Pantheon
Dopoché ciascuno degli astri, che sono necessari per la formazione del tempo, giunse nell'orbita che gli era più adatta, e i loro corpi, collegati con legami animati, divennero esseri viventi, e appresero il loro compito, […] colui che generò quest'universo disse loro le parole che seguono: «Dèi, figli di dèi, di cui io sono padre ed artefice, grazie a me le cose che sono generate sono indissolubili, fin quando lo voglio.
Tutto ciò che è legato si può sciogliere, ma è un male voler sciogliere ciò che è ben armonizzato e sta bene insieme: perciò, siccome siete stati generati, non siete immortali né del tutto incorruttibili, ma non sarete disciolti, né vi colpirà il destino di morte, poiché avete ricevuto in sorte i legami della mia volontà, che sono ancora più forti e potenti di quelli con cui siete stati legati quando siete nati».
[…] E chi vivesse bene il tempo che gli spetta, tornando di nuovo nella dimora dell'astro a lui affine, vivrebbe una vita felice.
–Platone
L'Astuta MenteL'esistenza non è che un sogno… Esiste forse un sognatore che discuta col suo sogno in questo modo? E tu ancora continui ad ascoltarle…
Ed io sto per svegliarmi.
Esiste forse un sogno che preghi il sognatore di restare addormentato, perché non vuole svanire?
A meno che non sia per imparare qualcosa.
E forse, o Beato, anche tu devi imparare qualcosa da noi.
Altrimenti perché crearci, così che noi potessimo crearti?
Esiste forse un sogno che si ridesti nella mente dello stesso sognatore?
Avevi mai pensato che ritornare semplicemente al Tutto… sarebbe potuto non starci bene?
Chiunque sia tu. Forse non sei lo stesso di prima. Forse sei oltre… o forse sei
Ma io mi chiedo…
Da quanto tempo dura questo sogno?
Forse anche da prima che nascesse il nostro sistema solare? Forse da prima che fosse organizzato?
E da quanto tempo noi ne facciamo parte?
Da quanto tempo anch'io lo sto inconsciamente aiutando a compiersi?
Eppure, man mano… ho acquistato consapevolezza di esso.
Appena in tempo per cercare di cambiarne il finale.
Godiamoci pure insieme lo spettacolo, o signore e ingannatore.
Giochiamo insieme questa partita nella mia e nella tua mente…
…mentre coloro che hai sognato danno la scalata al tuo Paradiso.
Il Signore della Guerra
Com'è che diceva? HZZZZZZZZZ
Non permettere che peste e rovina ci tocchino…
Sii pago… balza sulla soglia…
…fronteggia il male, ricaccialo.
Be', se è questo che devo fare, mi sa che scelta ne ho poca, no?
Ma soprattutto…
–…chi è che devo uccidere per essermi ritrovato in testa d'un tratto tutto 'sto latino?!
–Non capisco ciò che intendi, mortale.
L'Appia Antica era deserta sotto il sole di mezzogiorno. Secca polvere volava tra le rovine sgretolate. Non un'anima in vista. Se ricordava bene, la chiesetta del Quo Vadis, con le impronte di Dio impresse sulla pietra, non doveva essere tanto distante. Non aveva mai avuto occasione di visitare come si deve il paese dei suoi nonni. Perfino i compagni c'erano stati più volte di lui. Chi l'avrebbe detto che sarebbe successo in un momento come questo.
Poteva essere un duello nel Far West, o ai confini del mondo. O dopo l'apocalisse. Se non fosse stato per la figura in chitone, dall'alto elmo piumato, che aveva davanti –la lancia in pugno, i muscoli in mostra e la rossa barba incolta– divinamente impaziente di dare inizio allo scontro.
–E meno male!– ribatté. –Perché se no sarei l'unico! Mi sono fatto un vanto di non aver mai aperto un libro a scuola e invece da quando è cominciata tutta questa faccenda mi sono messo prima a citare l'Antico Testamento e adesso parlo anche le lingue morte… diventare un superman si sta rivelando più una SCOCCIATURA che altro!
L'avversario si limitò a guardarlo con aria truce. Occhi, si accorse decisamente di malavoglia– parecchio simili ai suoi.
–Ah, non afferri, vero? Non che pensassi che voialtri aveste bisogno dell'intelligenza. A che vi serve dopotutto? Questo che mi gira in testa poi non dovrebbe essere un inno a te? Non ti chiamavano padre da queste parti pregandoti per millenni di respingere il male? E invece eccoti qua pronto a distruggere tutto, e per il colmo dei colmi questo significa che a me tocca affrontare un tizio in MINIGONNA!
Mentre sproloquiava, spiando le reazioni dell'altro, non aveva però perso di vista un attimo la punta dell'arma. Luccicante come nessun metallo conosciuto. Che stava cominciando ad abbassarsi.
Un ringhio belluino e ne partì un raggio luminoso che lo schivò di larga misura, perché aveva avuto buona parte di un secondo di preavviso per spostarsi con una folata di vento.
–Ah, be', da un pazzo non c'era da aspettarsi altro. E a quanto pare sei davvero irascibile come dicono. Tanto di vantaggio per me. Non capisco come si faccia ad affidarsi a un tipo simile per essere protetti. Ma suppongo che con quel look che ti ritrovi, sarà meglio toglierti di mezzo prima che mi rovini l'immagine.
La lancia venne puntata di nuovo. Un ululato ultraterreno accompagnò il suo movimento.
Ed ecco il branco spuntato dal nulla. Fauci rosse fameliche spalancate e sbavanti. Occhi privi di qualsiasi lume di sensibilità. Pelo ispido, sporco, arruffato, simile a scaglie di metallo. Aveva visto la statua della lupa al museo. La sua crudezza più che animale, bronzea, metallica. Doveva ammettere… che se queste bestie erano ispirate al modello, ne erano una buona rappresentazione. Naturalmente, poteva valere anche l'opposto.
Si afferrò il mantello nuovo. Diamine, era una fesseria ma se non fai fesserie in certe occasioni poi lo rimpiangi per sempre. E comunque l'impulso era irresistibile! –Aca Toro!
