo fermarlo- si guardò intorno in cerca dell'amico.
-Le donne non fanno altro che causare problemi, non sai mai come prenderle. Prima t'illudono e poi, quando credi che vada tutto per il meglio, ecco che iniziano a chiedere di più. A pretendere di più!-
-Ma che problema ha?-
-Sta attraversando un periodo un po' complicato- lo giustificò Will, alzandosi.
-Ora dove vai?-
-Dobbiamo fermarlo prima che dica o faccia qualcosa di cui si pentirà-
-Eccolo e lui!- urlò Simon, indicandolo con il dito –vieni amico, spiegaci perché hai deciso di fare una stronzata del genere-
-Ci penso io- si alzò, sorpassando Will per dirigersi verso quel piccolo palco.
Non era riuscita a chiudere occhio, non aveva fatto altro che ripensare alla sua espressione, mentre abbandonava la stanza, senza nemmeno salutarla. Con le sue paure e insicurezza stava mettendo a dura prova il loro rapporto e questo non riusciva a sopportarlo.
Quando ormai era esausta, decise di alzarsi per fare una doccia , nel tentativo di rinfrescare mente e corpo. Sdraiata sul letto e avvolta nel buio, si era chiesta più di una volta cosa fosse esattamente a frenarla e trovare una risposta era stato davvero difficile.
S'infilò sotto il getto d'acqua calda e la lasciò scivolare sul corpo, beandosi di quel torpore e calore che l'accarezzava.
Quando pensava alla sua vita non poteva evitare di constatare di come , negli ultimi mesi, si fosse stravolta completamente: si era ritrovata a perdere la stabilità emotiva che la presenza di George le aveva sempre conferito per tornare a fare i conti con l'incertezza e le emozioni che solo lui le aveva sempre suscitato.
Le stesse emozioni che l'avevano spinta a affrontare il suo passato e che in quel momento, accarezzata dal calore dell'acqua, le diedero la forza di fare la sua decisione.
Circa un'ora dopo, aveva indossato l'abito e si era truccata. Aveva arricciato i capelli, per poi raccoglierli e lasciare qualche ricciolo libero, che le incorniciava il viso. Per il trucco aveva usato colori tenui, aveva indossato le scarpe dal tacco a spillo e prima di uscire da quella stanza, si era data un'ultima controllata allo specchio, soffermandosi su quel vestito che le fasciava il busto, per cadere largo e abbondante lungo le gambe, mettendo in risalto il seno, facendolo sembrare più grande di quello che era.
Quando era ritornata in quel negozio, lo aveva fatto con uno stato d'animo poco incline a rifare lo stesso rituale della volte precedente: misurare una quantità spropositata di abiti non le era servita a niente, solo a farle rimpiangere ancora una volta, la scelta di aver accettato quell'invito. Poi però il suo sguardo si era fermato su quel vestito e…
Lisciò delle pieghe immaginarie per poi aprire la porta e lasciare la camera.
Quando arrivò alla hall, Brian era già lì, intento a parlare con la reception, molto probabilmente stava chiedendo di lei.
-Brian?- chiamò, avvicinandosi con passi lenti. Non erano amici stretti, però in quelle poche occasioni che aveva accompagnato Yuri a New York, l'aveva accolta nella sua casa, facendola sentire ben accetta. Non sapeva se lo avesse fatto perché era la fidanzata di un suo amico, o perché realmente la riteneva simpatica, comunque l'aveva sempre fatta sentire a suo agio.
-Miki?- chiese incredulo, indugiando un po' sul suo aspetto, per poi schiarirsi la voce e spostare impercettibilmente lo sguardo.
-Stai aspettando da molto?-
-No, sono arrivato ora, stavo giusto chiedendo di chiamarti-
-Sei da solo?- si guardò intorno in cerca di sua moglie.
-Doris e i bambini sono fuori che ci aspettano- rispose, facendole segno di seguirlo per raggiungerli.
Non avevano mai avuto un gran rapporto, del resto lei lo aveva sempre considerato come il fratello maggiore di Michael e basta.
-Come è andato il viaggio?-
-Bene-
Era stranamente a disagio, forse perché non si vedevano da tantissimo tempo, forse perché non sapeva fino a che punto Brian fosse a conoscenza della sua storia con Yuri.
