Drin! La campanella è suonata: tutti a lezione… in teoria!
– Scheiße – sbadigliò Genzō, mentre considerava, seduto al suo banco, il tedio di un altro pomeriggio nuvoloso da dover passare chiuso in casa sui libri. Oltretutto, quei pochi giorni di forzata inattività sportiva non gli stavano rendendo nemmeno dal lato scolastico, perché, banalmente, scrivere dopo un po' diventava faticoso; non faceva più male ma quei tre stupidi punti ormai prudevano e tiravano maledettamente. Non vedeva l'ora di andare domani a toglierli, anche perché, potendo saltare le prime due ore, non avrebbe visto la brutta faccia pallida di Monsieur, sogghignò fra sé.
Uffa, oggi non ci sarebbe stato nemmeno il cuginastro a fargli compagnia. Poi sorrise, il giro di prova del suo nuovo casco era stato breve ma comunque grandioso. Giusto il tragitto fino alla "Jenisch", ma passando per Müssenredder, dove aveva riconosciuto Sauzer e Marie Schneider in giardino, per poi fare tutta una serie di viuzze e tornare per Alte Landstraße, la strada che costeggiava il parco di Poppenbüttel.
E il giovane centauro aveva considerato che c'erano un sacco di percorsi alternativi interessanti in quella cittadina. Poi aveva di nuovo ricominciato a piovigginare, perciò erano tornati a casa, intirizziti, concedendosi, però, di sorpassare, proprio all'ultima curva e suonando apposta il clacson per farsi riconoscere, la BMW di Mikami.
Come se Tatsuo non conoscesse fin troppo bene quel dannato rumoraccio; ma dopo aver posteggiato l'auto ed esserne sceso bianco come un cencio, non aveva detto loro nulla, era rimasto semplicemente ad osservare i ragazzi scherzare e stuzzicarsi, come quando Niko era solo un bambino e Genzō gli trotterellava dietro ovunque con il suo passo ancora un po' incerto. Karen aveva ragione nella sua parafrasi biblica, le colpe dei padri non dovevano necessariamente coinvolgere la vita dei figli.
~ Se fossi mancino anch'io… ~ sogghignò mentre copiava dalla lavagna il disegno di Herr Kießling. Herri, come sempre, durante le ore di Sport dormiva beatamente, gli otaku oggi erano impegnatissimi in una partitona di DnD e il trio delle sportive stava discutendo di tattiche e schemi relativi alla prossima partita di Softball. Mentre Dite, che aveva occupato il banco davanti al loro, sfogliava annoiata un quadernetto di Hello Kitty (ovviamente dalla copertina a disegni rosa) fitto di strane scritte in francese, sempre con le sue immancabili cuffiette alle orecchie.
Pertanto Genzō, rimasto da solo e non potendo portarsi granché avanti con i compiti scritti per non affaticare troppo la mano, aveva seguito, una volta tanto, la 'lezione in teoria', trovandola persino interessante. E ora stava analizzando matematicamente i tempi di reazione umana a velocità e traiettoria di un oggetto in movimento scagliato con forza in una direzione ben definita, e considerando le variabili sia dell'impatto di partenza sia di ricezione, nello specifico, di un puck in un lancio verso l'area blu. Ma quello stesso modello poteva essere benissimo applicato anche ad un tiro in area di rigore, e magari gli sarebbe tornato utile proprio per studiare il FireShot.
Posò la matita per sgranchirsi la mano indolenzita e rimuginare un po' ~ Che sfiga! ~ Un altro infortunio gli stava di nuovo complicando la vita, e proprio nel momento in cui tutto sembrava stesse girando per il verso giusto. ~ Certo che il destino quando ci si mette… Fa accadere un miliardo di cose tutte assieme ~ ripensò istintivamente a quel fine-settimana piuttosto denso, mentre contemporaneamente si stropicciava gli occhi e sbadigliava nuovamente, stiracchiandosi un po' svaccato sulla sedia.
Dite lo colse proprio nell'attimo, quando si era girata per riporre in borsa quaderno e lettore cd, e si portò una mano alla bocca per soffocare una risatina. ~ Sembrava un cagnetto ancora assonnato e appena uscito dalla cuccia… ~ Il portiere, comunque, si era ricomposto subito, aveva incrociato le braccia al petto ed inarcato un sopracciglio in una muta domanda: che cosa diavolo voleva da lui?
