Penultimo capitolo. Finalmente le ragazze hanno un confronto sincero e senza più nessun segreto. Il tempo sta per scadere e le ultime decisioni devono esssere prese velocemente. Ora o mai più!

Jane era al telefono con il padre, stava cercando di spiegargli perchè aveva fallito il suo obbiettivo.
"Papà sono andata a vedere per la macchina, ma non c'era. Però tornerò a controllare, stai tranquillo" mentì, le serviva tempo per pensare.
"Va bene figliola lo dirò a tuo cugino, capirà" riagganciò. Poi prese una birra e si sedette sul divano. Accese la TV, i notiziari non facevano altro che parlare della strage della sera prima. Era troppo per lei, non c'è la fece più ad ascoltare e spense. Suonarono alla porta. Con prudenza sbirciò dalla finestra e vide che era Korsak, allora andò ad aprire.
"Jane..." disse l'uomo preoccupato appena la vide.
"Ciao Korsak" si spostò e lo fece accomodare.
"Perché non parlano di Paddy? Che è successo?"
Jane non disse nulla, aveva solo tanta confusione in testa, ma aveva bisogno di parlare con qualcuno e di Korsak si fidava.
"Vieni, accomodati vuoi una birra?"
"Sì grazie" rispose l'uomo.
Jane si sedette accanto a lui, osservò l'amico. Era preoccupato, lo notò dai suoi occhi che avevano uno sguardo sincero.
"Korsak quello che sto per dirti dovrà rimanere in questa stanza" gli disse con sguardo angosciato.
"Jane ti puoi fidare" la tranquillizzò.
Così gli raccontò tutto, confessandogli che era diventato impossibile per lei sparare a Doyle.
"Dannazione proprio la figlia di Paddy!" esclamò.
"Sì Korsak, sono nei casini" sospirò mettendosi le mani nei lunghi capelli corvini.
L'amico aveva conosciuto una Jane determinata e spietata, ma stasera quella fortezza era crollata. Mostrandogli una donna che provava dei sentimenti che cercava disperatamente di sopprimere. Maura era arrivata come un ciclone, dove nessun'altra era riuscita prima, diretta al suo cuore. Portandole gioia ma anche tanto rimorso sul suo passato.
Anni di ferocia e omicidi stavano venendo a galla facendole fare i conti con la sua coscienza. I tremori, le paure l'insicurezza, i malesseri che aveva, provenivano dal suo subconscio che l'aveva resa consapevole di quello che stava succedendo dentro di se.
"E adesso?" chiese l'uomo.
"Non lo so... Maledizione se lo so! L'unica cosa sicura è che Paddy ora vorrà la mia testa!" rispose confusa.
"Vai a riposarti, domani sarà tutto più chiaro e troveremo una soluzione assieme" Korsak le strinse la mano, Jane sentì in quel gesto tutto l'affetto sincero che proveniva dall'amico. Lo accompagnò alla porta e lo salutò.

Michael Corleone era passato da Frank. Era arrabbiato e si sentiva tradito dalla pupilla del padre.
"Michael risolverò tutto" disse Frank per tranquillizzarlo.
"Lo spero per tia, se ci tieni alla tua famigghia devi risolvere tutto..." gli rispose guardandolo negli occhi.
Gli avevano riferito della conoscenza tra la figlia di Paddy e Jane e questa cosa non gli piaceva per nulla.
Angela era appena rientrata da Boston e vide uscire dallo studio il padrino. Bastò uno sguardo e capì tutto. Una volta andato via l'uomo, Angela corse dal marito.
"Che succede Frank?" gli chiese prendendolo per il bavero della giacca. L'uomo l'abbracció facendola scoppiare in lacrime.
"Tu lo sapevi? Sapevi che se la faceva con la figlia di Paddy?" chiese il marito.
"No! Non lo sapevo, é una brava ragazza... Non è per colpa sua, lasciale stare! Ti prego Frank!" implorò Angela.
"Non ho scelta..." rispose l'uomo rassegnato abbassando la testa.
"Dio mio! Nooo, sei disposto ad uccidere il sangue del tuo sangue?" urlò Angela tra le lacrime.
