Capitolo onirico e incasinatissimo...

Un esperimento!

Splendore e miseria

Schegge di luce tagliavano l'orizzonte impreziosito da volute cerulee ed ovattate.

Nuvole veloci si riunivano e s'appaiavano per poi dividersi e riaprirsi, lasciando intravedere il cielo brillante, teso, imperlato di pioggia, sferzato dal vento.

L'andatura era ripresa più tranquilla, costeggiando la strada principale, i piccoli villaggi, le stazioni di posta. La scelta dei cavalli avrebbe comportato più libertà di movimento, maggiore velocità nel coprire le tratte ma di contro...

Andrè la osservò spesso, tentando d'indovinare se stesse bene, se non fosse troppo stanca, troppo testarda per ammetterlo.

Anche lui s'era ritrovato senza forze ed era stato costretto a scendere e a sedersi, costringendo lei a fare altrettanto. S'era detto che quello sarebbe stato l'unico modo per farla riposare. Esser stanco lui per consentire a lei d'esserlo davvero.

Si era in trappola.

Liberi di essere prigionieri di nuove identità che non era il caso di divulgare con troppa foga.

Liberi di scegliere se fermarsi dentro minuscoli paesini, senza rischio d'incappare in guarnigioni di fortuna, ma allo stesso tempo chiusi nella morsa della miseria, che la gente che s'incontrava faticava a porgere un saluto, a labbra strette negava d'avere un posto per riposare e pane per sfamare stranieri. Nemmeno se avessero pagato, che non era il caso di far sapere in giro che il denaro quei due viandanti se lo portavano appresso, tanto nemmeno il denaro serviva a comprare il pane che non c'è.

E poi c'era la libertà di tentare la sorte nelle città più popolose, tali solo perché, così ammassata, la povera gente s'immaginava avrebbe avuto più fortuna a trovare pane o carne o cipolle per sfamarsi. Nelle locande c'era modo di scaldarsi e rifocillarsi.

Ma nelle locande spesso ci finivano anche i soldati, i gendarmi e chiunque altro avesse avuto buon occhio per gli stranieri e soprattutto per quelli su cui pendevano taglie consistenti.

Tanto era lì, nelle locandacce di paese, che finivano quelli che fuggivano ed era lì che arrivavano quelli che cercavano i primi.

Si doveva diventari invisibili perciò.

Non era facile.

A sud...

Morancez, Dammarie, Varize...

Decisero di ritornare sulla strada principale, i sentieri che s'addentravano nelle colline erano pressoché impraticabili, gonfi d'acqua e fango che innervosiva ed affaticava i cavalli e rendeva il terreno incerto, nessuna mappa l'avrebbe mai attestato.

Dopo alcune ore di strada poterono finalmente risalire sui cavalli che si erano dovuti trascinare dietro facendo attenzione a che gli animali non si spaventassero, affondando con gli zoccoli nella melma.

Il fango aveva preso a farla da padrone, di nuovo.

Era difficile non scegliere d'affidarsi al calore d'una locanda ma Orleans era davvero troppo pericolosa, anche se loro erano semplicemente Gilbert e Charles de Montand, fratelli in viaggio dalla Normandia.

"Dobbiamo attraversare il fiume...direi di farlo prima di sera. Una volta di là cercheremo un riparo per la notte..." – stabilì André tentando di ripulirsi gli stivali dal fango.

Oscar annuì

La Loira...

Nella stanchezza che sferzava i muscoli, il cuore pulsava ugualmente, mentre le dita stringevano le redini e lei tratteneva il cavallo lassù, la sommità della collina da cui si poteva ammirare uno scorcio della Francia e del loro passato.

Il nastro verdastro della Loira volgeva a ovest, verso il mare, verso Saint Nazaire, riportando la traccia di un'altra storia, una bambina perduta, giorni intensi vissuti nella crescente battaglia contro sé stessa ed i dubbi e la gelosia e...

André le venne accanto, afferrando la mano, stringendola.

Non aveva raccontato molto di quel viaggio e lui non aveva ritenuto di chiedere altro. L'aveva ritrovata a Saint Petersburg e laggiù...

Risorse dalle viscere il calore della stanza, l'incedere del desiderio, il corpo di lei contro il proprio, le mani timorose ma certe di ciò che volevano.

Si perse un istante, solo un istante, il tempo di baciarla di nuovo, che c'è un tempo per amare e uno per stare in guardia.

La fortuna dell'andirivieni che precede la sera…

Il ponte sulla Loira era abbastanza trafficato e l'attraversamento fu semplice e veloce, non era il caso di restare troppo alla portata di possibili controlli.

Altrettanto velocemente prese a circondarli il buio, solo il tempo di scorgere sulla linea dell'orizzonte, lontana, la macchia statica e lucida di Chambord, a ovest, quasi sospesa sullo specchio d'acqua da cui era circondato il castello.

Orleans era alle spalle e nessuna luce intorno e nella sacca le mele e le noci raccolte durante il percorso, il pane residuo ormai raffermo.

Gli occhi s'erano nutriti di paesaggi splendenti e desolanti, colline verdi, vigne abbandonate da cui avevano sottratto grappoli d'uva profumata e rossa, straziata dalla grandine.

Gli sguardi s'erano imbattuti in pastori che rientravano con pecore e capre, il guizzo di contrattare altro formaggio e un pezzo di carne secca.

E poi contadini stanchi, vanghe in spalla, che cedettero volentieri qualche patata.

Non si poteva eccedere in confidenze: per poche lire chiunque avrebbe potuto correre a rivelare la presenza degli stranieri alla prima guarnigione di soldati. Forse non sarebbe accaduto nulla, forse no...

Dovevano diventare invisibili.

L'ennesima spallata alla porta del capanno che scorsero poco distante dal sentiero principale. Erano ladri e dovevano rispettare il ruolo che si erano scelti.

Gli stivali gettati lontano, carichi di fango.

Il fango era ovunque...

C'era della legna per fortuna e così il fuoco divenne centro di pensieri e gesti.

L'acqua messa a scaldare prese a bollire e dentro ci finì la carne e le patate che si rammollirono assumendo una consistenza decente per essere masticate e mandate giù, ingoiate in fretta ch'era meglio lasciar perdere il sapore.

Nel silenzio della cena frugale, la mente si scontrò contro la considerazione che sarebbe stato troppo duro continuare a quel modo, perlomeno non per troppi giorni consecutivi.

Faceva freddo, davvero, troppo freddo per non rischiare...

"Domani proseguiremo ma credo che non potremo restare fuori un'altra notte…" – concluse André, lo sguardo fisso al fuoco e le fiamme che si riverberavano sulle iridi un poco stanche.

Le lenti erano già state riposte. Non servivano a un granché nella calma della campagna francese.

"Tu riposati...io...resterò di guardia al fuoco..." – disse lei, sbadigliando.

"Non credo che qua intorno ci abitino in molti..." – rispose André – "E' il caso di riposare, entrambi il più possibile...ci alzeremo presto domattina...".

L'incedere dell'umidità delle prime giornate autunnali corse lungo la schiena e Oscar rabbrividì.

"Hai freddo...vieni...".

Nemmeno quello era il tempo per amare.

Che si era troppo vicini a Parigi ed il passato era ancora lì, troppo vicino anche quello, a smorzare i pensieri, ad avvinghiare e a tenere all'erta i sensi.

A terra...

Andrè si distese per primo, allargando la coperta. L'invito era semplice...

Un guizzo e i ricordi ripresero a riemergere.

Avevano partecipato a diverse missioni che li avevano tenuti lontano da casa, in passato, nemmeno l'agio di dormire in alberghi o locande, bensì a terra, in tenda, proprio come stava accadendo.

Anche allora...

Oscar s'irrigidì. Anche allora André l'amava. Doveva essere così e chissà che pensieri gli erano girati in testa e...

"No..." – disse a bruciapelo suscitando lo stupore di lui che prese a guardarla tentando di capire.

No, André non ci poteva arrivare a comprendere il salto nel passato, lei algida e chiusa nella corazza del suo dannato ruolo di Colonnello della Guardia Reale prima e poi di Comandante dei Soldati della Guardia, ad immaginarsi contesa e sfregiata dai pensieri dei suoi soldati ed abbracciata da quelli di André, che lei solo adesso l'aveva compreso che lui già allora l'amava.

"Che ti prende...non mi dirai che..." – André saltò, andando vicino al viso – "Ti vergogni?".

"No, non è questo..." – balbettò lei. Faceva freddo ma si sentì avvampare.

Come diavolo faceva a spiegargli che no, non si vergognava di ciò che erano adesso, ma che sì, si vergognava al pensiero che lui l'avesse tenuta con sé durante quelle missioni, in un tempo poi non troppo lontano.

Tra le sue braccia...

Annuì André.

"Ho capito!" – disse sicuro, che lei invece prese ad indietreggiare che se lui aveva davvero capito...

Non poteva essere accaduto questo.

"Ho capito a che stai pensando...si lo ammetto...quando andavamo fuori Parigi con la guarnigione di soldati...ad Agincourt ad esempio...".

La voce prese a scivolare suadente...

"Avevo quasi rischiato di perderti quel giorno...ricordi?".

Lei annuì. L'ennesimo agguato a cui era sfuggita ma lei era rimasta fredda, impassibile, le pareva che la sua vita fosse davvero quella e non ci fossero alternative.

Era la primavera o l'estate del 1788...

Sì, aveva quasi rischiato d'essere ammazzata, che i ribelli avevano preso ad infilarsi ovunque e ad escogitare qualsiasi sistema per infangare l'immagine dei sovrani, renderli ridicoli agli occhi delle monarchie straniere. Peggio ancora, indurre i sovrani stranieri a dichiarar guerra perchè la Francia non era stata capace di difendere gli ospiti in visita.

La mano corse alla testa. Solo a quello aveva pensato allora, solo a quello.

Anche se André le aveva detto che l'amava, poi lei non aveva speso un mezzo pensiero a lui, che stava lì, con il fucile spianato contro il soldato che aveva tentato di farla fuori.

"Posso raccontarti ciò che ho pensato allora..." – continuò piano lui allungando la mano, scivolando tra i capelli, avvicinando il viso, annusando l'odore della resa e della fatica e dello stupore.

Chiuse gli occhi André, quasi fosse davvero tornato in quella dannata tenda, accampato fuori dal villaggio di Agincourt.

Il braccio scivolò dietro la schiena, abbracciando il torace.

Un brivido e lui chiuse un poco di più l'abbraccio...

"Non ci crederai ma da subito...ho pensato alla battaglia tra Enric francesi!" – sussurrò divertito mentre lei sgranava gli occhi e tentava di scansarlo via.

"No! Resta qui!" – rise lui – "Non ho finito!".

Oscar si calmò mentre i muscoli avevano preso a scaldarsi rannicchiati nelle braccia.

"Lasciamo perdere le battaglie del re d'Inghilterra! Però davvero ho pensato che ancora una volta avevo rischiato di perderti e non avrei saputo che fare senza di te...".

Oscar deglutì. La propria cecità e la propria durezza d'animo erano duri d'accettare e da mandare giù, anche adesso, soprattutto adesso, che conosceva cosa avevano rappresentato per lui.

Le mani scorsero aprendosi sulla schiena, rivelando un tepore più intenso.

Le mani presero a massaggiare i muscoli, così da ammansire i pensieri di quel momento e in qualche modo, la durezza d'un tempo.