Lo guardò facendo spallucce – Mi sono rotta. Tu che stai facendo? – e si appropriò, senza chiedere, del suo quaderno di Sport. – Ma tu non ne puoi proprio fare a meno di… – scosse la testa facendo dondolare le lunghe trecce, – Sei proprio sgobbone fino al midollo! – Anche l'altro sopracciglio si era sollevato, entrambi si erano aggrottati e le labbra dischiuse; ma la compagna continuava tranquillamente a sfogliare le pagine. – A che ti servirà mai 'sta roba… – osservò – Non sei mica nella squadra di Hockey. –
– La matematica serve sempre – le rispose sorridendo con aria sorniona, – in tutte le cose, anche le più banali che facciamo ogni giorno. – Lei alzò gli occhi al soffitto – Sì, certo, mi sembra di sentire Herr Möller: per contare i soldi, leggere l'ora, giocare a carte, bla, bla, bla… Ma, rilassarti ogni tanto, no eh? –
– Uhm, non è che abbia molte alternative oggi – le fece notare; Dite buttò un'occhiata alla sua manica destra da cui spuntavano soltanto le dita di quella che sembrava una manina monca, poi si guardò attorno e scrollò le spalle – Puoi sempre andare ad unirti ai giocatori di D&D, – Genzō scosse la testa – oppure prova anche tu a dormire il sonno dei giusti… – E voltò infine il viso sorridente verso la scimmia in letargo.
Rimasero a fissare Hermann qualche istante, a cui stava scendendo un rivoletto di bava dalla bocca socchiusa, notando che una piccola pozzetta di saliva si era formata sul banco. Si scambiarono un'espressione mezza schifata e mezza divertita, poi la compagna tirò su il mento del centrocampista con un dito, gesto a cui lui rispose con una specie di grugnito, borbottando nel sonno – Ancora cinque minuti, nonna… – Genzō e Dite sghignazzarono mentre Herri si agitò e poi tirò su con il naso, forse sognando proprio di essere l'oggetto del loro scherno.
– Allora proponi tu qualcosa per passare quest'ora – iniziò la ragazza, ma il portiere non fece nemmeno in tempo a risollevare un sopracciglio che lei si era già messa a rovistare nella sua quasi valigia blu con apette e farfalline stampate (strano che non fosse 'Hello Kitty rosa shocking' anche quella, considerò sogghignando), per poi tirare fuori una rivista. Dalla copertina zeppa di immagini di cantanti, attori e giovani idoli, poteva intuire che fosse la classica roba per femmine. – Facciamo le parole crociate sui V.I.P.! – Genzō aveva fatto una faccia piuttosto scocciata ma Dite non si diede per vinta; anche lei si stava annoiando e quel musone era la sua unica alternativa alla solitudine, così riprovò allegra – Allora dimmi che segno sei, così ti leggo l'oroscopo. –
– Boh, non lo so. – Si era stretto nelle spalle, ma perlomeno non le aveva bocciato di nuovo l'idea. – Uhm, ok. Allora dimmi quando è il tuo compleanno, così ci guardo io. – Il portiere fece un piccolo sorriso. Finalmente! Allora era normale anche lui, considerò la ragazza continuando a scrutarlo. ~ Perri ha ragione: è proprio un bel ragazzo. ~
– Dicembre. – Dite si riscosse – Che bello, allora manca poco tempo! – esclamò – Ma, il giorno preciso? – Ora era lui a scrutarla, per poi domandare – Che differenza fa? – La compagna nascose il volto tra le mani per ridergli dietro meglio – Certo che sei strano forte tu! – Genzō pensò, piccato, che a stranezza lei non era molto da meno, e attese la spiegazione che sapeva, sarebbe arrivata, comunque. – A dicembre si può essere o Sagittario o Capricorno, e dipende proprio dal giorno di nascita. Non lo sai? –
– No, – ammise tranquillamente, – comunque, visto che è così importante, il sette. – Dite rifletté un attimo, poi fece un sorriso entusiasta ed esclamò di nuovo – Domenica prossima! – continuando a guardarlo. Il portiere annuì e sorrise di più, pensando che il più bel regalo sarebbe potuto arrivare proprio il prossimo fine-settimana, anche se di sabato. Lei lo fissò sorridente ancora per qualche secondo, poi finalmente rivolse lo sguardo alla rivista. – Allora, vediamo… –
– "Sagittario: per oggi è meglio dedicarsi a occupazioni tranquille e rinviare gli impegni gravosi." Sembra azzeccato, per ora, – commentò, e Genzō si accorse di aver istintivamente stretto la mano destra a pugno. – "Ma durante la settimana un fatto nuovo risveglierà positivamente la vostra grinta e vi renderà battaglieri; non fatevi prendere dal vittimismo e affrontate senza paura il futuro." – Durante la lettura, il portiere si trovò a formare una 'oh' sorpresa con la bocca; invece Dite aveva arricciato il labbro superiore in una specie di sogghigno, per poi convalidare – Hai visto: anche l'oroscopo ti suggerisce di rilassarti e non lamentarti sempre. – Si rimise a leggere.
