Idra

"Così il mio amato Fersen potrà essere felice…".

Le parole uscirono leggere, quasi sussurrate, mentre Maria Antonietta osservava il proprio viso allo specchio.

Aveva congedato le cameriere e ora poteva vedere sé stessa, riflessa nei panni della principessa, truccata e pettinata come una divinità greca.

Non aveva scelto per sé stessa, nonostante fosse nobile e fosse la regina di Francia, un ruolo del genere.

Si era rappresentata come essere umano, creatura terrena, soggetta ai sentimenti umani, stretta tra il dovere di proteggere il proprio regno e l'amore verso una creatura divina ed irraggiungibile, il dio Apollo.

Aveva deciso di affidare a Madamigella Oscar il ruolo della dea. Per la sua bellezza e per la sua onestà e anche perché, in quel modo, Oscar e il Conte di Fersen…

"Maestà siete sicura di ciò che state facendo?".

La voce di Madame Elisabeth giunse alle spalle, distogliendo Maria Antonietta dai pensieri.

Sorrise la regina, dolcemente, appoggiandosi con la schiena alla spalliera della sedia, quasi per sostenere sé stessa di fronte alla strada che aveva deciso di intraprendere soltanto due mesi prima, quando aveva ideato quell'assurda avventura della recita all'Operà Royal.

"Oh…Elisabeth…venite…venite qui, accanto a me…".

La donna si sedette accanto alla regina e lei le prese la mano, stringendola.

Era fredda e tremava.

"Maestà…".

"Tutto procede per il meglio madame…le voci che…".

Il tono di Maria Antonietta s'incrinò leggermente.

Madame Elisabeth proseguì allora, quasi per evitare alla regina d'essere lei stessa a pronunciare parole cariche di dolore.

"Si maestà. Le voci che mi sono giunte da corte mi confermano che l'amicizia tra il Conte di Fersen e Madamigella Oscar sembra essere divenuta più salda…so che questo non può che addolorarvi…".

"No, no…Elisabeth…credetemi. Io stessa lo speravo. Fersen non deve più soffrire a causa del mio affetto per lui. Io non potrò mai ricambiare il suo amore…lui deve essere felice e credo che Oscar…".

La regina non proseguì.

La considerazione a cui era giunta la sua mente era di per sé troppo dolorosa.

Non sarebbe riuscita ad esporla, neppure ad una delle sue più care amiche.

"Ma ditemi maestà…voi avete detto nulla al conte!?" - chiese Madame Elisabeth incerta – "Lui sa perché avete ideato questa rappresentazione?".

"No…no" – s'affrettò a precisare Maria Antonietta – "Assolutamente no! Fersen non sa nulla. Io speravo che lui…speravo che Fersen si avvicinasse a Madamigella Oscar spontaneamente. Oscar è una persona straordinaria, ma ho sempre dubitato che la vita che la imposto suo padre e quell'atteggiamento così freddo e distaccato le avrebbero mai consentito di svelare la sua vera natura. E' bella e leale e…io spero di essere riuscita a far comprendere a Fersen che Oscar…oh se mai avessi accennato qualcosa al conte…lui mi avrebbe disprezzato per quello che ho fatto…invece, tutto è accaduto naturalmente…questo mi fa ben sperare che lui possa avere un futuro più felice di quello che adesso ha di fronte a sé…".

La voce di Maria Antonietta si perse, sormontata dal nodo che chiuse la gola.

Essere solo l'amante della regina…- bisbigliò tra sé e sé portandosi una mano al viso per evitare che le lacrime scendessero a rigare le guance e guastassero il trucco di scena.

"E…ditemi Elisabeth…come sta la vostra dama di compagnia?" – chiese poi Maria Antonietta tentando di addomesticare di nuovo il tono della voce.

L'argomento della conversazione venne spostato ad altro, forse per alleggerire la sensazione di quella sorta di fine inevitabile che ogni spettacolo reca con sé, ch'esso sia recitato s'un palcoscenico oppure nella vita.

"Oh…maestà….ultimamente Maileen non si è sentita bene. Ma mi ha confidato che quel giovane…André…le è stato molto vicino e…".

"Bene, sono felice che Maileen abbia conosciuto André…è un giovane molto educato…".

"Si…si…Maileen me ne ha parlato sempre molto bene…credo che tra loro sia nato un affetto profondo…".

"Sono felice allora! Si, sono veramente felice!" – mormorò la regina tornando ad osservarsi allo specchio.

"Maestà, lo spettacolo sta per iniziare…il pubblico ha preso posto in sala e tutti attendono di vedervi…".

"Si Elisabeth. Lasciatemi ancora qualche minuto. Dopo stasera…dopo stasera dovrò dire addio al mio amato Fersen. Spero che lui comprenderà e sarà felice…lo spero proprio…".

Una lacrima leggera solcò il volto di Maria Antonietta. Il tempo di asciugarla e la donna si alzò con sguardo risoluto e sicuro.

Si va in scena! L'ultimo atto di una tragedia!

Quella della mia vita.

Essa si consumerà sotto gli occhi di tutti senza che nessuno se ne accorga.

Alla fine forse sarò almeno riuscita a rendere felice l'unico uomo che abbia mai amato nella mia esistenza…

"Andiamo...".

Le parole ripetute a voce alta risuonarono nella testa della regina, negli istanti che precedettero l'alzata del sipario.

Il nervosismo di sapere che la sala e la galleria erano stracolme di personalità importanti, ministri, ambasciatori e nobili si sciolse immediatamente, inghiottito dal pensiero che di lì a poche ore, la vita della Regina Maria Antonietta avrebbe finalmente subito una svolta e per sempre.

In quello stesso momento, altre persone attendevano l'esito della rappresentazione e con essa la svolta, altra e diversa, che da essa sarebbe derivata alle rispettive vite.

