Quando Tonks aprì gli occhi - dopo essere stata bruscamente svegliata dal suono di voci irritate da qualche parte nelle vicinanze - si ritrovò a fissare la tenda che era stata tirata intorno al letto su cui lei ancora posava la testa.
La ragazza impiegò alcuni istanti a ricordare il motivo per il quale si era ritrovata ad addormentarsi in una posizione tanto scomoda, ma quando lo fece alzò la testa di scatto.
La foresta, Minus, Greyback, la lotta...
Remus.
Tonks si voltò verso l'occupante del letto, trovandolo ancora profondamente addormentato - una nuova fasciatura a sostituire quella insanguinata della notte appena trascorsa.
Tonks cercò con lo sguardo gli altri, ma non ve ne era traccia.
Decisa a scoprire che fine avessero fatto, si alzò in piedi stiracchiandosi e riaprì la tenda.
James e Sirius erano in fondo alla corsia e spiavano fuori nel corridoio attraverso uno spiraglio nella porta.
«Che succede?» chiese piano, avvicinandosi ai due ragazzi.
Sirius sobbalzò, voltandosi a guardarla.
«Merlino! Mi hai fatto prendere un colpo, Tonks!» sbottò, massaggiandosi il cuore.
La ragazza lo ignorò, ripetendo la sua domanda a James.
«Oh, nulla di cui preoccuparsi» rispose questi, senza distogliere lo sguardo da quanto accadeva fuori dalla porta.
Tonks alzò un sopracciglio, scettica.
«Non sembrerebbe, dal tono delle voci. Chi è che sta facendo tutto questo baccano, comunque?».
Sirius fece spallucce, tornando a spiare dallo spiraglio.
«Lyall» rispose laconico.
«Lyall? Aspetta un attimo... Il papà di Remus?!» esclamò Tonks, strabuzzando gli occhi.
«Shh!» sibilarono all'unisono i due ragazzi, lanciando un'occhiata all'amico in fondo alla corsia, che si mosse nel sonno.
«Sì, proprio lui» disse Sirius.
Tonks lo guardò confusa.
«Perchè è così agitato?».
Sirius sospirò.
«Beh, sai… Non è che faccia poi così tanto piacere scoprire che il tuo unico figlio ha combattuto contro qualcuno come Greyback, rischiando come minimo di farsi trucidare, mentre si trovava in un luogo che si suppone essere uno dei più sicuri di tutto il mondo magico» le fece notare.
«Oh... Immagino di no, in effetti...» mormorò Tonks, dandosi mentalmente dell'idiota per non averci pensato lei stessa.
«Bene. Ora che abbiamo chiarito tutto, puoi fare silenzio per un secondo? Vorrei capire che sta dicendo...» le chiese l'Animagus.
Tonks sgranò nuovamente gli occhi.
«Sei sordo, per caso? Sta praticamente urlando! E dire che con il tuo essere un cane dovresti avere un buon udito...».
Per tutta risposta Sirius le fece una linguaccia, tra gli sghignazzi di James.
Poi i tre rimasero in silenzio ad ascoltare le voci che si avvicinavano.
«Voglio sapere dov'è!» stava dicendo la voce di quello che Tonks supponeva essere Lyall Lupin.
«Stai tranquillo, Lyall. L'abbiamo portato in infermeria quasi immediatamente» ringhiò la voce di Alastor Moody.
«Quasi immediatamente?! Che significa quel "Quasi"?! Avete aspettato di vedere se quel pazzo tornava per dargli il colpo di grazia?! E poi si può sapere come diavolo avete potuto permettergli di affrontarlo da solo? Maledizione, ha diciassette anni!» replicò Lyall.
«Eravamo lì con lui, pronti ad intervenire se la situazione fosse sfuggita di mano...» disse Silente in tono pacato.
«Se la situazione...? Mio figlio è in un letto d'infermeria perchè un criminale ha pensato bene di inciderlo come si farebbe con la corteccia di un albero! Vuole farmi credere che la situazione non vi fosse già sfuggita di mano?!».
L'uomo sembrava letteralmente fuori di sé.
