Pai Dios Doloploke
Allora Ishtar, la principessa, volse gli occhi sulla bellezza di Gilgamesh:
«Orsù Gilgamesh, sii il mio amante!
Donami come regalo la tua virilità!
Sii il mio sposo ed io sarò la tua sposa. […]
Entra nella nostra casa attraverso la fragranza del cedro.
Quando tu entrerai nella nostra casa,
La soglia splendidamente dorata bacerà i tuoi piedi!
Re, nobili, principi si inchineranno davanti a te. […]»
Gilgamesh aprì la sua bocca e disse,
Così parlò alla principessa Ishtar: […]
«Cosa mi succederebbe dopo averti posseduta?
Tu saresti come un forno che non fa sciogliere il ghiaccio,
Una porta sgangherata che non trattiene i venti e la pioggia;
Un palazzo che schiaccia i propri guerrieri,
Un elefante che strappa la sua bardatura,
Pece che brucia l'uomo che la porta,
Un otre che inzuppa l'uomo che lo porta,
Calcare che fa crollare il muro di pietra,
Un ariete che distrugge le postazioni nemiche,
Una scarpa che morde il piede del suo portatore.
A quale dei tuoi amanti sei rimasta per sempre fedele?
Quale dei tuoi superbi fidanzati è salito al cielo?»
–Epopea di Gilgamesh
Io… ho commesso un errore.
Sapevo che eravamo stati manipolati… ma non sapevo FINO A CHE PUNTO…
Sono stato presuntuoso… ho sottovalutato il nemico… ed ora potrebbe essere troppo tardi per rimediare…
Sento le mie forze venire meno… e forse non avrò neanche il tempo di avvertirvi.
Ascoltatemi… Dio è un demonio…
Dio è…
L'Alma Aurea Diva
–Attenzione!
Si era distratta per un attimo. Il raggio dorato incandescente quasi la colse. Braccia sicure la afferrarono un istante prima dell'esplosione portandola in salvo.
La luce si affievolì attorno al suo soccorritore. Dopo il loro ritorno… entrambi ne erano avvolti ogni volta che usavano i loro nuovi poteri. Cosa che non accadeva agli altri. Sapevano che il motivo era legato a quel che avevano visto nel loro sogno… ma non riuscivano ancora ad afferrarlo del tutto. O forse non volevano pensarci, perché era troppo da credere.
–Stai bene? Non avresti dovuto fermarti così. Eri un bersaglio facile.
–Scusami… io…– Si portò la mano alla tempia. –Sono certa di aver sentito una voce.
–Di chi?… Era… importante?
–Ecco…
–Non possiamo restare fermi qui… ci penseremo dopo… se potremo! Salta!
Si gettarono di lato entrambi mentre un'altra freccia ustoria atterrava accanto a loro. Le rocce si fusero in magma dove aveva colpito.
E già l'arco si volgeva nuovamente nella loro direzione, insieme allo specchio di bronzo sospeso sulla testa della figura dai lunghi capelli, una mera sagoma immersa in una luce abbacinante.
–O mio fanciullo…
La freccia scoccò. La luce del sole, catturata e riflessa dallo specchio, si unì ad essa incendiandola.
Una nuova esplosione violentissima mandò frammenti di pietra tutto intorno. Alcuni li colsero nel fianco e nella schiena.
–O re di tempeste… perché ti sottrai a me?
–Che cosa sta dicendo?…
–Non lo so… forse farnetica… non possiamo farle del male… non è in sé. È posseduta.
–Potremmo non avere altra scelta. Non se dobbiamo salvare tutte queste persone!
Tutto intorno… a rispettosa distanza dalla battaglia… una massa di fedeli. Monaci, sacerdotesse, semplice gente della città, tutti in costume tradizionale. Tutti a giubilare per il ritorno della Venerabile Antenata. Ad incitarla a sconfiggere i demoni. A gioire… ogni volta che un colpo andava a segno contro coloro che stavano cercando di salvarli.
