File... 03.06.04 – Capitolo 21 - Magenta

Tutti i sistemi online...

Da dove veniva la voce? Non sembrava avere una direzione; e lei non riusciva a vedere nel buio che aveva avvolto ogni cosa.

Tutti i sistemi online...

Destra? Sinistra? Sopra o sotto? Dov'era?

I glifi iniziarono a scorrere nel buio. Cose che non avrebbe dovuto capire, e invece capiva. Lettera dopo lettera e parola dopo parola, scorrevano all'infinito come su un monitor. Monitor.

Ripristinare connessione sensori ottici.

Il piccolo punto luminoso si accese nel buio, e poi si espanse in fretta, restituendole la visione completa.

Restituendole l'immagine della grande lampada che pulsava sopra la sua testa e lasciandole intravedere l'incredibile spettacolo al di sopra di essa.

E non solo.

Ogni cosa, ogni dettaglio veniva singolarmente messo a fuoco per completare la visione d'insieme. E registrato dopo essere stato analizzato.

I simboli continuavano a scorrere, identificando ciò che lei conosceva e riportando analisi su quello che le restava ignoto, connettendosi ad una differente rete spaventosamente infinita che risiedeva oltre i confini del suo essere, per verificare, definire, archiviare.

Oltre quel confine c'era Proteus.

Lana lo sapeva senza bisogno di sentire la sua voce, senza bisogno di vederlo. Esattamente nello stesso modo in cui sapeva che il silenzio di Proteus era volontario.

Proteus... il solo pensiero le faceva girare la testa. Il computer e lei erano interfacciati. Interfacciati! Come se la sola connessione mentale tra loro non fosse già stata sufficiente.

Quanto tempo era passato? E per quanto tempo era rimasta in quella sala? Cosa stava succedendo fuori?

Comunque fosse... c'era così tanto altro a distrarla, a tenere il panico fuori dai suoi pensieri, almeno per il momento. Fuori dai suoi pensieri che adesso scorrevano su livelli diversi, nella sua mente dalla forma diversa.

Poteva sovrapporli...

Tutti. Insieme.

Sondare Proteus. Analizzare e registrare l'ambiente. Riattivarsi. Ipotizzare. Preoccuparsi per la propria umanità. Avere il coraggio sollevare le mani per guardarle e scoprire cosa fosse diventata.

Tutto. Insieme.

Non un processo per volta: la sua memoria funzionava in modo dannatamente diverso, adesso.

Lana trattenne il fiato, ricordandosi troppo tardi di non avere più bisogno di respirare. Il panico sarebbe stato il benvenuto, ne sentiva quasi il bisogno; e se lei fosse stata un'altra persona, molto probabilmente, la reazione più ovvia sarebbe stata quella di saltare giù e mettersi ad urlare in preda ad un attacco di panico. Ma,almeno in questo, sembrava che le cose non fossero cambiate; e Lana non avrebbe perso il controllo di sé stessa.

Calma. Trova la soluzione migliore e vai avanti, e se non puoi andare avanti... almeno mantieni il controllo.

Dio, non sarebbe stato facile.

Per quanta freddezza Lana potesse decidere di esercitare, per quanto potesse fingere... la paura era lì comunque. Non osava muoversi, non osava guardarsi o semplicemente sollevare le mani per il timore di quanto avrebbe scoperto.

Artigli, metallo, cavi.

Calma. Trova la soluzione migliore e vai vanti, si disse.

Qualunque cosa ci sia, comunque io pensi... sono indubitabilmente me stessa.

I miei sentimenti sono ancora qui, le mie idee, le mie paure. Io sono ancora io.

Continuò a ripeterselo per un po', prima di arrischiarsi a muovere un muscolo. Poi una sfumatura di impazienza, di voglia di azzardo iniziò ad intrufolarsi tra i suoi pensieri: non poteva restare ferma, non poteva nascondersi per sempre.

Lana sollevò lo sguardo, i suoi nuovi occhi continuarono a registrare tutto, lasciandosi catturare dall'incredibile soffitto che riusciva ad intravedere oltre la lampada che, come d'incanto si spense e scivolò di lato emettendo un leggero ronzio.

Proteus? O era stata lei stessa?

