File... 03.08.06 – Capitolo 26 – Destino

Nel laboratorio l'unico suono era quello delle pulsazioni che i computer stavano registrando.

Aidan trovava che quel suono fosse rilassante; che l'intero laboratorio ricordasse una sorta di mondo sommerso, con la luce azzurrina dei monitor e lo strano, continuo palpito dei macchinari.

Ma la cosa più sorprendente di tutte era la facilità con la quale aveva trovato il proprio posto. La facilità con la quale gli era sembrato di rinascere.

Rinascere... Aidan socchiuse gli occhi, fermandosi per un attimo a riflettere. Non era certo che quella fosse l'espressione giusta.

Piuttosto gli sembrava di aver ritrovato la strada perduta, di essere tornato a qualcosa che avrebbe dovuto appartenergli già da tempo.

Strano, pensò, prima di dedicarsi ad una nuova serie di calcoli.

Eppure se, in via del tutto ipotetica e scherzosa, qualcuno gli avesse prospettato un cambiamento del genere solo un mese prima, e nonostante la sua malattia, Aidan gli avrebbe risposto che nessuno sarebbe stato in grado di adattarsi ad una tale rivoluzione.

Non lui, né alcuna persona normale.

Invece, tutti loro, l'intera squadra scelta da Proteus, rappresentavano un'eccezione.

Nessuno aveva reagito al cambiamento lasciandosi prendere dall'isteria, o facendosi sommergere dai dubbi a proposito di quello che sarebbe potuto accadere.

Erano cambiati radicalmente senza essere cambiati davvero.

Per questi motivi gli riusciva difficile pensare a tutto come ad una metamorfosi.

Piuttosto, ragionava in termini di upgrade, l'upgrade di qualcosa di preesistente.

La sua mente scientifica faticava a trovare un'ipotesi del genere plausibile, ma il cambiamento lo aveva reso più disponibile nei confronti della metafisica.

Metafisica! Aidan scosse la testa trattenendo una risata. Metafisica aliena, robotica? Fatalismo, trascendenza interplanetaria?

Scosse di nuovo la testa, ricontrollando le funzioni vitali della donna immersa nell'urna.

Eppure... non era incredibile anche questo?

Un corpo umano a contatto con quella sostanza, e poi sottoposto alla tecnologia di Proteus diventava... Aidan non era certo di aver trovato ancora la giusta definizione. Diventava vita attraverso la morte.

Quelle parole gli si disegnarono in testa spontaneamente, lasciandolo ancora più perplesso, e irritato perché, nonostante tutto, si trattava ancora di definizioni imprecise.

Tutti loro avevano scaricato tali quantità di informazioni da poter scrivere enciclopedie intere nelle lingue aliene di mondi lontanissimi, eppure... sapevano ancora così poco.

- Come va, dottore? C'è bisogno di me?

- Non ancora.

Galaktion Pavlov annuì, gettando uno sguardo verso il contenitore del Bright Energon.

Aidan non faticò a leggere sul suo volto buona parte della stessa sete di conoscenza che lo animava, della sete di conoscenza che i misteri sollevavano sempre.

- Non è incredibile? - sussurrò Galaktion.

Aidan annuì piano, studiando l'espressione rapita dell'altro uomo.

- Siamo su un'astronave, con un mondo conosciuto dietro le spalle e la promessa di un mondo nuovo da venire. Siamo, beh non so cosa siamo. Ma... è incredibile. - Pavlov sorrise - Tutto questo mi fa sentire quasi sentimentale.

- Sentimentale come un bambino che aspetta Babbo Natale?

Lo sguardo di Galaktion diede ad Aidan l'impressione di essere nuovamente in grado di arrossire.

- Più o meno, dottore. Più o meno.

- E' così per tutti, non facciamo altro che guardarci intorno e sentirci fortunati.

- Forse perché lo siamo.

Aidan annuì, rendendosi conto che quell'affermazione era per lui ancora più vera che per gli altri.

- Ieri facevo il meccanico nell'Esercito, aspettando di essere mandato da qualche parte a combattere un nemico sconosciuto, e senza mai smettere di pensare che, dopotutto, non fosse altro che una montatura americana. - Pavlov sbuffò - Ed ora cosa? Sono io l'alieno!

