Capitolo 26: E' più difficile respirare
La colonna sonora del capitolo è "Harder to Breathe" dei Maroon 5.
Una settimana dopo, Brittany e Santana sedevano al tavolo della cucina dei Pierce, con due buste posate davanti a loro.
"Apri prima la tua, Santana," suggerì Brittany, mordicchiandosi le unghie.
"No, prima tu, Britt," rispose evasiva l'altra, facendo saltare lo sguardo dalle buste alla sua ragazza. "In questo modo se tu sei stata ammessa sarò felice e se non sarà lo stesso per me, non sarò così triste."
"Okay, non faremo il gioco del 'prima tu'. Facciamolo contemporaneamente," decise Brittany.
Fissarono lo sguardo sulle lettere. Erano entrambe buste ordinarie, sottili e bianche.
"Pensi sia un brutto segno il fatto che sono entrambe buste sottili?" domandò Santana contrariata. "Se siamo state ammesse, non pensi ci avrebbero mandato un sacco di carte per la registrazione da compilare?"
Brittany si morse il labbro. "Beh... se non siamo state ammesse, per lo meno saremo entrambe sulla stessa barca?" propose.
"C'è solo un modo per scoprirlo," le rispose l'altra con un'alzata di spalle, raccogliendo la busta destinata a lei.
Lei fece lo stesso. "Uno, due, tre," scandì. Tirarono fuori le lettere, trattenendo il respiro mentre leggevano attentamente il testo.
Santana iniziò a mormorare freneticamente, il suo sguardo scorreva da un lato all'altro. "...Dopo aver revisionato la sua lettera di ammissione e le sue..."
"...lettere di raccomandazione..." Brittany la seguì nel suo farfugliare, fino a che insieme lessero:
"...siamo grati di offrirle un posto all'Università di Boston nella Classe del 2016!" conclusero urlando, occhi sbarrati dall'eccitazione, mani tremolanti, stringendo i fogli. "Una busta contenente il suo materiale per l'iscrizione le verrà recapitata nel fine settimana!" concluse Brittany.
"Britt, andremo all'università insieme!" gridò Santana, sbattendo le mani sul tavolo e saltando dalla sedia. "Insieme!" ripeté l'altra.
Si abbracciarono, si strinsero e urlarono saltando proprio come avevano fatto quando le Nuove Direzioni avevano vinto le Ragionali per la prima volta. Poi, quando i loro piedi furono tornati saldi a terra, Brittany poggiò la testa sulla spalla della sua ragazza. "Mmm, Santana, non avrei potuto farcela al college senza di te," mormorò, regalandole un'ultima stretta decisa.
"Certo che ce l'avresti fatta, Britt. Solo non sarebbe stato altrettanto divertente," le rispose Santana sciogliendo l'abbraccio.
"Ho davvero sentito che la mia bambina è stata ammessa all'università?" la signora Pierce irruppe nella cucina a braccia tese verso suo figlia, con un enorme sorriso stampato sul suo rotondo viso truccato.
Brittany annuì freneticamente e con felicità, buttandosi fra le braccia della madre.
"Oooh, congratulazioni, piccola Britt!" la coccolò Vickie, dondolando sua figlia e tenendole le mani sulla nuca. Santana le osservò sorridente. I Pierce erano davvero delle persone calorose.
La donna alzò lo sguardo su di lei. "Porta qui il tuo didietro, Santana," le disse facendo un cenno con la mano. La ragazza raggiunse Brittany fra le sue braccia, lasciandosi dondolare.
"Sono così orgogliosa di entrambe le mie ragazze," mormorò Vickie.
Santana poggiò la testa sulla spalla della donna e incrociò lo sguardo di Brittany. Entrambe le sue ragazze, ripensò, e sentì un caldo tremolio nel petto. Si sorrisero appagate e sollevate all'idea di poter passare i futuri quattro anni proprio come avevano passato gli ultimi otto mesi.
Santana mangiucchiava il suo cibo da asporto cinese, infastidita del fatto che fosse ancora una volta obbligata a partecipare ad una finta "cena di famiglia" quando in realtà tutto ciò che facevano i suoi genitori era stare seduti e leggere.
"Dunque Santana, ora che sei stata ammessa all'università, che farai fino ad agosto?" le chiese Antonio. Era abbastanza certa che non fosse veramente interessato ad ascoltare la sua risposta.
"Spero non molto," rispose svogliata.
"Come sta andando con il gruppo di canto?" domandò l'uomo senza alzare gli occhi dal suo articolo di giornale.
"Il Glee club? E' fantastico. Ci siamo esercitati senza sosta per le Nazionali, che sono fra poche settimane. Siamo tutti molto emozionati."
Antonio e Dolores annuirono disinteressati continuando a mangiare.