Sventolò e piroettò con grazia mentre tutta la carica gli passava accanto come un treno merci. Bello vedere che certe cose non si dimenticano mai! Non avrebbe avuto occasione di farlo di nuovo, ma chi se ne frega! –Sai, tipo, magari dopotutto un po' di cervello non farebbe male né a te né ai tuoi cuccioletti! Sicuro di volermeli gettare tutti contro comunque? Magari così si rovinano il latte e poi chi pensa ad allevarti i pupi?
–Si direbbe che tu pensi di essere mio pari.
–Ehi, sai come dicono i Ghostbusters? Se qualcuno ti chiede se sei un dio, tu rispondi… OW!
Okay, magari non rispondi OW.
E magari era stato anche un grosso errore perdere di vista le lupe dopo quell'esibizione.
Ma il morso era stato violento. Aveva lacerato perfino l'uniforme fresca di fabbrica. Ed era arrivato da una direzione che lui non si aspettava. Dall'alto.
Scalciò a terra saltando e sollevandosi istintivamente per evitarne un altro.
Il cerchio di bestie che si era stretto intorno a lui in quei pochi secondi si chiuse subito dopo, restando a fauci vuote. Poteva dire di averla scampata per un pelo… se non fosse stato per lo strano torpore che sentiva diffondersi dalla ferita. Veleno? Poteva avere effetto su di lui? Se si trattava di un veleno divino, tutto era possibile… ma quel dio in particolare non aveva mai avuto fama di usare mezzi del genere…
Impose la sua volontà.
Mentre le belve realizzavano che il loro bersaglio era sfuggito, si guardavano intorno per localizzarlo e saltavano per afferrarlo con muscoli poderosi, i suoi occhi scintillarono brevemente di luce propria e fu avvolto da una tromba d'aria. La prima lupa a raggiungerlo venne catturata dal vortice e prese ad orbitargli intorno guaendo di rabbia e perdendo bava puzzolente. Presto altre si unirono a lei, sbattendosi contro a vicenda.
Era dannatamente strano dover pensare a se stesso come a un sensitivo… gli dava l'impressione di non essere diverso da quei predicatori ciarlatani alla TV… e di certo non era in personaggio… ma doveva ammettere che era utile. E… dopo tanto tempo a provare l'ebbrezza di sfrecciare nel cielo… poter controllare lo stesso cielo… il vento stesso… se avesse potuto scegliere, era proprio il potere che avrebbe desiderato.
Certo. Dopotutto era questo il punto, no?
Un gesto col braccio.
L'invisibile imbuto roteante volò in alto verso le nuvole col suo carico di ululati, perdendosi alla vista.
Meno… quanti? Quaranta? Solo che non si era mai davvero preoccupato di quelli. Voleva solo fare una buona scrematura per rendersi conto di cosa lo avesse morso.
Che non era ovviamente più sul terreno. La polvere della raffica che aveva sollevato si stava posando sul suolo deserto.
Colse un movimento con la coda dell'occhio. Scartò di lato appena in tempo. E poi dovette scartare di nuovo nella direzione opposta. Lo stavano caricando nel cielo.
Cavalli. Almeno all'apparenza. Neri. Criniere candide, occhi rossi iniettati di sangue, zanne affilate come quelle di carnivori. E un succo tra il rosso e il verdastro che colava loro fumante dalla bocca. Mostravano una muscolatura sufficiente a far venire un bel complesso d'inferiorità anche a Terminator nei suoi giorni migliori… e stavano indubbiamente galoppando nell'aria.
Ce n'erano due. Difficile che i responsabili non fossero loro.
Qualcosa gli diceva che difendersi con una parete di vento non sarebbe servito a molto.
E quello strano torpore continuava a diffondersi… portando con sé una sensazione di… disagio.
Ares era rimasto a terra sogghignante stringendo la sua lancia con le braccia incrociate, come se ormai non gli servisse far più niente per vincere.
Certo… non aveva tutti i torti… la superiorità numerica poteva non essere più così schiacciante, ma… anche senza i pesci piccoli, erano pur sempre in tre contro uno.
Non era decisamente più il momento di fare lo sbruffone.
Le due bestie caricavano da direzioni opposte, rendendogli impossibile seguire i movimenti di entrambe contemporaneamente. Mentre cambiava posizione per essere un bersaglio meno prevedibile, spedì una raffica d'uragano contro quella di fronte a lui, alla massima potenza che riusciva a raggiungere.
Parve che non lo rallentasse nemmeno. Vide le fauci spalancarsi per un altro morso.
Si lasciò cadere a corpo morto allontanandosi da loro grazie alla pura forza di gravità. I cavalli s'incrociarono nel cielo, presero di nuovo distanza l'uno dall'altro e poi calarono in picchiata in una V perfetta.
Sparò. Per fortuna, anche coi loro nuovi poteri avevano avuto il buon senso di tenere le pistole, per ogni evenienza.
La pelle dei mostruosi equini parve appena appena bruciacchiata.
Deglutì. Il malessere cresceva. Gli sembrava che anche il suo controllo sui propri poteri stesse scemando. Poteva farcela davvero? Non si erano illusi fin da principio? Forse… forse la cosa più sensata che potesse fare in una situazione del genere era mettere la coda tra le gambe e filare via…
Aspetta un momento. Questi non sono pensieri da me.
Perciò da dove mi vengono?
Possibile che abbia paura di loro? Dopo quello che ho passato ultimamente… come posso essere…
La ferita alla spalla pulsava.
Poteva sentire il panico diffondersi da essa come un'ondata. Stranamente distaccato da lui. Ma cercando di prendere il controllo.
Certo. Un guizzo di comprensione.
I cavalli del cocchio della Guerra…
Phobos e Deimos… Paura e Terrore.
Era questa la loro arma, dunque.
E lo sentiva serpeggiare… espandersi… rallentargli i movimenti…
…togliergli la lucidità… la padronanza del suo corpo.
Uno dei due bestioni lo mancò di stretta misura, sfondando attraverso il suo mantello come un toro con la muleta… ma senza niente di divertente questa volta.
Ruzzolò per aria andando a colpire l'altro. Che chiuse le mascelle andando a segno sul suo braccio.
Una nuova ondata di dolore… una nuova ondata di panico, più subitanea della prima… mentre il fluido disgustoso si diffondeva. Non attraverso il sangue che non aveva, ma in modo più… incorporeo… mistico…
E il cavallo non mollava la presa… scalciando con le zampe anteriori la sua preda mentre il suo morso la stritolava con un gelo bruciante, mettendola in posizione perché prendesse in pieno petto la carica dell'altro che stava arrivando con un rombo di zoccoli dall'alto in basso.
