Siamo alla fine. Cosa avrà riservato il destino alle nostre ragazze? Grazie a tutti per averci seguito e supportato durante tutta la storia.

Dopo alcune ore di guida arrivarono sul lago Michigan, la baita era piccola ma molto confortevole e apparteneva alla famiglia Isles da tantissimi anni.
"Per questa notte staremo tranquille qui" disse Maura togliendo i teli che coprivano i mobili.
Jane andò verso le finestre guardano fuori per assicurarsi di avere un evenutale via di fuga in caso pericolo, era una cosa instintiva. Maura l'abbracció da dietro.
"Jane... Rilassati" la tranquillizzò "Vuoi mangiare qualcosa?" le chiese dandole un bacio sulla guancia.
"Ho lo stomaco chiuso..." le rispose staccandosi da lei.
"Jane... Qualcosa devi pur mangiare, altrimenti non sarai lucida" sussurò Maura. La donna la guardò con tenerezza e le rispose "Cosa ti piacerebbe? Cucino io"
"Bè non abbiamo molto, a parte il vino che Constance tiene segretamente nascosto" disse scherzando Maura.
"Non preoccuparti ho portato qualcosa in scatola, cercherò di improvvisare una cena decente" rispose Jane.
"Fai come se fossi a casa tua" le disse indicandole la cucina
Jane andò verso la borsa, prese delle cose. Poi si mise all'opera riuscendo a preparare qualcosa. Finito di cenare andarono nel salone, inizò a fare freddo e Maura accese il camino. Poi presero un piumino, il resto del vino e si sedettero sul morbido tappeto.
"Jane cos'hai? Ti sei pentita?" domandò Maura notando l'umore cupo della compagna che era rimasta a fissare il fuoco per tutto il tempo.
"Mi sento strana Maura, ho sempre affrontato i problemi mettendoci la faccia e adesso mi ritrovo a scappare..." mormorò restando sempre concentrata sulle fiamme che danzavano nel caminetto. Maura la guardò intensamente "Jane se vuoi ripensarci fai sempre in tempo" le disse con tono triste "Posso tornare indietro e dire a mio padre che non ci vedremo mai più..."
"Maura cosa diavolo stai dicendo!" le rispose arrabbiata guardandola negli occhi "Non vorrei mai lasciarti, mai. Ancora non lo hai capito? Ho questo peso sul cuore e non so come toglierlo! Mi sento solo una vigliacca a scappare, non l'ho mai fatto..." aggiunse abbassando lo sguardo e sospirando "Tu sei molto importante per me, non posso pensare di perderti! Ma devo ancora capire come accettare questa nuova parte di me che mi stai facendo scoprire, io non voglio che tu vada via... Non farlo... Non..."
Maura le prese le mani e gliele strinse, poi le accarezzò una guancia "Non pensare mai Jane, mai che io voglia andarmene via, ti amo così tanto che l'idea di una vita senza di te al mio fianco mi uccide!" le disse con gli occhi lucidi.
"Non farlo ti prego! Non lasciarmi nemmeno in sogno perchè ho bisogno di te..." Jane la prese tra le braccia e la baciò con passione.
Maura le mise le mani dietro la nuca tirandola verso di se e stringendola più forte che potè "Mai Jane, io sono solo tua".
