La Seine Riviere
Era buio pesto all'Hotel Entrague e Alain era intento a scrutare il soffitto della stanza.
Non era riuscito a chiudere occhio dopo la furiosa lite con André, dopo aver saputo che lui era da sempre innamorato di quella donna che adesso li comandava…
E che – anche se questo André non glielo aveva detto proprio esplicitamente - l'avrebbe amata sempre…
E soprattutto dopo aver convenuto con sé stesso che non gliene sarebbe fregato niente di quella storia.
Che André ci perdesse il senno per quella!
A quel punto Alain voleva solo che Diane ne restasse fuori e accidenti a sé a quando aveva pensato che quel bellimbusto potesse essere un buon partito per lei…
E dannata era stata quella calma compassata di André che l'aveva ingannato e gli aveva fatto credere che quello avesse buon sangue nelle vene.
L'aveva il sangue nelle vene quel figlio di puttana ma era sangue marcio, che sapeva di un sordito attaccamento ad una nobile che forse l'aveva usato come un burattino per tutti quegli anni, approfittando di quell'amore e di quella devozione che adesso ad Alain parevano falsi e cinici.
Per due volte quella aveva risposto che André era libero di fare ciò che voleva…
Ma André non ci voleva restare fuori da quella faccenda. André era un pazzo e un idiota e basta.
Diane…Diane doveva restare fuori da tutto quello…
"Cazzo…" – imprecò Alain scaraventando via le coperte e sedendosi sul letto - "Figlio di puttana d'un Grandier…e io ancora più idiota a credere che tu potessi imparare a voler bene ad una come mia sorella…se l'avessi saputo l'avrei fatta girare al largo da te…".
Si rammentò delle parole di Sabin.
Quello è sempre stato il tirapiedi del comandante…non ti consiglierei di lasciarlo girare attorno alla tua Diane. Farebbe qualsiasi cosa per quella donna…
E invece Alain aveva permesso che accadesse proprio quello…
Era era chiaro che di André non ci si poteva fidare.
André era troppo coinvolto con quella donna per fare un passo contro di lei, che fosse cedere alle braccia di una puttana e farsi una bella scopata o decidere di accasarsi con una giovane come Diane o, addirittura, rivelare ciò che sapeva su quei dannati biglietti che Alain aveva mostrato ad André solo pochi giorni prima.
Alain estrasse i foglietti dalla tasca e li osservò di nuovo, tutti insieme.
La calligrafia era sempre la stessa, poche parole che lui aveva letto e riletto chissà quante volte.
"Adesso basta!" – gridò tra sé e sé alzandosi ed iniziando a vestirsi.
"Alain…" – biascicò Voltaire – "La finisci con questo casino? C'è gente che dorme qui…e tra poco dovremo alzarci tutti…io non mi voglio perdere lo spettacolo di Place de Greve…".
"Io esco…" – chiosò con rabbia Alain senza degnare l'altro di una replica.
La porta si chiuse con un tonfo.
"Imbecille…" – replicò Voltaire a quella mancanza di educazione.
Ma ormai anche lui era sveglio e i rintocchi che annunciavano il mattino gli imposero di alzarsi e di prepararsi.
Lasalle e Romanov gli andarono dietro.
Di André non si era saputo più nulla, dalla sera precedente, da quando Alain l'aveva visto uscire per seguire il comandante.
Ormai Alain non ci parlava più con André, da quando s'era scontrato con l'altro…
Ma lo scontro non era stato che uno sfogo alla rabbia della propria imbecillità.
C'era in sospeso la questione sulla sorte di Diane…
Che diavolo avrebbe fatto adesso se André si fosse tirato indietro?
No…
Che sarebbe accaduto se Diane non avesse accettato il rifiuto dell'altro?
Adesso la misura era colma e lui doveva trovare André e se fosse stato necessario gliel'avrebbe fatta pagare per quei suoi maledetti silenzi, per quell'inganno in cui aveva fatto cadere lui e forse anche la stessa Diane.
"Figlio di puttana" – si ripeteva Alain andando su e giù per il corridoio e sgranando lo sguardo folle...
Doveva agire con calma, perché André era sempre stato bravo a parlare, e lui non poteva più abbassare la guardia.
Quello avrebbe fatto di tutto per proteggere quella donna e se Alain avesse usato le maniere forti…
"Al diavolo…figlio di puttana…ti sarai sentito lusingato che una giovane come Diane ti sia corsa dietro. Ma tu niente! L'hai illusa e poi mi vieni a raccontare che sei sconvolto per quello che hai fatto a quella donna? Se scopro che quella ha a che fare con Diane e che tu non mi hai detto niente giuro che ammazzo te e lei…".
Parlava tra sé a voce alta Alain, infilandosi l'uniforme ed aggiustandosi la spada mentre era quasi al piano terra.
Albeggiava appena…
Dall'atrio dell'ingresso s'insinuò la solita corrente di aria fredda che ormai aveva imparato a riconoscere quando qualcuno, molto presto, varcava la soglia dell'hotel.
S'impietrì quasi Alain quando scorse una figura massiccia arrivare verso di lui e quasi cadere a terra, l'uniforme fradicia di fango ed il viso coperto di sangue.
"Vincent!".
Alain si precipitò verso di lui scendendo rapidamente le scale.
L'altro era a terra e tossiva e sputava sangue e pareva uscito da un combattimento contro un essere infernale che però gli aveva risparmiato solamente la vita.
Si contorceva cone una serpe infilzata.
E i lamenti si mescolavano ai grugniti di rabbia…
Il tono della voce era stranito, sconvolto, ma in esso s'insinuò finalmente, colto al balzo, nonostante lo stato in cui si trovasse, l'affondo finale al piano che il soldato aveva elaborato e che in parte era riuscito, in parte aveva preso una piega del tutto anomala e sconosciuta persino per lui.
"Che diavolo ti è successo?" – gli chiese Alain chinandosi su di lui.
"Mi dispiace Alain…".
"Ma che hai fatto? Chi ti ha conciato così?".
Alain era incredulo…
Uno come Vincent notoriamente piuttosto restio a cedere alla forza di un qualsiasi altro individuo e sempre pronto a menar le mani e ad andare fino in fondo anche a costo di far fuori l'avversario senza tanti scurpoli, se ne stava a terra, davanti a lui.
"Che ti è successo? Me lo vuoi dire?".
"Alain perdonami…non sono riuscito ad aiutarla…".
"Ad aiutare chi?".
Il viso di Alain si era fatto su quello dell'altro.
Le parole uscirono lente, ben scandite, perché colpissero nel segno.
"Diane…qualcuno ha preso Diane…".
Alain sentì il sangue fermarsi e diventare freddo all'improvviso.
"Diane…che cosa vuoi dire? Che le è successo?".
Afferrò l'altro per le braccia scuotendolo e piantandogli addosso uno sguardo furioso.
Dalle scale scendevano Lasalle e Voltaire…
Dall'ingresso dell'hotel entrò André.
Era solo…
Tutti si piantarono immobili attorno alla strana scena, riconoscendo Vincent e chiedendosi che diavolo avesse combinato per essere ridotto così.
"Ero in giro dalle parti di Rue de Vaugirard…ieri sera…e l'ho riconosciuta…ho riconosciuto Diane…tua sorella stava uscendo da una casa…".
"E allora?" – chiese Alain incalzandolo.
André anche lui s'impietrì al dipanarsi spezzato delle parole, gelidamente assonanti con la scena abbozzata la sera precedente in Rue de Vaugirard.
Vincent forse stava raccontando ciò che era accaduto.
Il nome di Diane…
Un guizzo della mente. André si era ripromesso di andare a trovarla, per parlarle e per chiarire il senso delle parole che lei gli aveva rivolto a Place de Justice quando si erano visti.
Perché alla fine di tutto…
Lui non era libero. Non lo sarebbe mai stato e Diane doveva saperlo…
Ma poi aveva incontrato Oscar…
E non era riuscito a staccarsi da lei, anelando ad immergersi ancora una volta in quei tragitti silenziosi, come quelli di un tempo, dispersi per le vie di Paris.