«Da quanto mi ha detto Silente ieri notte, il ragazzo ha più volte espresso il desiderio di agire da solo, e...» intervenne Moody.
«E di conseguenza avete pensato bene di assecondarlo! Santo cielo, Alastor! Dimmi per favore che non avete ceduto alla testardaggine di Remus! Perchè se l'avete fatto, devo dirvelo, l'opinione che ho di entrambi cambia completamente» disse Lyall in tono esasperato.
«Lo ripeto: non era solo. Io, Alastor e i suoi amici eravamo lì. Ma intervenire rischiava di peggiorare solamente le cose» ripetè paziente Silente.
James avrebbe scommesso quanto aveva di più caro al mondo che in quel momento l'anziano preside stava sorridendo di fronte allo sfogo del padre di Remus.
Non per canzonarlo, ma perchè colpito piacevolmente dall'affetto dell'uomo per il figlio.
«Posso almeno sapere per quale motivo non sono stato informato delle intenzioni di Remus, una volta che le erano state rivelate da lui stesso, Silente? Capisco che anche un gufo urgente avrebbe comunque impiegato qualche ora a recapitare il messaggio, tuttavia sarebbe stato meglio del non saperne nulla fino a fatto compiuto...» chiese Lyall.
Sirius notò che il tono dell'uomo si era notevolmente abbassato, segno che i tre maghi dovevano essere ormai prossimi a raggiungere l'infermeria.
«In tutta onestà, era mia intenzione avvertirla non appena fosse arrivato al castello insieme agli altri funzionari del Ministero. Inoltre ammetto di non aver avuto alcun sospetto che Fenrir Greyback avesse la benché minima intenzione di penetrare nel castello, la scorsa notte. Ritenevo che vi fosse il tempo di discutere la faccenda in tutta tranquillità» rispose Silente, onestamente dispiaciuto dalla piega presa dagli eventi.
«Credevo che avvertirla via gufo non avrebbe fatto altro che preoccupare lei e sua moglie, portandovi a compiere gesti avventati» aggiunse poi.
«Come il precipitarci qui per dare una sonora lavata di capo a quell'incosciente? Beh, aveva ragione di pensare una cosa simile, perchè è esattamente quello che ho intenzione di fare, una volta che mi sarò assicurato della sua buona salute».
Tonks non poté fare a meno di provare un'immediata simpatia e ammirazione nei confronti di quell'uomo.
Remus doveva aver preso da lui...
«Quindi, per favore, posso vederlo?»
«Sta riposando» replicò secco Moody.
«Non voglio aggredirlo, Alastor! Solo vederlo. E se hai intenzione di impedirmelo, mi assicurerò personalmente che uno dei letti del San Mungo venga prenotato a tuo nome» replicò deciso Lyall, comparendo all'inizio del corridoio - seguito da Silente e Moody.
«Oh - oh...» mormorò Sirius, chiudendo la porta e ripercorrendo insieme a James e Tonks la corsia fino al letto dell'amico.
«Che c'è?» chiese Tonks, confusa.
«Dovremmo essere a lezione. Tutti e tre» replicò James, altrettanto agitato, richiudendo la tenda e nascondendoli momentaneamente alla vista di chiunque fosse entrato nell'infermeria.
Tonks sbiancò.
«Beh, potrei sempre trasformarmi in Madama Chips e dire a Silente che voi avete avuto il permesso di venire qui dalla McGrannit...» suggerì, mordendosi il labbro.
«Per quanto io ammiri la tua anima malandrina, cugina, non penso che funzionerà. Che succede, per esempio, se la vera Madama Chips arriva proprio durante la tuastraordinaria interpretazione?» sussurrò Sirius lanciando un'altra veloce occhiata a Remus, che continuava imperterrito a dormire con il viso mortalmente pallido nascosto dalle coperte candide.
Prima ancora che Tonks e James avessero il tempo di replicare, tuttavia, la porta dell'infermeria si aprì nuovamente, e pochi secondi più tardi un uomo che la ragazza non aveva mai visto scostò la tenda.
