SGGK e Kaiser finalmente si avvicinano? Ma Genzo ha anche molti altri amici e… amiche! ^_*
Ma, soprattutto, vi ricordate Maulesel, il capo-bidello, nella shot "Chi fa da sé, fa per tre…"? Attente ai calci!


Attaccante e portiere avevano provato tutto il pomeriggio tiri di testa sotto porta a distanza più o meno ravvicinata; entrambi avevano uno spiccato senso dello "spazio" in campo, che permetteva loro di immaginare azioni affollate in area di rigore benché fossero, appunto, soltanto loro due nell'orto-campetto.

Genzō aveva iniziato a girare le palle come il "negrone", riuscendo, a poco a poco, ad adattare i suoi movimenti a dimensione e peso della sfera bianca e nera e al diverso volume di spazio rispetto ad un campo da pallacanestro. Alla fine era stato in grado di contrastare efficacemente il Kaiser a ogni tentativo, anche perché era ormai abituato a saltare sul ghiaccio duro e liscio con la pesante armatura, i muscoli delle gambe quindi si erano rafforzati parecchio e l'erba era diventata, in un certo senso, persino 'elastica' sotto le sue morbide sneakers. E se riusciva a sottrarsi rapidamente all'enorme massa in movimento dei Großer lanciati come treni in velocità verso l'area blu, dribblare il "poco in carne" Schneider in aria sotto rete era quasi un gioco da bambini.

Karl-Heinz si era ritrovato davanti ogni volta un'ombra nera che lo sovrastava e gli rubava palla, che spariva letteralmente dietro la schiena di Wakabayashi, che saltava ben più in alto di lui, e non solo grazie ai molti centimetri in più. Anche perché, per essere giapponese, era piuttosto ben piazzato, perciò immaginava che il maggior peso potesse rappresentare per lui un ostacolo. E invece no; così aveva stabilito che, dopo aver perfezionato del tutto il FireShot, avrebbe incominciato a lavorare sul gioco aereo, in cui il suo portiere pareva aver fatto molti più progressi di lui.

– Interessante… – esordì – Da quando sai giocare anche a basket, oltre che prendere palle da tennis al volo? – mentre masticava un biscotto della nonna. ~ Il cuginastro ha un emulo inconsapevole. ~ Fece spallucce, ma prima di rispondergli aspettò di aver ingoiato il suo. – L'ho visto fare a un tizio, stamattina alla clinica. –

– Ah, ho capito… – Ne mise in bocca un altro. – Lo conosci? – Lui scrollò le spalle – Il fratello di Houriya non passa molto inosservato nella lattea Poppen. – Genzō si ricordò improvvisamente di quel nome che non gli era venuto al mattino, e trovò curioso che anche il Kaiser avesse fatto, come lui, la stessa associazione nella somiglianza fisica; ma immaginò che anche per lui fosse stata istintiva perché tipica, sia dei bianchi sia degli asiatici, nei confronti delle razze di discendenza centrafricana. – È notevole! –

– Mm, già… – cambiò discorso, – Dubito fortemente che pezzo di groviera sia in grado, come fai tu, di assorbire… – Il portiere scoppiò a ridere, e l'attaccante, agitando un biscotto e facendo una faccia eloquentissima, sbottò – Con tutti i buchi che si ritrova, sarebbe meglio che facesse il formaggiaio! –

Wakabayashi ora stava ridendo a crepapelle. ~ Interessante ~ si stupì Schneider, che aveva sempre visto il suo portiere soltanto ghignare o, al massimo, sorridere con sufficienza. – Raccontala anche a me, questa esilarante barzelletta. –

Così, svelò il suo "segreto" dei soprannomi di Mölln al Capitano, che commentò – A parte ghiacciolo, che era assente, e stecchino, onnipresente, cosa ha partorito la tua mente bastarda? – E l'S.G.G.K. sogghignò – Gianni e Pinotto. – Karl-Heinz commentò – Molto scontato: Hannes e Gongers. Ma, vieni al dunque, portiere! –

– EmmentHans. – Il Kaiser si illuminò di una luce ancora più bastarda della sua. – È semplicemente perfetto! Così ora faccio anche prima a chiamarlo… EmmentHans! – Si voltò a guardarlo, e un lampo di intesa passò nell'azzurro ghiaccio – E, naturalmente, questa, da adesso, è diventata una mia invenzione: sei il mio portiere e devi obbedire al tuo sommo Capitano… – Un analogo lampo, ma di comprensione, attraversò il fuoco nero – Jawohl, mein Führer – e, come l'altra volta, fece il saluto nazista.