Lana provò il desiderio di ridere, ma la sua attenzione tornò ad appuntarsi sul soffitto. E, finalmente, realizzò il punto: quella camera si trovava al di sotto della cisterna. La luce si muoveva, come succede sott'acqua, creando bizzarri riflessi sulle pareti. Strane figure si intravedevano al di sopra, creature di un altro mondo.

Lana sollevò le braccia e si guardò le mani. Anche se illuminate dal riflesso color magenta quelle erano senza dubbio le sue mani. Incredula le mosse, flettendo le dita, ruotando i polsi: ma erano proprio le sue, quelle di un essere umano. Eppure...no. I glifi che scorrevano rapidi nel suo campo visivo riportavano il funzionamento di ogni circuito, di ogni ingranaggio integrato ai suoi muscoli e alle sue ossa. Degli ingranaggi delle sue mani quasi umane, quasi aliene.

Proteus?

Il computer rimase in silenzio, e Lana scivolò lentamente giù da quello che doveva essere un lettino medico, ma fuori misura. Enorme, fatto per un corpo diverso dal suo.

Si disse che non era necessario soffermarsi sull'idea che le sue abilità fisiche, di saltatrice in questo caso, sembrassero essersi del tutto rimodellate su un nuovo modulo. Perché quella non era la cosa più importante.

Rendersene conto, decise, sarebbe stata la massima concessione che avrebbe fatto alla sua diversità.

Si guardò intorno, in cerca di qualcuno, in cerca di Aria.

Aria era saltata nell'urna, Lana ne aveva un ricordo preciso, nonostante il dolore e la confusione di quegli istanti. Era una delle ultime cose che ricordava di quello che era accaduto prima. Aria. Megatron. La comunicazione con Proteus.

Il decollo!

Proteus aveva suggerito che fosse un rischio restare fermi sottoterra una volta che l'ingresso alla nave fosse stato trovato; nonostante i compagni del reziario fossero ancora da qualche parte lì sotto. Erano in volo? In volo dove? Non c'era niente nel laboratorio che le desse l'impressione di trovarsi su un mezzo in movimento.

Un'astronave.

- Sono su un'astronave. - Lana deglutì, avvertendo il bisogno di dirlo ad alta voce - E sono un cyborg. - o qualcosa del genere, comunque.

- Proteus, per favore? - il computer la ignorò ancora.

- Per favore, ho bisogno di sapere... - non poteva essere, non poteva affatto essere che Proteus l'avesse scaraventata in questo nuovo, ignoto mondo e solo per lasciarla da sola.

Non poteva averla usata solo perché la nave aveva bisogno di equipaggio; e, d'altra parte, nella sua ignoranza che razza di aiuto lei avrebbe potuto mai dare?

Lampi di luce color magenta le balenarono negli occhi, frammenti di ricordi, parti di informazioni archiviate nella sua memoria; no, che assurdità sarebbe stato sostenere che un computer onnipotente e autosufficiente avesse avuto bisogno di insignificanti, piccoli, ignoranti umani per gestire una nave che lui stesso aveva governato da solo per milioni di anni, fino al punto di sopraffarne il primo equipaggio.

Proteus... era tutto lì, anche la conoscenza di quello che il computer non aveva detto.

Ma, comunque, in un milione di anni Lana non avrebbe mai pensato di trovarsi, un giorno, all'interno di un'astronave dotata di anima, governata da un computer che agiva più come un dio creatore che non come una macchina. Quelle idee le fecero girare la testa, lasciandole in bocca il gusto di qualcosa ancora da scoprire, e misteri da affrontare. Non poteva analizzare tutto e subito.

Proteus...

E non poteva starsene lì ferma a speculare di teologia e filosofia aliena.

Forse Aria aveva bisogno di aiuto e si stava ponendo le stesse domande in un'altra stanza; erano in un'astronave, diamine! Una gigantesca astronave aliena che, probabilmente, avrebbe prodotto nei terrestri lo stesso orrore che incutevano quelle dei Decepticons atterrati per portare la guerra.

La guerra... Lana si prese la testa tra le mani.

C'era ancora la guerra lì fuori! E Megatron, anche se per qualche motivo non voleva pensare a Megatron, né ricordare quello che era accaduto nell'urna.