Alto quanto il figlio, Lyall Lupin aveva occhi scuri nascosti dietro a un paio di sottili occhiali rettangolari e i capelli ingrigiti di chi ha subito molti dispiaceri in un lasso di tempo decisamente troppo breve.
L'uomo squadrò James, Sirius e Tonks, che per tutta risposta sorrisero nervosi.
«Ehilà, Lyall» disse James, schiarendosi la voce.
«Già, ehm... Ehilà, Lyall» lo imitò Sirius, cercando di apparire tranquillo.
Lyall Lupin sospirò, quasi rassegnato.
«Qualcosa mi diceva che vi avrei trovato qui, ragazzi...».
James si esibì nella migliore delle sue espressioni sorprese.
«Davvero? Wow... Sei proprio eccezionale, non è vero, Sir?» esclamò, assestando una potente gomitata nelle costole dell'amico.
Sirius sobbalzò, massaggiandosi le costole.
«Assolutamente» confermò, un sorriso forzato sul volto affascinante.
«Voi tre non dovreste essere a lezione a quest'ora?» chiese Silente, avvicinandosi e studiandoli uno per uno.
«Come dice? A lezione? Oh, giusto! Sirius, non stavo proprio dicendo di aver dimenticato qualcosa? L'ho detto! Vero che l'ho fatto, Tonks?» ribatté frettolosamente James, rivolgendosi alla ragazza rimasta muta per tutto il tempo.
«Cos…? Oh sì, è vero! L'ha detto!» confermò Tonks, cercando di apparire rilassata nonostante potesse sentire i propri capelli diventare color pomodoro, così come le sue guance.
Moody intervenne bruscamente, un sorrisetto mal celato sul volto.
«Che aspettate allora?».
James esitò.
«Eh già, che aspettiamo? Noi... Noi...».
«Noi volevamo giusto salutarti, Lyall. Sì, ci siamo detti: "E' un po' che non vediamo il papà di Lunastorta, quindi perchè non approfittarne per fargli un saluto?"» mentì Sirius, con aria innocente.
«Quindi, ecco... Ciao!» concluse James, trascinando Tonks e Sirius verso la porta dell'infermeria, che superarono per poi correre a perdifiato nel corridoio, in direzione delle loro aule.
[*]
Lyall Lupin guardò per qualche istante la porta da dove erano spariti i tre ragazzi.
«Non riesco a credere di aver veramente pensato di non trovare quei due qui...» mormorò più a se stesso che ad altri.
«Ma la ragazza... Chi è? Non mi sembra di averla mai vista» chiese, rivolgendosi ai due maghi.
«Qualcuno che come te e i giovani Black e Potter ha molto a cuore il benessere di tuo figlio» replicò Moody.
Lyall non disse nulla, preferendo concentrandosi sul figlio steso nel letto davanti a lui.
A malapena si accorse che Silente e Moody erano usciti a loro volta, lasciandoli soli.
L'uomo studiò attentamente il figlio.
Da quanto tempo non lo vedeva di persona?
Guardando Remus, Lyall si chiese se fosse possibile che fossero passati solamente due anni.
Il suo ragazzo appariva così diverso...
In qualche modo più vecchio dei suoi diciassette anni.
D'altronde quello di dimostrare più anni di quanti ne avesse in realtà era diventata una cosa normale da quando…
Lyall scacciò il pensiero scuotendo il capo.
Doveva smettere di vedere la maledizione di suo figlio come l'unica ragione dei suoi cambiamenti fisici e psicologici.
Certo, era vero che la licantropia influiva pesantemente su di essi, ma non rappresentava che una parte di Remus.
Una parte infinitamente piccola, a giudicare dalle parole di Silente e Moody.
I due maghi gli avevano riferito che la notte prima Remus aveva affrontato Greyback come un mago, e non come un licantropo.
Poteva scegliere di cedere alla via - relativamente - più semplice, eppure non lo aveva fatto.
Aveva deciso di essere un mago prima di una creatura oscura.
Quando Lyall lo aveva saputo, poche ore prima, aveva provato - oltre ad una grandissima paura - un enorme orgoglio per il suo ragazzo, che aveva dimostrato di possedere un coraggio - e sì, anche una stoltezza - decisamente fuori dall'ordinario.
