Eh, sì, gente, siamo proprio arrivati alla fine! Con questo capitolo si chiuderà la nostra storia, come vi ho anticipato nello scorso mi piangeva il cuore a non tornare a dare un occhio alle nostre San e Britt del passato perché, posso confessarvelo, nel corso della stesura mi sono affezionata un pochino di più a loro! ;)
Em Ti, questo capitolo conterrà le nostre ultimissime risposte! ;) tempe, come si fa a non amare Holly, come? La nostra paladina! ;P Marty, sono proprio felice che ti sia piaciuto più di tutti! Lady-landslide, spero che gli strappi si siano tutti ricuciti! :D Euston, grazie mille, ci tenevo che fosse tutto molto chiaro alla fine! ;)
Spero che anche questo ultimo capitolo vi piaccia e aspetto tanti tanti tantissimi commenti!
oldie
Capitolo 25.
1886
Il nuovo carro era molto più silenzioso di quello vecchio. Santana doveva dargliene atto, Noah aveva fatto bene ad insistere per comprarlo. Non era più un bambino disubbidiente ormai, anche se era sempre così difficile accettare che il tempo non si possa fermare. Certo, ogni tanto la sua indole indisciplinata lo spingeva ancora a proporre idee decisamente troppo azzardate, ma bisognava ammettere che stava finalmente maturando; tuttavia, il fatto che, a compensare il suo talvolta troppo innovativo spirito d'iniziativa, ci fossero Rachel e Jesse, metteva Santana molto più tranquilla.
Forse era per tutto quello strano silenzio che il ritmico ticchettio della pioggia non riusciva a calmarla come faceva sempre. Quando aveva dei pensieri per la testa il rumoroso grattare delle ruote sulla terra dura riusciva a riempirle le orecchie fino a farla smettere di preoccuparsi. Così chiuse gli occhi, poggiò la testa all'indietro sulla superficie di legno scuro, con la mano destra si allentò un po' il giro della sciarpa e provò ad espirare concentrandosi soltanto sulla pioggia che inevitabile cadeva e sbatteva contro il tettuccio del carro. Era del tutto inutile e Santana lo sapeva perfettamente. Le mani iniziarono a formicolare mentre tentava invano di rallentare il ritmo del suo respiro. Provò a espirare con più energia e si sfilò completamente la sciarpa perché anche se era stupido le dava l'idea che la stesse strozzando. Cristo.
La cosa che più le dava fastidio è che nonostante la logica le suggerisse che con buona probabilità non aveva alcun motivo di preoccuparsi, non riusciva a convincersi del contrario; non perché la paura fosse irrazionale, certo, lo era, lo era totalmente, ma la colpa era tutta dell'altra parte della sua logica, quella triste e un po' cinica, quella da brava donna, che le forniva almeno un centinaio di ottimi buoni motivi per preoccuparsi. A partire da quelle rughe d'espressione sulla fronte. Per finire con il tempo, che non voleva proprio smettere di scapparle di mano. Forse era proprio quello il segreto. Cercare di non preoccuparsi di ciò che non era possibile cambiare e concentrarsi su ciò che era in nostro potere. E quello che avrebbe detto e fatto era senza ombra di dubbio in suo potere. Quindi doveva darsi una calmata.
Nel giro di un paio di minuti la situazione migliorò, così Santana riaprì gli occhi e sospirò leccandosi le labbra. Si voltò verso la sua borsa e ci frugò all'interno fino ad estrarne un piccolo specchio. Cristo, si disse, riflettendoci contro l'immagine del proprio viso; senza smettere di guardarsi afferrò la cipria e se ne picchiettò un po' sul viso sperando potesse restituirle i suoi vent'anni. Ci sarebbe voluto un miracolo. O la signorina Holliday. Riponendo la cipria si lasciò scappare un sorriso. Quantomeno aveva cercato di non ingrassare. D'altra parte, anche ammesso che avesse desiderato lasciarsi andare ai piaceri della cucina, le continue preoccupazioni arrecatele in quegli anni da quella peste di suo figlio e dalle piogge intermittenti non le avrebbero in ogni caso permesso di guadagnare troppo peso.
