"E poi mi ha chiuso il telefono in faccia dicendo 'stammi bene Brittany!'" conclusi il mio racconto con un sonoro sbuffo, nascondendo il viso tra i cuscini del mio letto.
Rachel, seduta sul materasso di fronte a me, se ne stava in silenzio con Lord T. accoccolato fra le sue gambe incrociate che sonnecchiava tranquillo.
Era venuta a trovarmi quel pomeriggio per sapere le ultime novità. Non avevo perso tempo raccontandole tutto: di come Santana aveva assistito al bacio con Rory, dello pseudo rapimento, della notte trascorsa insieme e della mattinata, per concludere con il piccolo battibecco con la latina.
"E non l'hai più sentita?" domandò la mia amica.
"No, ho provato più volte a richiamarla. Ma niente, anche quando il telefono è acceso non risponde comunque alle mie chiamate" dissi rattristata.
"Beh, sai che io non sono esattamente una grande fan della tua ragazza, meglio conosciuta come 'La sposa malefica di Lucifero in persona'..." cominciò la mora con fare teatrale "Tuttavia" continuò "Temo che… e sia chiaro qui lo dico e qui lo nego… lei abbia ragione. Voglio dire che ha avuto ragione a prendersela. Capisco che tu ci sia rimasta male ma ciò non giustifica le cose brutte che le hai detto. Benché io ritenga fermamente che meriterebbe di essere insultata e fustigata almeno tre volte al giorno senza pietà fino alla fine della sua esistenza. Ma questa è un'altra storia. Sicuramente non meritava un trattamento del genere da te. O almeno non una cosa così esagerata" concluse.
"Lo so, sono stata una cretina. Ma tu mi conosci, parlo sempre a sproposito quando sono particolarmente incazzata" tentai di giustificarmi ma la cosa non mi fece stare meglio.
"Beh in ogni caso cosa credi che succederà domani? Voglio dire la cena con i tuoi, pensi che ci verrà?" domandò la mia amica.
"Non ne ho la più pallida idea a questo punto" sbuffai rattristata.
"Hmm…e di Rory che mi dici?" chiese.
"Oh questo è un altro bel problema ma almeno è facilmente risolvibile. Beh facilmente è un parolone, ma comunque gli ho mandato un messaggio dicendogli che per via della punizione non posso uscire e che lo aspetto qui stasera per parlargli" spiegai.
"Cosa gli dirai?"
"Quello che avrei già dovuto dirgli da un bel pezzo: che non lo amo più e che è finita" dissi prontamente. Stavolta ero decisa. Lo avrei lasciato, lui non meritava più altre bugie ed io dovevo liberarmi di quella storia che era diventata solo un inutile peso oltre che un ostacolo per me e Santana. Ammesso che ancora la latina avesse voluto saperne qualcosa di me.
"Sì, credo che sia la cosa giusta da fare a questo punto" ammise Rachel.
"Già, spero solo di essere abbastanza forte" mormorai preoccupata.
"Ma certo che lo sei tesoro, vedrai che andrà tutto bene" mi rassicurò lei "Vieni qui" aggiunse poi con un sorriso allargando le braccia.
Senza indugiare mi lasciai avvolgere dal suo abbraccio rassicurante, lei mi strinse a se forte, troppo forte.
"Ahia... cazzo" saltai praticamente liberandomi brusca dalla sua stretta.
La mia amica mi fissò incredula ancora con le braccia allargate, la bocca spalancata e gli occhi sbarrati.
"Ma che ti prende?" domandò scioccata.
"Mi hai fatto malissimo" mi lamentai.
"Prego?" chiese lei interdetta.
Feci per sollevare la maglietta e la mia amica sgranò ancora di più gli occhi.
"Ma che cazzo hai fatto? Ti sei azzuffata con un orso selvatico?" domandò sconcertata osservandomi.
Mi avvicinai allo specchio dell'armadio e sfilai completamente la maglietta rimanendo in reggiseno.
Mi osservai per qualche munito.
Ero totalmente ricoperta di graffi rossi e profondi, qua e la sul mio busto spuntavano succhiotti grandi o piccoli ed alcuni lividi. Conseguenza probabilmente dei vari morsi ricevuti.
Soffocai una piccola risatina spontanea.
