Passò un giorno. Erano le cinque di mattina. Luis era già nella sua Schafter mentre guidava verso la casa del mafioso russo.

- Porca troia, una rapina... Siamo sprofondati nell'attuare del fantascientifico.

Si sfogò tra sé e sé. Dopo pochi minuti giunse alla villa di Gektor. Parcheggiò lì fuori. Davanti alla Schafter erano parcheggiate sei moto, probabilmente i Lost lo avevano preceduto. Scese dunque dal veicolo, le guardie lo fecero entrare. Entrò all'interno dell'appartamento. Un'altra guardia lo accompagnò alla stanza in cui ieri i due avevano conversato.

- Mr. Gektor, il suo aiutante Lopez.

Disse una guardia. Fece entrare il buttafuori del Maisonette 9 e poi richiuse la porta. Nessuno doveva osare origliare o essere presente in quella stanza oltre a chi il mafioso russo chiamava.

- Luis, Luis Lopez, Luis Fernando Lopez, benvenuto. Speravo saresti venuto. In caso contrario ti avrei fatto sparare a vista.

Disse Gektor accogliendolo.

- Senti amico, dimmi solo il piano e facciamo questa cosa.

Rispose Luis seccato.

- Ogni cosa a tempo debito. Siediti.

Il dominicano si sedette in mezzo ai sei Lost. Il divano era molto vasto, quindi non stavano stretti.

- Immagino voi non vi conosciate. O sbaglio? Illuminatemi.

Disse il russo.

- Voi siete quei metallari scoppiati che hanno rapinato e seccato Yusuf?

Chiese Luis guardandoli di lato.

- In carne ed ossa, fratello. Cosa non si fa per soldi, eh?

Rispose Jeremy, che si trovava affianco al dominicano. Questi indossavano, anziché i soliti vestiti della banda, giacca e cravatta. Avevano anche una busta contenente sei passamontagna ognuno, e delle carabine speciali tra le mani.

- Vedo non più di tanto. Ma passiamo al succo.

Disse il mafioso russo. Era pelato, e indossava anche lui giacca e cravatta.

- ANDREAS! PORTA QUI IL TUO PESANTE CULO E L'APPARECCHIATURA PER IL MIO UOMO!

Gridò a voce assordante Gektor. Entrò velocemente un altro uomo in giacca e cravatta con in mano dei vestiti eleganti piegati ed una carabina speciale sopra questi.

Li posò sul tavolo ed uscì dopo un breve inchino.

- Ecco la mercanzia che il tuo russo preferito si è procurato per te.

Disse Gektor guardando Luis senza mai cambiare l'espressione neutra.

- Grazie, fratello. Ma ora vorrei avere un po' di illustrazione su questo colpo.

Rispose Luis.

- Hai assolutamente ragione, ne hai tutto il diritto. Dopo ti faccio un pompino se ne hai bisogno. Ti conviene comprendere da solo la mia fantastica e super comprensibile satira. Entriamo, piazziamo del C4, prendiamo i soldi ed usciamo affidandoci alla tua guida.

Illustrò il mafioso russo.

- Col cazzo che sarà così facile. Allarme, ostaggi, ansia, polizia, proiettili...

Il dominicano si contò i problemi sulle dita.

- Chiudi quella cazzo di bocca. Tra tutte le rapine che ho fatto, nessuna è andata male. Ti conviene non essere la causa di un fallimento.

Disse velocemente Gektor.

- ... Dov'è che posso vestirmi?

Chiese Luis, ancora rassegnato al dover fare il rischioso colpo in compagnia di un mafioso russo schizzato e sei motociclisti drogati e spacconi.

- Nel cesso. Va' nel cesso e non tornare senza quella cravatta addosso, la giacca e tutto il resto.

Rispose Gektor, indicandogli col dito un'altra porta. Luis prese i panni posando la carabina sul tavolo e andò a cambiarsi. Dopo qualche minuto uscì con la giacca e cravatta nera, insieme al suo simbolico orecchino d'oro.

- Bene, siamo pronti. Non voglio restare un minuto di più in questa casa. Muovete il culo.

Il russo scattò appena vide il dominicano, alzandosi velocemente con la carabina tra le mani e andando a passo veloce verso l'uscita.

- Facciamo questa cosa, fratelli. Uniti ce la faremo.

Disse Ronaldo camminando verso la porta. Luis uscì per ultimo. Una volta fuori, una guardia accompagnò gli otto rapinatori in un garage. Questo si aprì mediante un telecomando, e dentro questo c'era un grosso furgone nero con vetri oscurati.

- Luis, vai tu al volante.

Disse il mafioso russo, avviandosi al posto vicino all'autista. I sei Lost entrarono nel retro. Dietro era molto spazioso, quindi non c'era alcun tipo di problema. Salirono tutti quanti, dunque Luis mise in moto ed uscì dalla villa, cominciando a viaggiare per Vinewood Hills.

- Dove dobbiamo andare?

Chiese il dominicano.

- C'è un GPS impostato dai miei uomini, non te ne sei accorto, razza di idiota?

Chiese Gektor, stendendosi comodamente sul sedile.

- Tranquillo, l'ho notato ora.

Passarono una trentina di secondi di silenzio.