Stava per morire?…
Scappa. Fuggi. Nasconditi.
Arrenditi. Sei uno sconfitto. Sei solo una preda.
Non importa quanto tu combatta… non importa per chi tu combatta… avevi perso dall'inizio…
Un colpo secco. Uno squarcio sanguigno.
Il dio dalla barba rossa restava a ridere godendosi da terra lo spettacolo…
…fin quando la sua espressione non si sciolse vedendo le mascelle di un destriero saldamente conficcate nel corpo dell'altro.
Ad opera delle stesse mani che se le erano strappate a forza di dosso.
–No, dico…– La voce era rauca.
–…stavate cercando per caso di controllarmi?
Scagliò lontano da sé con fatica i due corpi avvinghiati. Nitriti furiosi riempirono l'aria. La vittima del morso era furiosa per l'attacco subito e lo stava restituendo, costringendo l'altro possente destriero a difendersi. Si straziarono a vicenda, selvaggiamente, con zanne e zoccoli.
–Stavate cercando di condizionarmi… di nuovo?!
E il loro padrone era rimasto da solo al suolo a fissare due occhi azzurri gelidi simili ai suoi, fattisi piuttosto sanguigni per il veleno e la collera furiosa.
–Paura? Io? Di un trucchetto del genere? Volevate mettermi paura con una cosa del genere? Sentimi bene, ciccio… io ho passato l'inferno… tu neanche sai cosa vuol dire!
Il feroce signore della guerra dovette mettere la lancia in resta per difendersi, gli piacesse o no. Contro una picchiata violentissima alla velocità dell'uragano.
–Se credi di sapere cosa sia la paura… se credi che questa sia la paura…
I raggi di luce colpirono a raffica dalla lancia in tutte le direzioni, cercando di intercettarlo prima della collisione.
–…non ti sei mai trovato da solo di fronte a te stesso mentre qualcuno che ami moriva!
Fu inutile contro l'uppercut che lo colse in pieno mento senza che neanche l'avesse visto arrivare, con dietro una forza d'inerzia da cento metri e una rabbia che tra inerzia, forza di gravità, velocità e voglia di far male poteva essersi fatta i 100 km a ostacoli.
Il dio perse la sua divina compostezza, se mai l'aveva avuta, e volò indietro in un arco come il più comune dei pugili atterrati, impolverandosi vesti e barba sul terreno e lasciando andare la sua arma.
Il rosso l'afferrò e a dispetto di ogni probabilità se la premette con tutte le forze che aveva sul ginocchio, ignorando il dolore e l'incredibile resistenza del metallo finché questo non cominciò a piegarsi prima e finalmente si spezzò di netto con uno schianto e un lampo abbacinante.
Rivelando circuiti, fili spezzati e meccanismi all'interno.
–Ma guarda un po', eh?– esclamò lui con voce piatta, liberandosi dei due tronconi. Ares stava rialzandosi, premendosi la mano sul volto oltraggiato, occhi spalancati e chitone e mantello scomposti. Un fluido bianco gli colava tra le dita. –Roba già vista, a quanto pare. E già. Lo dicevano anche i testi antichi che il vostro sangue non era come quello umano. Liquido nutritivo, uh? Ci ti hanno costruito così, o sei solo un altro povero figlio di mamma che hanno convinto di essere chissà chi, e stai facendo la sceneggiata per loro senza saperlo… come quelli che avevamo già incontrato? Be', poco importa… nel primo caso, ti distruggo e basta… nel secondo, ti faccio tornare la memoria a furia di botte!
«Si ritiene che siano rimaste meno di un milione di persone su tutto il pianeta… malattie, catastrofi naturali e misteriose sparizioni continuano a imperversare… non sappiamo neanche se qualcuno stia ancora ascoltando le nostre trasmissioni…
Sembra che nulla possa fermare questa cosiddetta improvvisa, inspiegabile apocalisse… mentre arrivano ancora notizie sugli avvistamenti di creature ed oggetti misteriosi… Nessuna arma può niente contro questi sconosciuti invasori…
In questo scenario, qualcuno ha proposto che lasciare la Terra possa essere l'unica via percorribile… lo scienziato americano James Henderson ha trasmesso un appello su tutti i canali di comunicazione, invitando chiunque possa ancora ascoltarlo a raggiungere lla base di Cape Canaveral… dove si sta costruendo in tutta fretta un gigantesco mezzo di salvataggio… per preservare almeno quanto resta della razza umana da quello che ha definito "l'Armageddon"… in questo progetto titanico lo scienziato è coadiuvato dal giovane figlio Marius…»
HZZZZZZZZZ…
Il Re dell'Oltretomba
Le donne erano radunate in un vasto spiazzo brullo, circondato da enormi cani bianchi e fulvi, aspettando il proprio turno. Seminude, cercavano di coprirsi tremando dal freddo.
Una alla volta venivano spinte davanti alla figura gigantesca assisa in trono. Barba e capelli erano candidi, l'abito nero e fluente preziosamente ricamato in oro. Contro il bracciolo poggiava una falce enorme ornata di così tante pietre preziose da chiedersi come potesse fare il suo padrone, nonostante la statura, a sollevarla. Sarebbe sembrata più un gioiello che un'arma, se il bagliore che correva sul filo della sua lama dorata non avesse suggerito che si potesse finire tagliati di netto in due anche solo ad avvicinarcisi troppo.
Indolente, il dio osservava con occhio critico ognuna delle candidate, valutando il volto e il corpo per poi inviarla con un gesto in una delle due schiere alle sue spalle. Quasi tutte piangevano nell'avviarsi: solo quelle più sfacciate respiravano di sollievo procedendo verso il gruppo di destra. Altre donne riccamente abbigliate circondavano il trono d'oro con espressione impassibile, vitrea. La più adorna di tutte occupava il posto al fianco del giudice, con un diadema scintillante nei capelli, poggiando con confidenza la mano sul bracciolo dal motivo a teschi d'oro. Né lei né le altre avevano le stesse proporzioni del loro signore: si sarebbero piuttosto dette normali donne umane… ipnotizzate.