E poi alla Barrier d'Enfer…
Si passò le mani tra i capelli, stravolto…
Oscar, lei…
Lei…
Avrebbe voluto seguirla, ma lei…
Torna all'Entrague…torna a cercare Diane…io…
Era sparita nella nebbia ovattata del mattino e André s'era detto che con Diane doveva chiarire tutto al più presto…
Rimase sulla porta ad ascoltare il racconto del soldataccio livido e malandato.
"Ho visto una persona che si avvicinava e…" – continuò Vincent Sabin.
"Vincent Sabin…ti giuro che se non parli ti ammazzo all'istante…qui…e se scopro che stai mentendo lo farò lo stesso…." – gridò Alain in preda alla rabbia ed alla disperazione.
"Senti idiota…credi che mi sia conciato così da solo?" – gli replicò l'altro strattonandolo via e tirandosi in piedi – "C'era una persona che si è avvicinata a lei…stavo per avvicinarmi anch'io per chiederle se aveva bisogno di aiuto…l'altro mi si è rivoltato contro. Ho lottato…e tu sai che quando c'è da menar le mani non mi tiro mai indietro…ma non c'è stato niente da fare. Quello mi ha ridotto così e quando mi sono ripreso Diane non c'era più…qualcuno l'ha presa…l'ha portata via…non c'era più ti dico!".
Alain era senza parole…
Si avventò contro Vincent afferrandolo per il collo dell'uniforme e spingendolo contro la parete della stanza. Ci si schiantarono quasi, entrambi mentre la voce di Alain aveva preso a tremare perché sperava dentro di sé che quello di Vincent fosse uno scherzo, un pessimo scherzo, una di quelle storie idiote che l'altro era solito inventarsi per dare addosso a qualcuno e colpirlo e ferirlo anche senza menar le mani.
"Che diavolo stai dicendo? Diane…".
La voce tremava, il corpo…
"Ti sto dicendo la verità maledizione!" – imprecò Vincen ansimando e puntandogli gli occhi addosso – "Ma ti posso dire chi ne sa qualcosa! Io…io lo so chi è stato…".
Alain si bloccò e così gli altri dietro di loro.
"Chiedilo a lui!" – gridò Vincent sollevando il dito contro André – "Chiedilo a lui e a quella puttana della sua padrona! Era lei che aveva preso di mira Diane…".
André si scosse a quelle parole.
"Non dire idiozie Vincent!" – gli replicò André severo – "Sono solo un mucchio di idiozie quelle che ti stai inventando…".
"Ah si?" – insistette Vincent in tono beffardo – "Tu conosci quella donna, da molto tempo…".
Vincent tornò con lo sguardo ad Alain.
Un altro affondo memore delle verità estorte alla piccola Mimose.
"Perché non gli mostri quei biglietti che Diane ti faceva portare all'Entrague da quella mocciosa che è sparita? Chiedigli se riconosce la scrittura!".
"L'ho già fatto" – rispose Alain – "E lui mi ha detto…".
Alain non terminò la frase.
Si voltò lentamente verso André estraendo contemporaneamente i biglietti dalla tasca.
Li allungò agitandoli davanti alla faccia dell'altro e poi gli si fece contro afferrandolo per la giacca dell'uniforme.
"Tu sai chi ha scritto questi vero?" – gli contesto furibondo con il tono di chi s'immaginava già l'esito – "Rispondimi!".
André rimase in silenzio.
Ora era certo che quei biglietti li aveva scritti Oscar.
"Sì…li ha scritti lei…" – disse piano – "C'è una ragione…".
Alain indietreggiò un poco e poi tentò di sferrare un pugno in viso ad Andrè che si scansò di poco allontanandosi.
"Maledizione Alain…ascoltami…".
"Tu mi hai mentito…l'hai sempre fatto per correre dietro a quella donna!" – gridò Alain in preda al panico.
Vincent s'insinuò abilmente nella breccia che si era creata tra gli altri due.
"Quello ti ha sempre mentito!" – rincarò – "E se vuoi saperlo Diane era in compagnia del comandante…quella notte in cui venne riaccompagnata a casa…l'ho saputo da poco…".
E infine l'affondo finale, disgustoso e tagliente.
"Si è divertita, come ha fatto con quella mocciosa, e poi ha deciso di far sparire i suoi passatempi…prima quella bambina e adesso Diane…".
André si avventò contro Vincent.
"Giuro che sarò io ad ammazzarti se non la smetti con queste idiozie!".
L'altro tirò su i pugni in segno di sfida…
"Fatti sotto…se non ti è bastata la lezione dell'altra volta…".
Alain si mise in mezzo facendosi contro André.
"Tu adesso devi dirmi quello che sai o giuro che ammazzo te all'istante…".
"E' lui…è lui quello che ha fatto in modo che Diane si fidasse di quella donna…non l'hai vista tua sorella?" – proseguiva Vincent tentando di disorientare la già confusa ed atterrita mente di Alain – "Lui l'ha fatta arrivare fino a quella donna e quella ci ha fatto quello che ha voluto…ieri sera ho visto cosa è accaduto…qualcuno si è avvicinato a Diane e l'ha afferrata e…deve essere stata quella donna per…per far sparire Diane!".
Tra due fuochi, atterrito dalle parole di Vincent e dall'urgenza di sapere che diavolo fosse accaduto a Diane e per opera di chi, Alain quasi tremava.
"Alain ascolta…" – replicò André – "Oscar non c'entra niente…lei ha solo cercato di aiutare Diane…adesso è più importante ritrovarla…".
"Sta continuando a mentire Alain!" – Vincent era dietro al soldato e soffiava sul fuoco – "Ti vuole confondere…non vuole che si arrivi a quella donna…ma era lei quella che scriveva i biglietti…".
"Li ha scritti per aiutare Diane…" – proseguì André, di nuovo, col fiato corto, tentando d'insinuarsi nello sproloquio di Vincent.
Ma il volto di Alain era come stranito, gli occhi aperti e incandescenti, il volto tirato ed il respiro corto.
Si fece di nuovo contro André.
L'afferrò per il collo, chiudendo le mani questa volta e sbattendolo contro il muro.
Gli altri soldati si precipitarono per fermarlo.
André si attaccò alle braccia dell'altro per tentare di fargli allentare la presa.
A fatica cercò di calmarlo.
"Alain…Oscar ha scritto quei biglietti perché voleva che tu riaccompagnassi a casa Diane alla sera…voleva proteggerla…come fai a credere alle parole di questo idiota!?".
Cinica fu la replica di Alain, per niente convinto dall'esordio di quella spiegazione.
"E di grazia perché avrebbe fatto questo? Che le importava di mia sorella?" – replicò sarcastico.
Non ce la faceva Alain a scorgere nel comportamento del suo comandante, una nobile che si divertiva a fare il soldato, un interesse lecito e giusto nei confronti di Diane.
Tutto s'era dannatamente compromesso, minato dal silenzio della sorella che mai aveva raccontato nulla di quella faccenda…
Tutto s'era marcito dall'analogo silenzio di André che non aveva rifiutato la compagnia di Diane e lei addirittura si era esposta spingendosi fino al punto d'affermare che lei gli voleva bene, ad André.
E quello se n'era uscito che amava quella donna, da una vita e che…
Non glielo aveva detto André…
Ma si capiva che André non avrebbe mai smesso di amarla…quella…quella…
E che diavolo aveva fatto credere a Diane allora?
E poi quel cenno, tanto inconsistente quanto dannato, là, in mezzo a Place Justice…
La luce quasi folle scorta negli occhi della piccola Diane…
Verso di lei, quella donna dannata, che non aveva mai detto nulla a nessuno di quello che era capitato a Diane…
E Diane…
Diane pareva così vicino a quella…
Non gli aveva detto niente!
Nessuno gli aveva detto niente e…
E dannazione lui non si era accorto di nulla.
Silenzi malefici che pesavano troppo in una complicità disgustosamente malata.
"Non m'incanti Grandier…lo so che ami quella donna e che faresti tutto per lei…anche proteggerla fino alla morte. Dimmi che cazzo ha combinato?" – riprese Alain.
"Diane ha rischiato di essere violentata nella casa dove lavorava…".