"Ero di sentinella sul ponte, assieme ad Alain, poi c'è stata l'esplosione...".

Lei non ricordava molto di quell'evento. S'era ritrovata ad inseguire quelli che avevano tentato d'ammazzare i visitatori spagnoli.L'unico pensiero, come diavolo avessero fatto i ribelli a recuperare l'esplosivo.

L'aveva imparato a sue spese quel giorno e poi dopo, quando qualcuno avuto l'idea di metterlo sotto le mura del Louvre.

E poi aveva tentato di correre dietro al quello che aveva scovato, nella stanza…

Un guizzo…

Ammise che la fisionomia le fosse nota ormai.

Il personaggio l'aveva incontrato ancora.

S'immaginò persino che fosse stato lo stesso che l'aveva scovata alla corte, prima che i soldati dessero fuoco a tutto.

Adesso non le interessava più.

"Sono corso…e ci siamo ritrovati tutti ad inseguire quelli…insomma…mi sono svegliato al mattino sulla riva di quel fiume...avevo solo pensato di starti dietro e impedirti di farti ammazzare...e poi...ti ho tenuta stretta, proprio come sto facendo adesso e ti ho abbracciato...".

Le braccia si chiusero...

"E avrei voluto..."

Non interessava ciò ch'era accaduto ma ciò che lui aveva pensato ed immaginato.

"Avrei voluto abbracciarti davvero e portarti con me...".

Lo fece André forzando un poco la presa e sollevandola...

I corpi s'unirono per scivolare giù, lo spazio ristretto non avrebbe consentito movimenti più ampi.

"Mi sarei messo accanto a te...".

Lo fece André, mentre stringeva il corpo di lei e le gambe si chiudevano su quelle di lei.

"Ti avrei ripulito la faccia dalla fuliggine dell'esplosione...".

Lo fece André, anche se era fango.

Le dita scorsero sul viso, accarezzando la pelle, mentre il respiro soffiò via la terra ch'era finita sui capelli.

"Ti avrei baciato allora...".

Lo fece André adagiando le labbra sulla fronte, posandole leggere e poi scivolando giù sul naso e poi sulla bocca, insistendo per essere accolto ed ospitato lì, nell'umore tiepido della bocca.

Silenzio, respiro lieve...

I pensieri si spensero risucchiati dal gesto.

Non si era più ad Agincourt.

Il calore prese a scorrere allora sollevando un poco i muscoli.

E non era più un soldato, lei, e allora poteva anche permettersi di lasciarsi prendere ed accarezzare e osare d'aprirsi un poco stringendosi a lui, chiudendosi su di lui, accettando l'affondo intenso che prendeva ad insistere lì, nella parte più nascosta del collo, proprio dietro l'orecchio, lì, ghermendo piano la pelle, rilassando e sollevando i sensi...

Anche allora avrebbe potuto essere così.

Solo un istante per immaginarlo e pensarlo mentre ogni muscolo pareva animarsi di volontà propria e dove la bocca insisteva di più subito i muscoli si sollevavano e si stringevano a lui.

André si fermò allora, il viso affondato nei capelli scostati.

"Questo sarebbe accaduto allora..." – sussurrò all'orecchio, soffiando dentro, mentre il cuore batteva veloce.

Si erano amati allora, davvero. Avevano già attraversato quel territorio inesplorato ma non si erano mai raccontati del tempo vissuto quando ancora non era accaduto.

Non comprendeva perché…

Oscar s'immaginò d'essere stata derubata, suo malgrado, di sé stessa, immaginata e vissuta da André, senza il proprio consenso. Un tempo che lei non aveva vissuto, lui si invece.

Chissà forse addirittura spogliata ed amata senza che la sua volontà partecipasse.

Assurdo appariva lo scenario...

Talmente assurdo.

Si stupì allora della strana ed intensa smania che prese a vorticare nella testa e nelle viscere, di sapere davvero tutto, tutto ciò che gli era passato per la testa, che lui l'amava da sempre e lei no, se n'era resa conto troppo tardi.

Non sapendo se avrebbero mai avuto un futuro da vivere, le pareva che conoscere del passato l'avrebbe resa meno colpevole agli occhi di sé e di lui, colmando le mancanze, la cecità, la paura d'amare.

Non possedeva ricordi di quel tempo. Voleva appropriarsi dei suoi.

I pensieri si spensero scivolando nel sonno pesante, mentre fuori aveva ripreso a piovere e l'acqua si riappropriava del silenzio inondando gli anfratti, i pertugi, scrosciando compatta sulla campagna deserta e buia.

I pensieri s'oscurarono, che suscitavano rabbia quei frammenti d'anima che si erano nutriti di lei e dei suoi sensi e delle sue braccia e delle sue gambe.

Si svegliò che l'alba era già piena, la luce filtrava limpida, tagliando l'aria in mille aghi brillanti, dentro la catapecchia che li aveva accolti.

Si ritrovò solo, coperto fino al naso, la giacca tirata su.

Solo, cercò di riprendere lucidità e comprendere dove fosse finita lei. Gli occhi faticavano ad intravedere sagome conosciute, i rumori invece riportavano affondi calibrati e pieni.

Il peso d'un corpo che misurava il passo e poi procedeva in avanti ed arretrava ed affondava di nuovo. Nessuna voce, solo il respiro un poco pesante.

I sussurri familiari della campagna che si risvegliava, di contro al suono fuori luogo, senza una plausibile ragion d'essere.

"Che diavolo..." – si chiese balzando in piedi, la giacca indossata in fretta, gli stivali lì accanto, un poco più puliti della sera prima, infilati che quasi inciampò e cadde a terra.

Nel dubbio si fece silenzioso e provò ad aprire piano l'uscio cigolante del capanno.

Un altro affondo...

La spada affondava trascinandosi dietro il peso forzato del corpo, proteso ad infliggere maggior forza alla lama.

Ordinario esercizio per riscaldare i muscoli e saggiare le forze.

André rimase assorto a studiare il dettaglio delle movenze.

Lei non poteva restare senza far niente, senza riempire uno scampolo di tempo per...

Riconobbe la tensione che l'innervava, s'accorse che non erano semplici esercitazioni.

Lo sguardo puntava contro un ipotetico fantasma, avversario sconosciuto che s'era messo in mezzo evidentemente e lei, non avendo altro sistema per affrontarlo, aveva deciso di sfidare anche così.

Prese a seguirla ancora, intuendo che gli affondi si facevano meno veloci, meno potenti...

Un altro affondo, un montante, il corpo riprese fiato, miseri fili d'erba straziati e recisi con rabbia.

Rabbia, già, da dove veniva poi tutta la rabbia che le si leggeva in faccia?

La vide arrestarsi di colpo ed osservare la lama della spada riflettere la luce del giorno.

"Oscar...".

Un sussulto, la concentrazione intensa non le aveva permesso di vederlo subito.

Lo fissò, la mente prese a correre.

Era così forse che accadeva.

Sì, poteva essere che lei fosse talmente concentrata sulla sua vita, da non sapere nemmeno che lui era lì accanto e magari la osservava e...

Misurò il tono.

La rabbia saliva ma si doveva ammaestrarla...

La rabbia di non averlo mai davvero visto ed ascoltato e compreso.

Dio, l'amava così tanto.

"André, scusa...ti ho svegliato?".

"Non...preoccuparti...perché ti stai allenando a quest'ora?".

Poteva essere un allenamento in effetti, visto da fuori.

Oscar tirò un breve respiro. Apprendeva giorno dopo giorno di sé stessa.

Non era solo la coscienza a mutare pelle e i sensi e...

"Era da tempo che non provavo ad usare la spada…" – il commento uscì neutro – "Devo sapere fino a che punto posso spingermi...e non è il caso di scoprirlo in un combattimento...".

Bugiarda...

Lo pensò davvero André e quasi gli venne da ridere.

Ma convenne che la spiegazione era plausibile e lui poteva permettersi d'assecondare il ragionamento.

D'altra parte Oscar apprendeva giorno dopo giorno di sé stessa, libera dal rango, dalle convenzioni, e poteva essere che nemmeno lei sapesse da dove se ne fosse uscita tutta quella rabbia che le si leggeva in faccia. Lui almeno l'aveva scorta...

Decise d'avvicinarsi. Scorse sulla mano che stringeva l'elsa stringendola a sua volta e poi abbracciandola.

Bugiarda...

Lo pensò André e avrebbe voluto dirglielo che stava mentendo ma che andava bene lo stesso e che forse avrebbe solo dovuto rallentare e fermarsi ed ascoltarsi e comprendere.

Chiuse l'abbraccio costringendola a fissarlo.

Le parole proseguirono balbettanti…

"Non ho più la forza e la velocità di prima...devo imparare...a compensare questa debolezza con colpi..." – spiegò lei ma la voce si perse ricoperta dal bacio.

L'affondo sì...

"Precisi e netti e definitivi!" – puntualizzò André staccandosi e respirando piano sul viso.

Oscar si morse il labbro, sentendosi scoperta.

Perchè imparava che quella sorprendente contaminazione di gesti e di ruoli la sorprendeva e l'affascinava e lei davvero non aveva difese per contrastarla. Ci era già passata...

Dopo che lui le aveva detto che l'amava, lei aveva disperatamente tentato di accantonare da sé il pensiero e la condanna di non essersene mai resa conto.

Stretta nella propria solitudine. Era così ch'era andata allora.

Ma adesso...

Adesso il corpo si muoveva da sé e ricambiava l'affondo e il cuore sobbalzava e i muscoli si tendevano e lei ascoltava il desiderio allargarsi e spingersi contro di lui...

Ecco forse allora avrebbe solo dovuto accettare tutto. E basta.

Ma no...

Lei voleva sapere chi era stata quando era solo lui ad amarla. Voleva conoscere sé stessa attraverso di lui.

Voleva sapere tutto di sé e di lui.

Surreale e sorprendente e brillante...

La luce calda del mattino avvolse i viandanti e il viaggio riprese, lo sguardo a spaziare lontano per accertarsi che le strade fossero almeno praticabili o al più che s'avesse la fortuna d'incontrare una carrozza di gente del posto o carretti che trasportavano merci.

Le stazioni di posta si susseguivano, i soldati spesso scortavano i carri postali per evitare che venissero assaliti.

Si doveva diventare invisibili...

Surreali sì, allora, divennero quelle ore, a confronto di quelle frenetiche che s'erano vissute a Parigi e poi a Limours, col cuore in gola, i rumori della capitale imparati a memoria che non ve ne fosse uno diverso, oppure, peggio ancora, che non fosse il silenzio a precedere l'ingresso di guardie o soldati o...

La Francia emanava il suo splendido fascino ammantato dalla miseria più nera.

Tutto si dilatava, s'allontanava, lentamente ma inesorabilmente.

Tempo e spazio s'interponevano al passato, alla capitale, alla vita trascorsa, divenendo lente d'ingrandimento capace di permettere d'osservare tutto nella sua grandezza e di spaziare e comprendere.

La corte dei miracoli e la sua masnada di mendicanti e straccioni e reietti...

I profumi degl'incontri clandestini, del sangue e della polvere da sparo e dell'esplosivo.

Le fughe, forsennate e terribili, che li avevano divisi e poi riuniti.

I destini che s'erano incrociati con personaggi importanti, quelli che scrivevano la Storia sulla carta, e quelli più umili che la scrivevano nella vita d'ogni giorno, che non erano nessuno e non sarebbero mai finiti nella Storia, ma erano stati proprio quelli a salvar loro la vita.