Aidan provò l'impulso di raccontagli qualcosa di sé, ma la lunga abitudine umana alla pietà altrui lo bloccò, così si limitò a sorridere.

- Alieni... - borbottò.

- Non come quegli altri. - Pavlov si corresse - Come quegli altri mai. Ma alieni, sì. Neppure da ubriaco ho mai pensato di trasformarmi in un elicottero, ah! - assestò una manata sulla spalla del dottore e si lasciò cadere su un sedile, guardandosi intorno e sorridendo mentre si sistemava i capelli biondi con un gesto da consumato playboy - Non è strano? Abbiamo monitor e comandi alla nostra altezza e altri all'altezza dei nostri corpi alternativi. Quel vecchio diavolo di Proteus ha pensato a tutto, eh?

Aidan annuì, sovrappensiero.

- Ora che ci penso... - continuò Pavlov - Ed è strano che non lo abbia fatto prima, non ho ancora trovato una cosa che non sia di mio gusto su questo affare.

- Sarebbe di mio gusto se non appoggiassi i piedi a quei pannelli.

Galaktion sollevò lo sguardo e Lana si chinò su di lui, sistemandosi una ciocca ribelle dietro l'orecchio.

Pavlov provò con un sorriso affascinante, ma lei si limitò a dare al suo sedile un colpo di fianchi facendolo rovesciare.

Galaktion imprecò, massaggiandosi il fondoschiena - Ehi, non c'è nulla di più urgente da fare su questa nave, comandante?

Aidan sbuffò.

- A che punto siamo?

Il dottore gettò un'occhiata verso l'urna; nella luce che sfarfallava al suo interno riusciva ad immaginare il grande corpo metallico e quello della donna, e la delicata rete di connessioni che si stava intessendo tra loro.

- Manca poco.

Lana annuì.

- Dialpulse. - sussurrò.

- Spiegatemi questa.- bofonchiò Pavlov - Io ricordo di aver scelto il mio nome mentre ero lì dentro, ma se siamo noi a scegliere... perché qui conosciamo già i nomi di chi ancora non si è presentato?

Lana fece spallucce.

- Onniscienza da computer. - azzardò.

Galaktion si grattò la testa - Un po' come Dio, cioè? - scambiò uno sguardo con Aidan e scoppiò a ridere - Ok, la pianto.

Uno dei monitor si accese, cominciando a riportare i dettagli del passaggio alla fase successiva all'interno dell'urna.

Tutti e tre rimasero in silenzio, mentre la luce si affievoliva, ed il corpo della donna veniva preparato per la riattivazione.

Aidan si mordicchiò le labbra - Il Bright Energon diminuisce un po' ogni volta. - sussurrò.

Lana annuì - Credi che basterà, alla fine?

- Immagino di sì. Ma dopo?

Rimasero zitti, ciascuno perso nello stesso pensiero. Domandandosi se fosse davvero saggio consumare quella sostanza solo per ridare un equipaggio alla nave.

- Non mi lamento di essere viva... - mormorò Lana - Ma non sono sicura di riuscire a capire.

Proteus avrebbe potuto rivitalizzare il proprio pianeta, oppure sceglierne uno nuovo e giocarci come un bambino con una scatola di costruzioni. Il più grande potere dell'universo, il potere della vita era giusto sprecarlo così? Per loro?

All'inizio Lana non lo aveva capito. Aveva solo pensato che la creazione di un nuovo equipaggio non fosse altro che un modo per proteggere l'Energon. Proteus aveva detto esattamente questo, no? Eppure si erano resi conto che dopo ogni creazione il liquido diminuiva.

Aveva chiesto a Proteus se ci fossero altre risorse da qualche parte nell'universo, ma lui le aveva risposto che non c'era nessuna possibilità in questo senso.

Così, presto, sarebbero rimasti solo loro... e domande che non avevano risposta.

Lana chiuse gli occhi; no... non era corretto. Avvertendo la possibilità di richiamare i file più profondamente custoditi nella sua memoria, di iniziare un viaggio a ritroso nelle profondità di quello che condivideva con Proteus non si accorse di aver gettato indietro il capo, le palpebre percorse da un fremito. La risposta poteva essere recuperata. Se lei avesse davvero avuto l'intenzione di farlo.

- Tutto bene? - Aidan le posò una mano sulla spalla, e Lana si rese conto di quanto dovesse sembrare strano il suo comportamento dall'esterno.