Le parole uscirono grevi…
Il racconto di Oscar adesso dilagava in tutta la sua rudezza.
"Violentata? Che diavolo stai dicendo? Lei non mi ha mai detto niente!" – gridò Alain spingendo l'altro contro il muro mentre le forze degli altri soldati faticavano a trattenerlo a stento.
"Per forza! Non vedi che stai facendo? Come avresti reagito se lo avessi saputo? L'avresti fatta andare via da quella casa e lei aveva bisogno di lavorare e poi aveva paura che tu avresti cercato quella persona e chissà cos'avresti combinato! Non voleva dirti niente…e Oscar, quando l'ha saputo, l'ha convinta a ideare la finzione dei biglietti perché tu andassi a prenderla alla sera e perché lei non restasse sola…".
"Tu lo sapevi? Lo sapevi? Rispondimi!" – ringhiò Alain con rabbia.
"L'ho saputo soltanto…ieri sera…".
"Ah!" – s'insinuò Vincent – "Proprio quando Diane è sparita! E chi confermerà questa storia? Diane?".
Alain si sentì morire dentro a quelle parole.
"Tu lo sapevi e non mi hai detto niente? E quella donna…anche lei…non mi ha detto niente? E se fosse stato proprio quel tizio a fare del male a Diane…e se invece quella maledetta del nostro comandante si fosse inventata questa storia?".
Alain si bloccò pietrificato dalle sue stesse parole che non parevano più concedergli via d'uscita.
Da qualsiasi parte la si guardasse quella storia era assurda e lui ormai non credeva più a niente.
L'urgenza di ritrovare Diane prevalse sulla necessità di comprendere cosa fosse accaduto.
Alain mollò la presa e André rimase appoggiato alla parete tentando di respirare.
"Alain…credimi…Oscar non c'entra…adesso la cosa più importante è trovare Diane…".
"Se non ritrovo Diane…giuro che questa volta vado fino in fondo…il comandante…quella donna… doveva dirmelo maledizione. Diane non era in grado di difendersi da sola…e comunque io non mi fido lo stesso…chi mi dice che questa storia non se la sia inventata quella…quella dannata per…".
"E fai bene Alain!" – lo incalzò Vincent – "Non devi credere a quello che sta dicendo…quello sta solo cercando di proteggere quella donna…".
Alain corse via, come un fulmine, seguito a ruota dagli altri soldati che a quel punto avevano compreso che l'unico obiettivo era ritrovare Diane.
André rimase alcuni istanti immobile esausto e stravolto da quanto stava accadendo.
Ormai era chiaro che la sparizione di Diane fosse collegata a quanto era accaduto la notte precedente, e forse era stata proprio la fase finale di un rapimento ciò che quel giovane fuori dalla casa dei Livrer aveva intravisto.
Uscì, di corsa, anche lui.
Doveva trovare Oscar, prima che la trovasse Alain.
Perché quando c'era di mezzo Diane, Alain perdeva letteralmente la testa…
E sarebbe stato capace di fare qualsiasi sciocchezza…
E Oscar era furiosa e disorientata.
E non sarebbe stata abbastanza lucida per affrontarlo…
"Torno alla Basse – Gêole…" – erano state le sue ultime parole quando si erano lasciati poco prima dell'alba.
Anzi, quando lei aveva avuto a mala pena il coraggio di guardarlo e poi era fuggita via.
E André non ne aveva voluto sapere e l'aveva afferrata per le braccia e l'aveva fermata e l'aveva costretta a guardarlo in faccia e a non fuggire più, come al suo solito.
"Perché?".
Non si riferiva alla Basse – Gêole.
Lui voleva sapere.
"André…sta accadendo qualcosa…io devo andare…non posso spiegarti…non adesso…".
"Voglio sapere perché l'hai fatto!" – le aveva gridato.
Nulla aveva più senso.
La continua replica dell'affermazione della sua libertà, rimarcata persino all'ennesima provocazione di Alain, e poi quel bacio, quel contatto rabbioso, preteso, cercato, e voluto con disperazione, si sarebbe detto, come a voler saggiare se il legame tra loro ci fosse ancora e non si fosse spezzato.
Ma era stata lei a voler sciogliere quel legame…
Oscar non aveva risposto.
Si era staccata da lui con rabbia.
"Ho avuto paura…" – aveva detto quasi con un filo di voce.
"Paura?".
Non bastava, André voleva di più. La paura nasce da tanti sentimenti…
Voleva sapere cosa si celasse dietro…
Oscar l'aveva allontanato ed era risalita a cavallo ed era corsa via.
Fuggire era sempre stata la sua scena migliore, quella in cui lei rendeva al meglio la sua interpretazione…
Fuggire per non cedere allo smarrimento dell'incertezza.
Fuggire…
I pensieri correvano veloci e più si sollevavano più si aggrovigliavano, perdendosi nei sentieri chiusi delle supposizioni e dei rimorsi.
L'aria era gelida, scura, ma pareva stranamente agitata da una sorta di tensione che si animava più ci si avvicinava allo Chatelet.
Erano solo le prime ore del mattino ma già diversi gruppi di persone erano per strada, forse per avviarsi a Place de Greve per poter avere una migliore visuale del palco.
Ma non era solo questo.
Alla sede della polizia di Parigi c'era una confusione indescrivibile.
Soldati che andavano e venivano, chi correndo, chi rientrando, chi ordinando ad altri di disperdersi e perlustrare le rive della Senna…
Pochi istanti e le grida raggiunsero Oscar che intravide la mole possente del palazzo emergere dalla nebbia che l'avvolgeva.
Era tornata allo Chatelet, voleva vedere in faccia il prigioniero e questa volta non si sarebbe fermata per nessuna ragione al mondo.
Quella notte lei l'aveva incontrato ne era certa e voleva comprendere come fosse riuscito ad uscire e…
Pochi istanti e Oscar si trovò di fronte uno scenario sconvolgente.
I soldati di sentinella si misero sull'attenti al suo passaggio.
In un angolo del corridoio che portava alle celle e poi giù dabbasso all'obitorio, se ne stava zitto e muto l'uomo che avrebbe dovuto aiutare il prigioniero a prepararsi prima dell'esecuzione.
Era stato lui a dare l'allarme quando, entrando nella cella, l'aveva trovata desolatamente vuota.
Del prigioniero non c'era più traccia mentre le guardie erano intente a chiedersi come avesse fatto quello ad evadere, visto che la cella era chiusa, inspiegabilmente chiusa e vuota. Le chiavi erano al loro posto e tutto era in ordine e…
"Comandante…non sappiamo cosa sia accaduto!".
Oscar si voltò d'istinto ritrovandosi davanti altri due soldati.
"Siamo venuti per dare il cambio ma…abbiamo trovato questo…".
L'onda beffarda del suo passo falso ora si mostrava in tutta la sua reale ambizione.
Quella di farla fuori…
"Siamo stati inviati dal Generale Bouillè a rinforzo della sorveglianza del prigioniero…".
Oscar restò immobile, come pietrificata, guardandosi intorno…
Il suo passo falso era lì, davanti a lei…
Altre grida dall'esterno richiamarono tutti fuori.
All'aria aperta, di nuovo fredda, cupa, appena mossa dall'andirivieni di guardie e da piccoli gruppi di passanti che si erano accorti dell'insolita agitazione che animava le mura dello Chatelet e si attorniavano incuriositi vicino al palazzo grigio e freddo, Oscar si fermò in attesa di comprendere come fosse stato possibile che quell'uomo fosse riuscito a fuggire e come mai la cella fosse vuota e…
"Come diavolo ha fatto a scappare? C'erano troppe guardie…come…".
Il suo passo falso, o forse il veleno di una vendetta che doveva annientare la sua volontà e piegare la sua esistenza al volere di altri…
"Devo trovarlo…".
Risalì a cavallo ordinando ai soldati di seguirla…
Parigi si stava risvegliando sotto un sole malato e freddo e ormai la notizia che il prigioniero, il demone di Avignone, era fuggito, si stava spargendo, portando con sé il suo carico di terrore e di rabbia.