Frank la stringeva sostenendola, perché lei dallo shock provato si stava accasciando a terra.
"Vuoi che lo facciano loro? Non ho altre soluzioni... Sì Angela se non lo faccio io si muoveranno i Corleone... E poi finito con Jane toccherà anche agli altri due figli!" gli rispose sconvolto.
"La mia Jane..." disse Angela senza più forze.
Frank la teneva stretta a se. Era una madre disperata con un dolore così forte da essere peggio di una pugnalata al cuore.

Si era fatto tardi, Jane era stanca e demotivata. Decise di andare a dormire, stava per spegnere la luce quando udì un rumore di un auto fermarsi proprio davanti casa sua. Prese la pistola e andò verso la finestra. Rimase di stucco, non poteva crederci. Maura era lì fuori che veniva aiutata dal tassista a scaricare delle valigie. Rimise l'arma nel cassetto e uscì subito, andandole incontro. "Maura!" riuscì a dire con voce spezzata. La donna le fece un gesto dolce, lasciandola imbambolata per pochi secondi "Aspetta, ti aiuto". Prese alcune borse e dopo che Maura pagó il taxi entrarono in casa.
"Jane..." disse e appoggió le valige a terra.
"Maura io..." mormorò facendo lo stesso gesto per poi avvicinarsi a lei. Solo allora notò un livido sul suo bellissimo volto, lasciato dallo schiaffo di Paddy.
"Maura che è successo?" le chiese guardandola dolcemente e con tanto amore.
"Niente Jane... Niente..." la dottoressa le prese la mano per accompagnarla sul suo viso ancora dolorante.
"Ti ho nascosto anche io delle cose, ma nonostante tutto tu mi guardi ancora in questo modo..."
"Maur..."
"No Jane ascoltami, ho detto a Paddy di noi... Da oggi non è solo te che vuole" la compagna abbassò la testa.
"Jane..." le prese il viso tra le mani.
"Maura per colpa mia stai mandando all'aria un futuro che era perfetto, da quando sono entrata nella tua vita ti ho causato solo guai e tu hai deciso di rimetterti in gioco per seguirmi" le disse con tristezza riabbasando lo sguardo.
"Guardami ti prego. La mia esistenza prima di incontrarti era vuota e priva di interesse, solo tu hai saputo accendere la passione e farmi provare emozioni che non sapevo nemmeno esistessero" le rispose con gli occhi lucidi "Io ti amo, e sono pronta a fare qualsiasi cosa, so a cosa andremo incontro e che la vita che faremo non sarà semplice ma io ho scelto di viverla con te..." disse baciandola con passione.
Jane non appena sentì quelle parole si rilassò, giorni di tensione e tormenti si sciolsero in quel bacio, carico di amore e comprensione. Finalmente poteva riposare senza tormenti. Salirono in camera e si addormentarono subito l'una tra le braccia dell'altra.

Jane si svegliò presto, non si era mai sentita così bene da tempo. Approfittò del fatto che Maura dormiva ancora per farsi una doccia e telefonare a Daniela.
"Ti aspetto a casa, vieni il più presto possibile" le disse prima di riagganciare. Poi andò in cucina e preparò la colazione, portandola al piano di sopra.
"Maura?" la chiamò dolcemente, appoggiando il vassoio sul letto "Svegliati dormigliona".
"Ho sonno..." borbottò ancora con gli occhi chiusi.
"Dai ti ho fatto il the" le disse accarezzandole i capelli.
Maura aprì gli occhi e sorrise "Buongiorno".
"Ciao piccola" Jane accarezzò dolcemente la guancia ancora gonfia "Ti fa male?" le chiese.
"Adesso no..." rispose Maura dandole un bacio sulla mano.
"Ho iniziato a preparare le valige, aspetto solo due amici e poi possiamo partire" le disse con un sorriso.
Maura si mise seduta e prese la tazza "Dove andiamo?"
"Non lo so, pensiamo prima a lasciare la città, poi vedremo".
Maura annuì. "Torno al piano di sotto ma tu finisci con calma la tua colazione" le diede un bacio e uscì dalla stanza.
Daniela arrivó a casa di Jane, si sedettero in salone e cominciarono a parlare.
