26. IMMOBILE

Leggero come una piuma Loki volteggiava nel nulla sospinto da correnti che lo sospingevano avanti ed indietro secondo il loro piacere. Aprendo i suoi occhi di smeraldo il giovane poteva vedere le galassie viola e verdi riflettersi nei suoi occhi, più in basso Yggdrasil le cui radici si estendevano sondando il terreno bluastro dell'universo. Loki chiuse nuovamente gli occhi lasciandosi cullare dai venti cosmici con il cuore che gli batteva nel petto squarciato unendosi al pulsare dell'universo. Presto quel volo sarebbe terminato, le valchirie sarebbero uscite dal loro palazzo per prenderlo e portarlo nelle sale dei guerrieri dove avrebbe riposato fino alla fine dei tempi.

- Loki.-

Il principe spalancò gli occhi e guardò nell'abisso cercando l'origine di quella voce calda e rassicurante. Il giovane aprì la bocca per rispondere a quella chiamata, ma le sue labbra si mossero senza articolare alcun suono.

- Loki.-

Il principe urlò, ma dalla sua bocca uscì solamente una nuvola dorata che si perse confondendosi con le stelle.

Il respiro. Loki ascoltò con stupore il rumore dell'aria entrare ed uscire dal suo corpo come un'onda invisibile che puliva le sue interiora riportandole alla vita.

Lentamente il giovane aprì gli occhi e la luce nella stanza lo accecò costringendolo a coprirsi il volto con le mani bendate.

- Loki-

Di nuovo quella voce.

Loki alzò lo sguardo verso l'uomo che lo osservava ai piedi del letto.

- Buongiorno figlio mio.-

Odino guardava apprensivo il figlio e il suo sguardo chiaro esprimeva orgoglio per quello che aveva fatto.

Loki guardò il dio con diffidenza rivolgendogli un'occhiata sfrontata e cercando di sfuggire ai suoi occhi.

- Uccidere un uomo nel suo letto non è molto onorevole, anche se si tratta del dio degli inganni.-

- Nessuno ti farà del male, figlio mio.-

Il giovane guardò l'uomo che gli stava dinnanzi con poca convinzione cercando di ricordare cosa fosse successo nel cortile.

- Thanos e L'Altro?-

- Per il momento non rappresentano una minaccia, ma non è escluso che possano fare ritorno.-

Loki si guardò le braccia cercando i segni lasciati dai rampicanti senza trovarne. Le sue ferite erano state pulite e il petto era stretto all'altezza della ferita da una fascia che lo avvolgeva costringendogli la cassa toracica, anche le mani erano bendate e lunghe bende si avviluppavano dai suoi polsi fino al gomito.

- Quanto ho dormito?-

- Tre giorni.-

- Sigyn? Dov'è? È viva?-

Odino abbassò lo sguardo e si accomodò ai piedi del letto guardando preoccupato il figlio.

- Thor l'ha portata qui, ma non si è ancora ripresa.-

- Che cosa?- Loki guardò incredulo il padre cercando di controllare i propri sentimenti.

- La vita sta lottando dentro di lei con la forza dell'oceano, ma è molto grave.-

- Che cosa le hanno fatto?-

- L'hanno avvelenata, si tratta di magia nera molto potente.-

Loki si passò una mano sul volto asciugandosi le lacrime.

- Mi hai salvato tu, vero?-

Odino annuì senza distogliere lo sguardo dal figlio.

- Volevi essere certo che ricevessi la mia punizione, vero?-

- No.-

- Perché allora? Thanos è un avversario troppo forte persino per il Padre degli dei.-

- Non potevo lasciare morire mio figlio in quel modo.- il dio abbassò lo sguardo rincorrendo un pensiero lontano – Tua madre aveva ragione su di te e io non potevo permettere che mi strappassero un altro figlio.-

- Che cosa c'entra Frigg?-

- Tua madre ha sempre creduto in te, Loki. Lei non ha mai dubitato dell'affetto che provi per Sigyn mentre io, io non ti credevo capace di rischiare così tanto per una persona.-

Loki abbassò lo sguardo cominciando a giocare nervoso con un lembo del lenzuolo e ripensando alle parole del padre. Non lo credeva capace di dare tutto per chi amava e per le persone a cui voleva realmente bene. Nella famiglia era sempre stato Balder il tenero, il fanciullo conteso dalle balie di Asgard e famoso per la sua dolcezza, mentre lui era sempre stato il lupo solitario e diffidente dai sorrisi enigmatici e dai silenzi pieni di parole non dette. Con lui nessuno sapeva mai come rapportarsi e la sua imprevedibilità era alla fine divenuta la sua arma migliore. Questo però aveva comportato diventare un mistero anche agli occhi di coloro che amava e ora, alla resa dei conti, i dubbi che suo padre nutriva gli bruciavano nel cuore.