Surreali gli strani percorsi dell'anima che presero a scorrere tra loro.

Che lui era sempre stato discreto nell'evitare d'invadere i silenzi di lei, le sue solitudini, ma adesso c'era che lei voleva sapere se fosse stato per carattere oppure perchè lei non gliel'aveva mai consentito di lasciarsi invadere.

Voleva sapere...

Ma non sapeva come chiederlo, come indurlo a parlare...

E lui voleva raccontare ma non sapeva come farlo senza che lei comprendesse che un poco aveva capito che diavolo la tormentasse.

Oscar si sforzò di ricordare di che avessero conversato, in passato, e lui prese ad osservarla divertito, che lui lo sapeva già di che diavolo avevano sempre discusso: turni di guardia, addestramenti, esercitazioni, duelli, armi, ribelli e cospiratori da scovare...

"Di solito...stavo ad osservati per un pò...poi...in tutta onestà..." – parlò piano André, quella notte il cielo era sereno, costellato di luci brillanti e fitte, mentre l'aria piena e limpida avvolgeva i muscoli e solleticava il naso. Odorava di giorni lontani, sepolti nei ricordi eppure limpidamente presenti nei muscoli e nelle mani.

Gli occhi fissi al fuoco che aveva preso ad ardere intensamente...

Un'altra notte da trascorrere fuori, senza nemmeno il conforto di quattro asce tarlate sulla testa.

Vicini, imbacuccati fino al naso...

"Poi..." – chiese lei – "Che facevi?".

"I ricevimenti alla reggia alla fine erano tutti uguali...ti guardavo...".

"E cosa vedevi?".

"Cosa vedevo? Una leggiadra fanciulla che portava fiera il nome della propria famiglia! E…" – esclamò André enfatizzando l'elogio.

"Non dire schiocchezze! Che...".

Rise André: "E annoiata!".

Lei si stupì...

"Annoiata?".

Rise ancora lui voltandosi ad osservarla: "Non dirmi che non era così? Tutti quei discorsi su vini, terre d'amministrare, tasse da esigere, stoffe ricercate per cucirsi vestiti alla moda! Camicia con volant? Colletto alto o cravatta? Stivali o scarpe? Broccato o velluto?".

La mano prese a volteggiare in aria, la voce si gonfiò che André stava quasi per mettersi a ridere sul serio.

"Argomenti di vitale importanza per le sorti della Francia! Non mi dire che t'interessavano quel genere di discorsi?".

Domanda retorica...

No...no di certo!

"No!" - punta nell'orgoglio – "Ma...".

"Oh sì...dicevo…alla fine me ne andavo. Non sopportavo quelle chiacchere, non sopportavo di vederti così annoiata. Tornavo nelle scuderie oppure nelle cucine...e lì mi toccava ascoltare i pettegolezzi della servitù...".

Oscar non era certa di voler conoscere l'esito di quell'affondo.

"Sulla scelta tra tinozza o vasca!" – ridacchiò André – "Lavarsi non era proprio un grand'affare per molti, a corte, come del resto là sotto, dove brulicavano cameriere e lattonieri e stallieri…ma si sa, pur di seguire le mode, si era disposti persino a disquisire su tutto! Acqua e sapone da qualche parte sarebbero pur dovuti finire! Sono certo, per quel che immagino, che il sapone alla fine restasse lì intonso…ma era la tinozza a farla da padrona! A orientare il pettegolezzi!".

"La...tinozza?" – balbettò lei ironica.

"Certo! Proprio quella! E i più ricchi decidevano che il legno era materiale troppo povero per accogliere i riveriti…".

"André!".

"Fondoschiena!" – rise forte davvero, insolente – "Ecco allora…t'immagini che noia e che pochezza d'intenti dovevano guidare i pensieri e gesti di quella gente? Mi spiace dirlo ma i nobili erano interessati solo a salvare le proprie ricchezze ed il ruolo accanto ai sovrani...a discutere solo di stoffe e cioccolato...non penso tu abbia mai apprezzato...".

"No...no di certo!".

"Lo sentivo che pensavi ad altro….altro dal taglio d'un vestito o dal colore delle piume d'abbinare!".

"Allora tu te ne andavi nelle scuderie o nelle cucine?" – chiese lei di nuovo, che non era da lei fare domande simili, dietro c'era altro...

André se ne rimase zitto, mentre rammentava le ore interminabili trascorse ad attenderla e le moine delle cameriere che gli giravano intorno e allora lui era costretto a girarci alla larga.

Scoparsi una o due o tre cameriere forse gli avrebbe regalato nomea di saperci fare.

Il punto non era quello.

E non avrebbe nemmeno dovuto faticare molto, in quello il buon Alain ci aveva sempre visto giusto. Nè che si fosse stati alla reggia o nella vecchia Parigi.

Il punto non era quello.

Non ci teneva a passare per un cicisbeo da stalla o da cucina. Così avrebbe solo finito per sporcare il nome di lei.

L'integrità di lei, sinceramente faticosa e severa, non poteva essere messa in dubbio dalla condotta di un servo, che si fosse permesso di comportarsi peggio del padrone.

Anche se loro erano nulla l'uno per l'altra.

Ma André sapeva che nulla era tutto per lui.

Però…

Però, non avrebbe potuto farlo e basta. Non avrebbe potuto…

Non avrebbe avuto alcun senso per lui.

Però adesso poteva anche accadere che lei finalmente se ne rendesse conto.

S'azzardò allora, ad affondare...

"Vorresti sapere che facevo in quei posti?".

Oscar sussultò, no, non lo voleva sapere.

"No...non...m'interessa...".

Bugiarda...

Lo pensò André, davvero, forse Oscar ancora non conosceva cosa fosse la gelosia, quella che lui aveva sentito nelle vene, come veleno, al pensiero che un uomo, un altro uomo, si fosse preso i pensieri e i sensi.

Se l'immaginava che lei avesse provato amore verso il conte, ma l'altro no, non sarebbe riuscito ad innamorarsi di lei.

Il discorso virò...

Era bene non addentrarsi negli sconosciuti meandri d'una coscienza che prendeva coscienza di sé stessa.

"Matrimoni sontuosi, splendidi..." – riprese André osservando le fiamme che brillavano – "Ricevimenti che attestavano la grandezza delle famiglie che univano i patrimoni, oppure i titoli nobiliari oppure...chissà magari semplicemente rinsaldare un'unione che facesse effetto sulle complicate alleanze che governavano gl'interessi a corte...".

Silenzio…

Le immagini sfilavano davanti.

Lei distaccata, immersa nel compito d'accertarsi che qualche disgraziato morto di fame non si fosse azzardato a precipitarsi dentro i confini dorati della reggia, per gridare la rabbia ed il rancore verso lo spreco ed il disprezzo di chi nobile non era.

Lui ad accogliere la crescente insofferenza di lei - sì l'aveva percepita nello scorrere degli anni – che non avrebbe più potuto ammettere simili divari.

"E poi...poteva anche accadere che gli amanti fossero stati in fondo più felici!".

Il salto logico sfuggì solo per un istante mentre la parola amanti assumeva il sapore dolciastro e pieno e sfuggente delle alcove parigine, oppure di quelle che la servitù si ricavava negli anfratti di tempo concessi loro dai padroni.

Amanti...

Scivolava l'immagine nella mente.

"In effetti essere nobile non rappresentava poi un gran privilegio se si era costretti a sposarsi con chi non si amava solo per mantenere patrimoni o scalare i gradini della società. Marito e moglie tali semplicemente sulla carta o...per contratto come si usa dire tra...voi. Forse allora la vera ricchezza, era la possibilità di scegliere il proprio destino…".

Silenzio...

Le parole pesavano.

"I nobili più fortunati o intelligenti imparavano a convivere, a rispettarsi forse, a mettere al mondo figli solo per evitare che i patrimoni venissero dispersi o le mogli ripudiate. L'ho sempre trovato triste...non c'è amore in tutto questo…".

"Vuoi dire che i nobili non sono capaci di amare?".

Gli amanti sì, invece, è ovvio!

"Dico che per un nobile è molto difficile scegliere di amare piuttosto che spendere l'esistenza al servizio del proprio rango. Per me è stato diverso...".

Fu costretta a voltarsi. Che diavolo poteva mai esserci di diverso nella vita di André ch'era stato costretto a tenersi dentro...

Tutto…

Che differenza c'era tra lui ed un nobile, alla fine dei conti entrambi costretti a soffocare i sentimenti...

"Sembra assurdo ma il fatto di non essere nobile mi ha permesso di essere libero...ho conosciuto te e ho imparato ad amare te...diversa da tutte le altre donne che ho incontrato nella mia vita...".

Gli occhi s'abbassarono. L'amava...

Dio, l'amava e c'era che lei non si era mai domandata se André...

Le parole s'insinuarono.

André doveva aver conosciuto altre persone, oltre lei. Era impossibile non fosse stato così. Il pensiero l'aveva torturata a lungo.

Rammentò...

Helena e poi Diane...

Forse altre ancora, prima. Forse non le aveva amate, forse no, il punto non era questo.

Uno come André non avrebbe mai…

André aveva ammesso che non era stato così che non c'era stato nessun altro.

Il punto non era questo…

Lei non si era mai domandata se André...

Lo sapeva che gli uomini, sì insomma, hanno desideri...

La mente prese a vagare. Nemmeno l'ascoltava più André.

"Tu eri diversa dalle altre...donne...".

Si riebbe, lo sguardo dovette sgusciare via lontano. André l'aveva sempre considerata una donna, sempre, a dispetto del nome, dell'uniforme, del rango, dei modi rudi, dell'educazione.

Lui aveva visto ed amato l'essenza femminile che lei stessa non aveva mai davvero colto dentro di sé, forse nemmeno quando s'era resa conto di provare dei sentimenti verso Fersen.

"Mi sono domandato spesso cosa sarebbe accaduto se tu fossi stata educata come tutte le donne della tua estrazione sociale…." – il tono se ne uscì un poco beffardo, quasi a dire che forse così educata saresti stata addirittura meno donna di quanto tu non lo fossi ficcata dentro quella dannata uniforme!

"E trovarti un marito poi!".

La chiosa finale affondò e lui la guardò divertito.

Qualche soddisfazione se la voleva togliere.

"Io sono così perchè mio padre ha voluto educarmi così!" – rispose lei piccata, come a dire se fossi stata educata come una donna mi sarei comportata come tale.

"Io non credo!" – annuì André serio.

"Che vorresti dire? Che io...".

"Tu sei tu Oscar...se anche ti fossi chiamata Colette o Ninette o Henrietta o chissà che diavolo di nome avrebbero potuto affibbiarti...tu saresti sempre stata tu...".

Diavolo, non ci aveva mai pensato.

"Chi avresti mai accettato al tuo fianco? Chi sarebbe riuscito a domare il tuo carattere? Non credo tu sia diventata ciò che sei solo per l'educazione che hai ricevuto. Sei diversa…nel modo di amare. Sai amare ecco. Con tutta te stessa…e non ti saresti mai piegata ad un matrimonio senza amore. Non credo l'avresti mai fatto. Mi sono chiesto tante volte perché mi fossi innamorato di te…proprio di te. Perché ti ho conosciuto fin da piccola? Avevo conosciuto anche le tue sorelle, poco più grandi di te e altre giovani che abitavano nei dintorni...".

Di nuovo...

Oscar sentì incedere dalle viscere uno strano calore misto a rabbia, di nuovo.

