Ero tornata da poco a casa e appena varcata la soglia avevo capito che le cose andavano davvero male.
"Ciao tesoro mio!", mia mamma mi era corsa incontro per abbracciarmi. Cosa che solitamente non faceva mai.
"Ciao mamma…"
"Oh ma che bello vederti a casa!"
"Sì certo, dov'è papà?"
"Non vedo l'ora di prepararti qualcosa di buono per cena!"
"Sì ottimo, dov'è papà?"
"Spero che tuo fratello Cal non abbia dato disturbo in casa, soprattutto alle tue coinquiline…"
Bene, le avevo chiesto due volte dove fosse mio padre solo per avere la conferma che avesse evitato volutamente quella domanda. Le cose andavano peggio di quanto pensassi. Andai in camera ad appoggiare la valigia, poi andai in giardino dove sapevo avrei trovato papà.
Lo trovai a sistemare la siepe. O meglio, a rovinarla. Quando la faida tra lui e mamma finirà, chiamerà il giardiniere per sistemarla.
"Ciao papà"
"Oh ecco la mia bambina!"
Male. Molto molto male.
"Come stai?"
"Oh non c'è male dai… stavo cercando di sistemare questa siepe"
"Perché cos'ha che non va?"
"Non era tagliata bene…"
"Ora è tagliata peggio"
"Come sei drastica"
"Cos'è successo con la mamma?"
"Ecco vedi, è proprio storta in questo punto"
"Papà smetti di rovinare la siepe, quando questa tua ostinazione al mutismo con la mamma finirà, dovrai pagare fior fior di quattrini il giardiniere, come ogni volta, quindi cerca almeno di limitare i danni.."
"E' andato bene il viaggio?"
"Sì bene. Vado dentro"
"Ciao, a domani"
"Come a domani? Non vieni a cena?"
"Vado a cena da Cal"
"Da Cal?"
"Sì..."
"Guarda che Cal è a cena qui stasera"
"Ah... sei sicura?"
"Sì"
"Allora vado a cena da Ben"
"Chi è Ben?"
"Un mio collega…"
"E questo tuo collega lo sa che vai a cena da lui?"
"Glielo dico ora"
"Ti sembra il caso di andare a cena da qualcun altro? Sono a casa, non puoi rimanere a casa?"
"Hai ragione, non vado a cena da Ben… in effetti non ho proprio fame, andrò a letto presto"
"Fai quello che vuoi", e rientrai. Andai un po' in camera mia a leggere e ci rimasi finché la cena non fu pronta.
La cena fu abbastanza imbarazzante. Io, Cal e mia madre, che aveva appositamente preparato le cose per tre persone e non per quattro, quindi capii che da quando era iniziato il loro silenzio, lei aveva smesso di preparargli colazione, pranzo e cena. Le parole che non riempivano il silenzio tra lei e mio padre furono riversate tutte su quella tavola, perché mamma non smetteva di parlare. Non di cose interessanti ovviamente, ma qualsiasi tipo di futilità sentita al supermercato, dalle sue amiche, al club di bridge, in libreria. Il mondo del gossip sembrava essersi completamente confidato con mia madre.
Decisi che non avrei provato ad iniziare l'argomento a tavola perché sapevo che sarebbe stato spazzato via con molta non-chalance dall'ultimo paio di scarpe comprato dalla signora Winters, la nostra vicina di casa, dall'ultimo libro uscito di tipo Harmony o dallo smalto di Dior che il signor Travers aveva regalato a sua moglie Karoline, abituale frequentatrice della parrucchiera dove mia madre andava. Sparecchiai la tavola e misi i piatti in lavastoviglie, salutai Cal e gli dissi che avrei affrontato l'argomento con mamma e papà non il giorno dopo perché sarei andata a trovare la nonna, ma il sabato, e che quindi non avrebbe dovuto presentarsi a casa, diedi la buonanotte alla mamma e andai a dormire. Prima di addormentarmi sentii che mi era arrivato un messaggio.
"Spero che vada tutto bene, non ti ho più sentita. Buonanotte. Larry", sì Larry, hai ragione, non ti ho proprio considerato da quando è arrivato mio fratello.
"Tutto bene, ti spiegherò appena ho un attimo di tempo. Buonanotte. Piper"
Venerdì rimasi a studiare tutto il giorno dalla nonna, così ne approfittai per farle un po' di compagnia e per pensare a qualcosa per mamma e papà, ma con scarsi risultati. Tornata a casa dissi alla mamma che non avevo molta fame e mi rinchiusi in camera a guardare un film.
Sabato mattina mi alzai presto, feci colazione ed aspettai mia madre in cucina. Quando arrivò mi salutò con un sonoro : "Amore! Ma cosa fai già sveglia? Potevi rimanere a dormire! Ti avrei preparato io la colazione!"