Santana era frustrata dal loro finto interesse per la sua vita. Se doveva essere forzata a stare seduta e cenare con loro, potevano almeno far finta che gli importasse. Voleva fare qualcosa per svegliarli.
"Sono molto emozionata anche per l'AGE," tentò. "E' stato meraviglioso avere tutto quel supporto."
"Cos'è l'AGE?" chiese Antonio, prendendo un sorso d'acqua.
"Il club di cui vi ho parlato alcune settimane fa. Il club per studenti gay e lesbiche e i loro amici. Quello che abbiamo creato io e Brittany." Santana non aveva idea da dove le arrivasse tutta questa audacia, ma c'era qualcosa nel suo stomaco che stava forzando le parole ad uscire e che lei non poteva controllare.
"Perché quella gente ha bisogno di un club?" commentò Dolores. "Non vogliono solo essere trattate come persone normali?"
Santana si sentì avvampare di rabbia. Quella gente. Persone normali.
"Beh, in realtà, noi ci incontriamo e parliamo di come educare le persone e favorire la comprensione. E di come affrontare gli affari di famiglia."
"Se le famiglie avessero fatto correttamente il loro lavoro, quelle persone non sarebbero finite così in primo luogo," ribatté Dolores rivolta al suo piatto di arrosto e broccoli.
"Noi, Ma. Noi siamo nati gay e questo non ha nulla a che fare con le nostre famiglie."
"Non sei gay, Santana," affermò sua madre con decisione. "Questa fase passerà. Dovresti passare più tempo con quel caro ragazzo con cui ti stavi vedendo. Ripetimi il suo nome?"
"Puck?" sogghignò.
"Sì, lui. Mi è sempre piaciuto," annuì la donna. "Caro ragazzo."
"L'hai incontrato una volta, mamma, quando è venuto a prendere la sua cintura dopo averla lasciata qui la notte prima. E quel 'caro ragazzo' ha messo incinta la mia amica dietro le spalle del suo migliore amico. Ed è stato arrestato per aver rubato un Bancomat."
"Beh, sai come sono i ragazzi..." Dolores non diede peso alle sue parole.
"Veramente, Ma? Vuoi che passi il mio tempo con qualcuno come Puck perché pensi mi faccia diventare meno gay?" la sfidò Santana con tono critico e glaciale.
"Ma Santana, querida, tu non sei gay," insistette.
"Oh, davvero," ribatte sarcastica. "E tu come lo sai?"
"Perché sei troppo bella," rispose la madre, agitando le mani. "Non hai problemi a trovare ragazzi."
"Sì, lo so, Ma, non ho difficoltà. Il problema è che non ne ho il desiderio. Sono innamorata di Brittany ed è lei quella che voglio," affermò Santana indignata. "Siamo andate al ballo di fine anno insieme, come coppia."
"Santana, tutte si sentono molto legate alle proprie amiche del cuore. Brittany è una brava ragazza. Sono sicura che lei capisca la vostra amicizia. Sei fortunata che non sia scappata di fronte a questa situazione insensata."
"No, Ma, non è solo una buona amica! Io la amo. Amo tenerle la mano e uscire con lei e baciarla e dormire nel suo letto, tutte quelle cose che fanno le coppie," strinse i pugni lungo i fianchi. "E sai cosa? Anche a lei piacciono queste cose!" aggiunse con cattiveria.
"Ay, te l'ho già detto, Santana, no me diga!"
"Sei una bigotta!" urlò la ragazza alzandosi da tavola.
"Ay, ¿qué hice para merecer esto?" sbuffò Dolores, alzando gli occhi.
"Per favore, Santana, siediti," mormorò suo padre.
"No! Perché dovrei sedermi e far finta di partecipare ad una cena di famiglia quando mamma non vuole nemmeno considerare l'idea che forse so quello che dico visto che si tratta dei miei sentimenti!" gridò.
Antonio non rispose.
"E tu!" Santana si rivolse a lui, "Te ne stai seduto lì ad ascoltare tutte le terribili cose che mi sta dicendo, facendo finta che il tuo stupido articolo di giornale sia più importante. Beh, papà, non lo è!
"Non rivolgerti a noi in questo modo, Santana," la riprese con calma l'uomo.
"Dillo a lei!" si agitò Santana con le lacrime agli occhi. "E' lei quella che vuole dirmi chi sono!"
"Santana!" la rimproverò Dolores. "Tutto ciò è inappropriato per una tavola da pranzo. Siediti. Basta con queste assurdità."
La ragazza percepì ancora qualcosa nel petto, ma questa volta non era un caldo tremolio, era una conflagrazione che minacciava di impossessarsi del suo corpo da un momento all'altro. Guardò sua madre con un nodo alla bocca dello stomaco. "Io ti odio!" gridò.
