File... 01.07.04 – Capitolo 25 – Un Giorno Diverso

Quando la jeep si fermò Thundercracker non riuscì a fare altro che imprecare. Saltò a terra, schermandosi gli occhi dal sole per riuscire a mettere meglio a fuoco il panorama offuscato dalla scia di polvere che si erano lasciati alle spalle, ma per quanto i suoi sensori ottici riuscissero a zoomare non c'era traccia di veicoli inseguitori.

Non che fosse sorprendente: gli umani sapevano che quello era il territorio dei Decepticons, e che avvicinarsi troppo alla base sarebbe stata una scelta poco furba; Thundercracker poteva solo sperare che non scoprissero la verità: che la base non era, attualmente, operativa.

Per colpa sua.

Imprecando, tornò in fretta alla jeep, spalancando lo sportello e sollevando tra le braccia Anne Baxter.

- Anne Baxter... - sussurrò, tentando di strapparla al dolore che la faceva tremare come se fosse stata una creatura del tutto indifesa e non una donna forte e risoluta.

Ma Anne era indifesa, Thundrecracker non poteva fingere di non saperlo; i corpi di carne degli umani erano indifesi e fragili contro il metallo e contro quello che gli invasori potevano fare.

Lo aveva sempre saputo, e non gli era interessato mentre eseguiva gli ordini. E quando aveva smesso di eseguirli non si era comunque preoccupato dei terrestri, ma solo del proprio onore di guerriero. Restando sempre un passo indietro rispetto a quel che sapeva profondamente giusto.

E adesso... Thundercracker si irrigidì, camminando più in fretta verso la base.

Adesso era troppo tardi, perché quello che era accaduto ad Anne Baxter era già storia; era diventato storia dietro una porta chiusa che, per comodità, aveva preferito ignorare.

Una parte dei suoi sistemi non faceva altro che tornarci sopra, obbligandolo a sopportare l'orrenda sensazione di esserne stato complice, di essere stato lui a farle qualunque cosa le avessero fatto.

Solo perché aveva comodamente continuato a pensare che... pensare bastasse. Solo perché non aveva mai avuto il coraggio di tirarsi completamente fuori dalla pazzia, dalla frenesia.

Primus! Gli piaceva combattere, ecco tutto. Non poteva dire di non essere fatto per questo, per il volo, per le battaglie.

Ma aveva davvero permesso prima alle proprie amicizie e dopo al bisogno di onorare la parola data di renderlo così? Così colpevole.

O forse stava solo perdendo la testa, non lo sapeva. Non ne aveva idea. Riusciva a concentrarsi solo sul fatto di avere Anne tra le braccia.

Perchè stava provando questo?

Non aveva un nome da dare a quell'emozione dolorosa. A quello sgomento.

- Anne?

Lei replicò con un piccolo gemito.

Dovevano tornare al laboratorio, mostruoso o meno che fosse l'avrebbe nutrita con la sintesi di Energon alla quale il suo corpo si era adattato. E dopo avrebbe scoperto cosa stava succedendo. In che modo era stata cambiata, e se il processo fosse reversibile.

- Thundercracker. - la voce si materializzò direttamente dentro di lui, attraverso il comlink. Anne era lì, dentro di lui.

- Stiamo per arrivare. - rispose, decidendosi ad usare lo stesso canale di comunicazione.

- Fermati qui. - lo strazio nel tono, nella sua voce non poteva essere frainteso. Le dita della donna si strinsero delicatamente intorno al suo polso - Fammi morire qui.

Thundercracker finse di non averla sentita.

Anne riversò dentro di lui, come se fossero stati un flusso di file, i suoi sentimenti, la sua disperata paura.

Thundercracker strinse i denti e tirò avanti, anche se poteva capirla.

Più di quanto lei non avrebbe creduto.

Ci aveva pensato, nonostante la natura della sua razza fosse lontana dall'irrevocabilità di una morte definitiva intesa nel modo in cui i terrestri lo facevano, ci aveva pensato durante il tempo infinito della guerra: Thundercracker avrebbe voluto essere terminato in volo, in cielo. Durante una battaglia. Avrebbe voluto bruciare libero come una stella alla fine.

