SECOND CHANCE
(Seconda possibilità)

By Lady Memory

Severus incontra Albus Severus. Il passato ritorna in una forma davvero particolare. La mia risposta alla conclusione dei Doni della Morte.

Parte XXI

Stretto tra le braccia di Lily, la testa appoggiata sotto il mento di lei, Snape chiuse gli occhi e si abbandonò alla meravigliosa e sconosciuta sensazione di essere coccolato, mentre Lily gli parlava dolcemente con sussurri che gli solleticavano deliziosamente le orecchie.

"Non sei mai stato bravo a chiedere scusa, Severus. Ecco perché ho apprezzato così tanto quello che hai detto a James… deve esserti costato moltissimo."

"Lily… mormorò il mago, sentendosi dilatare il cuore per l'emozione. La sua mano lentamente trovò la mano di lei e la strinse gentilmente. Lily si chinò e gli diede un rapido bacio sulla guancia. Ancora una volta, i suoi capelli gli accarezzarono il viso, e Snape dovette costringersi a rimanere immobile. Il desiderio di ricambiare quel bacio era incontenibile, ma non poteva rischiare di offenderla con tenerezze indesiderate. Sperava tanto che gli sarebbe stato concesso quel gesto d'amore prima o poi, ma per il momento, poteva solo aspettare e dominarsi.

"Lily…" ripeté, e nella gioia che gli annebbiava la mente, pensò che quella visita inaspettata doveva essere una ricompensa. L'idea si fece sempre più potente mentre si crogiolava in quella sensazione consolante. Sì, aveva sinceramente cercato di scusarsi col giovane James Potter, e il destino lo stava premiando. Era la prova evidente che Minerva aveva ragione, che la sua esistenza era ancora degna di essere vissuta, e che c'era ancora una goccia di felicità che lo aspettava – persino in quel mondo soffocante rinchiuso da cornici. Le emozioni scorrevano potenti nelle sue fibre, e una ridda di colori danzò gioiosamente davanti ai suoi occhi.

"Mi hai fatto un regalo davvero meraviglioso, Severus," sussurrò Lily teneramente, interrompendo il flusso dei suoi pensieri.

Un regalo? Quella parola brillò come un lampo nel buio della sua mente estatica, e di colpo, Snape ricordò. Una nuova ondata di gioia gli invase il cuore.

"Ho qualcosa di speciale per te, cara," annunciò con voce rauca.

"Qualcosa di speciale?" chiese Lily con un sorriso, e per un attimo, Snape sperò che lei lo baciasse ancora. Ma Lily stava aspettando, guardandolo interrogativamente con aria divertita; allora Snape si alzò in piedi e si voltò verso di lei. Quanto era bella, quanto era perfetta, quanto era desiderabile! Un brivido gli corse per la schiena, in deliziosa anticipazione della sorpresa che stava per offrirle: un dono probabilmente indegno di tanta bellezza, ma pur sempre il "suo" dono.

"Vieni con me," la invitò. Mano nella mano, la guidò nel nuovo quadro che Bernardi aveva preparato e Albus Severus aveva scelto.

"Oh, Severus!" sospirò rapita Lily quando vide la balconata e la cascata di fiori che la circondava. "Come è bello! Davvero è per me?"

Il suo viso esprimeva meraviglia ed ammirazione, e Snape provò una gioia immensa. "Questa è la tua nuova casa a Hogwarts," dichiarò orgogliosamente. "E questa è per te," continuò poi più timidamente, cogliendo la splendida rosa rugiadosa di Bernardi e offrendogliela con un inchino impacciato.

Lily guardò lui e il fiore, e le sue labbra tremarono. Con un'emozione che fece vibrare di felicità il cuore di Snape, la giovane prese la rosa ed inclinò il capo per aspirarne il profumo, chiudendo le palpebre con un sospiro. Poi rialzò il viso per guardare di nuovo il mago, con occhi scintillanti di lacrime. Sopraffatto dai suoi sentimenti, Snape non riuscì più a controllarsi e si chinò per baciarla. Ma Lily si irrigidì immediatamente e girò la testa, facendo un passo indietro come se fosse stata insultata. Atterrito, il mago si bloccò subito e le rivolse uno sguardo pentito, maledicendosi dentro di sé per quell'errore. Poi l'espressione di Lily cambiò di nuovo, e lei gli si avvicinò e lo baciò lievemente, molto lievemente, sulle labbra. Sconcertato, Snape la fissò come per chiederle spiegazioni, e la giovane disse con vivacità forzata, "Non avrei dovuto… ma sarà un piacevole ricordo per entrambi."