"Che hai da ridere? Guarda come sei ridotta! E ringrazia il cielo che non ti sei ancora vista la schiena" disse la mia amica.
D'istinto girai su me stessa, voltando il viso per quanto mi fosse possibile per riuscire ad osservare il riflesso della mia schiena nello specchio: graffi ovunque.
"Ferite di guerra" osservai sorridendo "Sono un po' troppo delicata" scherzai.
"Non mi dire che..." le parole morirono in gola alla mia amica che arrossì violentemente quando le feci un cenno di assenso col capo avendo già intuito la sua domanda.
"Ma è... una cosa inumana... il che non mi stupisce molto considerando che stiamo parlando della sorella cattiva di Saw l'enigmista. Ma Britt stava per caso tentando di ucciderti?" chiese ironica.
Chiusi gli occhi per pochi secondi, ricordai perfettamente ogni istante della notte passata con lei.
All'inizio si era affidata a me, mi aveva lasciato guidare il gioco a modo mio ed io l'avevo fatta mia con tutta la dolcezza di cui ero capace. Lei, dal canto suo, non aveva potuto non ricambiare a modo suo. Una tigre affamata pronta a divorarmi... e Dio se mi era piaciuto.
Mi morsi il labbro al solo ricordo, cercai di fermare un brivido che già accennava a voler correre su per la mia spina dorsale.
"Quella ragazza ha un concetto strano del fare l'amore" osservò Rachel indignata riscuotendomi dai miei pensieri.
Risi di gusto.
"Perché lei non sa cosa voglia dire fare l'amore. O meglio... non lo sapeva finché non le ho spiegato come si fa. Tuttavia non credo che abbia capito bene la lezione..." dissi maliziosa rimettendomi la maglietta "...dovremmo fare un ripasso" osservai.
"O mio Dio Brittany! Per favore risparmiami, sei una maniaca! Anzi no, lei è una maniaca sadica e perversa che, a quanto pare, ha un'insana propensione per il sadomaso! E tu sei una maniaca squilibrata talmente fuori di testa per quella ragazza che le lasceresti fare tutto..."
"Oh si... la lascerei farmi di tutto, decisamente..." soffiai ancora persa nei miei pensieri.
Un cuscino mi colpì in piena faccia.
"Ti dai un contegno?" mi rimproverò la mia amica.
Risi di gusto avvicinandomi al letto, lasciai un buffetto sul capo della mi amica sussurrando uno 'scusa' divertito e mi ristesi sul materasso, affondando le dita nel pelo morbido del mio gatto che, nel frattempo, si era accoccolato sul cuscino.
Dopo un bel po' di minuti di silenzio, la mia amica, che aveva tenuto lo sguardo basso fino ad allora, lo puntò su di me schiarendosi piano la voce.
"Britt" cominciò incerta."Come… insomma... cosa si prova?" domandò imbarazzata.
"A farlo con una donna?" chiesi per sicurezza.
Lei annuì piano senza dire nulla.
Mi strinsi nelle spalle.
"Beh, in realtà non c'è una sostanziale differenza... voglio dire, sì, è ovvio che c'è differenza, naturalmente, rispetto allo stare con un uomo. Però a livello di rapporto fisico non fai nulla di diverso da quello che potresti fare anche con un maschio, beh... certo sorvolando il fatto che ovviamente le caratteristiche fisiche sono un tantino diverse" osservai.
"Giusto un po'" rispose lei ironica.
"In ogni caso, la differenza maggiore è data dalle piccole cose: l'odore della pelle, la tenerezza nei gesti, la delicatezza delle mani, dei baci e poi... parliamoci chiaro... una donna essendo tale sa esattamente cosa piace alle donne" dissi lanciandole un'occhiata eloquente. Alla mia osservazione Rachel sembrò rifletterci su prima di annuire convinta.
"Sì, immagino che sia vero. Sarebbe bello se anche gli uomini si applicassero di più al riguardo" disse divertita.
"Già almeno le donne non dovrebbero sforzarsi cosi spesso a fingere l'orgasmo" le feci eco divertita, scoppiammo in una risata complice.