Le loro mani iniziarono a percorrere sensualmente i rispettivi corpi, Jane le sfilò il golfino dolcemente. Lo lasciò cadere poi le aprì la chiusura del reggiseno sfilandoglielo, Maura prese il viso di Jane baciandola poi lasciò che conducesse lei il gioco, era una cosa che le faceva perdere la testa. Jane sapeva fare dannatamente bene l'amore. Sentirsi stretta tra quelle forti braccia la faceva sentire sicura.
"Ti voglio così tanto..." le sussurò la bruna baciandole il petto. Maura cominciò a spogliarla. Tra baci e parole dolci si ritrovarono completamente nude.
"Il tuo profumo Jane... Mi fa impazzire!" Maura si mise su di lei a cavalcioni, Jane la teneva stretta tra le braccia. Con la lingua giocò con il lobo di Maura per poi scendere sul collo. La bionda gettò la testa all'indietro gemendo e sospirando.
"Dio Maur, quando ti sento gemere non capisco più nulla..." le disse continuando a succhiare il punto sotto all'orecchio della compagna, sapeva che questo le faceva perdere il controllo. "Oh Jane... Jane..." gemette.
Jane fece scivolare le mani sull'addome di Maura, accarezzandolo fino a scendere tra le sue gambe, giocando con il suo clitoride. Maura accarezzò il seno di Jane, baciandolo, tormentando i suoi capezzoli.
Solo quando la donna la pregò di possederla allora Jane entrò dentro di lei e per Maura fu il paradiso. Il piacere che le regalava Jane era una cosa inspiegabile.
"Maura... Voglio venire insieme a te." le disse con voce carica di passione, baciandola freneticamente.
La compagna portò la mano verso il basso, entrando dolcemente in Jane. I loro movimenti erano ritmati, piccole goccie di sudore risplendevano sui loro corpi illuminati dalla luce del fuoco, sedute davanti al camino la loro passione stava divampando. I loro respiri aumentarono.
"Jane... Jane... Jane... Sì... Oddio..."
"Maura... Maur..."
Insieme continuarono a muoversi senza fermarsi, fino a quando raggiunsero l'orgasmo contemporaneamente.
Maura uscì dolcemente da lei, appoggió la testa sulla sua spalla abbracciandola e baciandola. Mentre Jane restò ancora dentro di lei. Non voleva perdere il contatto con quella donna che sentiva di amare sempre di più, la sua anima era unita per sempre a quella di Maura ora, lo aveva finalmente capito e non ne era più spaventata.
Il respiro della dottoressa tornò normale e solo allora si accorse che Jane non si sentiva bene.
"Jane ma tu... Tu stai tremando..." le disse cercando i suoi occhi, era la prima volta che la vedeva così indifesa, come un bambino perduto, solo tra la folla.
"Maur... Ti amo..." le rispose abbracciandola così forte da rischiare di farle male. Il tempo sembrò fermarsi, una calda lacrima scese sul volto di Maura. Il suo cuore stava scoppiando per la felicità. Non le sembrava vero, Jane le aveva detto che l'amava. La strinse ancora più forte e la baciò. Poi si sciolse lentamente dal suo abbraccio. La fece sdraiare al suo fianco prese il piumino accanto e si coprirono. Jane tremava ancora tra le sue braccia ma finalmente il suo cuore si era aperto, era bellissimo dirle ti amo e così bello poterla amare senza nessun timore.
Maura le diede un bacio tra i capelli sussurrandole "Dormi amore mio". Mancava poco all'alba, un nuovo giorno per una nuova vita.