"Un ricordo?" ripetè Snape confuso, aggrottando le sopracciglia. "Che cosa vuoi dire?"

Lily esitò. "Sto andando a casa, Severus," rispose infine. "Ho visitato il castello e parlato con tutti quelli che conoscevo quando ero viva. Adesso ho finito. Voglio tornare dalla mia famiglia e restare con loro per il resto dei miei giorni."

Snape spalancò gli occhi con espressione addolorata, e Lily si affrettò ad aggiungere, "Mi spiace." Poi distolse lo sguardo, imbarazzata. "Sai che mi sarai sempre caro."

Il mago era senza parole. "Ma… ma perché?" riuscì finalmente ad articolare.

"Severus!" sospirò lei, con tono leggermente esasperato. "Non lo vedi? Noi stessi siamo ricordi! Ricordi dipinti su una tela. Che cosa significa tutto questo andare e venire? Che altro possiamo fare oltre a guardare e ricordare? Abbiamo avuto la nostra opportunità tanti anni fa… Ma adesso è tutto concluso."

"No!" si ribellò il mago con violenza, aggrappandosi ferocemente alle parole di Minerva. "Niente è concluso se abbiamo ancora la possibilità di cambiarlo."

Lily lo osservò, velando gli occhi. "Che cosa potremmo cambiare adesso, Severus?" chiese lentamente. "Ho perso la vita prima di te, e mi sono rassegnata al mio destino."

Il dolore stava diventando intollerabile, e Snape protestò, "Io non voglio limitarmi a guardare e ricordare inutilmente!"

"Mi dispiace," replicò Lily, osservandolo con una specie di timore, "ma questo è esattamente quello che mi fa paura di te. Albus Severus mi ha raccontato delle vostre lezioni. Sono felice che ti sia così affezionato, Severus, ma francamente, qual è il significato di tutto questo? Cosa stai cercando di provare? Siamo solo dipinti!"

Il mago sentì le sbarre della gabbia descritta da Minerva chiudersi intorno a lui. "È inutile… è tutto inutile…" mormorò, lottando contro la disperazione che lo assaliva e risentendo la voce della anziana strega nella sua mente. "Sono stato ingannato?"

Fraintendendo le sue parole, Lily a sua volta chiese ansiosamente, "Ho fatto un errore a venire qui?"

"No. Ma stai commettendo un errore terribile adesso. Ti supplico, Lily, ripensa a quello che hai deciso di fare," la implorò.

Lei lo osservò, e il suo viso prese un'espressione molto triste. "No. Non posso. Questo vorrebbe dire mentire. E io sono sempre stata sincera."

Il mago guardò Lily con profonda disperazione. Quella decisione era irrevocabile, lo capiva fin troppo bene.

"Quindi, è questa la tua ultima parola, signora Potter?" Snape chiese quietamente. Lily si irrigidì sentendo chiamare con il suo nome da sposata. Ma i suoi occhi rimasero indecifrabili, anche se la sua voce si addolcì dispiaciuta. "Sì, è questa… Professor Snape."

Severus strinse istintivamente i pugni, e poi con uno sforzo li riaprì, aggiungendo con emozione controllata a stento, "Allora, ti prego, vattene e non tornare mai più. Mi farebbe troppo male."

"Ma resterai solo," replicò contraddittoriamente Lily.

"Sono stato solo per tutta la mia vita, e continuerò ad esserlo."

"Mi dispiace," mormorò lei.

Severus ridusse i suoi occhi a due fessure. "Almeno ti dispiace. L'ultima volta che abbiamo litigato, nella vita reale, tu hai avuto solo disprezzo per me."

Le sue parole erano aspre e volevano farla soffrire, ma la verità era che il dolore gli stava spezzando il cuore: l'aveva persa per la seconda volta, e non ci sarebbero più state altre possibilità. Era il crollo finale delle sue speranze, la fine dei suoi sogni, e la sua mente stava gridando in silenzio la sua disperazione.

Lily abbassò la testa, sconfitta. "Sai che ti sarò grata per sempre."

La pena le stava alterando il viso, ma Severus cocciutamente si rifiutò di concedersi la consolazione di ammetterlo. "Non è quello che volevo, ma grazie in ogni caso," le rispose freddamente.