– "Consigli per la settimana: tenete a bada un certo temperamento vulcanico e non cercate di strafare, poiché inizierà un periodo piuttosto impegnativo da affrontare, però, con ottimismo ed entusiasmo, in cui dovrete rimettere a fuoco i vostri obiettivi correggendo leggermente la rotta; il vostro istinto vi guiderà nella direzione giusta e avrete l'occasione di mettervi in mostra." – Genzō ora era proprio sbalordito: possibile che una stupida rivista da femmine avesse potuto riassumere in poche righe un intero fine-settimana di riflessioni? – Allora, ci azzecca? – gli chiese Dite. – Caspita, sì! –
– Ma allora ci credi anche tu nel destino? E non pensi che invece siano solo boiate? – commentò anche lei decisamente sorpresa, ma gratificata dall'aver finalmente trovato qualcosa in comune con lo strano portiere giapponese. – Assolutamente sì! – approvò appunto lui, con proprio un bel sorriso stampato sulle labbra piene. – Ora tocca a te – e le sottrasse la rivista. Dite si dispose ad ascoltare seria il suo oracolo – Sette agosto, Leone. – Il ragazzo individuò il segno zodiacale giusto e schiarì la voce.
– "Ultimamente siete stati scostanti e poco disponibili, cercate quindi di migliorare il vostro umore variabile: il vostro rapporto negativo con il mondo non vi aiuta di certo nella vita quotidiana." – Il portiere si interruppe un attimo per osservarla annuire e confermare – È vero, me lo dice sempre anche Alain. – Andò avanti a leggere – "Un incontro insolito potrebbe, invece, rivelarsi molto importante per la vostra vita." – La vide scrollare le spalle e pronunciare un pensoso – Chissà… –
– Bene. "Consigli per la settimana: inizierà presto un periodo di scelte e revisione dei legami, in cui avrete la possibilità di trovare dei nuovi amici e cambiare le vecchie abitudini; siete capaci di arrivare con l'intuizione dove gli altri non riescono, pertanto approfittatene, i dissapori svaniranno e sarete finalmente più liberi e ottimisticamente disponibili con gli altri." – La scrutò: ora era seria davvero. – Beh, che ne dici? – Dite sospirò – Che ci proverò – stabilì. E Genzō si chiese se per la compagna, nelle parole della "stupida rivista da femmine", c'entrasse un certo algido e biondo Capitano.
In quel momento, il cartaceo dispensatore di destini venne arbitrariamente requisito da una mano evidentemente non più dormiente, e un Kaltz visibilmente seccato per essere stato svegliato sbottò – Ma, dove siamo? Alla "Jenisch", oppure in un antro di zingare fattucchiere? – scosse la testa – Ma ci credete davvero a 'sta robaccia? Che probabilmente è stata scritta dalla lavascale della redazione. –
– Se volevi sapere il tuo oroscopo, potevi semplicemente chiedere, eh! – protestò Dite. – Ma per favore! Piuttosto, sono stato disturbato dal vostro blaterare cazzate… – La ragazza lo interruppe – Bene, allora lo faccio io l'oroscopo di oggi per te. "Ariete: oggi vi siete svegliati particolarmente stronzi." – E anche Genzō intervenne a sostenere la sacralità di quelle previsioni, che per loro, invece, erano state così precise e azzeccate.