"Ad ogni modo credo che la differenza principale sia la persona con cui ti trovi. Alla fine, uomo o donna che sia, quello che conta è ciò che senti in sua presenza, il modo in cui ti fa sentire, la fretta con cui ti batte il cuore quando ti sfiora o semplicemente ti guarda o sorride..." dissi con lo sguardo perso nel vuoto "E lei... mio Dio Rachel, lei mi fa sentire come... come se camminassi su un arcobaleno, come se stessi per spiccare il volo da un momento all'altro in groppa ad un unicorno alato… io... tra le sue braccia mi sono sentita completa, serena, libera. Capisci?"
Rachel annui regalandomi un sorriso solare "Capisco e non fatico a crederci: sei raggiante! Dovresti vederti! Hai gli occhi a cuoricino in pratica" disse.
Sorrisi abbassando lo sguardo un po' imbarazzata.
Il mio sorriso a poco a poco si spense, ripensando al nostro piccolo litigio. Quanto ero stata stupida.
"E se... se non dovesse perdonarmi?" domandai triste.
"Oh Britt, vedrai che lo farà! Capirà che è stato solo un momento di rabbia dovuta alla situazione…è una perfida stronza ma non è stupida" mi rassicurò lei.
Rimanemmo ancora un po' in silenzio, poi la mia amica parlò nuovamente.
"Sai... l'altro giorno stavo ripensando a quello che mi hai detto"cominciò.
"Riguardo cosa?" chiesi distrattamente giocherellando con le zampine del gatto.
"Alla faccenda di Quinn" mormorò lei.
"Hmm, e..." la incitai prestandole tutta la mia attenzione. Mi sollevai sedendomi a gambe incrociate di fronte a lei al centro del letto.
"No niente... stavo solo riflettendo sul fatto che, beh, da allora l'ho incrociata qualche altra volta, nei corridoi, ed ogni volta le tue parole mi ritornavano alla mente... sai quando mi dicesti che secondo te io le piaccio e cose così..." fece incerta.
"Mi ricordo cosa ti ho detto... e quindi?"
"Beh,d evo ammettere che, guardando la situazione sotto questa nuova ottica, e ripensando a tutti i suoi atteggiamenti, diciamo che… ha un comportamento abbastanza ambiguo nei miei confronti" ammise impacciata "E sicuramente, se lei fosse un ragazzo, potrei pensare che ci stia provando... si insomma se fosse un ragazzo" balbettò.
"Il fatto che sia una ragazza non vuol dire che non ci stia comunque provando no?" tentai io.
"Ok, allora diciamo che se lei fosse una ragazza alla quale... piacciono le ragazze... allora, valutando il suo comportamento potrei pensare che ci stia provando" rettificò lei.
Sbuffai grattandomi la testa, tutti quei giri di parole mi confondevano.
"Rachel, cosa stai cercando di dirmi?" chiesi secca.
"Niente... dicevo solo che forse, e dico forse, avevi ragione".
"E quindi?"
"Quindi cosa?"
"Che pensi di fare al riguardo?"
"Niente" rispose prontamente.
"Niente?" domandai allusiva alzando un sopracciglio.
"Che dovrei fare scusa? Se le piacciono le ragazze sono affari suoi! Io non credo di avere... quel tipo di inclinazione ecco… senza offesa. I miei papà sono gay, due dei miei migliori amici sono gay..."
"Parla per Kurt. Io mi definirei più un etero curiosa..." la interruppi.
"Si, ad ogni modo attualmente preferisci farti massacrare da 'lady artigli di fuoco' e gingillarti con le sue grazie in pura plastica lattiginosa piuttosto che armeggiare con l'arnese del tuo ragazzo o di chi per lui. Quindi sei più vicina all'essere gay che etero al momento" rispose acida.
Le lanciai un'occhiataccia ma mi decisi a sorvolare.
"Hmm... perciò se lei dovesse farsi avanti... tu la respingeresti?" chiesi poco convinta.
Lei annuì un paio di volte senza guardarmi.
"Con gentilezza... ovviamente" precisò.
Non risposi, semplicemente mi limitai a stringermi nelle spalle rivolgendole una smorfia poco convinta.
"Che c'è?" mi chiese.
"Non so, non mi convinci troppo, ma se sei convinta tu" dissi alzando le spalle.
Lei non mi rispose, si limitò ad alzarsi con un'espressione tesa.
"Ad ogni modo adesso devo proprio andare, ci sentiamo stasera per telefono, così mi racconti come è andata con Rory" disse ed io annuii.
