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Dannazione… 'sta annegando sul serio!

Questo fu l'ultimo pensiero razionale di Michiru nel momento stesso in cui assisteva alla rapida discesa a corpo morto di Haruka verso l'alveo della piscina, dopodichè non ci fu più spazio per ulteriori meditazioni, giacché la drammaticità dell'evento la colpì in tutta la sua dimensione e si trovò ad agire istintivamente.

Ripensandoci in seguito si sarebbe sempre chiesta dove aveva trovato la prontezza di spirito, e soprattutto la prestanza fisica, per procedere nel modo adeguato durante quella manciata di secondi cruciali. Giacché sarebbe stato sufficiente un indugio di troppo a far in modo che finisse diversamente. Ciò nonostante non era destino che quella sera Haruka ci lasciasse le penne, sebbene l'iniziale impressione di Michiru fu esattamente quella e difatti agì di conseguenza.

Tant'è che, vieppiù stimolata dallo spavento, la ragazza fu piuttosto lesta e con un repentino guizzo si tuffò verso la bionda, raggiungendola con un paio di ampie bracciate sul fondo dove si stava posando. Stimò che probabilmente doveva essere priva di conoscenza, visto che aveva completamente cessato di dibattersi e che involontariamente continuava a respirare, come se non si rendesse conto d'essere sott'acqua. La qual cosa riduceva pericolosamente la quantità di ossigeno del quale ancora disponeva. Ergo non c'era tempo da perdere, poiché le bollicine che emetteva dal naso si stavano visibilmente diradando. Per cui Michiru l'afferrò per un braccio e veloce le passò il proprio attorno alla vita per sostenerla, quindi appoggiò i calcagni al fondo, intenzionata a darsi una spinta supplementare che le consentisse di tornare in superficie. Tentò, ma per quanti sforzi facesse non le riusciva. Caparbiamente provò di nuovo, ma le servì solo per rendersi definitivamente conto che erano arenate. Haruka era inerte e il suo peso si stava facendo consistente, inoltre prima di tuffarsi Michiru non aveva avuto il tempo, né le era passato per la testa, di fare un minimo di ventilazione che le consentisse un'apnea prolungata. Fortunatamente la sua resistenza andava ben oltre quella di un semplice nuotatore, ma non aveva mai dovuto far i conti con un corpo estraneo che rendesse tanto impacciati i suoi movimenti in acqua. Pure non aveva nessun intenzione di mollare la presa, anche se iniziava a sentire un'opprimente pressione al petto.

Erano circa a due metri di profondità e, così come si stava mettendo la situazione, ritentare di emergere era impossibile, per cui prese a nuotare verso la parete più vicina. Aveva poco tempo per considerare se fosse la scelta giusta oppure no, per cui decise di giocarsi l'unica carta ancora disponibile. Infatti la piscina era munita nel suo interno di riflettori che illuminavano la vasca e accanto ad ognuno di questi c'era un bocchettone che erogava l'aria compressa del depuratore. Questi giunti sporgevano leggermente con dei rubinetti di plastica e contava proprio sul precario appiglio che questi potevano darle, unito a quello delle plafoniere delle luci, per farvi presa e cercare di arrampicarsi fino al bordo.

Quando ci arrivò si diede giusto un attimo per ghermire con la mano libera quell'accidenti, dopodiché posò un piede sul faretto e si tese verso la parete. Quindi, raccogliendo nuovamente le energie, si sforzò di risalire appoggiandocisi e facendo leva su quello. Con una lentezza straziante prese ad inerpicarsi sul muro scivoloso e, quando finalmente la mano le affiorò dall'acqua, con esultanza si afferrò all'orlo del bordo della piscina. Strinse i denti e, senza badare al dolore che avvertiva ai tendini della spalla, con le residue energie si issò fino a tirarsene fuori, portandosi appresso Haruka che ormai appariva cianotica. La resse finché non le rimasero che le gambe in acqua, quindi veloce si gettò fuori dalla vasca e, non appena sentì il pavimento sotto i piedi, la ghermì per i polsi e la trascinò completamente all'esterno.

Con raccapriccio constatò subito che non inalava e fulminea prese ad eseguire gli interventi di soccorso ai quali aveva più volte assistito fin dalle sue iniziali lezioni di nuoto. Rapidamente le insufflò l'aria attraverso la bocca e al contempo prese ad farle un vigoroso massaggio per consentirne l'assorbimento e l'espulsione. Ripeté più volte l'operazione mentre, senza neppure rendersene conto, tra una pausa e l'altra, le ordinava perentoria di respirare. Ed era talmente presa dal terrore che non si riprendesse che le urlava contro come se potesse sentirla, poiché le stava davvero provando tutte per stimolarne una benché minima reazione. E quando da ultimo l'udì emettere un flebile rantolo, esultante la voltò su di un fianco in modo da evitare il rischio d'asfissia. Fu un'azione provvidenziale, poiché non appena si trovò in quella posizione rovesciata, Haruka prese a rigurgitare tutta l'acqua che aveva ingollato e questo le consentì d'iniziare a riaversi. Tant'è che autonomamente si mise carponi e cominciò a tossire con violenza intanto che espelleva quel carico che le aveva accluso i polmoni. In quel momento non aveva affatto cognizione di quanto fosse accaduto, occupata com'era a buttare fuori il superfluo, ma quando sentì il tocco fermo delle mani di Michiru che le toglievano la giacca e si voltò a fissarla ad occhi sbarrati, comprese.

"Come ti senti?" Chiese ansiosa quest'ultima mentre le levava il cravattino e prendeva a sbottonarle la camicia onde facilitarle l'ossigenazione.

"Come un frullato." Fu la replica mozzata che la bionda riuscì a mormorare nell'intervallo tra il forte ansare e qualche residuo colpo di tosse. E fu propizio che stesse tuttora boccheggiando, giacché in quel momento ebbe persino la tentazione pazzesca di cantagliene quattro e lamentarsi per il tiro mancino che le aveva giocato. Ma il doversene giocoforza stare zitta, la fece rendere conto di quanto appariva atterrita la ragazza e di conseguenza gliene passò completamente la voglia. Michiru sussultava e chissà fino a che punto quel tremito era causato dall'aria gelida o dalla reazione postuma a quant'era accaduto. Doveva essersi presa un bello spavento e, al disopra di tutto, non doveva essere stata impresa facile tirarla fuori da quel ginepraio. L'esile struttura della ragazza suggeriva delicatezza, non la vigoria di cui aveva dato prova. Tuttavia a dispetto di quant'appariva, le aveva appena salvato la vita.

Haruka strinse le labbra contrita, ché non sapeva proprio che fare o dire innanzi all'immensità di quel fatto. Aveva un debito di sangue con lei adesso e non era affatto cosa da poco. Inoltre, come dare inizio al discorso che avrebbe dovuto farle fin dal principio, alla luce di quanto era appena accaduto? Ardua impresa, specialmente allorché le sovvenivano le perfidie che le aveva perpetrato fino a quel momento. Quante volte avrebbe sbagliato prima d'apprendere la lezione? Perché non riusciva mai ad ingoiare l'orgoglio per un tempo bastante ad intendere ragioni? Era stata ad un passo dal crepare a causa della sua ostinazione e, maledizione alla sua cocciutaggine, era stata lì, lì pure per farci rimanere secca Michiru!

