Pantheon (2)
Il Nutritore e il Divoratore
Il vento gelido sferzava in raffiche cariche di neve sul monte Kailash. Di tutti i posti dove poteva essere mandato, proprio in uno che gli era così poco congeniale… fortuna che il suo parka era ancora utilizzabile (anche se un po' stinto), e FORTUNA che fino a quel momento non aveva incontrato crepacci! Chi ci sarebbe stato stavolta per aiutarlo a superarli senza arrivare a valle rotolando come una valanga con braccini e gambette?
–Oy. Decisamente negli ultimi tempi sto rischiando di congelare TROPPE VOLTE per il mio carattere!
Ah, be', inutile lamentarsi. Anche perché…
…sì, non era più esattamente indifeso contro il freddo quanto le volte precedenti.
Né contro le cadute.
Dove le gambe tozze affondavano nella crosta ghiacciata, si lasciavano dietro una scia di fori fumanti perfettamente rotondi. I fiocchi di neve che entravano nella sua aura si scioglievano prima di arrivare a toccarlo.
Uno sperone roccioso troppo alto per riuscire a superarlo anche saltando. Certo, la mancanza di compagni di cordata si sarebbe fatta sentire…
Puntò un dito verso l'alto in maniera assertiva. Un bozzolo fiammeggiante lo circondò sollevandolo e portandolo su fino a un punto abbastanza sicuro e pianeggiante, dove lo depositò senza alcun danno per poi svanire nuovamente da dove era venuto.
E già. Ora poteva anche volare. Quando tutta quella storia fosse finita, forse sarebbe stato interessante fare una gara…
E anche se aveva sempre potuto alzare la propria temperatura in modo da non soffrire troppo nei climi rigidi –per quanto fosse troppo divertente fingere di lamentarsi davanti agli altri– di certo non era mai stato a questi livelli. Dopo la sua catarsi invece… neanche una macchina congelante assoluta come quella che una volta l'aveva quasi ridotto a un ghiacciolo su stecchino avrebbe potuto fargli sentire il minimo brivido.
–Chissà se mi potrei cuocere le uova direttamente sulla pancia adesso? Ugh… mi sa che è meglio non scoprirlo.
E non avrebbe dovuto pensare al cibo. Ora gli stava venendo fame. E si era già pappato tutte le considerevoli provviste che aveva ficcato nello zaino prima della partenza. Ehi, mica era colpa sua se aveva un metabolismo piuttosto robusto… nessuno poteva dire che non bruciasse tantissime calorie, dopotutto!
Be', avrebbe anche potuto fare tutta la strada volando. Ma in qualche modo, non sarebbe sembrato appropriato. Forse anche lui stava diventando filosofico. O lo era sempre stato. Ehi, mangiare può essere considerato un atto altamente spirituale! Per non parlare di nutrire gli altri…
Ma… perfino un pigraccio come lui sapeva bene che scalare una montagna poteva avere un profondo significato. Specie se ripensava all'ultima che aveva scalato in sogno…
Comunque fosse, era curioso di arrivare in cima per vedere chi lo aveva attirato proprio lassù.
Un'ideuzza in proposito ce l'aveva. La montagna tibetana era considerata sacra, e quindi nessun alpinista l'aveva mai affrontata. In ogni modo, quelle erano quote raggiunte difficilmente anche dagli alpinisti. Senza la bombola d'ossigeno incorporata, a quest'ora non sarebbe riuscito a muovere un passo… oppure no. Non sapeva ancora fino a che punto potessero spingersi i suoi nuovi poteri. E come quelli degli altri, stavano continuando a crescere.
Aveva incontrato alcuni templi e monasteri durante la strada. Ma erano deserti, abbandonati, alcuni parzialmente in rovina come se fossero stati sventrati da qualcosa. Probabilmente gli occupanti erano già stati chiamati al loro destino ultimo… qualunque fosse.
Quando poi fu arrivato a destinazione, pensò che anche quello dopotutto potesse essere un sogno… magari aveva le traveggole… oppure…
–…No, sul serio?! Qui qualcuno dev'essere in vena di fare scherzi stupidi!
Un tempio di dolci e marzapane?!
L'aveva visto incombere in lontananza, una massa imponente che richiamava i pellegrini a un severo ascetismo dopo la lunga ascesa purificatrice. Intorno, la neve e le nubi cessavano di colpo… era circondato da una radura d'erbetta tenera, illuminata da un arcano sole primaverile, come se solo quell'emisfero si trovasse in un altro mondo. L'architettura era impeccabile, nel più puro stile ieratico, come se fosse stato fabbricato secoli prima… solo che in certi punti non si poteva dire che fosse andato in rovina quanto in… briciole.
Colonne lucenti di pan di Spagna con strati di marmellata? Statue di dei danzanti in gelatina e dolci di riso? Fregi di cioccolato e pastafrolla? Perfino l'edera che ricopriva le crepe secolari… azzardò una toccatina e un assaggio rapido.
–Yum… zucchero filato colorato?! Pure… ehm… buono…
…ma la divinità residente si aspettava forse che lui si servisse a sazietà prima di metterlo in gabbia a ingrassare e/o infilarlo nel forno?
Una nuvoletta candida s'inserì tra lui e il sole. Cadde una breve e rinfrescante pioggerella di bastoncini di zucchero e muffin colorati con ciliegina. Ebbe il sospetto che l'acqua del fresco ruscello d'alta quota allegramente mormorante accanto al venerabile edificio si sarebbe rivelata sciroppo.
O qualcuno voleva sul serio prenderlo in giro, oppure era finito nella storia sbagliata.
In ogni modo, se speravano di tentarlo in quel modo forse dovevano rivedere le proprie idee… anche se effettivamente un po' di bagordi, ehm, non gli sarebbero dispiaciuti… ma aveva la netta sensazione che fosse meglio non toccare nulla di quel ben di Dio. Doveva senz'altro essere tutto molto buono…
…ma che fosse commestibile… o che facesse bene alla salute… pensava che fosse tutto un altro paio di maniche.
Soprattutto se si trovava davvero in una fiaba. O in un mito. Forse volevano suggerirgli che tra le due cose non ci fosse poi tanta differenza?
Scrutò l'erba con occhio critico. Anche quella, zucchero filato? O gomma da masticare? Pensandoci, sembrava scrocchiasse un po' troppo sotto i piedi…
Un movimento attrasse la sua attenzione. Accanto alla porta del tempio si trovava qualcosa come una ciotola da elemosine, solo stracarica di un cumulo del cibo appena piovuto dal cielo… e un topo grosso come un cocker spaniel stava rosicchiando dolci con molto impegno. Quando notò la sua presenza sollevò gli occhietti neri come bottoni immobilizzandosi con aria di aspettativa, ancora un tocco di pastafrolla stretto tra le zampette.
