Capitolo 21. Sara torna in Italia lasciando per sempre la sua ex compagna. Maura si rende conto che il padre le ha lasciato una notevole somma di denaro che vuole rifiutare. Jane ha dei dubbi sul suo futuro e dei rimorsi che stanno cominciando a tormentarla. Grazie per i commenti.
I giorni trascorrevano velocemente e Jane e Maura si vedevano sempre più spesso, anche qualche fine settimana nel Maine, il luogo dove tutto era nato.
"Jane perché non andiamo via?" chiese una sera Maura mentre abbracciate ammiravano il faro che si affacciava sul mare. Jane la guardò con uno sguardo colmo d'amore: come avrebbe potuto dirle che molto presto sarebbe diventata il boss della città? Come poteva deluderla ancora? Era davvero tentata dalla proposta, scappare via con lei sarebbe stata un'ottima soluzione.
"Dove vorresti andare?"
"Un posto caldo, Miami!" rispose con un sorriso contagioso, ogni volta che lo vedeva apparire sul suo viso, Jane non poteva far altro che perdersi in quel angolo di paradiso. Avere Maura accanto la faceva sentire piena d'amore.
Constance era in città, passò a trovare Maura. Iniziarono a chiacchierare sul futuro della ragazza.
"Allora, vuoi sempre andare a Chicago?" le chiese.
"Veramente sono cambiate alcune cose..." rispose Maura.
"Lo so, Hope mi ha raccontato tutto. Ma tesoro, che futuro puoi avere? Non puoi sposarla, non puoi avere figli..."
"Per te conta solo questo?" l'interruppe Maura infuriata "Un matrimonio, i figli... Tu perché non li hai?"
"É diverso..." rispose Constance.
"Papà dov'è? Quand'è stata l'ultima volta che l'hai visto?" Maura non sopportava il continuo obiettare della madre sul rapporto tra lei e Jane "Dimmi la verità! Cos'è che ti da fastidio? Il fatto che la gente possa infangare il buon nome degli Isles o il semplicemente che io stia insieme ad una donna?" le chiese irritata.
"Io vorrei solo la tua felicità Maura, una famiglia..."
"Madre io lo sono, ho voi come famiglia, ho Jane che amo. Lei è con me la mattina, è con me la notte, è nei miei pensieri. Ogni suo sguardo e parola sono con me, lei è dentro di me madre!" Sul volto di Constance scese una lacrima, non aveva mai visto sua figlia così innamorata e determinata a difendere quel sentimento "Piccola mia ti voglio bene!" le disse abbracciandola e stringendola fino a farle mancare il respiro.
"Ti voglio bene anch'io madre. Hope vuole organizzare una cena. Ti prego vieni, dalle l'opportunità di farsi conoscere"
Constance le accarezzò il viso dolcemente "Va bene figliola...verrò" sentire questo fece impazzire Maura di gioia.
Jane accompagnò Sara in aeroporto, aveva ancora un po' di tempo prima di essere separata per sempre da lei.
"Mi raccomando, inizia a lavorare capito?" le disse.
"Sei sempre premurosa" poi si sorrisero Jane teneva strette le mani della ragazza. L'idea che uscisse definitivamente dalla sua vita la rattristava. L'aveva tenuta troppo tempo incatenata a lei e meritava di più.
"Jane stai attenta, non farmi stare in pensiero!" le disse guardandola con affetto.
"Ok, non ti preoccupare" le baciò le mani, era un gesto che Sara amava.
Sul tabellone apparve il numero del gate per l'imbarco. "Il tuo volo è stato annunciato" disse Jane con un po' d'amarezza.
"Ti amo Jane e ti amerò sempre. Potrò anche andare avanti con la mia vita, avere figli, ma il mio cuore resterà tuo per sempre..." le disse con le lacrime agli occhi. Jane guardò il viso angelico di Sara, così puro, così bello. L'abbracciò forte. "Grazie Sara... Grazie per tutto l'amore che mi hai dato e perdonami per come ti ho..."
"Smettila ti prego, non hai nulla da farti perdonare". Sara si staccò e restò a guardarla per qualche secondo, voleva imprimere nel suo cuore l'immagine di quella bellissima donna che non avrebbe mai dimenticato. Poi sospirò e le disse "Jane promettimi una cosa".
"Sì Sara, cosa?"
"Se veramente l'ami, diglielo... Dille quello che provi, ascolta questo per una volta..." le appoggiò la mano sul petto, proprio sopra al cuore. "Non puoi capire come sia doloroso non sentirselo dire, promettimelo". La donna che per anni era stata la sua fedele compagna ora le stava dando un ultimo consiglio. Si guardarono ancora intensamente, Sara stava piangendo era davvero tremendo per lei lasciare Jane.
"Va bene Sara" le sussurrò. Si salutarono per l'ultima volta. Jane rimase a guardarla svanire oltre il gate, fuori dalla sua vita.
Constance era ancora da Maura. Avevano deciso di pranzare insieme.
"Tra una settimana è il compleanno di tuo padre, lo sai vero?" le disse mentre condiva l'insalata.