- Sì tutto bene. - sorrise.

- E' questo che intendo quando parlo di alieni. - borbotto Galaktion.

- Che alieni? - Aria raggiunse le attrezzature mediche, insieme ad Audy.

- Gli alieni che teniamo in salotto?

Pavlov sorrise, girando intorno ad Audy, sistemandosi i capelli come da consuetudine per il suo personaggio di uomo affascinante e spiritoso - Non ricordarmi di quei mostri, piccola. Già mi prudono le mani.

- Ma che buffone! - Aria gli assestò una pacca e inarcò un sopracciglio.

Audy si limitò a fare una smorfia che potesse passare per il fantasma di un sorriso complice. I mostri nel salotto le facevano prudere le mani per altri motivi – Allora... - esclamò, invece - La nostra nuova amica è pronta?

Aidan sorrise, trovando familiare persino quel piccolo rito del ritrovarsi tutti intorno al nuovo venuto al suo risveglio - Ci siamo.

Raggiunsero insieme la postazione medica, dedicandosi ciascuno ad uno dei monitor, in modo da svolgere il procedimento più rapidamente e con maggiore efficienza.

Audy si coprì la bocca e non riuscì a reprimere una risatina.

- Beh, cosa? - domandò Aria.

- Stavo pensando alle anatre ed all'imprinting. - la risatina si trasformò in un gorgoglio difficile da fermare - Ci mettiamo qui intorno, così che l'anatra apra gli occhi e ci riconosca subito come la sua famiglia.

- E' questo che adoro in te, piccola. - sghignazzò Pavlov.

- Già, il fatto che ti veda come un'anatra. - sibilò Aria.

- Attenzione, signori. - Aidan non sollevò la testa dal monitor - Ci siamo.

Riattivazione in corso...

- Non soffocatela, non le stiamo troppo addosso. - Aidan puntò il suo scanner, percorrendo il corpo di Kae per controllare ogni dettaglio - Un altro lavoro perfettamente riuscito, Proteus. Tutti i sistemi sono operativi.

- Grazie. - la voce disincarnata del computer li raggiunse risuonando da ognuno degli altoparlanti del laboratorio - Hai fatto un ottimo lavoro anche tu, Shell.

- Si sta svegliando! - Audy si chinò di più sulla nuova arrivata - Dialpulse? Sei lì? Tutto bene?

Kae spalancò gli occhi, adesso accesi da una intensa luce viola, e li puntò su ciascuno di loro. Poi, del tutto a sorpresa, lanciò un grido e scattò a sedere, spingendo con le gambe verso l'estremità più distante del lettino.

Aidan puntò di nuovo lo scanner - Qualcosa non va, Proteus? Eppure i valori sono tutti regolari.

- Va tutto bene. - replicò il computer - E' solo sovreccitata.

- Voi, voi! - Kae puntò il dito - Io vi conosco! - mentre li metteva a fuoco uno per uno ed il suo sistema riconosceva i nomi, i ruoli e le abilità specifiche dei propri compagni - Non riesco a crederci, non posso crederci! - strillò, guardandosi le mani e mettendosi in piedi prima di iniziare a saltare e gridare - Sono morta e resuscitata! Cazzo!

Saltò giù, atterrando Pavlov in una confusione di gambe e braccia.

- L'ha presa proprio bene, eh? - osservò Aria, aiutandola a rialzarsi.

Kae la afferrò per le spalle e la abbracciò - Rocket! Oh, ti ho riconosciuta Rocket! E... Shell! - si avvinghiò al dottore.

- Proteus? - soffiò Aidan senza riuscire a sottrarsi - Sei sicuro che vada tutto bene? Mi sembra... un po' troppo.

- E' solo la sua personalità. - il divertimento nella voce del computer era evidente.

- Clover! - Kae si avventò su Audy - Sento che abbiamo molto in comune, Clover. Ci piacciono i ragazzi cattivi, eh?

Audy iniziò ad urlare, mentre Pavlov accoglieva con grande disponibilità le attenzioni di Kae - Non penso che sia gentile comunicare ad alta voce questo genere di informazioni. E poi lei non ha ancora provato me... e neanche tu! Ed io sono un bravo ragazzo. - rise, sollevandola e facendola girare prima di lasciarla andare tra le braccia di Lana che tentò inutilmente di sgusciare via.