Dopo qualche altro minuto, il contenuto del sacchetto della merenda era scomparso, rimanendo giusto il cartone vuoto e le briciole, così decisero che era giunta l'ora per entrambi di tornare alle rispettive abitazioni. – Domani la tua nuova tattica geniale la ripetiamo abbigliati in maniera appropriata, ok, portiere? – lo salutò il Kaiser mentre apriva il cancello. Genzō toccò la visiera nel saluto militare e proseguì.

Quel pomeriggio aveva avuto l'intenzione di mettersi sotto con lo studio: c'erano da svolgere gli esercizi della Tiranna, da rivedere Inglese, poiché domani la Prof. avrebbe interrogato di letteratura, e venerdì compito di Francese. ~ Se mi prudesse il culo, 'sta settimana sarebbe un guaio. ~ Ma quando si era ritrovato al campetto con Schneider, l'odore di erba gli aveva annebbiato tutti i buoni propositi, e quella specie di scambio di favori era stato un richiamo irresistibile per l'S.G.G.K. desideroso di ricominciare, sia con gli allenamenti, sia con il Capitano.

Dopo Gelsenkirchen aveva notato che Karl-Heinz era stato, davvero, eccezionalmente più freddo e scostante del solito, e aveva sperato che non fosse uno strascico dello 'scontro' negli spogliatoi. Invece oggi addirittura gli aveva affidato la sorellina a cui sapeva essere molto legato. Quindi, probabilmente, doveva avere problemi in famiglia, anche perché "Mutti e Oma" sembravano tutto fuorché affiatate. Ma aveva comunque ritrovato la solita intesa con il solito Kaiser perfezionista e instancabile, e che si era "imperialmente" appropriato del suo EmmentHans: si era schierato, e dalla sua parte.

* * *

Mentre farciva due fette di pane nero con salumi e poi decideva, sogghignando, di aggiungere un bel pezzo di Emmenthal, in attesa che Karen servisse la cena, la porta comunicante sbatté e comparve il cuginastro affamato, che esaminò famelico il suo aperitivo. – Toccalo e ti ammazzo! – ringhiò il lupacchiotto, proteggendo il prezioso cibo con il suo stesso corpo. Niko ridacchiò – Bravo, microbo! Fa' scorta di energie, che fra un po' ne consumerai molte, non solo all'aria aperta correndo dietro le palle, ma correndo dietro le… galline! – ammiccò – E ti assicuro che si fa molto movimento anche al chiuso, sotto le coperte… –

Una cucchiaiata di legno sulla sua testa interruppe il concetto filosofico di suo cugino e risuonò come una specie di gong. – È pronto! – intervenne Karen servendo il consueto brodo. – È di gallina? – ridacchiò Niko. – Ehi, ma tu non avevi detto che ti piaceva la salsiccia? – Genzō lo aveva punzecchiato sull'argomento in cui era più sensibile, e lui gli strinse un braccio intorno al collo. – E tu vuoi arrivarci a spegnere dodici candeline? Vivo e con tutti gli ossicini interi, però. – La donna mostrò loro il cucchiaio a distanza ravvicinata, poi tolse dal forno un arrosto profumato. – Mettetevi in bocca qualcosa di solido, così la piantate di dare aria alla lingua inutilmente. – Ma sorrideva.

Più tardi, mentre si accingeva con scazzo mortale su Francese, trovò dentro il libro di testo un quaderno non suo e lesse il nome sulla copertina interna, Raskol'nikov, cioè Mikhail; il compagno quel pomeriggio doveva aver sbagliato zaino nell'affrettarsi per andare a Tennis. Poi scorse un'orecchia in una pagina e capì: quelli erano gli appunti per il compito di Monsieur, spiegati per bene nella sua calligrafia ordinata e precisa, e quel quaderno, quindi, non doveva essere finito tra le sue mani tanto per caso. Mika era bravo in Francese tanto quanto la sua vicina mezza parigina, e una volta gli aveva spiegato che al suo paese, in Unione Sovietica, ancora adesso veniva ritenuto più importante l'insegnamento della lingua d'oca rispetto all'inglese, e lui aveva trascorso i quattro anni di scuola elementare nella sua città natale, Leningrado.

