L'ombra del Signore Oscuro: Narcissa
Ieri notte, nessuno mi ha spiegato nulla. Nessuno.
Ho passato la notte insonne ad attendere.
Questa mattina, nessuna notizia, nessuna spiegazione.
Ho atteso che un elfo mi portasse il giornale e ho appreso tutto da lì. Mio marito ad Azkaban, i miei parenti ed amici ad Azkaban.
Un incubo.
Di nuovo.
Non so cosa dire a mio figlio. Di certo aveva già saputo la notizia, anche lui, come me, dai giornali.
Mi sento le mani congelate, dal freddo, dalla tensione, dalla disperazione. Sento la paura in tutta me stessa, come un'onda gigante, nera, che arriva e mi distrugge.
Avvolge tutto, togliendomi ogni risposta per il futuro.
Mi resta solo Bella, lei, scrivono i giornali, è fuggita.
Come non lo so.
Spero solo scenda da quelle maledette scale, spero di vederla arrivare a portare scompiglio in tutta la casa, come al solito, come sempre, ma almeno potrò vederla, sapere, capire, non sentirmi più emarginata da ciò che mi sta accadendo intorno.
Penso che presto Draco sarebbe tornato per la vacanze estive: che razza di situazione avrebbe trovato?
Che razza di vacanze avrebbe passato?
Come posso fare questo a mio figlio?
Come posso permettere che debba vivere tutto ciò?
Devo fare qualcosa. Qualsiasi cosa.
La casa rimane deserta per ore questa mattina, pare che ci sia solo io, ho impiegato diverso tempo per scrivere a mio figlio una lettera, per fargli sentire che io ci sono per lui, sempre, che ho poi inviato ad Hogwarts.
So di non poter raggiungere mio marito in nessun modo, né mettermi in contatto con lui. So anche che devo avere informazioni, sapere cosa è successo e cosa succederà.
Chiederò a Bella e, se possibile, chiederò a Severus.
Spero sinceramente che Severus possa venire qui, al quartier generale (che un tempo era semplicemente la mia casa) per vederlo, per parlargli, per capire.
Una piccola speranza si riaccende nel mio cuore e nel mio animo: Severus può aiutami.
Non ho tempo di pensare a molto altro, finalmente infatti vedo scendere mia sorella dalla scalinata. Effettivamente era quello che desideravo: vederla, chiedere spiegazioni, discutere di tante cose. Chiederle aiuto, lei sa sempre cosa fare, lei può parlare al Signore Oscuro, se vuole.
Ma, mentre la guardo, la osservo, la attendo ansiosa, qualcosa frena tutto il mio entusiasmo, la mia voglia di parlarle.
Man mano che la vedo scendere quelle scale, in quel modo e avvicinarsi poi a me, quel qualcosa che sentivo prima e che mi frenava, ora mi blocca completamente.
Totalmente e inesorabilmente.
C' è qualcosa in lei. Qualcosa di spaventosamente e tremendamente diverso.
Non so perché, non so come possa essere, ma in un momento simile, dopo quello che ha passato al ministero, ugualmente lei è… splendida.
Calma, tranquilla, come mai l'avevo vista prima d'ora, mai. Quasi sorridente, di quei sorrisi felici e compiaciuti, ma appena accennati, perché vanno al di là di ciò che è reale al momento.
Mentre scende le scale, appoggia appena una mano sulla ringhiera di marmo, languida, stanca, con le unghie rosso sangue che spiccano come sensuali petali di rosa sul marmo bianco.
Ma io, di quella rosa stupenda che sembra, mi preparo a sentire le spine.
I capelli le ricadono un po' spettinati sul viso, sulle spalle, sul seno, con una sensualità al di là del normale. Qualcosa è successo.
Non mi guarda, è persa nei suoi pensieri, per la prima volta con lo sguardo abbassato, per la prima volta privata di tutte quelle energie che perennemente le ardono dentro, da sempre.
Sembra sentirsi bene, contenta, nella sua innegabile stanchezza.
"Qualcosa è successo" ripeto fra me e me. Poi, ho un'idea, un intuizione, lontana, solo vagamente decifrabile. "Ma no…" mi dico "non può essere. Spero che non sia quello."
Ma più viene verso di me, mi si avvicina, mi vede e mi sorride, più qualcosa dentro di me ne diventa più certa, più consapevole. Più spaventata.
Quel suo abbandono, quella sua tranquillità, quella sua estrema sensualità, quella sottoveste nera di prima mattina, quel suo scialle di seta appena appoggiato sulle spalle.
"Bella!" la chiamo, tremando quasi.
Lei, questa volta, davvero mi dà attenzione, mi vede realmente e, senza una parola, mi viene vicina. Fra i capelli che le coprono appena il volto, fino alle spalle, che, non so come, le danno quell'aura sempre terrificante, vedo la conferma alle mie paure.
Anche se non è una conferma vera e propria… ma intravedo la sua pelle, fra lo scialle e i capelli, il suo collo, le scapole… è rossa, la pelle è tutta rossa e violetta.
Con orrore, noto che sono baci, no, morsi.
"Di chi? Di lui?" mi domando, ma so, credo, che non possa essere così. Non lui, non ora.
Forse sono piccoli lividi della battaglia di ieri sera…
Non lo credo realmente, mi racconto solo storie.
Lo sento, sono i suoi, i suoi morsi, di lui. Il Signore Oscuro, ancora.
L'ho persa, lo so, persa per sempre.
