Capitolo 20

Coloro che appartengono al paese l'hanno lasciato. Coloro che non vi appartengono sono rimasti, volontariamente, per cercare di salvarlo.
A questo punto viene da chiedersi se sia più grande l'eroismo degli ultimi o la codardia dei primi. Forse, se tutti si fossero uniti per combattere un poco… non si sarebbe giunti a questo punto. Se ognuno avesse avuto la forza e la volontà di difendere personalmente ciò che amava, invece di lasciare che altri decidessero al suo posto. Forse questa è davvero casa mia più di quanto pensassi. Il mio male… la passività, l'abbandono… è il male di tutto il mio popolo. Ci siamo crogiolati troppo a lungo nel ruolo di vittime ed ora non siamo più in grado di reagire. Gli sguardi di queste persone, sfuggenti, rivolti a terra, sono il mio.
Invece il tuo sguardo… che non si soffermava mai troppo sul mio viso, che correva sempre altrove vergognoso quando ti accorgevi che ti guardavano in faccia… ma che sapeva farsi diretto e onesto quando parlavi delle cose in cui credevi… quello non è cambiato. Si è solo fatto più sicuro, più maturo. L'avevo scambiato per un segno di debolezza, quando invece era pudore per la forza che sapevi di possedere.
Ora basta fare la vittima. Basta credere di essere l'unica a soffrire. È ora di rialzarsi in piedi. Coloro che ho intorno hanno bisogno di aiuto quanto me e più di me. Forse non sarò in grado di dargliene quanto vorrei… ma se non ci provo, non lo saprò mai. E chi potrebbe farlo al mio posto? Chi potrebbe essere me, se non lo sono io?
–Mamma? Sei triste? Non dici niente da quando siamo decollati.
Annie si riscosse leggermente sorridendo al volto preoccupato del figlio che la scrutava di sotto in su dal sedile accanto al suo. –No, caro. Tutto bene. Stavo solo pensando… a tante cose. Dimmi, se ci fosse un pericolo e qualcuno pensasse a proteggere te prima degli altri… cosa penseresti?
Victor meditò, serio. –È successo– rispose, a labbra un po' chiuse. –Quando la signorina stava difendendo me e gli altri bambini dai soldati. Ci hanno sparato… per colpa MIA… e si è gettata a salvarci. Ci ha fatto scudo rischiando di essere colpita. E poi ha risposto al fuoco… spingendomi via, gridandomi di tenere gli altri al sicuro. E di pensare prima ai più deboli. Credo che mi abbia protetto perché in quel momento il più debole ero io.
–Già. Credo proprio anch'io che sia così.– La donna rivolse lo sguardo fuori dal finestrino, lasciando andare un sospiro meno di tristezza che di sollievo. Proteggere prima i più deboli. Anch'io in quel momento ero la più debole. Ho creduto chissà cosa, e invece non era che questo. Ma credo ci voglia una grande fiducia… e un grande coraggio… per esporre al pericolo chi si ama a favore di un altro. Un giorno… anch'io…
–Allora ho deciso una cosa, mamma– continuò Victor, senza accorgersi della sua distrazione momentanea. –Ho deciso che voglio diventare una persona che un giorno possa proteggere così qualcun altro. Credo che sia l'unico modo per poterla ricambiare. Devo diventare più forte.
Annie sorrise. –Hai ragione, piccolo mio. E non sei l'unico. Credo che tutti dovremo diventare più forti. Da questo momento, ci impegneremo per crescere. Tu e io insieme.
Sì… credo di aver capito il vero significato dall'amicizia. È essere felici per il proprio amico più che tristi per se stessi. Basta piangersi addosso. D'ora in poi… ricomincerò tutto da capo. E diventerò una persona che sarai orgoglioso di avere come amica. E che io sarò orgogliosa di essere.