Ma… dentro quel terribile splendore… c'era una persona che conoscevano. La figlia dello studioso ucciso, del primo ad aver avuto un indizio del terribile segreto… che li aveva aiutati nelle loro ricerche all'inizio di quella storia. Avevano creduto di poter chiedere di nuovo il suo aiuto, invece… l'avevano vista trasformarsi all'improvviso sotto i loro occhi in qualcos'altro.
Perché proprio lei? E come avrebbero potuto raggiungerla ora?
–Ascolta!– provò a gridare lui. –Non dobbiamo combattere! Stai mettendo in pericolo della gente innocente… so che non vuoi farlo! Parliamo! Permettici di aiutarti!
–Aspetta. Guarda!
Da dove gli strali avevano colpito, iniziavano ad emergere delle creature. Formate apparentemente dalla pietra stessa, come portate in vita dalla luce del sole. Statue sbozzate all'inizio, che acquistavano via via movimento fluido e lineamenti definiti mentre venivano in avanti.
–Non mi lasciare sola, o avveduto e accorto, in quest'isola dove l'unico suono sono i canti degli uccelli!
Uccelli…
Gli uomini dalla testa di ibis. Con la lancia in pugno.
–Io… li ho già visti! Quando…
…quando sono quasi morto… o forse… morto davvero…
Le creature avevano occhi simili a diamanti. Si avventarono velocissime spiegando le ali con stridii nefasti. Le lance parvero diventare incandescenti mentre si preparavano a colpire. Ce n'erano almeno una ventina.
Si sottrasse a loro insieme alla compagna con un salto altissimo che lasciò nell'aria una scia luminosa. Forse… quell'effetto stava ad indicare che poteva ormai muoversi alla velocità della luce? O c'era anche qualcos'altro?
–Perché degli ibis? Cosa ci fanno qui? Possono somigliare al dio uccello di Rapa Nui… dove li ho incontrati… ma era anche un uccello sacro nell'antico Egitto… e in Grecia… il simbolo del sole e della sapienza…
–Diverse mitologie… diverse tradizioni che confluiscono in una sola? Come ci è già successo…
–Non guardarli negli occhi! Se hanno lo stesso potere di quelli che conosco…
–Attento!
Alle sue spalle, uno degli assalitori per poco non gli perforò la schiena caricando in volo. Cambiò direzione nel mezzo del salto posandosi su una roccia elevata. Attorno, le statue viventi formarono un anello circondandoli, che iniziò a stringersi lentamente.
Uccello sacro… bevitore di acqua limpida… uccello impuro… divoratore di serpenti e di cadaveri… simbolo di Osiride… simbolo di Thoth… di Ermete Trismegisto…
Simbolo di un dio del luogo dove… il padre di quella ragazza aveva perso la vita… per aver scoperto ciò che non doveva. E adesso lei si serviva degli stessi messaggeri? Passava dalla parte degli assassini?
Possibile che sia diventata una pedina degli dei perché lei stessa si è troppo avvicinata a noi? Siamo noi la causa?
O forse… tutti gli esseri umani, come hanno il potenziale di diventare qualcosa di più… possono anche essere usati da loro in questo modo?
Le acclamazioni della folla superavano lo stridio delle creature. Il riso della dea, limpido e cristallino, si fece udire anche al di sopra di esse.
–Sicché mi rubi la luce, fratello mio, signore dei turbini. Sei forse venuto a portare scompiglio nel mio regno? Sei forse venuto a tentare di sottrarmelo?
–Cosa?…
–Guarda il mio gregge. Guarda il mio popolo. Essi mi amano e mi sono fedeli. Non sono affatto in pericolo. Ed anche se lo fossero… sarebbero felici di dare la loro vita per me. Sanno chi sono.
–Li ha… ipnotizzati?– mormorò lei. –O forse…
–È così facile guidarli… sono essi stessi a chiedermi di farlo. Sono così docili. Così affezionati e sottomessi! È mio l'impero. Cosa stai tramando contro di esso nel tuo cuore?
Gli uomini uccello erano ormai a pochi passi.
Lei alzò le mani.
