CAPITOLO 21 WHEN BITCHES TRY

Il tragitto fino a casa passa silenzioso, nessuna delle due sa bene cosa dire, non è l'imbarazzo ad ammutolirle, è più un senso di timore che qualcosa di irreparabile sia appena successo e che non siano capaci di superarlo.

Clark le guarda dallo specchietto, nota l'atmosfera pesante, accosta davanti a casa della giornalista, scende per prendere i bagagli e si attarda per lasciare loro un po' di privacy.

Elaine posa la mano su quella di Susan, "Uhm... magari una sera di queste mi fermo da te, ci scambiamo i souvenir, ci guardiamo un film...", le propone con insicurezza. "Certo!", si affretta a rispondere l'altra un po' troppo velocemente, nel tentativo di mascherare il disagio. Odia sentirsi così con Elaine, per Elaine. "Per favore dimmi che va tutto bene...", la prega la donna in tono smarrito. "Elaine, tu non hai fatto niente di sbagliato, né oggi, né prima di oggi, sono io che dovrei farti questa domanda, non tu...", ammette Susan consapevole del groppo che le cresce in gola. "Devo solo... fare pace con la... persona che sono. Assorbire questo concetto e lasciarmelo alle spalle... fare finta che non sia successo...", prova a spiegare la giovane, con fatica.

Elaine si sporge e l'abbraccia dolcemente per rassicurarla. "Nessuno ha fatto niente di sbagliato tantomeno irrimediabile, né oggi, né prima, tesoro.", le sussurra trattenendo il nodo in gola. Le prende il viso tra le mani e cerca di sorridere, "Ok?", Susan a sua volta si sforza di sorridere, si sente ancora mortificata, non vuole che l'amica stia male a causa sua. Annuisce abbozzando un sorriso, chiude gli occhi quando la Barrish si avvicina e le posa un bacio leggero sulla guancia, prima di augurarle un buon riposo.

A casa trova la madre, i due figli, la nuora e l'ex marito a darle il bentornato, si siedono a tavola dopo poco. Non le sfugge il posto in più che hanno riservato per Susan Berg. Forse, se non fosse successo ciò che è successo qualche ora prima a bordo del jet, adesso sarebbe seduta accanto a lei. La vorrebbe comunque accanto, non le interessa quello che è successo, pensa guardando Doug, aspettandosi una qualche reazione da sé stessa, alla luce di ciò di cui adesso è a conoscenza, ma non succede nulla.

"Tesoro, se solo tu avessi chiamato, appena sei atterrata, mi sarei assicurata che portassi anche lei, pensavo fosse automatico!", l'ammonisce la madre. "Come poteva essere automatico, mamma? Sono via da due mesi e Susan da quasi tre settimane! Non ci è nemmeno passato di mente.", si giustifica, seccata dalla consapevolezza che invece ci avrebbero pensato, se le cose non fossero andate come sono andate. Prende il cellulare e compone il messaggio. «Hey... qui c'è un posto anche per te... se ti va di unirti a noi, mando subito Clark a prenderti. Dai vieni...», «Grazie del pensiero, a te e ai tuoi. Sono un po' scombussolata, preferisco stare da sola, stasera, ok?», legge dopo poco mentre il nodo alla gola torna a palesare la sua presenza. "Dice che è stanca, ha bisogno di riposare. Manda un saluto a tutti e verrà nei prossimi giorni.", improvvisa evitando lo sguardo degli altri. «Certo Sue, come preferisci. Torna presto, io ti aspetto.»

Susan non si fa sentire il giorno dopo, né quello dopo ancora. Elaine non è particolarmente preoccupata, ma si sente comunque a disagio. E le dispiace, le dispiace da star male sapere che l'amica abbia sentito il bisogno di un distacco così drastico. Le dispiace di averle proposto di far finta che quella discussione non fosse successa, perché è chiaro che non è così, non solo per Susan, ma anche per lei. Più che la discussione, è il come è andata a finire che la turba. La sua reazione, la turba, la spiazza, la disorienta, la destabilizza. Rientrata dall'Ovale ad un'ora decente, dopo essersi lavata e messa in abiti più comodi, decide di chiamarla. Compone il suo numero, consapevole dei battiti del proprio cuore che aumentano ad ogni squillo, mentre distrattamente le sue lunghe dita giocano col pendente in rame e opale che porta al collo da quando è rientrata dall'aeroporto.