- Guardate questo! Dite che posso lanciare missili dalle tette, adesso? - Kae si sganciò da Lana, al culmine dell'euforia, e si guardò intorno - Proteus... grazie! Questo è tutto quello che ho sempre sognato!

- Incredibile... - soffiò Aria - Ormai pensavo di averle viste tutte...

- E Psycho? Dov'è Psycho? Voglio dire... quel bellissimo finto uomo con gli occhiali che mi ha affogata. Dov'é?

Gli altri si scambiarono un'occhiatina ironica.

- Scommetto che sta fremendo nell'attesa. - commentò Galaktion.

- Ora sono sicura che i nostri figli non sembreranno affatto dei vermi giganti; e se, invece, somiglieranno a frigoriferi... non mi importa! Avremo un figlio e lo chiameremo Mike il frigo! O Juliet il tostapane! - rise Kae, senza rendersi conto del silenzio caduto nel laboratorio.

- Ahm. - tossì Aria.

- Vorresti avere figli da... quello? - Aidan si mordicchiò le labbra - Ecco, io non credo... - pensò al modo migliore per dirlo.

- E' un po' presto. - borbottò Lana - Vi conoscete da poche ore.

- Juliet il tostapane? - Audy aggrottò la fronte, mettendo a fuoco l'immagine di un tostapane con piccole gambe e braccia che la inseguiva con Skywarp alle calcagna - Avrei preferito non saperlo.

Il dottore scosse la testa. Kae stava solo scherzando, no? Non era possibile che avesse pensato davvero di poter continuare ad avere una vita normale, secondo la routine umana. Non era esattamente pensabile che degli organismi tecnologici si riproducessero come esseri biologici. O che... Aidan deglutì.

Non ci aveva riflettuto prima, non aveva preso in considerazione informazioni su quell'argomento. Il sesso, la riproduzione, o solo l'idea che tra robot ci si scegliesse un compagno. Aveva dato per scontato che fosse tutto finito.

E lo era, di sicuro.

Ma come si faceva a dire ad una donna così felice e piena di idee mirabolanti che loro non avrebbero più... sarebbe sembrato scortese, quantomeno.

Errore.

Cosa? I suoi sistemi continuarono a pulsare.

Errore.

Lana, al suo fianco, si irrigidì per un istante, rabbrividendo. Prima che Aidan potesse muovere un dito o analizzare i propri sistemi, si voltò.

- Andiamo dai nostri ospiti. Lasciamo che Dialpulse incontri Soundwave, e noi... gli altri.

- Sei contro sei, adesso. E con le stesse capacità." Pavlov stava tenendo banco, attirando l'attenzione dei suoi compagni, mentre percorrevano i corridoi della nave.

"Tutto bene?" la voce risuonò direttamente all'interno del comlink di Lana su un canale riservato. Lei scoccò un sorrisetto ad Aidan ed annuì.

"Sono in confusione su alcuni argomenti." continuò lui "Penso di avere bisogno di aggiornamenti. Ho bisogno di parlare con Proteus. Temo di aver trascurato alcuni argomenti importanti, e aspetti della vita..." Aidan si mordicchiò le labbra "Come medico dovrei conoscere meglio l'ambiente dal quale proveniamo, voglio dire... quello dove andremo. Mi sento inadeguato, attualmente.

"Inadeguato?" Lana inarcò un sopracciglio "Credo che sia impossibile.

Aria rallentò il passo, affiancandosi a loro, intromettendosi su quel canale "Cosa succede?

"Niente di speciale, abbiamo solo bisogno di aggiornare le nostre convinzioni, probabilmente.

Aria annuì. E tutti e tre rimasero in silenzio per un po', mentre Pavlov si esibiva per Audy e Kae, raccontando di come era stato quasi schiacciato da un carro armato prima di essere salvato.

"Volevo dire..." riprese Aria all'improvviso "Volevo dire... che a volte mi sembra di avere troppo da dire, troppo da chiedere. E allora preferisco tacere, e aspettare che le cose succedano volta per volta. Per affrontarle tutte al momento giusto; facciamo così, oppure impazziremo. Solo... ahm... però, a parte questo, pensate che saremmo davvero in grado di...

"Attualmente non è nelle mie priorità." sibilò Lana.

"Né nelle mie..." il dottore deglutì.