Dio. Chissà se lei era cambiata. Aveva una gran paura di non ricordarla. Era orribile da dire e anche solo da pensare, ma erano trascorsi quasi vent'anni e vent'anni erano un sacco di tempo ed erano successe così tante cose in quei vent'anni che non era nemmeno sicura di essere ancora se stessa o la stessa persona che lei aveva conosciuto. Sovrappensiero si avvicinò alla tendina della carrozza e guardò fuori, quasi potesse capire quanto mancava al termine del viaggio riconoscendo un qualche particolare del paesaggio che l'aiutasse a capire dov'erano arrivati, ma la verità era che non ne aveva idea perché non era mai stata così lontana da Seattle. Anche quello, per la verità, le metteva addosso un po' d'angoscia. Chissà com'era il mondo là fuori. Chissà com'era il mondo lontano da Seattle. Forse la vita era completamente diversa e non sarebbe riuscita a capirci niente e lei se ne sarebbe accorta e ne sarebbe stata triste e allora sarebbe stata triste anche lei e forse era stato un errore, soltanto un enorme gigantesco errore che si sarebbe concluso solamente con dell'orribile fredda malinconia e…
Di colpo il carro iniziò a rallentare vistosamente. Saranno state all'incirca le sei di sera, lei e Joe erano partiti alle sei del mattino precedente e Santana poteva garantire che quando un viaggio durava qualcosa come 36 ore la sensazione che si provava quando si era in dirittura d'arrivo era davvero strana. Giungere a destinazione era davvero strano. Perché dopo tante ore di viaggio sembrava quasi che non si dovesse arrivare più. E invece pareva proprio che ce l'avessero fatta. Non appena il carro si fermò del tutto l'ansia di Santana si moltiplicò con rapidità strabiliante. Per un secondo credette di poter svenire, poi udì Joe saltar giù dal posto di guida e avvicinarsi alla porta, così inspirò forte e si ricompose.
"Ci siamo, signora!" esclamò Joe sorridendo sotto la pioggia battente. Erano anni ormai che Joe aveva smesso di fare il bracciante per occuparsi soltanto di vendere il caffè al mercato e di trovare nuovi acquirenti, aveva un vero talento per gli affari; tuttavia aveva insistito un sacco per essere lui in persona ad accompagnare Santana fino a Great Falls.
Santana aveva deglutito e si era alzata in piedi, prima di scendere aveva provato a sistemarsi alla bene e meglio la gonna color fango che indossava, sembrava non esserci modo di non farla apparire almeno poco stropicciata e…
"State benissimo, singora," la interruppe Joe, Santana si voltò verso di lui che le stava ancora sorridendo, stavolta con aria comprensiva, così inspirò forte e provando a restituirgli un po' di speranza afferrò la mano che le stava tendendo e scese dal carro. Joe le coprì la testa col suo pastrano e insieme corsero fino al sottoportico della casa che avevano di fronte. Era una bella villetta in legno, piccola, ma carina. Santana stava tremando, così Joe la strinse un po' più forte anche se ormai le loro teste erano al sicuro del porticato, poi si sporse verso la porta e batté tre volte.
Prima ancora che il terzo colpo facesse in tempo a risuonare nelle loro orecchie la porta si aprì. Gli occhi di Brittany si posarono su Joe che le stava proprio di fronte, poi in silenzio, sembrò quasi avere paura di farlo, con lentezza reverenziale si spostò con il suo sguardo sulla sinistra finché non incrociò gli occhi di Santana. Per un attimo nessuno dei tre seppe cosa dire e nemmeno come reagire. Brittany se ne stava sulla porta con le labbra schiuse a fissare Santana come se non sapesse decidersi a credere che fosse davvero lei.
"Brittany!" Joe lasciò le spalle di Santana e con un grande sorriso si gettò su di lei abbracciandola forte. Dio, quanto era mancata anche a lui. Era incredibile come quella giovane fosse riuscita in meno di un anno ad entrare nei cuori di tutti in casa Lopez. Santana li guardò abbracciarsi e metà di tutta quell'angoscia soffocante che aveva provato fino ad allora sparì. Brittany era meravigliosa, come sempre. E quel sorriso, Cristo, non era cambiato per nulla. Non era cambiato per nulla.
"Joe, sei…" balbettò Brittany mentre lui l'appoggiava di nuovo a terra dopo averla inavvertitamente sollevata di qualche centimetro dal pavimento, "Sei cresciuto!" scherzò e Joe rise con quella voce grossa che forse Brittany non aveva mai fatto in tempo a sentire.