Aveva sulla schiena una sella grande abbastanza per reggere un essere umano, e qualcosa come una briglia e minutissimi finimenti.
–Uh, finisci pure di mangiare– concesse lui cerimoniosamente.
L'animaletto non se lo fece ripetere e rose il resto del dolce rapidissimamente, per poi avvicinarglisi con uno squittio interrogativo guardando in su. Girò un paio di volte la testa come indicando la propria imbracatura.
–Cioè dovrei salirti in groppa. Capisco. Quindi sei stato mandato, diciamo, ad accogliermi? Ora che ci penso, ti ho già visto da qualche parte.
Accettò l'invito senza troppe cerimonie. La cavalcatura, nonostante le sue dimensioni inconsuete, era sempre molto più piccola del cavaliere, che sentiva di avere un'aria ridicola e traballante, ma pareva che il topo non avesse alcun problema a sostenere il suo peso. Caracollò a passo spedito all'interno del doppio portone di cioccolato e nelle sale del tempio pavimentate di piastrelle di zucchero colorato, lucido e duro come marmo.
–Mushika, eh? È questo il tuo nome, mi pare. Rappresenti tutte le pulsioni egoiste del corpo… e colui che ti cavalca è il simbolo dell'uomo che le ha dominate. Immagino sia un onore per me… ma il tuo vero padrone dovrebbe essere…
Neanche aveva finito di dirlo, che il delicato zampettare sul pavimento raddoppiò e una sagoma gigantesca si delineò, cavalcando verso di lui dalle sale interne in groppa ad un destriero identico. Dondolando da una parte all'altra, il corpo grassissimo, strabordante, riccamente vestito di un elefante con una zanna sola. Accennò un namasté fermandosi di fronte a lui, che ricambiò istintivamente per quanto la scena apparisse stramba.
–Salute, mortale. Siamo lieti che ce l'abbia fatta a giungere nella nostra casa.
–Uh, ti ringrazio, Signore degli Ostacoli. Non mi aspettavo una così bella accoglienza. Ma devo presumere che anche tu sia solo una guida?
–Naturalmente. Desideriamo parlarti tutti e TRE come si deve. Seguimi. Ti condurrò da mio padre e mia madre.
Lo zucchero risuonava mentre percorrevano in silenzio i corridoi. Non ci volle molto. Entro qualche minuto, fiammelle rosse, arancio, gialle stavano danzando nell'aria, eseguendo figure complicate, scendendo in picchiata per poi radunarsi a girare in cerchio intorno al soffitto, sobbalzando quasi in preda a gioia o estasi. E un gemito basso pareva accompagnare le loro evoluzioni… un canto da monaco in meditazione o da derviscio danzante, sulla melodia di un qualche sutra. Troppo basso all'inizio per distinguere le parole, ma ben presto anche il volume iniziò a crescere.
La sala centrale ne era piena. Fiamme multicolori, saltanti, festanti, incandescenti in tutto lo spazio disponibile. Nonostante non fosse necessario, provò il bisogno di abbassarsi per schivarle. Sentiva che avrebbe dovuto sudare, sebbene non fosse sicuro che emanassero realmente calore. Poi si riunirono…
…tutte ammassandosi su uno dei due troni d'oro (o di marzapane?) entro la nicchia in alto. Formando l'immagine del ballerino sospeso su un piede solo, le quattro braccia piegate nella figura della danza che reggevano i suoi simboli sacri, il corpo ermafrodita. Il dio e la sua consorte erano apparsi nella propria incarnazione doppia, che li fondeva in uno.
–L'Era delle Tenebre è giunta– cantò la figura dolcemente. –Il mondo sarà rinnovato dal fuoco come in esso è stato generato. Il karma di ognuno deciderà il pianeta in cui dovrà rinascere. Una grande guerra scoppierà tra i prescelti e gli scartati. Coloro che devono essere salvati saranno salvati. Coloro che devono essere abbandonati saranno abbandonati. Una nuova età dell'oro giungerà. Io mantengo in vita tutti gli esseri. Io do loro cibo e sostanza. Io, al momento opportuno, decido la loro morte. Gloria a me. A me inchinatevi.
E senz'altro Ganesh l'aveva fatto, scendendo dalla sua cavalcatura e inginocchiandosi umilmente a terra davanti ai propri genitori. Lo notò con la coda dell'occhio, ma lui, chissà perché, si sentiva a suo agio nella propria traballante posizione a cavallo in quel momento.
–Ehm– azzardò, interrompendo l'autoincensazione divina come se sentisse che toccava a lui parlare, –ma è proprio necessario?
–Dovresti saperlo. Non è forse in questo che credi? A ognuno secondo i suoi meriti, a ognuno secondo le sue azioni? Io creo. Io conservo. Io distruggo. Senza distruzione non può esservi rinascita. E senza rinascita, non può esservi distruzione. Perché dovresti volerti opporre a me?
–Uh–uh. Certe cose me le hanno insegnate fin da bambino. Sì, mi parevano anche giuste. Ma ultimamente… ci ho pensato parecchio. Fino a quando bisogna portarsi dietro tutto questo peso? Fino a quando le azioni passate devono perseguitarci? Chi decide chi è degno e chi no di essere salvato? E poi? Tornare a nascere per morire di nuovo? Senza altro scopo? Perdona, o Nutritore, ma questo… è troppo indifferente. Non mi piace.
–Ciò che dico è cosa ben nota. Alcuni uomini sono dominati dalla chiarezza. Altri dalla passione. Altri ancora dal passivo desiderio egoista. Non sono forse costoro a causare la distruzione? Non sono essi, e non noi, la causa di tutto? E non si condannano con ciò stesso da soli alla morte? Reprimendoli, io preservo l'esistenza dell'universo. Non è un nobile scopo?
–Già– rispose l'ometto grassoccio con espressione infelice, storcendo la bocca. –Eppure non è più una spiegazione che mi soddisfa. Non sei tu stesso l'incarnazione dei desideri distruttivi? E non è proprio per questo che sei chiamato salvatore? Ciò che tanto disprezziamo non può avere una funzione positiva? Probabilmente lo stesso vale anche per me. Non sono un tipo complicato, ma… dare dolcetti con una mano, bruciare con l'altra… a me sembra solo ipocrita.