Accompagnai la mia amica fino alla porta, ci abbracciammo per un lungo minuto e se ne andò.
Tornata in camera mia decisi di fare una doccia prima dell'arrivo di Rory, almeno mi sarebbe servita per rilassare i nervi.
Guardai il cellulare sul comodino per un minuto infinito finché non mi decisi a scrivere un messaggio a Santana.
***
-Mi dispiace per quello che è successo, davvero sono stata una scema, scusa. Non riesco a smettere di pensare a te, ti prego richiamami-
Lessi il messaggio e mi mordicchiai l'interno delle guance indecisa sul da farsi.
Poi, dopo una breve esitazione, rimisi il telefono sulla scrivania decidendo di ignorarlo.
"E' lei?" mi chiese Quinn che se ne stava a pancia in giù sul letto intenta a sfogliare una rivista.
Mi limitai a stringermi nelle spalle.
"Hai intenzione di fare l'offesa a vita per questa cavolata?" mi chiese la mia amica seccata.
"Non doveva parlarmi in quel modo" risposi acida.
"Disse la stronza numero uno di Lima" commentò lei a denti stretti, fingendo di concentrarsi su un articolo.
"Hey ma tu da che parte stai?" sbottai infastidita.
"Dalla tua... ecco perché penso che dovresti farla finita con questa stupida presa di posizione" spiegò.
"Ma pensa agli affari tuoi" ringhiai acida.
"Uff, tu e il tuo stupido orgoglio! E' assurdo che ti faccia frenare solo da quello! Si vede lontano un miglio che vuoi chiamarla almeno quanto lo vuole lei! Stai solo giocando a fare l'offesa" mi canzonò.
"Già, e tra un po' inizierò un nuovo gioco... si chiama prendi a pugni le bionde impiccione col naso rifatto" le risposi a tono.
"Eccola! Quando sei nervosa diventi aggressiva. Un classico! Sei cosi prevedibile, Lopez" commentò lei stringendosi nelle spalle senza staccare gli occhi dalla rivista con aria annoiata.
"E tu sei la solita rompipalle e poi ti sbagli, cara la mia sapientona, perché io non ho alcuna intenzione di chiamarla! Anzi, se non mi avesse mandato quel messaggio, probabilmente mi sarei dimenticata persino della sua esistenza per quanto poco me ne importa" mi affrettai a dire.
La mia amica sorrise sadica. Fece schioccare la lingua sul palato e finse di pensare a qualcosa prima di cominciare a parlare:
"Oh Quinn... non hai idea di che esperienza meravigliosa sia stata… è stupenda... una cosa indescrivibile..." iniziò ad imitarmi ripetendo alcune delle frasi che mi ero fatta sfuggire precedentemente mentre le raccontavo della notte trascorsa con Britt "E poi accidenti se ci sa fare! Mai provato nulla del genere con nessun ragazzo! E non so spiegarti quanto mi battesse il cuore stamattina quando mi sono svegliata accanto a lei... Dio non riesco a smettere di sorridere..." continuò.
"Ok basta! Smettila!" la ammonii tirandole una scarpa che lei schivò prontamente lasciandosi andare ad una risata.
"Santana è innamorata…" cominciò a cantilenare.
"E Quinn è una donna morta" la seguii io ironicamente sul suo stesso ritmo prima di lanciarle l'altra scarpa, anch'essa schivata con facilità dalla bionda che ormai piangeva dal ridere.
La osservai accigliata per un po', poi non riuscì a resistere e scoppiai anche io in una fragorosa risata.
"Ti odio" le dissi.
"Grazie dolcezza, anche io con tutto il cuore" mi rispose regalandomi un sorriso.
Le feci una linguaccia ridacchiando ancora.
"Sai, un po' ti invidio" cominciò lei poco dopo.
La fissai interrogativa.
"Si beh... sembra che le cose si siano evolute in fretta con Brittany. Immagino che, quando l'attrazione è ricambiata da entrambe le parti, sia più semplice. Io invece sono ad un punto morto con Rachel, è sempre più sfuggente. Comincio a credere che non sia interessata" disse rattristata.