"Ce la fai ad alzarti?" La voce di quest'ultima interrupe il suo spiacevole divagare. "Non è il caso che restiamo a prendere freddo qui fuori, potrebbe venirti un malanno." Affermò rendendo ancora più acre il rimorso che la bionda sentiva. Ecco, si stava dando pensiero un'altra volta esclusivamente per lei! Non pensava affatto quella testa di rapa che con quel gelo potesse buscarsi lei stessa una bronchite acuta!

E l'esibizione di siffatto altruismo, e perché no? Affezione, le fece abbassare del tutto la cresta. Al punto che, se avesse potuto, dalla vergogna, Haruka sarebbe fuggita per andare a nascondersi.

Ma il suo desiderio si rivelò d'impossibile attuazione poiché Michiru, non avendo avuto alcuna replica, le tese la mano e l'aiutò a rimettersi in piedi. Non che ce ne fosse bisogno, ce l'avrebbe fatta benissimo da sola, ma docilmente la lasciò fare. Anche quando questa la cinse alla vita allo scopo di sorreggerla. Una volta tanto infatti, aveva compreso all'istante che la ragazza aveva necessità di fare qual gesto e che allo stesso modo esigeva di toccarla, come se volesse tangibilmente constatare che era lì, tutta intera e viva. Ma nonostante l'apparente remissività, non poteva restarsene muta, proprio non riusciva a tacere, poiché quel silenzio le sembrava colpevole, omettente. Quasi che non avesse il coraggio di parlare e di confessare tutto quel che le gravava sulla coscienza. Eppure doveva, non poteva continuare a tenerselo dentro e covarlo, pena sentirsi ancora più miseranda di quanto le sembrava. Così, mentre lentamente si avviavano verso un'entrata che le portasse dentro senza dover per forza passare per il salone centrale, giacché erano entrambe fradice e un ingresso simile era del tutto fuori luogo, tentò d'imbastire qualcosa di decente che le consentisse di arrivare al dunque.

"Senti..." Prese a dire titubante.

"Da questa parte." L'interruppe Michiru deviando verso i corridoi interni.

"Dunque io..."

"Penso che la cosa migliore adesso sia quella di andare a cambiarsi." La bloccò di nuovo la violinista.

"Insomma quel che intendevo dire..." Ricominciò daccapo Haruka alla ricerca disperata di un avvio dignitoso, quando Michiru per l'ennesima volta le impedì di parlare aggiungendo:

"Nella mia cabina dovrei avere il necessario."

Ma porco mondo! Imprecò silenziosamente la bionda, se si comportava in questo modo come diavolo faceva a scusarsi decentemente? Certo non poteva inveirle contro di nuovo, ché per quel giorno l'aveva fatto a sufficienza. Pure doveva trovare un modo, perciò attese l'attimo e, quando furono nell'ascensore che le stava portando ai ponti superiori, approfittando del fatto che non c'erano occhi e orecchie indiscrete in giro, si mosse.

In quel momento Michiru stava proponendole qualcosa che aveva a che fare con gli abiti di scorta che si era portata appresso, quando Haruka la prese per le spalle facendo cessare all'istante il suo discorrere su pratici dettagli. Michiru la guardò sorpresa e anche un po' intimorita, ma la bionda non se lo diede per inteso e continuò a tenerla ferma mentre di rimando la fissava con veemenza. Indi tirò un profondo respiro, come a darsi uno stimolo che le consentisse di andare fino in fondo, e cominciò:

"Innanzitutto voglio scusarmi con te per come mi sono comportata fino ad ora. Mi rendo conto di aver avuto un atteggiamento ributtante e non sai quanto me ne dispiace. Lo so che queste potranno sembrarti lacrime di coccodrillo, ma sul serio, se puoi, cerca di perdonarmi. Non so proprio che diavolo mi sia pigliato, accidenti a me!"

Michiru fece per parlare ma Haruka scosse la testa, come a farle intendere che era ben lontana dall'aver terminato. Fece una pausa, ché aveva bisogno di una piccola sospensione che le desse modo di trovare il fegato di mettersi a nudo in quel modo, come in nessuna occasione prima d'ora aveva fatto, e andò avanti.

"Se si trattasse solo di questo avrei persino la sfrontatezza di suggerire che le sventole che mi hai tirato sarebbero bastanti a pareggiare i conti. A proposito, bel gancio destro, complimenti." Esclamò provando ad abbozzare il suo solito sogghigno, tentativo che fallì miseramente. Tanto che Michiru, la quale stava per replicare con un commento salace che auspicava potesse alleggerire l'atmosfera, ci rinunciò immediatamente. Si era accorta infatti che una volta tanto il ghigno di Haruka non era il consueto. Non c'era punta dell'abituale sarcasmo, anzi appariva triste, quasi abbattuto, ed era una novità tale che non seppe come comportarsi. Voleva dirle qualcosa, una cosa qualsiasi che attenuasse quel mea culpa con quale si stava volontariamente mortificando, ma la bionda ancora una volta le fece cenno di tacere e proseguì.

"Ma per quadrare le somme purtroppo non sarebbero sufficienti tutte le randellate di questo mondo. Tuttavia credimi quando ti dico che non avevo assolutamente idea di quel che ti avrei arrecato quando ho lasciato la scuola di soppiatto. Certo avevo una vaga idea della tua emotività, tanto quanto può figurarsela una troglodita stolida quale sono, ma a dispetto di ciò, pensavo che ti saresti facilmente lasciata alle spalle tutta questa storia. Esattamente com'io stavo facendo, benché la tua sensibilità non avesse nulla a che fare con la mia. Paragonata a te in effetti non ne esco tanto bene... ma che cavolo sto dicendo?! Comparata a chiunque, ho lo stesso garbo d'un mulo!"

Haruka si fermò nuovamente sopraffatta com'era dalle sue stesse emozioni. Si scostò i capelli che le erano piovuti sugli occhi e compì tutta una serie di gesti che denotavano il suo crescente nervosismo e che contemporaneamente le servivano per cercare di guadagnare tempo. Era alla ricerca delle parole adatte in effetti e voleva che queste venissero fuori nel modo giusto. Il che significava dover essere spontanea, fino in fondo. Ne sarebbe stata capace? L'ignorava, ma tentò di attenuare lo sguardo stravolto col quale stava fissando Michiru e quando riprese a parlare il suo tono appariva più sommesso, quasi spossato.

"Insomma Michiru, il mio, oltre ad essere il ragionamento di un'autentica idiota, ti da' la misura approssimativa della mia presunzione. Poiché ancora una volta stavo valutando i tuoi sentimenti secondo un criterio opinabile. E se non è questo un indice di quanto possa essere dannatamente superficiale la mia capacità di comprensione, allora non lo so quale potrebbe essere! E fidati, non sto cercando giustificazioni, so perfettamente di non averne.

Vuoi un altro magnifico esempio? Eccotelo: ti confesso anche d'aver pensato che in fin dei conti nulla ci accomunava e che una bugia in più o in meno non facesse molta differenza.

Cos'ero io per te? Chi eri tu per me? Due estranee che per combinazione si erano incrociate, all'atto pratico due sconosciute, quindi più di tanto non ti dovevo.