"Hey ciao!", risponde dopo poco. Elaine si accorge che il suo tono è costruito, ma adesso non è il momento di farglielo notare. "Hey, sono rientrata presto, ti va se vengo lì?", le domanda in tono pacato. Ascolta il silenzio dall'altra parte, indecisa, "Ok... uhm... se è solo tempo ciò di cui hai bisogno, ok, comprendo, ma se ne vuoi parlare, io ci sono... voglio solo che tu lo sappia...", insiste, "... forse non è stata una buona idea provare a far finta di nulla...", spiega. "Si... io vorrei che ne parlassimo.", risponde infine la giovane, il sospiro di sollievo di Elaine le è chiaramente udibile, "Anche io vorrei parlarne, Sue.", "Allora ti aspetto."

Finalmente si concede di respirare, mentre posa il cellulare sul bancone della cucina. Le sono stati utili, i giorni passati, per cercare di capire le sue reazioni. È sollevata di sapere che la donna si sia accorta che non si può negare o dimenticare. Non se si vuole voltare pagina.

Elaine decide di dare per scontato che si fermerà da lei per la notte, portandosi un cambio per il giorno successivo, lascia Clark libero per la serata accordandosi per la mattina seguente.

"Gelato! Il più buono di DC!", annuncia con un sorriso varcando la soglia di casa ed abbracciandola stretta con il braccio libero, per ribadire che va tutto bene. Le posa un bacio sulla tempia e la guarda negli occhi sorridendo. "Dimmi che è tutto cioccolato! Fondente!", prova a scherzare la Berg strappandole finalmente una risata che distende un poco l'atmosfera. "Vado a mettermi la divisa della prigione e torno!", azzarda più sicura il politico, per trasmetterle la sua intenzione di rimanere.

La Berg ne è felice, spera solo che non cambi idea, dopo che avranno parlato. Subito si dà della sciocca per quel pensiero, la donna non lo farebbe mai. "Già che sei in camera, prenditi anche le coperte.", le dice a voce alta per farsi sentire. Dopo poco la vede tornare con l'occorrente per la notte, che lascia ad un estremo del divano, prima di sedersi al bancone con lei. "Se non hai molta fame potremmo cenare a gelato... che ne dici?", propone la giovane. Elaine sorride con aria complice, "Ci sto!", annuncia. La guarda alzarsi per prendere due coppe, "Non abbiamo bisogno di quelle... credo che una vaschetta e due cucchiai sia più appropriato, per stasera!", scherza, sapendo che l'argomento che hanno bisogno di affrontare è delicato. Un po' di intimità le aiuterà.

Dopo qualche cucchiaiata, si decide a rompere il silenzio. "Se quello che ti turba è ciò che è successo con Doug... a me non importa, dico sul serio...", le assicura guardandola negli occhi, "Se sei a disagio... per il bacio... non devi... ti stavo pressando, ti ho messa al muro, letteralmente...", prosegue, "Elaine...", la interrompe la Berg, "Io non ti ho baciata per distrarti...", le confessa con gentilezza, cercando di decifrare l'espressione della donna di fronte a lei, inutilmente. Stranamente non è nervosa come aveva temuto, nel chiarire questo punto, "... Io ti ho baciata perché in quel momento mi è sembrato il solo modo per farti capire che tengo a te, più di quanto abbia tenuto a... Doug... e dopo averci pensato tanto negli ultimi giorni... ecco io non voglio che tu pensi... è giusto che tu sappia che non è come pensi... questo mi faceva star male... solo questo.", le dice con sguardo sereno e sollevato.

"Ho oltrepassato un limite, me ne rendo conto...", "Zitta e mangia!", la interrompe in tono dolce l'altra porgendole il proprio cucchiaio ricolmo del composto freddo e cremoso. "Non ci sono limiti da rispettare o oltrepassare, qui... siamo solo noi due...", la rassicura con tenerezza. "... Non ero... arrabbiata per Doug... ero arrabbiata perché non me lo avevi detto prima...", alza una mano, per interromperla, vedendole prendere fiato, "...lo so, lo hai rimosso, e ti credo, ora che ci ragiono a freddo... ma lì per lì... dopo tutto questo tempo... dopo tutto quello che... abbiamo passato insieme... mi sono sentita tradita, ho perso le staffe... forse baciarmi è stato davvero l'unico modo per farmi... tacere.", conclude scoppiando in una mezza risata, sollevata di sentirsi seguita da Susan, accetta di buon grado l'ultima cucchiaiata che le offre, spezzando definitivamente il disagio tra loro.