– Buongiorno anche a te Kaltz, ben svegliato! Infatti, siamo a scuola e non nella tana delle marmotte… – I due sghignazzarono all'espressione furiosa di Hermann. – Oh, Cip e Ciop! Io ho bisogno del mio sonno di bellezza pomeridiano. E poi mi avete strappato via da un sogno bollente con Heidi. –
– Sì, appunto, proprio un sogno, – commentò beffardamente la ragazza, – e contando tutte le ore che hai dormito tutti questi anni in classe, ormai dovresti essere diventato bello come Sascha, invece… – poi strizzò l'occhio al portiere – Avevi ragione Genzō: la matematica serve sempre. – Kaltz spernacchiò entrambi – Due contro uno, bravi. E la lealtà dove la mettiamo? – Mise su un broncio offesissimo e prese a leggere (per finta) la rivista prima vituperata, sottolineando, così, che la preferiva ai due compagni.
A un certo punto ridacchiò soffermandosi su una pagina – Certo che di stronzate ne scrivono tante… – La voltò in modo che entrambi potessero vedere la fotografia di una giovane donna sorridente con indosso un grembiule, immortalata mentre mescolava qualcosa in una pentola fumante sullo sfondo di una cucina ampia e luminosa.
Herri e Dite risero di gusto, mentre Genzō cercò di capire chi fosse la tipa leggendo il titolo "Un giorno qualunque in casa Hehn". Nemmeno quello gli suggerì qualcosa, così scorse velocemente l'articolo finché un cognome piuttosto noto attirò il suo sguardo incuriosito "…la ormai ex Fräulein Kaltz ci svela la sua ricetta per il sugo…" lesse sottovoce, per poi voltarsi verso Hermann – Ma, è tua sorella? –
Notando come pure in quella ragazza ci fosse quella stessa forte impronta familiare riscontrata nel pidocchio, pur essendo fisicamente l'opposto dei due fratelli: alta e slanciata, scura di capelli e occhi, che nei due maschi Kaltz erano sempre castani ma molto più chiari. E quel sorriso in cui era stata catturata era dolce e materno, che il portiere trovò, per assurdo, un po' somigliante a quello della nonnina dai capelli lilla.
– Eh, già! Non si vede? Eppure la bellezza è caratteristica di famiglia… – sogghignò l'amico – …che però ha saltato i due fratellini! – concluse con spirito canzonatorio Dite.
– Gné, gné, gné – le fece una linguaccia, – prima o poi incontrerò qualcuna che non saprà resistere al mio fascino e cadrà ai miei piedi. – Genzō rincarò la dose – Dubito di poter sentire il tonfo tanto presto, – facendo ridere la ragazza e saettare di nuovo la lingua di Hermann, questa volta nella sua direzione, – soprattutto se continui a fissarti sul tuo "sogno bollente". – La compagna approvò annuendo vigorosamente.
– Andate un po' a fare in culo tenendovi per mano, così non rischiate di perdervi per strada; io torno ai miei sogni… – Mise le braccia conserte e vi nascose la faccia offesa. Dite allora prese ad accarezzargli affettuosamente i corti capelli biondi a spazzola, parlandogli come se fosse un bimbo piccolo – Dai, su, ciccino bello, non fare così. Non essere triste, noi ti vogliamo bene lo stesso. – Trattenne una risata. – Vero Genzō? Dai, digli anche tu che gli vuoi bene, così poi gli soffiamo via il moccio dal nasino. –
– Certo, Kaltz. – Lui mostrò diffidente un occhio socchiuso. – Sei il mio primo pensiero quando mi sveglio ogni mattina, infatti; soprattutto se ho sognato di essere allo zoo davanti alla gabbia delle scimmie. – La ragazza lo rimproverò – Ecco, hai rovinato tutto – anche se non riusciva a nascondere la sua ilarità. Herri sollevò del tutto la testa e tese il fotti dito di entrambe le mani ai compagni coalizzati contro di lui, uno ciascuno; poi fissò il portiere beffardamente – Mi sa che tu fai dei sogni un po' inquietanti, bello… Però, devo darti una brutta notizia: io preferisco le bionde! –
Dite formò una "O" canzonatoria con le labbra – Oh, oh… Chissà cosa mai potrebbero raccontare i muri e le panche degli spogliatoi della "J", e le docce poi… – I maschietti, colpiti nella loro 'virilità', la squadrarono entrambi con la più convincente espressione da maschio alfa, che la fece ridere a crepapelle, cosa che, a dire il vero, non fu troppo gradita dai due ragazzi. Così si ricompose e si riappropriò della sua rivista, cercando di intavolare un discorso che urtasse meno la loro suscettibilità di uomini duri.