Provò uno strano affetto per Anne Baxter sapendo che per lei era lo stesso; ma nonostante tutto... non si sarebbe fermato.

C'erano stati milioni di anni per imparare ad essere altruista, e non se ne era curato.

Adesso aveva bisogno di essere egoista.

Aveva bisogno di riportare la femmina umana al laboratorio anche se lei lo avrebbe odiato per questo.

Doveva vivere.

Primus! Doveva vivere ed appartenergli.

Thundercracker si immobilizzò per un istante, registrando le implicazioni di una simile volontà. Ma, dopotutto, poteva stupirsene?

Non si trattava solo della capacità di provare affezione, di riuscire a nutrire interesse per qualcun altro al di fuori di sé stesso e dei suoi simili. Era... a patto che i colori di Anne Baxter continuassero ad ardere per lui, era disposto ad essere odiato. A tenerla sempre e ancora come la sua cosetta di carne, il suo piccolo animale terrestre. Lo pensò con una disperazione che gli fece paura. Riconoscendo la risposta al suo bisogno di avere qualcosa al di fuori di quello che gli aveva garantito la sua vita fino a quel punto.

E non importava che tra lui ed Anne scorresse l'abisso della differenza, di ogni differenza, perché questo bisogno che gli toglieva il fiato andava oltre quello che gli esseri umani avrebbero potuto definire sentimentalismo, o forse amore.

Si trattava di un dato di fatto, un calcolo perfetto per quanto improbabile. La logica conclusione alla quale i suoi sistemi erano arrivati. La risposta era Anne Baxter.

E se lei fosse morta questo calcolo perfetto sarebbe finito nel nulla, togliendogli la possibilità di essere pienamente sé stesso.

Thundercracker avvertì il brivido dell'incertezza.

- Resisti Anne Baxter. - sussurrò - Siamo quasi arrivati.

Il silenzio all'interno della base, al loro arrivo, gli aveva dato i brividi.

Thundercracker aveva lasciato Anne in un luogo sicuro, senza smettere di sentirsi in colpa, e si era diretto verso i laboratori.

Se c'era una cosa chiara nella sua testa era che la sua umana non sarebbe tornata lì dentro. Lì dentro dove... Thundercracker poteva solo immaginarlo dopo l'abbandono della base. Lì dentro c'erano stati altri esseri umani.

L'idea che lei vedesse quello che ne restava lo spaventava. Gli dava i brividi.

Perché se fosse accaduto... allora sì che non ci sarebbe stata alcuna speranza.

Varcare la soglia di quel frammento di inferno non era stato facile neanche per lui; ignorare tutto e focalizzarsi sul bisogno di portare il nutrimento necessario ad Anne non era stato di grande consolazione. Eppure lo aveva fatto.

Adesso, tenendo l'umana nuovamente vicina, obbligandola a bere il liquido che l'avrebbe salvata continuando nello stesso tempo ad ucciderla, sentiva i propri pensieri farsi più chiari dopo tanto tempo.

Anne non oppose resistenza, troppo spossata per farlo. Si lasciò nutrire, e poi si raggomitolò su sé stessa, chiudendo gli occhi ed addormentandosi.

Thundercracker pensò che le doveva almeno quel momento. Almeno quel breve momento. Per questo la lasciò sola, lasciandosi guidare dalla propria nuova lucidità verso la prima, la più importante cosa che avrebbe fatto. Che doveva fare.

Non gli era successo prima.

Non aveva mai tenuto il conto delle creature che aveva ucciso; dei suoi simili, o degli alieni, di ogni alieno che si fosse messo sulla sua strada.

Non aveva pensato che tenere il conto cambiasse qualcosa.

Se la guerra diventava la tua vita... ci dovevi convivere. Smetteva di essere una questione di quantità.

Diventava il tuo modo di essere.

Però, Thundercracker non aveva mai, mai ucciso per piacere. O per ozio. O per sfogare la rabbia.

Per questo motivo si era sempre sentito in parte diverso dai tanti clown del circo di Megatron. Usando una metafora umana, avrebbe potuto dipingersi come il pagliaccio triste nel mezzo di una rappresentazione di clown dai colori eccessivi, e dalle personalità rutilanti.

