"We know just who we are"
Marilyn Manson, The Nobodies
Michelangelo ha guardato la canna della pistola. Era un piccolo calibro, ma non riconosceva il modello. Quando Donnie faceva le sue noiosissime lezioni sulle armi, la sua testa era sempre da qualche altra parte.
È stato incuriosito dal vapore che si alzava dal minuscolo foro dopo lo sparo. Era una spirale di fumo candido che brillava tra i fari come un ricciolo di luce. Si è accorto pure di due gabbiani che si sono alzati in volo, lì, in lontananza, virgole chiare contro il cielo scuro della notte.
Cavoli, ragazzi, quante cose che si notano un secondo prima di morire!
Ha finalmente abbassato lo sguardo al suo corpo, a cercare la ferita per la quale sarebbe morto. Strano, non sentiva niente… Solo un bruciore, lì giù, al polpaccio…
Un rivolo di sangue fuoriusciva da una ferita di striscio alla gamba destra.
Michelangelo ha espirato. Non si era reso conto, ma aveva trattenuto il respiro.
Non era morto. Il cuore che batteva a velocità supersonica dentro la sua gabbia toracica gli ha dato la conferma. L'uomo dagli occhi grigi si era limitato a sparare contro le sue gambe, e tra l'altro l'aveva preso pure di striscio.
Ma continuava a puntargli contro la pistola.
Kurtis ha notato lo sguardo di stupito sollievo del giovane mutante, ed ha riso. A Michelangelo il suono di quella risata ha ricordato il fastidioso stridere delle unghie contro la lavagna. Lo faceva da piccolo sulla lavagnetta che gli aveva regalato Sensei, per far arrabbiare Raph.
"Oh, no, tartaruga, non ti ucciderò. Mi servi vivo. Adesso andremo in un posticino tranquillo e tu mi dirai dove abiti, e dove sono i tuoi fratelli." Kurtis ha sorriso, gelido. "Quindi per il momento farai il bravo, starai zitto e non ti muoverai di un millimetro, altrimenti con il prossimo colpo ti porto via un ginocchio."
Ha rivolto ai suoi uomini un gesto con la mano. "Prendetelo."
Michelangelo ha fatto appena in tempo a decidere, seppur a malincuore, che un ginocchio valeva più del bellissimo insulto che gli era venuto in mente, quando un lieve colpo è risuonato sull'asfalto.
Tra lui e gli uomini, proprio davanti al semicerchio di automobili ed a pochi passi da Kurtis, qualcosa di metallo era caduto dal tetto sopra i magazzini.
Un tubo esagonale nero con dei fori lungo i lati, che ha rimbalzato una volta, mentre tutti gli occhi convergevano a capire di cosa si trattasse, e poi è esploso.
Il lampo bianco ed il tuono sono stati sconvolgenti.
La luce è stata così intensa da essere bianca e nera nello stesso istante; quasi che un sole fosse improvvisamente scoppiato lì, in quella zona del porto. Michelangelo ha sentito un dolore fisico ai nervi dietro gli occhi, ed era come se la luce lo avesse completamente travolto, inglobato, fagocitato; la sentiva irradiare dappertutto, al di fuori ed al di dentro del suo cervello. Il rumore poi è stato qualcosa di indescrivibile: talmente forte da averlo buttato a terra, come un colpo, stordito, totalmente privo di ogni senso dell'equilibrio, incapace di distinguere l'alto dal basso.
Per un tempo non quantificabile si è sentito in balia delle sue sensazioni confuse, incapace di fare qualsiasi cosa, privo di percezioni sensoriali; solo dopo un po' ha cominciato ad avvertire che qualcosa, qualcuno, lo stava sfiorando, toccando. Spaventato, completamente cieco e sordo, ha tentato di ritrarsi da quel contatto, di combatterlo, ma senza riuscirci: si è sentito spostare, forse sollevare, ancora non riusciva a capirlo.
Ha mugugnato, forse urlato, ha colpito alla cieca con le mani contratte, ma non riusciva a distinguere se stesse toccando qualcuno o l'asfalto o sé stesso, annebbiato in un pulsare psichedelico di assordante caos.
Poi, pian piano, ha iniziato a riprendere coscienza dell'ambiente intorno a sé, ed ha capito di essere trasportato, di corsa, da qualcuno; ha sentito le proprie gambe penzoloni, i sobbalzi del movimento, la propria testa ed il proprio busto tenuti forti da un paio di braccia, stretti contro qualcosa di caldo e duro, di vivo e… familiare. Ha subito cessato ogni tentativo di ribellione e si è affidato completamente al suo trasportatore quando ha compreso di essere stretto contro un piastrone.
Michelangelo ha anche capito quello che era successo: Donnie gli aveva spiegato il funzionamento delle granate stordenti; probabilmente gli aveva spiegato anche quanto sarebbero durati gli effetti, ma lui non lo ricordava affatto. Ha sbattuto gli occhi, forme confuse adesso iniziavano a delinearsi nella sua visuale. Si è sentito mettere giù, ed è riuscito a stare seduto a terra, sforzandosi di vedere cosa stesse succedendo: a fatica ha distinto un muoversi concitato di ombre intorno a lui, ed ha riconosciuto la sagoma familiare di suo fratello che combatteva con due figure, per poi atterrarle e tornare a riprenderlo in braccio.
Non udiva altro che un fortissimo fischio nei fori auricolari, ma alla fine almeno la vista gli è tornata abbastanza per distinguere i vicoli della zona del porto dentro i quali si stavano addentrando, e la luce dell'elicottero che continuava a volare sopra quella zona.
"Mettimi giù. Posso camminare" ha detto ad un certo punto, e la sua voce gli è suonata strana poiché non poteva sentirla.