- Quindi la mia condanna?-

- Per quello che mi riguarda Loki è morto su Midgard, tutto il resto è solo parole.- Odino si alzò e si diresse verso la porta – Ora non ti muovere, manderò qualcuno a cambiarti le bende.-

- Quando potrò andare da Sigyn?-

- Quando ti sarai ripreso. Non temere se si dovesse svegliare sarai il primo a saperlo.-

Approfittando dell'oscurità Loki sgattaiolò fuori della sua stanza e claudicante si diresse verso la stanza di Sigyn camminando aggrappato alla parete.

Quando la raggiunse aprì a fatica la grande porta e a passi felpati scivolò fino al letto in cui dormiva la ragazza, silenzioso la osservò a lungo cercando di trattenere le lacrime: Sigyn giaceva davanti a lui completamente immobile simile ad una bambola di porcellana dal viso pallido e privo di emozioni.

Cautamente Loki scivolò al suo fianco e sedutosi su uno sgabello cercò le sue mani levigate e fredde come perle.

- Sigyn?-

La ragazza non rispose.

- Sigyn sono io, Loki. So che puoi sentirmi, per favore apri gli occhi.-

Il giovane guardò speranzoso la fanciulla sperando che rispondesse alla sua voce, ma non accadde nulla. Loki si prese il volto tra le mani e cominciò a piangere. Sigyn era prigioniera della morte, la sua mente, i suoi pensieri e il suo cuore erano lontani da lui, celati in un luogo senza tempo né spazio a lui precluso. Loki si protese verso la ragazza e la baciò sperando che il suo respiro la riportasse alla vita, ma la giovane rimase inerte senza dare alcun segno di vita.

- Sigyn, Sigyn dove sei? Perché la mia voce non basta a riportarti indietro? Perché ti ostini a restare tra le ombre? Tu non devi servire la morte, la sua corte di tenebra non è degna della tua luce né essa deve vantarsi di averti tra le sue ancelle. Ti prego, amica mia torna da me.-

Loki baciò nuovamente quelle labbra livide arrendendosi definitivamente.

- Chi ha scritto che un bacio può costringere la morte a tornare sui suoi passi? Chi? Sigyn non risponde e la morte continua a tenerla incatenata al suo trono di ossa.-

Per tutta la notte Loki restò sveglio vegliando su di lei e sul suo sonno e non si mosse dal capezzale di Sigyn nemmeno nei giorni successivi. Durante il giorno stava accanto al suo letto parlandole e raccontandole storie e si allontanava solo per permettere ai curatori di cambiarle le bende e i medicamenti, la notte poi le prendeva la mano e gliela accarezzava fino al sorgere del sole o finché non veniva vinto dal sonno e si concedeva qualche ora di riposo. Anche se Sigyn non gli rispondeva né dava segni di vita egli sapeva che era viva e, malgrado vedere l'amica in quello stato lo addolorasse, dentro di sé sentiva ardere flebile una certezza: Sigyn un giorno sarebbe tornata da lui.

- Fratello.-

Loki si svegliò di soprassalto e si voltò fulmineo verso Thor.

- Il curatore dice che devi cambiare le bende, sono giorni che porti le stesse e potrebbero farti infezione.-

Loki si guardò disorientato intorno, aveva dormito ma era comunque stravolto dalle lunghe nottate in bianco passate a custodire la ragazza.

- Digli che può venire e cambiarmele qui. Non posso abbandonarla, potrebbe svegliarsi da un momento all'altro e io devo esserci.-

Thor si morse il labbro guardando mestamente il fratello e cercando le parole migliori per riportargli le parole di Odino.

- Loki, è passata una settimana da quando abbiamo portato Sigyn alle Case della guarigione.- Thor esitò ancora indeciso su come continuare – Padre dice che ormai non c'è più speranza per lei, devi lasciarla andare.-

Per un attimo Loki si riebbe e il suo sguardo stremato si accese di rabbia.

- Sei qui per portarmela via?- il giovane si mise davanti al letto della fanciulla creando uno scudo con il suo esile corpo - No, io non te lo permetterò fratello! Dovrai passare sul mio cadavere!-

- Loki per favore.-

- Vattene.- la voce calda del giovane era un sibilo minaccioso – Vattene! Sparisci dalla mai vista e lasciaci in pace! Sigyn si riprenderà!-

Thor rimase in piedi guardando il fratello con crescente preoccupazione: il suo volto era pallido e provato dalla mancanza di sonno e l'ampia fronte era imperlata di sudore, segno evidente che febbre lo stava lentamente consumando.

- Almeno permettimi di sostituirti per qualche ora, sei debole e se continui così manderai all'aria giorni di cure. Non devi temere per Sigyn, la sorveglierò io e se dovesse svegliarsi ti verrò a chiamare.-

Loki guardò con poca convinzione la ragazza mordendosi il labbro, Thor aveva ragione e non poteva continuare così: da quando aveva cominciato a vegliare su Sigyn aveva smesso di dormire e aveva rifiutato qualsiasi cosa gli venisse offerta ad eccezione dell'acqua. Lentamente si stava uccidendo con le sue stesse mani e se avesse continuato non avrebbe più potuto aiutare Sigyn in nessun modo.