"Sai che perdita!" gracchiai io ironica "Ma dai Q. che ti frega? Se la nanerottola preferisce stare con chiunque altro piuttosto che con una bomba sexy come te è lei che ci va a perdere! Voglio dire, non dovresti darti tanta pena per quella sottospecie di ornamento da giardino! Non è minimamente alla tua altezza e non parlo solo in termini di statura, è un mostriciattolo odioso e petulante che non è capace nemmeno di inventarsi una balla decente per coprire la sua migliore amica! Sinceramente Fabray, tra lei e quello scarto di gomma masticata di Finn-faccia da barbabietola- Hudson, non so cosa sia peggio" dissi tutto d'un fiato.
"Beh ma a differenza di Finn lei è carina, almeno, e intelligente e talentuosa. L'hai mai sentita cantare? Dio ha una voce divina San" disse sognante la mia amica.
Ci pensai su un attimo.
"Ok Polly Pocket ha un bel culo, te lo concedo. Non che io l'abbia guardato spesso, sia chiaro, anche perché per farlo avrei dovuto piegare il collo in modo innaturale giacché il suo sedere è all'altezza più o meno delle mie ginocchia e, a quest'ora, porterei il collare ortopedico. E, sì, ha delle gambe decenti, nonostante siano cosi corte, ma ha anche una bocca smisurata ed una mascella che potrebbe tranquillamente essere additata come arma bianca! Per non parlare del fatto che dovrebbe farsi fare un porto d'armi per quel naso: è un pericolo! Ti rendi conto che girandosi di scatto potrebbe accecare qualcuno con quella proboscide?"
"Ora basta San" mi ammonì Quinn.
"In ogni caso, tra lei e quel perticone sottosviluppato di Finnocenza beh si, magari lei ha qualche punto in più. Fosse solo perché, se non altro, sa scrivere il suo nome correttamente. Cosa di cui non ritengo capace Finn" conclusi.
La mia amica sembrò non avermi sentita, continuava a fissare il vuoto con aria pensierosa.
"Sai, pensavo che magari potrei iscrivermi al Glee Club" disse dopo un po'.
La guardai incredula.
"Quanti barbiturici hai inzuppato nel tuo caffèlatte stamattina? Il glee club? E' un suicidio sociale Q." mi affrettai a dire.
"Beh ma sarebbe un modo per starle più vicina" osservò lei guardandomi come se non mi vedesse realmente.
"Ma ti prego! Non pensarle neanche queste assurdità! Il glee club"s offiai divertita "Con la vocina stridula che ti ritrovi poi!" dissi ironica.
"Hey! Guarda che io ho una voce molto melodiosa" mi fece eco lei.
"Certo! Non appena Rachel la sentirà cadrà ai tuoi piedi stecchita con le orecchie sanguinanti" la presi in giro.
"Pensa per te".
"Cara... io ho una voce invidiabile! Modestamente! Mi metto in tasca tutto il Glee club se voglio" dissi con una punta d'orgoglio.
"Grandioso, entriamoci insieme allora" fece lei allegra come se si aspettasse quella risposta.
"Sì, aspetta e spera, io non entrerò mai in quel club di sfigati. Fosse solo per non fargli subire la vergogna di essere schiacciati uno ad uno dalle mie incredibili doti canore".
"Oh andiamo San, mi sentirei mille volte più sicura se tu fossi al mio fianco! Ti prego" si lamentò lei.
"Fottiti Fabray" mi limitai a rispondere.
"Promettimi almeno che ci penserai" implorò.
Sbuffai alzando gli occhi al cielo senza rispondere.
"D'accordo... ho capito: è un no" disse mettendo il broncio "Per ora" aggiunse a denti stretti ma finsi di non averla sentita.
"E per la cena di domani? Che pensi di fare?" mi chiese mentre scendevamo dirette verso il mio garage.
"Non lo so ancora se ci vado, a questo punto" risposi incerta.
"Non vorrai fare una figuraccia con i tuoi suoceri solo per questo piccolo litigio" obbiettò lei.
La fissai sbigottita.
"I miei che? Fabray hai inalato della candeggina per caso? Quelli non sono i miei suoceri così come Britt non è la mia ragazza! Smettila di sparare cazzate a vanvera" la rimproverai.
"Comunque credo che dovresti andarci" si limitò a dire.
Alzai le spalle ancora incerta.
"Boh, vedremo, adesso voglio solo uscire ad ubriacarmi".
"Non troverai conforto nell'alcol sai? C'è solo un modo per non sentirti come ti senti: chiamarla" mi disse ovvia.