"Almeno lasciamoci da amici, vuoi?" offrì Lily con voce desolata.

"No. Mai più amici," sussurrò Severus. Poi prese una ciocca dei lunghi, bellissimi capelli di Lily nella sua mano. Lentamente, esprimendo tutta la sua disperazione e il suo amore in quel gesto, la portò alle labbra e la baciò.

"Addio, amore mio," mormorò con voce rotta, lasciando ricadere la ciocca.

Lily lo guardò con qualcosa di simile alla paura negli occhi. Poi, con un singhiozzo, si coprì il viso con le mani e fece qualche passo indietro finché la sua schiena incontrò il bordo della cornice. A quel punto, si girò e fuggì fuori dal quadro.

Severus chiuse gli occhi, sentendo un dolore devastante lacerargli il cuore. Con movimenti vacillanti, si sedette sulla sua sedia, incrociò le braccia sul tavolo e vi appoggiò il capo, scosso da aspri singhiozzi senza lacrime.

... ... ... ...

Nel segreto della sua stanza, Blaise Zabini prese una piccola scatola metallica e la pose su un tavolo, poi si sedette e la contemplò con trepidazione e speranza negli occhi. Uno splendido barbagianni l'aveva recapitata quel pomeriggio, ma fino a quel momento, il mago non aveva trovato il coraggio di aprirla. La stanza era silenziosa e tutto intorno era quieto; solo il suo cuore stava battendo ansiosamente: quella scatola poteva cambiare il corso della sua vita, e Blaise desiderava e temeva allo stesso tempo le rivelazioni che poteva contenere. Infine alzò una mano e toccò gentilmente un pulsante. Con un movimento soffice e silenzioso, il coperchiò si aprì, e una colonna di luce fuoriuscì maestosamente da dentro. All'interno della luce, apparve la figura spettrale di un uomo anziano riccamente vestito, che si muoveva con grazia e leggerezza, come se stesse fluttuando. Zabini lo contemplò con occhi timorosi ed ammirati. Il viso dell'uomo era severo, e aveva occhi acuti e labbra sottili. Ogni lineamento suggeriva l'idea di un immenso potere quietamente celato nella fragilità di quel vecchio corpo. La figura alzò il capo e guardò Zabini con occhi senza tempo. Per un attimo, il mago più giovane si intimorì, ma poi ricordò che la visione era solo un'immagine olografica, qualcosa che era stato importato dalla cultura Babbana. Il silenzio era ancora più denso adesso, e l'uomo anziano cominciò a parlare.

"Dilectissime fili, salve atque vale."

Zabini sentì il cuore perdere un colpo. La figura stava parlando in latino, e la cosa lo gettò nel panico. Ma le parole successive arrivarono in inglese, fluide e con un leggero accento italiano.

"Ti saluto, mio amato pronipote. Sono Biagio Zabini, nonno di tuo padre e capo della nostra famiglia."

La voce della figura rifletteva il suo aspetto: aveva un suono vecchio e fragile, tuttavia potere e magnificenza fluivano riccamente e facilmente da ogni parola. Il mago più giovane si rilassò e guardò il suo antenato con grande curiosità. Finalmente, il suo passato stava per essere rivelato, e le sue origini portate alla luce.

"Sono lieto che tu abbia il mio stesso nome," continuò Biagio Zabini con un sorriso pensieroso. "Questa è la prova che, nonostante le sue colpe, tuo padre teneva le tradizioni famigliari nel dovuto rispetto."

Un respiro profondo, e il vecchio sembrò scrutare ancora una volta il nipote. Zabini sostenne quello sguardo, sentendo l'emozione crescergli in petto.

"Siamo stati molto felici di ricevere il tuo messaggio. Maestro Bernardi, della famiglia Bernardi di Siena, me lo ha inviato dicendo che il suo terzo figlio, Marcello, ti aveva incontrato in Inghilterra, e che tu avevi espresso il desiderio di entrare in contatto con la tua famiglia d'origine. I Bernardi sono stati nostri amici per generazioni, e hanno creato molti capolavori per noi. Perciò, sono stato contento che sia stato uno di loro ad incontrarti. Un altro mago probabilmente non ti avrebbe dato questa possibilità. E adesso ti spiegherò perché."