Diede una rapida letta all'articolo sulla sorella di Kaltz e commentò – Già, appunto. Forse questi non sapevano che la ricetta del sugo di Mattie forse va bene per sturare i lavandini… – Il centrocampista si scompisciò – Dipende molto dalla cottura, magari diventiamo ricchi brevettando la formula dell'asfalto al ragù. – Risero di gusto tutti e tre, e il portiere si incuriosì – Deduco che tua sorella non sia molto dotata in cucina, come invece sembra che abbiano scritto qui. –
– Beh, Genzō, mettiamola così: io ti do una torta fatta da lei da portare in Giappone per le vacanze di Natale, così gli scienziati potranno inventare un nuovo prototipo di cemento indistruttibile; lì ci sono i terremoti, giusto? – il ragazzo confermò annuendo, parecchio divertito, – Vedrai come vengono su bene le case antisismiche! – Un nuovo scoppio di risa attirò l'attenzione del resto della classe, così i tre amici si avvicinarono per parlare a voce più bassa, assumendo una specie di aria cospiratoria.
Genzō piegò il gomito sinistro e appoggiò lateralmente il mento sul palmo della mano, mentre Dite incrociò le braccia su cui posò la guancia sinistra, occupando lo spazio di banco ora lasciato vuoto dal portiere, entrambi rivolti in direzione di Hermann, a cui, come una scimmia dispettosa, non parve vero di essere al centro dell'attenzione e di poter prendere un po' in giro la sua adorata sorellona.
– Ti ricordi alla "Grund", tutte le volte che io e il pidocchio abbiamo buttato via pranzo e merenda? – si rivolse all'amica d'infanzia. – Quando Opa 1 è stato male – annuì lei. Herri allora diede una breve spiegazione per l'amico recente – In terza nonno ha avuto un infarto e Oma doveva fare avanti e indietro dalla clinica; così, per un po', è stata Mathilde a occuparsi di noi due gnomi e, tragedia, preparare da mangiare. Se avessi conservato tutte le fette di torta che sono finite nel cestino, le avremmo potute usare come mattoni per costruire una solida casa sull'albero. Oppure, – schioccò le dita – sai che male a tirarle addosso a qualcuno? Ora mi sento anche un po' in colpa per gli spazzini: forse avrei dovuto segnalarle come rifiuti pericolosi… – I tre ridacchiarono.
– Uh, poi… A parte il sugo che poteva essere completamente crudo, oppure una crosta bruciata, a seconda, appunto, dei tempi di cottura (leggi: distrazione di Mattie), il suo piatto forte era l'uovo; insomma, ho imparato persino io quanto ci vuole a cuocerlo… Mentre lei ti faceva il cosiddetto "uovo a sorpresa": cioè, se ancora col guscio, poteva essere alla coque, oppure sodo, se al tegamino, la variabile era tra strapazzato oppure in camicia. Ma il risultato era ogni volta imprevedibile e dovevi prendere quello che ti capitava senza avere possibilità di scampo. Mi domando come mai mio cognato non sia ancora morto avvelenato… – concluse alla fine sorridendo con affetto.