E, nonostante questo, era consapevole della propria abiezione.

E non poteva prescinderne.

Anche mentre uccideva per la sua causa, la parte della sua mente che aveva sempre lottato per restare vigile, e per non lasciarsi anestetizzare dalle giustificazioni dei Decepticons, aveva avuto ben presenti i limiti di ogni sua azione.

Adesso, per la prima volta, Thundercracker sentiva che uccidere sarebbe stata la cosa più giusta; all'interno del laboratorio avrebbe ucciso senza riuscire a individuare un solo motivo per il quale farlo non sarebbe stato la cosa migliore.

Umani.

Era cominciata così quella sua avventura senza senso: umani.

Morboso desiderio di scoprire qualcosa in più su queste forme di vita imperfette e bizzarre, e infestanti e... umani.

Era iniziato tutto nel laboratorio.

Adesso, implorando la fortuna di assisterlo e di lasciare che Anne Baxter continuasse a dormire, ignorando ogni cosa, Thundercracker avrebbe portato a termine quello che era cominciato tra quelle mura.

Con la sola differenza che, ora, li vedeva.

Che adesso quelle non erano più cose, o corpi privi di importanza che suscitavano in lui solo morboso desiderio di esplorazione e conoscenza; quella era la razza della fragile cosa di carne che lui desiderava più di tutte le altre.

Si decise a pensare solo a questo mentre staccava i tubi dell'alimentazione forzata dalle cavie del laboratorio e scioglieva dalle catene quelli che erano già passati oltre.

Liberazione, ecco cosa.

Liberazione dalla pazzia di quelli come lui.

I Decepticons continuavano ad essere la sua famiglia, la sua fazione. Ma non c'era un solo motivo al mondo per il quale i Decepticons avrebbero dovuto continuare a servirsi di quel laboratorio, a portare avanti esperimenti che degradavano il loro ideale, e la naturale dignità che dei guerrieri avrebbero dovuto possedere.

Thundercracker avrebbe combattuto, ma non sarebbe più stato un macellaio silenzioso e rassegnato.

Perse il conto del tempo, non che il tempo per lui fosse importante se non in relazione a quello che trascorreva nella breve vita di Anne Baxter, ma non si fermò fino a quando nel laboratorio non rimase più alcuna traccia delle persone che vi avevano perso tutto.

E, anche così, anche dopo tutto questo... Thundercracker non fu, né fu mai più in grado di definire davvero quello che aveva sentito a tal proposito, in quel lungo giorno di consapevolezza.

Da ultimo si concentrò sulle strumentazioni che, adesso, sembravano gigantesche e fuori misura per il suo corpo e si allacciò al computer per assorbire ogni dato sugli esperimenti, in modo da assimilare quanto avrebbe potuto essergli utile per Anne, e cancellarne invece ogni traccia dalla memoria della base.

Quando ne venne fuori era di nuovo sera. Ed Anne era seduta davanti alla porta d'ingresso, in attesa. Gli occhi cerchiati di scuro, e la pelle pallida. Ma viva.

E Thundercracker non si concesse di domandarsi sino a quando lo sarebbe stata.

Invece, si sedette al suo fianco.

- Va meglio?

- No. - Anne evitò di guardarlo.

Lui annuì.

Rimasero così per un bel po'.

- Tu sai che cosa sta succedendo, non è vero?

Anne annuì.

- Il tuo corpo è stato preparato per essere reso diverso, usato, ma poi... lasciato in uno stato in cui non può andare né avanti né indietro. Inizi a sentire cosa potresti essere, ma senza il passo successivo non lo sarai mai. Puoi solo sopravvivere, per un po', così a patto di nutrirti di...

- Non lo dire. - sibilò lei coprendosi le orecchie.

Thundercracker sospirò e si alzò, afferrandola.

Un guizzo della vecchia combattività affiorò negli occhi della donna - Lasciami!

Lui la ignorò, trascinandola in uno degli altri laboratori.

Lei continuò a dibattersi, fino a quando lui non la spinse contro... Anne imprecò, urlando spaventata. Ma l'alieno, il corpo dell'alieno era semplicemente inanimato ed abbandonato sul pavimento come un guscio vuoto.