Ringraziò mentalmente l'amico, ripromettendosi di fare altrettanto per il suo, come era solita dire Ms. Lloyd Perkins, "lame British", qualora fosse capitata l'occasione. Poi, oltretutto, avendo saltato (con gioia) le due ore di stamattina, si sarebbe trovato totalmente senza appunti, quindi ancor più in difficoltà del solito; ma seguendo le sue spiegazioni, chiare in modo quasi elementare, finì anche prima del previsto, e con una facilità inaspettata; così, prima di andare a dormire, mancava soltanto il Tirannico verbo. E domani ci sarebbe stata la consueta ora di Sport da occupare.

E poi sarebbe potuto andare agli allenamenti di calcio, in particolare, dopo, al solito campetto a provare le sue tecniche geniali con il Kaiser. Sì, quella settimana stava andando proprio come aveva previsto l'oroscopo di Dite e il destino stava girando in suo favore. E chissà se, magari, sabato non avrebbe davvero avuto addirittura la possibilità di mettersi in mostra…

* * *

Contando le tre paginate di verbi composti da coniugare e le frasi da inventare, in tutti i tempi esistenti, "staccandoli e riattaccandoli" possibilmente giusti, ed entro domani, Genzō sbuffò. Kaltz già sognava la sua Heidi. Chiamò il comunista e il suo quaderno di francese seguì una traiettoria a parabola attraversando la classe, ma finendo per terra perché la presa di Mika non fu molto salda.

– Sei tu l'Uomo Ragno acchiappa tutto, S.G.G.K.! – protestò, bonariamente, alla sua espressione fintamente contrariata ma ugualmente sorridente e alla battuta sulla sua scarsa manualità. – Servito? – Genzō annuì e mostrò il pollice alzato, e l'amico fece il segno della vittoria con indice e medio, per poi tornare a montare i cinque leoni del suo modellino in metallo di Golion nella forma robotica.

Herr Kießling non era ancora arrivato, e tutti, chi più, chi meno, cazzeggiavano ancora. La capitana del Softball e la sua ricevitrice stavano provando i segnali dei lanci, una dalla finestra, l'altra accovacciata nel vano della porta, usando un cancellino come palla, finché, a un certo punto, la "mano di Dio" lo afferrò da sopra la ragazza. Poi, l'inquietante tintinnio preannunciò il peggior incubo per tutti, non solo i dormienti.

Maulesel! – Il professor Kießling non ci sarà quest'ora. Ci sono io. – Poi chiuse la porta e lanciò contemporaneamente il cancellino centrando in testa Hermann, che si svegliò improvvisamente dentro una nuvoletta bianca di gesso, spalancò la bocca dal terrore e perse il suo stecchino. Nessuno si mosse e il silenzio si fece tangibile.

– Menu del pomeriggio: o vi mettete tutti a studiare qualcosa, – spostando lo sguardo eloquentemente su Golion, che immediatamente scappò via dal banco, sebbene fosse ancora parzialmente smontato, – oppure la professoressa Meyer mi ha autorizzato a farvi fare il Dettato. – E per sottolineare quell'ultima parola mostrò alla classe il suo "Manuale delle Regole di Comportamento". Istantaneamente su tutti i banchi occupati comparvero libri di testo, quaderni, penne e matite.

L'uomo sedette alla cattedra con i gomiti puntellati e le mani incrociate davanti a sé, guardando uno per uno tutti gli studenti finché ogni testina non fu china sul proprio compito; poi aprì il registro dei turni del personale e delle mansioni da assegnare e si immerse nei suoi compiti di capo-bidello. C'era persino più silenzio che durante le ore della Tiranna, perché lo spauracchio del "Dettato di Maulesel" era famigerata leggenda in tutta "La Jenisch". Capitava, a volte, che facesse personalmente brevi 'supplenze' in attesa dell'arrivo dell'insegnante sostituto, per evitare che una classe incustodita si ammutinasse e facesse casino; oppure, più spesso, che sorvegliasse l'Aula Punizione, soprattutto quando gli elementi castigati erano turbolenti.