"Ma che accidenti vuoi saperne tu di come mi sento? Tappati quel buco dentato e sali in macchina" le intimai. Lei obbedì sorridendo e scuotendo la testa.
"Non cambierai mai eh?" domandò ironica.
"Giammai" le feci eco prima di mettere in moto e partire.
***
"Quindi mi stai dicendo che è finita?"
Rory mi fissava con un'espressione incredula dipinta sul volto.
Era arrivato a casa mia circa un'ora prima. I miei l'avevano trattenuto in salotto scusandosi fino allo sfinimento per come lo avevano trattato, dopodiché eravamo usciti in veranda per parlare.
Gli avevo detto che ero stata da Santana e mi ero scusata per non averlo avvertito ma, quando aveva cominciato a farmi domande sul perché fossi andata li, mi ero subito affrettata a cambiare discorso.
La conversazione si era spostata sulla nostra relazione ed io gli avevo detto, senza troppi giri di parole, che non credevo potessimo continuare a stare insieme.
"Si Rory, è finita" dissi seria annuendo.
I suoi occhioni chiari si puntarono nei miei ed, in un attimo, si riempirono di lacrime che però lui trattenne prontamente.
"Britt non capisco, stava andando tutto bene!" disse con voce tremante.
"Oh andiamo Rory, è un po' che non va bene" cercai di farlo ragionare.
"Si, ok, forse abbiamo litigato un po' più spesso ultimamente. Ma succede a tutte le coppie! Voglio dire non mi sembrava nulla di cosi grave" piagnucolò lui.
"Non è per i litigi, il fatto è che… io non provo per te quello che provi tu per me capisci? Io… so che tu mi ami, ma non posso stare con te perché non ti ricambio allo stesso modo" tentai di spiegargli.
Era una sofferenza anche per me, infondo lui era un bravo ragazzo, mi amava davvero e di certo non meritava tutto quel dolore. Ma, d'altra parte, non meritava nemmeno di essere preso in giro, senza contare che la sera prima, lo avevo praticamente tradito.
Gli volevo troppo bene per continuare a fargli del male a sua insaputa tra l'altro.
"Brittany, io…" tentò di parlare ma era come se non riuscisse a trovare le parole, lo vidi faticare a trattenere le lacrime e per poco non scoppiai a piangere io stessa. Mi dispiaceva troppo per lui, si avvicinò prendendomi le mani.
"Senti, magari hai solo bisogno di una pausa, che ne dici? Vuoi una pausa, amore? Così potrai chiarirti le idee. Sono certo che è solo un momento di crisi passeggera. Possiamo superarla... io so che possiamo" prese a balbettare tremante.
Scossi la testa un paio di volte.
"Non mi serve una pausa, io sono convinta della mia decisione Rory, mi dispiace ma io credo che noi dovremmo semplicemente essere..."
"NO" sbottò interrompendomi "Non osare dire quella parola Brittany, non osare dire amici" disse serio alzando il tono di voce. Mi lasciò le mani bruscamente allontanandosi di qualche passo, mi diede le spalle.
Per qualche istante calò un silenzio imbarazzante.
"C'è qualcun altro?" mi chiese in un sussurro,mentre ancora mi dava le spalle.
Mi morsi con forza il labbro inferiore.
"No" mentii "In ogni caso ti lascio perché non ti amo, non perché ho trovato di meglio, non pensare subito a questo" mi affrettai a dire ripensando al suo discorso sulle cheerleader ed i giocatori di football.
Ed era vero, non lo lasciavo per stare con Santana, lo avrei lasciato in ogni caso proprio perché non provavo più nulla per lui.
"E' per Santana, vero?" chiese improvvisamente con voce ferma.
Mi gelai.
Il respirò si incastrò in gola e cominciai a sudare freddo.
"Ti ha convinto lei a mollarmi perché sono uno sfigato e tu ora sei ai piani alti, no?" domandò con lo stesso tono.
Emisi un respiro di sollievo,grazie al cielo,per un attimo avevo davvero creduto che potesse aver capito tutto.
"Rory non essere sciocco, ti prego, non è così! Te l'ho già spiegato. Per favore non rendere questa cosa più difficile di quanto non sia già" lo pregai.
