Aww non vedevo l'ora di arrivare a questi capitoli!
Cap 25- Aggressione
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A liberare la Limburger's Plaza fu Spike che fece piazza pulita dei goons di Napoleon il quale fu costretto a scappare a gambe levate.
"Per una buona volta il mio palazzo è intero!" esclamò Limburger osservando Chicago dalla grande finestra del suo ufficio "Ed ora..."
"Dov'è Spike?" chiese Rebecca entrando di corsa nella stanza.
Il Plutarkiano si era seduto al suo tavolo con tutta tranquillità "E' andato a fare un lavoretto per conto di Lord Camembert."
La topina lo fissò quasi terrorizzata "Ma è matto? Spike non è ancora pronto!"
"Lord Camembert ha dato il suo ordine. Troverà quei topi e... dove stai andando?" chiese il grassone.
"A controllare che Spike non faccia stupidaggini!" rispose Rebecca correndo dalla sua moto e si avviò per le strade innevate, ormai era buio e la gente si affrettava a tornare a casa. Dove diavolo era finito quel topo?
"Questa è l'ultima." disse Ronald caricando l'ultima scatola sul sedile posteriore della moto "Stasera si mangia alla grande!"
"Non vedo l'ora! Ho sentito la mancanza della pizza quando eravamo su Marte." scherzò Vice preparandosi a partire.
I tre si erano divisi i contenitori delle pizze, ogni tanto era bello mangiare qualcosa di diverso dai soliti hot-dog.
"Su andiamo, altrimenti si freddano." disse Modo. I topi partirono, Vice in testa al gruppo.
Lungo la strada fecero delle deviazioni per arrivare prima ma qualcuno interruppe la loro corsa. A gran velocità una crotch rocket nera lucente sfrecciava verso di loro, su di essa un motociclista dal fisico robusto quanto quello di Vice.
"Rallenterà suppongo." mormorò Ronald un po' teso.
Ma non fu così. Incurante della neve e del terreno ghiacciato, la moto non rallentò. Quasi come se sapesse cosa stava facendo, non appena il motociclista fu al fianco destro di Vice, lo colpì violentemente al lato del casco. Fu tutto molto rapido e l'impatto fu tale da distruggere il casco e far volar via il Gladiatore dal suo mezzo che scivolò sulla neve, le pizze volarono ovunque. Ronald e Modo frenarono appena in tempo e lo stesso fece il misterioso aggressore che balzò dalla sua moto camminando a grandi passi verso Vice.
E' il più grande del gruppo ma non ha la moto viola... queste erano le parole del suo capo.
Il colosso fu prossimo ad afferrare il Gladiatore quando Ronald gli saltò addosso da dietro cercando di allontanarlo dal fratello ma con un ruggito il motociclista lo afferrò per il braccio e lo lanciò lontano. Fu il turno di Modo che tentò di allontanarlo sparando a poca distanza dai piedi, al prossimo passo lo avrebbe colpito senza pensarci due volte. Vice non si muoveva, il pugno sembrava averlo messo fuori gioco, il che era strano per un tipo resistente come lui.
"Ron portalo lontano da qui." disse il topo grigio puntando il braccio bionico contro il motociclista.
Ronald era ancora stordito ma si alzò e si diresse verso il fratello maggiore, si inginocchiò al suo fianco e gli tolse il casco "Oh Madre..." il giovane rimase sconvolto quando del sangue iniziò ad estendersi sulla neve dalla ferita ormai libera dal casco. Vice era ferito gravemente e il casco era semi distrutto. La mandibola era leggermente spostata di lato ed era visibilmente rotta al lato destro dove aveva ricevuto il colpo, probabilmente anche il setto nasale era rotto. Ronald alzò lo sguardo, Modo aveva intrapreso una lotta con il motociclista.
Ronald si spostò silenziosamente verso la moto del fratello e inviò un segnale d'allarme alla moto di Sharon. A sentire il segnale fu Stoker che chiamò gli altri e subito furono in strada seguendo il segnale sul radar. Non appena fu sul posto, il gruppo si posizionò tra il motociclista e Modo creando una specie di linea di protezione. Sharon invece si precipitò subito dal fratello.
Spike osservò il gruppo di topi pronto a combattere e ghignò, erano deboli per lui, troppo facile ucciderli tutti ma il suo compito non era quello, Lord Camembert era stato chiaro. Gli altri topi gli servivano, erano dei pezzi fondamentali per il suo puzzle. La voce di Rebecca interruppe i suoi pensieri, se non dovesse obbedienza anche a lei avrebbe dato una piccola lezione a loro, giusto per ricordargli di non intromettersi nei suoi affari. Spike sospirò con pazienza e rispose alla trasmittente "Arrivo subito." diede un ultimo sguardo al gruppo e andò via, avrebbe regolato i conti con il suo obiettivo un altro giorno, sempre che ci fosse arrivato.