Nessuno amava portare i segni delle suole dei suoi scarponcini: persino i più prestanti fisicamente e i più propensi alla ribellione giovanile rispettavano la sua autorità quasi divina. E copiare per quattro o cinque volte di seguito i "comandamenti" di quel suo assurdo manuale di comportamento, scritto di suo pugno su una vecchia agenda consunta, non era proprio il massimo della gioia per nessuno.

Kaltz stava tentando di conciliare la faccia assonnata con il Francese e l'evitare di essere di nuovo usato come bersaglio vivente, e aveva ancora un segno di polvere bianca fra i capelli. Genzō aveva finito con le coniugazioni, ma la fantasia per le frasi languiva e un bisogno impellente premeva al basso ventre; guardò verso la cattedra valutando il male minore: chiedere a Maulesel di poter uscire, o trattenersi ancora per una lunga mezz'ora? L'uomo sollevò lo sguardo incrociando il suo.

– Se devi andare al bagno, alza la mano e parla; non so leggere nel pensiero. – Fece per alzarsi, presumendo che gli avesse concesso il permesso; ma Herri lo trattenne saggiamente per un gomito e facendo segno di diniego. – Ehm… Herr… – Ma come diavolo faceva di nome il bidello? Nessuno lo sapeva, era una leggenda anche quella, e persino il Rettore lo chiamava Maulesel. – Dovrei, cioè, posso… –

– Ti do due minuti per la necessità standard e cinque per quella grossa. E se mi fai scomodare per venire a cercarti… è meglio che non ti trovi proprio. – Fu la pipì più veloce che avesse mai fatto in vita sua. Tornando al banco scorse Dite che arrancava nei suoi Tirannici esercizi di recupero e volle prendersi una piccola rivincita. – Psst! –

Si era avvicinato di soppiatto da dietro, e quando le aveva sibilato, proprio all'orecchio, lei era trasalita. Sogghignò ~ Uno pari. ~ Così imparava ad appollaiarsi alle sue spalle come una cornacchia tutte le volte.

Gli rivolse uno sguardo omicida, poi, percependo l'incombere del bidello-carceriere, lo trascinò seduto sulla sedia accanto afferrandolo per la camicia. – Sei fuori?! – bisbigliò – Maulesel ci mangia come due merendine in un solo boccone…! – Infatti, intervenne – Qualcuno vuole andare a chiacchierare dal Vicepreside? –

– Scusi, Herr: posso spostarmi di banco per ripassare? – L'uomo annuì e tornò al suo registro, il tutto senza aver mai distolto lo sguardo da esso. Andò a prendere la roba di Tedesco e si sedette vicino alla compagna, che sussurrò perplessa – Che ti è saltato in mente, Genzō? – Lui le strizzò l'occhio – Che in due facciamo prima! –

Dite alzò le spalle e si scambiarono i quaderni di grammatica. Dopo un po' commentò – Che fantasia misera. Va beh che le frasi basta che siano di senso compiuto, ma, hai ripetuto sempre le stesse cose… – Il portiere la sbirciò – Accetto suggerimenti. –

– Pensa a quello che fai tutti i giorni e scrivilo coniugando i verbi al tempo giusto: ieri ho fatto, domani farò, oppure vorrei fare ma non posso, eccetera. Ma, senza… lanciare nessun Pfennig! – ridacchiò. Genzō sogghignò beffardo – A proposito di merendine… – Cercò nell'astuccio e cavò fuori qualcosa di piccolo che strinse nel pugno. Poi nascose un attimo le mani dietro la schiena e le mostrò entrambe chiuse alla compagna.

– L'ho trovato nella confezione, stamattina, e ho pensato subito a te – iniziò con tono neutro. – Se indovini, te lo regalo, che potrebbe anche tornarti utile… – rispose al suo sguardo stupito. Dite toccò la mano sinistra, che si aprì e rivelò una piccola gomma da cancellare di forma cubica, con dei pallini colorati a creare le sei facce di un… dado. Guardò prima la gommina, poi il portiere impassibile, a bocca aperta. – Ma quanto sei divertente! Sai, dove te lo infilerei il tuo stupido dado? – Poi, invece, lo afferrò svelta – Ormai lo hai detto: è mio! – e sorrise. – Certo, è anche rosa! – ammiccò Genzō.