- Va bene,- il giovane si alzò ma non appena si mise in piedi le gambe gli cedettero facendolo ricadere sullo sgabello – andrò a coricarmi per un po'.-

Thor sorrise sollevato mettendosi al fianco del fratello per aiutarlo ad alzarsi e prima che potesse cambiare idea lo scortò nella sua stanza dando ordini ai servitori perché si prendessero cura di lui e lo nutrissero.

Di malavoglia Loki si fece cambiare le fasciature facendo un grosso sforzo per non liberarsi da quelle mani estranee che lo toccavano massaggiandogli le ferite e le contusioni sparse un po' ovunque sul suo corpo. In passato era rimasto ferito diverse volte ma non aveva mai permesso a nessuno di curarlo, nessuno ad eccezione di Frigg e Sigyn.

Quando gli furono cambiate le bende un curatore gli porse un calice d'oro colmo di un liquido color dell'oro e prima ancora che l'ultima goccia sfiorasse le sue labbra il giovane si addormentò sprofondando in un sonno profondo.

Nei suoi sogni Sigyn cavalcava accanto a lui sfidandolo in gare che gli avrebbe fatto vincere, in altri invece si stendevano uno accanto all'altro nel loro giardino e si raccontavano le leggende legate alle costellazioni ridendo tra di loro quando uno dei due inventava storie troppo assurde.

- Sigyn.-

Il giovane trasalì scattando a sedere sul letto. La stanza era avvolta dalle tenebre ad eccezione del balcone illuminato dalla luce argentata della luna. Immediatamente il senso di colpa lo investì con l'impeto di una tempesta, aveva dormito per troppo, troppo tempo e forse Sigyn si era svegliata senza trovare nessuno al suo fianco.

Con uno scatto il giovane balzò fuori dalle coperte e rimase stupito al sentire i suoi arti rinvigoriti e una nuova energia scorrergli dentro. Cautamente il ragazzo si avvicinò allo specchio e fisso per alcuni istanti l'immagine riflessa costatando con piacere i benefici del riposo, a conti fatti dormire gli aveva fatto bene: la febbre era passata del tutto e il suo volto emaciato era ora colorito, anche il suo corpo sudato e provato dalle ferite si era tonificato e l'odore degli oli e degli unguenti lo avvolgevano in un'aurea profumata. Loki si guardò per qualche istante compiaciuto nel constatare di essere tornato il guerriero prestante di un tempo.

Senza attendere si gettò sulla pelle nuda una camicia e rapido come il vento volò verso la stanza di Sigyn sperando con tutto se stesso che si fosse svegliata.

Quando finalmente arrivò davanti alla porta dovette fermarsi a riprendere fiato, le energie gli erano tornate ma per un corpo provato quella corsa era stata un'immane fatica. Cautamente il giovane scostò il pesante portone quel tanto da permettergli da scivolare nella stanza.

Tenebre e luce si contendevano la stanza in una battaglia silenziosa: la luna illuminava pallida il letto e il piccolo sgabello su cui Loki aveva stazionato durante la sua veglia, mentre l'oscurità dominava sul resto della stanza coprendo il tavolo su cui i curatori avevano appoggiato i loro unguenti.

Timidamente Loki si avvicinò al capezzale di Sigyn cercando il corpo della fanciulla sotto le lenzuola senza tuttavia trovarlo.

Preoccupato il ragazzo si guardò intorno alla ricerca del fratello e dell'amica cominciando a temere il peggio. In preda allo sgomento il giovane si fiondò sul balcone squarciando nella sua corsa disperata le tende leggere che coprivano l'ampia trifora, angosciato scrutò i confini dell'abisso alla ricerca di una barca e di un fuoco che illuminasse la notte asgardiana, ma all'infuori della luna e le stelle niente illuminava quella notte e nell'aria frizzante non risuonava altro canto se non quello degli usignoli. Loki rimase un momento ad ascoltare il canto degli uccelli cercando di capire se parlassero di speranza o di una morte recente, ma non riuscendo a comprendere abbassò il capo rimproverandosi per aver dormito così a lungo permettendo che gli portassero via Sigyn.

- Ti aspettavo.-

Loki si voltò sorpreso guardando verso il lato opposto del balcone, seduta sul parapetto Sigyn lo osservava sorridendogli con dolcezza: la sua schiena era appoggiata contro la parete dorata del palazzo e le piccole dita si stringevano con garbo intorno ai rami del glicine che faceva ricadere su di lei i suoi fiori chiudendola in una nicchia violacea a profumata.

Loki la guardò a lungo incredulo cercando di capire se si trattasse o meno di uno scherzo giocato dalla disperazione. Con cautela si avvicinò alla ragazza e si inginocchiò davanti a lei appoggiando il capo contro le sue gambe ed annusando a lungo il profumo di gigli emanato dalla sua veste leggera e candida come la neve.

Con dolcezza la fanciulla gli prese le mani e con delicatezza cominciò ad accarezzargli i capelli corvini piangendo per la gioia mentre la notte silenziosa scivolava intorno a loro cedendo il passo alla luce del giorno.

CONTINUA ...