- Allora, conversiamo un po'. In una rapina, il punto fondamentale è il conoscere i propri compagni d'avventura. Comincio io. Come ben saprete, mi chiamo Gektor e sono russo. Un mafioso e ricco russo. Sono nel giro da un bel po' di anni, Amir è stato colui che mi ha fatto fare il grande salto. Ho ucciso persone, molte persone. Anche i miei uomini. Ho fatto anche diverse rapine, e grazie alla mia meravigliosa Leader ship io e la mia squadra ce la siamo sempre cavata. Ora dicci di te, caro Luis. Illuminaci.

Il russo cominciò questa specie di gioco per passare il tempo. Dovevano arrivare a South LS.

- Come avete sentito, mi chiamo Luis. Ho 25 anni. Lavoro al Maisonette 9 come buttafuori, e sono il braccio destro di Gay Tony. Ho ucciso persone, rubato veicoli, spacciato e ripagato ogni volta i cazzo di debiti di Tony proprio come sto facendo adesso.

Non disse più di tanto. Quelle informazioni per lui erano anche troppe, per quanto riservato.

- Hm-hm. Carissimi Losts, diteci di voi. Uno alla volta o vi taglio un orecchio.

Disse Gektor voltandosi verso questi.

- Comincio io. Mi chiamo Buck, 35 anni. Sono nei Lost da un bel po'. Ho ucciso gente, massacrato un bel po' di pezzenti, e assistito la banda con tutti i mezzi possibili. Ora mi trovo qui, a saldare i debiti per questa. Lost per sempre, nel cuore. Farò di tutto per noi.

Concluse il Tesoriere di colore, tenendo le mani sulle gambe.

- Fottutamente commovente. Mi scende una lacrimuccia. Ma ora è il mio turno. Mi chiamo Jeremy, 22 anni. Sono nei Lost da abbastanza anni. Ho ucciso gente e aiutato nell'estinguere gli Angels Of Death ai tempi. Non c'è molto altro, signori.

Concluse il Club Secretary.

- Mi chiamo Jared, 34 anni. Sono nei Lost da molto tempo, ho assistito al decollo e al precipizio del Lost Motorcycle Club. Aiutavo spesso il nostro ex deceduto capo Johnny Klebitz nelle guerriglie urbane contro gli Angels Of Death. Quanto mi manca quel figlio di puttana.

Concluse il Road Captain tenendo la testa bassa.

- Cristo Jared, sembri un coglione vestito elegante. Stai decisamente meglio con le vesti dei Lost. Ad ogni modo, io mi chiamo Anthony, 19 anni. Sono il membro più giovane dei Lost, entrato appena un anno fa appena raggiunta la maggiore età. Ho avuto la fortuna di conoscere Johnny, Terry e Clay, ma a detta dei miei fratelli qui, conoscere anche Jim e gli altri prima della loro morte sarebbe stata un'ottima cosa per me. Amo i miei fratelli come se fossero dello stesso sangue, e mi impegno sempre ad evitare litigi tra di noi o decessi dei Lost.

Concluse l'Enforcer. A differenza dei brutti ceffi vicini a questo, a lui calzavano quasi bene giacca e cravatta.

- Mi chiamo Steven, 31 anni. Sono nei Lost da un bel po', e avevo buoni rapporti con Johnny K prima del suo decesso. Ho ucciso gente, esploso roulotte di brutti figli di puttana, messo il pacco in culo ad un imprenditore arabo e miliardario...

Disse spiegando le mani, quasi come per tirare una frecciatina al russo.

- Ho ucciso io Yusuf, non tu.

Sottolineò Jared.

- Chiudi il becco per un po', ti sei già presentato, "Road Captain".

Esclamò il suo ruolo con una vocina come per presa in giro.

- Ti conviene non farmi incazzare ora come ora, fratello. Ho una fottuta carabina speciale tra le mani che potrei ficcarti nel culo.

Rispose il biondo, guardando il vice-capitano di lato.

- Ragazze, ragazze, per favore.

Mi chiamo Ronaldo, 36 anni. Sono nei Lost da diversi anni. Ho ucciso molte persone, dato luogo alla vendetta della nostra banda, e beh, scommesso spesso a braccio di ferro e a carte coi fratelli. Abbiamo fatto un piccolo decollo, e ora ci stiamo ritrovando a precipitare sempre per colpa dello spacciatore che ha ucciso i nostri fratelli più importanti e un sacco di altri.

Concluse il capo della banda, maneggiando la carabina tra le mani.

- Fantastico. Meraviglioso. Voglio che mi venga raccontata come favola della buona notte la vostra magnifica avventura tra droga, uccisioni e Trevor Philips.

Gektor stupì i Lost, dimostrando di conoscere lo spacciatore in questione.

- Lo conosci?

Chiese Steven.

- Certo che sì, si è parlato molto di lui in precedenza. Sebbene la sua identità sia stata molto nascosta, tra i miei uomini ci sono anche hacker. Siamo una cazzo di setta. Ho mandato diverse volte a prelevarlo, ma uccideva continuamente i miei uomini e dopo un po' ho pensato "ma che si fotta, troverò di meglio". Ed eccoci qui. Una banda di bikers relitto dell'95', un dominicano di dubbia sessualità qui affianco a me che gestisce un club con una checca, ed un cazzutissimo mafioso russo che sa organizzare le rapine come Dio comanda.

Disse Gektor senza preoccuparsi di dimostrare il suo orgoglio.

- Sentite ragazzi, siamo quasi arrivati a destinazione. Indossate i passamontagna e state zitti per un secondo.

Disse Luis, col mal di testa per tutte quelle chiacchiere. Ma che ne sa Timur.