Non tutte erano sedute all'Operà Royal di Versailles.

Non tutte erano intente ad assistere allo spettacolo ed ai suoi colpi di scena.

Il Duca d'Orleans, non invitato, era rimasto a Palace Royal a Parigi, intento come sempre a condurre la propria vita secondo dettami di liberalità e consenso a giovani intellettuali e studenti, indagando sulle sorti della Francia e sui possibili governi che avrebbero potuto risollevare le gravi condizioni in cui versava il paese.

Il Conte d'Artois, invece, era stato fatto accomodare in una saletta laterale al palco e si godeva lo spettacolo del variopinto pubblico, sotto di sé, lanciando ogni tanto un'occhiata alla sala più elevata della galleria, quella centrale, dove aveva intravisto i sette arcieri.

Lo sguardo era serio e la tensione altissima.

Tutto doveva andare secondo i piani.

Ovviamente altri piani, del tutto diversi e distinti e lontanissimi da quelli sperati e desiderati della regina.

Lucas de Berintou, insieme agli altri arcieri, era entrato nella saletta della galleria, situata di fronte al palcoscenico.

Il Tenete Girodel aveva consegnato ai giovani le frecce finte e si era assicurato, mediante guardie poste davanti alla saletta stessa, che nessun estraneo sarebbe entrato.

Nessun'altra arma, finta o vera che fosse stata, sarebbe giunta in quel luogo, eccetto le sole necessarie per la rappresentazione.

Nessuna arma e nessun estraneo…

Il Generale Jaryaies aveva dispiegato i suoi uomini in tutti gli angoli della reggia.

Altrettanto aveva fatto il Generale Bouillè.

Dai giardini alle fontane, ai boschi, fin quasi al confine del Gran Canal…

La reggia era praticamente inavvicinabile.

Così che nessun estraneo sarebbe potuto arrivare fino alla reggia.

Nessuna arma e nessun estraneo…

Se non fosse stato che forse, ancora una volta, sarebbe bastato correre con la mente alla storia, per comprendere che l'estraneo non sempre può celarsi dietro un volto sconosciuto.

Sarebbe bastato rammentare la vicenda di una delle città più importanti dell'antichità ch'era stata distrutta grazie ad un cavallo di legno…

Ed il punto era che Maileen de Berintou per tutti coloro che avevano conosciuto e veduto la giovane accanto a Madame Elisabeth, nel corso dei precedenti mesi, non avrebbe mai potuto esser considerata un'estranea.

Ora la giovane s'aggirava con sguardo estasiato per i corridoi dell'Operà, stringendo a sé il proprio ventaglio e guadagnando, un poco per volta, le scale che portavano al piccolo palco degli arcieri.

Il corpo minuto ma saldo.

I passi leggeri ma sicuri.

Sapeva dove andare e cosa fare.

Quando i soldati se la trovarono davanti, non pensarono immediatamente ad una estranea.

Nemmeno quando lei chiese cortesemente e con un filo di voce di poter vedere suo fratello, per fargli gli auguri e per incoraggiarlo in quella singolare circostanza.

L'abbraccio tra i due giovani fu veloce e sincero.

Così lo percepirono i due soldati ch'erano rimasti sulla porta.

La giovane Maileen li ringraziò con un sorriso lieve e se ne andò, mentre l'arciere richiudeva la porta stringendo a sé il prezioso ventaglio lasciatogli dalla sorella.

Un meraviglioso ventaglio rosso porpora, impreziosito da gemme di cristallo.

Tre frecce scivolarono leggere e discrete dalla stoffa del ventaglio alla faretra, sapientemente divise dalle altre e pronte per recare con sé il loro carico di morte.

Una per ciascun membro della famiglia reale.

Se poi fosse stato più opportuno, l'ordine ricevuto era comunque quello di colpire per primo il piccolo delfino di Francia e poi suo padre.

La regina si sarebbe anche potuta salvare perché tanto lo scandalo della sua relazione con il conte svedese ed i dubbi sulla paternità del piccolo Loius Charles avrebbe travolto la sovrana costringendola a tornare al proprio paese.

Questa era la seconda svolta che, di lì a breve, coloro che avevano ordito la congiura attendevano.

Quella semplice rappresentazione si sarebbe trasformata in un'immane tragedia per tutta la Francia.

Ed il Colonnello Oscar François de Jarjayes, nei panni di Minerva o forse, suo malgrado e senza che nemmeno lei l'avesse immaginato, di novella Cassandra, era dietro al palcoscenico.

Osservava la platea, intenta a cercare di individuare e riconoscere i volti delle persone, almeno quelle illuminate dai bracieri, posizionati poco lontano dal palco.

Una luce calda scorreva lungo le assi di legno del palcoscenico, dove risuonavano leggeri i passi della regina e del delfino, mentre apprendevano dell'immane pericolo che si sarebbe presto abbattuto sul loro regno se la giovane donna non avesse accettato di sposare il principe del regno confinante, arrogante e prepotente, intenzionato ad avere per sé le terre governate dalla principessa e la mano e la vita di quest'ultima.

Oscar tentò di scorgere il viso di Maileen ma non lo vide da nessuna parte.

In fondo una dama di compagnia non avrebbe avuto nessun titolo per stare in quel luogo eppure l'assenza della giovane, in quel momento, e a dispetto del fatto che fino a quel momento proprio la presenza dell'altra avesse recato con sé crescente e sorprendente insofferenza, indisponeva, recando con sé senso di sospensione e sospetto…

E quel dannato vestito che lasciava scoperta la schiena…

Il freddo scivolava leggero sulla pelle aumentando il senso d'impotenza e d'incapacità di governare ansia e paura.

Chiuse gli occhi, Oscar, un istante, tentando di dominare l'angoscia di non sapere se i suoi dubbi si sarebbero trasformati in una pericolosa realtà.