Ma poi, vedi a volte com'è beffardo il caso? Ero così presa dalle mie azioni da non rendermi conto a tutta prima di quel che era palese sia per quel che ti riguardava, che per quanto mi concerneva. Detto in breve, ho avuto bisogno di schizzare all'altro lato del pianeta per ammettere infine che il mio agire era una lama a doppio taglio e che stava colpendomi esattamente nella stessa misura in cui stava ferendo te. Oddio, questo l'ho saputo soltanto poi e dalla bocca di Setsuna, ad essere onesta. Ma avrei dovuto concepirlo da sola. Invece ho tirato dritto fregandomene e, tanto ho iniziato ad attribuirvi importanza, quando la tua mancanza è diventata intollerabile. Bel comportamento del cazzo! Il comprendonio ha iniziato a funzionarmi solo quando mi sono trovata in un vicolo cieco. La mia stupidità è stata monumentale, per questo, cerca di capire ti prego. Abbi indulgenza, sebbene non ne meriti.

Servirebbe a qualcosa dirti che alla fine ho capito i miei sbagli? Ti aiuterebbe se ammettessi oggettivamente che non li ho compresi del tutto, ma almeno una parte?

Vorrei che così potesse essere, ma sappi anche che se stasera sono venuta qui è stato unicamente perché volevo mettertene a parte, implorando allo stesso tempo il tuo perdono. Proprio come sto facendo adesso. Potresti rispondermi che avrei dovuto darmi una mossa prima, invece di combinare un disastro dopo l'altro... e avresti ragione. Sacrosantamente ragione. Sai cosa? Detto tra noi forse sarebbe stato meglio se mi avessi lasciata in ammollo. Già, molto meglio."

Haruka tacque ed abbassò le braccia allentando la presa. Ora che aveva vuotato il sacco poteva lasciarla andare, così come allo stesso tempo poteva sciogliere la tensione che l'aveva stretta. Per di più quelle dichiarazioni l'avevano svuotata, giacché per la prima volta in vita sua si era messa inerme nelle mani di un'altra persona. Del resto se era arrivata a questo stadio non aveva altri a cui darne la colpa se non sé stessa. Consapevolezza che comunque non le dava abbastanza forza per guardare la ragazza che le stava di fronte, dato che aveva paura di un rifiuto ed allo stesso tempo ne temeva la parziale assoluzione. Michiru adesso deteneva un potere immenso su di lei e chissà se ne era del tutto conscia. Ma in fin dei conti che importava? Ché innanzi a questa inammissibile verità sotto, sotto sentiva di non poterla biasimare se putacaso se ne fosse servita quale arma di rivalsa. Sapeva di meritarselo e se fosse stata al suo posto, sinceramente, non avrebbe esitato a farne uso in un caso o nell'altro. Poiché nell'ipotesi in cui Michiru l'avesse scacciata, il risultato sarebbe equivalso a lasciarla nel baratro delle proprie ossessioni; per contro, perdonarla poteva anche voler dire che la violinista avrebbe potuto giocare con i suoi sentimenti al fine di attuare una lunga e perpetrata vendetta. Sì, se intendeva fargliele scontare per intero ne aveva l'opportunità. Quindi cosa avrebbe scelto tra le due? E soprattutto perché non le riusciva affatto di supporre una soluzione che non c'entrasse nulla con la rappresaglia e l'espiazione? Il rimorso era troppo grande? Forse, probabilmente era questo il motivo.

Ed alla luce di ciò Haruka infine si risolse a innalzare il capo ed ebbe modo di stupirsi ancora una volta dell'imprevedibilità della violinista, ché Michiru la stava fissando a braccia conserte e con un cipiglio di disapprovazione evidente. Stava per darle il benservito?

"Sai Haruka, te la canti e te la suoni con un'autonomia invidiabile." Fece Michiru inclinando la testa a guardarla con un piglio carico di parole non dette. Allusioni che la bionda non colse, altrimenti non l'avrebbe confuso per un commiato. Ma Haruka era troppo agitata in quel momento, per cui Michiru si persuase che aveva bisogno di argomenti più convincenti. Con molta lentezza slegò le braccia dal viluppo in cui le teneva e inaspettatamente lasciò partire la mano verso l'alto, finché questa non si abbatté sul volto della ragazza più alta.

"Questo è per essertene andata come un ladruncolo nella notte." Spiegò sorniona, lasciando scorgere però un sorrisetto d'intesa. Dopodiché, ripartì all'attacco e dandole l'ennesimo manrovescio, aggiunse: "Questo invece è per non aver avuto fiducia in me al punto da dirmene il motivo."

Dopodichè con due passi le si avvicinò e le prese il mento tra indice e pollice voltandole il capo fino a quando non poté osservare adeguatamente il risultato della sua opera. Al che inarcò un sopracciglio e ghignò producendosi in un'imitazione pressoché perfetta della bionda.

"Bene, direi che dovresti metterci un po' di ghiaccio. In effetti è gonfio da far paura."

"Ouch, ti spiacerebbe cambiare lato la prossima volta?" Chiese Haruka massaggiandosi pensierosa la mascella ed evitando recriminazioni di sorta.

Il ghigno di Michiru si allargò vieppiù, intuiva infatti che stavolta la sua interlocutrice avrebbe potuto benissimo evitare entrambi i ceffoni e le piaceva pensare che non l'avesse fatto perché sapeva di esserseli guadagnati in pieno. Oltre a ciò, considerati quelli che normalmente erano i suoi processi mentali, probabilmente Haruka si era fatta colpire come a darle una sorta di risarcimento morale. Michiru malgrado tutto ridacchiò, ché in quel momento aveva l'irripetibile occasione di suonargliele per tutto il tempo durante il quale ne avesse avuto l'estro.

"D'accordo Haruka, per adesso è abbastanza." Dichiarò alla fine tornando neutrale. Le porte dell'elevatore si aprirono ma non si mossero di lì. "Quanto al resto, non è il momento né il luogo per sviscerare le ragioni del tuo agire. Voglio sperare però che più tardi ne avremo l'occasione."

"Non chiederei di meglio." Replicò questa celando la sorpresa. Michiru stava ridendo! Sottotraccia, ma stava ridendo... Certo che, stando a quel che le aveva raccontato Setsuna, il suo comportamento si stava rivelando molto più distaccato di quanto si sarebbe potuta immaginare. Niente urla, scene isteriche o pianti a dirotto. Se li era aspettati? Anzi, per essere più precisa, aveva sperato in una dimostrazione così plateale?

Forse sì, poiché nel qual caso avrebbe saputo come comportarsi. Stesso non poteva dirsi di questa lieve ironia con la quale la stava confondendo.

Ma possibile che avesse sempre da recriminare? Non era sufficiente che pareva volesse darle un'altra possibilità? Fattelo bastare imbecille! S'ingiunse perentoria, quindi, visto che l'altra non proferiva parola, uscì dal vano dell'ascensore e si avviò verso ignota direzione. Stava quasi per chiederle da che parte dovesse andare, quando improvvisamente si sentì afferrare e stringere da tergo. In questo modo si trovò circondata dalle braccia dell'altra, la quale cingendola stretta, le premeva il volto nella schiena, tanto che quando infine parlò, la voce le venne fuori soffocata, appena udibile. E non stava schernendola stavolta, Michiru in quel momento era serissima.