La Senna era gonfia come ormai da giorni in quel periodo…
Le rive faticosamente strappate alle acque erano pericolosamente lambite da lugubri gorghi fangosi e viscidi, fin quasi ai camminamenti che parevano sarebbero stati inghiottiti in un attimo dalla corrente livida e scura.
La voce del fiume s'ingigantiva complice la piena ed era difficile perlustrare i pochi lembi di terra asciutti in cerca di un prigioniero che poteva essere ovunque.
Le voci avevano condotto i soldati lungo il fiume, perché in quel punto c'erano pertugi e camminamenti nascosti che potevano condurre ovunque e poi…
D'istinto Oscar s'intestardì verso l'Isle du Palais…
La folla di curiosi iniziava ad assieparsi lungo Quai de La Ferraille ou de la Megisserie e poi sulla sponda della Samaritaine, sopra Pont Neuf, mentre drappelli di soldati si sgranavano lungo i muri grigi che contenevano le acque per osservarne il profilo e scorgere ciò che sarebbe stato impossibile trovare.
Quai dell'Orloge
La Conciergierie…
Place Dauphine…
S'era diretta là, seguendo il filo d'un inspiegabile istinto, là dove La Seine Riviere acquistava maggior forza, nel contorto abbraccio tra le correnti di Rive Droi e Rive Gauche che si ricongiungevano in un turbinio scuro e melmoso.
Era laggiù che la guidava la sua coscienza…
Laggiù dove tutto era cominciato…
La Basse Gêole…
Notre Dame…
Palace de Justice…
Osservò i soldati intorno perlustrare i camminamenti e i lembi di terra risparmiati dal fango, anche se resi insidiosi e scivolosi…
L'ordine era di scovare chiunque non fosse di Parigi ed allertare locande e bordelli perché qualsiasi straniero venisse denunciato.
Non sarebbe stato difficile passar parola e ricercare colui che solo il giorno prima era stato visto da migliaia di persone, gli occhi fissi al demone immobile in mezzo alla sala di Palace de Justice, catturate dalla impassibilità fredda e distaccata del giovane.
Oscar iniziò a scendere i gradini che conducevano a Quai de Monfordus…
Chi diavolo s'era messa a cercare?
Un tizio dall'aspetto dannatamente colto e suadente, che aveva pronunciato due parole al processo e che adesso era là fuori, inspiegabilmente sgusciato via da una cella che non doveva contenere prigionieri ma che pure non poteva essere guscio così fragile da rendere possibile una fuga.
Nessuno l'aveva più visto.
Quando era fuggito…
I pensieri corsero altrove.
I fili si ricongiungevano e si compattavano uno accanto all'altro…
Labile ordito si rivelava intrecciato di una trama dapprima sfilacciata e povera e adesso sorprendentemente chiara e precisa, impossibile da scalfire persino dai colpi dell'illogicità e dell'assurdità del disegno.
Oscar si voltò, scorgendo la sommità delle torri mozze di Notre Dame illuminate dalla luce cristallina del mattino che avvolgeva le pietre scure e sporche a stagliarsi imponenti e massicce.
Chi diavolo aveva incontrato lassù il giorno della cerimonia augurale per i principi russi mentre s'era trovata a scansare in un moto di stupore l'ondeggiare di Emmanuel?
Arrivata in fondo alla scalinata, nella testa prese a rieccheggiare la sequenza macabra dei suoni acuti e blasfemi dei candelabri di Sulpice che s'abbattevano a terra uno dopo l'altro riempiendo la volta infinita della chiesa di echi ripetuti ed assordanti, mentre il respiro mozzato era sormontato dall'odore tagliente dell'incenso e da quel contatto feroce che s'era ripetuto quella stessa notte, laggiù, nell'inferno della Barrier…
Era la stessa persona allora…
Prese a fissare la corrente grigia e torbida e nelle mani le mani chiuse strette di quell'altro…
Si era persa dietro ad un fantasma, per ritrovarsi precipitata giù nella voragine d'un pensiero fisso.
Quello di un amore che si era dipanato silenzioso, come edera caparbia e splendente, che l'aveva presa ed allacciata a sé, mani e piedi e muscoli lì, lasciandola incapace di muoversi…
Si era ritrovata a volere senza discussione, senza alternativa, senza possibilità di scampo, quell'intenso sentire verso André…
Tutto mescolato e confuso e…
André era suo e…
Nessuno, nemmeno…
Diane…
Nemmeno lei doveva accostarsi a ciò che era suo.
Strinse i pugni, le mani erano libere dai guanti, di nuovo…
E di nuovo esse le restituirono il contatto, la pelle di lui, umida di sangue, languida, abbandonata, vinta dalla furia dei dannati di Saint Antoine, e allora sua, fatta propria…
Era solo sua e nessuno…
Nessuno poteva immaginarsi accanto a lui.
Lo sguardo percorse i piloni grigi del Pont Neuf di fronte a sé.
La brezza del mattino aveva spazzato via gli ultimi aliti nebbiosi e freddi e il cielo pareva aprirsi lasciando scorgere un lampo di cielo azzurro, intenso.
"Comandante…".
Si voltò di scatto intravedendo tra la folla assiepata la macchia indistinta di uniformi conosciute…
Soldati della Guardia stavano correndo giù verso Quai dell'Orloge, dove si trovava lei…
Tornò ad osservare la corrente proprio sotto il ponte, là dove l'acqua era riuscita a strappare alla terra il suo spessore.
Altre grida, lontane…
E poi sempre più vicine.
Grida di rabbia…
"Comandante Jarjayes!".
Ebbe a mala pena il tempo di voltarsi e intravedere Alain…
Ma non di reagire e comprendere…
Alain si avventò su di lei afferrandola e spingendola all'indietro.
Il colpo impresso ai muscoli dalla massicciata dura e fredda del pilone del ponte, il corpo quasi fosse stato un fuscello, i piedi affondati nella melma e la gola chiusa, stretta dalla mano sinistra del soldato.
La destra stringeva un coltello, livido, puntato alla gola….
Il delitto perfetto…
Il colpevole sbagliato.
"Dov'è Diane?" – urlò Alain spingendo la lama del coltello contro la gola.
Oscar tentò di respirare.
Una domanda senza senso.
Anche la sua mano corse al pugnale che portava alla cintura.
Alain spinse il coltello nella carne e la punta s'impresse rovente e lucida costringendola desistere allontanando la mano…
"Ecco…brava…" – sibilò Alain puntandole, lo sguardo feroce piantato addosso per rimarcare la netta superiorità di mezzi e d'intenti – "Se non mi rispondete subito giuro che questo ve lo pianto nel collo!".
"Di che diavolo stai parlando? Diane?".
"Di che diavolo sto parlando!?" – fece eco Alain sempre più sconvolto – "Dovete dirmelo voi comandante di che diavolo sto parlando! Voi dovete dirmi dov'è Diane e perché vi siete permessa di prenderla sotto al vostra custodia e perché vi siete permessa di alzare gli occhi su di lei?".
"Non so a cosa ti riferisci!".
"Ve lo dirò io …" – la incalzò Alain.
"Lasciala andare!".
La voce di André alle loro spalle fece sussultare Oscar, ma non Alain che rimase freddo, il pugnale puntato alla gola.
L'unico gesto di stizza fu trascinare Oscar avanti a sé, mantenendo ferma l'arma e andando con lo sguardo ad André.
Lui era davanti a loro, lo sguardo scuro, le dita strette alla pistola che puntava davanti a sé.
"Ma bravo…il nostro guercio! E cosa vorresti fare con quella? Ammazzare me o lei? Perché se ammazzi lei almeno saresti sicuro che questa non se ne andrebbe in giro a divertirsi!".
"Alain stai farneticando…non sai quello che dici…lasciala…Oscar non c'entra in questa storia…".
"Sì che c'entra maledizione!" – replicò Alain spingendo la lama.
Oscar sentì la punta penetrare dentro la carne e si ritrasse d'istinto, spingendosi verso Alain.
"Ah, allora anche voi avete paura di morire! Come sarà capitato a quella povera bambina…".
Attorno s'era radunata una folla impressionante di gente, ammutolita di fronte alla scena sorprendente...