– Magari con la maternità è diventata più casalinga – commentò Dite, anche lei con un sorriso; che contagiò anche Genzō che, ricordando che erano trascorsi ormai due mesi dalla notizia dello 'zio Hermann', intervenne incuriosito – Adesso lo sapete il sesso? –
– L'ecografia l'ha fatta un paio di settimane fa, ma non era chiarissima, ha detto mia madre, però sembrerebbe un fiocco rosa – si strinse nelle spalle. – Ma che bello, una nipotina! – approvò Dite. – Beh, sì, sarà sicuramente un amore, ma io avrei preferito un trottolino a cui insegnare a giocare a pallone… – Il portiere obiettò – Chi ti dice che non puoi farlo anche con una femmina? – E lei lo sostenne – Giusto: Girl Power! –
– Sì, così a mio padre viene un coccolone prima del tempo: per lui le ragazze devono comportarsi necessariamente come graziose ed educate bamboline, altro che vestitini sporchi d'erba e fango. E Mathilde lo ha fatto diventare matto perché, tolta la divisa, se ne andava in giro in pantaloni o tuta… – sghignazzò – O peggio: con i calzettoni pesanti e i pattini ai piedi, altro che scarpine di vernice… Secondo me papà, fino al matrimonio, ha pregato ogni giorno che non le venissero idee malsane sul vestito, e che si sia rilassato soltanto quando l'ha accompagnata all'altare e si sia reso conto, finalmente, che dall'indomani non sarebbe stata più "la sua bambina". –
Hermann si era perso nei suoi ricordi d'infanzia, mentre gli altri due lo ascoltavano interessati, finché Dite, a un certo punto, non intervenne – Certo che tuo padre stava diventando pedante ad un livello più che assurdo con Mattie… – Il portiere rivolse uno sguardo curioso alla ragazza, per poi rigirarlo all'amico, poiché lui confermò – Euh, hai voglia. Il suo cazzo di vizio di controllare la vita di tutti come se fosse la sua agenda di appuntamenti non credo che lo perderà mai. Probabilmente nel testamento lascerà precise disposizioni su come i miei nipoti (o quelli di Gerd) dovranno gestire le proprie esistenze. – Sbuffò indifferente facendo spallucce, come se per lui ormai fosse una cosa talmente nota da non considerarla nemmeno più un problema.
E Genzō ebbe un altro piccolo moto di curiosità, dopo aver sentito quella particolare analogia fra sé e l'amico con i rispettivi padri, a cui fino ad ora aveva ipoteticamente invidiato una famiglia perfetta da spot pubblicitario o telefilm americano; ma la sua naturale riservatezza gli impedì di essere troppo invadente, e si limitò a cercare una risposta alla domanda che si era posto dopo aver saputo chi era la ragazza della foto. – Ma perché tua sorella è finita su una rivista? –
Dite lo scrutò incredula, ed Herri spiegò ridendo – Ah, già. Tu non lo conosci ancora… Ti presento Wakabayashi Genzō: il ragazzo che non sa un cazzo di niente, nemmeno se fuori piove, e solo se qualche goccia bagna il suo cappellino rosso… – Il portiere strinse le labbra in un piccolo broncio offeso, non era abituato ad essere oggetto di scherno, ma reagì prontamente – Ma che vuoi? Non sono nemmeno otto mesi che mi sono trasferito, non posso mica sapere proprio tutto. Eppoi, – scoccò un'occhiataccia eloquente al centrocampista dalla curiosità felina e la lingua chilometrica, – il mio cappellino non è dotato di un'antenna parabolica per captare le notizie… –
Hermann sorrise e tirò fuori dallo zaino un portafoglio gualcito, da cui sfilò una foto di famiglia, che poi porse all'amico. Genzō la osservò attentamente, distinguendo i tre fratelli Kaltz, i genitori e quelli che probabilmente erano i nonni; per poi soffermarsi sull'uomo biondo, alto e belloccio (che quindi confermava la sua descrizione fatta il primo giorno di scuola dal giovane cognato), vicino a Mathilde, che, ovviamente, era il marito; continuando, comunque, a non capire il perché fosse famoso. Infatti, scosse la testa – Dovrei riconoscerlo? Gioca in qualche squadra di… –