–Lo ammetti tu stesso. Sei un figlio del desiderio. Sei troppo terreno per comprendere lo scopo finale.
–Allora spiegamelo tu. Con che criterio giudichi ciò che tu stesso rappresenti?
–Non siete forse voi stessi a voler essere giudicati? Non siete voi ad invocarmi perché lo faccia? Cosa c'è di diverso dal vostro comportamento con gli animali che allevate? Siamo legati alla stessa ruota, voi e noi. Tutti diamo e riceviamo nutrimento gli uni dagli altri. Al tempo stabilito, tutto ciò che è stato emanato dovrà essere riassorbito. Perché non dovremmo raccogliere il frutto del nostro lavoro?
Un lampo di comprensione accese gli occhietti infossati. –Riassorbire… nutrimento… vorresti dire che per voi siamo come maiali all'ingrasso? È questo il senso del vostro raccolto?
L'immagine divina parve turbata per la prima volta. –Hai parlato anche troppo.
–O forse ho capito anche troppo? E già… miti e favole… voi ci nutrite… chi è che nutre voi? Credo che la prossima battuta sia… mi fai vedere come si accende il forno? Solo che io so già come funziona.
L'avatar si accese di luce. Inglobando il figlio che si era levato in piedi indignato a sua volta dinanzi al trono.
I tre dei apparvero uniti in un solo corpo… maschio e femmina, proboscide d'elefante e petto straripante, ventre enorme e gambe danzanti, stringente armi in tutte le sue braccia. Con una piroetta dalla grazia mastodontica, si levò in aria avvolto in un'aura di fiamme d'arcobaleno, preparandosi a colpire. O ad ingoiare con zannute fauci spalancate.
–Ho visto danzare meglio. E ho visto famiglie più unite di così.– Mollò le briglie e imitò il gesto, circondandosi di un identico anello di fuoco. –Vabbe'. Vediamo di finirla in fretta. Anche perché sei uno spettacolo che preferirei dimenticare il prima possibile. Senza offesa.
Sì. Di simbolo in simbolo, di pianeta in pianeta… continuiamo ad ascendere. Continuiamo a raccogliere sempre nuovi pezzi del puzzle. Che alla fine ci permetterà di risalire a te. Non puoi fermarci, ormai.O vi ho lasciato credere di non poterlo fare. O vi ho permesso di arrivare fin dove siete. Stai cercando di confondermi, ora? Un po' tardi. Il tuo disagio al loro risveglio era autentico, non posso essere ingannato su questo. Non puoi alterare la tua stessa mente fino a questo punto. Non siamo l'unico intralcio per i tuoi piani? Cosa… cosa vuoi dire?…
E se io avessi favorito tutte le vostre vittorie, anche mentre cercavo di ostacolarle?
Improvvido infante… le vostre azioni potrebbero anche impedirmi di realizzare un paradiso, e condannare la terra all'inferno… potrebbero anche riuscire a mutare il futuro…
…ma comunque mi aiutebbero a far sì che si REALIZZI. E io… nel ciclo del tempo… avrò a disposizione un altro tentativo.
Hai dato per scontato che io abbia commesso un errore. E se non fosse così? Ciò che avete generato… potrebbe essere la mia nemesi… distruggermi… oppure potrebbe essere il mio MIGLIORE STRUMENTO.
Altrimenti chiediti: perché non vi avrei annientato molto prima che acquisiste tanto potere? E in effetti… ci HO provato più di una volta…
Ma era altrettanto importante… che VIVESTE… per poter combattere PER me.
Quando sarà tutto finito, io avrò vinto comunque. E se qualcuno di voi dovesse sopravvivere… avrà il rimorso di aver condannato con le proprie mani la storia a ripetersi nel modo PEGGIORE. Di aver favorito il giro della grande ruota, invece di spezzarlo.
E di avermi SERVITO in ogni caso. Come doveva essere fin dall'inizio.
Altrimenti… perché vi avrei RESO quello che siete?
Tu… chi SEI in realtà?
Perché… continuo a sentirti con diverse voci?…
Tu… tu non… sarai…
Il Sire dal Manto Stellato
–«Oh, quanto ci è dolce la vita! Giacché preferiamo soffrire ogni ora pene mortali, piuttosto che morir d'un colpo solo!» Re Lear… Certo che non vorrei fare l'una né l'altra cosa… potendo scegliere…
Buio. Molto più all'interno che fuori… come in un quadro di Magritte. Le finestre rivelavano un cielo londinese ancora ingentilito da tracce di azzurro, e tetti di case senza luci accese… non che questo potesse voler dire molto…
…mentre dentro… corridoi oscuri. Tendaggi spettrali. Un labirinto di porte.
E dietro ogni porta…
Tranne quelle che davano sull'esterno, ovviamente. Quelle le aveva provate in ogni modo. Non si volevano aprire. Impossibile perfino strisciarvi o scorrervi sotto. Be'… era anche ovvio aspettarselo…
Era già venuto in quel teatro parecchie volte. Sul palco o in platea. Non aveva mai avuto una pianta simile. Non si trovava dove credeva di trovarsi… la realtà era alterata… oppure… sovrapposta a qualcos'altro…
Be'… un mondo sommamente mutevole… non poteva dire che non fosse uno scenario adeguato per la sua battaglia.
Aveva già visto qualcosa del genere…
–…Ora dove si sarà cacciato?
Girava lentamente su se stesso, cercando di non perdere di vista nessun varco da cui il suo avversario potesse sbucare all'improvviso. Non che in precedenza fosse servito. Gli strappi nella divisa nuova lo testimoniavano.
Ma se fosse riuscito almeno a prevedere da dove sarebbe arrivato il prossimo colpo…
Creeeak…
…dall'alto?!
Si scostò appena in tempo per evitare la punta del fioretto.
Il riquadro di luce che lo aveva investito si richiuse di colpo. L'uomo sottile e baffuto gli atterrò dinanzi con una capriola, un lieve rammarico ironico in viso per aver mancato il bersaglio, giocando con la punta della lama e poi facendogliela ondeggiare davanti al naso mentre tornava in posizione di guardia. Cappello con la piuma, brache rigonfie, era l'impeccabile ritratto di Don Giovanni il Bastardo d'Aragona.
–Bravo. Pare che tu sia un po' migliorato. Ma faresti bene a farti dare il colpo di grazia subito, invece di prolungare la tua agonia.
–A ciò già risposi, nobiluomo… e comunque… il copione non è ancora scritto fino in fondo, mi pare! Mi spiace ma credo che dovrò importunarvi ancora un po'!
