Fenrir Greyback si esibì in una risata agghiacciante.

«Cominciavo a credere che stare in mezzo agli umani ti avesse rammollito, Remmie. Che non ti fossi accorto del mio arrivo...».

Remus emise uno sbuffo ironico.

«Sarebbe stato impossibile, con quella tua caratteristica fragranza di sangue, sudore e polvere... E un'altra cosa: il mio nome è Remus, non Remmie» replicò, disgustato.

Greyback ghignò.

«Mi piace vedere che hai conservato la spina dorsale, Remmie. Ma allo stesso tempo non mi piace chi ha la lingua troppo lunga. Cerca di ricordartelo, una volta che avremo lasciato questo posto» ringhiò, voltandosi per andarsene.

Il ragazzo chiuse gli occhi per un brevissimo istante, raccogliendo il coraggio.

Non si aspettava che l'incontro con quel mostro avvenisse così presto.

Non aveva avuto modo di prepararsi come voleva...

Ma in fondo, meglio prima che poi, giusto?

«Hai sempre dato per scontato che sceglierò di venire con te, non è vero?» chiese sospirando.

Greyback si fermò, fissando il giovane che ancora gli dava le spalle.

«Mi stai forse dicendo che non hai alcuna intenzione di farlo? Che oseresti rifiutare la mia proposta?» ringhiò, il tono divertito sostituito da uno minaccioso.

Finalmente Remus si voltò a guardarlo a sua volta.

«Esattamente».

[*]

Sirius scese rapidamente le scale, attraversando di corsa l'ingresso.

Era stanco di aspettare che Remus tornasse dal luogo dove si era nascosto.

Qualcosa continuava a sussurrargli nell'orecchio che l'amico era nei guai; e lui non aveva alcuna intenzione di sottovalutare quello che gli diceva il suo istinto - canino o umano che fosse.

Ma con sorpresa, si accorse che i portoni di quercia erano stati chiusi.

James, Peter, Lidia, Lily e Tonks lo raggiunsero, stupendosi di vederlo tirare con tutte le sue forze i battenti, nella speranza di riuscire ad aprire un varco abbastanza largo da permettergli di uscire nel parco.

Mai come allora Tonks vide la somiglianza tra il cugino e l'animale in cui si trasformava.

«Che stai facendo?!» chiese Peter, scioccato.

«Non lo vedi? Sto cercando di aprire questa dannatissima porta!» ansimò Sirius.

«Certo che lo vedo, ma non capisco il perchè!» replicò Peter, piccato.

Sirius lasciò andare i battenti del portone, voltandosi verso l'amico.

«Perchè Remus non si trova da nessuna parte! Non è sulla Torre di Astronomia, non è al rifugio... Quindi è ovvio che sia in un luogo che non viene riportato sulla mappa. E indovina un po'? L'unico che mi viene in mente è proprio al di là di queste porte!» esclamò, domandandosi inconsciamente quando Peter fosse diventato così ottuso.

James si morse il labbro.

In effetti lui stesso aveva pensato alla Foresta Proibita - escludendo senza alcuna esitazione la Stamberga Strillante perchè sapeva che l'amico non avrebbe mai scelto di rifugiarsi in un luogo dove ogni segno e ogni mobile distrutto poteva ricordargli la creatura con cui era costretto a condividere il proprio corpo.

Senza ulteriori indugi affiancò Sirius, tentando a sua volta di aprire il portone.

Peter strabuzzò gli occhi.

«Ti ci metti anche tu, adesso?» chiese, con voce acuta.

«Certo! Non ti rendi conto che sta succedendo qualcosa di profondamente sbagliato, Peter? Perchè mai sigillare il castello, altrimenti? Su, vieni a darci una mano, invece di startene lì come un gufo impagliato!».

Peter aprì la bocca per ribattere, ma in quel momento apparve Silente.

Al suo fianco, minaccioso come sempre, c'era Alastor Moody.

L'anziano preside sembrò sorpreso dalla scena che si parò davanti ai suoi occhi.

«Che state facendo, ragazzi?» chiese, osservandoli uno per uno.

Sirius lasciò andare nuovamente i battenti.

«Perchè il castello è stato sigillato?» chiese senza preamboli.