"Ma se ne va? Hei!" Vinnie stava per seguirlo ma Ronald glielo impedì piazzandosi davanti alla sua moto e scosse il capo.
"Credo che ci sia un'emergenza più grande adesso." disse Stoker scendendo dalla sua moto e avvicinandosi a Vice "Cribbio, brutta cosa..."
Sharon era in lacrime ma non piangeva, cercava di controllarsi "Cercate di trasportarlo meglio che potete, io vado a casa e contatto Cid."
"Cid? E perché?" esclamò Ronald basito.
La sorella sospirò "Perché Cid è l'unico che può aiutarci."
"Ma ci metterà ore ad arrivare!" Throttle allarmato "Non ce la farà!"
Sharon gli si avvicinò "Allora tu non conosci bene mio fratello. Non lascerà i suoi fratelli e la sua famiglia tanto facilmente. E se dovesse morire, lui sceglierebbe di farlo in battaglia." rispose tornando alla moto "Usate il ghiaccio per rallentare l'emorragia, appena è a casa sistematelo nel salotto, Charlene e Leila vi daranno una mano."
"Aspetta! E se ti seguisse?" disse Ronald.
"Correrò il rischio." rispose Sharon andando via.
"Che testarda..." il giovane Gladiatore sospirò spazientito.
Quando furono a casa, Sharon e Leila li aspettavano con ansia. Charley aveva preparato la sistemazione per il ferito "Portatelo qui." disse la ragazza. Oliver, Giada e Will erano seduti sulle scale e osservavano attenti. C'era una strana calma e i piccoli avevano un'espressione preoccupata sul volto.
"Che ha detto Cid?" chiese Ronald.
"Sarà qui tra tre ore. A quanto pare ha ideato una navicella molto più veloce di quelle normali." rispose Sharon "Ma io vorrei un teletrasporto."
"Basta rubarlo al dott Karbunkle..." esclamò il fratello ricevendo un ceffone dietro la testa dalla sorella "Aia!"
"Così impari a scherzare." rispose Sharon recandosi da Vice. Charley e Leila si erano subito messe al lavoro. Le due si alternavano sciacquando le bende sporche e prendendo delle pulite, disinfettavano la ferita e poi la coprirono con delle bende "Come sta?" chiese Sharon.
Leila sospirò accarezzando i capelli del marito "Beh, non posso dire che stia una meraviglia, ma lui è forte, so che terrà duro." rispose "Non posso immaginare cosa cosa sarebbe successo se Stoker non si fosse accorto dell'allarme." mormorò strofinando la guancia contro quella di Vice "Ma che cosa è successo?" guardò Ronald che stava lì in piedi con le braccia conserte.
Il giovane Gladiatore si avvicinò, prese una sedia e si sedette "Un tizio è venuto verso di noi e ha colpito Vice con un bel pugno." rispose atono "Ma non sappiamo il perché."
Charley inarcò le sopracciglia, stupita "Vice si è fatto metter ko da un pugno?" chiese.
Ronald annuì "E che pugno! I nostri caschi sono fabbricati con materiale molto resistente. Il pugno di quel tipo lo ha distrutto. Guarda!" disse lui mostrando il casco semi distrutto "Conta poi la velocità della moto."
"Credete che Vice abbia fatto arrabbiare qualcuno?" chiese Carbine "Mi sembra strano che sia stato attaccato da uno sconosciuto."
"Vice è molto pacifico, sì è irritabile ma non guerrafondaio." rispose Sharon guardando i nipoti che nel frattemo erano entrati nella stanza. Oliver era salito sul divano approfittando della sua minuta corporatura, si avvinghiò al braccio del padre, la codina arrotolata attorno al polso del genitore e la testa sulla sua spalla. Giada e Will si erano accovacciati ai piedi, tutti e tre erano stranamente tranquilli.
"Dobbiamo cercare questo tipo e fargliela pagare!" esclamò Vinnie.
"Calma Vincent!" lo rimproverò Throttle "Dobbiamo scoprire chi è. Questa è la cosa più importante, la vendetta non ci porterà a nulla."
"Beh, quel tipo è molto forte." disse Modo sovrappensiero "Non avremo comunque possibilità di vittoria."
"Non potrebbe essere uno scagnozzo di Limburger?" azzardò Carbine "Chi attaccherebbe mai con tanta sicurezza?"
"Chiunque egli sia, è strano." commentò Stoker che ebbe un'improvvisa illuminazione " E se..."
"Cosa, Stoke?" chiese Throttle "Allora?"
Il vecchio topo pensò "E se quel re da quattro soldi ha voluto vendicarsi per quello che Vice ha combinato su Marte?"
I ragazzi si scambiarono uno sguardo e balbettarono.
"Può anche essere. Ciò spiegherebbe la ragione dell'attacco e del fatto che il tizio mirasse solo a lui." disse Carbine "Dobbiamo indagare!"