–Ah, non temere. La cosa mi diverte sommamente– ghignò l'altro. –«Ogni interferenza, intralcio, impedimento sarà per me una medicina»: Molto Rumore Per Nulla.
La cosa inquietante era che l'aveva detto con la sua stessa precisa intonazione…
Seguì un'altra stoccata.
Fece un salto indietro.
Rimodellandosi nella forma di messer Benedetto, con perfetto costume di scena e spadino alla mano.
Abiti, armi… tutte queste cose prima non aveva potuto imitarle. Logicamente: anche un potere come il suo aveva dei limiti fisici. Ma ora… sembrava che questi fossero svaniti. Poteva riprodurre abilità, equipaggiamento, raggi di energia… qualsiasi cosa… con l'unico limite, pareva, della sua immaginazione… che era sempre stata considerevole.
Modificare la realtà stessa, forse… come apparentemente potevano fare i nemici? Se così era, fino a che punto?
–Ebben battiamoci come non potemmo sulla scena, monsignore!
Le spade s'incrociarono una volta.
Poi l'avversario saltò dentro un'altra porta apertasi in quell'istante, tirandosi il mantello sul volto. Un'altra luce brillò per un attimo sulla scena e scomparve.
Si precipitò alle sue calcagna. Provò ad aprire.
Niente. Solo un pezzo di muro.
Passò alla porta successiva e la richiuse subito in preda alle vertigini: c'era dietro un vuoto vorticante di sfumature dai colori malati, senza confini apparenti.
Una terza.
Un treno futuristico quasi gli piombò addosso. Ebbe il tempo di scorgere enormi guglie tecnologiche e automobili volanti prima di sbattere il battente impedendosi di fare la fine di Wil Coyote. Ci si appoggiò contro ansimante come tradizione vuole.
–Bene…
O erano tutte illusioni… o in qualche modo si trovava prigioniero in un crocevia di diverse realtà. Magari di diverse epoche. Uno spazio pluridimensionale… ehi, non era soltanto un esperto di teatro elisabettiano, aveva anche una cultura scientifica lui, sebbene non amasse farne mostra! Le sapeva certe cose!
Restava da vedere come sarebbero potute servirgli adesso.
Poteva anche darsi che la sua considerevole immaginazione venisse usata contro di lui… doveva tener presente anche questo.
Creeeak…
Entrata…
Botta. Con un bastone pieno di campanelli.
Il buffone di Re Lear.
Parata. Col manico di un manganello.
Il connestabile Dogberry.
–Te la cavi bene. Anche se sei PAZZO a resistermi.
Scambio di battute…
–Senti chi parla… e comunque… «Quando s'invecchia si perde il senno»… Molto Rumore Per Nulla…
–Ebbene, «Tu non avresti dovuto invecchiare prima di diventar savio»: Re Lear!
Creeeeeak….
Exit.
Come previsto… apparentemente gli attacchi seguivano sempre lo stesso schema…
Non c'era neanche da dubitare… che l'attaccante fosse lo stesso, sebbene si presentasse ogni volta sotto un diverso personaggio. Come versatilità senza dubbio poteva competere con lui… e anche come conoscenza delle battute…
Il che lo irritava un po'… ma gli stimolava anche il senso drammatico…
Sarebbe stata una battaglia di wit… o anche un duello di magia, come Prospero… o meglio, Merlino contro Madam Mim. Ebbene, ben giungesse!
E tanto per cominciare…
Quel posto poteva avere più dimensioni… ma il bel tomo poteva arrivare soltanto da trecentosessanta gradi intorno, giusto?
E non era che lui non potesse avere gli occhi anche dietro la testa…
Shullllup…
Un po' raccapricciante, lo ammetteva. Funzionale, però.
Anche se naturalmente non poteva essere certo…
Creeeeak…
…che anche quattro o cinque paia avrebbero funzionato.
Fu afferrato all'improvviso. Alla gola. Da quale direzione non avrebbe proprio saputo dirlo.
Be', alquanto sgradevole… però… non poteva dire che non fosse anche un vantaggio…
Trattenendo il fiato, allacciò molteplici tentacoli attorno al braccio dell'antagonista che lo avvinghiava alle spalle.
Percepì la nuova porta aprirsi, più che vederla. L'altro passava in una diversa dimensione dopo ogni scambio di colpi per pura strategia… oppure perché non poteva rimanere nello spazio normale a lungo? Perché in quest'ultimo caso…
–Interessante…
…non avendo il tempo per scrollarselo di dosso… sarebbe stato costretto a portarlo con sé.
–Ebbene, se ci tieni tanto guarda pure per cosa ti stai battendo, folle!
La luce che lo avvolse lo soffocò quasi una seconda volta. Durò solo un istante.
Poi si spense, nel momento in cui la stretta si rilasciava. Per depositarlo… dove?
Aprì gli occhi…
In un mondo che gli era stato solo descritto prima di quel momento.
–«Sebbene la scienza naturale possa ragionare così e cosà, la natura stessa si trova flagellata dalle conseguenze». Re Lear. Guarda cosa hanno fatto gli uomini al loro pianeta. Guarda cosa accadrà se VINCERETE.
Il fantasma alle sue spalle si era trasformato in un uomo anziano, barbuto, in abito da nobile. Quasi inconsciamente, lo imitò mentre si alzava in piedi, aggiungendoci un mantello d'argento e una corona macchiata di sangue sulla testa.
–«La vita non è che un'ombra che cammina… un povero attore…» Macbeth…– mormorò.
Fissò gli occhi sul desolato spettacolo.
Una giungla immensa copriva il paesaggio… da cui spuntavano qua e là rovine di palazzi altissimi.
Piante mai viste dimenavano foglie e tentacoli semoventi, ghermendo a caso animali bizzarri…
Nessun essere sembrava uguale all'altro. Mante volanti con teste da roditore… ragni giganteschi dalle zampe da rettile.
E qua e là… creature umane o umanoidi urlavano fuggendo inseguite da dinosauri, o mostri usciti dalla fantasia di un ubriaco… o invocavano pietà nella loro presa… o si fermavano a raccogliere i compagni caduti per divorarli.
Esseri con tre braccia, con una sola gamba e quattro occhi, con code di serpente per gambe…
Non aveva parole di fronte ad una scena simile. Poteva essere… una delle prime volte che accadeva.
–Immagino ti piaccia– ghignò il suo avversario con crudeltà, avvicinandoglisi alle spalle. –Lo SAPEVATE che questo sarebbe stato il futuro. Ora sai anche che l'avrete VOLUTO VOI.