Un Soldato della Guardia che teneva in pugno un ufficiale, forse un superiore, chissà per quale strana e sordida ragione, e poi un altro soldato, un altro Soldato della Guardia, che puntava una pistola contro i primi due, chiàà se il proprio compagno o l'ufficiale – la calca impediva di comprendere – con il rischio reale di colpire quelli che aveva davanti.
Che fosse un agguato, che fosse per difesa…
L'impatto silenzioso che aveva accolto l'immagine si andò via via esaurendo e adesso un mormorio sordo prese a sovrastare quello della corrente della Senna.
"Te lo ripeto…" – mormorò André – "Lasciala andare…".
I movimenti erano lenti, impercettibili…
André tentò d'avvicinarsi.
Oscar lo aveva di fronte e lo guardava e lo ascoltava e…
"Non so di cosa stai parlando Alain!" – esordì allora lei per tentare di distrarre il soldato.
Nella mente il dubbio evanescente d'un avvenimento terribile legato al desiderio pungente d'aver voluto André per sé, di fatto lasciando Diane senza protezione.
"Voi non lo sapete?" – replicò l'altro cinico – "Allora vi rinfresco la memoria…Diane è sparita…".
"Diane è…".
Il cuore prese a battere contraendosi…
Alain spinse di nuovo il pugnale.
"Voi non lo dovete nemmeno pronunciare il suo nome! Lei è sparita e voi lo sapete bene! Vincent l'ha vista ieri sera mentre qualcuno la trascinava via e poi mi ha detto che siate stata voi ad accompagniarla a casa una sera in carrozza e vi siete ben guardata dal rivelarmi che qualcuno aveva tentato di farle del male...".
"Alain…ascolta…era Diane che voleva così…io…".
"Voi avete scritto quei maledetti biglietti…voi vi siete intromessa e forse adesso comincio a capire perchè…magari non è stato per aiutare Diane…magari è stato perché v'interessava…".
"Alain tu sei pazzo!" – gridò Oscar in un impeto di rabbia.
"Sì…sì…lo ammetto. Sono stato un pazzo a pensare che uno come André potesse essere la persona giusta per Diane. E nemmeno lui credo lo abbia mai veramente pensato. Ma sta di fatto che Diane si era accorta di lui e a quanto pare lui le piaceva e probabilmente anche voi lo avete compreso e avete avuto paura di perderlo perché forse quell'imbecille si sarebbe deciso a lasciarvi perdere…voi e la vostra arroganza…che razza di legame è il vostro? Gliel'avevo detto mille volte a quello di lasciarvi perdere…nella testa e…nelle…".
Uno scarto di rabbia s'impresse nelle dita che tremavano e poi nel coltello.
"Voi avete fatto in modo che mia sorella sparisse! E' andata così? E' questa la ragione oppure ce n'è un'altra? Magari vi siete divertita con lei? Ditemi dov'è o giuro che vi ammazzo! Sono stato a casa nostra e lei non c'è…nessuno l'ha più vista…in compenso Vincent ha detto che qualcuno l'ha portata via…".
"Alain basta!" – gli fece eco Lasalle – "Io non posso credere che il nostro comandante abbia potuto fare del male a Diane…".
"Credi quello che vuoi Gerard…io so solo che quella bambina è sparita e lei è stata l'ultima a vederla viva. E adesso è sparita anche Diane e lei…lei c'entra qualcosa…".
Il colpevole sbagliato…
La folla aveva preso a rumoreggiare intensamente e caoticamente caricandosi di sdegno ed orrore alle parole gridate e poi amplificate dall'innata avversione verso i nobili, verso i militari…
Quelli si prendevano tutto, forti delle armi che esibivano strafottenti agli occhi della gente indifesa e misera per le vie della città.
Nessuno poteva nulla contro di loro e allora se quel soldato aveva avuto il coraggio d'incantonarne uno e di puntargli un coltello alla gola, ben doveva esserci una ragione!
I più curiosi o forse più incoscenti aveva preso a scendere giù dal pendio che degradava verso la Senna…
Le voci si sovrapponevano tra coloro che incitavano il soldato con il coltello a fargliela vedere a quell'ufficiale…
A farla finita.
E nemmeno sapevano che avesse fatto quell'ufficiale.
Altri gridavano di lasciar perdere e che non ne valeva la pena…
Incitamenti ed avvertimenti ed improperi e risate…
E sopra tutti le grida di quelli che avvertivano che stavano arrivando altri militari forse quelli della Guardia Reale e…
Un ondeggiamento più intenso fece cadere alcune persone sul fango.
Qualcuno iniziò ad urlare preso dal timore mentre altri ne approfittarono per scendere giù e stringersi attorno ai protagonisti della scena terribile.
Le intenzioni erano assolutamente sconosciute…
Assistere all'esecuzione sommaria più da vicino…
Parteciparvi, forse, per poi vantarsene in giro per la città…
Forse quelli volevano solo vedere il tutto da vicino, forse volevano dare una mano a quel soldato…
O forse avevano semplicemente riconosciuto i protagonisti di quella faccenda.
Il nome di Alain risuonò tra la folla che adesso gridava più forte…
Alain pensò davvero di averlo sentito il proprio nome, ma la mano se ne stava ferma lì, le dita stretta al coltello puntato al collo del comandante…
E Oscar, dentro di sé percepiva tutto al limite del surreale, incapace di muoversi, un coltello alla gola e il dubbio atroce che a Diane fosse accaduto qualcosa di terribile solo per colpa sua e del suo egoismo e del suo desiderio di avere André per sé, come un trofeo da rivendicare e da non cedere nelle mani di nessuno…
Se lei avesse lasciato andare André, forse a Diane non sarebbe accaduto nulla.
E allora poteva esser stato che quell'uomo, quello che aveva intravisto la sera prima, avesse fatto sparire Diane, proprio come poteva essere l'artefice della scomparsa della piccola Mimose?
Ogni pezzo di quella storia assurda stava andando al suo posto, lentamente…
"Allora volete parlare?" – chiese di nuovo Alain spazientito.
"Alain…stai dicendo…io non potrei mai fare del male a Diane…e non so dove sia…".
Il colpevole sbagliato….
Il colpevole sbagliato deve restare tale, senza concedere il tempo, nemmeno a lui, di arrivare alla verità. Non era necessario…
"Alain…".
Di nuovo il suo nome, gridato forte, più forte questa volta…
Una voce di donna e lui si voltò un istante per cercare il volto di quella voce in mezzo al marasma che s'era creato attorno…
Si accorse della folla vicinissima…
I visi cupi, stravolti, incandescenti al sentore di una giustizia sommaria a cui potevano partecipare lì, senza perciolo d'essere fermati od arrestati.
Alain ne percepì distintamente il fiato addosso rabbioso, esagitato, come se il suo gesto, seppure incomprensibile ai più, avesse dato la stura ad un odio profondo ed ancestrale che adesso scorreva livido negli occhi degli spettatori e tutti pareva volessero diventare protagonisti di quell'assalto, di quell'aggressione solo perché essa riguardava un nobile, un ufficiale…
E nessuno sapeva che avesse fatto…
"Alain…sono qui!".
Alain si voltò con tutto il corpo, allentando leggermente la presa.
Intravide la figura netta ed esile di Laure che si faceva strada tra la gente accalcata sul bordo di Quai dell'Horloge…
"Non venire qui dannazione!" – sibilò a voce bassa, tra i denti.
"Alain…aspetta! Voglio venire con te…ho capito sai…" – gridò Laure spingendo via quelli che le ostruivano la corsa.
"No…Laure…torna indietro!" – gridò lui protendendosi verso il muro e alzando lo sguardo.
Si ritrovò faccia a faccia con alcuni popolani armati di roncole e bastoni…
"Lascialo a noi quel nobilucolo…se sei arrivato a puntargli addosso un coltello vuol dire che deve averla combinata grossa!" – biascicò uno di quelli puntando addosso ad Alain uno sguardo truce.
"Andatevene, non è affar vostro!" – gli gridò contro lui.
"E chi te lo dice che tu puoi decidere se non è affar nostro'!" – lo rintuzzò l'altro allungando lo zoccolo sul fango ed alzando di poco il bastone – "Ti conviene spostarti…te sei un Soldato della Guardia…non sei nobile…quelli lasciali a noi…".