"Dani sono nei casini, mi stanno cercando e sto per lasciare la città" le disse guardandola con un piccolo sorriso.
"Ma che stai dicendo?" le rispose sconvolta.
"Che devo andare... E prima possibile..." Jane si alzò, aprì un mobile prese una busta e si sedette di nuovo accanto a lei "Prendi, sono ottocento dollari. Tornatene in Italia" le disse porgendole il pacchettino.
"No Jane, non ti lascio..." replicò guardandola.
"Non sto scherzando, ti prego ascoltami e parti appena ti è possibile, sai che ti voglio bene" mormorò mettendole una mano sul ginocchio stringendolo. Daniela annuì, prese i soldi e li mise nella tasca interna della giacca.
Jane le sorrise e le diede una pacca sulla spalla. Si alzarono e prima che Jane l'accompagnasse alla porta le disse "Saluta Sara da parte mia. E dille che grazie a lei sono una donna nuova e che sono contenta che è stata una parte importante della mia vita. E grazie anche a te Daniela, sei stata davvero una grande amica..."
Daniela la guardò stranita non riusciva a capire perchè le stesse parlando come se fosse l'ultima volta che si sarebbero viste "Ma... Questo non è un addio, vero?" le domandò con un nodo in gola.
Jane l'abbracció senza dirle nulla, aveva gli occhi umidi. Ma fu molto chiaro per entrambe che quella sarebbe stata davvero l'ultima volta.

Maura scese al piano di sotto. "E' andato via il tuo amico?" le chiese appena incrociò lo sguardo di Jane.
"In questo momento... Ma era una mia amica, anzi di più era come una sorella..." rispose controllando delle carte per evitare di farle vedere che era commossa.
Maura fece finta di non accorgersene. "Posso usare il telefono?"
"Certo, se vuoi restare sola vado di la".
"Non ho niente da nasconderti, rimani pure" disse dandole un bacio.
Jane le fece uno di quei sorrisi che l'avevano conquistata. "Quanto sei bella quando sorridi!" disse sospirando contenta, per poi avviarsi verso il telefono.
Fece diverse chiamate per salutare le sue madri e poi la sua più cara amica Susie.
Spiegò a loro che doveva andare via al più presto perchè se fosse rimasta sarebbe morta per mano del padre, che piuttosto che vederla con una donna l'avrebbe uccisa. Cercò di rimanere vaga sulle probabili mete di fuga e disse loro che non appena avrebbe potuto si sarebbe fatta viva. Furono lunghe chiamate, con tante lacrime e angoscia, ma dopo averle fatte si sentì un po' meglio.
Jane si accorse del velo di tristezza presente sul viso di Maura, si avvicinò stringedola a se.
"Sei ancora in tempo se vuoi rinunciare" le disse dolcemente.
"No, non vivrei senza di te" le sussurrò.
Jane cercò il suo sguardo, il suo cuore batteva forte. Voleva gridarle il suo amore, ma lo soffocò con un bacio breve ma sentito.
Korsak arrivò dall'amica. Bussò.
"Ehi, eccoti, entra!"
"Come v..." si bloccò davanti a Maura "Buongiorno..." disse imbarazzato.
"Salve, lei dovrebbe essere Korsak" gli rispose con un sorriso.
"Sì, sono io" L'uomo rimase colpito dalla bellezza della donna, la sua classe era sempre qualcosa che lasciava il segno.
"Vi lascio soli, finisco di sistemare delle cose" disse dando un bacio veloce sulla guancia di Jane.
"Diavolo... Lei é la figlia di Paddy? Ma sei sicura?" chiese ancora stupito.
"Ho pensato la stessa cosa" gli rispose sorridendo.
"Com'è possibile che quell bifolco sia l'artefice di così tanto splendore?" finì Korsak facendo un fischio.
"Ehi! Stiamo calmi!" disse ridendo e guardandolo scherzosamente in malo modo. Facendo ridere anche l'amico.
"Novità?" chiese poi tornando serio.
"No Korsak... Ma appena farà buio partiremo".
"Io controllerò Paddy. Tu stai attenta però, potrebbero inseguirti" Jane annuì.