I quaderni tornarono ai rispettivi proprietari e la ragazza vide che sul suo testo erano comparsi tanti segni di punteggiatura vergati con l'inchiostro rosso. ~ Toh, il Portiere Perfettino che imita la Tiranna. ~ Lo sbirciò e lui fece spallucce – Non faccio commenti sulla grammatica perché 'D' è pur sempre inferiore a 'C', meno, meno, meno, meno! – sottolineò beffardamente ogni "meno", – Ma a leggere mi è venuto il fiatone come se avessi corso. – Lei sollevò un sopracciglio. – Prova a rileggerlo virtualmente ad alta voce e vedrai… – Maulesel sollevò per un attimo lo sguardo, pronto a intervenire, poi valutò che i piccioncini erano davvero intenti a ripassare e tollerò il brusio.

Dite dovette dare ragione al Portiere Perfettino e Compiaciuto di Sé, così, per vendetta, gli fece ripetere più volte tutte le regole di coniugazione dei verbi finché la campanella non suonò e l'incubo mulesco uscì tintinnando.

Il Kaiser, prima di entrare nella "B", attese che il bidello fosse a distanza di sicurezza. – Dettato? – chiese a nessuno in particolare. Kaltz grugnì di no e Schneider scoppio a ridere indicando i suoi capelli. – C'è poco da fare lo spiritoso… – commentò Hermann mentre si spazzolava via il gesso con una mano, – Oggi mi addormenterò in campo. –

– Genzō! – La vocetta squillante della compagna fece voltare il portiere mentre stava per uscire dalla porta. Il dado-gomma saettò ma venne afferrato. – Mi spiace, Dite, ma sei scarsa! – Lei gli mostrò la lingua. – Infatti… – intervenne il Kaiser – Lo avrebbe preso anche EmmentHans. – Il centrocampista si scompisciò – Bella, questa! Posso usarla anch'io, oppure ti devo pagare i diritti imperiali? – Karl lo sospinse fuori di peso – Muoviti, lumaca! – Genzō rilanciò l'improbabile pallone cubico alla ragazza – Ora è tuo: ogni promessa è debito. – Salutò tutti e si avviò anche lui.

* * *

Negli spogliatoi della "J" tutti guardavano attoniti il Kaiser del Calcio che si cambiava assieme a loro; Herri aveva chiesto se per caso in televisione avessero avvisato di un'esondazione dell'Alster, ma si era beccato, nell'ordine: un'occhiataccia, un paio di calzoncini sporchi in faccia e, infine, un invito a occuparsi dei fatti propri, corredato di calcio nel sedere mentre si dirigevano al campo.

Erano tutti in tuta blu da riscaldamento a fare i soliti giri di campo, mentre il Capitano andò subito dal Mister; confabularono per un paio di minuti, poi Coach Bähr si era grattato pensosamente il barbone biondo. – Wakabayashi, Yara! – chiamò facendo segno di avvicinarsi col dito, – Voi due andate con Schneider. – I due spilungoni, uno moro, l'altro biondo, si scambiarono uno sguardo un po' stranito ma poi risposero – Sì, Mister – che abbaiò a Kaltz di continuare a correre e congedò l'inconsueto terzetto.

Fecero in silenzio il tragitto fino al campetto; il più perplesso di tutti era proprio l'alto attaccante tedesco, che, una volta arrivati, scrutò sogghignando il quadrato d'erba. Poi scoppiò a ridere – Ma, Opa non ti ha ancora rincorso con una vanga per avergli ridotto così l'orto? – Schneider ghignò – Quest'estate l'ho gabbato raccontando di aver visto le vipere. – Il portiere sgranò gli occhi e i due risero. – Tranquillo, non ci sono mai state. – Poi rispose al punto interrogativo che lampeggiava sul suo cappellino – È che nonno qui di solito ci semina, ma… serve più a me, e le verdure fanno schifo. –

– Dubito che ormai ci possa crescere qualcosa… – commentò divertito. – Beh, siamo venuti a zappare, oppure voi due spiegate anche a me? – intervenne Yara; Genzō si strinse nelle spalle – Ne so quanto te. – Il Kaiser sentenziò – Molto ovvio e semplice: io passo, tu tiri, lui para. – Il portiere comprese subito e andò in porta; il secondo attaccante si grattò un sopracciglio – E non lo potevamo fare al campo con gli altri? – Si beccò un calcio di incoraggiamento e un sibillino – Non pensare e usa la testa. –

Ben presto anche il perplesso numero undici capì quale fosse il suo scopo e ruolo in quell'inusuale reclutamento. Per l'S.G.G.K., rispetto al giorno prima, fu un po' più difficile contrastare efficacemente i tiri di testa del compagno, anche perché, non solo era alto e 'spesso' come lui, ma con il supporto degli assist del Capitano le azioni erano più veloci e arrivavano da direzioni spesso imprevedibili.