Lo splendore che emanò dalla sua figura superò per un attimo ogni cosa. Anche quello, cosa stava a significare? La luce della visione? La capacità di svelare ciò che era reale ed irreale… oppure…
Quando si dissipò, le statue di pietra erano tornate tali. Paralizzate a metà della loro avanzata come se fossero state scolpite così. Quello che erano sempre state.
–Potresti far tornare normale anche lei… se ti portassi abbastanza vicino?
–Non lo so.– Fissò la sagoma incandescente senza strizzare gli occhi. –Non è completamente incosciente di se stessa… è come se avesse due menti… ma allo stesso tempo una sola. Più che posseduta… sta subendo una metamorfosi anche internamente… non è possibile isolarle l'una dall'altra…
–Come lo sai?… Riesci a leggerle la mente? Puoi fare anche questo adesso?
Lei trasalì. –Non… non so… l'ho fatto… senza rendermene conto. Possibile che… sia anche questa una cosa che riesco a vedere?
Le persone più vicine avevano smesso di urlare approvazione. I loro movimenti si erano fatti incerti, mentre si portavano lentamente le mani al volto… come se si stessero a loro volta risvegliando dall'incantesimo. Qualcuno gridò e cercò di scappare.
La signora della luce riaffermò il suo potere con un canto di una sola nota purissima, lampeggiando così forte da tingere d'oro la terra e il cielo. Alcuni dei fuggiaschi riuscirono a mettersi in salvo. Altri si bloccarono a metà della corsa tornando diligentemente nei ranghi dei fedeli.
–Ancora mi sottraete quel che è mia prerogativa. Sono io la portatrice di luce. Sono io che do fertilità alla terra. Se io non splendessi, il mondo cadrebbe preda del terrore e del buio. Perché minacci il mio regno? Perché invece non ci rappacifichiamo… così che io possa dividerlo con te?
–Di nuovo quelle parole… sta ancora sragionando?…
–Parla come se credesse… che io sia l'uragano… il portatore di caos… come nel mito?…
–L'uragano…
–Vieni da me. Non siamo forse nati dallo stesso padre? Vieni, così che io possa donarti la tua spada.– Lo splendente avatar parve sollevare una grande katana ingioiellata, non meno rutilante ed abbagliante. –Sei stato un difensore del bene. Hai espiato il tuo peccato. Il tuo esilio è finito. Sii incoronato signore di questo popolo. Sii mio sposo, padre di figli lucenti che siederanno per sempre sul trono della nostra terra!
–Lei…
Era questo che voleva?
Forse… aveva provato qualcosa del genere fin dall'inizio… anche se lui non se ne era accorto? Si sentì disorientato.
–Questo mondo sta per cedere il passo a una nuova età dell'oro. Ogni dolore, ogni lacrima sarà cancellata. Vieni. Creiamola insieme. Tu ne sei degno. Tu solo sei degno dell'impero!
La sua voce… così calda ed accorata. Come se chiedesse aiuto. Ne avvertì tutta la potenza. Capiva come aveva potuto soggiogare quelle persone. Per un qualunque mortale doveva essere impossibile… resisterle… non seguirla.
Ma…
Mosse un passo in avanti.
Il suo cuore, la sua anima… il suo corpo… ricordavano. Sentivano il suggello che era stato loro impresso…
–…Non mi appartengono più… per poterteli donare.
Solo le ultime parole erano state pronunciate ad alta voce, ma la dea chinò la testa da una parte in silenzio come se avesse udito l'intero suo pensiero. Quindi parve rivolgere per la prima volta lo sguardo all'altra donna al fianco di colui a cui aveva parlato… accorgersi solo allora della sua presenza.
E la sua voce incantevole si alzò in uno strillo quasi da arpia.
–Tu… hai fatto QUESTO?
Una nuova saetta luminosa scoccò prendendo la ragazza di mira. Lui si lanciò a gettarla a terra, coprendola col proprio corpo.
–Così è stata QUESTA la tua scelta? È QUESTO il mondo che hai deciso di creare, invece di accettare il mio dono? PAZZO!