Lui proseguì ma lei, lei era di nuovo immersa nella visione di lui, giovane attendente della famiglia Jarjayes.

Capelli neri, raccolti…

Alto, fisico asciutto, teso, gesti morbidi ed attenti, sguardo aperto, sereno ma fermo...

Prendeva forma e consistenza il dubbio...

Forse André non aveva amato altre donne, non nel modo in cui aveva amato lei.

Ma non è che questa chiosa facesse meno male.

"Non ho mai sentito nulla per nessuna di loro...nulla che non fosse nemmeno lontanamente simile a ciò che provavo per te...".

Va bene, forse allora non ne aveva amata nessuna. Ma lui era un uomo, ecco e...

André proseguì, un poco infervorato. No, proprio non s'era accorto dell'abisso in cui scivolava lei che ascoltava di sé e in realtà aveva preso ad aver sete di lui, di chi lui fosse stato.

"Nemmeno io avrei mai immaginato che ciò che ci legava sarebbe andato oltre l'amicizia. Non so dirti esattamente quando...non un giorno preciso, non una stagione, non un anno...ma è accaduto. Tu...non sei entrata dentro di me..eri già lì, come se ci fossi sempre stata. Non ho vissuto il tempo d'innamorarmi di te...perchè in realtà era già accaduto...un tempo indefinito...".

Tentò di comprenderlo Oscar, ciò che André voleva chiarire, lei che aveva sempre osservato il mondo secondo tempi e spazi definiti, emozioni controllate e stabili, odio e amore, al più sobria indifferenza.

Tutto aveva una fine ed un inizio.

Faticava a comprendere che dell'amore non si potesse individuare nè l'una nè l'altro.

L'amore non ha tempo o meglio viaggia nel tempo attraverso un tempo tutto proprio, difficilmente gestibile secondo le forme mentali della logica e del ragionamento.

L'amore può attraversarlo il tempo o può finire in un istante.

L'amore lo sfida il tempo…

"Non nego che avrei voluto toglirti dalla faccia quella tua aria arrogante...anche se poi alla fine lo sapevo che non lo eri. Forse avevi solo paura di mostrarti com'eri davvero...".

André si voltò, lei non riusciva a guardarlo e così la mano scivolò sul viso per richiamare lo sguardo e domandare se avesse compreso e se le stesse bene ciò che lui, solo lui, aveva davvero intravisto dentro di lei.

Non ci si poteva fare molto ormai, che il tempo era trascorso, e il tempo non si aggiusta come un giocattolo rotto ma il rispetto passava anche attraverso il passato perchè da lì si comprendeva ciò che si era diventati.

"E poi..." – s'avvicinò André chiudendo il viso tra le mani – "Avvicinarmi dolcemente…".

Le dita s'aprirono a chiudersi sul collo, scivolando sulla pelle, insinuandosi un poco più giù quasi a lambire le spalle. Il viso sul viso, lo sguardo chiuso, i gesti per avere adesso ciò che non si era potuto avere allora.

"Accarezzarti fino a farti impazzire...".

Il respiro scaldò la guancia, le labbra stavano lì, gli occhi chiusi, l'attesa lambiva i sensi...

"Sciogliere il ghiaccio che ricopriva l'anima...".

Le mani scesero giù ai fianchi, il brivido sussultò* i muscoli...

Fu costretta a chiudere gli occhi e ascoltare l'incedere lento e lieve.

"Prenderti ed entrare in te...".

Dio, era già accaduto. Eppure era così diverso ascoltare che anche allora sarebbe potuto accadere.

Anche allora, che lei non aveva idea di cosa fosse amarsi...

"Senza chiederti nulla...".

Le labbra s'accostarono e presero a lambire il collo...

"Averti e cancellare dal tuo viso quello sguardo arrogante, che sfuggiva al mio solo per dimostrarmi che tu eri forte e non avresti mai avuto necessità di piegarti ai sentimenti, all'amore...".

Avrebbe dovuto saltar su e sfidarlo e...

Avrebbe voluto, ma no, si ritrovava piano piano senza difese, ammantata dall'incedere delle dita che risvegliavano fremiti dal sapore freddo e caldo e pieno e morbido. Pungevano e ondeggiavano dentro...

Un ciocco teso schioccò dal fuoco liberando scintille ch'esplosero illuminando i corpi.

Sotto le stelle. Faceva freddo. Si doveva stare all'erta...

Mai abbassare la guardia.

Si doveva diventare invisibili.

"Avrei voluto liberarti da te stessa, prima che dalla tua uniforme o dalla tua vita...".

Il tono si fece più formale. André rimase lì con la bocca vicino all'orecchio, fermo, mentre le dita stringevano di più i fianchi immergendosi nella consistenza tesa e compatta. Almeno in quella.

"Io invece non ho mai potuto, né voluto, liberarmi o ribellarmi a questo destino, ch'era una tortura e che adesso posso stringere tra le mie braccia…".

In silenzio, il fuoco consumava la materia, le parole consumavano il tempo che avevano trascorso lontani, amandosi senza saperlo.

Lei ascoltava e rivedeva sé stessa, solo da un'altro punto di vista, da un'altra angolazione, gli occhi di André, i suoi sensi.

Era André…

Era lui che parlava e raccontava a lei "di lei". Ed era come se lui fosse stato nella mente di lei, nel suo passato, tutto, chiuso a chiave.

La chiave erano le sue dita, il suo respiro, il suo abbraccio, mentre il fuoco continuava a consumarsi e a gemere sospinto in alto dall'aria fredda e pungente.

"Dobbiamo riposare, tutti e due. Tra una settimana saremo in Alvernia...dobbiamo riposare..." – sussurrò piano.

"Si..." – senza difese, che lo sapeva che intendeva dire lui, mentre lei s'appropriava dei gesti e dei ricordi e non potè fare a meno d'immaginarsi che lui poteva aver accettato altre donne tra le sue braccia, anche se non le aveva amate, mai, mai come lei…

Persino lei stessa aveva tentato una volta di concedersi a lui...

Il tizio al tavolo poco più in là cacciò un grido di soddisfazione scartando la carta inutile mentre un sorriso di compiacimento si stampava sulla faccia che aveva vinto, il banco era suo, mentre gli altri compari imprecavano e la tensione saliva.

Gocce pesanti e fitte avevano preso a scendere sulla cittadina e sulla campagna intorno, impregnando l'aria e l'erba e i campi aridi e secchi del profumo intenso e pungente della pioggia di fine estate.

Fosse stata o no una buona idea adesso erano lì, al caldo, il tavolo accanto al camino, solo un poco spostato per evitare d'essere adocchiati subito da chi fosse entrato.

Le disposizioni sul ricovero dei cavalli erano già state date, come pure quelle per la camera che si erano permessi quella notte. Fuori pioveva e faceva freddo.

Si rischiava d'essere presi di mira, ma d'altra parte non si poteva restare a dormire un'altra notte sotto le stelle, anche perché quella notte stelle non ce n'erano.

Nessuno dei due sarebbe arrivato vivo a destinazione a Marsiglia, figuriamoci in Italia.

I sensi all'erta, l'oste rubicondo e ben piazzato, s'era accorto che i due erano stranieri.

Declinati i nomi senza problemi, quello aveva chiesto subito da dove venissero, che i vestiti inzaccherati e l'aspetto parecchio trasandato inducevano a pensare ad un viaggio lungo e complesso e...

C'era da scommettere che quelli non fossero in giro per divertimento, l'aspetto sciupato testimoniava il soggiorno in luoghi di fortuna.

Gente di campagna, pettegola ed impicciona.

"E sentiamo...sentiamo...sapete niente di Parigi?".

L'odore dello stufato inondava la saletta. Pochi tavoli apparecchiati, i clienti intenti a scaldarsi le ossa con minestre fumanti e polenta...

"No..." – rispose André deciso. Non era il caso di alimentare le false speranze di sapere che fosse accaduto nella capitale, anche se i fatti del quattordici luglio e poi del ventisei agosto e via dicendo si erano senz'altro già diffusi per il paese, non sempre alla stessa velocità e non sempre raggiungendo tutti i paesi ed il villaggi alla stessa maniera.

Forse nelle città le informazioni erano più precise ma lì...

"Veniamo dalla Normandia...certamente come tutti abbiamo saputo quello che è accaduto...più o meno...".

Era il caso di scoprire le carte però, almeno si sarebbe saputo se si era dalla parte giusta.

O da quella sbagliata.

"Sì...dev'essere stato incredibile!" – gorgheggiò l'oste lisciando il grembiule lercio – "Pare che quelli di Parigi siano riusciti ad entrare alla Bastiglia! A suon di cannonate! Ma voi...".

André deglutì. Con cautela tutti s'erano scoperti.

L'oste era entusiata delle gesta dei parigini.

"Voi sapete dov'è la Bastiglia?" – insistette l'altro.

André negò: "A Parigi!" – rispose neutro.

Più o meno s'era tutti dalla stessa parte.

"A Parigi!" – si gonfiò l'altro – "Lì si che ci vorrei andare! Lì quei nobili fannulloni li appendono ai lampioni!".

L'esclamazione rese l'idea. No, non si era proprio dalla stessa parte.

Oscar se n'era rimasta silenziosa, masticando lentamente, i sapori un poco aspri di pietanze selvagge, lavorate senza particolare cura, cucinate schiettamente.

Doveva adattarsi. Doveva diventare invisibile. Era difficile...

Che in ogni caso era talmente stanca...

Non sarebbe riuscita a reagire nemmeno...

"E voi..." – riprese l'omone facendo cenno alla giovane che serviva ai tavoli d'avvicinarsi.

Nella mescolanza variegata e chiassosa c'era che si era stati Soldati della Guardia e così c'era che si era abituati a guardarsi le spalle e ad individuare un possibile avversario.

Oscar non aveva potuto non notare quella. Adesso sì, adesso i suoi occhi vedevano e comprendevano…

Che da quando erano entrati quella non aveva fatto altro che girare intorno al tavolo, intenta a servirli e a ritornare per accertarsi che tutto fosse di gradimento e poi se volevano altro vino e altro ancora...

Le bettole di Parigi, diavolo, le aveva conosciute anche lei e adesso quel dannato oste se l'era tirata vicino quella quasi volesse...

Ad occhi bassi se n'era accorta anche lei.

Occhiate maliziose ogni volta che s'avvicinava ad André, quella aveva preso a fissarlo, neppure tanto discretamente, forse per ottenere non solo il consenso alla bontà delle pietanze.

E lui l'accontentava dannazione, sì forse c'era abituato, sì forse non ne poteva fare a meno, che ad esser troppo sgarbati si rischiava di passare per nobili con la puzza sotto il naso.

No...

Oscar fu costretta a sollevare lo sguardo.

"Ve l'ho detto. Siamo in viaggio..." – replicò André.

L'oste fece spallucce, tentando d'agganciare il discorso ai nomi.

"Avete lo stesso cognome...siete parenti?".

Quella fissava André e Oscar prese a fissare lei.

"Siamo fratelli..." – riprese lui.

"Boh...sembrate così diversi!" – l'oste si stava allargando.

"Si...le nostre famiglie hanno...diciamo...origini differenti...".

"Oh...allora immagino siate figli di domestiche...serve...".

Il respiro della compagna silenziosa prese a sollevarsi.

André se ne accorse, Oscar non avrebbe sopportato altre illazioni.

Essere nobile per lei comportava altro significato e quel tizio stava tirando un pò troppo la corda.