Silente scosse il capo.

«Secondo Alastor, qualcuno si è introdotto all'interno dei nostri confini, approfittando della mancanza di sorveglianza».

Il gruppetto si scambiò un'occhiata preoccupata.

Tutti erano stati colpiti dal medesimo pensiero.

«Signore, deve aprire queste porte e permetterci di uscire» mormorò James, serio.

Silente scosse il capo.

«Devo ricordarvi che avete accettato di non mettervi a cercare nemici o occasioni di scendere in campo. E' bene, quindi, che ognuno di voi faccia ritorno al proprio dormitorio, lasciando che altri si occupino di quanto sta accadendo» li avvertì, in un tono che non ammetteva repliche.

Ma Sirius non sembrava essere per niente d'accordo.

«Se lo scordi! C'è Remus là fuori! E se lei crede che noi accetteremo di abbandonarlo, lasciandolo in balia di un mostro come Fenrir Greyback...» esclamò, furioso.

Moody si fece avanti zoppicando.

«Chi ha parlato di Greyback, Black?» ringhiò.

Il ragazzo sbuffò a metà tra l'incredulo e il divertito.

«Chi crede che sia così pazzo da introdursi nel castello da solo - ed è ovvio che chiunque sia entrato ad Hogwarts questa sera l'abbia fatto da solo, perchè altrimenti qui intorno starebbero spuntando Auror come margherite - se non qualcuno che ha un particolare interesse per farlo? E tutti qui sappiamo che Greyback dà la caccia a Remus da anni!» ribatté, infervorato.

Moody lo studiò per qualche istante, poi alzò lo sguardo sul resto del gruppetto.

«Ammettiamo che io e il professor Silente decidessimo di permettervi di seguirci...»

«Alastor...» l'ammonì Silente, ma l'uomo lo ignorò.

«Perché mai pensereste di esserci d'aiuto?» continuò invece, ringhiando.

James lo fissò con uno sguardo fiero.

«Perchè nessuno meglio di noi conosce Remus e questa scuola - senza offesa, professore» si affrettò ad aggiungere, lanciando un'occhiata a Silente, che tuttavia non replicò.

«Inoltre siamo gli unici, al momento, ad avere la quasi completa certezza del luogo in cui si trova il nostro amico» concluse Sirius in tono di sfida.

Moody si voltò verso Silente, che sembrò esitare per un istante.

«Molto bene. Ma a patto che facciate esattamente ciò che vi viene detto. Se vi diciamo di voltarvi ed andarvene immediatamente, voi lo farete. E' tutto chiaro?» disse, alla fine.

Dopo un ultimo cenno d'intesa, il gruppetto annuì in un unico movimento.

«Chiaro».

[*]

Chiunque avesse detto che Fenrir Greyback appariva furioso sarebbe stato certamente accusato di aver pronunciato l'eufemismo del secolo.

Il licantropo, infatti, fissava Remus stringendo la mascella spasmodicamente, come se non bramasse altro che di poter affondare nuovamente i denti nella sua carne pallida.

E questa volta non solo per un morso...

«E per quale motivo vorresti sputare sul dono che ti ho concesso?» ringhiò, avvicinandosi pericolosamente al volto del ragazzo.

Ma con sorpresa di Remus non lo attaccò, preferendo invece esibirsi in un ghigno orrendo.

«Oh, aspetta... Forse conosco la risposta a questa domanda! Mi è infatti giunta voce che è arrivato qualcuno a mettere strani pensieri in quella tua bella testolina castana... Come si chiama? Hmm... Qualcosa come Bonks, o Ronks...».

Il ragazzo non poté trattenere un brivido, che Greyback accolse con un'espressione deliziata.

«Allora è vero...» mormorò gongolante.

«Come sai queste cose?» chiese Remus, nascondendo a stento il tremito nella sua voce.

Come poteva Greyback sapere di Tonks?

Gli occhi del licantropo più anziano brillarono con un guizzo che Remus poté definire solamente demoniaco.

«Sei curioso, non è vero? Beh, non vedo perchè tenertelo nascosto, in fondo...» rise.