Quando li riaprì si accorse che Fersen le era accanto e la stava osservando.

Lui non disse nulla e Oscar tornò con lo sguardo al palcoscenico dove nel frattempo aveva fatto la sua comparsa André, il cacciatore senza nome, incaricato dalla principessa di trovare la dea Minerva e chiedere il suo aiuto per salvare la città ed il regno.

Ancora pochi istanti e Oscar sarebbe diventata la dea Minerva.

Certo…

Era e si percepì Minerva nel momento in cui osservò il cacciatore, davanti a sé, sfidata dalla sua richiesta e dall'insistenza nel volerla portare a compimento.

Era e si sentì Minerva quando, dopo lo scambio di battute sull'insolenza dell'essere umano e ancora dopo lo scambio rapido di fendenti e stoccate che l'avevano lasciata disarmata e senza respiro, sentì scorrere su di sé, di nuovo, quel corpo e quelle labbra…

Su di sé, dentro, fin nell'anima, fin nel profondo della sua essenza…

Tutto…

Era e sentì tutto, ancora e ancora…

Ascoltò il disprezzo nelle parole del dio Apollo…

Vide il duello tra il cacciatore e il dio…

La sconfitta dell'uomo contro il dio…

In quell'istante Minerva scomparve…

Lo sguardo freddo e distante che riservò all'arroganza del dio Apollo ed al suo intento d'averla per sé, impedirle di ascoltare il cuore, affinché nessun sentimento potesse mai nascere tra lei ed il cacciatore, tra la dea e l'essere umano, s'abbattè sul dio…

Disorientò Fersen…

Nemmeno nelle prove il conte aveva mai scorto tale severità negli occhi di Oscar e per un istante ebbe quasi la sensazione ch'esso non fosse affatto destinato al personaggio, bensì a sé stesso.

Minerva scompariva e con lei scompariva Apollo…

La sequenza delle scene proseguì attraverso una recitazione serrata ed appassionata da parte di tutti gli attori.

Il piccolo Louis Joseph fu molto bravo a rispettare i tempi delle scene e l'entusiasmo per l'esperienza scorse nei suoi occhi limpidi.

La voce uscì chiara e decisa e il corpicino si mosse sicuro, quasi avesse trovato una nuova forza per combattere e sopravvivere alla terribile malattia che l'aveva colpito.

Dato che la rappresentazione non era particolarmente lunga, non era stato previsto alcun intervallo.

Nessuno dunque avrebbe avuto modo di lasciare il palcoscenico.

Oscar aveva stabilito d'essere lei stessa a portare il pugnale destinato alla scena dell'uccisione della principessa sul palcoscenico e quindi la regina era stata costretta a prevedere una scena nella quale la dea Minerva non sarebbe stata presente, dando così ad Oscar il tempo necessario per recuperare l'arma.

Nessuno, proprio per ragioni di sicurezza, era al corrente di questo particolare.

Nessuno tranne André.

La scena s'avvicinava...

Oscar non avrebbe avuto che pochi minuti.

La tensione accumulata nelle giornate intense stava facendo sentire il proprio effetto.

Ed il fatto di non aver riposato per quasi due giorni stava mettendo a dura prova la sua capacità di resistenza.

"Oscar…vado io a prendere il pugnale…tu riposati un momento…" – le sussurrò André avvicinandosi a lei.

"No…non preoccuparti André! Tu fai come convenuto. Devi restare accanto al principe Joseph. Devi stargli vicino. Tra poco ci sarà la scena in cui la principessa ed il delfino verranno uccisi e poi quella dell'assalto alla città. Sai che ti voglio vicino a lui…mentre Fersen sarà accanto alla regina…".

André non replicò a quelli ch'erano ordini.

Ordini ricevuti perché l'incolumità della famiglia reale fosse tutelata in ogni istante.

"E poi…avrò il tempo di togliermi un istante quest'insulsa cintura! Mi sta facendo soffocare!" – masticò Oscar avviandosi verso il corridoio retrostante il palcoscenico.

Non si fidava di nessuno…

Ecco perché aveva deciso lei stessa di tenere con sé quel pugnale fino a quando non fosse stato consegnato nelle mani del re che poi se ne sarebbe servito per porre fine alla vita della principessa e del fratellino di quest'ultima

Ecco perché correndo quasi lungo il corridoio che portava ai camerini, neppure s'avvide dei due soldati di guardia che, immobili, la seguirono con lo sguardo, al suo passaggio.

Ecco perché togliendosi, quasi con rabbia, la cintura, per tirare un respiro più fondo degli altri, non riuscì a credere ai propri occhi, quando scorse, con la coda dell'occhio, un'ombra dentro la stanza delle armi.

Alzò lo sguardo velocemente ed incrociò quello un poco spaventato e sorpreso della giovane Maileen.

"Che diavolo fate qua dentro e come avete fatto ad entrare?" – gridò Oscar alla visione.

L'altra si portò le mani al petto, scuotendo la testa, quasi incapace di parlare.

"Perdonate…Madamigella Oscar…stavo cercando André…volevo sapere come procedeva la recita…".

"Non dite sciocchezze!" – proseguì Oscar completamente fuori di sé – "Conoscete a memoria la rappresentazione e non potete non sapere che in questo momento André è sul palcoscenico. Non lo avreste mai trovato qui dentro in questo momento!".

"Lui aveva detto che sarebbe venuto…" – continuò l'altra sempre più impaurita, cercando di guadagnare l'uscita – "Non volevo fare nulla di male. Ho detto che sono la sua fidanzata e mi hanno fatto passare…".

Le parole ebbero il potere di far infuriare Oscar.

Fidanzata o no, quella giovane lì non doveva starci.