Le mani stavano per scivolare giù. La spada era stata lasciata in camera, il pugnale no.

André afferrò la destra stringendola.

Un gesto inusuale per due uomini, anche se erano fratelli.

"Abbiamo entrambi un passato diversamente doloroso...ma siamo uniti...questo è ciò che ci basta...".

Diplomaticamente fermo, s'insinuò l'affondo di André.

L'oste alzò le spalle, non gl'interessavano le storie lacrimose e così augurò di proseguire per il meglio la cena.

L'altra riprese le sue mansioni.

Oscar si rese conto che non levava gli occhi da André.

Un respiro più fondo di nuovo.

"Gilbert..." – sussurrò Oscar, tentando di mandar giù la rabbia. Non tutta però. Che Gilbert gli ronzava nella testa.

Gilbert era suo...

"Non ti sei accorto di nulla? Mi sa che hai trovato un'ammiratrice!" – punzecchiò a voce bassa in tono ironico, iniziando a percepire più chiaramente i movimenti della giovane.

Un tempo probabilmente quegli stessi gesti sarebbero rimasti senza effetto, sprofondati nel vuoto dell'indifferenza.

Un tempo, appunto, che la scena avrebbe anche potuto assumere un connotato comico.

Non adesso, non più.

Si ritrovò alle prese con sé stessa e lui, assieme, che tutti quei dannati discorsi spesi da lui, che aveva conosciuto altre donne e nonostante questo amava lei, da sempre, stavano lì, sullo stomaco, come una pietanza indigesta che non si sa quando avrà l'ardire di scomparire.

Sensazione sgradevole, illogica...

Lei incapace di dominarla.

André non aveva mentito eppure...

Ironia della sorte, non ci fu verso di ricacciarlo giù quel pensiero veloce e fulmineo che attraversò la mente e scese giù nelle viscere, anch'esso, e poi risalì, e la costrinse a serrare le mani, perchè anche lei allora s'era messa ad osservarlo, quasi volesse farlo attraverso gli occhi di quell'altra.

E si domandò dove mai fosse vissuta in tutti quegli anni in cui l'aveva avuto accanto a sé, senza accorgersi...

Prese a fissarlo.

I tratti del viso, il profilo, lo sguardo e…

Pensiero che diveniva desiderio.

Pensiero sciolto nel viso di lui…

Sì…

Era bello André. Davvero...

Considerazione sorprendente se ammetteva che lei lo aveva avuto accanto da tutta una vita e l'assunto s'era affacciato raramente.

André era bello. Dannatamente.

Non c'erano altre declinazioni...

Le spalle ampie, le braccia forti, che l'avevano afferrata tante volte per toglierla dai guai e solo una volta per gridare la rabbia d'un amore senza speranza...

I capelli neri, allungati nuovamente sulle spalle, a coprirle appena, il volto abbronzato, la bocca...

La bocca sì, scolpita, morbida, non eccessivamente piena, il naso dritto, liscio, gli occhi...

Era bello André…

Il suo André.

Era suo...

Non era soltanto quello...

Lui sapeva sempre dove fosse lei, anche se non sapeva dove fosse.

Rammentò...

Lei alla finestra dell'ufficio ad osservare il cortile, i soldati poco sotto che si concedevano di scaldarsi le ossa al sole del tramonto.

Lui era lì, in mezzo a loro, alzava lo sguardo verso la finestra, impercettibile lo sguardo s'apriva che lui lo sapeva che lei era là dietro, o forse l'immaginava che lei fosse lì.

Un cenno, un gesto sconosciuto a tutti, che solo lei comprendeva, intuiva, e allora André diventava ancora più bello, d'una belleza sopraffina, oscura, piena, solo per lei.

Non aveva mai mancato di farlo, neppure una volta.

Nemmeno quando lei pensava di non essere vista da lui.

Era come se lui sapesse sempre dove lei si trovava.

Era bello allora...

E anche se non lo fosse stato davvero, ma no...

Era...

Rimase a fissarlo dopo quell'affondo a cui lui non rispose.

André si accorse che lei non distoglieva lo sguardo.

Già...

E lei se lo ritrovò addosso lo sguardo di lui e fu costretta ad abbassare il proprio.

Che se c'era arrivata lei a vederlo così, chissà quante altre l'avevano compreso, ben prima di lei.

"Cosa c'è?" – chiese lui avvicinandosi.

Si riebbe, le guance avamparono un poco...

Dannazione...

Imprecazione fuori luogo…

"No…no…niente…" – balbettò di nuovo, lì ad immaginarselo.

Non solo viso, labbra, sguardo...

Cuore impigliato, avvinghiato...

L'ascoltava. Lui su di sé, labbra sulla pelle, sulle labbra, mentre entravano e percorrevano pelle e labbra, là, nel luogo sconosciuto di sé.

Forse era la reazione all'aria fredda che aveva sferzato il viso.

André le poggiò una mano sulla fronte.

"Stai male? Non avrai di nuovo la febbre?" – chiese indugiando, il tepore del palmo s'impresse e s'ampliò...

"No….sto bene..." – s'affrettò a sottrarsi lei, allontanando la mano, che non era solo perchè si doveva stare in guardia e non si poteva perdere lucidità...

Era...

Era che lui era suo e lei voleva averlo...

Ed il contatto s'amplificava come onda che s'allarga e finisce per toccare ogni parte nascosta e oscura.

"Charles!" – precisò lui per richiamarla – "Dimmi cosa ti sta succedendo? Ti vedo...strano...".

"Non preoccuparti…Gilbert...sto bene. E' solo...sono solo stanco…".

Si doveva restare all'erta...

Lo spiffero d'aria fredda corse tra i tavoli. Tutt'e due accennarono a fissare l'entrata.

Tronfi ed assolutamente indiscreti fecero ingresso tre gendarmi, imbacuccati fino al naso, grondanti, le facce bianche, i capelli appiccicati alla faccia.

Presero a sfregarsi le mani, guardandosi attorno. I mantelli presi in consegna dall'oste e l'uniforme che si rivelò, quella di guardie del posto, più o meno come un tempo lo erano stati loro. Solo che lì non si era a Parigi.

"Vado a controllare i cavalli..." – sibilò André senza muoversi se non lo stretto indispensabile – "Tu vai nella stanza...arrivo appena...posso...".

Non conoscevano l'edificio. C'era il dubbio che si dovesse ripassare da lì per raggiungere le poche camere. Non c'era tempo per ragionarci sopra.

I movimenti furono discreti e puliti. Silenziosamente lei prese la strada che portava al fondo del corridoio.

Solo pochi istanti e l'istinto le impose di voltarsi per controllare meglio l'andirivieni della sala.

Ammise incredibilmente che dei soldati, in fin dei conti le importava poco.

Dovette ammetterlo con sé stessa, lo sguardo prese a cercare quella, che quella si era avvicinata di nuovo, mentre André attendeva l'oste per concordare il compenso per la cena e la camera e…

E chissà cos'altro.

La coscienza sarebbe voluta tornare indietro, la ragione imponeva di no.

La stretta alla gola impediva alle parole di uscire, che si sarebbe messa a parlare da sola, a voce alta...

Che voleva quella?

Domanda idiota, che Gilbert era dannatamente bello ed era suo e lei...

Lei era nientemeno che Charles Montand e come diavolo avrebbe fatto a spiegarlo a quella che lui era suo, era il suo uomo...

S'impose d'immaginare che non sarebbe potuta tornare indietro perchè nemmeno sarebbe stato necessario e non era da lei...

"E dite vi serve altro? Compagnia?" – sussurrò l'oste tentennando con capo ed indicando la sala.

"No...non è il caso..." – tentò di obiettare André.

"E vostro...".

"Mio...fratello? No...lui…lui…insomma…".

Dovette sforzarsi di lanciare all'altro un'occhiataccia il più equivoca possibile, che però rendesse l'idea lasciando ovviamente un discreto margine di dubbio.

Però ci riuscì alla fine André a tappare la bocca all'oste che sgranò lo sguardo, mentre stava per perdere la presa del bicchiere che stava asciugando.

"Lui..." – balbetto l'oste preso alla sprovvista.

"Bonsoir monsieur!" – salutò André calcandosi il cappellaccio sulla testa.

La mano si fermò alla maniglia della porta.

L'aveva visto André accennare un saluto ed uscire e l'altra tornare alle sue dannate incombenze.

Tornò indietro, pochi passi, s'affacciò sulla scala e...

Quella era intenta a servire ai tavoli.

Inaudito...

Quella nemmeno gli aveva parlato.

Quella faceva il suo mestiere, ma le occhiate no, quelle non erano parte del suo mestiere.

Forse di altro...

Un tonfo e la porta della camera si chiuse.

Uno schiocco leggero e la porta della stalla si chiuse.

Gli stivali gettati via, la giacca buttata sul letto, la camicia a terra...

"Ti aspetto...".

La destra accarezzò il manto del cavallo, che godeva dell'insolita ed energica spazzolata, libero dalla sella e dalla fatica del viaggio.

Era stato sostituito un ferro sbilenco dopo il tentativo di superare un sentiero impervio e sassoso.

L'acqua tiepida scivolò giù lavando la pelle arsa dal freddo e dalla polvere, il sentore del sapone si spanse, la mente colma di lui, mentre lo sguardo era fisso alle lingue di fuoco, nel camino, che ondeggiavano brillanti.

L'altro animale era più nervoso, forse meno abituato a percorsi così estenuanti, e per via della mancanza prolungata d'una stalla, quand'anche fosse stata una catapecchia cadente, e dell'odore caldo del fieno.

Un pò come accadeva a loro…

L'assenza di riferimenti quotidiani inziava a pesare. Il tempo distorceva i ricordi e gli pareva d'esser vissuto così da sempre, di non aver davvero mai avuto una casa, un lavoro, una vita.

I punti di riferimento adesso erano loro stessi.

André s'appoggiò con la fronte al collo dell'animale, sussurrando piano che poteva anche tranquillizzarsi, la voce lieve, e le dita affondate nel manto folto.

Umida pelle s'avvicinò all'arzigogolata sequenza di strade e vie...

Gli occhi corsero alle alture vulcaniche dell'Alvernia e poi finirono lì a Marsiglia ed alla barriera rappresentata dal mare. Non potevano perdere troppi giorni, perchè affrontare la traversata oltre il mese di settembre avrebbe comportato maggior rischio di affondare, sbattuti dalle prime tempeste autunnali, e così finire in pasto agli squali.

I muscoli stanchi vennero ben presto beffati da quella specie di bagno tiepido e profumato.

Tentò di resistere mentre il dito continuava a scartare un percorso per individuarne un altro, la mappa avrebbe anche potuto tradirli e deviarli verso una strada troppo lunga.

Le stazioni di posta si susseguivano. Si poteva tenere il passo con quelle ma là dentro...

Balzani pensieri s'annidarono lì, assieme alle sensazioni da cui s'era fatta maldestramente assalire - lo comprendeva anche lei - eppure era tornata lì, a chiedersi che diavolo volesse quella donna da André e lei, dannazione, non poteva affrontarla.

Che lei era un uomo, era Charles, era suo fratello...

Sempre più prigioniera di un destino che non le apparteneva.

Lo mormorò tra sé e sé mentre sentiva freddo e gola si chiuse e lei si rannicchiò di più sotto la coltre calda. Non c'era proprio abituata alla vita dei fuggiaschi...

Il sonno s'impose...

Le parole risalirono...

