' Voglio dirti che quello che faccio é contro la mia volontà.'
' E allora non farlo, Aiolia. Te ne supplico.'
' Non posso. Non tornerò indietro senza di te... per liberarti di me dovrai sconfiggermi.'
' Ci uccideremo a vicenda, cavaliere.'
' Meglio morto che senza di te.'
Meglio tu morto che di qualcun altro, pensò anche il Leone
togliendosi un sudore freddo dall' addome con lo strigile, ma non lo
disse. Tanto era certo che la telepatia di Mur l' avesse colto. Un
lievissimo sorriso etrusco apparve sul volto di Mur in conferma. Ioria
si stupì, sentendo un subitaneo calore salirgli al volto. A Mur
dunque faceva piacere che lui fosse geloso...? O era stata un'
impressione... un' altra illusione?
Mur pareva non prenderlo sul serio così quieto, così
amabile sempre... e così impreparato. Non si era degnato nemmeno
di togliersi la tunica, agiva come se fosse stato un giorno qualsiasi,
non come un momento di estrema forza.
Ioria si sentì impermalosire. Il Grande Mur non si sprecava
nemmeno a levarsi la casacca per affrontarlo. O era molto sicuro di
sé, o lo prendeva in giro con i suoi atteggiamenti
imperturbabili da bodhisattva. Voleva mostrargli che qualunque cosa
facesse, a lui non importava?
Dunque cosa bisognava essere per avere la sua elevata considerazione, il tricentenario Maestro di Libra?
Quel gioco di specchi ingannevoli doveva finire, si disse Ioria.
Mur lo vide risoluto, forte, stanco.
Il volto tirato, i muscoli lucidi, lo spirito preoccupato.
' Recedi dalla lotta, te ne prego.'
' Nemmeno per idea... difenditi.'
Mur lo vide assumere la posizione d' attacco, e sentìle sue
braccia inermi. Per un istante valutò come stava piantato, e lo
ammirò. Guardia perfetta a destra, non c' era un buco in cui
passare. Avanzata perfetta a sinistra, Ioria era mancino, e di certo
avrebbe lanciato di sotto in su. Un gancio che aveva la potenza di un
getto infuocato al napalm da un' aereo. Avrebbe dissolto la pura neve
tutt' intorno col suo colpo. Avrebbe devastato la foresta lasciando un
enorme spiazzo bruciato. Mur sentì dentro di sé gli
alberi strillare orripilati, le fiamme che consumavano la loro carne di
legno, che asciugavano il loro sangue di clorofilla.
' Te lo chiedo in nome delle creature vegetali e della loro
sofferenza... in nome di quei piccoli e grandi animali che hanno tra
questa distesa verde la loro casa...'
Ioria chiuse gli occhi per un istante, conscio del danno che stava per
fare a quelle distese vergini di piante in pace da secoli. Fu
combattuto con se stesso per una frazione di secondo.
' ... non posso.'
Gli occhi di Mur brillarono di dispiacere per la prima volta da che l' aveva rivisto.
Era colpito per la foresta, era colpito per se stesso, per lui, per tutti e due?
Nessuno poteva rispondere.
' Non doveva essere così...'
' Basta chiacchiere, Mur. O vieni con me con le buone... o combatti.'
Mur cercò nel cuore dell' Universo.
Sapeva che per avere una chance di parare il Lightning doveva alzare il
Crystal Wall. Distruzione elevata all' ennesima potenza. Piante
distrutte, e la stessa tecnica di fuoco di Ioria come un boomerang di
ritorno contro chi l' aveva lanciata.
Ioria sapeva che per avere una chance di superare il Crystal Wall
doveva dirigere il Lightning nel centro, e soprattutto rinforzarlo con
una seconda emissione subito seguente. E poi saltare, nel caso il colpo
rischiasse di essere riflesso. Sapeva che se avesse penetrato il muro
di cristallo, il cosmo di Mur sarebbe stato danneggiato.
Non sapeva davvero come fare ad evitargli danno. Era deciso a
portarselo via. Non voleva fargli del male. La sua volontà,
contro se stessa. il suo Io, diviso a metà. Non era mai stato un
buon pensatore, né un profondo indagatore dell' animo. Serrando
gli occhi strettamente quindi, non pensò più.