Scosse la testa. –No… non può essere.– Si voltò cambiando forma nuovamente in quella del vecchio principe Leonato. –«No, no: lo considereremo un sogno finché non si rivelerà vero». Molto Rumore Per Nulla. Noi combattiamo per evitare questo. Il futuro non può essere già scritto.
–A quanto pare hai bisogno di qualche lezione supplementare.
Urk…
Aveva abbassato troppo la guardia. La spada gli entrò nella pancia fino all'elsa e uscì dalla schiena, infilzandolo come uno spiedino. E reggendolo così in modo indicibilmente doloroso, lo spettro spiccò un salto dentro una nuova porta nell'aria. In un altro mondo. E un altro. E un altro ancora. O forse lo stesso mondo in tempi diversi.
Tutti erano orribili.
–«La terra a me sembra uno sterile promontorio»: Amleto…
Un deserto senza vita, ammorbato da fumi velenosi…
–«In natura l'unica cosa corrotta è la mente umana»: La Dodicesima Notte!
Cupole erette sotto mari di liquami, assediate da mostri innaturali…
–«Che cos'è l'uomo, se il suo principale bene e impiego del suo tempo è solo mangiare e dormire?» Amleto!
Creature grottesche senza arti, solo stomaci da riempire, alimentate da tubi collegati allo stomaco, rinchiuse in bozzoli tecnologici mentre fuori bambini scheletrici strisciavano…
–Se lasciati a voi stessi… QUESTO è quello che raggiungerete! In qualsiasi futuro! Siete troppo marci per avere altre possibilità!
il suo aspetto cambiava in continuazione ad ogni battuta. La sua presa non si allentava.
Lottando per sopportare il dolore, strinse le mani sulla lama che lo trapassava. I suoi tessuti vi si strinsero attorno.
Poteva rigenerare le proprie ferite… ma… prima…
Socchiuse un occhio e colse l'attimo in cui stavano ripassando di nuovo nel teatro per dare uno strappo improvviso con tutte le sue forze. Colto di sorpresa, l'altro fece una capriola in aria per raddrizzarsi. Lui ne eseguì una speculare e ricaddero in posizione uno di fronte all'altro.
–«O questa dottrina, che gran cosa è»: La Bisbetica Domata! Mentre tu straparlavi… sono riuscito ad inventarmi un piano dopotutto! Ed ora, vogliamo lottare come noi stessi?
Riprese il suo aspetto… e l'altro fece altrettanto.
Vale a dire, non il proprio ma il suo. Si ritrovò ad incrociare le spade con un gemello.
–Uh, molto simbolico, nevvero? O anche, lo si potrebbe definire un trucco di scena da quattro soldi…
–Si potrebbe dire… che «Ahimé, io piuttosto odio me stesso»: Riccardo III!
Quasi non ebbe il tempo di evitare la prima stoccata. Rimbalzarono avanti e indietro da un capo all'altro del corridoio.
–Nonostante tutto, vuoi ancora resistere. Quale presunzione.
–Che vuol che le dica, sire… «Sono troppo vecchio per imparare». Re Lear. Faccio quello che so fare e ho sempre fatto. «Non perderci il sonno: non devi pensare che siamo fatti di stoffa così flaccida»: Amleto.
Gemello, forse… ma apparentemente ben più abile di lui con la spada! Troppe botte andavano a segno e tagliuzzavano l'uniforme… fino a che una trovò una falla nella sua guardia e lo colse dritto al petto. Si afflosciò a terra inerte, con gli occhi strabuzzati e la lingua fuori.
–«Adesso è così silenzioso, riservato e grave, mentre in vita era uno sciocco furfante chiacchierone»: Amleto. «Dov'è ora il tuo splendore?» Re Lear. Potrei dire così… se non sapessi che stai FINGENDO. Alzati.
La smorfia mortuaria si ricompose in un ghigno. Si sollevò strofinandosi la testa. –Ah, scoperto così in fretta? D'altra parte stiamo recitando, nevvero? Come tu reciti fingendo d'esser me. «Un falso volto deve celare ciò che il falso cuore conosce». Macbeth.
–Per te è dunque tutto solo uno spettacolo.
–Vuol darmi a intendere che per lei non è lo stesso? Alla fine sarò soddisfatto se avrò fatto bene la mia parte… come colui «che pensa d'aver ben fatto agli occhi della gente, udendo applausi e grida generali, titubante nell'animo, ancora fisso nel dubbio se queste perle di lode siano sue oppur no»: Il Mercante di Venezia. Sono un istrione, dopotutto.
–Così pare– ghignò l'altro. –Ma ti assicuro… che i tuoi poteri non basteranno a salvarti. Alla fine, sarai morto DAVVERO.
–Ehi, «fatti coraggio come meglio puoi: lunga è la notte che non trova mai il giorno»: Macbeth.– Strizzò l'occhio e ripartì all'attacco.
Affondo. Parata.
–Tieni così in poco conto la tua vita?
–«Ho vissuto abbastanza: il cammino della mia vita è al cader delle foglie aride e gialle»: Macbeth. Anche se un personaggio cade… i racconti continuano. E comunque…
Il doppio dovette afferrarsi un braccio. Sangue stava sgorgando… senza che si fosse accorto di aver ricevuto il colpo. Ringhiò.
–…«Son più impegnato quando meno faccio»: La Tempesta!
Sembrava che tutte le porte si fossero aperte contemporaneamente. Passavano attraverso stanze buie colme di tormente di neve acida, città tentacolari. Futuri, passati, oppure mondi paralleli…
–Eppure hai visto. SAI cosa verrà da tutto questo.
–«Chi gioca ben con le parole può prontamente stravolgerne il senso»: La Dodicesima Notte. Potresti esserti inventato tutto… o forse è la verità… oppure quel che ci aspetta se perdiamo. Non lo so. So solo che io combatto qui e ora… e non sarà così che mi farai riperdere la fede. Inoltre…
Si fermò di colpo. Compì un gesto svolazzante nell'aria, mostrando uno sforzo intenso in volto.
L'avversario esitò. Poi gridò. Cadde in ginocchio come ferito a morte, mentre le pareti si contorcevano e danzavano. Anche i suoi lineamenti presero a farsi confusi.
–…come immaginavo. Non sei un semplice mutaforma… tutto questo posto è parte di te. Mi era già capitata in passato una cosa simile. «A volte penso di non aver più spirito degli altri…» La Dodicesima Notte… però sono riuscito ad arrivarci… e ora ho anche il potere di svelare le mascherate altrui. Vediamo finalmente il tuo vero aspetto!