L'uomo fece per avvicinarsi…
Un colpo secco risuonò nell'aria fredda facendo sussultare la folla.
Il rumoreggiare rabbioso si traformò in un grido collettivo di paura.
André era fermo di fronte ad Alain.
Il silenzio rotto da uno sparo…
L'aria era limpida e rimase tale…
André osservò impietrito il volto di Alain, mentre il coltello gli scivolava dalla mano e nemmeno lui sapeva perché ma d'istinto fu costretto a chiudere le braccia e sorreggere quello che adesso non era più un corpo teso e forte, seppure immobile, bensì inerme come senza vita, mentre gli scivolava addosso e cadeva a terra e lui ne riconosceva il volto bianco, le labbra socchiuse ed il sangue che correva dalla tempia, lungo la guancia, bianca, giù, fino al collo, a confondersi con quello rosso e lucente della piccola ferita che lui stesso aveva inferto sulla pellei liscia del collo.
Non riuscì a comprendere Alain ma si ritrovò in ginocchio anche lui a stringere il corpo del suo comandante e poi come stranito corse al volto di André e lui era ancora lì, con la pistola puntata su di loro…
"André…hai sparato…" – balbettò stravolto.
L'altro scosse il capo…
No…
"Non sono stato io…" – biascicò incredulo.
Eppure lui era lì, le dita strette al grilletto…
Dio…lui era lì ma non aveva sparato…
Oscar era a terra e…
Dalla folla si aprì un varco e il rumore aumentò e il moto disarmonico della gente impaurita s'impose sull'ansia degli istanti precedenti.
Gli uomini che si erano avvicinati in precedenza erano arretrati mentre qualcuno si era staccato dalla folla e aveva preso a scendere deciso chiamando il suo nome…
"Alain…".
Laure lo chiamava…
"No…non venire!" – ripetè Alain in ginocchio mentre tratteneva il corpo del comandante.
Avrebbe voluto cercare la figura della giovane tra la folla, ma gli occhi erano fissi a quelli del volto del comandante, gli occhi chiusi e la bocca dischiusa in una sorta di disarmonica sofferenza.
Laure non arretrò e continuò a scendere verso di lui terrorizzata.
Cadde una prima volta sul fango e poi si rialzò…
Si raddrizzò sgranando gli occhi verso di lui e facendo per muoversi…
Dietro di lei si aprì un varco…
Alain intravide sbucare le uniformi dei Soldati della Guardia Reale.
Continuò a stringere il corpo di Oscar Françoise de Jarjayes.
Gli pareva morta…
Era morta…
"Alain…".
Alain allentò la stretta e corse con lo sguardo verso Laure…
Si decise a rialzarsi, abbandonando il corpo, per correre incontro alla giovane e trascinarla via…
Da dietro la macchia indistinta delle uniformi s'imposero, i colori sgargianti, le mostrine, le baionette…
Un altro colpo questa volta ancora più netto del primo fece esplodere la paura tra la folla che iniziò a correre in tutte le direzioni.
Alain s'impietrì…
Lo sguardo avanti a sé a tentare di dissuadere Laure si voltò correndo alla figura di André.
Vide la pistola che lui teneva in mano solo poco prima cadere a terra.
Gli parve di vederlo ondeggiare come stranito, caparbio nel mantenersi in piedi…
Riconobbe tra i soldati che avanzavano quello che aveva visto spesso in compagnia del loro comandante…un ufficiale della Guardia Reale…
Girodel…gli pareva si chiamasse così…
Aveva la pistola alzata…
Aveva sparato…verso André…
L'aveva colpito e poi aveva chiesto un'altra arma, carica anch'essa, e si dirigeva verso di lui e la pistola era sempre puntata sull'altro…
André era crollato a terra, anche lui…
Quel tarlo silenzioso e caparbio s'era insinuato fino a colpire il cuore e distruggere la coscienza. Lo voleva morto Victor Girodel quel servo che s'era permesso di alzare gli occhi su una donna nobile e distrarla e tenerla legata a sé, al nulla che poteva essere la vita di un servo…
Dannato servo…
Alain ascoltò di nuovo il grido di Laure che correva e lo chiamava e…
"Alain…".
Lui ebbe solo in tempo di gridarle di andarsene…
Di nuovo…
Il nome della giovane, ripetuto, si perse nel boato di grida che percorse quelli che ostinatamente s'erano rifatti verso la scena.
Laure non fece in tempo.
Un altro sparo…
Un altro ancora.
Il corpo giovane si contrasse, trafitto…
Il corpo afflosciato cadde a terra poco lontano dalla riva…
Alain si rialzò allora, d'istinto, andando verso di lei…
La vedeva davanti a sé…
"Stai fermo!" – fu l'ordine perentorio che si sentì arrivare alle spalle.
Lui non obbedì e s'inginocchiò a terra, tentando di scorgere il volto di Laure…
La chiamò una volta, una seconda volta…
La gente aveva preso a gridare di fronte a quella che appariva solo un'esecuzione sommaria e senza scrupoli, e neppure per liberare quell'ufficiale che ora era a terra e…
Oscar era a terra…
Le mani affondate nel fango, lambite dal freddo dell'acqua che saliva a tratti, gonfia e sorda.
L'odore putrido e gelato della corrente livida e scura che avanzava percepito avanti a sé, sempre più vicino…
La vista annebbiata dal sangue della ferita alla testa mentre il dolore incombente paralizzava i muscoli…
Lo sguardo e la mente e i muscoli fissi verso la figura di André…
Anche se non l'aveva visto cadere adesso lo osservava immobile e avrebbe voluto raggiungerlo, mentre l'acqua saliva veloce…
L'avrebbe trascinato via con sé…
Intravide Victor Girodel da lontano…
Avanzava…
Correva verso di lei, per raggiungerla…
Ed afferrarla e tenerla lì…
Sì, l'avrebbe fatto.
La Sein Riviere…
Un'onda…
Piena e morbida, si riversò sulla terra fradicia liberandosi dalla contenzione degli argini sfatti, andando a gremire altra terra, altro fango ed assieme ad essi i corpi di quelli che s'erano azzardati ad invadere il terreno innevato e gonfio e che giacevano lì, nel fango, immobili…
Un grido più acuto ondeggiò sollevandosi tra la folla.
Girodel si spinse in avanti…
Era lì, solo qualche istante prima…
L'aveva vista stretta a quel soldato che la teneva sotto tiro con un coltello…
E aveva visto André, quel dannato servo, puntare una pistola contro di lei.
E poi c'era stato quello sparo…
E lei era scivolata a terra…
Girodel aveva creduto fosse stato André a sparare e non aveva esitato a sparagli a sua volta.
Era vicino…
Ed era stato facile colpirlo.
Il respiro bloccato a sorreggere le poche forze rimaste e le mani ed un ginocchio puntati a terra per raggiungerlo ed afferrare la sua mano e tenerla più stretta che poteva, non per trattenere André dalla furia della corrente, ma per lasciarsi trascinare giù, con lui, perché Oscar non poteva lasciarlo, non così, non dopo quello che lei gli aveva fatto, non dopo che l'aveva voluto per sé e adesso sentiva che da niente e nessuno se lo sarebbe lasciato portare via…
Nemmeno alla Seine Riviere poteva permetterlo…
Girodel corse per afferrare lei…
La corrente sfilò sottile e potente e trascinò via i due corpi.
Girodel ebbe solo il tempo di scorgerla, un istante, mentre lei sollevava lo sguardo…
Lasalle e Voltaire gridarono, schizzando via come due lepri per risalire su verso Pont Neuf ed oltrepassare il pilone e tentare di afferrare i due corpi che vicini s'intravedevano trascinati via dalla corrente…
Romanov decise che quello spettacolo era troppo anche per lui e anche lui si mise a correre assieme agli altri afferrando al volo un lungo arpione* che se ne stava abbandonato su una misera barca portata all'asciutto per salvarla dalla piena del fiume.
Era con quegli arnesi che si ripescavano animali, persone e ogni resto galleggiante che avesse la disgrazia di finire nella Senna.
