"Il tempo è scaduto, giù le penne e venite a consegnare."
La voce della Robbins aveva interrotto il ticchettare nervoso delle mie dita sulla calcolatrice. Dovevo dare il massimo in quell'esame, ancora una volta, dovevo uscire dal gruppo, dovevo essere la migliore, senza sconti. Solo così avrebbe forse ricominciato a considerarmi. Senza contare che era l'ultima volta che l'avrei vista in veste di mia professoressa, e non riuscivo a capire se fosse un bene o fosse un male. Che scusa avremmo avuto per vederci? Come avrei catturato ancora la sua attenzione? Forse mi avrebbe chiamata nel suo ufficio, di nuovo, perché avrei dovuto confermare un voto eccellente. Cosa le avrei detto, sempre che avessi in mente di parlare?
"Com'è andata?" mi chiese Mel "Io sono sinceramente ottimista. Forse non ripassare è servito veramente a qualcosa e ho affrontato tutto con meno tensione."
"Cosa ti avevo detto?" risposi io accennando un sorriso "Sono fiera di te."
"E tu? Non mi dici niente perché stavolta non avrai preso il massimo solo perché eri troppo distratta a pensare ad… Arizona?" fece con il gesto delle virgolette per prendermi in giro.
Aveva ragione, non avevo risposto alla sua domanda. Ma in ogni caso dovevo toglierle dalla testa le idee che si era messa riguardo a me e Arizona.
"Smettila Mel, non è divertente… Comunque penso sia andata bene. Ora sbrighiamoci ad uscire perché qui dentro c'è odore di umanità e non credo di poterlo sopportare ancora per molto."
In realtà volevo uscire il prima possibile dall'aula perché non riuscivo a sopportare il modo in cui Arizona mi ignorava. Con gli altri studenti parlava ed era molto più aperta del solito, l'unica che era diventata per lei un fantasma, a quanto pare, ero io.
"Sì, sì, Callie, ho capito benissimo… Adesso ce ne andiamo" mi disse Mel con uno sguardo che avrebbe parlato da solo. Non potevo nascondermi ancora per molto.
Uscimmo dall'aula e ci ritrovammo in un corridoio pieno di persone di fretta. Nessuno voleva rimanere all'università dopo un esame, e noi sembravamo le uniche a non voler scappare da qualche parte a ubriacarci o a dormire il sonno dei giusti. Dopotutto aveva ragione Mel non ci vedevamo da parecchio tempo e dovevamo anche liberare la mente dall'esame appena fatto.
"Sai Callie, io non ho la situazione chiara nella mia testa perché tu non me ne parli… Ma qualcosa l'ho capito" commentò Mel, con un tono che si fece serio all'improvviso "e ho capito che hai bisogno di sfogarti."
"Ma no, figurati…" provai a coprirmi "Sfogarmi per che cosa?"
"Non prendermi in giro, la Robbins ti sta facendo andare fuori di testa per qualche motivo." si affrettò a rispondermi "Se non dovesse bastarti il non vederla più perché il corso di matematica è finito, ti posso dare una mano io a buttare tutto fuori. O meglio, i sacconi che ho in garage. Non sempre la palestra è aperta quando ho bisogno di tirare quattro pugni…" terminò, rivolgendomi un sorriso che mi parve sinceramente comprensivo.
"Grazie Mel, ma io veramente…." cercai di inventare.
"Ne ho abbastanza, Torres, sul serio," mi interruppe "comunque io adesso faccio un salto in bagno perché non resisto più. Vieni con me?"
"No no, ti aspetto qui" le risposi fingendomi tranquilla "vuoi che ti tenga la borsa?"
"No Callie grazie faccio da sola, ma aspettami qui veramente però" disse allontanandosi.