Lo guardò tenersi la faccia…
Mentre il teatro riassumeva i suoi veri contorni familiari e luminosi.
Lo vide, ancora con l'abito sfavillante… ma con mento sporgente, occhi folli, denti da topo. Pochi capelli di foggia bizzarra.
–Già. Ti conosco… Loki, dio multiforme… o meglio… lo scienziato del futuro che credeva di essere lui… mi ricordo di te. Forse quindi siete tutti viaggiatori del tempo… tornati qui per i vostri giochi di potere.
Si chinò quasi con pietà sul nemico. –«Quale causa è così contaminata e corrotta che il condimento di una voce graziosa non possa oscurare il male manifesto?» Il Mercante di Venezia… Un aspetto gradevole… un aspetto potente per convincerci a sottometterci… Avete potere, ve lo riconosco. Ma «La grandezza diviene abuso, quando disgiunga pietà da potere»: Giulio Cesare. Cosa c'è… niente più citazioni da parte tua?
L'ometto alzò gli occhi stretti, con ironico odio in volto. –Cosa ne dici di questo…– mormorò. –«Annota bene, o mondo: esser diretti e onesti non è sicuro». Otello. Potresti aver ragione o no… ma non lo saprai da me.
–Come vuoi.– La larga bocca si storse in una smorfia verso il basso. –Ma se lo pensi davvero, onesto Jago… allora non sei capace di credere in te stesso né in altri. E questo, mi spiace dirlo… vuol dire che non sei neanche un vero attore. Solo uno bravo a far finta.
Tacque. Nel mondo tornato normale, un raggio dell'incostante luna cadde su di loro come la luce di un ultimo riflettore.
Mondi che si mescolano. Universi che fluiscono gli uni negli altri. Non sappiamo cosa sta succedendo… solo che bisogna combattere per non perdere tutto quello che amiamo. O anche quel che non amiamo né ci piace, ma perlomeno ci ha dato finora un minimo di sicurezza.
Ci ritroviamo in luoghi che non ci sono familiari, ad affrontare creature sconosciute per il bene di sconosciuti… che dimensione è questa? Da che parte stanno della barricata tutte queste persone che scappano? Da che parte stanno questi angeli e questi mostri, e le mie armi funzioneranno con loro?
Di certo questa non è la nostra Terra… pezzi e bocconi del nostro mondo sembrano fondersi con tutte le altre possibilità. Dalla nostra parte, io e le mie compagne eravamo abituate a difendere uno schieramento contro l'altro, a riconoscere chi proveniva dall'altro lato del muro e ad abbatterlo senza farci altre domande, perché era questo il modo per sopravvivere. Ora restiamo disorientate. Qui non ci sono più mura, oppure ce ne sono ovunque.
Attorno a noi… altre persone… con armi che non abbiamo mai visto prima… oppure con spade e costumi d'epoca, come se fossero sbucate da epoche diverse, oltre che da mondi diversi… con pelli di animali addosso, con acconciature da samurai… con tute spaziali… tutti hanno lo sguardo di chi si fa le nostre stesse domande. E tutti, come noi, lottano senza una parola, come se anche loro avessero compreso di non avere altra scelta.
Avevo già sentito parlare di universi paralleli… ne avevo avuto anche qualche esperienza… questo qual è? Uno dove le cose sono andate meglio, o peggio? Uno dove io posso essere utile, o dove tutto il mio addestramento, le mie tecniche, il mio corpo non valgono a niente?
E tuttavia… ho la netta sensazione… che se QUESTO LUOGO dovesse cadere sarebbe la fine anche per il mondo che conosco.
Non mi sono mai sentita così inutile… così insignificante in quello che credo, in quello che ho sempre sostenuto e difeso… e allo stesso tempo… così importante come ME STESSA… per difendere qualcosa di ben più vitale.
Ebbene… lo farò. In fondo, non lo facevo anche al mio paese? Combattere senza comprendere fino in fondo gli scopi di chi mi mandava in missione? Perché era necessario?
Non è questo il compito di una buona kunoichi?
Attivo di nuovo la mia mitragliatrice incorporata.
Addosso tutti… compagni… diamo tutto quello che possiamo… e preghiamo…
…che coloro a cui è affidata la PARTE PRINCIPALE in questo scontro… abbiano la forza di vincere.
L'Azzurro Dominatore
–D'accordo. Non si può dire che questa non me l'aspettassi. Però mi pare tanto un dejà vu…
Era buio profondo giù nella Fossa delle Marianne. L'abisso più estremo della terra, un'oscurità che i raggi del sole filtrati dall'oceano non riuscivano a raggiungere. La pressione sarebbe stata insopportabile anche per un sommozzatore munito di scafandro. Lui invece non aveva alcun problema… il suo corpo reagiva all'ambiente molto meglio di quanto fosse abituato prima, e i suoi occhi perforavano le tenebre senza alcuna difficoltà. E poi…
A un suo gesto in avanti, la corrente che lo sospingeva aumentò d'intensità, avvicinandolo più rapidamente all'oggetto che aveva avvistato.
L'acqua era stata sua alleata. Adesso era al suo servizio.
Aveva incontrato mostri marini di ogni genere, durante la discesa. Squali giganteschi, draghi, dinosauri carnivori, meduse e anche roba più bizzarra. Nessuno era stato un grosso ostacolo. Ora, come un archeologo avventuriero subacqueo, si posò sul fondo e si diresse a piedi verso la gigantesca rovina…
…della piramide.
–Se mi dicessero che è stata costruita qui, sarebbe inverosimile. Se mi dicessero che è finita qui dopo un cataclisma, ci sarebbe da chiedersi perché non è rimasta schiacciata. No. È una di quelle. La riconosco. Credevo che ci fossimo liberati di tutte. Sembra antica, ma…
Riusciva ad individuare le minuscole bocche da fuoco nascoste nella muratura. Non si girarono verso di lui al suo avvicinarsi. Sembrava che fossero state tutte bruciate o distrutte.
Salvo forse una…
ZZZAKKKK….
Si gettò di lato e la mise fuori uso con un colpo preciso di pistola senza tante cerimonie.
–Un relitto, quindi? O forse qualcos'altro? Dopotutto, perché altrimenti mi ci avrebbero invitato?
La porta… o il portello… principale era semidivelto e spezzato in due tronconi di metallo ricoperto illusoriamente di pietra erosa. In mezzo, l'apertura pareva appena sufficiente a far passare qualcosa di un po' più grande di un essere umano. Non ignorò il suggerimento.
Nel momento in cui varcò la soglia, l'acqua gli rimase alle spalle.