Magari potevano fare qualcosa; essere di aiuto senza infrangere la promessa di neutralità.

Una cosa per volta, una cosa per volta.

- Proteus, per favore! Non so da dove cominciare ed ho tante domande da fare!

Non si era aspettata di ricevere risposte e non ne ottenne.

Allora si concesse di studiare ancora la stanza, cercando di trovare qualcosa di utile. Ma la sua attenzione era attratta inevitabilmente dal soffitto liquido e iridescente.

Il sistema di riconoscimento analizzò la sostanza color magenta e la classificò come Bright Energon.

Un piccolo passo avanti è pur sempre un passo avanti, pensò. Bright Energon. Se solo avesse avuto modo di accedere alle informazioni sulla materia...

Ricerca in corso file per Bright Energon.

- Vuol dire che basta chiedere?

E' tutto qui, pensò, devo solo concentrarmi. E la soluzione salterà fuori.

Non ci si sarebbe abituata mai.

Progetto Bright Energon. File criptati, accesso consentito all'Ufficiale in Comando.

Scarica questi file. Ovviamente, avrebbe potuto dare l'ordine in modo automatico, ma per adesso era più facile interagire così.

" Lana? " La voce di Proteus la fece sentire un po' come Giovanna d'Arco. Con la testa affollata.

Mettendo temporaneamente da parte l'esistenza di quei file, Lana sbuffò.

" Adesso puoi concedermi la tua attenzione, Proteus? Eri troppo impegnato, prima? "

" Chiedo scusa. Ritenevo corretto lasciarti il tempo necessario a riprenderti. E a cominciare a muoverti da sola nel tuo nuovo mondo. "

" Ho come l'impressione di non aver visto ancora nulla. Ho come l'impressione di star omettendo le cose più importanti. Cosa dovrei fare? "

" Adattabilità. Questa è la prima caratteristica di quello che sei e potrai essere. Non temere di non poterlo fare: sei progettata per questo. "

" Progettata." Quelle parole le diedero la nausea.

" No, non in quel senso, Lana... "

" Potremmo parlare in modo normale, per cominciare? Fuori dalla mia testa? "

- Ovviamente. Terremo il nostro canale di comunicazione privilegiata per quando sarà necessario comunicare in privato. Posso parlare in modo normale in ogni parte della nave.

- Ho dato l'ordine di decollare? Me ne ricordo vagamente, ma non riesco a conciliarmi con l'idea di averlo fatto.

Lana si guardò intorno, sentendosi a disagio con l'idea di non avere un posto preciso, fisico, da fissare quando discorreva con Proteus. E, soprattutto, con quella di aver dato un ordine.

- Non temere, ho una visuale completa da ogni prospettiva, puoi guardare dove preferisci.

- Molto poco riservato, non trovi, potermi leggere sempre nella testa?

- Come tu puoi, adesso, leggere la mia memoria.

- Ho come l'impressione che non sia la stessa cosa. - Lana scosse il capo - Ma non importa. Posso fare finta che tutto questo sia normale, posso riuscire a controllarmi fino al punto di non perdere la testa. Ma sento che c'è altro. Che non posso restare qui senza essere funzionale alla nave. Funzionale! E non so neppure come esserlo!

- Hai in memoria tutte le informazioni necessarie.

- No, non so nulla! Non ho esperienza, e tutta questa... cosa mi sembra folle. Mi sento come quando, leggendo un libro o guardando un film, ci si imbatte in parti assurde. Io... ho bisogno di consequenzialità, temo. E sono quasi sicura che tu abbia fatto una gran brutta scelta, quindi dovresti pensare a riconsiderare la mia posizione. Perché io non so se sono in grado di essere la persona che vuoi, Proteus.

- Spiegati meglio.