Non ha saputo dirti esattamente quando...

Non un giorno preciso, non una stagione, non un anno.

Ma è accaduto...la tua essenza...non sei entrata dentro di lui..eri già lì, come se ci fossi sempre stata.

Non ha vissuto il tempo d'innamorarsi di te...perchè in realtà era già accaduto...un tempo indefinito...

E tu…

Da quando…

Allora da quando hai compreso di amarlo?

Non lo ricordi, per te non è accaduto esattamente così, eppure...

Per quanto tu ti sia detta che non l'amavi, la sua presenza intensa e costante ha confuso i sensi, ha ingarbugliato i tempi.

Due persone s'incontrano e le vite dei singoli confluiscono in un'esistenza nuova e diversa da quella precedente di entrambi.

A te non è accaduto così, lui ha sempre fatto parte della tua vita.

C'è sempre stato e ora ciò che senti per lui è come se l'avessi sentito da sempre, da tempo immemorabile.

Non sei mai stata gelosa di lui e adesso lo sei, come se lo fossi stata sempre.

Perchè dovresti immaginartelo tra le braccia di altre donne se lui ti ha detto che ha amato sempre e solo te?

Perchè non credergli?

Perchè?

Tutto sovrastava ragione e logica.

Affidarsi all'amore non è come affidarsi alla logica ed alla ragione. Non è affatto facile.

La pioggia continuava a scendere silenziosa sulla campagna, sui tetti, sugli alberi scheletrici, sulle colline arse, sugli stradelli divenuti nuovamente fiumiciattoli.

André ragionava sul da farsi. Non conosceva l'edificio e non aveva idea se i gendarmi fossero ancora là a sollazzarsi al caldo, magari ad approfittare della pioggia per ritagliarsi un gradevole incontro.

I paesi di campagna sapevano essere oltremodo bigotti ma la fame era peggiore e allora per ricavare qualche soldo s'offriva altro, oltre al pane, al vino...

Gli animali soddisfatti si voltarono ad incrociare l'immagine di colui che stava lì a scaricare ansia ed incertezza, attraverso spazzolate energiche e fonde.

La pioggia scendeva...

Percepì il crescente nervosismo degli animali che avevano preso a battere la zampa a terra.

Si voltò.

"Chi c'è?" – chiese André, che alla fine s'accorse che c'era qualcuno. Doveva essere entrato qualcuno.

Passi silenziosi affondarono nella paglia sparsa.

La luce fioca della lampada ad olio non gli consentì di scorgere subito la figuretta che s'avvicinava, istintivamente si ritrasse, allontanandosi per obbligare l'altro a rivelarsi.

Il viso ovale, liscio e pulito comparve dall'ombra.

Lo riconobbe...

Istintivamente si tranquilizzò e questo diede all'altra il tempo d'avvicinarsi di più ed allargare le braccia e cingerlo alla vita, stringendolo.

"Siete ancora qui?" - la domanda affondò rivelando che quella era entrata da un pò e se n'era rimasta in disparte, ad osservare i gesti dello sconosciuto viandante.

André s'affrettò a scansarla, delicatamente, ormai aveva imparato a conoscere il fine di certi approcci, solo che non si era più a Parigi, lui non era più un Soldato della Guardia.

Considerazioni ovvie e banali e dirompenti al tempo stesso.

Adesso poi non era nemmeno più nella posizione di dirsi innamorato di un'altra persona, cosa che in passato gli aveva sempre consentito di scansare incontri del genere. Lì l'amore c'entrava poco.

Semplicemente si doveva giocare sul filo dell'inganno, evitando di stuzzicare la suscettibilità dell'altra, evitando che quella s'insospettisse e prendesse a farsi domande inopportune.

Tentò di stare al gioco e di prendere tempo. Assurdo…

Silenzio...

Tutto era diverso, quella donna stava complicando enormemente la situazione che doveva essere gestita con estrema cautela.

André fece per andarsene, scusandosi della fretta. L'altra, sguardo piuttosto smaliziato e duro, gli si parò di fronte, sbarrando il passo.

Le parole non lasciarono molti dubbi sui propositi, anche se l'esordio appariva neutro.

"Ve ne andate via così? Io avrei terminato di lavorare, alla locanda...potremmo parlare un poco...non capita tutti i giorni di incontrare viandanti che vengono da lontano...la gente del posto ha solo la bocca piena dei raccolti andati male e delle bestie che muoiono di fame...nessuno ci disturberà!".

Le mani s'appoggiarono al petto, il tono suadente, lo sguardo piantato addosso, languido...

Le dita si chiusero infilandosi nel bordo della giacca.

André istintivamente afferrò il polso dell'altra.

Doveva andarsene ma...

"Non ho molto da raccontare di ciò che accade lontano da qui. Siamo commercianti di cavalli...e domani mi aspetta una giornata pesante. Con il vostro permesso io andrei a dormire!".

Tentò...

"Quanta fretta! – saltò su l'altra in tono piccato – "Mi pare la stessa che avete avuto voi e vostro...fratello...".

Le parole colpirono.

Quella la sapeva lunga.

"Di lasciare la sala non appena sono entrati i gendarmi!".

Parole sospese, lo sguardo addosso per osservare la reazione dello sconosciuto, per comprendere se ci avesse visto giusto la povera serva campagnola a cui non erano sfuggiti gli spostamenti dei nuovi arrivati.

La campagna francese non era poi così diversa da Parigi.

Colpì nel segno.

André comprese che non si poteva dare alla donna altre scuse per approfondire le ragioni della sosta e poi dell'improvisa fuga.

Chi fossero loro, da dove venissero, a lei forse non sarebbe interessato ma dato che quella voleva qualcosa, le questioni sarebbero potute interessrare ad altri.

Quella la chiave l'aveva trovata.

Doveva tenerla lì, allora, impegnata.

L'esitazione di André indusse l'altra a proseguire. Non comprendeva perchè l'altro non si muovesse come erano soliti fare i soliti viandanti, le solite maniere spicce, gl'incontri rapidi e le monete che finivano nelle tasche.

"Suvvia…non fate così…io non sono qui per darvi fastidio. Anzi…sapete…volevo avvertirvi che quei soldati sono ancora alla locanda e non se ne andranno prima di qualche ora. Stanno aspettando che smetta di piovere o chissà che altro...c'è da immaginarlo. Se ora voi tornate dentro - dato che di gente c'è n'è molta meno - vi noteranno subito...".

Alla fine, non c'era da far tanto gli schizzinosi...

Un respiro fondo.

"Allora vi sono grato mademoiselle..." – sibilò piano André.

"Non vi piacciono i soldati vero?" – lo sguardo dell'altra brillò.

"E a chi piacciono?!" – la chiosa uscì amaramente masticata.

"Che vi è accaduto?" – chiese l'altra allungando le mani e scostando i capelli dalla fronte.

Il segno tangibile di quello che potevano arrivare a compiere i soldati era ancora lì.

"Nulla che non possa accadere a chiunque. Altri hanno potere di giudicare e altri no...".

Le mani presero ad accarezzare la fronte, infilandosi tra i capelli.

"Lo dicevo io che non potevate essere solo un commerciante di cavalli...".

André respirò a fondo, mentre l'altra s'avvicinava, il corpo addosso, il timbro più basso.

"Perchè?".

"Avete tutta l'aria d'essere un nobile...e anche vostro fratello...".

Deglutì e si fece coraggio, e chiuse gli occhi.

"No...non lo sono..." – balbettò.

"Beh...siete davvero belli tutti e due...ma vostro fratello se permettete, è davvero affascinante!".

"Charles..." – solo il nome uscì dalle labbra e lì a chiedersi come diavolo sarebbe uscito da quella situazione. Doveva evitare il trambusto, la reazione irritata dell'altra al rifiuto che lui avrebbe opposto senza pensarci su nemmeno un istante.

"Charles..." – ripetè quella – "E' un bel nome...e poi è davvero bello...vostro fratello...".

André strinse il corpo dell'altra e se l'immaginò allora...

"Si...ne convengo con voi, per quanto il mio giudizio sia ovviamente di parte...".

"Giurerei che avrà molte ammiratrici!".

Avrebbe voluto ridere André mentre ascoltava l'incedere rozzo dell'altra che aveva preso ad abbracciarlo e lui non era riuscito a far altro che indietreggiare fino al muro, scomparendo dal cono di luce della lampada ad olio.

"A dire il vero...".

Il tono sospeso strappò un sorrisetto di compiacimento e lo sguardo della donna si fece interrogativo.

"A dire il vero...mio fratello ha gusti diversi!".

"Diversi!?" – sgranò gli occhi l'altra ficcandosi nello sguardo dello straniero.

André annuì. Se si doveva recitare una parte, tanto valeva fosse la stessa per tutti gli spettatori.

"Volete dire?" – la cameriera rimase lì a bocca aperta.

André annuì di nuovo.

"Ma è inaudito! Un giovane così bello che...che..."

"Eh sì...decisamente inaudito...voi non avete idea...la sua famiglia...una vera disgrazia! Da quando s'è saputo in giro che lui…lui, sì insomma…una vera tragedia!".

Pareva averci preso gusto e se l'immaginava André, sì s'immaginava sé stesso tra le sue braccia...

"Che peccato!" concluse l'altra tristemente.

"Un vero peccato davvero!" – confermò André.

"Ma davvero...a vostro fratello piacciono...gli uomini?" – affondò l'altra sempre più sbigottita.

André annuì deciso: "Lo confermo, senz'ombra di dubbio. E anche molto!".

L'indice sollevato in alto e portato alle labbra: "Ma non ama che se ne parli. E' una persona molto discreta...e...".

"Ho capito...non è il caso di disturbarlo!" – chiocciò l'altra riprendendo ad accarezzare il suo cavaliere che al cavaliere venne davvero un colpo.

"No! Davvero!" – si schernì André.

Pioveva fuori...

Nemmeno s'era accorta d'essersi avvolta nelle coperte calde, leggere, finalmente pulite, il corpo rannicchiato vinto dal sonno, sprofondato nell'andirivieni dei sensi stravolti dalla fatica...

Non nego che avrei voluto toglirti dalla faccia quella tua aria arrogante...

E poi alla fine lo sapevo che non lo eri. Forse avevi solo paura di mostrarti com'eri davvero...

"Sei tu che sei un arrogante!" – forse se lo disse nel sonno, tirandosi su la coperta fino al naso, mentre il fuoco illuminava la stanza. Avrebbe voluto stare sveglia, ma no, non ci fu verso.

"Mademoiselle...prego..." – indietreggio ancora André impacciato.

Il tempo scorreva e quella non accennava a lasciar libera la preda.

"Non ho molto denaro con me...".

"Oh...non ha importanza...".

Gelo...

"A voi piacciono le donne...almeno a voi? E io...io non vi piaccio forse? Perché dovreste pagare per non avere nulla? Io non sono così insensibile….".

S'avvicinò quella, gli buttò le braccia al collo, tornando a baciarlo avidamente, mentre la presa si chiudeva e le mani s'insinuavano alla ricerca di un contatto più fondo ed intenso

L'intento era chiaro, quella aveva trovato la sua preda, la voleva per sé, per ricavarci quello che ne sarebbe uscito, forse nemmeno solo denaro a quel punto, che nemmeno di quello si poteva far troppo vanto.

Non si poteva cedere e liquidarla con più soldi di quelli che avrebbe guadagnato recitando fino in fondo la sua parte.

Si sarebbe insospettita davvero.