Jane fu svegliata da un improvviso freddo causato dal fuoco che si era spento nel camino. Lasciò vagare la sua mente cercando di mettere ordine nei suoi pensieri. Finalmente si sentiva bene, quel peso che la opprimeva da mesi era sparito, non appena si era lasciata andare con Maura, dichiarandole il suo amore.
Si girò verso di lei e restò a guardarla, ammirando ogni dettaglio del suo viso. Pensando di non aver mai visto una donna così bella. Stava per accarezzarle i morbidissimi capelli quando un rumore improvviso proveniente dall'esterno, la fece tornare bruscamente alla realtà. Si alzò di scatto vestendosi velocemente.
"Maura svegliati! C'è qualcuno!" disse scuotendola leggermente. La dottoressa si svegliò rimanendo un po' intontita. "Cosa? Cosa sta succedendo..." domandò cercando di riprendersi.
"Vestiti, temo che ci siano visite..." le rispose con tono preoccupato. Maura recuperò gli abiti velocemente "Ho paura Jane..." disse balbettando.
"Stai calma Maura ora sei con me, ti proteggo io!" la rassicurò Jane. Poi lentamente si avvicinò alla finestra sbirciando tra le tendine "Dannazione! Perché non ho con me la pistola!" imprecò tra se. Fuori non c'era nessuno ma il suo istinto le diceva che era ora di muoversi "Maura raduniamo le nostre cose e andiamo" le sussurrò. Un rumore improvviso spaventò le due donne. La porta d'ingresso venne sfondata con un calcio e due uomini entrarono armati.
"Ehi... Dove credete di andare?" domandò uno dei due assalitori con un ghigno.
"Padre!" esclamò Maura.
"Ti aspettavo a casa piccola..." le disse Paddy guardandola in malo modo. Lo scagnozzo dell'irlandese nel frattempo si avvicinò alle due donne. Jane si mise davanti a Maura per proteggerla "Non ti avvicinare!" lo minacciò puntandogli il dito contro.
"Dovevo ammazzarti quel giorno che venisti a casa mia, maledetta donna!" gridò Paddy infuriato puntando la pistola verso le ragazze "Mi dispiace Maura... Ma mi hai costretto a farlo..." mormorò il padre. Jane abbracciò la donna per farle da scudo. Poi si udì uno sparo... e subito dopo un secondo.
Jane aprì gli occhi, la sua compagna era ancora li tra le sue braccia che piangeva "Maura..." sussurò dolcemente. Poi si girò verso i due uomini che erano a terra. Paddy respirava ancora, mentre l'altro era morto sul colpo. Alzò lo sguardo verso la porta trovandosi di fronte l'amico e un altro uomo che velocemente raccolse le pistole a fianco dei rivali. "Korsak!" esclamò sorpresa "Come ci hai trovato?"
Maura vide il padre a terra corse verso di lui inginocchiandosi "Papà!" gridò piangendo. Nonostante tutto era pur sempre suo padre.
"Perdonami Mau..." purtroppo l'uomo non riuscì a finire la frase. La figlia si chinò sul corpo senza vita di Paddy tremante e singhiozzando disse "Papà... ti prego svegliati... Ti voglio bene..."
"Ho inseguito Paddy sapevo che mi avrebbe portato da voi" disse l'amico.
"Che succede ora?" chiese Jane guardandolo.
"Mi dispiace Jane, sono ordini di Michael..." rispose ricaricando l'arma.
"Non farlo Korsak! Non diremo niente!" implorò la donna.
"Un testimone può tenerti sveglio la notte, me l'hai insegnato tu..." Korsak aveva la pistola puntata verso Maura.
"Korsak ti prego!" continuò Jane cercando di convincerlo ad abbassare l'arma, ma l'uomo con un gesto veloce premette il grilletto, si udì uno sparo. Lo scagnozzo dei Corleone cadde a terra senza vita. Jane era confusa si avvicinò a Maura.
"Andate via! Ci penso io qui" disse Korsak prendendo sotto controllo la situazione. L'uomo stava mettendo a rischio la propria vita per salvarle entrambe.
"Maura dobbiamo andare..." disse sollevando la compagna.
"Jane..." Korsak le mise la mano sulla spalla.
"Giù le mani dalla mia donna, non ti permetto di toccarla!" urlò Maura contro l'uomo.
"Maur... Calmati..." Jane cerco di tranquillizzarla "Lui è dalla nostra parte, ci vuole solo aiutare" le disse con un tenero sorriso. Maura la stringeva a se, era sotto shock. Presero i pochi bagagli e li caricarono nella vettura. Prima di salire Jane si avvicinò all'amico dicendogli "Ecco tieni questa" e gli mise in mano una chiave.
L'uomo la guardò sorpreso "Non capisco, cos'è?"
Jane sorrise e poi gli chiuse le dita della sua mano sulla chiave "In qualche modo sarei riuscita a fartela avere ma dato che sei qui... Vai a casa mia e apri il cassetto della credenza in salone, troverai una busta per te" poi gli strinse la mano dicendogli "Addio Vince..." salirono sull'auto e partirono.
Korsak prese una tanica di benzina dal baule della sua vettura e cominciò a spargerla all'interno e all'esterno della casa. Poi accese un cerino e lo lanciò. Un fuoco altissimo divampò, cancellando ogni traccia dell'accaduto. Risalì in auto e tornò a Boston.