Improvvisamente, il vecchio apparve immensamente rattristato e stanco, come se il suo compito fosse diventato troppo arduo da portare a termine. Tuttavia, si schiarì la gola e cominciò a parlare. "Il mio sarà un messaggio lungo, nipote, lungo e forse difficile per te. Ti prego di scusare il mio accento. Anche se mi è stato insegnato a parlare in più di trenta lingue, l'inglese non era una priorità a quel tempo. Cercherò comunque di essere molto preciso nelle mie spiegazioni, e naturalmente, a tutte le tue domande verrà data risposta al momento giusto."

Il mago fece una pausa, come se cercasse le parole. "Comincerò raccontandoti qualcosa della famiglia da cui discendi. Noi siamo, posso dirtelo con grande orgoglio, una delle più illustri famiglie del nord Italia. Le nostre origini si perdono nella nebbia dei tempi."

Blaise era completamente avvinto dalla magia di quella voce. Marcello Bernardi non gli aveva detto molto della famiglia Zabini, perciò ascoltava avidamente. Ogni nuova parola dava nuova forza alle sue speranze: la scoperta di essere un discendente di una così nobile stirpe arrivava completamente inaspettata, e le opportunità che potevano offrirgli quei legami sorpassavano le sue più alte ambizioni. Nel frattempo, la vecchia voce continuava tranquillamente.

"Io sono quello che è chiamato un "Intramundi Magus": un esponente cioè di una delle più elitarie e segrete diplomazie del mondo, quella magica. Gli italiani sono sempre stati presenti negli affari diplomatici, e la nostra famiglia ha sempre avuto un ruolo importante. L'intera storia della nostra beneamata patria è stata una continua lotta per sopravvivere durante epoche di invasioni, guerre e intrighi. La diplomazia si è dimostrata quindi l'unico modo di restare vivi per i numerosi signori italiani che governavano i vari piccoli stati in cui l'Italia è stata divisa per secoli."

"Il mondo magico non è mai stato troppo segreto qui. Molti di quegli antichi principi o governanti avevano fratelli o sorelle che scoprivano di essere magicamente dotati, aumentando in questo modo il potere e le opportunità delle loro famiglie. I sovrani che non erano così fortunati con i loro parenti facevano del loro meglio per avere almeno un consigliere magico alla loro corte. Naturalmente, la magia non era pubblica, ma il popolaccio ne era silenziosamente al corrente."

"Il mondo magico e il mondo Babbano in Italia sono stati di conseguenza fortemente interconnessi, scambiando e prendendo a prestito talenti con grande profitto di entrambe le parti. Babbani così immensamente dotati da essere considerati maghi, come pittori e scultori e poeti, hanno sempre beneficiato della tacita protezione delle comunità magiche. Allo stesso modo, la popolazione magica è stata considerata come una fonte di forza e di influenza, e attentamente salvaguardata dalle autorità politiche fin dai tempi dell'impero romano."

Blaise era ancora intento ad assorbire tutte queste informazioni quando la voce del suo bisnonno cambiò di nuovo, diventando un poco più aspra. "Adesso passiamo ad una storia più privata. Tuo padre Cosimo era il più giovane dei miei pronipoti. Era sempre stato uno spirito ribelle e presto decise di lasciare la famiglia, rifiutando la sua eredità quando aveva solo 25 anni, l'età del consenso nel nostro mondo. Agendo così, implicitamente accettò di essere esiliato. Le nostre tradizioni sono molto severe per chi rifiuta i loro obblighi."

Gli occhi del vecchio mago diventarono improvvisamente freddi, e Blaise sentì un brivido di trepidazione scorrergli lungo la schiena. Trattenne il fiato e aspettò ancora più ansiosamente le rivelazioni che stavano per arrivare.

"Uno dei tuoi zii comunque continuò a tener d'occhio tuo padre. Perciò, fummo informati che aveva raggiunto l'Inghilterra e sposato tua madre. Una donna di dubbia reputazione, mi spiace ammettere."

L'anziano mago fece un'altra pausa, abbassando il capo in meditazione. Poi sembrò guardare nuovamente Zabini. "Ma questo è ormai passato, e il passato non può essere cambiato, sfortunatamente. Il matrimonio non durò a lungo. Un paio d'anni dopo la tua nascita, tuo padre morì in un alterco violento con un mago sconosciuto. Noi riteniamo che lo scontro sia stato provocato deliberatamente… Comunque, il ministero non ha mai trovato prove di questo, e poiché tuo padre era uno straniero, nessuno si preoccupò troppo a proposito di questa fine ingiusta."