Una pioggia intera di dardi si riversò dall'arco furibondo. Anche i fedeli più zelanti cominciarono a temere l'ira della loro signora, e a disperdersi urlando. Non tutti ci riuscirono. Quelli che venivano colti da una freccia vagante si vaporizzavano nel nulla in un lampo luminoso, quasi senza il tempo di urlare.
–BASTA! FERMATI!
Saettò a sua volta… gareggiando con i raggi… afferrandoli tutti uno dopo l'altro, quelli che riusciva a raggiungere, portandoli in salvo. No… forse tutti insieme… aveva di nuovo la sensazione di essere in diversi posti allo stesso tempo… di poter essere ovunque contemporaneamente.
–Li stai uccidendo tutti! Non hanno fatto niente di male! Torna in te! Tu non sei questo! Ricorda chi sei!
La donna quasi esitò brevemente, come se la sua voce l'avesse raggiunta. La luce abbagliante si affievolì rivelando in trasparenza i suoi veri lineamenti. –Io…– Il tono pareva tornato normale. –Io… non riesco… aiutami… non voglio…
Fece per lanciarsi verso di lei, afferrarla. Riportarla alla ragione. Ma il momento era durato troppo poco. La risata dura, dorata, prese di nuovo il posto dell'incertezza umana. –Pensi che IO abbia bisogno di aiuto? Sei TU che non riconosci te stesso!
Il successivo proiettile lo mancò di poco. –Lo SAI chi sei in realtà? È a TE che era affidato il destino di questo mondo! Tu eri il prescelto su tutta la terra! E hai scelto di consegnarlo a quella donna invece che a ME! Potevi essere un dio e hai sprecato tutto!
Saltò schivando, conscio di essere il suo bersaglio principale, cercando di attirare su di sé il suo fuoco e la sua ira. La compagna si era parata a difesa del punto dove la folla spaventata si era riunita. Scontrandosi con lo splendore che emanava da lei, gli strali solari perdevano energia e cadevano prima di colpire le persone. Tuttavia, con un simile fuoco di sbarramento… era solo questione di tempo perché esaurissero le forze.
–E così avete creduto di poter cambiare il futuro. Di poter creare una nuova terra diversamente da quel che voleva il vostro signore. Ma avete sbagliato i vostri calcoli, augusto padre, venerata madre. Dovreste saperlo… in ogni mito… il figlio primogenito è sempre quello MALVAGIO!
Un brivido di paura scosse entrambi. Drizzarono la testa.
La risata era diventata ironica, folle, maligna. –Colui che ha portato la morte nel mondo, assassino di suo fratello. Il debole fanciullo. L'isola pallida. Credevate di poter generare il salvatore? Chi viene concepito nel PECCATO è il contrario del salvatore. Avete decretato voi stessi la rovina dell'umanità!
–No… non può essere…
–Queste morti… sono tutta colpa vostra… tutta colpa SUA. Ed è soltanto l'inizio! L'unico modo per rimediare… per dare una possibilità al nuovo mondo…
Il grande arco cigolò come un albero colpito dal fulmine prendendo la mira. Cominciò a formarsi una freccia così enorme e dalla luminosità così intensa che quando avesse colpito avrebbe annichilito tutta la zona per diversi metri intorno.
–…è distruggere la creatrice e la sua OSCURITÀ prima che possa NASCERE!
–NO!
Per quanto lei fosse potente ora… sarebbe riuscita a proteggere tutti da un colpo simile? Sarebbe riuscita a proteggere SE STESSA?
Si slanciò davanti a lei, facendole scudo.
Si slanciò ad intercettare il dardo impossibile, a costo di esserne annientato.
Si slanciò ad afferrare i polsi incandescenti della nemica, bruciandosi le mani, facendole mollare l'arma, con una furia che non aveva mai riservato prima ad una donna per quanto malvagia.
–Non osare… non permetterti di TOCCARLA, tu…!
Sentiva di stare compiendo tutt'e tre le azioni. La visione di un volto nella luce che mostrava due espressioni diverse nello stesso momento. Lo sforzo dei muscoli e della mente per trattenere l'energia, il dolore insopportabile che gli provocava, togliendogli la sensibilità quasi al limite di perdere i sensi. La sensazione di una mano morbida che afferrava concitatamente la sua, calmando lo spasimo.