André non poteva essere stato così ingenuo da dirle di venire facendosi passare per la sua fidanzata...

Quella era l'ennesima menzogna di Maileen.

"State mentendo!" – gridò Oscar avvicinandosi – "State mentendo e adesso non uscirete da questa stanza fin quando non mi avrete detto qual è il vostro scopo…da chi siete stata mandata e cosa volete fare…".

Maileen non consentì all'altra di continuare…

Né d'avvicinarsi oltre…

"Io non ho nessuno scopo! Semplicemente siete voi che state dicendo cose assurde e siete voi che provate avversione verso di me perché voglio bene ad André e voi questo non l'accettate!".

Oscar impallidì…

L'altra non si fece intimidire dallo sguardo furente che aveva piantato addosso e quasi senza respirare proseguì nel suo assalto verbale.

"Perché…perché lo volete per voi e non v'importa se così resterà solo. A voi interessa solo che lui stia ai vostri piedi…che resti il vostro servo…per sempre…anche se gli spezzerete il cuore…anche se non lo amate…anche se per voi lui è solo un servo! Perché non lo lasciate libero? Voi amate il Conte di Fersen! Vi ho visto quella sera, proprio qui in questa camera…stavate baciando il conte! Cosa penserebbe di voi André se glielo dicessi? Voi non avete mai capito niente di lui. Ma io si! Gli voglio bene e non vi permetterò di farlo soffrire ancora!".

L'irruenza delle parole ed il significato dirompente ebbero il potere di spiazzare Oscar.

Per un istante si ritrovò quasi annientata…

Lo stesso istante che Maileen riuscì a sfruttare per gettarsi su di lei che se la ritrovò addosso.

Oscar tentò d'afferrare la giovane per le spalle.

Aveva il vantaggio di essere più alta e forte ma il vestito che indossava proprio non s'addiceva ad una lotta, anche se contro un avversario più debole e innocuo.

"State mentendo…voi non sapete nulla di me e André…siete voi che lo state ingannando…" – gridò ancora Oscar tentando di trattenere Maileen, per impedirle di uscire.

In quello stesso istante la giovane si voltò, di poco, verso di lei.

Una fitta impercettibile e sfuggente percorse il corpo…

Una scintilla invisibile schioccò lungo i muscoli, irradiandosi e costringendo a lasciare la presa e a indietreggiare…

Non le pareva che Maileen l'avesse colpita e la giovane non sembrava avere nulla in mano.

Indietreggiando ebbe solo il tempo di spingere via Maileen.

La giovane cadde ed un lungo pugnale, molto simile a quello che di lì a poco sarebbe stato portato sulla scena, scivolò a terra, poco distante.

"Maledizione! Era questo che volevi fare!? Sostituire il pugnale finto con uno vero? Perché? Chi ti ha detto di fare una cosa del genere?" – gridò Oscar alla vista dell'oggetto.

Avrebbe voluto gridare ancora più forte, per richiamare le guardie e ordinare loro di fermare la giovane Maileen de Bertinou ma si rese conto che il respiro aveva preso a cedere e le gambe a non seguire ordini che la volontà credeva d'aver impartito.

Allungò la mano per afferrare la giovane che nel frattempo si era rialzata ed aveva ripreso in mano il pugnale caduto a terra.

"Adesso capirai cosa significa soffrire!" – soffiò quella – "Si, soffrirai le pene dell'inferno e André sarà libero da te! E potrò andarmene con lui…io e il nostro bambino saremo felici…molto più felici di quanto sarebbe lui assistendo impotente al tuo egoismo!".

Le parole uscirono sibilate dalla bocca di Maileen.

Gli altri suoni che Oscar udì prima d'aggrapparsi ai pesanti tendaggi per non cadere furono che lei non si sarebbe dovuta intromettere in quella faccenda e ch'era solo colpa sua se ora André avrebbe sofferto.

"Te la sei cercata!" – mormorò Maileen – "E non mi importa se anche lui soffrirà…si…per la tua morte!".

"La mia morte…un bambino…che sta dicendo…" – mormorò piano Oscar voltandosi verso la porta della stanza, e cercando di mantenersi in equilibrio per non cadere a terra.

"E' solo colpa tua…ora André sarà libero…" – replicò Maileen prima di sgusciare fuori e sparire nel corridoio.

Il respiro di Oscar rimase impigliato alle parole che rimbombavano nella testa.

Si accorse che le mani stringevano la tenda ed era quasi aggrappata ad essa.

Poi lentamente tutto sembrò tornare alla normalità.

Istintivamente si portò una mano al fianco, la osservò immaginando di vederla macchiata di sangue.

Pensò d'essere stata colpita…

La mano era pulita…

Eppure la sua testa pareva immersa in una dimensione irreale…

Ogni movimento rallentato.

Un pensiero si affacciò veloce alla mente.

Doveva tornare immediatamente sul palcoscenico ed avvertire André…

E poi un altro pensiero...

Doveva fermare la rappresentazione…

Se Maileen aveva tentato di sostituire il pugnale…

E se Maileen non era sola…

Era molto probabile che altri fossero coinvolti…

Lucas de Bertinou…

Lui era un abile arciere…

Era stato capace di colpire diversi bersagli in pochi istanti.

Poteva farlo ancora.

Oscar gridò portandosi una mano alla bocca.

Un altro pensiero ancora corse veloce alla mente.

Se avesse tentato di fermare la rappresentazione…

Questo gesto avrebbe destato il sospetto di quel giovane.

Lui era lassù, sulla galleria, la visuale aperta ad ogni movimento, anche il più impercettibile ed indistinto.

Se lei avesse imposto ai sovrani di uscire dal palcoscenico, quel giovane se ne sarebbe accorto e forse avrebbe messo in atto il suo piano, qualunque esso fosse stato…

Senza attendere oltre…

E se avesse avuto a disposizione frecce vere…

Sarebbe stata la fine.