Quindi dovette unire la "nuova tecnica" con il vecchio istinto, ma dopo un po' l'ombra giapponese aveva preso a coprire anche il sole di Yara, che, visto sparire un ennesimo pallone dietro il cappellino del portiere, giusto un pelo prima che potesse raggiungerlo, si sedette ansante sull'erba. – Pausa, Kaiser! – che annuì; poi guardò il suo avversario – Cazzo, quanto salti portiere! – che sistemò meglio la visiera del berretto e ammiccò. – Allora, mangiare cavallette funziona… – Gli pervenne uno scappellotto imperiale. – E dai, finiamola con 'ste cazzate una buona volta. –

– Scusa, – il numero undici si strinse nelle spalle – era solo una battuta, Wabaka… – si interruppe sulla pronuncia incerta. – Beh, Kaltz è ancora convinto che mi sia mangiato il mio cane prima di venire qui – ammiccò di nuovo. Era un modo come un altro per far intendere al compagno di non essersi offeso, infatti, anche il Capitano intervenne a smorzare il suo imbarazzo – Hermann ha bisogno di un trapianto di cervello. –

Tutti e tre sghignazzarono e Yara si rilassò. – Direi che dopo l'ora di Sport alternativo di oggi, il povero Herri sarà più assonnato e rompiscatole del solito… – commentò il portiere. Schneider diede di gomito all'attaccante – Eh, già! Oggi Maulesel ha fatto supplenza nella 7ªB e Kaltz è stato "cancellinato"! – I due risero di gusto, e il biondo spilungone sorrise all'espressione sorpresa di quello che in fondo era ancora un nuovo arrivato. – Il nostro amato capo-bidello ha molte… qualità nascoste, e, a parte i calci, ha una mira da far invidia a un cecchino. – Alzò le spalle e raccontò – A me, una volta, ha tirato un pennarello perché correvo in bagno… Mi scappava! –

– E ti è rimasto il segno per una settimana! – confermò il Capitano, ed entrambi risero di nuovo insieme. A Genzō piacque molto quella specie di cameratismo che avevano creato, come due veterani che fanno scuola al novellino. – Sì, perché sai, – continuò a spiegare, – non solo ha usato uno di quelli indelebili, ma… aperto! – scosse la testa, sconsolato, – Così sono andato in giro con una chiazza blu, proprio qui, – e si toccò la fronte, – e mia madre che mi passava tutti i giorni la candeggina. –

Il portiere si unì all'ilarità generale, pensando che, tutto sommato, Yara fosse un tipo tranquillo, uno di quelli a cui poteva cominciare ad avvicinarsi. – Beh, un pennarello, o un cancellino, lo riesco a prendere al volo – scherzò, però, con un po' di vanteria. I due attaccanti si scambiarono un'occhiata e scossero la testa simultaneamente. – Non se ti si materializza improvvisamente addosso… – ridacchiò il numero nove. – E fatti passare al più presto la voglia di correre nei corridoi! – rincarò la dose, l'undici. Poi il Capitano decise che la pausa era terminata e ricominciarono.

* * *

Una volta salutato Schneider portiere e attaccante continuarono per un pezzo di Weg in silenzio. – Te la fai a piedi fino a Strutzhang? Non aspetti l'autobus? – chiese Yara a un certo punto. Genzō spalancò un tanto d'occhi – Sì, beh… Mi urta stare alla fermata ad aspettare, poi non è che sia tutta 'sta strada fino a… Strutzhang, appunto. – L'altro lo fissò divertito – Non lo sai che ho dei poteri paranormali? So, dove abitano tutti… – E assunse un'aria assorta come se stesse davvero provando a leggergli nel pensiero.