"Cos' è successo ieri sera?" le chiedo nonostante tutto, tanto sono disperata. Lei mi guarda un po' sorpresa, quasi allarmata, si sistema lo scialle in modo da coprire meglio quello che in realtà io ho già visto, ma, dato che non mi riferivo a quello che ha capito, aggiungo: "Cos' è successo al ministero? Tu c'eri, ti prego, dimmi qualcosa."
Bella allora si siede sul divano e mi racconta tutto, per filo e per segno, mi dice di Sirius, nostro cugino, di Silente, risponde alle mie domande, torna ad arrabbiarsi, infuocarsi come al solito e cerca persino di consolarmi: "Azkaban non è più come un tempo Cissy, vedrai che Lucius se la caverà abbastanza facilmente."
Io, con le lacrime agli occhi, tento di crederle e lei aggiunge: "I dissennatori non ci sono più, vedrai che tutto questo passerà molto presto, non ne risentirà in maniera particolare."
Rispondo: "Ma ora cosa succederà? Tutti sapranno che Lucius è un mangiamorte, come ce la caveremo, cosa farà il Signore Oscuro? Tu lo sai? Tu stai bene?"
Naturalmente si arrabbia un po': "Finalmente tutti sapranno che Lucius è un mangiamorte! Dovrebbe essere un onore, al contrario di quello che appare dal vostro comportamento. In ogni caso, stai tranquilla, perché presto prenderemo noi il potere. Abbi un po' di fiducia."
Le domando: "Tu non sei preoccupata per Rodolphus? Ancora in quel posto, dopo tutti quegli anni…"
Allora diventa seria, quasi triste, capisco di avere esagerato, ma per disperazione, non per cattiveria. Lei sa cosa significa stare là dentro, certo meglio di me. Lei e Rod ci sono stati, insieme, per talmente tanti anni.
Vorrei rimediare alla mia frase cattiva, insensibile, ma è lei la prima a parlare: "Il Signore Oscuro farà in modo di liberarli. Credo. Non devi temere così tanto."
Mi dà un po' di forza, mi pare quasi di aver ritrovato mia sorella.
Le sorrido, lei mi ricambia vagamente, è difficile vederla proprio sorridere. Ma sono felice comunque.
Poi però vedo il suo sguardo cambiare improvvisamente, sembra che tutto attorno a lei scompaia, perda totalmente d'importanza.
Non esiste più.
Io invece, nello stesso istante, sento un fremito delle mie membra, una minaccia nell'aria e mi volto subito: lui.
Il Signore Oscuro.
Ancora lui. La sua ombra, la sua aura oscura mi sovrasta, mi permea.
Da dove viene, dove va, quando, come e perché, non mi è dato saperlo, non ci è dato saperlo.
Compare e scompare, come gli piace, nel mistero, nel terrore più completo e totale.
Nel silenzio che porta con sé.
Ci alziamo per salutarlo.
C' è anche Piton insieme a lui, compare subito dopo di lui. "Per fortuna c' è Piton" mi sorprendo di nuovo a pensare e un senso di sollievo mi pervade.
Dopo il terrore originato dal Signore Oscuro è una sensazione splendida.
Ho bisogno di parlare a Severus, ora lo so, vedo tutto più chiaramente. Devo parlare con lui, solo con lui, sapere, sentire le sue parole, la sua voce.
"Fai preparare tutto per una riunione Narcissa. Devo parlare ai miei mangiamorte." mi dice freddo l'Oscuro Signore, noncurante, distaccato. Senza quasi guardarmi in faccia.
Io, per lui, quasi non esisto. Lui per me, sta diventando un incubo permanente.
Lo guardo e annuisco.
A quel punto non ho più dubbi: siamo noi quattro in quella stanza, in un attimo percepisco le reazioni di tutti. Le emozioni di tutti.
Bella è dolce, remissiva, disponibile, quasi imbarazzata davanti all'Oscuro Signore. Più del solito. Molto più del solito.
Lui la guarda, le guarda la sottoveste, la pelle, i capelli, le curve, le guarda quello che palesemente si intravede sotto il raso, sotto la seta.
Lo fa come se fosse normale, come se non avesse mai visto altro in vita sua.
Lo capisco da quello, da quella naturalezza nel vederla così: se l'è presa, se l'è portata via.
Lontana.
Nella tana del serpente.
È sua, non sarà mai più come prima.
Piton si comporta in maniera diversa. Critica, sorniona, supponente.
"Se Bellatrix ci fa la grazia di vestirsi, data l'ora tarda della mattinata ormai, potremmo finalmente parlare della situazione e dei piani futuri." dice.
Ma Piton è un uomo, non riflette sul perché, quel rimprovero, non glielo ha fatto il Signore Oscuro stesso.
Io sì. Come non la rimprovera quando lei gli mostra spudoratamente tutte le sue grazie, in quel modo sconcio, durante le riunioni.
La vuole, l'ha voluta.
È sua ormai.
A me non rimane che Severus. Mi fido di Piton, lui non mi abbandonerà, lui è… speciale.
Mentre mi allontano per dare ordini agli elfi, lancio uno sguardo verso Severus, senza la più pallida speranza che lui riesca a cogliere quel mio gesto, quella richiesta di aiuto.
Invece mi rivolge un cenno, impercettibile. Furbo e comprensivo. Un' occhiata fugace, quasi nascosta: ha capito. Mi aiuterà, mi spiegherà.
Mi darà una mano e mi supporterà.
Questo mi fa accelerare i battiti del cuore di felicità.
Severus è l'unico che mi comprende.
La mia unica speranza.