Doveva fermare la rappresentazione, doveva impedire agli arcieri di tirare…

Doveva evitare di destare il sospetto di quel giovane.

Non c'era tempo…

L'assalto degli arceri si sarebbe consumato in un istante…

Istintivamente Oscar afferrò la cintura che si riallacciò.

Forse allora sarebbe stato bene concludere quella dannata farsa perché non c'era modo di fermarla.

Una smorfia di dolore scorse sul volto.

Una fitta la colpì e corse attraverso il corpo.

Strinse i denti e uscì dopo aver prelevato il pugnale finto dalla cassetta chiusa a chiave, tornando verso l'uscita del corridoio.

"Soldati datemi le vostre spade! Tutte e due, presto" – ordinò tentando di mantenere alto il tono della voce e parandosi di fronte alle due guardie che incrociò, il respiro sempre più corto, la voce imprigionata in una sorta di gabbia…

"Come…madame…prego?" – balbettò uno dei due incredulo a quello che pareva in tutto e per tutto un ordine.

Solo che a pronunciarlo era una bellissima donna, vestita di bianco, un pugnale stretto in mano e lo sguardo che pareva fiammeggiare…

Fiamme gelide che avrebbero travolto e sgretolato chiunque con una sola occhiata…

"Sei sordo per caso? Ti ordino di darmi la tua spada!" – replicò Oscar sempre più arrabbiata.

Non si era resa conto che sarebbe stato difficile da parte del soldato eseguire un simile ordine.

Non tanto per il tono ma per via dell'abbigliamento…

"Madame…io…noi non possiamo…" – continuò l'altro sempre più stupito.

"Recluta Soisson non imparerai mai la disciplina!" – continuò Oscar puntandogli uno sguardo furioso addosso.

La voce faticava ad uscire ma il senso delle parole, quello fu molto chiaro.

"Sull'attenti - e – dammi – quella – spada – maledizione!".

Alain Soisson non riuscì a credere ai suoi occhi e soprattutto alle sue orecchie.

Quella che si trovava davanti era, in tutto e per tutto - come avrebbe sottolineato l'amico Marcel - una donna.

Una bellissima donna, capelli chiari, acconciati sobramente…

Alta e fiera, il passo severo e per nulla civettuolo…

Solo il vestito pareva uscito da chissà dove, che lui non ne aveva mai veduti di abiti simili, nemmeno tra le popolane di Parigi.

Quella donna gli stava ordinando di consegnargli la sua spada.

Perché quella era in tutto e per tutto - o come avrebbe sottolineato l'amico Marcel - dalla testa ai piedi, il Colonnello Oscar François de Jaryaies.

Il giovane si mise istintivamente sull'attenti e Oscar allungò la mano afferrando la spada e sfilandola dal fodero.

Stessa cosa fece con l'altro soldato, dopo averlo squadrato dalla testa ai piedi.

"Dobbiamo assolutamente rivedere la disciplina! Ci penserò quando riprenderemo l'addestramento!" – replicò mantenendo lo sguardo sui due – "Salite immediatamente alla galleria. Cercate il Tenente Girodel e ditegli di fermare gli arcieri. Non devono tirare verso il palcoscenico. E' un ordine!".

Lo sguardo fiammeggiante parve incenerire le giovani reclute.

Però in quel caso la domanda che seguì fu assolutamente inevitabile.

"Madame…chiedo scusa…per ordine di chi?" – chiese Alain balbettando.

Oscar si morse il labbro.

Sibilò poche parole, quasi senza riuscire a respirare.

"Per ordine del Colonnello Oscar François de Jaryaies!".

Corse via.

Non aveva più tempo.

I due rimasero basiti alle parole.

"Alain ma l'hai sentita?" – disse Marcel dando una gomitata all'amico – "Credi che dovremmo eseguire quest'ordine? Ma come facciamo adesso? L'ordine di una donna!?".

"Stupido…andiamo…intanto cerchiamo il tenente…" - disse Alain dirigendosi verso la galleria – "Ccome ci ha detto quellaquello…dannazione…poi ci penserà lui…".

"Ma cosa gli diciamo?! Ch'è stata una donna a darci quest'ordine!?".

"Una donna…e allora!? Quella ha detto d'essere il Colonnello Jarjayes! No…che l'ordine era del colonnello…insomma…accidenti, mi sembrava proprio lui…volevo dire lei…diavolo non so più che pensare…" – biascicò Alain allungando il passo.

"Se lei… era quello allora vuol dire che il colonnello era…no…è…è una donna! Allora avevi ragione tu amico mio. Avevi proprio ragione!" - borbottò Marcel grattandosi la testa sempre più stralunato.

I due corsero via come il vento.

Di nuovo sul palcoscenico…

Oscar si ritrovò senza respiro che però, nonostante il medesimo abito, la schiena pressochè nuda, la stoffa leggera…

Il corpo pareva andare a fuoco, la gola chiusa, lei incapace d'articolare una parola, un ordine, un grido…

Fu assalita dal dignitario di corte che chiedeva a gran voce il pugnale.

Il respiro pareva cedere ad ogni passo.

Non s'era mai sentita così incapace e debole.

Non comprendeva perché non riuscisse a gridare, chiedere a tutti di uscire da lì, abbandonare il palcoscenico, sottrarsi alla scia di frecce che a breve avrebbero inondato la sala.

Tentò d'obiettare all'inevitabile sequenza delle scene che seguivano il corso della storia.

L'uomo le tolse letteralmente il pugnale dalle mani, per riapparire sul palcoscenico nell'istante esatto in cui l'arma passò nelle mani del sovrano.

Oscar ebbe la forza di mormorare un'imprecazione.