Poi lo riconobbe.

- Thundercracker...

Lui la tenne ferma – Guardami. - sibilò - Guardami bene. Vuoi veramente dirmi che preferisci morire sputando i fluidi del tuo corpo, contorcendoti per il dolore... invece di... accettare che...

Anne deglutì - Invece di...

- Accettare che non puoi più essere umana.

Lei non disse nulla.

- Resta con me.

Anne si voltò di scatto - Che cosa? - sibilò.

- Voglio solo... qualcuno che cavalchi la tempesta con me. Una compagna di viaggio. Tu sei come me, Anne Baxter. Non sei stata fatta per non avere le ali, per restare ancorata alla terra. Il tuo spirito è libero.

- Cavalcare la tempesta, Thundercracker? E' una tempesta quello che mi è successo? - sibilò lei.

- C'è sempre una tempesta, ed una tempesta più grande che arriva.

- E tu hai speso milioni di anni della tua vita per tirare fuori un così grande distillato di saggezza? - la donna si tirò indietro - Sei pazzo, per conto mio. Tutto quello che voglio fare è morire in pace. E anche se non dovessi morire... l'ultimo posto dove cercherei un amico è questo. Cosa sei andato a fare nel laboratorio? A tormentare qualcun altro? Oppure ti basta tormentare me ed è per questo che mi hai riportata qui?

Alle labbra dell'alieno salì un ringhio soffocato.

- Se il tuo maledetto corpo fosse fatto d'oro e diamanti, se tu potessi camminare sulle nuvole e parlare con gli angeli... io non vorrei ugualmente essere come te. Guardami, toccami... - Anne gli afferrò la mano, premendosela sul petto - Lo senti? Questo non è il battito di un cuore umano. Ogni sorso di quella merda mi ha fatto questo. Non sarò mai più quello che ero, ma non sarò mai quello che volete voi. Un mostro, una cosa senza volontà propria. Una macchina, un computer. Una cosa, Thundercracker: tu sei una cosa. E non mi convincerai mai di essere in grado di fare altro che calcolare probabilità.

- Io non sono...

- Non hai avuto neanche la pietà necessaria a lasciarmi andare. Un animale sarebbe stato più misericordioso. Ma una cosa...

- Non sai quello che stai dicendo. Ed io... farò finta di non averlo sentito. Resterai comunque, perché non hai nessun posto dove andare.

Thundercracker sollevò a fatica la mano dal suo seno, continuando a sentire il calore che gli bruciava le dita. Ignorandola mentre usciva imprecando; tanto non c'era un posto dove nascondersi dai suoi occhi lì dentro.

Si voltò, concentrandosi sul lavoro da fare per ripristinare le funzionalità del proprio corpo.

Tentando di non pensare alla sensazione sconosciuta che stava facendo a pezzi i suoi circuiti. E domandandosi se fosse per questo che tra componenti della sua razza era così difficile trovare qualcuno che ammettesse il bisogno di un compagno.

Ma non era finita.

No, non era finita.

(continua…)


Piccola nota a fine capitolo:
Ah, l'amore ai tempi dei Transformers... xD
Una cosa che, a volte, non mi convince in una storia (o in un film, o in un libro) è leggere in modo troppo immediato di, ad esempio, un alieno che concepisce subito l'amore nello stesso modo in cui lo fanno i terrestri.
Thundercracker non lo fa. Per adesso, forse. Questa nota serve solo a chiarire che il nostro caro alieno non sta pianificando niente di simile al mandare fiori e cioccolatini. Ma forse si era capito. XD
Dal punto di vista fisico... beh, vedremo più avanti. Anche se, probabilmente, la cosa necessiterà di una esplicazione particolare.
Ed io dovrò resistere ai miei perversi impulsi... xD


Nota: Questa è una fanfiction, ed è scritta senza alcun fine di lucro e solo per piacere personale. Da fan. I Transformers non mi appartengono in nessuna maniera, al contrario appartengono a chi ne detiene i diritti. Ovvio, no?

Ciò che è mio sono i pg originali che ho ideato e la trama della fanfiction, dunque siate gentili e niente plagi!