- Io sono... Lana Rao. Una qualunque. Una che non ha mai fatto niente di speciale, che non ha nessuna particolare abilità. E non qualcuno, qualcosa in grado di fingere di essere il capitano di un'astronave, o un cyborg capace di... non lo so. Solo una mediocre pasticciona che ha fatto cadere una pentola mentre la usava per annaffiare dei fiori, e si è imbattuta per puro caso in un alieno pazzo. E' per questo che sono qui. Questo non è un romanzo di avventura, Proteus. Io non sono in grado! Ho dato un ordine perché tu hai detto che era saggio farlo; quale comandante, che parola strana e falsa, agirebbe così? - Lana si morse le labbra, cercando di riordinare i pensieri e di non perdersi nel caos che le ronzava in mente - Presumo che un comandante dovrebbe avere delle capacità personali, e delle conoscenze che rendano possibile prendere decisioni autonomamente, buone decisioni. Non decisioni da terrestre che non sa un accidente di niente. Prima ho deciso di comportarmi in un certo modo solo perché Megatron è pazzo, e io non avrei mai fatto nulla per mettere nelle sue mani un'altra arma potente come questa. Ecco tutto. Come vedi non ho grandi motivazioni e non c'è alcun motivo per cui non dovresti scaricarmi. Disattivarmi, o qualunque cosa si faccia in questi casi.

Lana tirò il fiato, domandandosi se le fosse ancora possibile arrossire. Sentendosi idiota per aver fatto un discorso così lungo, e tanto da poco. Non un discorso da viaggiatore spaziale, o da super cyborg. Solo un discorso da terrestre in pieno panico.

- Dunque... - soffiò Proteus - Quale sarebbe, invece, un discorso da super cyborg?

- Andiamo, Proteus! Chi meglio di te può saperlo? Avrei dovuto dire qualcosa di illuminato, e di illuminante, suppongo.

- Quindi vuoi tirarti indietro?

- No, io... sì. Ma no. Questa è l'avventura che chiunque vorrebbe vivere. La guerra, aver visto tutto questo... sono motivazioni più che sufficienti. Ma non ho mai pensato che sarebbe successo davvero, perché sapevo di non essere all'altezza. I sogni sono solo sogni. Io non so niente!

Ma, nel dirlo, Lana si rese conto che non era vero.

Perché, della nave sapeva tutto.

Era lì, tutto lì. Una quantità di informazioni e memorie che non era consapevole di possedere. Ma che poteva utilizzare semplicemente volendolo.

Ma la pratica?

Lana si prese la testa tra le mani.

- Potrei essere qualcos'altro. L'addetta alle pulizie della nave? Andiamo, non so neanche cosa sono!

- Non è vero. Sai anche questo.

- Proteus... - Lana rimase silenziosa ed immobile mentre un pannello della stanza si spostava, rivelando una superficie di metallo simile ad uno specchio - Cosa diavolo...

Non attese risposta per avvicinarsi e controllare da sola; il metallo era lucido e riflettente, esattamente quello che le serviva per potersi specchiare una volta per tutte.

- Quella non è Lana Rao, forse? - domandò cautamente Proteus.

Lana allungò le dita, toccando la superficie fredda. Studiandosi.

- Sono proprio io, sempre io. - sussurrò. Sé stessa in ogni dettaglio, se non per una piccola differenza.

- I miei occhi... - come quelli di Megatron e Starscream sembravano più luminosi del normale, come se ci fosse stata una luce nascosta subito dietro l'iride. Ed erano viola. Decisamente, intensamente viola.

- Come ti avevo già detto... - osservò Proteus - Il mio patto non comportava perdite superiori a quello che avrei dato. Ogni Transformer possiede una forma originale, ed una forma alternativa. I Decepticons hanno sviluppato dei corpi apparentemente umani da usare in alcune situazioni, come hai visto. Credi che avrei offerto meno di questo? L'uso dei corpi sintetici li dissocia dalla forma originaria, ma io potrei avere fatto meglio di così.

Il pannello si mosse, scivolando verso l'alto e facendo scattare Lana all'indietro in un moto di sorpresa.

L'immagine riflessa le sorrise, spostandosi e lasciando intravedere la cosa incredibile che c'era al di sotto.

Lana sollevò la testa, restando a bocca aperta e avvertendo un fiotto di conoscenza e consapevolezza, di un riconoscimento che non poteva essere ignorato.

- Ma come... chi sei davvero, Proteus, per aver fatto questo? - sussurrò.

Lui la ignorò - Ecco chi sei davvero tu, piuttosto.

La vista della terra che si avvicinava era da togliere il fiato.