S'appoggiò alla parete, chiudendo gli occhi.

Respirava piano, perché le pareva di riuscire a fare solo quello.

In quei pochi istanti si rese conto che non avrebbe avuto abbastanza tempo per fare uscire tutti dal palcoscenico…

No, in realtà non ne aveva nemmeno la forza.

Non riuscì a fare altro che respirare, mentre ascoltava le mani tremare ed una sorta di onda gelida salire dalle dita e dalle gambe e correre lungo i muscoli.

Non riusciva a comprendere cosa stesse accadendo…

Non era paura quella, non le era mai accaduto qualcosa del genere, nemmeno quando si era trovata in pericoli ben peggiori di quello.

Non le rimase altro da fare che respirare, ancora e ancora, piano, per ammansire il cuore che batteva veloce, mentre ascoltava il suono delle voci provenire ovattato e lontano, dal palcoscenico, che pure era a pochissima distanza da lei.

Scorreva con la mente alla sequenza delle battute, e sentiva salire l'impotenza di non poter fare altro che assistere alla naturale conclusione della recita.

Solo non sapeva come essa sarebbe terminata.

Sapeva che quell'arcere era già pronto e se avesse tirato verso di loro…

Se anche quel giovane aveva ricevuto l'ordine di uccidere i componenti della famiglia reale, non appena si fosse accorto di un movimento anomalo nella sequenze delle scene, avrebbe senz'altro scagliato le sue frecce, finendo per colpire qualcuno.

Doveva restare calma.

Doveva sperare che l'ordine che aveva dato alle due reclute venisse riferito al Tenente Girodel e doveva sperare che almeno lui sarebbe riuscito a fermare gli arcieri.

Lei sarebbe salita sul palcoscenico e avrebbe continuato a recitare con le poche forze che ancora parevano sorreggerla mentre l'aria faticava ad entrare nella gola e i muscoli tutti si irrigidivano inesorabilmente.

Avrebbe fatto l'unica cosa che le forze le avrebbero consentito di fare…

Mettersi tra le frecce ed il re ed la regina ed al piccolo delfino….

"Oscar dov'eri…" – le chiese André allarmato nel vederla rientrare dietro le quinte – "Finita!?"

L'altra subito non rispose, mantenendo gli occhi chiusi e con la mente l'attenzione alla sequenza delle battute.

Poi lo sguardo si sollevò verso le luci che rischiaravano lo spazio occupato dagli attori.

Istintivamente abbassò gli occhi.

Il chiarore infastidiva peggiò d'un pugno di sabbia gettato in faccia…

La voce uscì flebile, mentre si staccava dalla parete, barcollando un poco.

"Non ho tempo…di spiegarti…" – mormorò quasi senza fiato, andando con lo sguardo verso André, fissandolo come stranita.

Poi con un gesto che le parve infinitamente faticoso allungò la mano.

"Tieni questa…resta accanto al principe Joseph…non lasciarlo per nessun motivo…".

"Cosa…questa è una spada vera…sai che non possono arrivare fino al palcoscenico!" – obiettò André alla visione del viso stravolto dell'altra che pareva reduce da un combattimento contro una specie di creatura mitologica feroce e disumana.

Una sorta di Idra a cui non s'era riusciti a tagliar tutte le teste…

"Ma che cosa ti è accaduto?" – glielo chiese André tentando di sorreggerla.

"Vai…ti prego…adesso non…posso…" – sussurrò piano Oscar, che dovette appoggiarsi di nuovo alla parete perché non si reggeva in piedi – "…spiegarti…non c'è più tempo!".

Non riuscì ad andare oltre…

Comprese che non ci sarebbe stato più tempo per avvertire tutti di lasciare il palcoscenico.

Osservò André tornare sul palcoscenico.

Il cacciatore si mise accanto a Loius Joseph, suscitando lo sguardo dubbioso del Conte di Fersen che non riconobbe il gesto.

I contorni presero via via a divenire sempre più sfocati e confusi…

La terra si mosse sotto i piedi, come se le assi del palcoscenico avessero perduto la loro saldezza, per sfaldarsi e sbriciolarsi…

L'immagine della regina…

I suoni, a poco a poco, presero a scivolare via e scomparire.

Percepì solo il mormorio sordo che si sollevò dalla sala al cospetto della sequenza così realistica e cruda.

Quasi sovrastò il cuore che ora pareva battere come impazzito, ammansito dall'unica certezza ch'era stato utilizzato il vero finto pugnale.

Maria Antonietta giaceva esanime a terra accanto al corpo immobile del principe Joseph, dopo ch'entrambi erano stati colpiti dal principe nemico.

Nella testa un solo pensiero…

Sperò l'ordine sarebbe giunto in tempo…

E che venisse eseguito…

Non c'era più tempo.

Oscar riapparve sulla scena.

I movimenti lenti, lo sguardo freddo e risoluto, parole mute…

La dea Minerva avrebbe protetto fino alla morte la famiglia reale.

Il Conte di Fersen si voltò di scatto trovandosela accanto.

L'uomo afferrò la spada che Oscar gli porsè, occhi sconvolti addosso, il peso dell'acciaio nella mano, gli ordini sussurrati.

Andare accanto alla regina e difenderla ad ogni costo…

"Che cosa fate voi due qui?".

La voce del Tenente Girodel risuonò imperiosa dalla cima fine della scala che conduceva al piano della galleria.

S'era trovato di fronte le due reclute che avrebbero dovuto restare a guardia del corridoio che dava sui camerini.

"Chi vi ha detto di lasciare i vostri posti?".

"Tenente…abbiamo ricevuto un messaggio…un ordine…dice di fermare gli arcieri…non devono tirare le frecce sul palcoscenico…" – esordì Alain Soisson trafelato per la corsa.