Per un attimo, la voce del vecchio tremò di indignazione, mostrando la profondità del suo dolore per quel nipote così sventurato. Poi il suo tono si abbassò di nuovo, ritornando ad una calma allarmante. "Da quel momento in poi, tuo zio ha tenuto te sotto controllo."

Di colpo, Blaise si sentì estremamente a disagio. Anche se sapeva che la figura non poteva effettivamente vederlo, alzò una mano per coprirsi il viso, come a nascondere i suoi pensieri.

"Abbiano saputo che sei stato educato a Hogwarts, e che sei stato smistato a Serpeverde, sotto la guida del defunto Severus Snape. Il tuo curriculum di studi è effettivamente eccellente. Tuttavia, siamo stati estremamente scontenti di sapere che ti sei unito al tristemente famoso Tom Riddle, che si era rinominato Lord Voldemort, e alla sua banda di cosiddetti Mangiamorte."

Blaise arrossì. Il disprezzo in quelle parole era difficile da sopportare, e per la millesima volta nella sua vita, maledisse silenziosamente le scelte che lo avevano condotto a quel cammino di sciagura. E con ancor più rabbia, Blaise maledisse l'uomo che aveva ingannato lui e i suoi compagni così bene: Severus Snape.

"Ma dimentichiamo questi sfortunati eventi," sospirò intanto il mago più anziano. "Eri giovane, troppo giovane, e non c'era nessuno a guidarti. Tuo padre ha deciso di lasciarci, e secondo le nostre regole, questo ti ha rimosso automaticamente dalla linea di successione, escludendoti dalla fratellanza magica italiana. Ecco perché sei stato così fortunato ad incontrare un Bernardi."

Le guance di Blaise arrossirono per l'imbarazzo, e il vecchio Zabini sospirò di nuovo, come se potesse vedere il dolore sul viso del suo pronipote. "Tuttavia, i tempi cambiano, e i tuoi zii pensano che sia ingiusto condannarti a causa delle colpe di tuo padre. La famiglia è la famiglia, e il nostro sangue scorre anche nelle tue vene. Sappiamo che la tua formazione è stata completamente diversa dalla nostra, e per questo motivo il tuo ruolo nella nostra famiglia non sarà probabilmente quello che avrei sperato. Ma un valido pozionista è sempre apprezzato. Quindi, siamo pronti ad accoglierti tra noi."

Dilatando gli occhi per la sorpresa e l'immenso sollievo, Blaise inconsciamente unì le mani come in preghiera.

"Ma… c'è sempre un ma che rovina ogni cosa," aggiunse lentamente in italiano il suo bisnonno, e anche se non poteva capire quelle parole, Zabini sentì una sensazione agghiacciante in cuore, la premonizione di qualcosa di terribile che stava per accadere.

"C'è sempre un ma che rovina la storia, dice uno dei nostri proverbi," tradusse quietamente il vecchio mago, e sospirò per la terza volta, incrociando le braccia.

"Mi spiace, nipote, le mie notizie devono averti dato dolore, e tuttavia la cosa più importante deve ancora essere detta. Adesso ascoltami attentamente, Blaise, perché dalla risposta che darai a questa domanda, dipenderà tutto il tuo futuro."

Zabini alzò la testa di scatto, sentendo paura e speranza stringergli il cuore. Ma mentre ascoltava, e il senso di ciò che gli veniva richiesto diventava sempre più chiaro, la sua espressione cambiò, facendosi disperata.

... ... ... ...

La forma di una giovane donna stava correndo ciecamente da un quadro all'altro, tenendo gli occhi fissi al suolo per evitare gli sguardi e le domande delle altre figure che incontrava nella sua corsa frenetica. Presto raggiunse un antico dipinto in uno dei corridoi, e lì la sua fuga agitata trovò una fine, quando la donna urtò contro qualcosa di morbido e una mano le afferrò il braccio. Spaventata, alzò gli occhi, trovandosi a fissare il sorriso quieto di Albus Dumbledore.

"Lily," disse il mago, tenendola gentilmente ma fermamente. "Dove stai andando così di corsa? C'è qualcosa che ti preoccupa?"

"Oh, Albus!" gridò la giovane, e di colpo, le cedettero le ginocchia. Con un piccolo gemito, Lily si gettò tra le sue braccia e lo abbracciò strettamente. "È così bello vederti!"