"Non farlo mai più." Disse infine dopo un prolungato silenzio, sottolineando le sue parole con una stretta supplementare che aumentò la pressione con la quale la teneva. "Non azzardarti a scomparire di nuovo in quel modo. E' solo questo che ti chiedo. Ti perdono Haruka, ma non riprovarci."

E quest'ultima, che si era sempre ritenuta un'abile retore, una maestra della dialettica affabulatrice, una che con la retorica poteva sottrarsi a qualsiasi situazione spinosa, posta innanzi a quest'impegno che sentiva gravoso, opprimente per la sua indole libertaria, riuscì solo ad annuire impercettibilmente. Poiché aveva il men che vago sospetto che, qualora avesse aperto bocca, le parole le sarebbero uscite balbettanti, incerte, dato che un'isospettabile insicurezza le stava facendo tremare le gambe. Michiru immaginava la valenza di quanto le stava chiedendo? Forse no, in fondo non le aveva mai parlato del senso di soffocamento che provava innanzi a qualsiasi prospettiva di un legame profondo e duraturo. Per contro aveva già sperimentato cosa si provava nell'allontanarla da sé, l'aveva verificato sulla sua stessa pelle e ormai sapeva di trovarsi tra due fuochi. Doveva scegliere, ma non l'aveva già fatto? Altrimenti perché si sarebbe scapicollata al fine di arrivare qui?

Ho paura. Riconobbe frastornata.

Era assurdo, eppure innegabile, la sua non era altro che paura. Terrore d'essere dominata, timore di esporsi troppo, il raccapriccio di chi sa quanto siano illusorie le relazioni affettive e che teme l'inevitabile contraccolpo quando queste infine esauriscono la loro parabola. E dire che si era sempre pensata come una profetessa del Carpe Diem e che in virtù di ciò, aveva colto senza eccezione quel che l'oggi le offriva, senza star troppo a complicarsi la vita. Ma chi mai come Michiru era riuscita a colpirla così nel profondo?

Nessun'altro. Ammise lasciandosi sfuggire un sospiro rassegnato.

Eh sì, tutto giusto, ma proprio per questo aveva più che fondati motivi per esserne preoccupata, poiché tutto ciò era pericoloso e alla lunga sarebbe diventato sempre peggio.

Troppe erano le variabili incognite per non lasciarsi prendere dall'apprensione… E se si fosse fatta fagocitare dai sentimenti fino a non poterne più fare a meno, che avrebbe fatto quando anche Michiru, come tutte le persone importanti della sua vita, l'avesse abbandonata? Poteva risultare la batosta fatale, una prospettiva tutt'altro che allettante. D'altro canto, non poteva pretendere neppure la botte piena e la moglie ubriaca, e considerato che senza non viveva bene e accanto poteva esserle fatale, l'unica soluzione possibile era accoglierla presso di sé, ma corazzarsi allo scopo di non esserne travolta.

Un piano questo che considerava risolutivo, benché facesse acqua da tutte le parti. Infatti Haruka, stoltamente si stava convincendo e prevedeva di riuscire a controllare con facilità la natura remissiva di Michiru. Un'assurda convinzione di cui spesso in seguito si sarebbe tristemente rammaricata.

Tuttalpiù le difficoltà le ipotizzava esclusivamente nell'imbrigliare la propria aggressività caratteriale ed emozionale, ché poteva succedere di tutto e le sue azioni ad altro non sarebbero servite che ad aumentare vieppiù i casini che già erano avvenuti. Ma doveva tentare comunque, altrimenti non aveva senso essere ritornata prepotentemente a lei. Era imperativo provare e ancor di più riuscire.

Meglio padrona all'inferno, che serva in paradiso! Si decise infine accantonando di getto tutte le considerazioni. La voleva accanto, punto. Non c'era altro da stare a cincischiare. E qualora fossero sorte delle complicazioni di varia natura, emotiva o addirittura sessuali, giacché fin dal primo momento era stata consapevole di essere attratta da lei, beh, allora avrebbe trovato una via d'uscita.

Carpe Diem Haruka, il destino è in grembo alle stelle e non sai che può succedere domani… magari potresti addirittura scoprire che non te ne frega un cazzo! S'ingiunse chiudendo irrevocabilmente le porte ai se e i ma.

Così fu che la sua figura d'un tratto sembrò come ammorbidirsi, benché dentro di sé stesse facendo un considerevole sforzo di volontà per giungere a dominare il tremito che la stava scuotendo. Piegò il capo fino a riuscire a gettare un'occhiata a Michiru al di sopra della spalla, cosa che le servì solo per rendersi conto che la ragazza più piccola teneva ancora la faccia affondata tra le sue scapole, pose gentilmente una mano su quelle intrecciate sul suo addome e infine parlò.

"Hai la mia parola." Promise solenne e subito si stupì perché, nonostante tutte le sue angosce, non avvertiva le braccia che la circondavano come delle ponderose catene che metaforicamente sembrava potessero tenerla inchiodata al suolo. Ché in tutte le occasioni che avevano preceduto questa, se le era sentite pesare addosso come dei macigni. Eppure adesso, vuoi a causa della stranezza della situazione o per via dell'intensità della quale era permeata, davvero non avrebbe saputo dire, per la primissima volta in vita sua la vicinanza estrema con un altro essere umano non stava opprimendola e non provava alcun bisogno di scappare.

Ad ogni modo, per quanto quel mutuo contatto la stesse sbalordendo e appagando in tutte le sue complesse e molteplici chiavi di lettura, non potevano restare ancora in quella posizione di stallo. Quindi delicatamente si sciolse da quell'abbraccio e si girò a guardare la violinista.

"Ora, che ne dici se ci sbrigassimo in fretta qui, per poi sederci davanti ad un bel punch caldo e sviscerare con calma tutta la faccenda?" Chiese mentre quest'ultima la fissava con un tal sguardo d'adorazione che Haruka si sentì di nuovo tremare. Era bastato un minimo di garbo da parte sue e già Michiru aveva deposto tutte le armi. La bionda deglutì d'un tratto nuovamente esitante, ma stavolta non per sé, piuttosto per l'altra. Perché comprese nuovamente, e appieno stavolta, che tra le mani aveva la rischiosa prerogativa di farle facilmente del male. Egoisticamente fin'ora aveva pensato solo ai suoi sentimenti, ma l'onere di quel peso ora pretendeva dazio. Aveva giurato, le aveva fatto una promessa e sperò con tutto il cuore di riuscire a mantenerla.

Perciò la cosa più urgente da fare a fronte di quanto sopra, era di riportare quanto prima i loro rapporti su una base normale. Ché tutto quel melodramma era imprudente da gestire e la ragazza dai capelli d'acquamarina era già di suo un po' troppo portata a cavalcare l'onda della spinta emotiva.