"Certo che lo so, mi aspetta la cena e sicuramente ci sarà anche quel logorroico di Luke come compagnia" rispose seccata Maura.
"Ancora? Certo che tuo padre non cambierà mai" esclamò la donna.
Maura d'un tratto diventò seria e la guardò "Paddy é in pericolo forse?".
"Perché lo chiedi?" disse la donna stupita.
Maura prese la cartella avuta dall'avvocato e la diede alla madre, che l'apri notando il testamento, per Constance fu tutto chiaro.
"Il mondo sta cambiando, si vede che tuo padre vuole tutelarsi" mentì, poi continuò dicendo "Aspetta hai letto qui?"
"Non l'ho aperto, i suoi soldi non m'interessano" rispose con disprezzo.
"E invece li hai già mia cara figlia" Constance chiuse i documenti e appoggiò tutto sul mobile, poi prese la ciotola con l'insalata e la portò a tavola.
"Ho cosa?" chiese Maura incredula.
"Hai duemila dollari, puoi scappare con la tua Jane!" disse Constance ridendo.
La sorpresa fu tale che dovette sedersi, riuscì a dire solo "Oh mamma mia!".
Constance riempi un bicchiere con un ottimo vino rosso. "Bisogna brindare!" esclamò.
"No! Non voglio questi soldi! Per prima cosa domani andrò dal mio avvocato e poi in banca a risolvere la faccenda!" rispose Maura arrabbiata.
"Maura, per una volta ascoltami: non li vuoi? Non toccarli, ma lasciali dove sono. Nella vita non si può mai sapere come andrà a finire"
Nonostate l'orgoglio ferito le parole della madre le sembrarono sensate. Annuì ed iniziarono a mangiare.
Jane tornò a casa, le sembrò strano non trovare Sara ad aspettarla. Salì al piano di sopra ed entrò in camera da letto, nella stanza si sentiva ancora il suo profumo. Si distese sul letto e si addormentò sopraffatta dalla stanchezza.
Verso le 23:00 il rumore di un ramo che sbatteva contro il vetro della sua finestra la svegliò di colpo. Si alzò e andò a controllare, stava per arrivare un temporale. Scese al piano di sotto e chiamò Korsak.
"Sara é andata via?" domandò l'uomo.
"Sì è partita oggi pomeriggio" rispose un po' triste.
"Tu come stai?" le chiese, impensierito dal suo tono di voce.
"Non benissimo, credo di avere un pò d'influenza, forse è meglio se torno a letto. Ci vediamo domani al bar ". Riagganciò e prese un medicinale, si ricordò di non aver neanche mangiato ma non aveva tanta voglia.
Prima di ritornare a letto chiamò Maura, che rispose dopo un paio di squilli "Pronto?"
"Dottoressa Isles mi scusi se la disturbo a quest'ora, sono la paziente Rizzoli" scherzó Jane.
"La mia paziente preferita, mi dica..." le rispose con tono seducente.
"Ma è ancora sveglia?"
"Da quando un paziente s'interessa della vita notturna del suo medico?" le rispose Maura prendendola in giro.
"Da quando mi sta curando" le rispose, facendo ridere la donna dall'altro capo del telefono.
"Ma sei guarita da un bel po' Jane"
"Ne sei sicura? Credo di avere l'influenza"
"Hai bisogno solo di una bella dormita. Domani vieni qui così controllerò il tuo stato di salute" .
"Se vuoi... Puoi passare tu da me" le disse sapendo di aver osato troppo. Ci fu un lungo silenzio che Jane interruppe esclamando "Scusami Maura, non volevo offenderti"
"Jane… Non mi hai offesa, e che mi sembra strano venire da te, ora che lei è partita"
"Hai ragione, domani cerco un'altra casa e..."
"Jane! Sei tremenda!" disse Maura ridendo. "Dammi l'indirizzo e ci vediamo domani".
Luke era passato da Paddy per discutere d'affari, stava quasi per andare via quando il boss lo trattenne.
"Luke, sabato festeggio con mia figlia al Notting Hill ti va di venire?"
"Ne sarei felice, ma non credo che a Maura farebbe piacere la mia presenza"
"Perché? Non l'hai più vista?"
"In centro qualche volta ma da lontano, era sempre in compagnia"
"Con un uomo?" chiese Paddy dubbioso.
"No, con una un'amica che mi sembra d'aver già visto da qualche parte... Ah sì all'inaugurazione del club tempo fa"
Paddy restò in silenzio per un pò, poi salutò il ragazzo e si rinchiuse nello studio come sempre.
Il mattino seguente di buon'ora Maura si recò a casa di Jane.
"Entra, mettiti comoda" le disse contenta di vederla. Maura si tolse il cappotto e glielo porse. S'incamminò verso il centro del salone guardandosi intorno. Jane la raggiunse e l'abbracció da dietro "Sono contenta che sei qui" Maura intrecciò le mani con le sue stringendosi a lei.
"Come ti senti oggi?" le chiese.