Dite gli tolse di mano la foto e la osservò un attimo, per poi scrutarlo di nuovo stupita – Ma, anche se non è una foto recentissima, come fai a non… – ridacchiò – Ma tu, la guardi mai la televisione? – Il portiere fece spallucce – Uhm, sì. Le partite… – Herri sghignazzò e si riappropriò della sua istantanea, mentre la ragazza scuoteva la testa rassegnata – Intendevo qualcosa che non sia calcio; magari, un telefilm ogni tanto ti farebbe anche bene, sai! –
Kaltz percepì l'inevitabile bisticcio che sarebbe sicuramente iniziato, avendo notato il sopracciglio seccato di Genzō e la faccetta furbetta della sua amica, che non aveva ancora realizzato che non doveva stuzzicare troppo il "lupo" se non voleva rischiare di essere morsa. Così mise fine alla curiosità 'canina' del suo amico portiere, svelandogli finalmente – Mio cognato è l'esimio, illustre, amato, baciato "Dr. Udo Brinkmann", il medico dongiovanni della "Schwarzwaldklinik", – fece una pausa per fargli assimilare, – all'anagrafe Alexander Josef Alberto Hehn, per tutti Sascha. –
– Ah… Il telefilm dell'ospedale nella Foresta Nera. Devo ammettere di non averlo mai visto, ma Karen non si perde una puntata – l'ignaro rispose alla notizia scrollando le spalle. – Guarda che ha fatto anche parecchi film; ok, è famoso qui in Europa e non come ai livelli di un attore di Hollywood, ma a ogni angolo di strada lo fermano per gli autografi, ed è considerato l'Harrison Ford tedesco… – intervenne Dite. – Già, già. – confermò Herri – dovresti vedere, quando passa qui a Poppen, come tutte le donne, giovani e vecchie, anche le stesse Prof., gli si accalcano attorno come api col miele. –
– Beh, certo, direi… – lo interruppe la ragazza – In questo buco di paese è piuttosto difficile rifarsi decentemente gli occhi con un bel ragazzo che non se la tiri con un manico di scopa infilato su per il culo. – Il portiere rimase interdetto dal linguaggio colorito usato dalla compagna, mentre Hermann sghignazzò, evidentemente abituato a sentire una femmina usare espressioni da scaricatore di porto.
Infatti, aggiunse tranquillamente – È questo il bello di mio cognato: non solo è aitante e famoso, quindi anche ricco, cosa che non guasta mai, ma pure simpatico e disponibile. Te ne accorgerai alla festa di Natale, dove in teoria la cosiddetta "star" dovrebbe essere l'illustre deputato Kaltz; ma, invece, il pubblico femminile sarà tutto per Sascha. – Genzō si trovò a considerare ironicamente che, per una volta tanto, ad una celebrazione scolastica non sarebbe stata la sua famiglia al centro dell'attenzione generale, perché, dopotutto, loro non erano "famosi" nella RFT, e realizzò di esserne in un certo qual modo contento, dato che lui, ora, sarebbe stato trattato come uno qualunque e non come Wakabayashi-san, il figlio di Wakabayashi-sama.
Herri sbadigliò e, sbirciando l'orologio (mancavano ancora una ventina di minuti alla fine delle lezioni), disse – Ora che ci siamo fatti due grasse risate, posso tornare alla mia pennichella senza dovermi sorbire i vostri sproloqui zodiacali? – Allora Dite tirò fuori il lettore cd – Toh, isolati, così non ostacoliamo il tuo sonno di ipotetica beltà. –
– Sì, però mettimi su qualcosa di decente, non quella lagna che senti sempre tu – si lamentò capricciosamente Kaltz. La compagna ubbidì e cambiò il solito cd anonimo con la scritta Madame con un altro, completamente nero, su cui si leggeva Rammstein e un avvertimento. "Probe: unverkäuflich 2". – Eccoti accontentato! – lo voltò in modo che anche il centrocampista potesse leggere, – E, notare che questa è l'anteprima del loro nuovo singolo, Engel 3, che verrà messo in vendita nei negozi soltanto a Natale – sottolineò compiaciuta. – Mitico! – fece Herri infilando le cuffie e regolando il volume. Poi, giusto un attimo prima di ripiombare nelle braccia di Morfeo, commentò – Grande, bella 'sta nuova canzone! Che storia! Mi fai fare una copia da Alain? –