"Direi che sarebbe un'ottima idea, ho dei vestiti di ricambio, ma tu?" Replicò Michiru, non del tutto ignara di quel che si stava agitando dietro a quelle lucenti iridi verdi. Inconsciamente percepiva un cambiamento nell'altra e con acume squisitamente femminile si predispose ad agevolarle il cammino. Non poteva discernere con precisione su quali fossero le valutazioni che la stavano agitando, ma era più che evidente che Haruka avrebbe avuto bisogno di tempo, oltre che una dosa sconfinata di pazienza da parte sua, per venirne a capo. Tant'è che non calcò più la mano sull'intensità, bensì fece in modo da alleggerire ulteriormente il pathos tra loro.

E fu ridacchiando che additò lo smoking completamente zuppo e le ciocche dorate che si erano stizzite ed elevate in una cresta che definì molto trendy, e che le fecero venire la prepotente voglia di lisciarle tra le mani. Tuttavia si trattenne, memore dell'ideologia di un passo alla volta.

"C'è poco da fare per quanto mi riguarda, vorrà dire che ascolterò la tua esibizione attraverso la filodiffusione. Non posso mica presentarmi a quegli alti papaveri come un pezzente!" Scherzò prontamente, grata del fatto che Michiru pareva non aver notato quel repentino cambio di registro.

"Potresti definirla Arte Povera Haruka, proprio come per l'arredamento. Personalmente, visto che ignoro del tutto dove siano finite le mie decoltè, giustificherò in questo modo il fatto che salirò sul palcoscenico scalza." Fece canzonatoria mostrandole i suoi piedi nudi.

"A prescindere che parecchie star ne fanno un vanto d'esibire le estremità in bella vista e che le tue sarebbero anche carine da vedere, ad ogni modo oserei dire che questo è un problema di facile risoluzione."

"Sono tutta orecchi!" La sfotté nuovamente assaporando inebriata la sconosciuta sensazione di rivolgersi a lei senza soggezione e con sfrontato umorismo. Perché se da un lato agiva con estrema circospezione, dall'altro non stava più a chiedersi cos'era il caso e cosa no, perché finalmente poteva dare sfogo a tutta l'euforia che fin qui aveva represso. Poiché dopo l'attesa spasmodica del suo ritorno, sospensione accresciuta ulteriormente dalle sue ansie, Haruka era nuovamente innanzi a lei e da questo momento in poi si sarebbe presa tutte le confidenze che voleva, esattamente nel momento in cui lo desiderava, ché non voleva sprecare altro tempo in vaghi tentennamenti.

"Che ne diresti di un paio di Manolo, argento, tacco alto e fibbia al polpaccio?" La stuzzicò Haruka facendole l'occhiolino e, senza aspettarne la reazione, si incamminò verso le cabine di destra.

"Che con l'altro abito che ho portato ci starebbero d'incanto." Sorpresa da quella proposta Michiru la seguì silenziosamente, ma dopo qualche istante con un guizzo subitaneo cambiò espressione e con voce sdegnata aggiunse: "Ma se simili meraviglie sono destinate o, peggio ancora, appartengono a quella gattamorta, allora te lo puoi scordare che le indossi."

"Se ti stai riferendo alla mia accompagnatrice puoi sotterrare l'ascia da guerra Kaiou." Fece la bionda ghignando sotto i baffi, per poi volgersi a guardarla, quindi prese a camminare all'indietro, in modo da continuare quella conversazione vis a vis. Effettivamente la cosa si stava facendo divertente e, esibendo la solita sicumera, si spiegò. "Comunque non stavo rifilandoti un usato sicuro, non sono sue. E tengo a sottolineare che il fatto che siano in mio possesso non debba per forza comportare che fossero un presente per lei. Inoltre, ad occhio e croce, non mi pare proprio che lo stile vi accomuni, anche se sospetto che entrambe abbiate una certa propensione ad essere delle Fashion Victims!"

"Molto interessante, è carino che tu abbia notato che personalmente non m'abbiglio come una donnaccia." Michiru le fece un sorrisetto pungente che poco celava l'istintiva antipatia che subitanea aveva provato non appena aveva scorto Shanaya, per non menzionare quel che le si era agitato in petto allorché lei ed Haruka ci avevano dato dentro in quel modo.

Fatto sta che a quest'ultima questa gelosia latente e nient'affatto nascosta, nonostante tutti i suoi buoni propositi, diede un brivido di sottile piacere, poiché oltre a gratificare il suo straripante narcisismo, era un chiaro indice di quanto potesse essere possessivo l'affetto di quell'apparentemente diafana creatura. Ma fu un attimo, perché subito la cassò dalla testa, in quanto non intendeva lasciarsi prendere da simili lusinghe, trattandosi di Michiru.

"Ma questo non spiega com'è che ti porti appresso un paio di scarpe simili. Non vorrai farmi credere che sono tue?!" Adesso era il suo turno di farsi quattro risate, poiché immaginare che la bionda sotto il severo abito da sera, portasse delle calzature simili, era quanto mai grottesco. Eppure dietro all'ilarità stava facendosi strada una speranza che trovava decisamente velleitaria, ma che proprio non voleva saperne di scemare. Hai visto mai che potessero essere realmente un regalo per lei? Nulla lo faceva supporre e Haruka non le sembrava assolutamente il tipo da fare un gesto simile, pure, da come le rispose glissando, non fece altro che far aumentare vieppiù quel accattivante sospetto.

"Newyorchese purosangue e fiera di esserlo lo sono Michiru, ma non per questo devo agghindarmi per forza come una protagonista di Sex and the City. E poi mi pare che qui tu voglia troppo addentrarti nel merito della questione. Che ti frega da dove vengono e dove sarebbero dovute andare? Sono tue adesso, se le vuoi. Altrimenti dopo le feste vado a cambiarle con un bel paio d'anfibi."

"Grandiosa arrampicata sugli specchi Tenou, è chiaro che il tuo Manolo sia più quello del free climbing che non lo stilista di grido che è. Ma non agitarti, anche perché non capisco il motivo di tanto imbarazzo. Che male ci sarebbe a dire chiaro e tondo che erano una strenna per me? E guarda che avrei apprezzato, eh? Peccato che non possa esprimerti tutta la mia gratitudine, visto che non lo ammetteresti neppure sotto tortura."

"Che palle! Non farla tanto lunga, le vuoi o no?"

"Claro che sì!"

"Bene. Io sono arrivata, questa è la mia suite, se vuoi scusarmi un attimo te le prendo, così puoi portartele di là e completare la tua mise."

"Fai con comodo Haruka, a questo punto penso che la cosa migliore sia ottimizzare. Ci vorrebbero almeno venti minuti per asciugarmi, rivestirmi e sistemarmi i capelli da sola. Ma se mi dai una mano posso farcela. Ora vado a prendere le mie cose, tu nel frattempo togliti quella roba fradicia di dosso e aspettami."