"Mamma di solito mi dici che mi sveglio troppo tardi"
"Oh ma andiamo, sai che a volte sono esagerata"
"No mamma, diciamo che sei esagerata quando mi chiami "Amore, tesoro" e cose così, e lo fai solo quando litighi con papà. Ora ti siedi e ne parliamo"
"Quasi quasi torno a letto perché ho un incredibile mal di testa…"
"Mamma smettila, dobbiamo parlare!"
"E di cosa vuoi parlare?"
"Di te e papà"
"Beh, sappi che non c'è un bel niente da dire!"
"Non vi parlate da giorni, si può sapere cosa diavolo è successo?"
"Tuo padre è il solito. Pensa solo al lavoro e quando torna a casa mi tratta malissimo. Non c'è una volta, e dico una, che mi faccia un apprezzamento, o che mi porti a cena, o che mi porti alle feste dei suoi colleghi. Le uniche cose che devo fare sono preparargli i pasti, lavare e stirare le sue maledette camicie di lavoro! Ed io sono stanca di tutto questo! Poteva stare con quella, lei sì che si sarebbe fatta valere, lei sì che l'avrebbe portata a cena fuori o alle feste!"
"Mamma non ritirare in ballo quella storia…"
"Se non ricordo male, sei stata tu a tirarla fuori tanto tempo fa Piper, non negarlo…"
Non lo negavo perché era vero. Ero io che avevo visto mio padre baciarsi con una donna davanti ad un ristorante e, arrivata a casa, l'avevo detto alla mamma che, senza scompigliarsi, mi aveva messo in punizione perché ero stata fuori tutto il pomeriggio e non avevo aperto un libro.
"Mamma, cosa vuoi che faccia papà?"
"Non c'è nulla che possa fare, se non cambiare, e non lo farà mai, adesso scusami ma vado a cambiarmi, vado in centro a fare shopping…vieni con me?"
"No, rimango qui…"
"Dimenticavo che sei l'anti-shopping, vabbè, fa come vuoi…", e sparì in camera sua.
Era giunto il tempo di parlare con papà. Andai in camera a cambiarmi ed aspettai che la mamma se ne andasse, poi scesi ed andai a cercare mio padre che trovai in veranda.
"Buongiorno papà"
"Buongiorno tesoro"
"Dove hai dormito stanotte?"
"Nella vecchia camera di Cal"
"Ah giusto"
"Tu come hai dormito?"
"Bene dai… papà, dobbiamo parlare della mamma"
"Non c'è nulla da dire…"
"Non vi parlate da settimane"
"Cosa dovrei dirle? Non fa altro che lamentarsi, di ogni cosa!"
"Lei dice che non le fai mai un apprezzamento, che non la porti mai fuori e che non la porti mai alle feste dei tuoi colleghi"
"Ecco, le solite cose, ma tu lo sai quanto sono stanco quando torno a casa? E poi, le cene dei miei colleghi? Ma se non ce n'è uno che sopporta!"
"Dice anche che se fossi rimasto con "quella", lei l'avresti portata fuori a cena e alle feste…"
"Ci risiamo, ancora con questa storia, è successa più di dieci anni fa… e non sarebbe nemmeno successa che tu non avessi detto nulla"
Ecco, lo sapevo, un altro che mi dà la colpa per qualcosa che ha fatto lui.
"E non mi hai mai perdonato per quello, vero Piper?"
"Mi avevi fatto molto male all'epoca. Non posso dimenticarlo"
"Tutti possono sbagliare, anche le persone che ami sbagliano e sbagliando possono farti davvero male, ma non per questo smetti di amarle e loro non smettono di amare te"
Quelle parole mi trapassarono. Erano parole semplici, erano parole che senti spesso in tutti i post più sdolcinati del social network, ma in quel momento mi fecero uno strano effetto. "Le persone che ami sbagliano e sbagliando possono farti davvero male, ma non per questo smetti di amarle e loro non smettono di amare te". Queste parole crearono in me una sola immagine, che credevo di non dover più ospitare dentro di me. Un solo nome che, nel posto più remoto del mio cuore, si era fatto, con quelle parole, un varco e in men che non si dica era arrivato in superficie ed ora era lì, limpido, davanti ai miei occhi. Alex. Alex. Alex, come puoi essere ancora qui?
"Pipes? Piper? Mi stai ascoltando?"
Ritornai alla realtà.
"Sì papà, scusami. Papà, devi parlare con la mamma, devi cercare di farla felice"
"Non posso, non mi ascolta più ormai, potrei portarle anche l'acqua con le orecchie che non se ne accorgerebbe.."