Costance venne contatta dalle autorità, perchè nella sua abitazione che era andata a fuoco, furono trovati tre corpi. La donna in lacrime pensò che erano sicuramente quelli della figlia, di Paddy e dell'amica.
Korsak si recò da Michael Corleone per comunicargli che il suo ordine era stato eseguito. Le due donne erano morte e nell'incendio aveva perso la vita anche Paddy Doyle.
Poi andò a casa di Frank Rizzoli e tra un caffè e delle questioni da risolvere legate alla città di Boston disse "Stia tranquillo, comunque è tutto a posto sono riuscito a mandare all'estero i due pacchi...". Il giorno dopo si recò nell'appartamento di Jane e aprendo il cassetto trovò la busta con all'interno mille e duecento dollari e un biglietto con vergata una semplice parola: "Grazie".
La fedeltà di Korsak dimostrata ai Corleone fu premiata, difatti divenne il nuovo boss di Boston.

DIVERSI ANNI DOPO

Las Palmas, Spagna.
"Jane! Jane, dove sei?" gridò la dottoressa rientrando nella loro grande depandance adiacente all'albergo che avevano acquistato.
"Sono qui Maura!" rispose andandole incontro con un enorme mazzo di fiori e due calici di champagne "Buon anniversario amore mio" le sussurò dandole un lungo bacio.
"Oh Jane! Ma sono bellissimi!" le disse staccandosi da lei e prendendo i fiori. Jane le porse il bicchiere e insieme brindarono.
"Ci pensi? Sono passati tanti anni da quando siamo arrivate in questo paradiso..." disse Maura guardandola intensamente.
"Sì e ogni singolo giorno è stato meraviglioso con te al mio fianco, bellissima e dannatamente sexy dottoressa!" rispose appoggiando il bicchiere sul tavolo e riprendendola tra le sue braccia, baciandola di nuovo. Maura rispose al bacio stringendosi più forte a Jane. Poi la fissò in quei suoi meravigliosi e profondi occhi scuri "Sai che ti amo immensamente... E non ringrazierò mai abbastanza quel logorroico di Luke che ha insistito tanto a farmi andare all'inaugurazione del locale anni fa!" le disse ridendo.
"Almeno una cosa buona l'ha fatta in vita sua!" rispose, poi le diede una leggera pacca sul sedere continuando "Corri di sopra a cambiarti, che stasera usciamo a festeggiare!"
"Che bello! Dove mi porti?" le domandò con tono curioso, fermandosi a metà della scala.
"E' una sorpresa... Dai su, su!" le rispose con un sorriso da mozzare il fiato.

Andarono a cena in un ristorante veramente esclusivo. Come per il loro primo appuntamento, Jane aveva riservato l'intero locale. Un tavolo direttamente sulla spiaggia, candele accese e una dolce musica di sottofondo che suonava per loro.
"Mio Dio Jane! Ma... Ma è come nel Maine!" le disse Maura con le lacrime agli occhi. Jane l'accompagnò al tavolo spostandole la sedia. Il cameriere arrivò versando loro il vino, un bianco secco e fresco del luogo. Le loro mani si intrecciarono sul tavolo, come tantissimi anni prima. Il loro amore ora era solido e profondo. Dopo la cena fecero una romantica passeggiata sul lungo mare e poi tornarono a casa, dove la passione prese il sopravvento.
Maura giaceva nelle braccia di Jane, accarezzandole pigramente il braccio "Temo che domani dovrò parlare con il proprietario dell'albergo..." disse seriamente.
Jane la guardò con un sorriso "E' fortunata signora! Sono a sua disposizione, ha qualche lamentela da fare?" le disse dandole dei piccoli baci all'interno del palmo della mano.
"Sì... C'è una coppia che è davvero troppo rumorosa durante la notte... Non so se mi capisce..." e rotolò sopra di lei, mordicchiandole la pelle proprio sopra alla clavicola, facendo lamentare Jane "Oh... Ehmmm... Prenderò provvedimenti ma temo che non sarà facile... Ho visto la bionda e devo dire che è uno schianto!" le rispose accarezzando la vellutata pelle della schiena della dottoressa.
Maura le diede uno schiaffo leggero sul braccio. E poi si misero a ridere.
"E' colpa tua! Sono innamorata perdutamente di te e ti desidero sempre, tu sei mia..." le disse la donna dai capelli corvini, portando le sue mani verso i glutei della sua compagna, stringendoli e tirandola più verso di lei.
"Uhmmm... Credo che potremmo festeggiare ancora un po' stasera... Non mi sembri stanca!" rispose Maura strusciandosi sensualmente sul corpo di Jane.
"No, mia bellissima dottoressa... E credo che potremmo dare ancora parecchio fastidio stanotte!" disse ridendo
Maura la baciò e poi appoggò la testa sul petto di Jane che le mise un dolce bacio tra i capelli "Ti manca la tua famiglia?" le chiese accarezzandole la schiena.
Maura rimase per pochi secondi silenziosa, alzò la testa guardandola negli occhi e poi fece un sospiro "No Jane, sapere che loro non mi credono morta mi fa stare in pace".
"Bè dai ti meriti un altro regalo, indovina chi viene a trovarci quest'estate?"
"Cosa? Jane... Veramente? Come hai fatto?"
"Maura ricordati che stavo per diventare una boss, ho i miei metodi..." rispose sorridendo.
"Ti amo Jane, incontrarti è stata la cosa più bella della mia vita".
"Come tu hai cambiato la mia".

Nonostante fossero passati diversi anni le due donne si desideravano sempre furiosamente. Avevano passato periodi tristi non appena arrivate in Spagna, la mancanza di amici e parenti era stata fortissima ma assieme avevano superato tutto. Jane aveva comperato un albergo carino, non tanto grande direttamente sulla spiaggia, che gestiva grazie alle sue doti di imprenditrice. Mentre Maura aveva continuato la sua professione di medico, diventando il punto di riferimento della comunità locale. Non era quello per cui aveva studiato ma tanto le bastava. Aveva Jane al suo fianco. Forse un giorno sarebbero tornate in America, per ora non era importante. Erano felici e questo era sufficiente per entrambe.