E senza darle neppure il tempo di ribattere, Michiru infilò la porta e la lasciò con un palmo di naso. Ma ebbe appena l'agio di denudarsi e infilarsi in un accappatoio, intanto che veniva travolta da tutta una serie di visioni allusive concernenti gli scenari che potevano verificarsi qualora avesse lasciato briglia libera alle sue spinte passionali , che la ragazza fu di ritorno ed Haruka poté solo pregare che non accadesse nulla di quanto aveva appena evocato. La salvò la sua completa ignoranza sui complicati processi di vestizione delle donne in generale e la totale inabilità nel decifrare i vari oggetti della cosmesi in particolare. Infatti mentre l'altra si spogliava, volutamente si trovò ad andare alla ricerca del phon, ché guarda un po', era proprio sotto al suo naso, e, intanto che Michiru era solo coperta da un asciugamano e le mostrava la voluttuosa curva del collo e della schiena, prese ad asciugarle i capelli passandole a casaccio dal beauty case che aveva recato con sé, quel che man a mano le veniva chiesto e che puntualmente sbagliava, beccandosi finanche le sue canzonature. Millantò persino di non ricordare dove avesse posato le Manolo, così mentre quella si rivestiva, ebbe un'altra ottima scusa per mostrarsi impegnata in altre occupazioni che non fossero star lì a fissarla con mezzo metro di lingua da fuori. E quando finalmente Haruka sentì i frusci dell'abito che veniva infilato, venne presa da un tale sollievo che si sarebbe messa a ballare per la contentezza.

"Allora come sto?" Chiese Michiru aggiustandosi i capelli e parandosi di fronte a lei in attesa.

La bionda la squadrò da capo a piedi e fece un sonoro, quanto esplicativo, fischio d'apprezzamento. Effettivamente era un vero e proprio schianto, peccato davvero che non potesse vederla mentre s'esibiva, sarebbe stato senz'altro un momento memorabile.

"Li stenderai, garantito. E non che stessi male prima, ci mancherebbe, ma eri troppo rigida per i miei gusti. Adesso invece, mm, non so come dire, è come se questo vestito ti rendesse diversa. Ecco, sarà il colore o qualcosa d'altro che non saprei completamente definire, ma c'è qualcosa che con l'altro di sicuro mancava."

"Grazie." Disse Michiru garbata e non aggiunse altro, benché un sorrisetto sibillino le aleggiasse sulle labbra mentre prendeva la via della porta. Haruka la seguì sull'uscio per augurarle in bocca a lupo, ma non ne fu in grado poiché, improvvisamente la ragazza tornò sui suoi passi e le si fermò innanzi.

"Non è il colore e neppure il taglio, stupida. La differenza è che adesso sono felice!" Affermò, dopodichè le piantò un inaspettato bacio su di una guancia e allegramente si allontanò, lasciando la sua interlocutrice con tanto di bocca spalancata dallo stupore, ché quella innocente effusione l'aveva turbata assai di più di quanto avesse potuto supporre. Ma i colpi di scena per Haruka non erano destinati a finire qui, era solo l'inizio della sua nottata movimentata.

Effettivamente Shanaya la stava cercando da un bel pezzo quando casualmente, transitando nelle paratie di poppa, la ritrovò e la vide fermarsi in compagnia di Michiru accanto agli alloggi. Stava quasi per chiamarla, ma la presenza dell'altra la trattenne, poiché stava maturando dentro di sé il medesimo processo d'avversione che la violinista aveva già portato a compimento. In ogni caso non mancò di stupirsi allorché notò lo stato in cui versava il suo accompagnatore e, nel tempo in cui ne ricercava una causa qualsiasi, la sua meraviglia aumentò ancora di più, poiché dopo pochi minuti la stessa ragazza di prima s'infilò nel medesimo locale nel quale Haruka aveva riparato. E, restando nascosta dietro l'angolo, l'attesa di Shanaya divenne quantomai furibonda quando infine, dopo un tempo non molto prolungato, ma considerevole per quanto stava subodorando, Michiru ne uscì. E il constatare che sia l'acconciatura che l'abbigliamento della ragazza erano completamente diversi, non fece che rafforzare i suoi sospetti, creando un clamoroso fraintendimento. Inoltre Michiru appariva completamente beata, compiaciuta e, se ancora le restava qualche dubbio sull'attività che i due avevano intrapreso in quel lasso di tempo, questo venne immediatamente spazzato via dal riscontro che Haruka era in desabbillè e che la tipa aveva preso commiato non prima di averle donato un ultimo bacio.

In sostanza, ne concluse, stava assistendo alle battute finali di un amplesso fortuito e chiaramente soddisfacente per ambedue e questo in fretta la mutò in una furia. Repentina si portò all'ingresso e con malagrazia bussò, spalancando l'uscio allorché una stupita Haruka le aprì.

"Ma che diavolo…" Strepitò davanti a quel comportamento irruente, poi, resasi conto di chi si trattasse, subito ebbe cura di stringersi addosso l'esigua stoffa di spugna che la copriva.

"Considerato che è il nostro primo appuntamento non vanto pretese su quanto hai appena fatto." Cominciò Shanaya badando bene a controllare la foga che la stava animando, immaginava infatti che farne mostra non avrebbe fatto altro che allontanare Haruka da lei e questa era l'ultima cosa che voleva. "Ritengo però che sollazzarti con un'altra mentre io t'aspetto dabbasso sia comunque un comportamento cafone!"

"Sollazzarmi?! Aspetta un minuto Shanaya, non crederai mica che … andiamo, non dirmi che dici sul serio?!" Spiccicò decisamente frastornata davanti a quel precipitare d'eventi.

"Certamente." Annuì quest'ultima chiudendo con un calcio la porta e facendosi avanti decisa. "Tanto che spero proprio non ti rifiuterai di dare a me quanto hai appena dato a lei!"

"Che cosa?!" Haruka completamente interdetta inizialmente non capì quanto stava andando a succedere, però, non appena un barlume di lucidità le sovvenne, con calma più che altro ostentata, iniziò ad indietreggiare in cerca di una qualsiasi via di scampo. Paradossalmente i più foschi presentimenti di Hitomi stavano rapidamente diventando una concreta e sciagurata realtà. Ma in breve si ritrovò spalle al muro e intanto Shanaya conquistava terreno inesorabile, avanzando con fare alquanto inverecondo.

"Hai capito benissimo, benché ti ostini a fare il santerellino." Affermò la ragazza che ormai le era arrivata dappresso e che, piantandole le mani attorno al collo, si stava protendendo verso la sua bocca. Al che Haruka con un salto improvviso si divincolò e, balzando sul letto, si portò sull'altra sponda, sperando di raffreddare in qualche modo gli entusiasmi dell'altra e, in tutta onestà, i propri.

"Shanaya! Tuo padre… io… ci siamo appena conosciuti… insomma, non si può!" Dichiarò in successione cercando di guadagnare tempo, ma Shanaya sapeva quel che voleva e come ottenerlo, tant'è che con un'isospettabile velocità la raggiunse e, quando Haruka fece nuovamente la mossa di liberarsi, la ghermì per una falda dell'accappatoio. Haruka si contorse onde sfuggire a quella ferrea presa, ma Shanaya ben lungi dal mollarla, tenne duro e la spinta centrifuga dei due movimenti combinati portò all'inevitabile. L'ultimo strattone fu quello decisivo e l'indumento cadde, lasciando la bionda senza veli ed esposta agli sguardi dell'ultima persona che avrebbe voluto.

"Merda!" Esclamò sopraffatta senza neppure tentare di coprirsi, tanto ormai la frittata era fatta e non c'era modo d'uscirne. Shanaya la stava fissando stralunata e dire che era frastornata non avrebbe reso l'idea, in quanto gli occhi parevano stare per uscirle dalle orbite tanto era lo stupore. Haruka si lasciò cadere sul bordo del letto vinta, ecco c'era riuscita, tutto era finito prima ancora di cominciare e la colpa era da imputare esclusivamente alla sua testa di cazzo! Non sapeva se mettersi a piangere o se darsi a capocciate nel muro, ed era a tal punto presa dal suo scoraggiamento che neppure notò che Shanaya le si era nuovamente accostata.