"Difficile" ripeté lui con amarezza voltandosi per guardarmi "Difficile per chi Britt? Per me sicuramente, ma non certo per te" disse acido. Le lacrime che prima gli riempivano gli occhi erano sparite, mi guardava con lo sguardo serio, pieno di rabbia e delusione.
"Rory,sai che ti voglio bene, per favore" piagnucolai tentando di avvicinarmi ma lui fece prontamente un passo indietro.
"No..." disse alzando una mano per bloccarmi "No... io… ti credevo diversa, mi sono innamorato di te per questo. Mi sembravi così spontanea, così vera… ed invece sei come le altre, se non peggio delle altre... sei... degna delle Cheerios! Un'arrampicatrice sociale, fredda e senza cuore! Sei un'ipocrita Brittany ed io sono uno stupido, perché mi sono fidato di te" parlò tutto d'un fiato "Devo andarmene di qui" sbuffò stringendo le mani a pugno.
"Rory non è così, ascolta, mi dispiace. Io..." tentai di spiegarmi mentre mi superava senza guardarmi una lacrima mi rigò il viso.
"Stammi bene Brittany" disse acido mentre si allontanava. A quella frase io trasalii aveva usato non solo le stesse parole ma anche lo stesso tono di Santana.
Stammi bene Brittany.
Non potevo crederci, si erano messi d'accordo?
Ma poi che cazzo voleva dire "stammi bene Brittany".
Un senso di rabbia mi pervase da capo a piedi, ricacciai un urlo spontaneo che stava per esplodermi nella gola.
Mi morsi il labbro, per soffocare i singhiozzi, mentre piccole lacrime scivolarono giù dai miei occhi chiusi. Mi appoggiai con la schiena alla porta d'ingresso e mi lasciai scivolare fino a terra sedendomi sul tappetino con la scritta "Benvenuti".
Mi scoppiava la testa. Il dolore di Rory, lo sguardo spento e deluso nei suoi occhi le sue parole fredde come il ghiaccio taglienti, come lame, quasi mi soffocavano.
E poi c'era Santana, anzi no, lei non c'era.
Ma io la volevo, la volevo disperatamente accanto a me in quel momento.
Occupava tutti i miei pensieri ed era assurdo che mi mancasse già così tanto.
Per un attimo mi sentii catapultata in dietro nel tempo, tornai col pensiero a tutte quelle notti passate a piangere stringendo nella mano la sua foto, pregando silenziosamente che un giorno o l'altro si accorgesse di me.
Ed ora che finalmente il mio desiderio si era esaudito avevo rischiato di rovinare tutto per una banale stupidaggine.
Idiota. Idiota. Idiota.
Dio quanto mi sentivo stupida.
***
Mi trascinai a fatica fino al letto. Avevo bevuto troppo, decisamente troppo.
Mi lasciai cadere ancora vestita sul materasso, pregando il cielo di non dovermi ritrovare a passare la notte piegata sul water a vomitare l'anima: era successo decisamente troppe volte e non era esattamente una sensazione piacevole.
Per fortuna, appena il viso toccò il cuscino, la stanza smise di girare e così il mio stomaco.
"Dio esiste" mormorai con la bocca impastata.
"Sei messa male eh, Snix?" Quinn si avvicinò aiutandomi a sistemarmi meglio sul letto, togliendomi le scarpe, anche lei aveva bevuto ma molto meno di me, per fortuna, altrimenti non so proprio chi avrebbe potuto guidare fino a casa.
"Voglio Brittany" mi lamentai ad occhi chiusi con una voce strana che non sembrava neanche la mia.
"Lo so... l'hai già detto, circa un milione di volte" mi rimbeccò la mia amica afferrandomi per i fianchi, con uno strattone mi costrinse a girarmi sul materasso a pancia in su.
"Quinn" mi lamentai.
"Che c'è?" chiese distratta mentre mi sbottonava i jeans cercando di toglierli. Fece un po' di pressione sulle mie anche per convincermi a sollevare il bacino ma non mi mossi.
"Dannazione Santana cerca di collaborare andiamo..." disse con la voce soffocata dallo sforzo che stava facendo per spogliarmi di quell'indumento.
Con uno strattone più forte finalmente ci riuscì, sfilò i pantaloni lasciandomi in intimo con solo la t-shirt, e rimase ad osservarmi con aria di rimprovero.
Mi sforzai di aprire una palpebra, la guardai.