"Non c'è bisogno." intervenne Sharon "Se davvero quel tipo lavora per Limburger e compagnia, lo scopriremo molto presto."
"Posso sapere chi diavolo ti ha detto di agire?" esclamò Rebecca su tutte le furie. Aveva richiamato Spike standosene in disparte così da non essere vista e aveva atteso il compagno di lavoro.
Spike si tolse il casco, i capelli argentei erano un punto bianco che rifletteva i raggi della luna, sghignazzava "Lord Camembert mi ha dato un ordine ed io l'ho eseguito. Non voleva più aspettare." rispose.
La topina bianca sospirò, le mani ai fianchi "Ma potevi chiamarmi."
"Lord Camebert non ha voluto che tu venissi." rispose Spike scrollando le spalle "Non voleva problemi."
Rebecca si sentì a disagio, Lord Camembert non si fidava di lei e quella sarebbe stata solo una delle tante prove a cui l'avrebbe sottoposta per verificare la sua fedeltà "La prossima volta ti prego almeno di avvertirmi." limitò a rispondere "Vado a fare un giro." salì sulla sua moto "Tu torna alla torre."
"Come vuoi." rispose Spike sull'attenti "Il mio lavoro per oggi è finito. Mi concederò un po' di riposo." si stiracchiò, indossò di nuovo il casco e partì lasciando sola la giovane topina.
Rebecca guardò Spike che si allontanava, si tolse il casco e si appoggiò al manubrio Perché ogni volta che lo ripeto, cambia qualcosa? Eppure ho sempre fatto attenzione. Doveva rimediare a ciò che non aveva previsto. Sollevò la testa dal manubrio e guardò il cielo stellato So cosa fare. Indossò il casco e spinse il piede sull'acceleratore, ormai l'equilibrio era spezzato e ciò lo aveva notato da un po'. Moderò la velocità e parcheggiò la moto a metà strada, non voleva essere seguita. Attraversò a piedi il resto del percorso, il casco ancora in testa, e finalmente arrivò. Osservò lo steccato che circondava il grande palazzo e lo scavalcò con agilità, una cosa che la guerra le aveva insegnato era superare gli ostacoli con agilità.
Con cautela Rebecca attraversò il cortile e si fermò ad osservare l'interno dell'edificio da una finestra. Erano tutti lì, i volti preoccupati e parlavano tra loro, Vice era steso sul divano, i bambini vicino a lui. La topina bianca tirò un lungo sospiro e si avvicinò alla porta d'ingresso, bussò al campanello. La voce di Leila fece sobbalzare la giovane topina che rispose con un mugolio.
La porta si aprì e Leila fece capolino "Posso fare qualcosa?" chiese.
Rebecca esitò "Dovrei scambiare quattro chiacchiere con..." Sharon la interruppe chiedendo chi fosse alla porta.
"Non lo so, è una motociclista." rispose Leila.
Sharon strabuzzò gli occhi "Ci penso io qui, sta tranquilla. Tu va pure." disse osservando Rebecca ferma alla porta "E tu entra."
Rebecca non voleva spostarsi "Credo che sia meglio che io stia qui:" disse "Voglio solo scambiare un paio di parole con te."
La topina dal pelo nero prese un cappotto e uscì nel cortile socchiudendo la porta alle sue spalle "Tu sei Rebecca, giusto?"
Rebecca balbettò "Come.. come fai a saperlo?"
Sharon si strinse nel cappotto "Non è difficile indovinarlo." rispose "Perché sei qui?"
"Perché non hai chiamato gli altri?" chiese a sua volta la topina bianca.
Sharon sospirò "Vice mi ha raccontato quello che è successo su Marte e... qualcosa mi dice che tu non sei pericolosa." disse poggiando le mani ai lati del casco e togliendoglielo "Allora è proprio come mi hanno riferito." osservò la topina con attenzione "Ciò spiega molte cose. Ma cosa devi dire.. e a chi?"
Rebecca si riprese il casco e lo strinse tra le braccia a disagio "Devo parlare con te. E' una cosa importante."
Sharon inarcò le sopracciglia "Di che si tratta?" non era disposta a crederle ma ascoltare poteva esserle d'aiuto.
Rebecca guardò il casco "Può darsi che ritorni e... non so se funzionerà ma... la prossima volta... invece di combatterlo..." indugiò ".. fagli sentire il carillon. Potrebbe funzionare."
La topina dal pelo scuro fissò la giovane con perplessità "Il carillon?"
Rebecca annuì "Non posso dirti altro, mi spiace. Ora devo andare." indossò di nuovo il casco "Non dimenticare." le raccomandò.
Sharon si strinse di nuovo nel cappotto e scosse il capo, intanto una luce che volava nel cielo diventava sempre più grande man mano che si avvicinava alla terra, finalmente Cid era arrivato.
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Oh yay, sto cambiando man mano il layout della storia, modificherò anche i capitoli precedenti appena ho un po' di tempo.