«Stamane sono stato contattato da un ragazzo. Uno dei tuoi amichetti con cui ho un piccolo... accordo. E' stato più che felice di raccontarmi del tuo improvviso atto di ribellione. Ovviamente capisci che non potevo starmene buono buono in un angolo, giusto? Dovevo sapere se era vero...».

Tornò a fissarlo negli occhi.

«Allora? E' vero che un'umana ti ha spinto a prendere una decisione tanto stupida come quella di rifiutare l'invito ad unirti a me nel branco a cui sai di appartenere?» ringhiò, il divertimento svanito nuovamente dalla sua voce e dai suoi occhi.

Remus raddrizzò le spalle, raccogliendo nuovamente tutto il suo coraggio.

«E' vero» rispose, deciso.

Greyback rimase colpito dalla schiettezza di Remus, e in un lampo gli serrò la mano intorno al collo.

«Ascoltami bene, cucciolo... Non pensare minimamente che l'essere uno dei miei primogeniti ti dia il diritto di fare quello che ti pare, perchè non è così! Sei ancora vivo solo perchè io l'ho voluto. Ma sai quanto ci metterei a cambiare le carte in tavola? Lo sai?! Meno di un secondo! Mi basta un piccolo movimento del polso, e il tuo bel collo si spezzerà come un ramoscello secco» sussurrò rabbioso.

E per dimostrare il suo punto iniziò lentamente a fare pressione su un lato del collo di Remus.

Ma il rumore di diverse paia di piedi che si avvicinavano correndo lo distrasse, permettendo al ragazzo di sfuggire alla sua presa e di allontanarsi di un paio di passi, tossendo e tenendosi inconsciamente il collo - ben sapendo che presto sarebbero iniziati a comparire i primi lividi.

Greyback si voltò verso Silente, Moody e i sei ragazzi, e i suoi occhi si posarono con riconoscenza sul più basso del gruppo.

«Ed ecco qui il mio fidato informatore! Ti devo ringraziare, sai? Senza di te non avrei mai scoperto quello che questo piccolo ingrato aveva in mente di fare» esclamò, con un tono quasi affettuoso.

Nella radura calò il silenzio, e gli occhi di tutti si posarono scioccati su Peter - che dal canto suo tremava come una foglia.

Sirius fu il primo a parlare.

«Di che diavolo sta parlando, Peter? Tu non… Perchè mai avresti dovuto...?» chiese, sconvolto.

Peter Minus indietreggiò, in un debole tentativo di fuga.

Ma Moody fu più veloce.

«Dove credi di andare, piccolo viscido traditore?» tuonò, e con un rapido movimento della bacchetta schiantò l'Animagus, che cadde a terra con un tonfo attutito.

Greyback rise divertito, lanciando un'occhiata a Remus - fermo a pochi passi di distanza con uno sguardo scioccato e ferito.

«Come ti dicevo, uno dei tuoi amichetti. Anche se a quanto pare non lo è poi così tanto, eh?».

Silente e gli altri alzarono le bacchette su di lui.

«Non c'è nulla per te qui, Fenrir. Nemmeno tu puoi affrontarci tutti insieme» disse il mago, con un'espressione che i ragazzi non gli avevano mai visto sul vecchio volto.

Greyback, tuttavia, non sembrò minimamente toccato dalle parole del preside.

«Puoi stare tranquillo, Silente. Per quanto io ami i ragazzi, stasera sono venuto solamente a riprendermi qualcosa che mi appartiene di diritto. Io e il mio cucciolo stavamo giusto rifinendo gli ultimi dettagli prima della partenza. Non è così, Remmie?».

Il ragazzo lo fissò con odio.

«Vai al diavolo, Fenrir» sibilò, puntando a sua volta la bacchetta su di lui.

Il licantropo più anziano rise di nuovo.

«La metti così? Bene, allora. Facciamo a modo tuo...».

Con un gesto rapido ed improvviso, Greyback estrasse la propria bacchetta e circondò se stesso e Remus con un potente incantesimo scudo: una barriera che avrebbe permesso a Silente e agli altri di vedere ciò che avveniva al suo interno, privandoli tuttavia della possibilità di intervenire.

Greyback fissò Remus, ghignando diabolico.

«Giochiamo».