Di fatto quest'ultima era davvero rimasta scossa dalla vista di quel corpo nudo, poiché una cosa simile non se l'era affatto aspettata, né avrebbe potuto vagheggiarla. Ché fin lì Haruka aveva recitato la parte dell'Uomo Che Non Deve Chiedere Mai alla perfezione. Tuttavia se ne stava riavendo rapidamente, ché in quei concitati attimi la sua natura semplice e alquanto superficiale aveva realizzato quanto ai più raffinati intelletti sfuggiva: ovvero che maschio o femmina, il fascino che quella persona esercitava su di lei restava immutato. In breve, era innamorata di Haruka e lo scoprire accidentale che non si trattava di quel che all'apparenza dava ad intendere, non cambiava questo stato.

Oltre a ciò, dato assolutamente non trascurabile, Shanaya non era il tipo che precedentemente si era fatta fermare da distinzioni simili. In pratica aveva avuto già delle esperienze in tal senso e quindi, a differenza di chiunque altra al suo posto, la cosa le perveniva sì inaspettata, ma assolutamente non spiacevole. Insomma, detto in breve, non gliene poteva fregare di meno, anzi quella scoperta non mancò di mettere ulteriore vivacità alle sue brame.

"Dimmi una cosa, lei lo sa?"

Haruka levò lo sguardo alquanto sconcertata dal fatto che la ragazza fosse ancora lì e che non se ne fosse scappata urlando inorridita o minacciandola di tremenda vendetta.

"Sì, lei… noi, ci conosciamo da prima e… avrai capito che la situazione è un po' diversa da come avevi pensato." Butto lì irresoluta, come se fosse quello il punto della situazione. E la sua indecisione accrebbe ancora di più quando il suo commento scatenò nella sua interlocutrice un'aperta e manifesta ilarità.

"E chi lo dice? Il fatto che siete due ragazze non esclude a priori che non vi siate potute divertire e parecchio anche!"

"Ah, davvero? E tu che ne sai?" Chiese Haruka piccata, nonostante tutto quell'atteggiamento di sufficienza stava iniziando a darle sui nervi.

"Lascia che te lo dimostri." Fu la risposta criptica che ne ebbe.

E detto questo Shanaya, con una singola e sinuosa mossa si sfilò l'aderente e scollacciato abito che indossava, restandole di fronte coperta appena, appena da un esiguo pezzetto di stoffa. Non portava reggiseno e, beffa delle beffe, il perizoma a cui spesso in quelle ore era stata accomunata, faceva bella mostra di sé come se la bionda in lui potesse ravvisare una metafora dantesca sulla legge della rivalsa.

Ma in quel preciso momento Haruka non aveva assolutamente la cognizione adatta per prestare attenzione alle figure retoriche, piuttosto, tutto quello che riuscì a fare fu di deglutire a più riprese a causa della gola che improvvisamente sentiva riarsa. Sapeva perfettamente che avrebbe dovuto allontanarsi da quel talamo di seduzione subito, a meno che non intendesse soccombere ai sensi, ma davanti allo spettacolo di quelle curve esposte, di quel corpo magnificamente modellato dalla danza, non riuscì a muovere un passo. Quel pezzetto di cervello che ancora funzionava nella sua testa le gridava a distesa di ribadire un deciso diniego, eventualmente ringraziare per il cortese invito e salutare educatamente per poi filarsela all'istante alla volta di Michiru, la quale era e sarebbe dovuta restare la sua meta ultima. Di fatto poteva tornare di lì a poco e non era affatto nei suoi piani perdersi nella lussuria intanto che l'aspettava, almeno non stanotte. Magari poi, addirittura con la stessa Shanaya, perché no? Ma non stanotte!

Haruka tentò, ma fu capace solo a bofonchiare qualcosa d'intelligibile e quando Shanaya le si sedette in arcione e cominciò a baciarla con una lascivia tale da scuotere persino un pezzo di marmo, riuscì solo a pensare un concitato "Oh merda!". E la risoluzione che l'aveva sospinta fino a quel momento, andò a raggiungere tutti i suoi buoni propositi che già si erano dati alla latitanza non appena quel demonio tentatore aveva fatto la sua mossa. Pure fino all'ultimo cercò di resistere a quell'onda d'urto restando coraggiosamente inerte, ciò nonostante, quando la temperatura iniziò a salire, mandò al diavolo qualsiasi prudenza e si lasciò coinvolgere in modo sempre più trascinante in quell'attività che per la prima volta la vedeva completa co-protagonista.

E sebbene avesse ancora qualche remora a riguardo, ad un certo punto le amorevolezze di cui veniva fatta oggetto le offuscarono a tal punto la mente, che non poté far altro che lasciarsi andare e collaborare a quell'unione fisica in maniera via, via sempre più partecipe, dimenticandosi del tutto delle motivazioni che l'avevano portata a bordo di quella nave e della persona alla quale si era ripromessa di non far del male. Non che la sua fosse deliberata cattiveria, piuttosto si trattava dell'incoscienza di chi per troppo tempo aveva strangolato le sue pulsioni. Davvero, oltremodo a lungo aveva posticipato le sue voglie e presa in quel vortice sensuale non riuscì, né volle, chiedersi se quello che stava facendo fosse giusto o sbagliato.

A questo avrebbe avuto abbondante tempo per pensarci dopo.

Più tardi emerse da quell'amplesso tonificata, ma anche un tantino frastornata, chiedendosi come fosse possibile il sentirsi simultaneamente appagata e dispiaciuta. E la sua vergogna non stava tanto nella soglia della pudicizia che più volte aveva superato in quei fondamentali istanti, quanto nell'acquisita consapevolezza che tutta la sua logica e fermezza avevano ceduto di brutto innanzi ai suoi istinti animali.

"A quanto pare ho scoperto un vero talento stasera!" Rimarcò Shanaya accoccolandosi al suo fianco e facendo eco ai suoi stessi pensieri con quella battutina indisponente.

"Buon per te allora, ma come la mettiamo adesso?" Fece Haruka tirandosi su di un gomito e fissandola con un ciglio inarcato. Una singola espressione, ma carica di doppi sensi.

"E come vorresti metterla? Io sto una favola e tu pure, nonostante adesso stia facendo la faccia della virtuosa che ha soggiaciuto controvoglia! E anche se non vuoi ammetterlo, scommetto che saresti subito pronta ad un altro round!"

"Quel che intendevo dire, piccola ninfomane che non sei altro, è chiederti quel che hai intenzione di fare a riguardo." Specificò cercando d'evitare di guardarla, perché sì, accidenti a lei, se l'avesse contemplata un tanto di troppo, esposta com'era in quella posa provocante, davvero avrebbero ripreso all'istante le ostilità.

"Ah non angosciarmi con le tue preoccupazioni Magnus! Mi sembra ovvio che non racconterò il tuo segreto a nessuno. Certo potrei rovinarti, e te lo meriteresti, visto che mi hai quasi scaricata. Ma per tua fortuna ti sei rivelata un portento e non ho nessuna intenzione di precludermi tutti gl'interessantissimi giochetti ai quali in futuro potremo dedicarci."