"Sai che non è così, basta poco per far felice la mamma…"
"Non credo proprio…"
"Vuoi un consiglio? Esci e prendile un mazzo di fiori, e non fare il tirchio, prendile delle rose rosse, tante, e poi parlale, vedrai…", non disse una parola, il che, era segno che ero riuscita a seminare in lui quell'idea e il silenzio era solo il concime per riuscire a metterla in pratica. Lo lasciai solo, mi alzai e prima di entrare in casa gli diedi un tenero bacio sulla guancia, che rubò un sorriso a quel suo volto concentrato.
Tornai in camera a studiare e sentii mia madre rientrare quasi all'ora di pranzo. La sentii preparare qualcosa, poi, dopo un'ora circa, mi chiamò per dirmi che il pranzo era pronto. Scesi le scale e quando fui in cucina, sentii la porta dell'ingresso sbattere. Io e la mamma ci guardammo con sguardo interrogativo, dopodiché, mio padre si presentò in cucina, quasi nascosto da un enorme mazzo, ricco di qualsiasi tipo di fiore, era letteralmente un turbinio di colori. Mia madre era a bocca aperta, mentre mio padre aveva stampato sul viso un largo sorriso, misto a quello di una persona felice e di un cane bastonato che si deve far perdonare qualcosa. Decisi di lasciarli soli. Fui quasi in cima alle scale quando sentii mia madre urlare : "E tu pensi che un mazzo di fiori sistemi tutto?". Chiusi la porta, li sentii urlare entrambi per una mezz'ora abbondante, poi non sentii più nulla e non sapevo se era un bene o un male. Qualcuno bussò alla porta e quando si aprii vidi mio padre che mi disse : "Vieni, il pranzo è pronto". Scendemmo e pranzammo tutti insieme. Le cose si erano finalmente sistemate, non sapevo come, ma effettivamente quello non era affar mio. Sapevo che quella perfetta felicità domestica non sarebbe durata a lungo, ma per ora ero contenta così. Alla sera uscimmo fuori a cena insieme a Cal e poi andammo tutti e quattro al cinema. Arrivati a casa, verso l'una, salutai Cal che tornò a casa sua, nel bosco, mentre io e i miei genitori restammo a bere un tè in cucina prima di andare a letto. Mio padre fu il primo a lasciarci per andare a dormire, diede un bacio a me e alla mamma e si avviò di sopra.
"Siete riusciti a sistemarvi?"
"Sì, in qualche modo…"
"Mi sembra che tutto vada come prima…"
"Non illuderti che ogni giorno da adesso in poi sia perfetto come oggi… so che tuo padre non cambierà, io mi arrabbio, ma poi non riesco a stargli lontano, è così con le persone che si amano, ci fanno del male, ma non riusciamo a staccarci da loro, perché il male che ci fanno ci ricorda quanto le amiamo, con il tempo lo capirai anche tu, anche se spero che un giorno, quando ti innamorerai di qualcuno, quel qualcuno non ti ferisca mai, perché il dolore non possa ricordarti quanto amore tu provi per lui… Buonanotte Piper…", mi baciò e andò a letto.
Anche le parole di mia madre rimasero lì, sospese a mezz'aria, quasi volessero mettermi in guardia.
Mio padre aveva ragione, ma non meno ne aveva mia madre. Le persone che amiamo possono sbagliare e farci male, ma non per questo smettiamo di amarle, non possiamo decidere chi ci farà del male e chi no, possiamo solo sperare che non sia il dolore che ci infliggono a ricordarci quando le amiamo.
Presi il telefono e scrissi a Larry.
"Riguardo il nostro ultimo incontro : anch'io mi trovo bene con te e vorrei conoscerti di più. Voglio conoscere ogni cosa di te", scrissi questo messaggio e lo spedii. Larry non ci mise molto a rispondere.
"Mi stai dicendo che accetti di essere…la mia ragazza?"
"Sì"
"Non vedo l'ora di vederti. Buonanotte"
"Buonanotte"
Oddio. Sono la ragazza di Larry, Una persona normale, che non mi ha baciato in un bagno al bar, che non è il mio professore, che non è fidanzato con Silvye e che non mi ha fatto mille paturnie prima di dirmi cosa provasse per me. Ed è un uomo. Sembra tutto così… semplice e normale.
Devo dirlo a Merida.
"Mi sono fidanzata con Larry", scrissi ed inviai. Nello stesso istante mi arrivò un messaggio di Merida.
"Mi sono fidanzata con Kieran".
"COSA?", ed inviai. In realtà volevo scriverle "LO SAPEVO CHE L'AVRESTI FATTO!", ma era troppo lungo.
Lei rispose istantaneamente : "COSA?". Credevo nella telepatia perché io e Merida ne eravamo la prova.