La FORZA.
Che scorreva in lui… che scorreva in entrambi… due luci di sfumature diverse pulsanti all'unisono. La freccia arretrò, come respinta da un muro invisibile o una mano sovrannaturale. Scurì. Cadde a terra come un tizzone carbonizzato prima di dissolversi.
Distrutta… non da una forza fisica… ma puramente dal pensiero.
–Sei… sei stata tu?…
–Io… credo di sì…
La sensazione di sdoppiamento si dissolse. Era in piedi in un solo punto dello spazio, accanto alla sua amata, ma le ferite ricevute negli altri due erano ancora ben presenti, anche se si stavano già rimarginando. Il bagliore che circondava la splendente signora si era offuscato, come se una fetta di sole fosse stata tagliata via per l'affaticamento e il potere speso. Il suo viso era quasi scuro, come il volto del sole durante un'eclisse, il suo aspetto umano di nuovo visibile.
Ma rideva… come una pazza.
Poi si tuffò nella grotta. Nella tomba aperta. Scomparendo alla vista.
E l'oscurità piombò sul mondo.
La folla dei fedeli prese a piangere e strillare, molti caddero in ginocchio gridando preghiere, lamentando di essere diventati ciechi, scongiurando il sole di tornare. Dove era stata eretta la sagoma della celestiale regina, erano rimasti a terra solo il suo arco bruciacchiato e la spada meravigliosa. A tentoni, il giovane raggiunse l'altura e la sollevò, contemplandola per un istante pur nel buio.
Poi aprì la mano e la lasciò ricadere a terra.
–Dammi la mano.
Le tenebre erano totali. Era come avanzare nell'inferno… in un cunicolo precedente al Big Bang… o come prima di vedere la luce. Il paragone non gli piaceva. Anche con tutti i loro poteri, riuscivano a distinguere a stento le forme delle rocce scabre tutto intorno, e sembrava che il cunicolo si stesse via via restringendo. E continuava a scendere sempre di più.
–Questa tomba non doveva essere così profonda… eppure non ho neanche notato quando l'ambiente sia mutato.
–Potremmo non essere più nello stesso spazio di prima. Ne ho… come la sensazione. Sospettavo fin da prima che potesse esserci una cosa simile qui sotto. Una specie di passaggio dimensionale. Spiegherebbe molte stranezze. E se è così… forse ho anche idea di dove sbuchi.
–Sembra di essere tornati all'inizio di tutto… non è vero?
–Dobbiamo trovarla… prima che possa tentare qualche altra mossa pericolosa.
–Trovarla e… salvarla?
–…
–E se non fosse più possibile? Dopo… ciò che è successo… potrebbe non essere più in grado di ritornare quella che era…
–Ho… pensato anche a questo.– Ricordò la propria ira di prima. –Se hai veramente acquisito… dei poteri mentali… forse tu…?
–Non ne ho idea.– Sembrava turbata. –Non capisco nemmeno io come funzioni… se li uso inconsciamente… o se mi vengono da altrove… credevo di conoscere tutte le mie nuove capacità, ma…
S'irrigidì all'improvviso. Qualcosa come un canto suadente echeggiava nella grotta, proveniente da ogni luogo e da nessuno. Una voce irrisoria, tenera, crudele al tempo stesso, simile alla melodia delle sirene.
O latest born and loveliest vision far
Of all Olympus' faded hierarchy…
–Dei versi in inglese?
–Lei… era una persona molto colta prima. Conosceva il contenuto di tutti i tantissimi libri nello studio di suo padre. Ero ammirato dalla sua erudizione. È come se adesso stesse citando storie diverse, miti diversi alla rinfusa… prendendoli dai suoi ricordi. Forse questo vuol dire che in un angolo della sua psiche è ancora se stessa. Forse c'è qualche speranza. Dobbiamo continuare a tentare di parlarle, qualunque cosa dica.
–Va bene.
Proseguirono in silenzio per qualche minuto, cercando d'individuare la provenienza della voce. Ma c'erano tanti echi da renderlo quasi impossibile.