-Papà! Sei tornato!-
Un bambino corse nella loro direzione, per poi aggrapparsi alle gambe di Brian, alzando il viso per guardarlo negli occhi –Nancy non vuole darmi la macchina fotografica, voglio fare le foto anch'io!- si lamentò, staccandosi per indicare una bambina poco distante da loro.
-Tu puoi usare il mio telefono- rispose con dolcezza, accarezzandogli la testa, mentre il piccolo si voltava verso la bambina per farle la linguaccia. In risposta, Nancy alzò il dito medio con aria soddisfatta.
-Nancy!-
La bambina abbassò il viso, mortificata, evitando di incrociare lo sguardo della madre.
-Non credere di cavartela con così poco- continuò, avviandosi verso Miki.
-Scusa i miei bambini, di solito non sono così… in mia discolpa posso solo dire che sono rimasti da soli con il padre e i suoi amici per molto tempo, ultimamente- si giustificò Doris, elegantissima nel suo abito, sorridendole affettuosamente.
-Come va? Ti trovo davvero in gran forma-
-Grazie. Devo dire che ora sto molto meglio- ammise, sorridendo verso la piccola, che a viso abbassato si avvicinava alla madre.
-Stronzo- bisbigliò verso il fratello, che rideva soddisfatto.
-Hai dei bambini bellissimi-
-Loro sono Nancy e Kevin. Bambini lei è Miki, salutate-
-Ciao- esclamarono i due bambini, fissandola con curiosità.
-Mi dispiace disturbarvi, ma credo sia ora di andare, altrimenti arriverà prima la sposa e poi noi-
-Oh non preoccuparti, non lascerebbe mai che qualcosa andasse storto-
Dal suo tono di voce percepì una certa ostilità nei riguardi di Asako, ma preferì far finta di niente, anche perché non voleva certo entrare in questioni che non la riguardavano.
-Non iniziare- l'ammonì Brian, afferrando Kevin per una mano e dirigendosi verso l'auto.
-Dico solo la verità- allungò la mano verso la piccola, che prontamente l'afferrò per stringerla e iniziare a seguire la sua mamma.
Rimase per un attimo a fissare quella famiglia così affiatata, facendole ricordare di quando molte volte si era fermata ad immaginare la sua di famiglia, al fianco di Yuri, immaginando un bambino uguale al suo papà e una bambina uguale a lei.
-Tu hai avuto l'onore di conoscere la nostra sposina?- le chiese Doris, senza mascherare l'irritazione che provava nei confronti di Asako.
-La pianti?-
-Ops scusa, forse sei una sua amica?-
-Beh ecco…io…-
-Sei qui come invitata dello sposo o della sposa?-
-Del testimone- rispose d'istinto, arrossendo quando vide un sorriso dipingersi sul viso di Doris.
-Ma certo, che stupida, scusami. Sei qui con Yuri-
-State di nuovo insieme? Non mi ha detto nulla quello stronzo!- ringhiò Brian, chiudendo lo sportello dopo averla fatta sedere sul sedile del passeggero, affiancata dai due bambini.
-Papà ha detto una parolaccia, mamma!-
-Lo so- rispose Doris, fulminandolo con lo sguardo –come so che lo hai fatto anche tu prima, signorinella-
Ancora una volta la bambina abbassò il viso, facendo sorridere il fratello.
-Will lo sa?- chiese, mettendo in moto –lo sa di sicuro, del resto è stato l'unico a non giudicarlo. Eppure sembrava essere tornato tutto come prima, credevo avessimo superato la cosa-
-Non saltare a conclusioni affrettate, vedrai che non è come pensi- cercò di calmarlo, appoggiandogli una mano sulla gamba.
-Di cosa state parlando?-
-Forse tu non lo sai, ma quando sei partita…- iniziò Doris, voltandosi per guardarla –Michael non ha accettato facilmente il comportamento di Yuri e diciamo che non ha esitato a farglielo sapere-
-Hanno litigato?- chiese incredula.
-Litigare è un po' riduttivo- rispose, sorridendole, lanciando uno sguardo al marito –In quella situazione Brian si è ritrovato a dover scegliere… non che lui approvasse, ma… è comunque un suo amico. Michael però aveva bisogno di suo fratello e allora…-
Si voltò per guardare in avanti, mentre fu percorsa da ricordi tristi e malinconici, ricordi di cui Miki era all'oscuro.