–Un campo di forza?…
L'interno della rovina era umido ma pieno d'aria, con solo qualche goccia che cadeva qua e là riecheggiando e scavando la pietra. Difficile che una bolla fosse rimasta intrappolata nonostante tutte quelle aperture. Alcuni dei sistemi di supporto dovevano essere rimasti in funzione. Gli sovvenne che l'atmosfera interna poteva essere molto diversa da quella terrestre… Meglio passare subito alla bombola d'ossigeno incorporata.
Non gli sfuggiva neanche il pericolo della situazione. Senz'acqua intorno, era privo della sua principale arma. Forse era proprio questo che voleva… chiunque lo stesse aspettando. Se fosse andato ad infilarsi in una trappola, sarebbe riuscito a tirarsene fuori? Per prudenza, estrasse la pistola.
Continuò ad avanzare con cautela. Si guardava intorno senza abbassare la guardia. Meglio non mettersi spalle al muro se non sapeva cosa potesse uscirne.
Però… all'apparenza, non sembrava nient'altro che un vero antico tempio… come ne aveva visti a volte prendendo parte a qualche spedizione archeologica. Era molto diversa da quelle che aveva già conosciuto… scavalcava lastroni di soffitto e pilastri caduti, a volte doveva saltare oltre squarci aperti nel pavimento.
Poi vide il primo degli altari.
Si aprivano a intervalli regolari nel muro. Nicchie contenenti statue quasi perfettamente conservate… di un materiale dalla strana luminescenza azzurrina, appena avvertibile. Corpi umani con volti animali, strani strumenti, scettri e simboli in pugno… con la presenza sempre ritornante della croce della vita…
–Certo… cos'altro si dovrebbe trovare in una piramide? Be', salvo forse in questa.
Sembrava ci fossero tutti. Iside col piccolo Horus sulle ginocchia, protettrice delle acque e dei naviganti. Osiride morto e risorto con scettro e correggia, piante attorno ai suoi piedi. Il messaggero dei morti dalla testa di sciacallo. La gatta e la leonessa, la vacca e il coccodrillo… l'intero pantheon egizio. I misteriosi invasori spaziali che avevano respinto tanto tempo addietro adoravano dunque quegli dei? Ne avevano forse portato loro il culto sulla Terra? Oppure… erano loro stessi quelle divinità? Qual era il loro aspetto reale?
E c'erano altre statue, più in là… di stili completamente differenti, per quanto sempre antichi. Il pantheon sumero… quello babilonese, derivato da esso… altre figure con nomi iscritti in caratteri cuneiformi… le riconosceva tutte… sembrava che tutte avessero un posto in quello strano tempio generale… ognuna fissa nella propria severa posizione veneranda…
Ognuna… con un'aria… stranamente artefatta e artificiale… che lo ammoniva di non fidarsi. Quel posto lo convinceva sempre meno.
Tra una nicchia e l'altra, fiorivano affreschi e geroglifici ancora leggibili. L'alfabeto ieratico era riconoscibilissimo, e sapeva decifrarlo… però quelle immagini, sebbene di stile familiare, non le aveva mai viste prima… vide le teste di rana e serpente degli Otto Dei del Caos, l'Ogdoade… precedenti all'Enneade di Eliopolis… immersi nelle acque primordiali. Riconobbe la montagnola dell'isola primordiale da loro creata, dov'era stato generato il sole.
Ma non aveva mai visto l'isola rappresentata sopra la figura di un triangolo. Che somigliava in modo inquietante ad una carta geografica. E perché su di essa parevano trovarsi strutture molto simili a templi greci?
La struttura rombò. Controllò i dintorni circospetto prima di riprendere il suo esame. Accese la torcia per vedere meglio.
Sembravano… registrazioni storiche…
Esseri in toga e peplo, circondati da… rettili giganteschi? Vulcani e villaggi primitivi? A bordo di misteriosi carri volanti?
Mostri di mitologie diverse… minotauri, centauri, sirene… al loro servizio? Plasmati dall'argilla da loro… come gli umani erano stati plasmati dall'argilla per fare da servi agli dei…
Ad opera di…
Un rumore sordo. Si voltò. Sparò quasi ancor prima di vedere chi l'avesse provocato.
Una forma umanoide si accasciò inerte contro il muro opposto. Si avvicinò per esaminarla.
Rivestimento insettoide, gommoso… maschera su tutto il volto… respiratore… aveva già visto anche qualcosa di simile… solo che…
–Già… questi esseri umani modificati non dovevano essere nemici degli alieni, in teoria? Un infiltrato per distruggere questo posto? Da quanto tempo? Oppure… è fin da allora che la cosa mi rode il cervello…
Perché adesso aveva l'impressione nettissima di essere osservato?
Fu come aver udito la nota limpida di un diapason cristallino. Si voltò. E tutte le statue nelle loro alcove si erano voltate a loro volta verso di lui. Fissandolo.
–Figlio mio.
Bene. Doveva aspettarselo. L'aria tremolò di un colore azzurrino. Poi, dall'incresparsi delle onde, si precisò via via meglio la figura dell'uomo dalla lunga barba, gli occhi infossati invisibili, la ricca veste sciolta e l'alta corona dalla strana foggia sulla testa. Pesci cangianti sembravano nuotare nell'aria attorno a lui, tuffandosi nei due torrenti che gli facevano da ali, e poi fuoriuscendone nuovamente.
–Enki. O Ea. Il dio babilonese delle acque– mormorò, alzandosi in piedi. –Chissà perché non sono affatto sorpreso di questo colloquio in un posto simile.
–Ed anche il creatore dell'uomo, figlio mio– rispose solenne la figura. –Ed anche il suo salvatore dal diluvio. Ed ora che un nuovo cataclisma si approssima, è forse strano che io speri di evitarlo parlandone con voi?
–Il creatore dell'uomo… già… di una razza di servi che lavorassero al vostro posto e compissero sacrifici per nutrirvi. E hai salvato il genere umano per lo stesso motivo… altrimenti sareste morti di fame. I tuoi colleghi non ci avevano pensato quando decisero di sterminarci… tu sì. In altre parole, vi serviva forza lavoro e qualcuno che credesse in voi, per mantenere la supremazia. Sia che foste davvero dei… oppure no.
–Immaginavo che le tue recenti… esperienze ti avessero insegnato ad essere più umile nei confronti di ciò che non conosci– sorrise il dio benevolmente, con aria nient'affatto offesa.