Sollevò un sopracciglio domandandosi se lo stesse sfottendo, ma l'attaccante ridacchiò – Sai, Waka… – poi rinunciò – Genzō, Poppenbüttel non è solo un paese piccolo, dove si mormora tanto, ma c'è un'unica agenzia immobiliare… – ammiccò. – Ah, capisco – annuì Genzō. – Una limousine può non destare troppa curiosità, ma se ne esce un asiatico che acquista, contanti, un'intera palazzina… Anzi, la palazzina di Strutzhang: questa sì che è una notizia! La vecchia non ne sarà stata molto entusiasta… –

– No, in effetti… Noi la chiamiamo la "Strega Cattiva dell'Ovest"; peccato che non le sia cascata una casa addosso anche a lei. – Il ragazzo sghignazzò – Anche mio padre lo dice sempre. È stata lei a fare letteralmente scappare tutti i potenziali acquirenti ogni volta. Infatti, babbo su quella vendita aveva messo una croce sopra, finché non siete arrivati voi. Perciò tutta la famiglia Yara ringrazia sentitamente, e non solo per la cospicua provvigione, eh! Ma perché era diventata come una specie di… macchia nel suo curriculum di agente; aspettatevi un cestino per Natale! – sorrise.

– Il… mio padre non si è spaventato per una zitella arcigna che ti guarda storto dalla finestra, e nemmeno io; ma grazie del pensiero – rispose il portiere. – Buon per voi, ma, preparatevi a fatture e malocchi dalla strega! Purtroppo, l'accordo col vecchio proprietario vale fino alla sua morte: non la potete mandare via. O aspetti che tiri le cuoia, e dubito che lo farà tanto presto, e ho paura che possa persino risorgere dalla tomba… Oppure, abituati a convivere col suo fantasma vivente, e soprattutto insegna al tuo cane a zampettare con le pattine: o ti renderà la vita, un inferno! –

– Non l'ho nemmeno portato con me – commentò Genzō, stringendosi nelle spalle e pensando che probabilmente l'attaccante stesse un po' esagerando. – Io volto qui. – Yara si fermò. – Comunque, se sai fare qualche… incantesimo giapponese, – mosse le dieci dita velocemente, come un prestigiatore, – Usalo! – Lo salutò e si incamminò piuttosto divertito. Il numero undici, o stampellone, era un personaggio gradevole.

* * *

Il compito di Francese era filato più liscio del previsto, Ms. Lloyd Perkins aveva pinzato a sorpresa proprio Mika e Imma, però il portiere era riuscito a passare loro qualche suggerimento di nascosto. Poteva essere sembrata una mattinata trascorsa tranquilla, invece, prima, a metà della seconda ora, la Tiranna aveva decretato che le mancava qualche voto orale di Storia.

~ Il mio istinto non sbaglia mai ~ aveva pensato Genzō, e quando la stilografica si era fermata proprio laggiù, in fondo, in fondo, aveva appoggiato, rassegnato, la fronte sul bordo del banco attendendo che il suo nome fosse declamato. Una manina ghiacciata si era postata sul suo collo, e scattò sulla sedia. – Se va bene, ci chiama tutti e due, vedrai – sussurrò Dite, che ritrasse immediatamente quello che aveva voluto essere soltanto un gesto di solidarietà fra condannati. Poi, però, il portiere le sorrise – Ma, la tua temperatura interna è sempre sotto zero? – Lei ricambiò il sorriso e rimasero in silenzio in attesa del verdetto Tirannico.

Nel frattempo, il tappo aveva ripreso la sua corsa verso l'alto e si era fermato a metà. – Neanche a farlo apposta… – sogghignò leggermente Frau Meyer, – Centrocampista e portiere! – Essere nominati così era anche peggio del solito. ~ Che sfiga… ~ Le vittime si alzarono e raggiunsero la cattedra. Essere interrogato con Kaltz di letteratura, ma, soprattutto, di storia, era sempre un bel guaio. Hermann era l'unico ad essere un po' nelle grazie della Tiranna, poiché bilanciava i non sempre perfetti risultati dei temi con brillanti ed approfondite dissertazioni socio-politiche, che denotavano una conoscenza davvero eccellente degli eventi fondamentali della storia tedesca, europea e mondiale; ma soprattutto un'attitudine alla materia, aggiungendoci, come sottolineava ogni volta la Prof., "un po' di ragionamento personale".