"Tu sei sempre uguale invece!" ribatté lui sciogliendo l'abbraccio, "È carino qui!" continuò guardandosi attorno anche se sotto la pioggia quel posto non era davvero un granché. Dopo un attimo di silenzio si congedò per tornare al carro per prendere i bagagli di Santana.
Non appena rimasero sole Brittany incrociò di nuovo gli occhi di Santana e quando si accorse che anche lei la stava guardando arrossì un pochino, così Santana non riuscì a trattenersi dal sorridere. Lo sguardo azzurro di Brittany si fece subito vispo e arricciò la punta del naso. Santana non aveva idea di come salutarla, specie considerando che erano ancora sotto il porticato e che praticamente chiunque passasse da quelle parti avrebbe potuto vederle, così le porse la mano. Brittany scoppiò a ridere e con gesto lento si avvicinò a lei. La mano di Santana stava ancora tremando e non era affatto il freddo perché anche quella di Brittany tremava allo stesso modo. Non appena le loro dita si sfiorarono una scossa elettrica sfrecciò repentina fra loro facendole ritirare in fretta le mani e un fulmine cadde poco lontano dal carro illuminando a giorno quel tardo pomeriggio e provocando uno stonato piccolo concerto di urla e risate.
Brittany offrì a Joe un posto per passare la notte o almeno un pasto caldo prima di ripartire, ma lui disse che se fosse andato via subito avrebbe potuto viaggiare come minimo già per tre d'ore visto che la pioggia stava scemando un pochino e che sarebbe di sicuro tornato, perché gli aveva fatto un immenso piacere rivederla e da adesso in poi avrebbe avuto anche un motivo in più. Così si voltò verso Santana e la abbracciò forte.
"Mi mancherai, ragazzino," gli bisbigliò Santana all'orecchio e lui rise, "Mi raccomando," gli intimò poi non appena lo poté guardare in viso e fu allora che si accorse che aveva gli occhi lucidi, così stavolta lo abbracciò lei, facendo finta di non aver visto niente e lo baciò sulla testa. Stando sull'uscio, poi, lei e Brittany continuarono a salutarlo con la mano finché col suo bel carro nuovo non sparì lungo la strada.
Allora Santana si voltò di nuovo verso la casa, afferrò i suoi grossi bagagli ed entrò, improvvisò una manciata di piccoli passi sul pavimento perché i bauli erano piuttosto pesanti e poi li appoggiò con un piccolo tonfo sul pavimento mentre la porta si chiudeva alle sue spalle. Prima ancora che facesse in tempo a voltarsi sentì le braccia di Brittany avvolgerla attorno alla vita e abbracciarla da dietro la schiena.
"Non riesco ancora a crederci," le sussurrò all'orecchio appoggiando il mento sulla sua clavicola e per un secondo Santana desiderò che il mondo potesse fermarsi di colpo affinché quel suo abbraccio dolcissimo non finisse più, così chiuse gli occhi e appoggiò la tempia sulla sua guancia lasciandosi soltanto cullare dal suo respiro gentile. Non lo sapeva nemmeno se stava sorridendo, in quell'attimo Santana non seppe più nulla, seppe soltanto di amarla ancora come il primo giorno che l'aveva sentita finirle dentro il cuore e dipingere la sua vita di tenera magia, seppe soltanto di amarla ancora di più di quel giorno, anche se pensava che fosse impossibile, perché non poteva esistere un più di tutto, eppure era così.
Poi senza preavviso piroettò dentro le sue braccia finché non le fu di fronte, non aveva potuto guardarla per vent'anni, non voleva perdere altro tempo, con le mani si arrampicò fino ai suoi zigomi e le sistemò i capelli dietro le orecchie per poterla vedere meglio, poi le strinse il viso fra le mani e fissandola in quei suoi meravigliosi occhi blu sorrise.
"Non ricordavo che foste così bella," le disse e gli occhi di Brittany s'inumidirono un poco di lacrime e cominciarono a brillare come delle piccole stelle illuminate dalla lampada a gas, così l'abbracciò di nuovo stringendola forte a sé finché non riuscì a convincersi che era tutto vero e che Santana era proprio lì assieme a lei, anche se non era possibile.