Susan non sa ancora come interpretare le sue ultime parole, ma al momento capisce che non ha importanza. Non sa nemmeno ancora bene cosa prova lei, ma sa che qualunque cosa sia, la fa stare bene, per il momento la cosa importante è aver chiarito ciò che la disturbava e sapere e sentire che Elaine non ha problemi ad accettare quella verità ancora non chiara a nessuna delle due.

Rabbrividendo getta il contenitore ormai vuoto e sciacqua le posate. "Hai freddo?", le domanda l'altra alzandosi. "Brrr! Si! Sempre, quando mangio il gelato!", conferma scossa nuovamente da un tremito. "Allora sbrighiamoci e andiamo a rintanarci sul divano al calduccio!", la sprona la Barrish trascinandosela dietro e facendola ridere di gusto. La spinge di peso sul divano con fare giocoso e subito le si tuffa accanto. Un istante dopo però è di nuovo in piedi, le butta una coperta addosso, rimboccandogliela stretta tra le risa dell'altra, "Stavo per dimenticare i regalino dal Sud!", esclama alla ricerca della sua borsa.

"Ok... siamo nei casini gente! Si sono aggiunte ancora una cinquantina di persone! Dove lo trovo un altro addetto alle cucine per stasera?", si lamenta TJ grattandosi la testa. La famiglia è riunita nella grande sala del bistrot, pronti per l'inaugurazione. "Non prevedevamo così tanti ospiti!", aggiunge Doug martoriandosi il labbro inferiore. "Ok, vediamo di mantenere la calma!", propone Susan alzando le braccia, "Ci avanza qualche materia prima?", domanda rivolta ai due fratelli. "Ma si, di quella ne abbiamo in abbondanza!", le assicura nonna Barrish. Istintivamente Elaine e Susan si scambiano un'occhiata complice, "Ci pensiamo noi!", annunciano all'unisono. "Ma' sul serio?", domanda TJ sgranando gli occhi. "Certo tesoro! Ci inventeremo qualcosa!", lo rassicura la madre, sorridendo alla Berg che annuisce con convinzione. "Oddio! Grazie!", esclama sollevato il giovane saltando al collo di entrambe e stringendosele vicine, "Voi sì che siete forti!".

Margaret gira tra il bancone e i tavoli assicurandosi che tutto sia perfetto per l'evento che si svolgerà tra poco. Meravigliata per la decisione della figlia di cimentarsi in cucina, sospetta che a dirigere le operazioni ci sia la cara amica giornalista, ex stronza Susan Berg. Tutte le volte che si è affacciata in cucina a dare una sbirciata le ha scorte nel loro angolino, vicine da sfiorarsi in continuazione, a preparare canapè in silenzio, i movimenti sincronizzati quasi alla perfezione, mentre parlano sottovoce e si sorridono. -quanto tenerume!-, pensa divertita. Non si ricorda più da quanto tempo non vede la figlia così, non è neanche sicura di averla mai vista così.

Meravigliata di non sconvolgersi al sospetto che le viene osservandole insieme, si domanda a che punto stiano. Le piacerebbe pensare che stiano ad un buon punto, ma non lo crede possibile, conoscendo Elaine, la sua storia, la sua posizione sociale e professionale. Un conto è il figlio di uno degli esponenti più importanti del Governo, un conto è l'esponente stesso. Un conto è una quasi quarant'enne libertina, brava con la bocca, un conto è una quasi sessant'enne, reduce da un unico, travagliato matrimonio ultratrentennale.

Elaine siede al tavolo riservato alla famiglia, godendosi la festa che ha contribuito a realizzare. È stato molto più piacevole di quanto potesse aspettarsi, passare le ultime sei ore a preparare minuscoli bocconcini in quantità industriali. Mentre da lontano osserva l'amica scherzare con sua nuora e suo figlio, conviene che è stato tutto merito suo. "Non so come avete fatto, ma avete salvato la serata!", osserva nonna Barrish sedendolesi accanto, nota un sorriso allargarsi sul viso della figlia, che non smette di guardare la reporter al lato opposto della sala. "Già!", afferma la donna.

"Lo ammetto, mi sono sbagliata di grosso, su di lei!", confessa l'anziana. "No, mamma, non ti sei sbagliata.", le dice la figlia voltandosi a guardarla, "Ma la validità di una persona si vede dalla sua propensione al cambiamento, quando necessario.", osserva con espressione stanca ma rilassata. "Beh, ad ogni modo, sono molto contenta di averla in famiglia, cara, si vede che ti adora, tienitela stretta!", le consiglia dileguandosi, temendo che la figlia possa voler approfondire un discorso che invece lei vuole che assorba e basta, per il momento.