–Perlomeno non ha più armi con sé…
–Temo che le armi più pericolose le abbia dentro di sé. E poi… si è portata via lo specchio… e se ricordo bene la leggenda dei tesori imperiali… dovrebbe…
–Tu… credi a… quello che ha detto?
–…No.
–C'è qualcosa là davanti.
Neanche a dirlo. Riluceva perfino fiocamente di rosso, l'unica cosa in tutta quell'ombra innaturale. Un piccolo oggetto rotondo, posto quasi esattamente nel mezzo del loro cammino. Come se fosse stato dimenticato, gettato, o messo lì apposta come trappola. Le fece cenno di aspettare e mosse qualche passo da solo, chinandosi a raccoglierlo.
La sfera… il terzo tesoro. Il gioiello magatama… o…
…no. Era più schiacciato. Più irregolare. O piuttosto era come se cambiasse sotto la sua mano che cercava di riconoscerlo… presentasse asperità, protuberanze, con una forma ben definita… e una catenella che spuntava su un lato?… L'afferrò… e allargò gli occhi nel buio.
–Dannazione… forse avrei dovuto capirlo subito.
–Cosa? Che cos'hai…
Tacquero. La voce era salita di tono e stava cantando parole adesso riconoscibili.
–Resta con me, o eroe ricco di risorse, in queste cave e vuote grotte…
Affrettarono il passo. Sembrava provenire decisamente da davanti.
A un tratto il passaggio si slargò. Erano sbucati in qualcosa come un'ampia caverna ricca di stalattiti e stalagmiti. Riuscivano a sentire un rumore d'acqua in lontananza. Non dovevano essere distanti da un fiume sotterraneo… o forse da uno sbocco sul mare. Le formazioni rocciose intorno potevano offrire diversi nascondigli. Procedettero a tentoni, restando sempre vicini, tenendosi accosto a una parete.
–Io ti offro la conoscenza. Resta qui dove nasce e tramonta il sole. Dove il giorno è simile alla notte, la vita simile alla morte. Io ti offro l'eternità. Perché dovresti voler rivedere la tua casa?
Anche queste frasi… sembravano familiari. La voce si era fatta invitante, nostalgica e carezzevole. Come qualcosa che era certo di aver già sentito.
–Io ti ho attirato verso gli scogli biancheggianti di ossa con la mia promessa di divorarti. Io ti ho aperto la porta del regno dei morti. Io ti ho salvato dal naufragio tenendoti con me ai confini del mondo… pensa, invitto, quanto mi devi! Pensa a quanto potrei ancora darti!
Immagini accesero il buio tutto intorno… miraggi… colorate proiezioni mentali di mostri e marosi, di secche e tempeste, che confondevano il senso dell'orientamento. In un certo senso era come essere tornati al loro viaggio spirituale… e non solo. Forse la loro avversaria era una telepate a sua volta e conosceva ciò che avevano superato? Oppure era sempre stato anche questo il senso occulto delle loro visioni?
–Vieni fuori! Mostrati!
–E se non lo faccio?– rise sguaiatamente la voce, lubrica e sconcia all'improvviso. –Quale spettacolino improvviserete per farmi uscire stavolta? Sono proprio curiosa di vederlo! Perché entri di nuovo nella mia casa senza permesso, fratello? Ferirai me stavolta? Con quale arma? In fondo non è questo che volevi? Scendere nel paese delle tenebre per rivedere nostra madre? Attento, augusto padre, non voltarti a guardare colei che ti sta al fianco o vedrai la morte! La morte!
–…È pazza.
–Perché dovresti andartene di qui… tornare alla tua terra…– Il tono era mutato di nuovo… allettante insieme e lamentoso, cantilenante. Le immagini continuavano a mutare casualmente, continuamente, in risposta al suo umore. –Se tu sapessi quante sofferenze ti aspettano… resteresti con me a custodire la mia casa… perché desideri tanto la tua sposa e la invochi ogni giorno… non sono più bella di lei? Non sono migliore? Le donne mortali non possono competere con le dee immortali!