Davanti a questa spassionata dichiarazione d'intenti Haruka non seppe se adontarsene o prenderla come un complimento. Ad ogni modo le stava andando di lusso e con sollievo poteva dire salva la sua identità fittizia, anche se in un angolino del suo inconscio prevedeva lo stesso guai grossi.

"Sicché mi salvo dal capestro grazie alla tua insaziabilità. Mm, chi l'avrebbe mai detto. Capirai però che, sebbene neppure io sia propensa a rinunciare ai diletti prossimi a venire, dovremmo andarci piano per i primi tempi. Insomma Shanaya, già cammino sul filo del rasoio, capirai che tuo padre potrebbe non vedere la cosa di buon occhio."

"Quante cazzate! Perché non dici chiaro e tondo che quel che ti mette in apprensione piuttosto è la reazione di quella bamboccia?" Replicò svagata senza sapere fino a che punto avesse colpito il bersaglio. Ma da come Haruka reagì, intese d'aver centrato in pieno.

"Di chi stiamo parlando, di grazia?"

"Okay Magnus, vedo che ti diverti a fare la gnorri."

"E' la seconda volta che lo dici, che diavolo mi significa 'sto Magnus?"

"E' latino, vuol dire grande, e siccome ti trovosuperlativa in tutto quello che fai, per me sarai sempre e solamente Magnus. Chiamala licenza poetica se ti pare. Ma tornando a noi, lascia che ti dica una cosa: non sarei così meschina da usare il tuo segreto come arma di ricatto, se è di questo che avevi timore. Tu mi piaci Haruka, sul serio, perché se così non fosse stato, ti posso assicurare che non mi sarei comportata in modo così libertino. Ad ogni modo ti faccio una proposta. Continuiamo a vederci, frequentiamoci e stiamo a vedere, che ne dici?"

E che poteva rispondere? A guardarla con disincanto, tutta quella circostanza non era altro che una manna piovuta dal cielo. Non capitava tutti i giorni infatti che una beltà simile le si proponesse in quel modo, né che la stessa si offrisse di farle da amante all'interno di una situazione che per lei non ne prevedeva nell'immediato. Infatti, dovendo nascondere la sua vera natura, aveva previsto lunghi periodi di vacche magre sotto quel punto di vista, invece ecco che quella gran figa di Shanaya Yamamay le toglieva le castagne da fuoco. Neppure a voler fare la sofista a tutti i costi ci avrebbe trovato da ridire su un'offerta simile, ché in definitiva la lista dei pro era bella pingue. Sfortunatamente però alla voce dei contro c'era una nota che strideva fastidiosamente e il punto era tutto lì. Ma se avesse voltato le spalle a Shanaya, era sicura che un giorno non troppo lontano la speranza illusoria che lei potesse ricambiare i suoi sentimenti avrebbe trovato riscontro? Inoltre Michiru da lei ambiva ad un ruolo di sola amica e confidente, un rapporto platonico in pratica e poteva sopportarlo senza il conforto materiale che Shanaya le stava porgendo su di un piatto d'argento? E poi c'era da tenere presente un'altra variabile fondamentale, poiché, se allo stadio attuale, da semplice amica, la violinista era stata in grado di squassarla in quel modo radicale, nella migliore delle ipotesi, quanto aumentava il suo potenziale distruttivo da possibile innamorata? Senza contare che si era giurata di non cagionarle più sofferenze.

No, alla luce di tutte queste considerazioni sarebbe stato stupido lasciarsi scappare quest'occasione, soprattutto perché, dopo quanto era successo in precedenza, voleva con Michiru il rapporto perfetto. Cosa che non si sarebbe potuta affatto concretizzare qualora le avesse confessato di farla oggetto delle sue deviazioni. Non era una buona idea, per niente. Accettando l'offerta di Shanaya invece, aveva la possibilità di starle vicino e contemporaneamente di tenere a bada i suoi bassi istinti, la soluzione ideale. Doveva solo dir di sì e lo fece senza ulteriori indugi. La gratificò con un ghigno complice e con l'aria di chi fa una gran concessione replicò:

"Certo, credo che dovremmo proprio e non solo perché dovrei esserti grata per la tua discrezione. Anche tu mi piaci, tanto che mi sono fatta infinocchiare dalle fregole e non ho pensato affatto al casino che potrebbe succedere se ci beccassero insieme adesso. Ho intenzione di rivederti anch'io, però ora sarebbe meglio se ci ricomponessimo e facessimo finta di niente. Peccato che debba pregarti di andartene, benché è onesta verità che volentieri resterei qui a farmi strofinare la schiena."

Shanaya scosse la testa ridendo a più riprese, poiché la faccia tosta di Haruka, a dispetto di tutto, gliela rendeva persino più affascinante. Per cui cedette, ma non senza togliersi il gusto dell'ennesima punzecchiatura.

"Senti, senti. Da verginella pudica a viziosa consumata. Ho creato un mostro! Okay ti lascio campo libero, ma dimmi solo se per te è un'amica e basta o qualcosa di più."

"Tengo molto a lei, non posso negarlo." Ammise alzandosi ed indossando l'accappatoio. "Ma è e resterà tale, quindi, se cercavi una rivale, ora sai che non ce n'è."

"Figurati, come se non sapessi che orde di femmine urlanti ti correranno dietro non appena vincerai la tua prima gara." Replicò continuando ad adularla, poiché trovava adorabile il ghigno soddisfatto che inalberava quando la incensava a dovere. E la replica che ne ebbe, intanto che pure lei si rivestiva, la fece nuovamente ridacchiare.

"E non hai contato quelle che lo fanno da prima della vittoria!"

"Non saranno un problema. Capirai, sapendoti uomo me ne sarei potuta tormentare, ma considerato quel che ho scoperto stasera, so per certo che le acrobazie sono riservate a me sola!"

"Che fortuna eh?"

"Davvero un gran culo." Assentì palpandole le terga spiritosamente. "Eppure continuo a chiedermi se davvero non debba preoccuparmi di quella lì."

"Tranquilla, di Michiru me ne occupo io." Rispose accompagnandola sulla soglia ed evitando di dar retta a quel fardello opprimente che avvertiva alla bocca dello stomaco. Era un senso di colpa? E per cosa poi? Un po' di libido non aveva mai ucciso nessuno e Shanaya era stata più che consenziente. Lei lo voleva. Io lo volevo! Che male c'è? Non sto tradendo nessuno!

Vero, non la stava ingannando e aveva scelto la soluzione che riteneva migliore per entrambe, nondimeno, in un certo senso, le sembrava che la stesse raggirando lo stesso. Infatti non poteva far a meno di chiedersi come l'avrebbe presa Michiru qualora avesse saputo. Ma lei era un'amica, quella che sperava diventasse una preziosa complice, una compagna a cui affidarsi con fiducia, una sorta di angelo inconsapevole e non il ricettacolo della sua idea distorta dell'amore!

Merda! Merda! Merda!

Sbraitò nel buio sbattendo la porta, per poi mettersi le mani in faccia, sopraffatta da quel che aveva appena fatto.