Capitolo 21

Yebraim non riusciva a dormire, non poteva dormire. Il corpo di suo fratello giaceva ancora nella stanza dove avevano tenuto segregata Annie e il pensiero lo tormentava. Il loro compagno francese era andato via con un gruppo di guerriglieri venuti a prenderlo a metà pomeriggio. Erano rimasti d'accordo di mantenere il silenzio radio per tutto il giorno, ma poi avrebbero dovuto sentirsi il giorno seguente per ricevere ordini. Quando il Francese se ne era andato, Mebruk aveva subito colto l'occasione per prendere il comando "Andiamo a divertirci un po', fratellino"gli aveva detto. Queste parole ancora risuonavano nella sua mente. Ora non sapeva cosa fare. Tornare a Taoudenni significava aiutare l'americana, ma anche mettere a repentaglio la propria vita: poteva essere accusato di tradimento sia dai suoi compagni guerriglieri che da suo padre. Andare a Sigilmassa secondo i piani stabiliti poteva significare la sua salvezza ma non quella dell'americana.

Era ancora preso in queste considerazioni quando cominciò ad albeggiare. Annie si svegliò di soprassalto, l'esperienza vissuta il giorno precedente non l'aveva lasciata riposare granché. Si guardò attorno un po' spaesata e si accorse che Yebraim la stava fissando.

"Buongiorno" gli disse.

"Buongiorno tesednan. Spero che tu abbia potuto dormire almeno un pochino"

"Non molto in verità. Quello che è successo ieri…" Annie si strinse nella coperta. Yebraim la guardò annuendo.

"Ti capisco." Le disse. Fece una breve pausa poi aggiunse: "Dovremo seppellire mio fratello, prima di andarcene"

Annie abbassò lo sguardo e si tirò la coperta ancora più su, quasi a coprirsi la testa.

"Che intendi fare ora? Dove andremo?"

"Non ho ancora deciso, veramente. Per me è rischioso tornare a Taoudenni. Se invece andassimo a Sigilmassa…"

"Quindi non hai ancora deciso cosa fare di me. Avevo capito che tu volessi riportarmi dai miei connazionali"

"Sì, ci avevo pensato. Ma se torniamo indietro, per un motivo o per l'altro, o mio padre o i miei compagni, potrebbero uccidermi"

"Capisco. Allora metterai a repentaglio la mia vita per salvare la tua" Annie stava facendo leva sui sentimenti dell'uomo per lei. Non era una cosa di cui andasse fiera, ma doveva farlo.

"Sai che non lo farei mai, non sono come Mebruk."rispose Yebraim con tono grave.

Annie lo guardò e capì che veramente lui avrebbe dato la vita per lei. Si sentì sopraffatta da quello che lesse nei suoi occhi e terribilmente in colpa per quello che gli stava facendo.

"Va bene, andiamo a Sigilmassa. Lungo il tragitto studieremo un modo per evitare ad entrambi una brutta fine" gli disse.

"D'accordo. Prepariamoci allora, partiamo appena possibile"

Presero del cibo dall'edificio dove Annie era stata rinchiusa, rifornirono le taniche del furgone di acqua, riempirono il serbatoio di benzina, avvolsero il corpo di Mebruk in una coperta e lo seppellirono poco fuori dalle mura. Poi Yebraim contattò via radio i suoi compagni per avvisarli che stavano per lasciare Taghaza.

In meno di un'ora erano pronti per partire. Il viaggio per Sigilmassa sarebbe stato piuttosto lungo e complicato, dovevano percorrere più di 500 miglia nel deserto. Sarebbero stati soli, senza l'appoggio di nessuna carovana. Poco dopo mezzogiorno si fermarono vicino ad una gola scavata nella roccia per sgranchirsi le gambe, mangiarono qualcosa all'ombra del furgone e cercarono di riposare un po'. Yebraim cominciava a sentire la stanchezza di una notte insonne e di quasi sei ore ininterrotte di guida.

"Posso guidare io" si offrì Annie.

"Ne sei capace?"

"Sì, credo di sì. Mi sembra di averlo già fatto"

"Davvero non ricordi nulla del tuo passato?"

Nella mente di Annie risuonò ancora quella voce "Le bugie ti confonderanno, la verità è più facile da ricordare"

"Sì, davvero non ricordo. Ho nella mente alcune immagini, ma non sono sicura se sono dei veri ricordi o solo dei sogni che ho fatto"

"Vuoi parlarne?"