Rimase senza parole, non aveva mai pensato a come avessero reagito i suoi amici alla notizia del suo tradimento. Non si era mai fermata un attimo a chiedersi come lo avessero giudicato gli altri.
Avvertì una manina appoggiarsi sul suo braccio e tirarlo, per richiamare la sua attenzione. Si voltò verso Kevin che la fissava con un'espressione seria.
-Devo chiamarti zia?-
-Zia?- sussurrò, sorpresa e confusa.
-Sei la fidanzata di zio Yuri, no?-
La fidanzata di zio Yuri
-Beh io…- non sapeva cosa rispondergli, la sua mente era ancora bloccata alla scoperta che aveva appena fatto. Yuri non le aveva mai detto che i suoi amici lo avevano allontanato, non aveva mai accennato alla reazione di Michael.
-Non è la fidanzata di nessuno. Zio Yuri non ci ha mai parlato di lei- ringhiò Nancy, fulminando il fratello con lo sguardo per poi fulminare Miki.
-Stai zitta sei solo gelosa!-
-Fin quando non sarà Yuri a parlarcene , noi non sappiamo nulla- il tono autoritario di Brian, fece sussultare i due bambini, che si limitarono ad annuire senza replicare.
-Sono stata io a chiedergli di non dirvi nulla-
Se qualcuno le avesse chiesto cosa pensasse della cerimonia, avrebbe dovuto far ricorso a tutta la sua fantasia per riuscire a essere convincente, per qualsiasi cosa si fosse inventata. Dal primo momento che aveva messo piede in quella chiesa, non aveva fatto altro che guardarlo, ammirarlo, nel contemplare di quanto fosse stupendo nel suo abito. Quando i loro sguardi si erano incontrati, aveva avvertito il suo cuore iniziare una corsa, mentre la sua mente aveva iniziato a fantasticare, proiettandole immagini di lei, vestita di bianco, che percorreva quella navata per raggiugerlo, afferrargli la mano che lui le porgeva con un sorriso, mentre l'emozione le rendeva impossibile dire una sola parola.
Anche da ragazzina si era ritrovata un milione di volta ad immaginare il giorno del loro matrimonio, arrivando addirittura a fantasticare sul volto di un loro futuro bambino.
In quella chiesa, seduta al fianco d Brian, circondata da persone a lei sconosciute, aveva ritrovato quel bisogno di sognare, di immaginare quella famiglia che purtroppo non aveva mai preso vita. Quando poi Asako aveva fatto il suo ingresso, avvolta da un bellissimo abito bianco, che le fasciava il corpo come una seconda pelle, per trascinarsi dietro una coda stupenda, non aveva resistito all'impulso di immaginarsi in quell'abito, chiedendosi con quale sguardo lui l'avrebbe guardata.
-Non l'ho mai visto così felice-
La voce di Brian la riportò al presente, seduta a un tavolo, dove non conosceva quasi nessuno.
-Credo che lui abbia detto la stessa cosa di te, qualche anno fa-
Spostò lo sguardo sugli sposi, che si accingevano a dare inizio alle danze: non c'erano parole per descrivere il loro sguardo, la gioia che leggeva nei loro occhi, il sorriso che avevano stampato sul volto, incuranti di apparire ridicoli.
Lasciò vagare lo sguardo per la stanza, in cerca di lui: non aveva praticamente avuto occasione nemmeno di dirgli un semplice "ciao" e questo perché lui si era ben premurato di non avvicinarsi al lei nemmeno per sbaglio. I loro sguardi si erano incontrati più di una volta, ma a quello scambio di parole silenziose, si era sempre intromesso qualcuno, impedendole di capire quale fosse il suo umore.
Distrattamente afferrò la forchetta, appoggiata sul tavolo, e iniziò a disegnare cerchi sulla tovaglia, bloccandosi quando i suoi occhi la videro mentre parlava con un uomo che lei non conosceva. Dall'espressione del suo viso sembrava infastidita, anche se dopo uno scambio di battute, gli sorrise.
Quel sorriso dolce e sincero che molte volte aveva rivolto anche a lei.