Cenarono in fretta perché era tardi e Santana era stanca e fu così strana e straordinaria l'ordinarietà con cui quel piccolo pasto si svolse, fu come se nulla fosse successo, se il tempo non fosse passato, se la vita non fosse scappata e loro due fossero sempre state entrambe lì a raccontarsi ogni piccolo insignificante particolare delle loro giornate. Poco dopo decisero di andare a letto, quando Santana uscì dal bagno dopo aver indossato l'occorrente per un buon sonno trovò Brittany in piedi accanto al materasso ad aspettarla. Per un attimo Santana si sentì in colpa per non ricordarsi più quanto lei fosse meravigliosa illuminata soltanto dalla luce di una candela. Credeva di ricordarsi tutto di lei, eppure il tempo aveva sfumato molte più memorie di quanto avrebbe mai potuto immaginare.
"Quale lato preferite?" le chiese poi lei con un piccolo sorriso e il suo sorriso invece se lo ricordava perfettamente, così smise di sentirsi in colpa e cominciò a sentirsi grata di quel tempo straordinario che non credeva avrebbe mai avuto e si stava trovando a vivere. Dopo aver contemplato un po' il letto scelse il lato sinistro. Brittany aspettò educatamente che lei si infilasse sotto le coperte e poi la seguì in silenzio. Per qualche minuto nessuna delle due disse nulla, se ne rimasero così a contemplare il soffitto e la pacifica tranquillità di quell'inusuale routine.
"Lui da che lato dormiva?" domandò poi Santana sempre guardando diritta.
"Sul destro," Brittany rispose soltanto con voce perplessa.
"Era un brav'uomo, ho sentito," riprese, non sapeva davvero dove voleva andare a parare, non sapeva nemmeno perché le stesse chiedendo di lui.
"Era un animo gentile," lo descrisse così, semplicemente, perché non c'era molto altro da dire, non di bello, ma soprattutto di brutto, era un brav'uomo e aveva imparato a volergli bene, quand'era morto aveva anche versato qualche lacrima, era un animo gentile.
Santana si voltò su un fianco per guardarla, Brittany colse il suo movimento e fece lo stesso, Santana sistemò i capelli di Brittany dietro il suo orecchio e la guardò in fondo ai suoi occhi blu, "Pensate che il Signore mi perdonerà mai per aver augurato la morte a un reverendo dall'animo gentile?" bisbigliò, quasi avesse paura che Dio potesse sentirla.
Brittany scoppiò a ridere e poi tornò a guardarla, "Come si potrebbe non perdonarvi qualcosa?" rispose, poi sorrise per l'ennesima volta, "Basterà che lo guardiate così, con questi meravigliosi occhi neri," riprese.
"Come potrei guardare così qualcuno che non sia voi?" la canzonò Santana sorridendo a sua volta e Brittany arrossì ed era così meraviglioso che fosse ancora capace di farlo.
Santana si avvicinò a lei e la baciò sulla bocca, indugiò piano sulla superficie morbida e tesa delle sue labbra perché voleva ricordarsi esattamente com'era, poi si avvicinò ancora, schiuse le labbra e attese paziente che Brittany prendesse l'iniziativa. Quella notte si baciarono ancora e ancora, finché il sonno, discreto messaggero del riposo dei giusti, non cominciò a posarsi morbido e leggero sopra le ciglia di Santana; Brittany la abbracciò stretta mentre lei appoggiava la testa sul suo petto e si ricordava quanto adorasse il profumo della sua pelle. Prima di chiudere gli occhi Santana guardò fuori dalla finestra, la pioggia si era fatta più fine e leggera, ma un'ultima saetta cadde poco lontano da loro, illuminando quella notte meravigliosa. Fu allora che, vedendo le gocce di pioggia brillare come piccole lucciole in mezzo all'oscurità, Santana ci credette davvero: erano sul serio lacrime di stelle.
Ringrazio chiunque abbia seguito la mia fic, chiunque abbia trovato il tempo di lasciarmi un commentino e un grazie specialissimo alle mie sanguijuelas che mi hanno accompagnato sostenendomi lungo il percorso. È stata una bellissima avventura che spero si ripeterà in futuro!
Per qualsiasi domanda, curiosità o richiesta come ormai sapete mi trovate su Twitter, sono sempre la vostra solita theoldphib!
Buona vita gente! ;)