"No. Non ora, per lo meno. Non so nemmeno io cosa pensare di quello che ho nella mia mente. Mi sembra di essere avvolta nella nebbia, senza vedere una luce che possa guidarmi"

"Credo sia normale, quando si perde la memoria" le disse Yebraim. I due rimasero in silenzio per un po'. Il caldo del deserto era soffocante e nemmeno l'ombra delle rocce dava sollievo. Decisero di ripartire e Yebraim affidò ad Annie la guida. Il navigatore del furgone era già impostato con la direzione da seguire, quindi non avrebbero corso il rischio di perdersi. Una volta partiti, Yebraim si sistemò nel retro del furgone per riposare e nel giro di pochi minuti si addormentò. Mentre guidava, Annie sentiva il respiro regolare del suo compagno di viaggio, sembrava tranquillo e ne fu lieta. Si sentiva molto in colpa per quello che Yebraim aveva dovuto fare al fratello per poterla salvare. Doveva aiutarlo come poteva.

Attorno a loro c'erano solo sabbia e, di tanto in tanto, rocce. Il paesaggio era piuttosto monotono per quanto affascinante. Annie si concentrò sulla guida, seguendo, quando necessario, le indicazioni del navigatore. Non si accorse del tempo che passava: la luce del giorno, nel deserto, era sempre uguale a qualsiasi ora. Tranne quando, all'improvviso, ti accorgevi che il tramonto si avvicinava. Allora il cielo prendeva colori caldi talmente intensi che sembrava che anche l'aria si tingesse. E guardando il cielo, Annie si accorse che il tramonto non era lontano.

La voce di Yebraim ruppe il silenzio. "Qual è il tuo nome? Quello vero intendo."

"Annie. Annie Walker. Così almeno mi ha detto l'americano che ha parlato con tuo padre due giorni fa"

"Annie" ripetè Yebraim. "È un bel nome"

"Grazie. Sei riuscito a riposare?"

"Sì, abbastanza. Nessun contatto via radio?"

"No. Ti avrei chiamato, altrimenti"

"Ormai è il tramonto. Non dovrebbe mancare molto." Yebraim scavalcò il sedile e si sedette di fianco a lei. Guardò il display del navigatore e poi indicò un punto verso l'orizzonte. "Ci siamo. Tra qualche minuto arriviamo"

"Cosa dirai? Di tuo fratello, di me…"

"Non saprei, in realtà. Stamattina avevo pensato tante possibili spiegazioni, ma ora tutte mi sembrano davvero banali. Dovremo decidere in fretta però"

"Posso chiederti perché mi avete rapito?"

"Quando il Capitano ha capito che i tuoi amici erano agenti governativi americani e non semplici turisti, ha pensato di usarti come merce di scambio. La tua vita per la sua"

"Perché?"

"L'attentato al convoglio nel quale viaggiavi è opera sua e dei suoi uomini. Sono morti degli uomini in quell'agguato e tra essi c'erano degli americani. Sappiamo bene come prende queste cose il governo americano. Il Capitano è ricercato dalle agenzie americane, e non solo"

"Perché hanno fatto saltare il convoglio? Tuo padre mi ha detto che trasportava aiuti umanitari"

"Aiuti umanitari e non solo"

"Cosa intendi?"

"Gli aiuti umanitari servivano a coprire il trasporto di armi per rifornire le truppe francesi stanziate tra Niger e Mali."

In quel momento la radio appoggiata sul cruscotto del furgone emise il segnale della chiamata in arrivo. Yebraim rispose, poi inserì il vivavoce.

"Dove siete?" chiese un uomo in francese.

"Stiamo arrivando a Sigilmassa. Credo che saremo lì in una decina di minuti"

"Siete stati informati degli attacchi francesi a Tigharghar?"

"Sì. Il nostro contatto francese a Taghaza ci ha informato."

"Gli attacchi francesi sono stati due, uno ieri e uno oggi. Molti dei nostri sono morti. Appena arriverete, vi informeremo della controffensiva che avverrà domani a Tilladeri"

"Bene. A dopo"

Annie ripensò alla conversazione avuta pochi minuti prima con Yebraim e a quella che aveva sentito per radio. Dunque la situazione politica del Nord Africa era molto difficile, con molte guerre intestine. Se i guerriglieri Jihadisti avevano fatto saltare il convoglio col quale viaggiava, significava che avevano preso le armi che trasportavano. E, quelle armi, erano servite sicuramente ad incrementare la potenza di fuoco dei gruppi terroristi. Tutto questo non prometteva nullo di buono.

La velocità di pensiero nell'assemblare le varie informazioni, stupì Annie. "Forse questo dimostra che davvero sono stata un'agente operativo della CIA" pensò.

Il problema era capire, ora, qual era il suo lavoro. Lavorava per qualche agenzia privata? Se così fosse, che tipo di agenzia era? Perché si trovava su quel convoglio che trasportava armi? Erano veramente armi destinate a truppe alleate?

C'erano così tante domande nella sua testa, tante domande alle quali voleva e doveva dare una risposta.

E prima di trovare le risposte alle mille domande che l'assalivano, c'erano questioni più immediate da risolvere: cosa ne sarebbe stato di lei, una volta giunti a Sigilmassa? Cosa avrebbe detto Yebraim per giustificare l'assenza di Mebruk? Sarebbe riuscita, in qualche modo, ad avvisare Calder e i suoi uomini della sua posizione?