-Non l'ha mai portata da noi-
La voce di Brian la fece sussultare, facendole scivolare la forchetta dalle dita.
-Michael ha deciso di troncare ogni rapporto con entrambi e lui non ha mai provato a fargli cambiare idea-
Si voltò, per accorgersi solo in quel momento che Doris non c'era e che Brian aveva preso il suo posto, sedendosi accanto a lei.
-Come sta ora Michael?-
-Cerca di fare il papà e la mamma a tempo pieno, anche se ora c'è Angie ad aiutarlo-
-Angie? E Jinny?-
-Non lo sai?- le chiese sorpreso, fissandola con occhi increduli.
-Cosa dovrei sapere?-
-Durante il parto Jinny ha avuto un'emorragia e…- distolse lo sguardo, incapace di continuare.
Del resto lui era stato innamorato di quella ragazza e anche se era riuscito a superarlo, anche se al suo fianco aveva una moglie stupenda che amava con tutto se stesso, anche se la sua vita era solo per i suoi bambini, non poteva evitare di soffrire per il brutto destino che aveva colpito suo fratello.
-Oh mio dio- sussurrò, portandosi una mano alla bocca.
-Non ce l'ha fatta…ci ha lasciati senza nemmeno vedere per una sola volta il suo bambino-
Non riuscì a dire nulla, avvertì soltanto un terribilissimo senso di vuoto, che le strinse forte la gola, rendendole difficile anche solo respirare.
Poco prima di partire aveva saputo da Michael della gravidanza, inattesa, di Jinny. Lo aveva sentito così emozionato, sembrava aver superato il disagio della loro relazione.
Da quello che aveva capito, la loro relazione non era stata ben accetta tra i loro amici, perché era sbocciata durante un momento di crisi tra lei e Will, perché Will era ancora innamorato di lei. In quell'occasione Miki aveva ribadito al suo amico che non doveva reprimere il suo amore, perché amare era sempre qualcosa di grandioso e puro.
-Stai di nuovo piangendo?-
Entrò nella sua stanza senza nemmeno bussare, ormai non ne aveva bisogno, aveva sviluppato uno strano bisogno di vederla serena e lei sembrava condividere le sue stesse esigenze.
-Sto bene- rispose, asciugandosi le lacrime con la manica della maglietta, mettendosi seduta sul letto.
-Come no e quelle sono risate- cercò di scherzare, avvicinandosi e sedendosi sul bordo del letto.
-Cosa è successo questa volta?- le chiese, asciugandole le lacrime con le dita, sentendola fremere al suo tocco. Era da un po' che Jinny reagiva in quel modo al suo tocco, si era anche ripromesso di non sfiorarla più, ma era più forte di lui.
-Nulla, davvero Michael sto bene-
-Dovresti allontanarti per un po'- le suggerì, lasciando andare, con riluttanza, la sua pelle –avete bisogno di un po' di spazio. Lui ti ama ma…-
-Non prendiamoci in giro è da mesi ormai che non riusciamo nemmeno a parlare senza litigare-
-Allora perché piangi ancora se lo vedi con un'altra?- le domandò, guardandola di sfuggita.
-Forse perché l'ho amato?-
-Usi il passato?-
-Lasciami sola- mormorò, voltandosi per lasciarsi cadere sul cuscino.
-Cosa provi Jinny? Ho bisogno di saperlo- sussurrò, facendola voltare per guardarla negli occhi.
Jinny non rispose, non ci fu bisogno di parole perché i suoi occhi risposero a quella domanda da soli, chiudendosi quando un paio di labbra accarezzarono le sue.
Si alzò dal tavolo, lasciandola da sola con i suoi pensieri, parlare di Jinny era sempre difficile, nonostante fosse trascorso molto tempo.
-Ehi è successo qualcosa?-
-Balli con me?- le chiese, cingendole la vita e stringendola a sé.
-Mi dici che cos'hai?- avvolse le mani intorno al collo sfiorandogli i capelli.
-Miki mi ha chiesto di Michael- sussurrò, nascondendo il viso nel collo della sua donna, inspirando forte il suo odore.
Non replicò, si limitò a stringersi a lui, cullandolo perché la morte di Jinny era stata un colpo molto duro per tutti. Un colpo che, era sicura, non avrebbero mai superato, nonostante gli anni trascorsi.