Tant'è che nella maggior parte dei casi se il malcapitato non moriva annegato era proprio il sistema poco ortodosso a lasciare segni devastanti sui corpi ripescati quando non addirittura ad uccidere coloro che venivano arpionati.
La pietra scura e fredda del pilone ostruì la visuale per alcuni istanti, ma la corrente era troppo veloce e non c'era tempo di fermarsi per comprendere che i due corpi erano già passati oltre Pont Neuf.
"A Pont Royal…" – gridò Lasalle correndo più che poteva e facendosi largo tra la folla che adesso si stava spostando dalla sponda opposta del ponte per seguire lo spettacolo terrificante.
Altri soldati si unirono al gruppo per arrivare prima possibile ai piloni di Pont Royal…
Le reti poste al limitare di Parigi, sulla Senna, avevano sempre raccolto cadaveri…
Perché mai nessuno, se non forse nella stagione estiva, era riuscito a sopravvivere alla piena del fiume lugubre e compatta nell'ingoiare qualsiasi malcapitato vi fosse caduto dentro.
Le dita strette alla stoffa…
Oscar sentiva solo quella nella mano destra, chiusa, attaccata all'uniforme di André.
La corrente nera toglieva la vista ed il respiro…
L'acqua sovrastò il viso.
Per alcuni istanti si ritrovò ingoiata dallla fanghiglia gelida e pungente che frustava i muscoli e li rattrappiva, togliendo il senso dell'orientamento e del tempo e dello spazio che scorrevano via…
Due volte finirono sott'acqua ma le dita non s'aprirono e rimasero salde, ancorate alla stoffa.
"Oscar…".
André la chiamò e lei si riebbe…
Sentì che anche lui voleva avvicinarsi e aggrapparsi a lei, per restare uniti, a galla…
Si tirarono l'un l'altro, avvicinandosi l'uno all'altra…
Solo i loro volti riuscivano ad osservare…
Nella corsa degli edifici che sfilavano via veloci, mentre tutto intorno pareva immerso in un turbine senz'aria e senza fine, comparvero da lontano le arcate di Pont Royal.
"Tieniti…" – gridò Oscar sforzandosi di intercettare il pilone centrale quasi completamente sommerso dall'acqua.
S'intravedeva la sponda del ponte quasi la si potesse toccare con la mano e quasi pareva si sarebbe potuto issarsi su in un istante.
Ma l'acqua reclamava il suo bottino e non li avrebbe lasciati andare facilmente.
Oscar sentì freddo ed il viso su quello di André.
Un istante soltanto e i due corpi si schiantarono contro il pilone e la pietra tonda sembrò quasi respingerli d'accordo col fiume, d'accordo col diavolo che pareva lì per riprenderseli in un istante.
André tentò di far presa con la mano sulla pietra livida da una parte e Oscar fece altrettanto ma la corrente insisteva su di loro, forza misteriosa che voleva piegare la resistenza e la caparbietà della vita.
"Oscar cerca di resistere…".
Lei lo guardò un istante e poi sollevò gli occhi e intravide le uniformi dei soldati che si assiepavano sul ponte e quasi pensò che se avesse allungato una mano quelli l'avrebbero tirata su…
Aveva paura Oscar che tutti e due non sarebbero riusciti ad issarli e lei vedeva i contorni scomparire a poco a poco e la voce di André si faceva sempre più lontana, come quando si chiamavano da bambini dopo che uno dei due si era nascosto così bene che l'altro pensava fosse scomparso nel nulla.
Lei non avrebbe avuto la forza di restare lì aggrappata ancora per molto…
Doveva scegliere…
Non poteva lasciare che lo facessero quegli uomini lassù.
Perché forse quelli avrebbero scelto lei, per senso del dovere, anche se la detestavano, anche se avrebbero voluto vederla morta.
Non poteva lasciar fare a loro…
E Oscar scelse.
"Ce la faccio André…" – sibilò con un filo di voce.
Lui si fidò di quelle parole…
Un istante e l'istante dopo vide le mani di lei aprirsi e lasciare la presa della pietra e lui d'istinto si allungò per riprenderla mentre gridava e vedeva la sua immagine scivolare dietro il pilone.
André si sporse per seguirla e un dolore intenso, una fitta atroce alla spalla lo fece finire sott'acqua mentre tentava di muoversi annaspando per riguadagnare la corrente e pareva non riuscirci più e il fiume denso lo ingoiava lo stesso…
"Tiralo su!" – gridò Lasalle mentre Voltaire si sporgeva per afferrare il corpo di André agganciato all'arpione che l'aveva preso alla spalla.
Pochi istanti per riuscire ad afferrarlo e l'arpione venne sganciato e Andrè si sentì sollevato, di poco, come un fuscello spezzato dal vento e inghiottito dalla tempesta.
Dio…no…non voglio…
Devo tornare giù…Oscar…
Se lo ripeteva dentro di sé André ma non riusciva a parlare in realtà, perché le parole erano state inghiottite dall'acqua e dal terrore e dal nulla di non riconoscere più nulla attorno a sé, se non lassù in alto, un pezzetto di cielo azzurro aperto e denso e chiaro, immensamente vuoto ora che la mente si chiudeva e si disfaceva al pensiero che lassù, su Pont Royal, c'era solo lui e Oscar invece era ancora là sotto.
Doveva essere ancora là ma nessuno dei suoi compagni si muoveva…
Andate giù, tornate giù… - avrebbe voluto gridare…- Lei è ancora là. Non potete lasciarla laggiù…
Il rumore cupo della Senna divenuto adesso eco lontano…
"Dai André resisti…".
Lasalle era su di lui e tentava di tenerlo sveglio.
"Hai una pallottola dentro la spalla Cristo…" – imprecò Voltaire mentre tentava di tenere giù a terra André che invece avrebbe voluto alzarsi e correre via.
Il rumore cupo della Senna venne sormontato da quello di cavalli lanciati al galoppo lungo il corso del fiume in direzione della strozzatura formata dall'Isle au Cignes dove le rive si stringevano e e dalle reti era possibile tentare di recuperare…
"Devo andare…" – ripetè André - "Oscar è ancora giù…".
"Calmati André…sono passati quelli della Guardia Reale…la tireranno fuori loro…ve…vedrai…ci riusciranno…" – balbettò Lasalle tenendolo giù.
Gerard osservò la corrente scura, appena velata da minuscole gocce che scivolavano sul pelo dell'acqua, compatta e dolente. Non si vedeva un'anima là in mezzo e lui si chiese come sarebbe stato possibile ritrovare quella donna, il comandante…
"Non posso restare qui…".
"André?" – Gerard lo chiamò.
"Lascia stare Lasalle…è svenuto…" – gli fece eco Voltaire – "Forse è meglio così. Dobbiamo portarlo in caserma…dobbiamo tirar fuori la pallottola…".
"Già…e ricucire le ferite!" – sibilò Romanov dietro di loro.
"Alzati!" – di nuovo l'ordine s'infranse contro la mole massiccia ed abbandonata del soldato piegato a terra sul corpo esile e leggero che abbracciava stretto.
Nessuna risposta.
Alain respirava piano, la coscienza spezzata ed il cuore immobile e le braccia chiuse a stringere il corpo di Laure, la sua Laure, che era lì, vicino a lui, fredda e perduta.
Alain le passò un mano sulla fronte per scostare i capelli…
La mano era sporca di fango…
"Dio…Laure…perdonami…sono uno stupido…ti ho sporcato…" – balbettava Alain – "Perdonami amore mio…Laure…guardami ti prego…".
La folla ammutolita era piegata anch'essa da quello spettacolo terribile.
Il soldato puntò il fucile alla schiena di Alain.
"Alzati o ti ammazzo qui!" – gli urlò di nuovo.
"Fallo pure…" – rispose Alain.
"Idiota!" – imprecò l'altro sferrandogli un colpo alla testa con il calcio della baionetta.
Alain non riuscì a percepire più nulla, se non la certezza devastante e sorda e spietata che Laure non c'era più e che anche Diane non c'era più.
Si sentì sollevato, percepiva il proprio corpo sbattuto e sentiva dentro di sé che se anche fosse morto non gliene sarebbe fregato più nulla.