"Con Michael alla fine?" domandò pensieroso.
"Non lo so, non riesco neanche a parlare con mio padre... Gli ho detto che Paddy non si è fatto vedere. Ma questo silenzio non mi piace".
"Si aggiusterà tutto vedrai" L'uomo le accarezzò la spalla. Jane commossa dal quel gesto lo abbracciò. "Mi mancherai" gli disse stringendolo.
"Mi mancherai anche tu" le rispose un po' stupito ma contento.
Questo fu l'ultimo gesto d'affetto che suggellava la loro breve ma sentita amicizia.
Korsak tornando a casa trovò una brutta sorpresa.
"Ciao Vince". Un uomo di Michael lo stava aspettando. La moglie l'aveva gentilmente fatto accomodare in salotto.
"Ciao Carl, che succede?" gli chiese.
"Ho un messaggio da parte di Michael Corleone" gli passò un pizzino. Sopra c'era scritto: "Dimostrami che quello che mio padre dice di te è vero. Che sei uomo d'onore. Uccidi le ragazze."
Il viso di Korsak cambiò espressione. Non poteva mettersi contro Michael. Prese un accendino e bruciò il foglio.
Poi guardò l'emissario. "Va bene" rispose con un filo di voce.

Era quasi sera le due donne stavano caricando la macchina. Jane prima di andare si sentì anche con il padre.
La chiamata fu breve ma molto intensa.
"Pronto, ciao Pà hai novità da parte di nostro cugino sull'affare della macchina?" chiese.
"Sì però non ci sono buone notizie, perchè ha trovato un nuovo compratore che è interessato a portarti via l'affare, e io non posso intervenire nelle trattative. Questa persona è a Boston e credo che ti contatterà al più presto" rispose il padre preoccupato.
"Ah... Ok... Ho capito Pà, grazie".
Il lungo silenzio venne interrotto da un sospiro angosciato dall'altro capo del telefono. "Jane figlia mia, mi spiace davvero tantissimo, ma non posso fermare quello che sta per accadere. Ci sono delle forze in campo molto più grandi di noi" gli disse con voce rotta e continuò "Ti chiedo di perdonarmi per tutto il male che ti ho provocato. Costringendoti a vivere una vita che non era la tua. Dovevi avere un'adolescenza come tutte le tue amiche, innamorarti, sposarti e avere dei figli, insomma essere una donna felice..." Jane rimase colpita dalle parole del padre ma non disse nulla perchè l'uomo con un altro sospiro continuò "Non ho approvato e non approverò mai la tua scelta di amare le donne. Ma sei la mia primogenita, la mia figlia preferita e ti voglio molto bene e ti accetto per quello che sei..." terminò il padre con un singhiozzo soffocato.
"Pà non devi dirmi queste cose, per me tu sei sempre stato il mio eroe! Mi hai insegnato ad essere indipendente e a credere in me stessa. Da te ho capito cosa significhino le parole onore e rispetto. Se sono oggi Jane Rizzoli lo devo solo a te!" disse reprimendo le sue emozioni.
"Ti voglio bene Jane..." disse il padre commosso.
"Ti voglio bene anche io..." mormorò e continuò "Salutami Ma' e i miei fratelli... Mi mancherete..." e riagganciò.
Raggiunse Maura.
"Tutto a posto Jane?" le domandò vedendola un po' scossa.
"Sì tutto a posto piccola" le rispose "Sei pronta? Si parte!"
Maura prima di salire in macchina le fece vedere diversi traveller cheque.
"Diavolo! Ma dove hai preso tutti quei soldi?" le chiese stupita.
"Diciamo che sono un risarcimento di Paddy" le rispose facendole un sorriso furbetto che mise in mostra le sue adorabili fossette. Jane la baciò. Salirono in macchina.
"Sai già dove andremo?"
"Pensavo verso Chicago, ma ancora non sono sicura".
"Bene, allora andiamo alla baita di mia madre è sul lago. Costance ne ha una praticamente isolata, passeremo la notte lì, va bene?"
"Sei una donna piena di risorse! Va benissimo, andiamo e poi decideremo come muoverci" le rispose Jane. Mise in moto e iniziarono la loro fuga.