"Adesso che sei qui, meglio"
Maura si girò verso di lei senza interrompere l'abbraccio. "Hai febbre?" le chiese toccandole la fronte con la mano.
"Non credo ma stamattina non l'ho ancora misurata..."
"Allora rimediamo subito" disse prendendole il polso e iniziando a contare i battiti della bruna per assicurarsi che non fossero accelerati a causa della febbre. "No direi che non ne hai"
Jane la guardò negli occhi le diede un bacio e le disse "Ok dai, facciamo colazione!" si avviò verso la cucina. Maura la seguì continuando ad osservare la casa: l'arredamento classico la rendeva signorile e accogliente.
"Vuoi farmi un'offerta d'acquisto?" disse Jane scherzando, accortasi dell'interesse di Maura.
"Come scusa?"
"La casa, ti piace?"
Jane preparò il caffè e il the, poi appoggiò il vassoio sul tavolo "L'ho trovata già arredata così, non ho cambiato nulla. Io amo molto di più lo stile moderno come quello di casa tua" disse, facendo un sorriso dolce.
Maura si sedette e mentre le versava del the Jane le disse "Non ho avuto tempo per comprare qualcosa, ti vanno bene dei biscotti?"
"Certo"
"Che hai fatto di bello ieri?"
"Ho cenato con Constance".
"Certo che non t'invidio affatto, se dovessi avere due madri come la mia scapperei!" scherzó la padrona di casa.
"Dai, smettila!" disse Maura ridacchiando.
"Non la conosci..." rispose Jane con una finta aria minacciosa, che fece sorridere la compagna
"Sei incredibile... Ah! Prima che mi dimentichi, le mie madri vogliono cenare con noi".
"Noi? Devi dirmi qualcosa? Mauraaaaa..." disse Jane con le braccia conserte
Maura abbassò la testa e arrossì "Uffa va bene! Lo sanno Jane!"
"Ah!" Jane restò a bocca aperta.
"Se non ti va, ti capisco... Dovevo parlartene prima c..."
Jane non le lasciò terminare la frase e le rispose "Certo che mi va!".
Maura fece un sorriso. Si alzò andando verso di lei per poi sedersi sulle sue gambe.
"Possiamo cenare qui che dici? Cucino io, così potrai ammirare la mia abilità ai fornelli" propose Jane.
"Finalmente! E' da tanto che me lo hai promesso". Maura prese un biscotto dal piattino e diede un morso, poi lo fece finire a Jane. "Che ne dici se facciamo questo venerdì?" le chiese. Jane farfugliò con la bocca piena.
"Che stai dicendo? Non ho capito!" le disse prendendola in giro.
Dopo aver ingoiato l'ultimo pezzo Jane prese Maura, e la fece sedere sul lungo tavolo della cucina.
"Da quando tu mi prendi in giro?" le domandò avvicinandosi a lei, sfiorandole quasi le labbra. Maura cercò di baciarla, ma Jane si scostò.
"Io? No di certo!" sussurò.
"Uhmmm a me sembra proprio di sì..." rispose Jane iniziando ad accarezzarle le spalle. Nei loro occhi la fiamma del desiderio si era riaccesa. "Sei mia Maura..." sussurò con voce profonda.
"Me lo dici sempre, perché?" la donna le rispose tenendo gli occhi chiusi, un brivido le era corso giù per la schiena.
"Perché ho bisogno di dirtelo" disse Jane dandole un bacio.
"E tu? Tu sei mia?" domandó Maura guardandola intensamente.
Jane senza staccare gli occhi da lei rispose. "Sono solo tua Maura Isles". Il loro desiderio era così forte che finirono per amarsi sul tavolo in cucina per poi ritrovarsi sul divano in soggiorno.
Jane si svegliò verso l'ora di pranzo e diede un bacio leggerissimo sulla schiena di Maura che dormiva ancora. Si alzò e andò in bagno per farsi una doccia veloce. Dopo essersi legata i capelli tornò in camera a vestirsi.
"Ehi ciao piccola, ti ho svegliata?" chiese Jane vedendo la compagna stiracchiarsi.
"Mhmmmm no, no. E' stato il mio stomaco, ho fame" le rispose.
Jane si sedette accanto a lei e le diede un bacio. "Vediamo un po' cosa nascondi qui?" scherzò Maura cercando di aprirle l'accappatoio.
"Dovresti saperlo..." incalzò Jane guardandola sensualmente. Maura cercò le sue labbra e iniziarono a baciarsi. Le tolse l'accappatoio, amava toccare il suo corpo tonico "Ti amo, ti amo, ti amo..." le sussurò all'orecchio.
Un'emozione violenta esplose dentro Jane nell'udire quelle parole. Salì sopra alla dottoressa. Ora i loro corpi nudi erano uniti.
"Maura purtroppo tra poco ho un appuntamento di lavoro"
"Jane... Tu pensi al lavoro ora? Dopo Jane... Dop..."
Jane l'azzittì baciandola e Maura si abbandonò alle sue carezze. Ormai aveva rapito non solo la sua mente ma anche il suo cuore