–Umile sì. Stupido no.– Rinfoderò la pistola, ma molto lentamente, volendo render chiaro che non per questo si fidava dell'interlocutore. –Conosco la storia. E me ne è stata raccontata una simile anche l'altra volta che sono stato in un posto del genere. Chissà perché però non mi convinse fino in fondo. Ma sono disposto ad ascoltare. Magari adesso ti offrirai generosamente di riempire i vuoti?
–Naturalmente. Se ciò può evitare la catastrofe. E dal momento che la metti così, sono disposto ad essere sincero. Continua ad esaminare l'affresco dall'inizio alla fine, e vi troverai le tue risposte.
Osservò. Notò le figure circolari, sospese nell'aria al di sopra dell'isola. Le strane macchine dotate di molte zampe sottili, sulle quali sembrava viaggiassero uomini e dei… tutte cose che ricordava bene di aver visto anche a grandezza naturale.
–Ammetto liberamente che siamo alieni. Venimmo qui da… altrove. Costruimmo la nostra roccaforte su un'isola del vostro oceano, dove ponemmo il nostro motore spaziotemporale che ci aveva permesso di attraversare gigantesche distanze in pochissimi anni… e lo convertimmo in una fonte d'energia illimitata per rendere fertile il suolo e alimentare le nostre macchine. Esistono resoconti della nostra antica casa in ogni cultura, per quanto discordanti… voi umani primitivi di allora la chiamavate…
–…Atlantide– annuì lui. –Era qui che volevi arrivare.
Notò immagini di vita quotidiana. Di conquiste, guerre e scoperte.
–La nostra vita non fu sempre facile… ma per migliaia di anni prosperammo. Insegnammo molte cose ai vostri antenati nel corso dei nostri viaggi d'esplorazione, e… sì… li modificammo anche geneticamente… perché potessero esserci utili… anche perché temevamo che prima o poi i nostri nemici sarebbero giunti al nostro inseguimento e ci avrebbero attaccati… non voglio giustificarci, ma eravamo impauriti. Neanche noi eravamo perfetti. La nostra vita era lunga: tra questo e la tecnologia di cui eravamo in possesso… la nostra capacità di viaggiare nel tempo come nello spazio… è logico che ci abbiate ritenuti esseri soprannaturali. E noi, è vero, abbiamo approfittato di questa vostra credulità.
Nuovo cenno d'assenso. Non approvazione, né diniego. –Continua.
–Molte vostre civiltà ricevettero impulso da noi… mutuarono la nostra arte, le nostre conoscenze. Via via che anche i terrestri progredivano, a volte ci trovammo anche in guerra contro di loro. Ma nel complesso, tutto andava bene… finché…
–…Finché «loro» non vi trovarono qui, vero? L'ho già sentito raccontare, anche questo.
–Sì… noi combattemmo… disperatamente… coadiuvati anche dai nostri servitori, non c'è ragione di non dirlo… demmo fondo a tutte le nostre energie… fin quando, fatalmente, un attacco diretto alla capitale… non mandò fuori controllo il motore spaziotempo. Il cataclisma che ne seguì cancellò tutto… affondò l'isola e causò uno spostamento dell'asse terrestre, provocando ovunque terremoti e inondazioni…
E in effetti il disastro era descritto nell'affresco con dovizia di particolari.
–Il Diluvio Universale.
–Esatto. I superstiti tra noi… io ero uno di loro… portarono in salvo quanti più umani possibile. Ironicamente, anche se avevamo perso tutto, la catastrofe stessa ci diede il vantaggio necessario per sconfiggere almeno temporaneamente i nemici… metterli in ibernazione all'interno delle loro navi spaziali piramidali. In seguito, alcuni di noi si confusero con gli uomini, cercando di guidarli o solo vivendo tra loro, e trasmettendo la storia ai loro figli ibridi. Altri si ritirarono in luoghi isolati, mutando se stessi per sopravvivere, oppure aspettando in una gabbia d'oro la fine… pochi tentarono di ricostruire la macchina del tempo e recuperare il motore, che aveva generato un'anomalia cronotopica nella zona di mare dov'era affondato… credo che l'abbiate incontrata…
–…il Triangolo delle Bermude, immagino. Sì.
–Questa situazione è rimasta invariata per migliaia di anni. Ma ora… non si sa come… le energie del motore stanno sfuggendo al controllo e provocando anomalie in tutto il pianeta. Presto esso ne sarà inglobato e completamente sconvolto, forse distrutto. In questa situazione… questo nuovo Diluvio… possiamo solo fare ciò che già facemmo l'ultima volta. Portare in salvo più gente possibile e piangere per tutti gli altri. Capisci che siamo obbligati, figlio mio? Capisci che non abbiamo altra scelta? Che dovreste aiutarci anziché ostacolarci?
–Sì. Sì, certo, come no. Capisco benissimo.– Continuava ad annuire ripetutamente, fissando i disegni. –È una storia esauriente. E spiega parecchie cose. Estremamente convincente, direi.– Poi si voltò, estraendo e puntando nuovamente la pistola. –Se non fosse una balla.
–Cosa?…
–O per meglio dire… un sogno confuso… come il nome di quella sirena, già… forse anche voi ci credete. Anche tu ci credi. Vi è stato inculcato. Ma non è coerente. Come se lo stesso che l'ha ideato volesse darci uno spiraglio per capire che non è vero. Lo pensai già da allora… una confusione di macchine e mostri messi insieme da vecchi fumetti e film, che sembravano stare ora da una parte ora dall'altra… che ci attaccavano appena cominciavamo a pensare… una quantità di spiegazioni contraddittorie… non riuscire a farci un'idea chiara sull'identità e le motivazioni dei nostri avversari… finte battaglie per catturare la nostra attenzione… a che pro? Probabilmente… proprio come ora… tutta un'elaborata mascherata per portarci dove qualcuno voleva. Mezze verità. C'è certamente un fondamento reale. Ma l'essenziale resta nascosto… anche se comincio ad avere un'idea di cosa possa essere. E di chi ci sia dietro realmente.
Sparò.
Il laser attraversò da parte a parte l'immagine tremolante del dio oltraggiato.
–E anche tu sei fasullo, come pensavo. Un ologramma. Bene. Suppongo che ora non vorrete che vada a riferire quel che ho capito. Ma naturalmente, lo immaginerete… non ho intenzione di farmi battere facilmente.
Tese la mano verso il muro, mentre le statue iniziavano a scendere dai piedistalli.
Tirò.
La pietra si crepò e spaccò. L'acqua prese a invadere il passaggio.
–Coraggio. Vediamo… chi sarà a sopravvivere a questo nuovo Diluvio.