Evidentemente, dentro la scimmia sonnecchiavano un po' di geni del deputato, che si risvegliavano quando Frau Meyer faceva, appunto, le sue 'domande di ragionamento'. Infatti, l'esecuzione capitale terminò con una 'A' e una 'C', e con un consiglio Tirannico – Genzō, va bene: ma dovresti preoccuparti di meno di imparare a memoria nomi e date; la storia non è solo quello. Potreste provare a studiare assieme voi due; magari, mentre fate i giri di campo: così allenate, al contempo, fiato (che tu, Hermann, hai da vendere) e mente. – La campanella suonò e i due furono congedati.

~ Perché no ~ considerò il portiere; dopotutto ieri con Dite non era stato male. Aveva studiato sempre da solo a Nankatsu, perché pensava che insieme al Trio si sarebbero sicuramente distratti parlando di calcio, ma ora aveva altri amici, diversi nel carattere e nelle rispettive attitudini, che potevano essergli d'esempio per completare le sue. E questo nuovo tentativo avrebbero potuto metterlo in pratica già la settimana prossima, perché Frau Meyer quella mattina aveva assegnato la consueta tesina da consegnare prima degli scrutini di fine trimestre, entro il venti, e da svolgere a gruppi. Quindi, il bizzarro puzzle di AG aveva deciso di riassemblarsi anche in quell'occasione.

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Credits e Note:

Strega Cattiva dell'Ovest: personaggio del libro e dell'omonimo film.
The Wonderful Wizard of Oz [Il meraviglioso mago di Oz] | L. Frank Baum | © George M. Hill

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Raskol'nikov: dovendo trovare un cognome russo per Mika, e non avendo voglia di cercare in giro, ne ho approfittato per rendere omaggio al protagonista del mio libro preferito in assoluto di sempre: Delitto e Castigo di Dostoevskij.


Perché lo scaltro Karl-Heinz Schneider si è fatto beccare come un novellino dal ben più astuto e lungimiramte Maulesel in una tentata rissa con EmmentHans? Beh, intanto, alla prestigiosa "Jenisch" nulla passa inosservato, e il Kaiser del Calcio in carica non può, comunque, subire l'onta di una nota disciplinare sul CV scolastico, quindi, ovviamente, anche una semplice ora in Aula Punizione lo ha fatto diventare matto all'inverosimile, anche se poi lo dimostra nella sua maniera algidamente imperiale ma anche un po' cafona. Ma, banalmente, il motivo vero resterà ignoto, perché questo è stato un mero espediente per far mettere un'ennesima volta a confronto i due lati opposti del triangolo Genzo-Herri-Karl e trovare un qualcosa che facesse avvicinare attaccante e portiere da soli, senza l'intervento del solito centrocampista mediatore, come, per l'appunto, è successo in questa parte, perché iniziassero a capire che potranno sempre contare l'uno sull'altro. Anche nelle piccole cose del quotidiano.
Quindi ognuno si dia la spiegazione che meglio ritiene adatta: Hans ha sbroccato fuori dal vasino una volta di troppo? Ha insultato magari il padre di Karl chiamandolo allenatore fallito? Oppure il Capitano della "J" sta incominciando a stufarsi del nonnismo degli "effequattro" sulla sua bistrattata 'riserva giapponese'? A voi la scelta! Pertanto, anche la richiesta di favore "imperiale" è molto banale, quasi stupida, ma importante per entrambi, visti e considerati gli sviluppi che ha portato in seguito.
Poi, il motivo scatenante del passato litigio fra Karl, Herri e Dite ho già accennato in altri lidi a qualcuno che è altrettanto banale, o bambinesco, se vogliamo dire così, ma, se i maschi hanno risolto alla loro maniera, forse ci vorrà ancora un po' di tempo perché Kaiser e Principessa riescano a fare pace, dato il caratterino di entrambi. Ma, siccome questo è il capitolo interamente dedicato a Genzo, beh, dovrete aspettare… I ricordi giapponesi dell'SGGK torneranno qua e là nei prossimi sottocapitoli, e qualche altro pezzo di puzzle si incastrerà, oppure, invece, sorgeranno altri quesiti?