CAPITOLO 25 – Risoluzione
«Katherine, tesoro, che cosa stai facendo?».
Katherine sussulta. La voce della nonna la coglie decisamente impreparata nel bel mezzo dei suoi logorroici sproloqui culinari ai danni del povero Pitch, che la sta a sentire da almeno mezz'ora, rassegnato al proprio infausto destino.
«Ehm» tossicchia imbarazzata la bambina. «Cercavo nuove ricette, nonna. Per il pranzo di domani, sai».
Ed è sostanzialmente la verità. Certo, non considerando il fatto che per farlo ha chiesto innumerevoli volte il parere di uno spirito oscuro disadattato e fortemente allergico ai bambini.
La donna, ancora ferma sulla soglia della cucina e piuttosto perplessa, osserva dubbiosa ciò che ha di fronte, poi scuote la testa.
«Allora, per l'amor del cielo, si può sapere perché hai fatto tutte quelle frittelle? E a cosa mai possono servirti tutti quei piatti e posate? Non ti sembra di esagerare?».
«Ehm» ripete Katherine, rossa in viso. «Scusa, nonna. Prometto che poi metto tutto in ordine» assicura, con un ampio sorriso angelico.
«Molto bene» taglia corto la donna. «Quest'oggi sarò fuori. Vado dal medico, dato che questo raffreddore proprio non vuole andarsene. Tu, per favore, cerca di non metterti nei guai. Siamo intesi?» si accerta seria.
«Intesissimi!» esclama la bambina, annuendo vigorosamente.
Si catapulta giù dalla sedia e corre a dare un deciso abbraccio alla donna, la quale sorride visibilmente soddisfatta e le lascia un buffetto sui capelli.
«Torno presto» promette, uscendo di casa e lasciandosi dietro un silenzio imbarazzato.
«Mh» commenta Pitch, dopo qualche minuto.
«Già» concorda Katherine, ridacchiando subito dopo per l'assurdità della situazione. «Raccontami qualcosa» chiede d'un tratto, contorcendosi già sull'orlo dell'entusiasmo.
Pitch inarca un sopracciglio, perplesso. «Tipo?».
«Mah, non so… Per esempio: perché la nonna non ti può vedere?» domanda, curiosa come una scimmia.
Pitch però si rabbuia e distoglie lo sguardo, e Katherine sa di aver detto nuovamente la cosa sbagliata.
«Scusa» mormora mogia.
Lui scuote lentamente la testa. «No. No, non è colpa tua. Già te l'ho detto: nella mia esistenza c'è ben poco che non sia capace di procurare dolore, a me o ad altri».
«Beh… Ma non puoi mica imbottirti di cioccolato. Finirai davvero con l'ingrassare, sai» sussurra lei con leggero divertimento.
Gli occhi di Pitch si sgranano di sorpresa e un brillio li illumina improvvisamente, prima che lui si lasci andare a una risata allegra.
«Sei… davvero incredibile» ammette, pacato. «E immensamente preziosa» mormora quasi fra sé, facendo arrossire Katherine.
Si sofferma a osservarla, sposta lo sguardo oltre il vetro dell'ampia finestra e infine torna su di lei, deciso.
«Usciamo».
Katherine lo fissa un momento, apparentemente senza ben comprendere. Poi le parole di lui acquistano il giusto significato, ma lei rimane incredula.
«Ma, Pitch… È giorno, c'è il sole (tanto sole). Ti fa male, poi» si preoccupa.
Pitch solleva un angolo della bocca in un lieve sorriso. Sembra piacevolmente soddisfatto, dopo tutto.
«No, Katherine, non lo farà» replica, con una sicurezza davvero strana e inaspettata.
Lei è perplessa, non sa cosa pensare. Lui sembra convinto delle sue parole, e lei gli crede. Eppure non ha scordato il giorno precedente, né le conseguenze dell'averlo trascinato con sé in mezzo alla confusione e sotto il sole.
«Sei sicuro?» indaga dubbiosa.
Pitch annuisce gentilmente. «Sì, lo sono. Comunque non passeremo fuori tutto il pomeriggio come la volta precedente. Voglio solo accertarmi di alcuni particolari. Il sole fa giusto al caso mio. Ed è altrettanto giusto che tu trascorra del tempo all'aria aperta come tutti i bambini sani e forti che si rispettino, giusto?».
«Uhm» borbotta Katherine, non particolarmente persuasa. «Ma, Pitch…» riprova esitante.
«Dimmi».
«Io…». Gli occhi verdi di Katherine, che ora lo guardano, sono grandi e un po' tristi. «Io non sono come tutti i bambini» mormora, abbassando lo sguardo e stropicciando i pantaloni fra le dita nervose.
Pitch si sofferma a osservarla con attenzione e nota senza difficoltà la rigida tensione del suo piccolo corpo e le labbra tese in una smorfia un poco amareggiata. Sospira e si alza dalla sedia, raggiungendo quella sulla quale è ancora seduta la bambina. Infine si accovaccia al suo fianco e posa una mano sulla sua spalla, attendendo con pazienza che lei sollevi gli occhi su di lui ancora una volta.
«Katherine, questo lo so. Ho potuto sentirlo e posso continuare a vederlo». Scuote piano la testa, reclinandola un poco di lato. «Ma questo non fa e non farà mai di te una persona indegna di beneficiare degli stessi momenti piacevoli e sereni dei quali beneficia chiunque altro. Tu, come tutti gli altri, ne hai tutto il diritto. In realtà, sospetto che proprio tu, molto più di chiunque altro, abbia quel diritto».
E Katherine, semplicemente, gli crede, facendogli dono di un altro piccolo, prezioso sorriso.
"E quando l'ombra dilegua e se ne va, la luce che si accende diventa ombra per altra luce." (Khalil Gibran)
"Gira il tuo viso verso il sole e le ombre cadranno dietro di te." (Proverbio Maori)