Aria si adagiò alla parete, senza togliere gli occhi dall'holo-monitor.

- Credi che ci si abitui mai? - sussurrò, sollevando nello stesso tempo una mano e studiandola.

Lana scosse la testa - No, credo di no.

- Iniziare procedura di recupero? - la voce della Endless suonava piacevolmente familiare, come quella di un vecchio amico. Aria si domandò perché, ma non era il suo interrogativo più importante, non il più urgente.

- Chi scende? - chiese, invece - La lancia è pronta. Vuoi avere tu l'onore oppure...

Lana si voltò verso l'uomo che stava osservando tutto con gli occhi viola accesi dalla curiosità.

Proteus aveva pianificato di recuperare tredici membri dell'equipaggio. Aria e Lana erano state le prime. Aidan Berger il terzo. La cosa più assurda era che non sembravano trascorse più di poche ore; ed era così, infatti. Il tempo nell'urna era diverso.

- Signor medico di bordo, sarebbe così gentile da accompagnare la nostra storica in questa missione di recupero? Sarebbe la sua prima missione ufficiale. La sua prima missione in assoluto.

- Se posso essere di aiuto, certo.

Aria annuì - Speriamo che non sia una cosa complicata.

- Convincere qualcuno che è nelle mani di un Decepticon e prossimo alla morte a seguirci? - Aidan ridacchiò, una risata gentile - Forse dovremmo preoccuparci di evitare di essere assaliti da ogni persona sulla faccia della Terra.

Aria lo fissò con curiosità - E' stato davvero così facile, per te?

Aidan abbassò lo sguardo, e Lana si disse che poteva capirlo.

Aria scosse la testa - Chiedo scusa, era una domanda idiota.

- Non importa.

Lana si schiarì la voce - Ricordate che avete poco tempo. Dobbiamo prelevare queste persone prima che per loro le cose si mettano davvero male.

Aria accennò un finto saluto militare - Claudy Turner, stiamo arrivando! - Berger la seguì a passo rapido, eccitato.

- Deve essere bello muoversi di nuovo. - osservò Lana.

La voce di Proteus la raggiunse dagli altoparlanti - Lo ha apprezzato molto.

- Loro sono rinchiusi nel primo laboratorio? In tre non si annoieranno di certo.

- Fanno piani inutili.

Lana si umettò le labbra con la lingua - Non sanno niente ancora. Povero Megatron, gran brutta sorpresa all'orizzonte per te.

- Il tempo trascorso nell'urna non appartiene a questo continuum spazio temporale, per loro non sono trascorse che poche ore. Ma tu non potrai evitarli per sempre.

Lana si irrigidì - Non lo sto facendo. Pensavo fosse più importante questo.

- Aria Ende e Aidan Berger sono pronti. - annunciò la voce della Endless.

- Me ne occupo subito. - gli occhi viola di Lana si illuminarono con maggiore intensità, mentre si legava alla nave per occuparsi del lancio.

- Posso occuparmi io di queste piccolezze.

- Preferisco fare pratica, grazie.

Proteus rimase in silenzio.

(continua…)

Piccola nota a fine capitolo:

ah, quanta poca simpatia ho per i capitoli di transizione! Ci sono tante cose che avrei voluto scrivere, ed altre che ho preferito lasciare per dopo.

Mi sono chiesta io cosa avrei fatto al posto di Lana, e la risposta è stata: avrei cercato di non avere una crisi isterica! Avrei nascosto le mie paure; ma, di certo, poi sarebbero saltate fuori... e mi sarei sentita davvero insignificante, e priva di fiducia in me stessa. Questo è il tipo di atteggiamento che, all'inizio, ha guidato Lana.

Però, poi, che eccitazione! E quanta voglia di scoprire tutto! Così tanta da far perdere di vista le cose più ovvie, e molte domande semplici ma necessarie...

Beh, per il resto...

Avrei avuto bisogno di lunghi capitoli per far adattare i personaggi alla situazione, per questo ho preferito dire che nell'urna il tempo è diverso: quanto ne è passato? Cosa hanno scoperto? Tutto questo resta nel dubbio... lo scopriremo in seguito? XD

Come la storia del medico, Aidan Berger, nuovo membro dell'equipaggio che si presenterà strada facendo!