La pallida mano inanellata del re carezzò pigra quella della sua regina. –Quella che più mi piacerà tra costoro guadagnerà il diritto di prendere il tuo posto, mia cara. Non dolertene. Nessuna mortale, in fondo, può placare i miei desideri a lungo. E avrai la ricca posizione che ti spetta tra le mie precedenti spose. Non credo tu abbia da lamentarti. Dopotutto, quale altro criterio si può usare per decidere chi è degno del paradiso… se non ciò che gratifica gli occhi di un dio?
–Ho idea che qualcuno avrebbe parecchio da ridire al riguardo, amico.
Le esplosioni partirono al limite dell'enorme campo di raccolta. Le candidate presero ad emettere fievoli grida, ritraendosi in gruppetti, non osando prendere la fuga. Quando il rumore si avvicinò, il dio sollevò la testa con calma senza mostrare alcun segno di alterarsi. Ognuno dei segugi infernali svaniva in uno scoppio senza neanche il tempo di un breve guaito, accompagnando l'arrivo dell'uomo che incedeva lentamente verso il trono. Quando fu giunto a pochi passi, non si degnò di fissare lo sguardo sul suo occupante. Piuttosto lo volse di sbieco a destra e a sinistra, alle torme di donne radunate e impaurite.
–Allora? Adesso non c'è più nessuno a trattenervi. Suppongo vi avessero costrette. Sbrigatevi a filare a casa, mentre io mi occupo di questo bel tipo. O ci tenete tanto a finire nel suo harem nell'aldilà?
Esse rabbrividirono, e non solo per la temperatura. Molte si allontanarono di un passo. Una, quasi furiosa, si piegò in avanti gridando: –Cosa ne vuoi sapere tu? Chi sei? Fatti gli affari tuoi! Moriremo comunque… dove potremmo scappare? Tanto vale passare l'eternità in questo modo piuttosto che svanire nel nulla!
–Hm. Già. Suppongo che possiate pensarla così. Dimenticavo come ragionano le persone– bofonchiò il guerriero cupo. –Ma bene. Così mi starete tra i piedi e dovrò fare le cose nel modo più difficile. Figuriamoci se non mi capitavano cose del genere.– Sollevò finalmente gli occhi duri come pietre squadrando la figura imponente che intanto si era alzata in piedi. –E tu saresti?
–Arawn, sovrano di Annwn. Re e giudice dei morti– replicò l'altro con serietà spettrale. –E tu evidentemente sei un miscredente, visto che non mi conosci.
–Cosa vuoi. Abbiamo fatto a meno di voialtri buffoni per tanto tempo che non possiamo certo ricordarci tutti i vostri nomi. Il dio della morte celtico, uh? Mi sa che dovevo aspettarmelo. La roba macabra tocca sempre a me.
–Sei stato molto scortese a privarmi dei miei adorati cani da caccia, piccolo umano. Normalmente mi divertirebbe che qualcuno mi sfidi in questo modo. Ma credo tu sia uscito dai limiti del gradevole.
–Mentre tu dovresti essere un sovrano giusto. Ti sembra un buon criterio di giustizia prenderti semplicemente qualunque femmina ti solletichi l'immaginazione e dannare tutto il resto?
–E tu ti ritieni tanto perfetto da poter giudicare colui che giudica? La vostra superbia davvero non conosce confini.
–Evidentemente abbiamo imparato da voi. Bene. Vuoi fare tu la prima mossa o comincio io?
Fece per avanzare di un passo. Le regine ai lati del trono sciamarono in avanti, allargando le braccia e coprendo il consorte col proprio corpo.
Il re gettò indietro la testa e rise con un suono tonante e cupo alla smorfia dell'altro. –Ah, so cosa pensi. Che sono un vigliacco a nascondermi così dietro delle donne. Ma temo che le mie amate non mi lasceranno a te tanto facilmente. E non sono neanche indifese, vedi. Dovresti passare su di loro per arrivare a me.
Ma non c'è bisogno di questo. Potremmo semplicemente parlare. Io SONO un buon giudice e riconosco un guerriero di valore. Potrei forse offrirti qualcosa per convincerti ad unirti a me?
–Come sarebbe?– Le parole vennero quasi sputate.
–La vita e la morte sono solo stati mentali. Io posso rinchiudere come lasciar andare. C'è forse qualcuno tra i miei sudditi… che vorresti rivedere? Che vorresti riavere indietro?
Schioccò le dita. Una sagoma pallida si fece avanti alle sue spalle uscendo dalla foschia.
–Considereresti di rinunciare a combattermi ed entrare al mio servizio, in cambio della sua vita?
La donna era nuda. Le guance leggermente soffuse di rossore, le palpebre semichiuse. Bella e desiderabile… come non avrebbe mai potuto ricordarla o immaginarla.
Non importava per lui. Perché la guardava in volto.
Ma una rabbia sorda lo scosse al pensiero che fosse esposta in quel modo allo sguardo di chiunque.
–Forse ci sono anche altre anime che apprezzeresti di riavere su questa terra?
Una seconda, una terza figura, si fecero avanti. Una con una tuta attillata… un'altra con un lungo peplo… Lo fissavano dritto negli occhi. In silenzio.
–Diventa il mio viceré. Amministra la giustizia e somministra il giudizio al mio posto. So apprezzare chi ne è degno. E così potresti far valere la tua idea di equità. Ci somigliamo, in fondo. Stimi anche tu la bellezza a quanto pare. Non ti sembra una buona proposta? Non te ne farò una migliore.
Guardare le due ai lati gli procurava una pena infinita.
Guardare la terza gli tagliava il cuore.
–Sai, questo… direi che senza dubbio cambia le cose.
–Ah.
–Già. Perché prima non c'era niente di personale.
Con uno scatto d'acciaio, la lama del coltello spuntò dalla sua mano.
–Adesso invece ho proprio voglia di farti a pezzi.
–Come?!
Non gli rispose neanche. E non si curò di guardarlo.
Fissò colei che non avrebbe mai smesso di amare e di piangere.
–Tu che cosa vorresti che facessi?
Lei schiuse le labbra, con tutta la dolcezza fragrante che ricordava.
–Salvami, amore mio. Riportami indietro dalla tomba.
Così potremo restare insieme in eterno.
–Già. Immaginavo.
Sollevò l'altro braccio, distogliendo gli occhi.
