25. DEREK
Addison mi aveva appena raccontato di Mark e delle sue maledette avance alla mia ragazza. Non mi andava a genio il fatto che il mio migliore amico ci provasse in tal modo con la donna che sapeva amavo da sempre. Lo vidi che camminava indifferente nel corridoio, la voglia di fargliela pagare era sempre di più. Cercavo di fermare l'ira che si impossessava sempre di più di me, del mio corpo e dei miei pensieri. Vedevo Mark allontanarsi con indifferenza, non immaginava affatto che dentro di me regnava l'ira oltre che una voglia di prenderlo a pugni. Scattai immediatamente, deciso mi avvicinavo sempre di più alla sua persona nessuno più sarebbe stato capace di bloccarmi. Ormai ero deciso a compiere quel gesto, consapevole di quello che facevo consapevole che forse subito dopo mi sarei pentito. Lo afferrai con forza per il braccio impedendoli di proseguire la sua passeggiata e di liberarsi della mia presa. Lo vedevo che mi guardava con occhi interrogativi ovviamente non sapeva quale sarebbe stata la mossa successiva. Mi feci coraggio e quando meno se lo aspettava davanti alcuni pazienti lo colpii in volto con uno dei miei destri. Non reagì rimase a fissarmi incredulo del gesto che avevo fatto, ma la voglia di colpirlo non era sparita affatto. Lo colpii allo stomaco con un altro destro facendolo cadere a terra, rannicchiato per il forte dolore che li avevo provocato ma nemmeno vederlo in quello stato mi faceva calmare. Era più forte di me, non riuscivo a fermarmi. L'ira si era impossessata definitivamente di me. A passare di lì era proprio lei, l'ultima persona che avrebbe dovuto vedere quella scena. Appena vide Mark a terra e me in preda a una crisi che mai avrebbe avuto fine, corse verso di noi, senza dire niente mi bloccò e mi spingeva indietro, qualsiasi tentativo di riprendere a massacrare Mark era inutile poiché si poneva avanti a me impedendomi di farlo. Sapeva che non avrei fatto nulla se lei era lì a proteggere l'indifeso. Appena Addison si assicurò che mi ero calmato – anche se non era così- andò via. Bevvi un bicchiere d'acqua e andai nel reparto di Mark.
"Cosa c'è ancora?"domandò allontanandosi da me.
"Sai che l'amo e che voglio chiederle di sposarla, perché ci provi con lei?" domandai fermandolo.
Non ci fu alcuna risposta da parte sua. Lo lasciai stare e presi il resto della giornata libero. Dovevo accelerare le cose. Quella sera stessa le avrei chiesto di sposarmi.
Andai da Naomi e le chiesi le chiavi di casa loro e se gentilmente la sera ci avesse lasciato casa libera. Andai dal fioraio e presi tutte le rose rosse che aveva, poi passai a un negozio molto zen e comprai le candele, posai tutto a casa di Addison e uscii di nuovo. Mi recai dal gioielliere e comprai il solitario. Tornai a casa e iniziai a preparare tutto per bene. Nell'ingresso avevo messo un foglio grande con scritto "segui i petali". Sotto il foglio una mangiata di petali poi ogni 5cm un petalo fino al salotto dove c'era un altro foglio con scritto:
"Mia cara, sarai sicuramente scioccata per il gesto che ho compiuto oggi. Non avresti dovuto vedermi preso dall'ira, non avrei dovuto comportarmi in quel modo… ma è stato più forte di me, non è così che avrei dovuto dimostrarti il mio amore che ho per te ed è per questo che sono qui a scriverti. Al mattino non ho altro che te nei pensieri, la notte mi rifugio nel mio letto e non faccio altro che pensarti. Sei la luce dei miei occhi, sei la luna che mi sorride tra le stelle nelle notti. Nei tuoi occhi quando li vedo, mi sembra di vedere l'oceano in cui mi perdo… mi piace perdermi nei tuoi occhi, nel tuo viso così dolce e tenero.
Continua a seguire i petali!"
Poi trovava me sul suo letto immerso tra tante rose rosse e circondato da candele accese.