Dannazione, accontentarsi anche solo di un incontro galante...

Fu chiaro che quella non era una semplice cameriera.

O forse lo era. Di certo non era l'unica mansione che la donna svolgeva ed era chiaro che quella era abituata a "trattare" con clienti della più disparata foggia ed estrazione.

L'aveva imparato bene André, a Parigi, quanto fossero abili le cameriere che all'occasione sapevano offrirsi d'esser ciò che il cliente avesse voluto.

Era stato proprio allora che aveva compreso.

Ascoltanto il disgusto misto alla resa salire allo stomaco, quando erano state prima le cameriere alla reggia ad avvicinarlo e poi, a Parigi, quelle che servivano nelle bettole e non mancavo di lanciargli occhiate complici che lui regolarmente faceva cadere nel vuoto, con sommo disappunto del povero Alain.

Aveva compreso...

Il loro viso ed il suo viso.

Il loro corpo ed il suo, così diversi.

Sapeva che sarebbe stato trafitto dal mare limpido e sconosciuto che da sempre ondeggiava fisso ed impossibile dentro il cuore.

Si rammentò dell'incontro con Helena, tragico o comico che dir si fosse voluto.

Non era nemmeno stato capace di spogliarla, le dita a ripercorre lineamenti lontani ed inavvicinabili.

S'era sentito in trappola allora e adesso ancora di più.

Un altro respiro fondo, afferrò i polsi dell'altra staccandoli piano da sé.

"No... non è questo...vi farei certo un torto...siete affascinante...".

L'altra sorrise a labbra strette, poco convinta.

Si beò un poco d'esser riuscita a suscitare una reazione, minima, ma pur sempre capace d'insinuarsi nell'altro.

Lo spinse di nuovo, una mano contro il petto, André si ritrovò contro il cavallo che fremette innervosito, le dita insinuate a percorrere la pelle, il respiro sollevato e veloce.

La giovane aveva iniziato a respirare velocemente, si stava eccitando, tentando di coinvolgerlo...

"Sono..." – tentò di staccarsi articolando una scusa per prendere tempo – "Ecco...sono davvero impresentabile...sono giorni che cavalchiamo e ci fermiamo dove possibile. Abbiamo dormito all'aperto e questo ha lasciato il segno. Sono davvero imbarazzato a presentarmi così...".

"Dite monsieur...sono a vostra disposizione...".

L'abbraccio stretto...

La vocetta sottile, pareva che a quella non gl'importasse poi molto delle condizioni disgraziate in cui era ridotto l'altro dopo giorni di bivacco dove capitava, senza lavarsi, radendosi alla buona.

I vestiti poi...

"Ecco...allora...".

Non poteva rischiare di mettersela contro...

Se solo tu volessi potresti avere tutte le donne che vuoi!

Dannato Alain, io non le voglio queste donne. Io...

E poi...avvicinarmi dolcemente…

Le dita s'erano aperte a chiudersi sul collo, scivolando sulla pelle, insinuandosi un poco più giù quasi a lambire le spalle. Il viso sul viso, lo sguardo chiuso, gesti per avere tutto ciò che non s'era potuto avere durate l'altra vita...

Il respiro scaldava la guancia, le labbra stavano lì, gli occhi chiusi, l'attesa lambiva i sensi...

Le mani scendevano ai fianchi, il brivido sussultava* i muscoli...

Era buio, gli occhi erano chiusi, l'incedere lento e lieve...

Un'altra spinta.

Indietro, sul fieno, caddero giù, che per un istante André pensò davvero di rifilare all'altra un sonoro ceffone e lasciarla lì...

No, se quella avesse avuto un proettore, un labbro rotto avrebbe significato una vendetta certa da parte di colui che avesse per disgrazia perso il suo guadagno.

Doveva stare la gioco, andare fino in fondo. Il corpo gettato addosso e chiuso in un abbraccio solo perchè quella non si permettesse di guadagnare altro terreno, nemmeno un respiro.

Che però se la doveva tirare proprio lì addosso...

"Aspettate….un momento…" – s'affrettò Andrè prendendo un respiro più lungo, fingendo affanno e lusinga e sorpresa d'essersi convinto alla fine ma d'essere solo preoccupato di non presentarsi davvero come un povero diavolo lercio e maleodorante.

A Parigi non sarebbe stato un gran dilemma, se ne poteva esser certi, la città aveva nomea d'esser una delle peggiori in fatto di odori sgradevoli e cattive abitudini come quella di lasciar sporcizia ovunque.

Gli venne quasi il dubbio d'aver detto l'ennesima idiozia, che a far tanto il prezioso con una contadina, quando anche una prostituta, poteva essere pericoloso, anche questo.

Non gli era venuto in mente altro...

Prendere tempo, spostarsi, studiare la casa...

"Qui...insomma...non avete una camera dove si potrebbe stare in pace? Ve l'ho detto...vorrei...rendermi presentabile...e poi, mio fratello sa che sono venuto a vedere i cavalli. Se tornasse qui, diavolo, non mi piacerebbe farmi trovare...".

Silenzio...

Ci stava pensando quella e pareva mezza infastidita e mezza lusingata.

Mutare il luogo dell'incontro poteva richiedere perdere altro tempo ma l'ospite pareva ben motivato e lei pensò che alla fine ciò di cui aveva necessità era effettivamente un poco di tranquillità, e l'incontro si sarebbe anche potuto evolvere piuttosto che risolversi in un semplice scambio d'affondi.

Annuì, afferrandolo per la mano.

"Avete ragione. Io dormo in una piccola stanza, che dà sul dietro della locanda. Lì staremo più comodi...".

"Siete davvero ospitale...e...".

"Dite?".

"Vino...mi ci vorrebbe del vino...".

"Oh...".

"Ve lo pagherò state tranquilla...ma sono giorni che beviamo solo dannata acqua putrida...quello della cena m'è bastato appena per scaldare le ossa...".

Sempre più convinente lui e sempre più convinta lei, mademoiselle se lo prese proprio per mano, uscendo all'aperto, sotto la pioggia battente. Corsero entrambi, i piedi affondati nel fango, la lanterna cieca sbattuta dalla furia della tempesta resistette fino all'ingresso della locanda.

Al buio i passi sicuri dell'altra condussero ad una specie di dispensa dove quella afferrò una bottiglia di vino pulita, probabilmente imbottigliato da poco.

Peccato - si disse André.

Quello non avrebbe reso facile il lavoro, che il vino giovane dà alla testa velocemente ma altrettanto in fretta svanisce.

Si resta in sé insomma, se le ricordava le sbronze prese a Parigi, nelle dannate osterie, e quel vino pesante e denso, quasi nero, invecchiato e misterioso che annebbiava subito i pensieri…

Che quelli se ne fossero andati all'Inferno almeno per qualche ora e avessero smesso di torturarlo e rammentargli che lui non era nessuno e che non avrebbe avuto futuro e speranze e...

"Prendetene un'altra!" – se ne uscì sibilando la richiesta e l'altra, sguardo sgranato, ridacchiò afferrando un'altra bottiglia.

La porta si richiuse alle spalle.

Iniziava la rappresentazione...

Il prim'attore fece il suo ingresso trionfale permettendosi d'affondare subito nella bocca dell'altra, sospinta velocemente contro la parete spoglia, a mala pena illuminata dalla candela accesa. Era freddo lì dentro...

"Servitemi del vino..." – sussurrò all'orecchio mentre la destra scivolava giù sollevando le sottane e correndo alle gambe e risalendo su e l'altra presa di sorpresa emetteva un deciso gridolino di dissenso, che non pareva neppure troppo recitato.

"Oh...ma voi ci sapete fare! Non mi convincete...voi non siete solo un commerciante di cavalli!".

La donna era rimasta lì ad assaggiare l'affondo della lingua, ricambiando la danza...

S'era spostata poi, ravvivando la brace nel camino e versando dell'acqua in un paiolo appeso sopra.

Un respiro più fondo...

"E voi siete molto perspicace mademoiselle..." – prese a raccontare André iniziando a spogliarsi – "E' vero...io e mio fratello ci occupiamo di cavalli ma in realtà il nostro compito in giro per la Francia è un altro...".

Alla povera cameriera brillarono gli occhi che si era trovata davvero un bel partito.

"E chi siete?" – chiese porgendo un pezzetto di sapone nero come il carbone e allargando il braccio verso una specie di tinozza sbrecciata. L'acqua era ancora fredda, il tempo scorreva, André fissò l'altra iniziando a formare un poco di schiuma nella mano...

"Geografi..." – disse in tono basso.

"Geo..." – l'altra nemmeno riuscì a ripetere la parola, nemmeno sapeva che volesse dire, figuriamoci pronunciarla.

"Non temete...non è nulla di sconveniente...vedete...".

L'altra era affascinata e s'era improvvisamente dimenticata perchè fossero lì...

"Perdonate mademoiselle..." – continuò André mentre proseguiva a lavarsi – "Il vostro nome...voi sapete il mio ma il vostro?".

Le chiedeva pure come si chiamava...

Un vero gentiluomo.

"Phillisette...Phillisette Neilly".

"Che nome...".

"Buffo lo so! E' per questo che preferisco essere chiamata semplicemente Nanà".

"Nanà! Decisamente vi dona...Nanà...".

"Vi prego...proseguite...".

André corse con lo sguardo alla bottiglia di vino. Un altro bicchiere, quella lo trangugiò come fosse acqua fresca, mentre lui a mala pena era arrivato a metà del primo.

"Giriamo per la Francia per esplorare il territorio, conoscere a fondo i sentieri, le strade, le colline...".

"E a cosa serve tutto questo? Per i vostri cavalli?".

"Non proprio, annotiamo tutto su fogli che poi verranno trascritti sotto forma di mappa. Così se un viaggiatore oppure una società che commercia avesse necessità di attraversare un territorio non si perderebbe e potrebbe portare avanti la sua attività...anche gli stranieri avrebbero modo di girare per la Francia senza rischiare di sbagliare strada o trovarsi in una palude magari in pieno all'inverno...".

Il discorso sortì l'effetto sperato, Nanà a bocca aperta, immobile, il bicchiere di vino di nuovo tra le mani...

"Prego..." – l'invitò André sorseggiando dal suo.

L'acqua s'era scaldata...

I muscoli lisci, nudi, brillavano al riverbero del fuoco...

L'imprecazione rimase impigliata tra le labbra mentre la giovane s'era avvicinata.

"Non rivestitevi..." – disse piano prendendo ad accarezzare le spalle e baciando piano la schiena.

Accarezzarti fino a farti impazzire...

Spogliati!

Cosa? Aspetta...

Ti voglio...adesso!

Aspetta...

Le dita erano scivolate sotto la camicia, ai seni, chiudendosi sopra, piano, i polpastrelli a lambirne la consistenza morbida, via via più turgida e piena...

Neppure se lo poteva immaginare André che quella sera Oscar s'era lasciata avvinghiare dai discorsi sul loro passato, soprattutto quello vissuto da lui che l'amava da una vita e che finalmente l'aveva confessato. Per ogni giorno trascorso assieme, emergevano bizzarri ricordi e...

No, non erano ricordi...

Il corpo si rannicchiò ancora di più, le mani chiuse tra le cosce, a scaldarsi ed ascoltare l'incedere del sogno.

"Vorrei ammirarvi..." – sibilò André contratto mentre ascoltava le mani dell'altra accarezzare la schiena, gesti ampi che coglievano i muscoli torniti e tesi, i fianchi asciutti, i lombi...