"Beh, neanche nelle mie." osservò Aria "E certamente con nessuno di voi. E certamente con nessun altro se penso alla possibilità che un mio eventuale figlio tosti fette di pane.

"Eh, già." Aidan sospirò sconsolato.

"Pensate che sarà imbarazzante incontrarli?" Aidan e Aria si girarono verso Lana "Dopotutto... non ci hanno ancora visti così, e sono nostri prigionieri. E... dopo quello che ci hanno fatto... dovrà essere imbarazzante vederli.

"Quel bastardo di Megatron..." soffiò Lana "Che bella sorpresa sarà scoprire di non averti ammazzata.

"Ma lo sa." soffiò Lana "Lo sa già.

"Come?" Aria fece schioccare la lingua "Nell'urna?

Lana annuì, mentre Aidan spostava lo sguardo dall'una all'altra "Volete sapere una cosa?" domandò "Io sono contento di aver incontrato Frenzy. Sono grato per essere stato suo prigioniero. Altrimenti... " scosse la testa.

"Eppure, dottore, questo ci riporta ad un altro interrogativo." Aria inclinò il capo "Se è solo grazie a Frenzy che sei finito su questa nave, perché prima ancora che lo incontrassi qui era già tutto pronto per te?

"Forse non erano loro ad essere nel nostro destino, ma noi nel loro." Lana sorrise, poi si fermò a guardare Galaktion, Kae e Audy che li aspettavano.

- Beh? - borbottò il meccanico - Avete finito con il vostro club privato?

- Ma non c'è nessun club privato! - rise Lana, superandoli e digitando il codice d'ingresso su un pannello.

- Audy! - Skywarp si tirò in piedi mentre la porta si apriva, avvicinandosi di un passo al gruppo dei nuovi arrivati mentre tutti gli altri restavano immobili.

Lei gli sorrise.

- Non è possibile... - Rumble e Frenzy si mossero all'unisono verso Aidan e Galaktion.

Audy li scansò, avvicinandosi a Skywarp prima di abbracciarlo e di godersi la sua completa sorpresa - Non sono più solo Audy. Sono Clover.

Lui socchiuse gli occhi, squadrandola con attenzione. Scannerizzando il cambiamento senza essere in grado di dire una sola parola.

- Clover?

Lei annuì.

- Questo è impossibile.

- Eppure, guarda un po'.

Skywarp tentò di registrare la verità ancora una volta, continuando ad essere distratto ed intrigato dalla vibrazione, dall'elettricità che sentiva pulsare intorno a questa... diversa creatura, uguale, diversa, uguale.

Starscream si spostò, osservando prima loro, poi Dialpulse e Soundwave. E Rumble e Frenzy che sembravano aver preso una gran brutta botta in testa, davanti agli umani che credevano di aver ucciso.

- Ehi.

Si voltò di scatto, trovandosi difronte Rocket.

- Era un po' che non ci si incontrava. - osservò lei, inarcando un sopracciglio.

Lui le girò intorno - Non posso credere che sia vero. Quell'Energon ha...

- Bright Energon. - lo corresse.

- Non può averlo fatto. Non eravate davvero esseri umani... non ci sono altre spiegazioni scientifiche.

Rocket sorrise - E invece... sì. Pensavate di essere i più forti, ma adesso ci siamo noi.

Starscream si trovò a corto di parole.

- Immagino che vogliate tornare alla vostra base, ed è lì che stiamo andando.

Megatron si costrinse a guardare negli occhi Mistcore - Perché dovreste riportarci indietro? - sibilò a denti stretti.

- Perché, incidentalmente, è lì che anche noi stiamo andando. E perché, presto, riceveremo tutti visite dal nostro pianeta. - sussurrò lei, concedendosi di incontrare il suo sguardo.

(continua…)


Noticina a fine capitolo: E se siete arrivati fino a qui... ricordatevi di lasciare un commento al capitolo, non fate i lettori-ninja! ;-)


Nota: Questa è una fanfiction, ed è scritta senza alcun fine di lucro e solo per piacere personale. Da fan. I Transformers non mi appartengono in nessuna maniera, al contrario appartengono a chi ne detiene i diritti. Ovvio, no?

Ciò che è mio sono i pg originali che ho ideato e la trama della fanfiction, dunque siate gentili e niente plagi!