Di nuovo citazioni… miti diversi… mescolati l'uno all'altro. Doveva fare qualcosa, sentì. Scendere sul suo terreno. Provare a raggiungerla così. Scienza infusa… antichi ricordi, o che altro… sapeva come doveva rispondere…
–E se mi fai queste domande…– esclamò ad alta voce –allora sai anche che posso risponderti in un solo modo. Perché è già stato scritto! Non m'importa dell'immortalità… non m'importa della bellezza eterna. Io conosco un'altra bellezza. Io so dov'è la mia casa… e se dovrò soffrire non m'importa neanche di questo. Soffrirò come ho già fatto per ciò che amo. Per chi amo. È questa la risposta che conoscevi già… è questa che volevi, forse?
Strinse più forte la mano di colei che aveva accanto, fissandola negli occhi. –Ho scelto… la principessa dei fiori, non la principessa delle rocce… la fecondità invece dell'eternità. Dovresti saperlo. Non posso cederti.
Una nuova risata folle. –Sciocco. IO SONO l'amore. L'unico amore immortale! Io sono nata per te… io sola posso darti quello che davvero desideri. E tu… MI HAI GIÀ ceduto, bambino mio… mi hai già ceduto infinite volte!
I miraggi si stabilizzarono in un'unica immagine… quella di una donna in kimono, i lunghi capelli neri, lo sguardo nostalgico, sulle rive di un mare oscuro. Che sollevava con entrambe le mani un'altra figura, attirandola a sé…
–…La donna del mio sogno?!… Eri tu?! Eravate stati voi a mandarci quel congegno?!
Tutti i quadri colorati si mossero a formare delle figure… degli schemi nell'aria… un nastro ondeggiante, poi una torre di schermi che arrivava fino alla volta della grotta, sovrastando ogni cosa. La loro luminosità crebbe d'intensità svelando la forma dell'ambiente circostante…
–Credevi di essere giunto qui per la prima volta? Credevi di non essere SEMPRE STATO in questo luogo?
Il mare oscuro… era lì di fronte a lui. La grotta a forma di utero… la tomba a forma di utero… perché il defunto rinasca… o per poterlo trattenere nel grembo della terra in eterno…
–Sei già stato qui. Sei già stato MIO. Hai smesso di resistermi, per quanto soltanto in sogno. Questo alla tua adorata non l'avevi mai raccontato, non è vero? E in tutte le tue vite… non è stata nemmeno l'unica volta!
Gli schermi ricominciarono a rutilare.
Aveva già visto quelle scene…
Di alcune conosceva il nome… la storia… altre gli erano ignote…
…se non perché avevano fatto parte della sua visione.
Ogni immagine, una donna diversa. In tempi diversi. In mondi diversi di scelte mai avverate. E in ognuna, lui…
–Io sono tutte le donne che ti abbiano mai avvicinato. Tutte le donne che ti abbiano mai tentato. E per ogni volta in cui mi hai resistito, ce n'è stata un'altra in cui hai ceduto. Cederai anche ora. Non potrai resistermi per sempre. Perché io sono superiore a qualunque altra tu possa sognare!
Tutti i miraggi si riunirono in uno solo. Sfarfallarono come un televisore che si mette a fuoco. Componendo un'unica maestosa, sovrannaturale figura.
Lei… quella donna… il volto della loro amica… in piedi sulla conchiglia marina, vestita soltanto dei propri capelli. Che lo fissava. Avvolta dalla sua stessa luce argentea. Una bellezza insostenibile. Fiera come una regina. Tenera come un petalo di fiore.
–Io sono qualunque donna. Sono la madre. Sono l'amante. Posso essere l'amore delicato come la brezza di primavera… o violento e ardente come un tifone. Innocente. Sfrontato. Sporco. Crudele. Che non cambierà mai. Non avvizzirà mai, in eterno. Io sono il sogno, il bisogno e l'estasi. Sono ciò che tutti gli uomini desiderano e non possono avere. Ma anche a me gli dei hanno infuso dolce desiderio di un mortale…
Lo sguardo adamantino, scuro come la notte, si fissò nel suo. –Non puoi rifiutarmi, piccolo mio. Non ne sei mai stato in grado. Resta qui con me. Io sono tutte le donne. Tutte le donne che ami e che potresti mai amare. Capisci… ora?