Dopo qualche passo traballante ha preso a correre insieme a Raph che continuava a tenerlo per mano, trascinandolo un po'; il fratello l'ha portato in una specie di cortile zeppo di rottami oltre un vicolo stretto, e poi l'ha spinto verso terra, per farlo entrare in un grosso tubo di cemento di un canale di scolo, tra erbacce e spazzatura varia, e dopo essersi guardato intorno vi si è ficcato anche lui.
Michelangelo ha camminato carponi per qualche piede, con le mani e le ginocchia dentro una viscida melma; poi è riuscito a girarsi dentro quel tubo ed ha appoggiato il guscio e la testa al cemento, riprendendo fiato. Raffaello si è messo accanto a lui, ansimante.
Nonostante la vista fosse ormai tornata, nella semioscurità dentro quel tubo, riusciva a malapena a distinguere il volto del fratello. Nella debole luce che entrava dal vicolo, ha però potuto notare che Raph gli stava parlando.
"Non ti sento, fratello" gli ha detto indicandosi i fori auricolari. Ma dall'espressione furiosa di Raph e dalla sua gestualità concitata ha potuto capire il tono del discorso. Michelangelo ha pensato che la momentanea sordità non era completamente un male, dopo tutto.
Non ha potuto fare a meno di sorridere quando ha riconosciuto dal labiale la parola "idiota" ripetuta più volte.
"Ti voglio bene anch'io, Raph."
Raffaello si è bloccato, spalancando la bocca: questo piccolo imbroglione lo stava prendendo in giro! Lo guardava con i suoi occhioni azzurri e gli sorrideva beato. Ha alzato la mano per colpirlo, e Michelangelo ha stretto gli occhi; allora, la tenerezza ha vinto la rabbia e Raffaello si è fermato, riportando il braccio giù. La tecnica del fratello minore era collaudata, e spesso riusciva a batterlo: la capacità di suscitare un senso di protezione sfoggiando lo sguardo da cucciolo e l'aria da fratellino indifeso. Sapeva che Mikey ne approfittava impunemente e consapevolmente, ma non poteva farci nulla: suo padre avrebbe potuto ricordargli mille volte che in fondo lui e Mikey avevano la stessa età, ma per lui era, e sarebbe rimasto sempre, il suo fratellino.
Raffaello non si era ancora del tutto ripreso dalla paura che aveva provato poco prima. Era riuscito a rintracciare Michelangelo proprio quando questi veniva inseguito in quello spiazzale: il primo istinto era stato di corrergli incontro, ma aveva capito subito che facendosi catturare pure lui non avrebbe di certo aiutato suo fratello; quindi aveva fatto il giro intorno a diversi edifici, e pregando di non essere visto da quell'elicottero che continuava a ronzare nella zona, era salito sul tetto sopra i magazzini contro i quali era stato spinto Michelangelo. Appiattito contro il tetto ondulato, aveva ascoltato lo scambio di battute tra suo fratello e quell'assassino, ed era stato orgoglioso di quanto forte, impavido e sferzante apparisse il piccolo testa di legno. Si era sporto un po', fino a vedere Kurtis che alzava l'arma contro suo fratello, che era proprio sotto di lui.
Poi, l'uomo aveva sparato.
Raffaello aveva perso dieci anni di vita in pochi secondi. Finché non aveva sentito Kurtis rivolgersi nuovamente a suo fratello, era rimasto congelato dal terrore. La paura di quei momenti non l'avrebbe dimenticata mai più.
Quindi, aveva agito velocemente. Aveva tirato fuori la granata stordente che aveva recuperato da una delle pattuglie che avevano avuto la sfortuna di incontrarlo poco prima, e che lui era riuscito a neutralizzare prima che potesse dare l'allarme. L'aveva attivata, come gli aveva insegnato Donnie, e l'aveva lanciata, abbassando il viso, chiudendo gli occhi e coprendosi forte i fori auricolari. Anche così, e nonostante lui si trovasse più lontano, il rumore era stato assordante.
Era sceso a recuperare Mikey, tra le decine di soldati storditi. Suo fratello aveva cercato debolmente di lottare, intontito per terra, ma lui l'aveva tirato su con forza, e portato via velocemente: i soldati si sarebbero ripresi in pochi minuti.
Adesso aveva deciso di nascondersi per un po'. Mikey avrebbe dovuto recuperare almeno il senso dell'equilibrio: lo aveva seguito traballando, e se avessero dovuto scontrarsi in quelle condizioni non avrebbe potuto combattere. Sperava che sarebbero bastati pochi minuti, non potevano concedersi di più.
Ha guardato Mikey accanto a sé. Gli occhi si erano abituati alla semioscurità e lo vedeva bene. Gli dispiaceva che anche lui fosse stato colpito in pieno dagli effetti dell'arma, ma non aveva avuto altra scelta. Ne avrebbe risentito un po' per qualche giorno, lo sapeva. Per il resto sembrava illeso, a parte una lieve ferita alla gamba: Raffaello ha ritenuto che non fosse il caso di bendarla, l'emorragia si era quasi arrestata e la gamba era coperta di putridi liquami.
Nonostante non fossero ancora fuori pericolo, perché la zona pullulava di soldati e riuscire a scappare non sarebbe stato scontato, vedere il fratellino sano e salvo lì accanto a lui gli ha riempito il cuore di gioia. Il sorriso di Michelangelo era per lui in quel momento la cosa più importante di tutte. Dopo la paura di averlo perso, sentirlo adesso vicino era come percepire una luce che rischiarava le tenebre.
Gli ha avvolto un braccio intorno alle spalle, e l'ha tirato rudemente a sé. Poi, gli ha appioppato un veloce bacio sulla fronte, e si è staccato nuovamente.
Michelangelo ha spalancato la bocca, assolutamente stupito.