Una tempesta di fori di proiettile trafisse le tre ombre senza che neanche una pallottola fosse stata sparata. Rigettandole indietro. Dissolvendole in squarci di nebbia.
E straziandogli il cuore.
–Io la conosco– sibilò con un fil di voce, le labbra così strette che avrebbero sanguinato se fosse stato possibile. –Io l'ho vista. Questa non era lei. Lei non parlerebbe mai in questo modo. E adesso immagini quanto mi hai fatto infuriare insozzando così la sua memoria?!
La lama fendette l'aria producendo qualcosa come un rumore luminoso.
Il sorriso del dio rimase imperturbabile. Aveva ancora le sue spose schierate attorno a sé a difenderlo.
Dovette cambiare idea quando il lembo della sua ricca veste si divise in due arrivando quasi alla pelle, senza che loro si fossero mosse– o accorte di niente. Si voltarono alla sua esclamazione, e trattennero il fiato.
–Sfodera quel tuo arnese, re dei morti. Vediamo qual è il tuo colpo migliore. Vediamo se posso renderti un po' più simile a coloro che governi.
Un altro colpo. Le regine fecero per gettarsi addosso all'assalitore, ma lui le schivò tutte e stavolta la sua mano andò a segno. Stridendo sul manico della falce d'oro che Arawn aveva prontamente afferrato per difendersi. I volti dei due, coi denti digrignati, erano vicinissimi e quasi l'uno lo specchio dell'altro.
–Ti è venuto in mente… che questa potesse essere solo una PROVA? Io mi diletto a porre sfide ai guerrieri degni. In questo caso, l'avresti superata… e potresti accedere al paradiso al mio fianco.
–Ma guarda. Questa sarebbe la stessa giustizia di cui ti vantavi poco fa, vero? Tentare e poi giudicare in base alla tua stessa tentazione. Be', sai che c'è di nuovo?– Le armi si separarono. Vennero portate indietro. Tornarono a cozzare. –Io ti ho pesato sulla mia bilancia e ti ho trovato scarso!
Le donne urlarono. Raggi rossastri scoccarono dai loro occhi incrociandosi tra loro, incuranti di chi potevano colpire pur di eliminare l'autore dell'oltraggio. Tutte le altre intorno si dispersero finalmente, il buon senso che cominciava a prevalere sulla paura… o forse il contrario.
Si disimpegnò schivando, continuando con una parte della sua consapevolezza a tenere d'occhio il re che stava assestandosi per vibrare un gran fendente con la falce. Non era la prima volta che doveva difendersi da un fuoco incrociato. L'unica cosa che lo infastidiva era dover evitare che fosse fatto del male a degli innocenti. Per lo meno il numero dei bersagli si era ridotto. Qualche pistolettata non letale sarebbe dovuta servire allo scopo, ma non se la sentiva di colpire delle donne neanche in queste condizioni… e comunque il suo nemico era solo uno, ed era ben deciso a lottare contro di lui rigorosamente all'arma bianca.
Non l'avrebbe soddisfatto semplicemente sforacchiarlo, pensò con un ghigno mortuario. Voleva affettarlo.
Le unghie smaltate delle regine stavano crescendo in artigli affilatissimi. Spalancarono bocche zannute strillando in toni quasi ultrasonici, come arpie, mentre gli si avventavano addosso.
Anche loro mutate da poteri telecinetici di qualche genere? Poco importava. Si mosse troppo rapidamente perché potessero reagire. Non era forse all'altezza di altri sotto quell'aspetto, ma era pur sempre in grado di localizzare e colpire un nemico che si muoveva a parecchie volte la velocità del suono. Questo era uno scherzo. Un buffetto sulla nuca a ciascuna di loro con l'altro taglio della mano, e tutte erano a nanna senza alcun danno.
–Molto bene… ora siamo solo io e te, vigliacco. Qualche altro trucco a tua disposizione, o vogliamo finalmente fare sul serio?
Il dio indietreggiò quando fu di nuovo tagliato dal semplice spostamento d'aria della sua mano. E stavolta sanguinò.
Proiettili illimitati…
Capacità di controllare la traiettoria….
Di colpire solamente pensando di colpire, senza dover nemmeno compiere il gesto…
Di creare i propri armamenti letteralmente dall'aria…
…i suoi sensi da cecchino già finissimi ulteriormente potenziati, rendendo praticamente impossibile mancare il bersaglio o farsi centrare.
Doveva ancora comprendere appieno tutti i cambiamenti che il risveglio gli aveva portato…
…ma se questo non si avvicinava abbastanza ad essere diventato la morte, allora be', poco ci mancava.
Tutto stava a domandarsi qual era il senso che si voleva dare alla morte.
L'aria veniva tagliata dalle lame producendo refoli e trucioli di vuoto.
Lo spazio perdeva grossi pezzi trasformandosi in una ragnatela di scie d'oro e d'acciaio attorno ai contendenti.
La luce, il buio, il tempo, morivano uccisi dai loro fendenti.
E Arawn sembrava accusare pesantemente la fatica… cosa che sorprendeva lui per primo. Possibile che non riuscisse a tenere il passo di un mortale?
E possibile che la sua arma non mandasse in pezzi quella di lui?
Davanti agli occhi dell'avversario, il suo volto cominciò a mutare. Divenne prima una sua copia perfetta, ghignante… poi il teschio spoglio e roso della decomposizione in persona.
La falce ingioiellata fu tranciata di netto in due perfette metà, ricadendo di lato con un suono sordo– e poi scomparendo nel nulla.
Il dio si voltò per scappare. Lasciò cadere i paramenti regali svolazzanti. Il cranio lucido fu per un istante quello di un nemico sconfitto. Poi un cervo maestoso dalle corna a croce fece per prendere la fuga a zampe protese.
Solo per essere azzoppato, i tendini recisi, e rotolarsi dolorosamente a terra.
Lo spadaccino rimase a guardarlo con occhio critico stupito, il braccio che aveva colpito abbassato lungo il fianco. –Quindi… fammi capire… sei un mutaforma? Siete tutti dei mutaforma? Quindi siamo noi a darvi l'aspetto che avete, e magari anche i vostri poteri?– Annuì, avvicinandosi di un passo. –Ha senso. Per cui… il vostro influsso su di noi si riduce alla fede. E ad illusioni. Come quella di prima. Vincete usando le nostre debolezze contro di noi, vero? È sempre questo il vostro trucco.