"Che diavolo state dicendo? Chi avrebbe dato quest'ordine!?" – chiese allarmato Girodel, mentre correva con lo sguardo alla sala sottostante e poi al palcoscenico.

"E' stato…è stato il Colonnello Jaryaies…tenente…" – continuò Alain con voce decisa.

"Cosa hai detto? Ripeti quello che hai detto recluta!".

"Si…insomma…una persona ha detto che quell'ordine veniva dal colonnello…" – balbettò Alain sempre meno convinto.

Il Tenente Girodel li squadrò furioso.

"E come avrebbe fatto se è lecito saperlo, a darvi quell'ordine!?".

"Ma è così! E' così tenente dovete crederci!" – insistettero i due in coro – "Quando abbiamo chiesto a quella donna da chi venisse quell'ordine, lei ha detto da parte del Colonnello Oscar François de Jaryaies!".

Girodel sempre più stravolto…

Afferrò Alain per un braccio tirandolo verso l'apertura che dava sul palcoscenico.

"Come diavolo avrebbe fatto a dare un ordine simile se lei è laggiù, sul palcoscenico!? – sbraitò l'ufficiale furioso indicando alle due reclute il palco dove si trovava la dea Minerva.

Le due reclute osservarono meglio.

"Ma era lei! La donna che abbiamo visto era proprio quella laggiù! Lei ci ha detto che l'ordine veniva dal colonnello. E poi è corsa via…ci ha chiesto anche le nostre spade…".

Oscar era accanto al re ora.

Sul palcoscenico.

Nella mente la sequenza delle battute che avrebbero condotto alla scena dell'assalto finale.

Pochissime frasi…

Nella mente la speranza che la scena venisse fermata in tempo…

Negli occhi tenui bagliori, che galleggiavano provenienti dall'ultima sala della galleria…

Il cuore parve uscirle dalla gola…

Il suo ordine non era giunto in tempo.

Non restava altro che fare da scudo ai sovrani.

Anche con il proprio corpo se fosse servito.

Quel movimento, seppur impercettibile, sarebbe riuscito a portarlo a termine.

Di nuovo un brusio più fondo si levò dalla platea e dalla galleria quando le prime frecce infuocate attraversarono la sala.

Gli occhi degli spettatori si sollevarono increduli al passaggio dei dardi.

Piccole frecce veloci illuminarono la volta del teatro per dirigersi contro gli attori.

Oscar si posizionò davanti al re e in quel momento fece cenno al conte di fare altrettanto con la Regina Maria Antonietta, accanto all'altro.

Poi corse con gli occhi ad André.

Anche lui vide arrivare precise e spietate le piccole lingue di fuoco su tutti loro mentre racchiudeva sotto di sé il corpo del Principe Joseph ancora diligentemente impegnato a fingersi morto.

"André portalo via…porta via il principe…" – mormorò Oscar ormai senza fiato, incapace di muovere un passo.

La testa incapace di reggere l'equilibrio del corpo…

Le gambe cedettero, che lei si ritrovò in ginocchio…

Non riusciva più a muoversi.

Nell'istante in cui il palcoscenico venne inondato dalla miriade di piccole luci, ardenti e chiare, riuscì a percepire, seppure i suoni parevano inghiottiti da una coltre d'acqua, il sibilo delle frecce che s'abbattevano al suolo.

Negli occhi il debole chiarore delle fiamme che si spegnevano a poco a poco, una volta esaurita la scarsa quantità di polvere pirica con cui erano state fabbricate le punte.

Sibili leggeri e ritmati, fino a quando tra essi ne intuì e riconobbe uno, netto e deciso.

Un dardo vero…

Si voltò verso André…

"Vai via…" – disse con un filo di voce – "Vai via…".

Sollevò il braccio per imporgli di scansarsi.

La freccia arrivò precisa e André parò il colpo muovendo la spada di fronte a sé.

Acciaio contro acciaio…

La punta metallica colpì la lama e il dardo venne scaraventato via, poco lontano.

Il suono secco punse i sensi…

Oscar comprese…

"André vattene da qui…esci…vai via!".

Oscar tentò di gridare…

Si mosse verso André ma un altro sibilo perforò l'aria e questa volta la precisione della freccia fu implacabile.

Essa arrivò altrettanto velocemente, trafiggendo la spalla di André ch'ebbe a mala pena il tempo d'abbracciare il corpo del principe e coprirlo con il proprio, per evitare che venisse colpito.

Un grido soffocato uscì dalle sue labbra.

Oscar comprese…

Dietro a sé c'era ancora il sovrano, gli chiese di lasciare il palcoscenico…

Poi tornò verso André, quasi a carponi, quasi senza respirare…

Sentiva le grida del pubblico in sala…

Molti si erano alzati perché avevano intuito che quella non era più una recita, per quanto realistica e ben fatta.

"André…" – il nome dell'altro, gli occhi ficcati alla smorfia di dolore…

Un altro sibilo, implacabile.

Una terza freccia percorse quel breve tragitto.

Questa volta verso di lei.

Oscar si scansò di poco mentre la punta metallica sfilò leggera, sfiorando il braccio, andando a terminare la sua corsa conficcandosi contro un pannello di legno.

Un altro grido, soffocato, disperato e Oscar si prese il braccio, scivolando a terra, anche se tentò di mantenere lo sguardo verso André.

Lo vedeva davanti a sé, poco lontano.

Le sarebbe bastato fare solo un altro passo.

Dalla platea si levò un vero e proprio boato.

Sua Maestà la Regina Maria Antonietta si era rialzata, era accorsa e piangeva…

E poi quella di Fersen…

Oscar chiuse gli occhi, un istante, strinse i denti di nuovo.

"Maledizione…" – mormorò con quanto fiato aveva in corpo – "Ti prenderò!".