Dite rispose di sì. – Interessa anche a te? – si rivolse poi a Genzō, che rispose facendo spallucce – Perché no? – La ragazza assunse un'aria pensosa – Poi lo hai trovato? Il lettore che cercavi, intendo. – Si ricordava ancora della conversazione avuta più di un mese fa, costatò il portiere, che si strinse di nuovo nelle spalle. – Ho chiesto a mio padre di procurarmelo, sai, ha delle specie di agganci in Giappone. –
– Ah, beh, è logico, infatti, le novità tecnologiche arrivano proprio tutte da lì, anche in ufficio da Alain. – Genzō decise di continuare sulla scia di quella conversazione iniziata da Dite, decisamente più piacevole che passare quell'ultimo scampolo di "lezione" di nuovo da solo con i suoi pensieri. – Perché, dove lavora? – domandò. – Negli studi di una rete televisiva locale che manda in onda solo musica. –
– Ecco perché pare che sia più fornito di un negozio – commentò il portiere. – Già, infatti, mi fa sempre le copie dei cd delle anteprime o delle demo – spiegò con aria da cospiratrice, – anche se è illegale. Quindi, se ti interessa qualcosa… – poi seguitò ad esporre la sua teoria – Tanto, comunque, quando esce me lo compro lo stesso. Ma poterlo sentire prima di tutti gli altri è sempre una figata. –
– Vero! – approvò Genzō, poi ammiccò – Ne approfitterò sicuramente, praticamente ci piacciono gli stessi generi. – E contemporaneamente Dite rifletté ~ Toh, davvero… ~ Finalmente avevano trovato qualcosa di cui parlare normalmente e non a monosillabi. E si misero così a discutere dei rispettivi gusti musicali fino al suono della campanella, senza più la preoccupazione di poter disturbare i sogni di Kaltz.
-
1 Vezzeggiativo: nonno
2 Omaggio: non vendibile
3 Da "Engel" (1997)
Credits e Note:
D&D – DnD: abbreviazioni di Dungeons & Dragons.
Gioco di ruolo inventato da Gary Gygax e Dave Arneson e pubblicato dalla Tactical Studies Rules.
* * *
Sascha, ovvero, Alexander Josef Alberto Hehn, co-protagonista de:
Die Schwarzwaldklinik [La clinica della Foresta Nera] | Herbert Lichtenfeld | © ZDF
Per il disclaimer sui personaggi famosi, leggetevi, nell'indice, il quarto paragrafo delle Premesse. Per il resto, siccome alla sottoscritta il Dr. Udo faceva fare un sacco di bava, l'ho maritato a una delle mie "ragazze"; inoltre, siccome tutte le bambine, almeno una volta, hanno immaginato di sposarsi all'attore/cantante/sportivo/idolo dei propri sogni… Magari mentre ritagliavano la sua fotografia da un giornalino tipo "Cioè" e l'attaccavano sul diario, proprio come Mathilde, se nella realtà è difficile, nella fiction diventa possibile!
* * *
Engel | Engel [Single CD] – Sehnsucht [Album], Rammstein – 1997 | © Motor Music Records
Postmessa:
Hermann si è capito perfettamente come considera l'argomento "oroscopo"; Dite è una ragazzina adolescente, quindi, magari, un pochino ci crede, o meglio, ci spera. Mentre Genzo assolutamente no. Preciso, casomai non fosse chiaro, oppure sfuggito: lei domanda se anche lui crede nel destino non oroscopo, quindi le risponde di sì, perché è in quello che lui crede, non nelle previsioni, ma in ciò che ci si costruisce con fatica giorno per giorno.
Riprendendo a grandi linee il Takahashi-sensei pensiero alla fine del World Youth Hen, per l'SGGK non c'è un filo già tessuto, ma le persone possono essere "predestinate" a percorrere una strada piuttosto che un'altra, mentre gli eventi, a volte, capitano per un motivo a noi incomprensibile, e senza che si possa impedir loro di accadere; ma è comunque lui a viverle ed affrontarle con la sua proverbiale determinazione.
In un certo senso, l'oroscopo gli ha soltanto permesso di leggere nero su bianco, come pensa lui fra sé, tutto ciò che gli è frullato sotto il cappellino durante l'ultimo, intenso, fine settimana; una specie di "opinionista" esterno e imparziale che gli consente di concretizzare tutte le informazioni finora soltanto elaborate. E più in là nel capitolo, fra qualche sottocapitolo, Genzo e Dite ne riparleranno proprio in questi termini.
L'SGGK afferra il suo destino, ma, soprattutto, ricordo che l'oroscopo della settimana di questa parte di storia è stato un mero pretesto narrativo per avvicinare un po' di più i piccioncini!