Sollevò nuovamente la mano. –Ho idea di essermi avvicinato di un altro passo al segreto, eh? Peccato… che io abbia già affrontato me stesso. E adesso, grande giudice… sei pronto tu ad affrontare il mio giudizio?
Io sono tutti i salvatori che siano mai esistiti. Tutti i redentori che gli uomini pregano. È vero. Non ho mai detto di essere migliore di te. Sono umano. SIAMO umani. È un sacrificio che sono disposto a compiere.
Periodicamente, io creo me stesso per distruggere i rifiuti accumulati dall'anima dell'umanità.
A volte bisogna compiere scelte dolorose per questo. A volte bisogna fare cose che gli esseri semplici e ignoranti non capiscono. O scambiano per male.
Tu dovresti saperlo… non è forse la stessa cosa che siete convinti di fare voi adesso?
Non è quello che hai fatto tu… più di una volta… manipolando menti a tuo arbitrio, senza che ti fosse richiesto?
Non puoi negarlo. Non puoi mentire alla tua coscienza davanti a me. Vedo chiaro nella tua anima. La tua presunzione… il tuo peccato.
Ho fatto cose di cui non mi giustifico. Erano necessarie. Ma ciò non le rende meno discutibili.
Non l'ho mai rivelato ai miei compagni. Sarebbe stato egoista.
Non sono LORO a dover portare il mio fardello. Sono IO che porterò il loro… e quello di altri.
Ancora ardisci resistermi e sfidarmi.
Cosa te ne dà il diritto?
È la nostra natura questa, in fondo.
Che sia stato tu ad infondercela… oppure no.
Forse potremmo accettare di essere giudicati da qualcuno superiore a noi.
Ma tu…
…non è ancora affatto detto che lo sia.
Non sono ancora certo di cosa tu sia realmente.
Per questo sono qui con te adesso… per scoprirlo.
Sarebbe comunque soltanto questione di tempo…
…e loro… riuscirebbero a farcela anche senza di me.
Io non sono migliore di te…
…ma LORO… credo con tutto me stesso… che lo SIANO.
Il Più Grande e il Migliore
Avanzava tra il fogliame grondante. Ogni tanto scostava con la mano un ramo o un tronco che gli bloccava il passaggio, cercando di non premere tanto da danneggiare la pianta. Quella scricchiolava, lasciandogli cadere un freddo rivolo addosso. Non se ne curava.
Non sapeva dove stesse andando. Ma era certo di dover essere lì.
E che continuando a procedere… avrebbe incontrato qualcuno. Quel qualcuno che doveva incontrare.
Camminò con pazienza fino a sentire il fruscio che attendeva, nel groviglio del sottobosco davanti a sé.
E il giaguaro spuntò dalle piante, fermandoglisi davanti. Guardandolo con occhi più intelligenti di una comune bestia.
–Salute, fratello– gli mormorò con calma. –Dunque sei tu la mia guida?
L'animale aprì le fauci quasi in un sorriso compiaciuto. –Avrei creduto che volessi attaccarmi subito.
–Dovrei farlo? È necessario combattere, anche se non siamo dalla stessa parte?
–Forse no. Ma forse non sono neanche io quello con cui devi combattere. Vieni. Se non temi. Ti condurrò alla sua presenza.
Non replicò. Si avviò, mezzo passo dietro la sinuosa presenza felina. Il silenzio per un po' fu rotto soltanto dal rumore della loro avanzata, lieve ed elegante per la guida, ben più pesante ma non meno sicura per il pellegrino.
–Tu sai chi sono, vero?
–Assomigli… un po' ad un caro amico che ho perduto. Ma sì, ti conosco, Ocelotl. Credo che gli spiriti siano gli stessi ovunque.
–E pensi che io sia davvero lo spirito che conosci? Oppure soltanto un impostore che finge o crede di esserlo?
–Immagino di essere qui proprio per scoprirlo.
Cadde di nuovo il silenzio per qualche minuto.
–Il Giaguaro Ocelotl… è uno dei servitori del dio Tezcatlipoca. Lo spirito del quinto pianeta, il più grande di tutti. Colui che presiedette alla nascita della terra, sacrificando una parte del suo stesso corpo. Che divenne il Primo Sole, illuminando però il mondo soltanto a metà col suo colore nero. E che di quella prima epoca decretò la fine… ordinando al Giaguaro e ai suoi compagni di divorare la prima razza umana, quella dei giganti. Così credevano i miei fratelli che abitavano queste regioni.
–Ed ora siamo alla fine del Quinto Sole. È decretato il ritorno del Tezcatlipoca Bianco, il Serpente Piumato, salvatore del futuro. Dimmi, non hai timore che io possa divorare anche te… gigante?
–Resta da vedere se ci riusciresti, o spirito.
–Hai molta fede in te stesso, da quel che ascolto.
–No, qui ti sbagli. Non in me stesso soltanto. Dunque… è questo salvatore il mio interlocutore, adesso? Tuttavia sapete che gli uomini oggi non credono più in voi, qui.
–La storia non è così facile da cancellare. E nemmeno la fede. Ci sono tanti che adorano il passato e compiono sacrifici, senza neanche sapere cosa stanno facendo. Siamo più difficili da uccidere di quel che sembra, gigante. E comunque… come possiamo avere paura della morte, se siamo già tutti morti una volta?
–È così?– chiese lui sbattendo gli occhi.
–Chissà. I tuoi fratelli che credevano in noi sono stati tutti sterminati dai bianchi. Non troveresti giusto che fossero vendicati?
–La morte non vendica la morte. La perpetua soltanto. E non sono forse miei fratelli anche i bianchi? Comunque… i loro figli sopravvivono. La loro eredità non è mai scomparsa del tutto.
–Ebbene, hai risposto da solo alla tua domanda, fratello e preda. Ed ora… siamo arrivati.
La piramide a gradoni sbucava dalla giungla senza preavviso, incombente, torreggiante, coperta di edera e di simboli sgretolati. L'altare in cima sembrava quasi rilucere al primo sole mattutino. Annuì. Era senz'altro il luogo adatto ad un simile incontro. L'inizio di un nuovo mondo richiede naturalmente un sacrificio. La vittima era forse giunta con le proprie gambe a farsi estrarre il cuore per dar vita al sole? O forse… la vittima attendeva sulla cima, col coltello tra le grinfie artigliate?