Si sollevò da terra, con uno sforzo immane, sempre tenendosi il braccio, e respirando a fatica.

Si gettò quasi sul corpo di André.

Vedeva i suoi occhi chiusi.

Riuscì a toccarlo, con la mano, sfiorando la spalla, percependo sotto le dita il calore della pelle e quello più caldo ancora del sangue.

Gli accarezzò il viso.

"André…ti prego…parlami…apri gli occhi…André…".

Lo chiamò e sperò che quella non fosse la fine di tutto.

Lo chiamò e sperò di vedere gli occhi aprirsi.

Voleva sentire la sua voce, voleva i suoi occhi su di sé…

Quello era tutto ciò che voleva…

Tutto…

Lui era tutto…

Lo sguardo si riaprì su di lei.

Piano…

"André…parlami ti prego…".

"Oscar…sto bene…" – mormorò lui – "Davvero…mi fa solo male il braccio…".

"Devi stare fermo…non muoverti…".

Oscar non riuscì a finire la frase.

Nulla attorno a sé aveva più contorni o colori o dimensioni.

Si sentì sollevata da terra e si ritrovò lontano dal gruppo di persone che si era affollata intorno ad André.

Su di sé i volti del principino Louis Joseph e della Regina Maria Antonietta che le chiedeva di non morire…

"Maestà…" – un filo di voce.

"Perdonatemi Oscar…è stata tutta colpa mia…ma è solo un graffio…non preoccupatevi…anche André starà bene…lo cureranno e anche voi… anche voi starete bene…".

Maria Antonietta era in preda alla disperazione e osservava Oscar che pareva non vedere nulla e non sentire nulla.

"Maestà vi prego…lasciate che io …".

"No…non devi muoverti da qui!".

La voce di Fersen alle spalle fece eco alle parole di Maria Antonietta.

"Devo alzarmi…devo prenderlo…".

Parole sibilate, a denti stretti, che Oscar tentò di alzarsi seppure a costo delle residue forze che parevano ormai averla del tutto abbandonata.

"Oscar che vuoi fare?" – chiese il conte sempre più allarmato.

"Prendere quel bastardo!" – esclamò lei, un filo di voce, rialzandosi e dirigendosi verso la platea, per la strada più breve per raggiungere la galleria e la sala dove sperava di trovare ancora gli arcieri.

A lei ne interessava solo uno.

La voce del conte alle spalle, una specie di eco lontana…

La voce della regina alle spalle, ormai flebile mormorio…

Gli occhi di André…

Era vivo…

Era tutto ciò che voleva.

Si fece largo in mezzo agli spettatori che s'erano alzati e osservavano impauriti e confusi lo scenario assolutamente sconvolgente che pure aveva impresso alla rappresentazione una nota assolutamente tragica e realistica.

Non era neppure certo per qualcuno che quello fosse un finale assolutamente imprevisto…

Oscar raggiunse la scala che portava alla galleria e la confusione si fece a poco a poco sempre più lontana, mentre salendo a fatica, guadagnò un gradino dopo l'altro.

Una mano teneva stretta la spalla ferita.

Nell'altra la spada che aveva recuperato dalle mani di André…

Tra le dita il sangue dell'altro…

L'aveva sfiorato toccandogli la spalla.

L'aveva percepito caldo…

E avrebbe voluto gridare e alzarsi e correre per prendere quel maledetto che aveva attentato alla vita di un bambino e aveva ferito André.

E malediceva sé stessa per non essere riuscita ad impedire tutto ciò che l'istinto aveva dettato.

E sopra tutto, dentro di sé, la eco delle parole di Maileen…

E' tutta colpa tua se André soffrirà per la tua morte…

La mia morte…

Un bambino…

"Devo prenderlo quel maledetto! Non può essere stato che lui…dovevo comprenderlo…" – balbettò, giungendo quasi in cima alla scala.

Oscar corse con lo sguardo alle persone che si trovò di fronte.

Il Tenente Girodel, i soldati della Guardia Reale, le due reclute e gli arcieri…

Sei arcieri…

Ne mancava uno.

"Tenente Girodel…".

Oscar non aveva quasi più fiato…

"Tenente dove sono gli arcieri?".

"Colonnello…mi spiace. E' stata tutta colpa mia…non sono riuscito ad eseguire il vostro ordine in tempo e loro hanno tirato…".

"Dannazione…dove sono?!".

Il respiro secco…

"Ne manca uno…".

"Cosa…".

Oscar scorse con lo sguardo ai giovani che si trovavano poco fuori dalla saletta.

Erano sei, mancava Lucas de Bertinou.

"Dov'è andato?" – chiese in un ultimo disperato grido – "Come ha fatto a scappare?".

"Gli altri arcieri hanno detto che dopo aver scagliato le frecce il giovane si è calato nella sala sottostante attraverso i tendaggi…quando siamo entrati lui era già fuggito…".

Le parole di Girodel ebbero il potere di trafiggere Oscar.

"Allora era proprio lui…lo sapevo che quei due non erano sinceri…".

Avrebbe voluto continuare a cercare l'altro…

Diede l'ordine di cercare quel giovane e di cercare anche la sorella…

Arrestarli tutti e due!

Avrebbe voluto farlo…

Si ritrovò terrorizzata quando intuì di non riuscire più a muovere le labbra…

Nessun suono, nessuna parola, uscirono dalla gola.

Sentì il rumore della spada che aveva in mano cadere a terra.

Ma lei non aveva aperto la mano.

O almeno non aveva voluto farlo.

Percepì le voci di coloro che le stava intorno sempre più lontane.

Riuscì a mormorare un solo nome, prima di vedere il buio chiudersi su di sé ed il silenzio calare su di sé.

Nella testa la eco delle parole di Maileen…

E' tutta colpa tua se André soffrirà per la tua morte…

La mia morte…

André…