"Oh...siete un adulatore... anche a me piacerebbe...".

Aveva sempre avuto una ragione per sopportare certi luoghi e certe persone...

All'inizio accompagnare lei che gli chiedeva d'affondare l'esistenza in un bicchiere di vino.

Evitare che fosse presa di mira da qualche avventore troppo brillo, che non finisse per accorgersi che sotto quella dannta uniforme c'era un ufficiale bello.

Troppo bello!

Dannazione, lei in uniforme non passava proprio inosservata...

E poi, dopo, accompagnare sé stesso, magari con l'appoggio di quel bellimbusto di Alain.

Lì sì che aveva imparato ad ubriacarsi, a tener la guardia alta anche se i pensieri corrotti dall'assenza di lei dovevano frantumarsi, sbriciolarsi...

La guardia doveva restare alta.

Si voltò André e prese a baciare la donna, imitandone i gesti, affondando tra i vestiti che scivolavano a terra...

La spinse un poco indietro...

Quella si sedette sul letto pensando che lui sarebbe rimasto lì in piedi...

Rituale consueto per ammorbidire la tensione e suscitare e sollevare la foga dell'amplesso.

No, lo straniero continuò a baciarla e poi scostandosi un poco le porse altro vino...

Lo bevve. Pagava lui, perchè non approfittarne...

Le dita della donna scalzarono le brache tentando di appropriarsi della carne e André si spostò velocemente sedendosi anche lui.

"Voltatevi!" – un altro ordine, quella non comprendeva. La testa aveva preso a girare, il vino affluiva nel sangue conferendo ai gesti pensieri intorbiditi, poco lucidi.

"Ecco...siete come tutti gli altri!"- sbuffò – "Non vi piace...".

Lui la prevenne.

"Accarezzarvi...vorrei accarezzarvi un poco...sono giorni che non accarezzo il corpo di una donna...se non vi dispiace!?".

La voce usciva suadente e convincente e l'altra si stupì.

Logica ineccepibile...

Altro vino...

"Basta!" – un singhiozzo…

"Vorrei berlo dalle vostre labbra...".

"Oh...".

Il bacio affondò di nuovo, la testa della donna voltata di lato, quasi all'indietro e lui dietro di lei mentre si sistemava appoggiandosi alla schiena, lasciandosi ascoltare dall'altra, mentre la sinistra percorreva il torace, scivolando sui seni.

Il respiro ritmato riportava il consenso dei gesti, la schiena si tendeva per cercare il contatto, inarcandosi un poco e lui dietro, sempre lì...

Carezze leggere e poi intense...

Sciogliere il ghiaccio che ricopre l'anima...

Non voglio aspettare...e nemmeno tu...vuoi aspettare...

Affermazioni imperative, lingue di fuoco brillano nell'iride scura, verde, lui seduto davanti a lei, la testa che s'avvicina a chiudere la bocca, a distogliere il dissenso.

Ordini...erano ordini...ne percepiva il tenore, eppure lei stava lì, mezza distesa sul letto, incerta se indietreggiare...

Si sentì tirata giù, dai piedi. Lui sopra di lei, senza peso...

"Vorrei tenervi così, almeno per un poco...mentre bacio il vostro collo, mentre posso accarezzarvi...".

La sinistra prese a scendere insinuandosi tra le gambe dell'altra ch'era in ginocchio, nuda, il sedere appoggiato ai talloni, morbidamente curiosa di sottomettersi ai gesti dell'ospite.

Non si fece pregare.

"Vedete...nulla di sconveniente..." – s'affrettò a precisare André, mentre incrociava le gambe davanti all'altra chiudendola in una presa morbida.

"E' per non farvi fuggire...".

Per quanto ci fosse abituato il vino aveva preso ad annebbiare i sensi.

Un'altra imprecazione, trattenuta tra le labbra mentre riprendeva a baciare piano la propria compagna di viaggio...

Tutt'e due avrebbero dovuto recitare lo stesso copione. Senza conoscerlo, ma di fatto noto ad entrambi.

Prenderti ed entrare in te... senza chiederti nulla...

Scivolò giù e la voce tentò d'uscire...

No...

La bocca le chiuse la bocca, la lingua s'immerse e lei lasciò fare, anche se aveva appena negato di volerlo.

Il corpo si strinse, il respiro s'innalzò, la bocca si schiuse, davvero...

Il peso addosso l'inchiodava lì, respirava, la bocca afferrata e piena, le labbra quasi morse, le mani tenevano stretta la testa, bloccata.

La tensione innervò le vertebre, arco proteso verso di lui, mentre la testa diceva no...

Voleva sottrarsi e poi no, non lo voleva...

Ho detto spogliati...

Si sollevò un poco, gli occhi sferzarono l'ordine e gli occhi provarono a negare e la bocca riprese il suo corso sul collo, il naso che insisteva ficcato lì, mentre le labbra suggellavano un morso più fondo...

Spogliati!

"Ma dove le avete imparate queste cose?" – respirò Nanà chiusa in quello strano groviglio di forze, subito ripresa.

"In giro..." – sibilò André...

Già, in giro...

A Parigi c'era sempre d'accertarsi che qualcuno non avesse armi da piantare nello stomaco ai soldati e allora era meglio afferrare i malcapitati da dietro ed immobilizzarli.

Nanà era ubriaca.

Andrè le porse altro vino.

"Lasciate che vi serva...".

Un sussurro...

Un affondo...

Un bacio...

Quella bevve, ancora, ridacchiando, lasciandosi sopraffare dal tocco insistente e pieno, i muscoli umidi, chiusa lì, il tiepido affondo delle dita nel sesso, tanto che istintivamente provò a staccarsi ritrovandosi ancora più prigioniera.

"Un altro bacio mademoiselle? – sussurrò André e l'altra voltò la testa, la lingua affondata a chiudere il respiro, mentre il braccio sinistro libero avvolse il collo sottile della giovane.

L'arteria destra esposta e compressa sull'avambraccio…

L'arteria sinistra leggermente più nascosta dalla torsione s'acquietò contro le ossa del braccio.

Il bacio fondo prese ad ampliarsi di più.

Solo un sussulto mentre le dita affondarono un poco.

Altro vino…

Glielo porse con la mano libera...

Annusò le dita e ne bevve un sorso anche lui per pulirsi la bocca.

Una domanda all'apparenza senza senso: "Avete mai fatto l'amore con un soldato?".

L'altra si stupì, gli occhi rimasero chiusi.

Silenzio...

Ci stava pensando...

"No...quelli di sotto non sono del nostro villaggio, so che hanno altre donne...in altri posti...ma perchè v'interessa?"

"Nulla...ma ne ero certo...".

"Cosa?"

Averti e cancellare dal tuo viso quello sguardo arrogante, che sfuggiva al mio solo per dimostrarmi che eri forte e non avresti mai avuto bisogno di piegarti ai sentimenti, all'amore...

Ancora no!

Ma non c'era verso di convincerlo quel dannato corpo che invece stava lì e s'apriva e s'immobilizzava alle mani che prendevano a slacciare la camicia e a trascinarla su, sulla testa, per sfilarla.

Nemmeno il tempo di osservarsi negli occhi di lui, nuda, scoperta, le mani tornavano al bordo dei calzoni infilandosi nel sussulto della carne che si ritrovava scoperta e umida...

Il respiro affondava assieme alle dita, costringendola questa volta ad indietreggiare un poco che il gesto s'era spinto dentro, ghermendo le labbra a fondo...

L'altra mano aveva preso a sfilare i dannati calzoni...

Entrambi...

Aspetta...

No!

Il gesto s'intensificò...

"Non mi fraintendete...il fatto che apprezziate le mie richieste mi fa comprendere che non conoscete i metodi rudi dei soldati...ho avuto modo di apprendere che i loro sistemi sono alquanto discutibili. Le donne loro le usano solo per ricavare piacere...invece voi mi sembrate davvero ben disposta e serena...ecco allora è un piacere stare con voi...".

Un altro affondo. L'altra non ebbe il tempo di rispondere. La lingua s'insinuò a risucchiare il respiro, il corpo si tese di più, mentre la pelle s'intiepidiva prendendo a sudare un poco.

Il groviglio dei corpi si strinse ancora di più.

Il respiro si perse mentre le dita affondarono, ancora...

Il corpo teso prese a respirare assieme all'affondo...

Il braccio prese a stringersi attorno al collo, sottraendo aria, a poco a poco...

Le dita della donna tentarono di scostarlo il braccio.

Più forza imprimevano e più il braccio stringeva...

Una specie di riflesso ancestrale a liberarsi, mentre il piacere s'innalzava...

Avrei voluto liberarti da te stessa, prima che dalla tua uniforme o dalla tua vita...

Seduto su di lei, i sessi liberi di toccarsi e fendersi e sfregarsi, si specchiava adesso nello sguardo di André che l'ammirava ed osservava la curva dolce dei seni.

Le dita accarezzavano la consistenza morbida e lei era costretta ad afferrare le braccia di lui e a stringersi ad esse mentre la bocca tornava a scivolare lenta accarezzando anch'essa il turgore dei capezzoli pieni...

Ogni lembo di pelle esplorato mentre lei s'attaccava a lui...

Il ventre piatto, ritratto, morbido e poi oltre...

Labbra sulle labbra affondate a sciogliere la vergogna a liberare il desiderio in una danza intima e piena e fonda e sottile...

Voragine che s'apriva...

Il sesso aveva preso a lambire il sesso, a spingersi piano...

Giù, dentro, piano...

Tensione sciolta e libera…

Sollevava e affondava e ricadeva…

Lieve orgasmo prese a scorrere attraverso il corpo imprigionato e fermo.

Comprese d'essere finito nella direzione giusta, mentre la donna aveva afferrato il braccio, chiuso sul collo, per tantare d'aprirlo e concedersi un poco d'aria, la bocca tappata ed il fremito che inumidiva il sesso e frustava l'ultima resistenza.

La stretta s'impresse colmandosi di rabbia e sciogliendo la tensione.

Gli occhi dell'altra si spalancarono, solo per un istante, per comprendere che stesse accadendo...

Tentò d'arretrare e si ritrovò chiusa, legata al corpo dell'altro.

Tentò di spostare la testa, ma no, nemmeno quello le riuscì.

André continuò a stringere il collo, la presa compresse le arterie.

Piano, doveva solo...

Se quella gli fosse morta tra le braccia, non sarebbero mai riusciti a lasciare la Francia.

Il sussulto soffocato dell'orgasmo attraversò i sensi mentre gli occhi un poco rovesciati erano fissi agli occhi, la bocca a chiedere aria, il corpo bloccato...

Respirò i respiri intensi dell'altra percossa dalle onde lievi, tremante e umida...

Occhi sgranati che s'aprirono di colpo, contrazioni pungenti s'innalzarono mentre le parve davvero di cadere giù, giù, dentro di lui.

Allargò le braccia per afferrarlo e tenersi, ma era immobile, nel letto vuoto...

Ed era la stanza che aveva preso a girare, buia, l'impercettibile alone del giorno che penetrava dalle persiane chiuse.

"André...".

Il nome sussurrato nel decrescente fremere, sognato...

Abbracciata al nulla...

Io invece non ho mai potuto, né voluto, liberarmi o ribellarmi a questo destino, ch'era una tortura e che adesso posso stringere tra le mie braccia…

"André?".

* Sussultare è intransitivo ovviamente! Così non si usa ma mi piaceva troppo!

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