Tutto il suo mondo era morto…
Tutto.
Come strideva adesso quel cielo azzurro, intenso, aperto, che Alain scorse sopra di sé, gli occhi appena socchiusi, le mani legate, tentando di tenersi in equilibrio, disteso sul carretto che lo stava portando via.
Un grido disperato per liberarsi e un altro strattone alla corda lo riportò alla ragione.
"Stai buono!" – l'apostrofò un altro soldato – "Vedrai…ti passerà la voglia di piantare coltelli in faccia ai tuoi superiori…".
"Devo…lasciatemi andare…" – continuava Alain in preda alla disperazione – "Devo trovare Diane…e…Laure…".
Nessuno dei soldati che lo scortava si degnò di rispondergli.
Non valeva la pena.
Era un semplice Soldato della Guardia quello che avevano avuto l'ordine di catturare e condurre in una cella, al sicuro.
L'altro ordine era di scovare anche quello che era stato tirato su dalla Senna, al Pont Royal e ch'era finito chissà dove.
"Generale Bouillè!".
La voce del Generale Jarjayes risuonò imperiosa nella stanza cupa, in aperta dissonaza alla consueta calma con cui il secondo era solito rivolgersi al primo.
Un pugno sbattuto con forza sul tavolo.
Alla finestra, la sagoma dell'altro, appena oscurata dalla luce del tramonto che si rifletteva sui vetri freddi e sporchi, non si mosse e neppure pareva che l'ufficiale stesse respirando, scuro in volto.
Bouillé non rispose immediatamente.
Tirò un respiro fondo, come per trovare le parole, come per comprendere, anche lui, nella sua rabbia che diavolo fosse mai accaduto.
"Generale Bouillè" – tuonò l'altro – "Dov'è mia figlia?".
L'appellativo usato da Jarjayes la diceva lunga sullo stato d'animo e sulla tensione che regnava nella testa del padre di Oscar.
Raramente Jarjayes si era spinto fino a quel punto.
"Non so cosa dire…" – mormorò Bouillé voltandosi finalmente – "Le cose non sarebbero dovute andare così. Io non capisco…".
La porta si aprì, senza che nessuno si annunciasse o bussasse.
Un pari grado o quasi era in quel momento il Maggiore Girodel che entrò come una furia.
"L'avete trovata?" – chiese il Generale Jarjayes.
"Generale…io…non…".
Il Maggiore Girodel mostrava un volto esterefatto e sconvolto e incredulo.
Jarjayes gli s'avventò contro: "Che cosa è successo la fuori? Dovete dirmelo maledizione? I patti non erano questi…".
"Generale…perdonatemi…l'ho persa di vista, un istante e la corrente…la corrente era molto forte…".
"Dio…ma come è potuto accadere? Eravamo d'accordo che vi avrei concesso la mano di mia figlia se voi l'aveste tenuta fuori da qualsiasi pericolo. Il disonore di non avere portato a termine il suo incarico era il solo modo per farla desistere…e l'unica via che vi avrei lasciato percorrere per farle abbandonare l'uniforme. Persino Sua Maestà la Regina Maria Antonietta era stata chiara…non doveva accadere nulla…e invece…".
"Generale Jarjayes…non dovete disperare…sono sicuro che i miei uomini la troveranno…non mi darò pace finchè non l'avremo trovata!" – replicò Girodel – "Ma vi prego…credetemi…là fuori è accaduto qualcosa di incomprensibile…":
"Che intendete dire?".
"Quando sono arrivato a Pont Neuf…Oscar…io ho visto un soldato che le puntava un coltello contro…".
"Contro di lei?".
"Sì…e poi c'era il vostro servo…".
Jarjayes era sempre più stravolto.
"André?".
Una specie di smorfia corse sul volto di Girodel.
Nemmeno lo voleva pronunciare quel nome. L'aveva capito che André era di troppo nella vita di Oscar…ma non aveva mai compreso perché e quale fosse il reale confine che li divideva o…
"Puntava una pistola contro di lei…e poi ho sentito uno sparo…".
"Che intendente dire Maggiore Girodel? Che André avrebbe sparato? Lui avrebbe sparato a mia figlia?" – il tono accusatorio, incredulo.
Una tesi impossibile da accettare, eppure Girodel non si scompose.
"Io credo sia stato lui…".
"Non è possibile. André non potrebbe mai farle del male!" – tuonò Jarjayes.
"Calmatevi Augustin…" – intervenne Bouillé – "Ci sono troppi punti oscuri in questa faccenda. E so per certo che molti Soldati della Guardia non vedevano di buon occhio il nuovo comandante…può anche essere…".
"Non lui…non André. E' impossibile…" – replicò Jarjayes incredulo.
"Generale…quell'uomo era sempre con lei…io…".
Jarjayes sbattè di nuovo il pugno sul tavolo.
"Io lo escludo! Dov'è adesso André?".
"Anche lui è caduto nella Senna…ma i suoi compagni sono riusciti a tirarlo fuori, a Pont Royal…non sappiamo dove l'hanno portato…io…credo di averlo colpito…".
Quella rivelazione lasciò senza parole il Generale Jarjayes.
"Voi l'avete colpito?".
"Aveva una pistola puntata contro vostra figlia! Avrei dovuto lasciarlo andare? Lui ha sparato…ne sono convinto…non so perché l'abbia fatto…ma sta di fatto che quella pistola era puntata contro di lei…non ho fatto in tempo ad evitare che lei venisse colpita…".
Il Generale Jarjayes fece un passo indietro, inevitabile di fronte a quello scenario, sempre più assurdo e sconvolgente.
"Anche lei…lei è stata colpita?".
Girodel tirò un sospiro.
Non aveva senso continuare e restare lì e perdere tempo…
Un deciso colpo alla porta impose a tutti i presenti di sospendere le reciproche rivendicazioni.
Un soldato entrò trafelato.
"Maggiore…abbiamo trovato quel soldato…quello che era caduto nella Senna…".
"Dov'era?" – si affrettò a chiedere l'ufficiale.
"Alla caserma in Rue de La Chasseu d'Antin…pare che i suoi compagni lo abbiano portato là…".
"Devo andare!" – s'impose il Generale Jarjayes guadagnando la porta – "Devo vederlo immediatamente…".
"No…non lì…" – l'interruppe Girodel – "I miei uomini hanno l'ordine di portare in cella tutti quelli che si trovavano vicino Place Dauphine…compreso il vostro servo…".
Jarjayes si bloccò e squadrò Girodel incredulo di fronte all'esito assurdo di quella giornata.
"E' una precauzione necessaria…" – si schernì l'altro – "Dopo quello che hanno trovato i miei uomini alla Basse – Gêole, non ci sarebbe da stupirsi se qualcun altro fosse stato l'artefice dell'evasione del prigioniero…".
Fu la volta di Bouillé a tirare un'imprecazione e a sbattere i pugni sul tavolo.
"Quel maledetto demone…non c'era più! I miei uomini…hanno trovato la cella vuota…questo significa che qualcun'altro l'ha fatto fuggire… per prendersi gioco di noi…e adesso neppure quello si trova più…".
Il cielo azzurro fuori avvolgeva la fredda Parigi in una morsa di gelo che scorreva lungo le strade, nei vicoli, nelle bettole…
S'insinuava assieme alla notizia che il demone di Avignone era sparito e quindi nessuna esecuzione si sarebbe tenuta a Place de Greve.
Madame La Nuit era seduta in un angolo delle Roses Blanches.
Il locale era vuoto, spoglio, spento. La donna aveva mandato fuori tutti, non voleva sentire nulla intorno a sé, lo sguardo immobile, scuro, gli occhi asciutti e furiosi, le mani strette e la mascella serrata.
Laure non c'era più.
Non era abituata a perdere le sue ragazze così, in quella maniera assurda, e per giunta per colpa di un sentimento che lei aveva sempre avversato.
Maledetto il giorno in cui Laure s'era innamorata di quel soldato.
Non l'avrebbe più permesso a nessuna delle sue ragazze.
Mai più.
* citazione dal "Delitto di Palace Saint Florentin" di Jean François Parot.
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