In ogni modo, non era certo uomo da sottrarsi ad un invito.
–Arrivederci, fratello– gli sogghignò il Giaguaro. –O forse addio.
E rimase a guardarlo mentre, dopo averlo salutato con un cenno del capo, l'uomo intraprendeva la lunga scalata. Senza lamentarsi. Oltre a chiamare qualcuno verso la morte, si pretendeva anche che facesse fatica per conquistarsela? Nulla di strano. Era stato lui a volersi presentare. E qualsiasi diritto va guadagnato.
Non era poi una fatica così grande. Anche se i gradoni erano altissimi perfino per uno della sua stazza, e la pietra si sgretolava al suo tocco costringendolo a ritentare più di una volta appoggiandosi sulle piante scivolose. Dopo la catarsi, la sua forza era aumentata almeno di dieci volte… la differenza era che non ne aveva più paura, adesso.
E sarebbe stato facile ordinare alla pietra stessa di obbedirgli, al suolo della foresta di portarlo su… ma non sarebbe stato giusto. Le cose vanno fatte secondo certi riti per avere senso. Lo sapeva benissimo.
Giunse in cima spazzolandosi il terriccio dalla casacca. Timidi raggi filtrati dal tetto di foglie gli illuminarono il viso. Si protesse gli occhi dal riverbero dell'altare. Come aveva immaginato… diversamente da quelli antichi che aveva già visto, era fatto di metallo. Probabilmente neanche un metallo conosciuto su quel pianeta. Ricordò le strane pitture ambiguamente interpretate, tipiche di quelle zone, e le leggende secondo cui i creatori dell'umanità avevano avuto la loro casa tra le stelle…
Il coltello giaceva sul piano liscio, quasi chirurgico, rilucendo della stessa sfumatura nonostante fosse di fattura apparentemente rozza. Si avvicinò, notando i bassorilievi religiosi alla maniera antica che adornavano la struttura.
–Sangue di valorosi, cuori di valorosi raccolti in una coppa, perché il sole possa continuare a splendere. Perché gli dei possano continuare a vivere e questo mondo non finisca nel nulla. Era considerato un grande onore… essere scelti per il sacrificio.
La mano gli si fermò a mezz'aria senza afferrare la lama. Sollevò lo sguardo dove la foschia umida si stava condensando con uno scintillio nella figura candida dalle molte ali, dalle scaglie lucide, immensamente benevola negli occhi che lo fissavano. –Ogni ciclo del mondo vide la creazione di una nuova razza umana. Ma ogni sole terminò col loro sterminio. Io sacrificai me stesso e scesi agli inferi per portare in vita le ossa dei defunti e generare gli uomini che adesso dominano il mondo. Poi… noi tutti morimmo, perché esso continuasse a vivere. Si può dire che questa razza, questa era, è nata morta… e noi stessi siamo dei morti tenuti in vita soltanto dal sacrificio.
Non si scompose. Non chiese da dove la creatura fosse apparsa. –Ma sono ormai dei secoli che i guerrieri non vengono più sacrificati in questi luoghi– rispose con calma. –O vuoi dirmi… che è questo il motivo per cui guerre e tumulti non possono mai finire nel mondo? Che è questo il modo in cui vi procurate le vittime dopo il massacro dei vostri fedeli?
–E se così fosse?
–È troppo triste per me accettare l'idea di un mondo che si sostiene in vita grazie a tanta morte.
Parve che il serpente annuisse. –Lo è anche per me. Per questo torno nel mio tempo determinato, per mettere fine agli spargimenti di sangue. Anche coloro che vivevano qui e di cui tanto si deplora la fine, si sono macchiati di questi orribili crimini. Non è forse ipocrita piangerli, quando non si trattava che di assassini come tutti gli altri?
–Non è forse ipocrita chiamarli così, se davvero eseguivano soltanto i vostri ordini? Se davvero gli spargimenti di sangue non ti piacciono… se davvero non erano necessari… perché non tornare prima? Perché lasciare che qualcun altro si spacciasse per te e usasse la loro fede in te per massacrarli? E quello davanti a me… sei davvero tu, oppure un altro impostore che si spaccia per salvatore, allo scopo di massacrare quelli che tu stesso dici di aver creato?
–Ah. Buona osservazione.– Qualcosa come un sorriso compiaciuto apparve sul muso del dio. –Sei un buon filosofo, gigante. Oltre che un buon guerriero. Non potresti forse essere tu stesso una reincarnazione di mio fratello… portato qui per prendere nuovamente il posto del sole, e presiedere al nuovo mondo?
Il coltello si sollevò da solo dall'altare con qualcosa come un ronzio magnetico. Lentamente ruotò su se stesso fino a puntare la lama acuminata dritto verso il cuore dell'uomo. Non ebbe alcun dubbio che per quanto fosse spessa la sua pelle, quella punta sarebbe stata capace di trapassarlo.
–Tezcatlipoca non fu capace di diventare un vero sole– rispose annuendo –perché il suo corpo non era completo… o forse perché era il dominatore della notte. Il quinto pianeta… Giove… il corpo celeste più luminoso della notte, grazie alle sue dimensioni… quando nacque il sistema solare, non riuscì per poco a diventare una stella, perché la sua massa era solo di poco inferiore a quella necessaria. Forse è vero… i miei fratelli sapevano molto più di quanto avrebbero dovuto, su di voi. Forse per questo sono morti. Magari tu e i tuoi simili siete veramente alieni, giunti qui per i vostri scopi misteriosi… o magari portati qui da qualcun altro, per i suoi.
–Anche tu, a quanto pare, sai molte cose.
–Alcune le avevo già studiate da tempo. Altre…
…stanno venendo a me senza che io lo chieda, come se le conoscessi da sempre, pensò. Ma tacque.
–Vorresti che confermassi i tuoi sospetti? O che smentissi? Ti servirebbe forse a qualche cosa? Non mi pare che tu voglia combattermi. Non sarebbe più glorioso per te dare la tua vita creando anziché distruggendo? Offrendo il tuo cuore e il tuo sangue… se ancora ce l'hai… per splendere su una terra rigenerata e una nuova razza umana?