La sua voce vibrava di emozione contenuta. Albus ricambiò quell'abbraccio, guardando preoccupato la testa di capelli rossi stretta contro di lui. "Ti prego, spiegami, cara," chiese affettuosamente.

"Oh, Albus," ripetè Lily tra i singhiozzi che adesso la scuotevano tutta. "Ho appena detto addio a Severus… gli ho detto che andavo via per tornare a casa… per sempre."

Il vecchio mago sospirò, e la giovane donna rabbrividì tra le sue braccia. "L'ho fatto soffrire. Di nuovo." singhiozzò Lily. "Ma… ma era l'unica scelta possibile."

"Perché?" chiese Dumbledore, cercando di districarsi da quell'abbraccio per poterla guardare. Ma Lily si strinse a lui ancora più fortemente, nascondendogli il viso in petto e singhiozzando piano contro la sua veste. Albus le accarezzò i capelli e aspettò pazientemente.

"Mi spaventa," confessò Lily dopo qualche momento. La mano sui suoi capelli si fermò, e finalmente la giovane alzò gli occhi per guardare il vecchio.

"Ti spaventa?" chiese dolcemente Dumbledore.

"Lui… si comporta come se fosse ancora vivo," cercò di spiegare Lily. "C'è qualcosa, una strana specie di energia che sembra fluire da lui. È… è… è inquietante!" La giovane prese un respiro profondo per calmarsi, poi continuò con tono quasi imbronciato, "Voglio dire, siamo tutti dipinti ormai, Albus, solo dipinti! Che altro potremmo essere? Cos'altro potremmo sperare? E invece, lui pensa che potremmo ancora fare qualcosa… che potremmo cambiare il nostro futuro…"

"Lily," sospirò Dumbledore, ma lei continuò a parlare febbrilmente.

"Non sta facendo un orribile sbaglio? Dopo tutto, ci sono leggi alle quali dovremmo obbedire tutti…"

"Lily!" esclamò severamente il vecchio mago, e lei arrossì e nascose nuovamente il viso contro di lui.

"Dimmi la verità," le ordinò Dumbledore. "Sono sicuro che c'è dell'altro."

"Come fai a saperlo, Albus?" mormorò Lily debolmente. "Però hai ragione. Sì, c'è dell'altro. Qualcosa di ancora peggio."

Il mago aspettò. La ragazza esitò, poi cominciò a parlare con una voce quasi impercettibile. "Io amo James, tu lo sai, Albus… eppure… eppure…"

Lily inghiottì. Le parole sembravano uscirle con gran dolore e fatica. "Eppure, quando parlo con Severus, quando vedo quello che ha fatto, quello che è diventato… a volte… a volte penso che forse… forse ho avuto troppa fretta… forse ho commesso un errore…"

Il fragile autocontrollo di Lily si spezzò e i singhiozzi la scossero violentemente mentre si aggrappava disperata al vecchio mago. "Io DEVO andarmene, Albus, non vedi?" gridò. "Non posso tradire mio marito. E non posso offrire niente a Severus, nemmeno la mia amicizia. Sono venuta qui per aiutarlo e per offrirgli pace e perdono. Ma ho soltanto rovinato tutto di nuovo e l'ho fatto soffrire ancora di più."

Si fermò improvvisamente, mentre i suoi lineamenti si alteravano per il dolore. "Chi perdonerà ME, adesso, per non aver mai capito?"

"Non sei la sola a rimproverarti," replicò tristemente Dumbledore, e i suoi occhi si riempirono di lacrime. "Siamo tutti colpevoli, Lily. Tutti. Ma la responsabilità più grande ricade su di me."

Il vecchio mago appoggiò stancamente la sua testa sulla spalla di lei, come se fosse il suo turno di chiedere conforto, mentre ammetteva amaramente, "E nessuno mi perdonerà mai per quello che ho fatto."

...

Note dell'epoca:

Dilectissime fili, salve atque vale: Dilettissimo figlio, ti saluto e che tu possa star bene. Le famose parole di apertura o chiusura delle lettere in latino.

IntraMundi Magus: altre parole latine per una definizione inventata dalla sottoscritta, con il significato di "Mago tra i mondi".

Biagio è ovviamente la forma italiana di Blaise. Ho scelto il nome Cosimo per il padre di Zabini come tributo al nostro meraviglioso Italo Calvino e al suo Barone Rampante, un libro che amo moltissimo, dove sono presentati i due fratelli Cosimo e Biagio Piovasco di Rondò.