"Non vorrai fare sesso vero?" domandai prima che una risatina mi travolgesse.
"Fossi matta!" sbottò lei divertita "Quelle bombe a mano gonfiabili rischierebbero di soffocarmi, per non parlare del fatto che sei ubriaca persa. E puzzi come un minibar" disse ironica facendomi ridere ancora di più.
"Già e poi tu ti stai preservando per baby puffa" ghignai.
"Sì, e tu rischieresti di chiamarmi Brittany senza accorgertene" continuò lei sfilandosi le scarpe dopo essersi seduta dall'altro lato del letto.
"Brittanyyy" ripresi a piagnucolare rigirandomi a pancia in giù.
Sentii la mia amica sbuffare.
"Oh ti prego non ricominciare! Domani la vedrai alla cena" disse secca cercando di zittirmi.
"No! Io non ci vado a quella stupida cena" sbottai capricciosa.
"E allora non ci andrai e non la vedrai" disse lei seccata stendendosi accanto a me e coprendoci entrambe col lenzuolo, si allungò per spegnere la luce sul comodino.
"Ma io la voglio!" mi lamentai nel buio.
"Sto per prenderti a sberle Santana, ti avverto. Tappati la bocca e dormi! E domani tu andrai a quella cazzo di cena che ti piaccia o no, a costo di trascinartici io con la forza. E' tutta la sera che mi tartassi con questa storia! Non hai fatto altro che bere e parlare di lei accidenti a te" sbottò la mia amica seccata.
Emisi un mugolio indispettita.
E lei mi allungò un calcio da sotto al lenzuolo.
"Dormi!" mi ordinò a denti stretti ed io obbedii.
***
Uscii dalla doccia asciugandomi distrattamente, osservai il mio riflesso nello specchio. Non avevo dormito granché bene. Mi ero svegliata male quella mattina e non avevo fatto altro che ciondolare per casa tutto il giorno, mi sentivo apatica, stanca e triste, molto triste.
Avevo provato a chiamare Santana quella mattina presto e anche dopo pranzo, ma in entrambe le occasioni il suo cellulare era spento.
Mia madre era di sotto a preparare la cena ed io non sapevo nemmeno se lei sarebbe venuta.
Grandioso, davvero fantastico.
Sbuffai,mentre recuperavo il phon dall'armadietto accanto al lavandino, lo azionai asciugandomi i capelli senza troppo entusiasmo.
Infilai una canotta bianca a righe azzurre ed un paio di shorts di jeans, recuperai le scarpe finite chissà come sotto il letto e mi legai i capelli in una alta coda di cavallo mentre scendevo le scale.
Rivolsi uno sguardo all'orologio sul camino in salotto.
Le sette e quarantacinque.
Sospirai aprendo la porta d'ingresso, uscii respirando l'aria fresca della sera e mi sedetti sui gradini della veranda, fissando la strada impaziente.
Non sapevo cosa aspettarmi, ma pregai con tutte le mie forze che lei venisse, non solo perché non volevo dare ulteriori spiegazioni a mia madre o perché volevo chiarire. Volevo che venisse perché le ore passate lontano da lei mi erano sembrate anni, mi sentivo soffocare per la sua mancanza.
Assurdo: una sola notte con lei e già era diventata più indispensabile dell'aria.
Portai le ginocchia al petto incrociandovi sopra le braccia, appoggiai la fronte sull'avambraccio ed attesi.
Santana non era mai in ritardo, avevamo detto alle otto e mancava poco ormai.
Dopo un tempo che mi sembrò lunghissimo il mio orologio da polso emise un piccolo suono metallico, lo zittii premendo un tastino al lato del quadrante: avevo posizionato il timer. Erano le otto precise e lei non c'era.
Sospirai delusa, ingoiando a vuoto, mi alzai per rientrare in casa. Aprii la porta e feci per richiuderla alle mie spalle quando il suono del motore di un'auto in avvicinamento mi fece sobbalzare. Alzai gli occhi sulla strada e la vidi, la sua Range Rover si era fermata nel mio vialetto.
Lei scese e, finalmente, tornai a respirare così bene che quasi pensai di essere stata in apnea fino a quel momento senza essermene accorta.
"San" sussurrai a mezza voce senza riuscire a trattenere un sorriso spontaneo.