Santana si precipitò fuori di casa, con la vista annebbiata dalle lacrime e il petto soffocato dalla rabbia. Accorgendosi di non aver preso le chiavi, fece di corsa i due chilometri e mezzo che la separavano da casa di Brittany.
Bussò alla porta dei Pierce in preda alla disperazione. Fece un sospiro di sollievo quando Brittany la aprì.
"Santana! Ehi... che... piccola?" il suo viso cambiò quattro espressioni in due secondi mentre apriva la porta.
Santana sapeva di avere un aspetto orribile: capelli gonfi e scompigliati dal vento, guance rigate di lacrime, sudata e con fiato corto per la corsa. Ma non le importava. Si lanciò verso la sua ragazza, che la tenne stretta saldamente mentre i singhiozzi la scuotevano.
"Piccola, cos'è successo? le chiese Brittany.
"La odio!" urlò. "La odio da morire!"
"Chi?" insistette Brittany, accarezzandole i capelli.
"Mia madre!" singhiozzò. "E' un mostro!"
L'altra non disse nulla, continuando a strofinarle delicatamente i capelli e a tenerla stretta. Le mormorò suoni rassicuranti all'orecchio per calmarla. "Va tutto bene, piccola. Va tutto bene."
Santana si spostò, asciugandosi il viso. Fece qualche respiro tremolante. "Non va bene, Britt. Continuava a chiamarci 'quelle' persone e mi ha detto che non sapevo di cosa stessi parlando. E' un'orribile bigotta e spero marcisca all'inferno."
Brittany la tenne per le spalle per un momento per poi parlare. "Santana, non dire così. Non vuoi veramente che tua madre marcisca all'inferno."
Lei sospirò tremando. "No," ammise. "Sono solo tanto, tanto arrabbiata."
La sua ragazza la guardò e annuì. "Ti è concesso essere tanto, tanto arrabbiata. Vieni dentro," la prese fra le sue braccia, facendola entrare e accompagnandola verso la sua camera.
Brittany chiuse la porta della sua stanza per poi far avvicinare Santana al letto e farla sedere sul bordo. Si piegò sulle ginocchia e le tolse le scarpe, poggiandole una accanto all'altra di fianco al comodino. Prese la spazzola e salì sul letto, sedendosi dietro di lei. Le spazzolò i capelli eliminando ogni segno del vento, ascoltando i suoi singhiozzi diminuire fino a smettere del tutto. Quando ebbe finito, poggiò la spazzola e scivolò in avanti, sistemando le gambe ai lati della sua ragazza in modo da farle dondolare giù dal letto. Avvolse le braccia intorno al suo torace e poggiò il mento sulla sua spalla.
"Vorrei che riuscissero ad essere felici per me," confessò Santana con voce strozzata mentre lasciava scorrere nuove lacrime.
"Lo saranno un giorno, Santana. Lo saranno," sussurrò Brittany.
L'altra scosse la testa scettica, asciugandosi le guance.
"So che fa male, piccola," aggiunse Brittany.
L'affermazione fece innervosire Santana. Non era possibile che Brittany sapesse quanto poteva far male. "Lo sai? Britt?" chiese freddamente. "Perché non ti ho vista così ferita quando lo hai detto ai tuoi."
L'altra si zittì per un momento. "Non avere paura, tesoro," mormorò. "Sei al sicuro qui. I miei genitori ti vogliono bene come ad una figlia."
Santana sospirò. "Lo so, ed è meraviglioso, ma quando ti sei dichiarata alla tua famiglia ti hanno praticamente organizzato una festa... Io ho ricevuto solo un enorme secchiata di 'chiudi la bocca'. E' uno schifo."
Sentì le braccia di Brittany muoversi un po' attorno alla sua vita e si sentì in colpa. Fece un respiro per calmarsi. Stava attaccando l'unica persona che non aveva fatto nulla di sbagliato.
"Mi dispiace, Britt," sussurrò. "Non voglio avercela con te perché hai una famiglia fantastica. Li adoro anche io. Ma a volte è difficile non essere un po' gelosa."
Santana sentì la sua presa attorno al petto rafforzarsi. Per qualche secondo rimasero in silenzio.
"A cosa pensi?" le chiese. Era preoccupata di aver ferito i sentimenti di Brittany.
L'altra sorrise con il viso immerso fra i suoi capelli. "Che sei diventata davvero brava a parlare di sentimenti," le rispose.
Si lasciò scappare una triste risata, sentendo la tensione dentro di se affievolirsi. "Già," sorrise ancora un po' scossa. "Sarà per il fatto che passo parecchio tempo con quegli strambi dei Pierce." Lasciò cadere la testa indietro, poggiandola sulla spalla della sua ragazza. Brittany la strinse forte a se mentre strofinava il naso contro il suo collo. Dopo qualche minuto, Santana sospirò e sentì il fuoco nel suo petto estinguersi.