Sì. Sì… ora… capiva.
Capiva perché la prova era stata necessaria. Cosa doveva imparare da essa.
E cosa esattamente aveva guadagnato affrontandola.
Guardò quel volto meraviglioso avvertendo una pietà sconfinata. Per la povera ragazza ridotta in quel modo. Un tempo la vergogna gli avrebbe fatto voltare il capo a una vista simile. Lo avrebbe fatto arrossire. Ora…
…la fissò negli occhi stellati senza vacillare.
–Tutte le donne che amo… sono già nel mio cuore.
La bellezza imperitura si alterò soltanto leggermente. –Cosa?!
–Non sono responsabile di ciò che hanno fatto altre versioni di me stesso– ricordò. –Anche se sono tutte parte di me… io rispondo soltanto delle mie scelte. Se quella del sogno eri davvero tu… oppure no… non conta. Io ho avuto pena per lei. Pena per la sua solitudine… per la sua sete infinita e impossibile d'amore. Io non ho mai ceduto.
–Sapevo del suo sogno– fece eco la compagna, al suo fianco. –Mi ha raccontato tutto… come io ho raccontato a lui il mio. E non l'ho biasimato. Come avrei potuto… quando è stato soltanto generoso?
–La tua sete è ancora inappagata… la mia non più. Non desidero nulla che tu possa offrirmi. Tutto l'amore che avrei potuto sognare mi è accanto. Nella mia memoria… nella mia vita… e nella mia speranza.– Si spostò leggermente, per proteggerla –proteggerle– dallo sguardo della dea. –Ed è molto più alto del tuo.
–Io SONO l'amore. Un amore divino.
Lui scosse la testa. –Ed io non lo voglio. È proprio quello che prima non hai compreso. L'amore umano… è superiore a qualunque cosa potresti darmi.
Occhi di celeste limpidezza si alzarono a loro volta in quelli notturni e incomprensivi. –Amore è un demone, non un dio.
–Come?!
–Voi non potete capire… perché non amate che voi stessi. La vostra beatitudine, la vostra perfezione. Non siete in grado di mettere qualcun altro al di sopra di voi… soffrire per qualcun altro, sacrificarvi per qualcun altro, come noi cosiddetti esseri imperfetti. E per questo noi non possiamo considerarvi veri dei. Non io. Nessuno di voi è quello che vorrei venerare.
–Io non voglio qualunque donna. Ho già quello che desidero. Io sono libero. Ho già affrontato tutto questo, e l'ho superato. Non sono più vincolato a rimanere qui… anche se tu forse lo sei. Ma non deve essere così. Puoi ancora essere umana. Lascia che ti aiuti.
Le loro dita, intrecciate. –Amato– mormorò la voce sottile al suo orecchio. –Noi due insieme… siamo l'unica cosa… che illumina il buio.
Annuì. Chiuse gli occhi, rinsaldando la stretta.
E la luce tornò a splendere. Vincendo le tenebre.
Dolce, tenue, d'oro, d'argento. Scorreva dall'uno all'altra in piccole onde, alimentandosi in se stessa e crescendo. Ora riuscivano a comprenderla… a capirne il significato. La luce genera luce…
Il buio della caverna svanì. Le immagini sfarfallanti si dissolsero andando in frantumi come cristalli liquidi, lucciole all'avanzare del giorno. In lontananza, la voce della dea gridò, le sue vesti frusciarono svolazzando mentre fuggiva.
Quando tornarono a guardare, le ombre minacciose non c'erano più. Le acque oscure parevano non essere mai esistite, la forma stessa dell'antro era diversa, simile a un antico atrio incolonnato di brune formazioni rocciose. Solo un'illusione anche quella fin dall'inizio… oppure…
–Dobbiamo seguirla. C'è una sola direzione in cui può essere andata.
Lei annuì. –Sì… anche se… temo quello che troveremo.