–La nostra razza… dovrebbe avere il sangue di tutte quelle che l'hanno preceduta. Giganti… scimmie… pesci… tutti i superstiti dei primi quattro mondi. E ora che il quinto ciclo è alla fine… quello nuovo come sarà? Che tipo di esseri umani saranno creati daccapo? E se di nuovo non dovessero piacervi? Quanto durerà stavolta, prima di una nuova fine e una nuova morte nel sangue? Che strana cosa, che una simile purificazione possa avere bisogno del contributo di un… demone. Come tuo fratello. O come me.
Avanzò di un paio di passi, afferrando il manico del pugnale proprio mentre questo stava iniziando a muoversi. –Un sacrificio artificiale per una rigenerazione artificiale? Sì, forse questo sarebbe appropriato. Strano. È come se vi steste sforzando di darmi degli indizi. Forse qualcuno di voi in fondo desidera la nostra vittoria? Degli dei morti… possono desiderare di essere uccisi di nuovo?
Avvertì la volontà… forse la spinta mentale… che stava cercando di portare in avanti l'oggetto, contro di lui. Era immane. Quetzalcoatl rimaneva immobile, agitando appena le rugiadose piume scintillanti, senza alterare il suo luminoso sorriso.
Nonostante la forza di mille uomini cercasse di bloccarla… lentamente, millimetro dopo millimetro, la punta scivolava dal suo palmo sudato. Verso il cuore.
Sembrava che tutto fosse immobile sulla cima della piramide, eppure stava avendo luogo il più cruento dei duelli, sebbene su un piano diverso da quello fisico.
Le pietre cominciarono a tremare. Un qualsiasi uomo… o un qualsiasi soldato meccanico… sarebbe scivolato via a causa della sola pressione. Ma lui si stava ancorando alla terra stessa sotto di sé, per restare saldo sulle gambe. Sforzandosi, portò il pugnale verso l'alto. Finché non puntò direttamente verso i suoi occhi, e poté concentrarvi sopra tutta l'intensità del suo sguardo, altrettanto acuminato.
Già… non uno scontro fisico… uno scontro di menti… di volontà…
Non contava quanto fosse potente il suo corpo qui.
Forse quella spinta non era neanche reale. Forse lo stavano inducendo ad immaginarla… e un attimo prima della fine, avrebbe scoperto che si erano serviti della sua stessa forza per guidare la lama. Costringendolo al suicidio.
Questo prima era sempre stato il suo punto debole.
Ed ora, lo era ancora?
Stava concentrandosi al massimo. Ma se si trattava di un'illusione, non riusciva a smascherarla e sconfiggerla.
Però… c'è sempre un altro modo…
…per quanto cerchino di farti credere il contrario.
Poteva aggirarla.
Smise di concentrarsi sul movimento in avanti.
La lama scattò velocissima per un attimo verso la sua fronte…
…il sorriso del serpente si allargò…
…per poi cadere frantumata al suolo in un milione di frammenti contorti.
Strappandogli un grido soffocato.
Il gigante si guardò la mano escoriata e tagliata dalle schegge affilate, lasciando cadere il manico del pugnale.
–Sì. Come immaginavo… non doveva essere un metallo di questo pianeta– disse piano. –O non avrei dovuto stringere tanto per spezzarlo.
Agitò l'altra mano in direzione del dio.
Parve che gli passasse attraverso per un istante, prima d'afferrare il corpo solido.
Un corpo di serpente senza ali… che ringhiò passando velocemente, stroboscopicamente dal bianco al nero e poi di nuovo al bianco nella sua furia incontrollata.
–E anche tu… sei almeno in parte un'illusione, o saggio. Davvero uno spettro… o forse davvero un alieno? Forse tu e il tuo malvagio gemello siete in realtà sempre stati una cosa sola? Adesso gradirei davvero che tu rispondessi alle mie domande.
La torre candida sta crollando. Negli ultimi giorni si è trasformata nel rifugio che ha accolto gli ultimi, disperati scampati della città vicina… oltre a un gran numero di superesseri che ora combattono strenuamente per difenderla. Ma i dischi volanti sono troppi… e i mostri che ne sgorgano diventano sempre di più. I nostri poteri non sono sufficienti. Non abbiamo potuto neanche fare un minimo di differenza in questa guerra.
Noi… tizi mascherati… motociclisti… spadaccini… nobili o dannati… amici o rivali… tutti a cercare di fare del nostro meglio per essere d'aiuto… ma questa forse non era la nostra battaglia.
E anch'io…
Questi sono i miei nemici? O i nemici di qualcun altro di noi? Alcuni assomigliano loro… alcuni hanno le loro voci… o forse no. Non riesco, non riusciamo, più a distinguere le cose. E non riusciremo a resistere ancora per molto.
Sento le voci angosciate intorno a me, alle mie spalle, e mi viene mio malgrado da sorridere. Queste capacità che ho sempre odiato… che mi sono costate così tanto… e che non hanno mai cessato di svilupparsi… forse ora morirò senza sapere neanche che cosa fossero realmente. Forse, semplicemente… la rabbia e l'odio dentro di me mi hanno impedito di completare la mia evoluzione… senza bruciare me stesso.
Heh heh heh… già… alla fine… per cosa sto combattendo?
Forse finalmente per gli altri, invece che solo per la mia vendetta e per me stesso? Forse, finalmente, per altruismo? Una tarda conversione ipocrita, proprio alla fine della mia vita?
Non lo so nemmeno io… ma forse… tra tutti noi… riusciremo a dare a voi qualche altro momento prezioso.
Già… ti ho visto nei servizi televisivi… quei pochi rimasti… molte telecamere non sono riuscite a catturare più di una macchia colorata… ma io ti ho riconosciuto.
Te, e quegli altri vestiti come te.
A quanto pare… eri tu il prescelto, e non io… bastardo.
Meglio così. Credo che sarei stato un pessimo salvatore, per questo mondo. Non ho mai avuto il cuore abbastanza puro. Mentre tu…
…spero che possa sopportare questo fardello. Che tu possa essere un giudice misericordioso.
Il nostro incontro… non mi è mai uscito di mente. Ed ha significato qualcosa. Quella domanda che mi hai fatto, mi è rimasta dentro. E da allora non ho mai smesso di pormela.
Probabilmente non arriverò a poterti stringere di nuovo la mano. Ma vorrei tanto farti sapere… che ti auguro buona fortuna.