Rilassò la mano involontariamente un po' contratta sul bracciolo quando con voce emozionata il comandante annunciò nel microfono che avevano passato il confine. E tutti i passeggeri del volo liberarono le loro esclamazioni di sollievo, anche con qualche applauso. Fino allora avevano temuto che all'ultimo momento qualcuno potesse raggiungerli per abbatterli o costringerli a tornare indietro. Adesso potevano dire di essere davvero liberi. Era finita.
O forse è soltanto l'inizio.

–Fa' presto. Raccogli tutto. Ormai neanche qui siamo più al sicuro. Ma quando arriveranno, non dovranno trovare nemmeno una traccia di noi.
–D'accordo. Qual è il piano?
–Andare all'attacco, naturalmente. Una volta ci siamo infilati nella loro trappola… ora loro cadranno nella nostra. Si aspetteranno che continuiamo a nasconderci oppure che tentiamo una mossa disperata e irrompiamo direttamente nel loro quartier generale. Sarebbe nel nostro stile, vero? Specialmente con le informazioni che sanno che abbiamo ottenuto. Invece credo proprio che li sorprenderemo. Ma prima… abbiamo un'ultima cosa da fare come regalo d'addio per chi è partito.

Altrove…
–Molto bene, gentiluomini. Tutti pronti a passare all'azione?
Gli occupanti dell'avamposto militare risposero al sogghigno del loro comandante con una smorfia simile. Gli allarmi della sala lampeggiavano di rosso, tutte le bocche da fuoco erano pronte a sparare, e il radar e i telescopi tenevano ben al centro dello schermo l'aereo che stava per lasciare il paese.
–Chiamiamola selezione naturale. Chi è tanto stupido da pensare di poter disertare così e magari allertare l'opinione pubblica estera senza che facciamo niente per impedirglielo, merita questa fine. Dovrebbero essere felici di mettere altra carne al fuoco… un nuovo insensato e crudele attentato dei ribelli che susciterà l'indignazione di tutti e giustificherà ancor più l'azione risolutiva!– L'uomo fece spallucce. –Be', fatti loro. Nessuno li ha costretti a salire là sopra. Dunque, vogliamo iniziare il conto alla rovescia?
–Io conterei in AVANTI, invece– esclamò in quel momento la più inaspettata delle voci, facendo voltare allarmate tutte le teste. –Conterei i secondi che vi restano per gettare le armi prima che iniziamo ad abbattervi uno dopo l'altro. Uno…
–COME SIETE ENTRATI?!
–Oh, la vostra sicurezza ha tante falle che ci passerebbe un branco di delfini. E per noi non è tanto DIFFICILE individuarle. Io però adesso mi concentrerei su altro. Due…
Qualcuno ebbe il BUON SENSO di gettare i fucili e alzare le mani. Purtroppo, per i più le cattive abitudini sono dure a morire.
–SPARATE!
–Come volete. Noi vi avevamo avvertito.
Non più di un paio di minuti dopo, al di sopra delle macerie gementi che erano state la guarnigione, i due assalitori guardavano attraverso gli schermi il velivolo che proseguiva tranquillamente il suo percorso, entrato ormai in spazio aereo internazionale e quindi al sicuro. Non avrebbero rischiato l'intervento di altri paesi. Non ancora, per lo meno. E tutti quelli a bordo erano ignari del pericolo che avevano corso.
–Buona fortuna, Annie. Era l'ultimo aiuto che potevamo darti. Adesso ci separiamo veramente… la tua vita, d'ora in poi, dipende solo da te. Mentre a noi spetterà liberare una volta per tutte questo paese.

«Giusta azione risolutiva»: un termine addirittura abusato quando si vuole giustificare un BOMBARDAMENTO. In questo caso, un bombardamento a tappeto di tutte le zone dove si pensava potessero esserci infrastrutture appartenenti all'esercito ribelle, per potergli tagliare le gambe una volta per tutte. Peccato che alla televisione si fossero scordati di dire che si trattava unicamente di zone abitate. Naturalmente era stata data l'assicurazione che non sarebbero stati colpiti obiettivi civili per sbaglio. Certo: visto che in realtà governo e ribelli se la intendevano… gli obiettivi civili sarebbero stati tutti colpiti DI PROPOSITO.