Mi girai verso il finestrone a lato del corridoio fingendo di essere interessata allo spoglio paesaggio che mi offriva quella vista. In realtà cercavo un modo come un altro per distarmi ma l'unica cosa che vedevo, anche nella triste natura circostante, era lei. In qualche modo le collegavo, anche se non riuscivo a capire perché. Avrei più tardi dovuto ammettere che il mio cuore era molto, molto più sveglio del mio cervello. La mia finta distrazione durò comunque molto poco:
"Ehi ciao… Ma guarda chi si rivede in giro…"
Mi voltai. E non potei credere a quello che stavo vedendo.
"Guarda, non farò nemmeno finta di ricordarmi come ti chiami" cercai di tagliar corto
"Siamo nervosette per l'esame appena fatto? Ma se lo sappiamo tutti che sei la cocca della prof…" continuò avvicinandosi sempre più a me.
"Dimmi cosa vuoi. Non ti sono bastate le picche che ti ho dato al bar qualche tempo fa?"
"Ma dai, Callie…" disse mentre fece scivolare lascivamente un paio di dita sul mio avambraccio.
"Non mi toccare, cazzo" sbottai io un po' troppo ad alta voce prendendogli vigorosamente il braccio e spostandoglielo lontano dalla mia portata. Avevo quasi urlato ed ero sicura che almeno Mel, che era ancora in bagno, avesse sentito.
"Ok, ok, Torres…" cercò di ricomporsi il ragazzo "Ma tutti si meritano una seconda possibilità. In quel bar io avevo puntato te, mica la tua amica sai… Da tutta la sera" continuò con un tono che si faceva sempre più mellifluo.
In quel momento mi accorsi che Mel era uscita dal bagno e si stava avviando verso di me per salvarmi da quella situazione non solo imbarazzante ma anche fastidiosa. Ma il ragazzo, che come vidi Mel mi venne in mente si chiamava Ethan, non demordeva e si stava avvicinando di nuovo:
"Dai, ti prometto che ti porto in un posto molto più adatto alla tua classe… E poi chissà…." mi sussurrò all'orecchio pericolosamente vicino al suo viso.
"TI HA DETTO DI NON TOCCARLA! MA CI SENTI, CAZZO?"
Ci voltammo tutti. Io, Ethan e Mel, nello stesso istante. E lei era lì, a qualche metro da noi più indietro nel corridoio, in tutto il suo splendore. L'espressione sul suo viso non lasciava spazio ad interpretazioni. Mi aveva difesa in pubblico ed era lì, ferma dove stava. Era lì per me. Pensai che forse stavo per prendere i sensi di nuovo mentre capii che era la mia eroina, e lo era in tutti i sensi. Ma si trattava di un momento decisamente troppo importante per svenire.
Non si muoveva lei e non si era mosso nessuno, ad accezione di Ethan che si era leggermente allontanato da me.
"Non farmelo ripetere di nuovo, Calson." sembrava parlasse senza muovere un muscolo "togliti di mezzo, o ti toglierò io. Da questo posto."
Seguirono un altro paio di secondi in cui sembravamo tutti aver perso le capacità motorie. Se qualcuno avesse visto la scena da dietro avrebbe giurato che la Robbins avesse una pistola nascosta da qualche parte e fosse pronta a puntarcela da un momento all'altro.
"Mi scusi, professoressa Robbins" fece Ethan interrompendo l'inerzia. Notai che da pallido cadaverico per lo shock era diventato paonazzo in volto. Si mise suoi suoi passi, ma non senza aggiungere, in un modo che non mi faceva altro che schifo "Solo perché sei la cocca della prof non smetterò di provare a portarti a letto."
Per fortuna Arizona non l'aveva sentito. Sapevo che c'era Mel che ci stava guardando, nascosta dietro la porta del bagno, ma non potevo lasciarmi sfuggire l'occasione per avere una minima comunicazione con lei. Cercai di avvicinarmi, se non altro per ringraziarla, e dissi dal più profondo del cuore:
"Arizona…"
Ma la Robbins aveva già girato i tacchi, lasciando dietro di sé, elegantemente incatenato alle sue leggere ondulature bionde, un aroma rosa antico di gelosia.