Banche. Scuole. Ospedali. Magazzini di cibo. In tutto il territorio della Terkmenia, e soprattutto nella capitale, tutte le strutture che garantivano l'esistenza della vita civile sarebbero state rase al suolo. Il paese sarebbe ripiombato di colpo nel medioevo. Fame, carestia, malattie. Gente disperata pronta ad accogliere come un dio chiunque si fosse fatto avanti per salvarla. E intanto, i bambini dell'esercito regolare e quelli dei guerriglieri si sarebbero massacrati a vicenda fino all'ultimo sangue insieme agli adulti che li avevano addestrati, esaltati dal fatto che chi avesse vinto quest'ultimo scontro avrebbe conquistato la guida di tutto il popolo. E si sarebbe trovato pesantemente indebitato con chi gli aveva fornito i mezzi per conquistarla. Oltre a trovarsi a capo di una terra morente. Per risollevarla, avrebbe dovuto quindi indebitarsi ancor più… e trasformarsi in una marionetta al soldo di un sovrano ombra. Al quale naturalmente non importava chi vincesse. Avrebbe comunque avuto in suo potere il nuovo governo… se addirittura non ne avrebbe sostituito tutti i membri con uomini suoi. E avrebbe avuto a disposizione un'infinita riserva di nuove reclute già irreggimentate e pronte a rinunciare alla propria volontà, fin dai primi anni di vita, per rimpinguare le proprie fila. Sarebbe stata una degna prosecuzione dell'esperimento d'ingegneria sociale. E un'ottima testa di ponte per la futura conquista del mondo.
E stando ai documenti, almeno una delle due parti era in possesso anche di armi nucleari.
La prima cosa da fare quindi era distruggere QUELLE.
Poi, trovare il modo di liberare i bambini. Questo forse avrebbe impedito lo scontro. Di certo, l'avrebbe limitato.
Infine, bisognava fermare le bombe.
Naturalmente, avevano lo svantaggio che i nemici avrebbero intuito esattamente le loro priorità. In fondo, non potevano essere del tutto certi che non si fossero lasciati dietro apposta quegli indizi per attirarli in un nuovo tranello. O anche che le informazioni contenutevi fossero vere.
D'altra parte, non potevano neanche permettersi di non agire.
E ovviamente, LORO avrebbero previsto anche questo.
Quindi, la soluzione più logica era affidarsi a qualcosa che non potessero prevedere. E per fortuna, di cose simili ce n'erano tante. I cattivi non hanno immaginazione, giusto, amico?
La base militare era una delle meno importanti sulla carta, non in posizione strategica né tantomeno in possesso di un arsenale degno di nota. Giusto qualche missile a corto raggio, comunque di secondo piano per i danni che poteva causare. L'ultimo punto dove si sarebbero aspettati un'incursione, e quindi uno di quelli in cui avevano lasciato meno sorveglianza.
Esattamente quello che volevano loro.
Nascosti tra i cespugli sulla parete della valletta dove si annidava l'installazione, tenevano d'occhio dall'alto l'andirivieni dei soldati regolari e di quelli meno regolari con l'uniforme familiare. Tutto secondo routine. Stavano effettuando gli ultimi preparativi in attesa che arrivasse l'ordine d'attacco. L'atmosfera generale era di daffare rilassato. Niente rogne in vista per almeno un paio di giorni. Almeno, non credevano. Niente di più sbagliato.
–Pronta?
–Prontissima. Come sempre.
–Bene. Si va in scena.
Uscirono dal sottobosco e scesero a balzi alti come alberi verso le mura di cinta, mentre le prime grida d'allarme –già tardive– echeggiavano nell'aria.