Ne aveva avuto un'ulteriore conferma quando gli era stato detto che il figlio aveva deciso di arruolarsi nell'Ordine della Fenice.
Lyall si ripromise di chiedergli il motivo per il quale trovasse tanto divertente continuare a complicarsi la vita.
Anche se in realtà pensava di conoscere la risposta a quella domanda.
Remus era esattamente come lui: assolutamente incapace di negare il proprio aiuto a chi ne aveva bisogno - fosse questi un altro studente o una vittima di una guerra sempre più opprimente.
L'uomo si sedette cauto accanto al ragazzo, chiedendosi se avrebbe dovuto svegliarlo.
Almeno avrebbe fatto due chiacchiere con lui...
Allungò la mano con l'intenzione di scuoterlo delicatamente, ma il figlio lo fermò ancor prima che potesse anche solo sfiorarlo.
«Ciao papà» mormorò con voce roca, tenendo gli occhi ancora ben chiusi.
Lyall si ritrovò a sorridere per la prima volta da molto tempo.
«Da quanto fingevi di dormire?» chiese interessato.
Remus aprì gli occhi, fissando quelli del padre con un sorriso altrettanto sincero.
«Da quando ho sentito la tua voce in corridoio» ammise.
Gli occhi di Lyall si velarono per un istante nel vedere la fatica con cui il ragazzo si metteva seduto sul letto.
«E' in momenti come questi che odio avere l'udito più fine del normale. Anche se in realtà la colpa è di questa spalla: non sembra volermi dare tregua» borbottò questi, apparentemente non accorgendosi del turbamento del padre.
L'uomo guardò il figlio massaggiarsi distrattamente la spalla, sorprendendosi di trovarla fasciata.
«Stai fermo» lo ammonì, quando lo vide cercare di spostare la benda per valutare l'entità del danno.
Remus sbuffò, sentendosi improvvisamente tornato all'età di sei anni, quando suo padre era quasi costretto a legargli le mani per impedirgli di pasticciare con le medicazioni che gli erano state applicate dopo l'ennesima luna piena violenta.
«Che è successo?» chiese, rassegnato all'idea di non poterlo scoprire con i suoi occhi.
Lyall esitò.
«Cosa ricordi?» chiese, cauto.
Remus si concentrò sugli avvenimenti della notte appena trascorsa.
«Io e Greyback abbiamo avuto uno scambio di opinioni non esattamente civile, e all'improvviso lui ha fatto qualcosa con la bacchetta. Non ho riconosciuto l'incantesimo, ma dubito fosse uno di quelli che insegnano qui ad Hogwarts o in qualsiasi altra scuola di magia... Ho sentito la spalla andarmi a fuoco, come se fosse stata infilzata da una lama rovente. Il resto è troppo confuso. Ricordo vagamente che Greyback mi ha detto qualcosa sul godermi la mia libertà, pagando le conseguenze delle mie scelte, ma...» raccontò, la fronte aggrottata per lo sforzo di ricordare.
Di nuovo Lyall esitò.
«Greyback... Lui... Lui ti ha marchiato» mormorò.
Il ragazzo parve confuso.
«Che vuol dire? Pensavo che mi avesse marchiato la notte che mi ha morso...».
L'uomo annuì, agitandosi un po'.
«E' così. Ma, com'era prevedibile, non è stato felice del tuo rifiuto a seguirlo, così ha pensato bene di rendere la tua decisione effettiva ed irrevocabile» disse, fissandolo.
Il licantropo inizialmente sembrò non capire, poi si passò una mano sugli occhi.
«Mi ha retrocesso ad Omega, vero?» mormorò, fissando a sua volta il padre.
Questi annuì lentamente, stupendosi di vedere il figlio sospirare di sollievo.
«Non mi sembri turbato» notò.
«Non lo sono, infatti».
Vide l'espressione dell'uomo.
«E no, non ho subito danni alla testa. So perfettamente che in quanto Omega sono bandito da qualsiasi branco di lupi mannari esistente; così come so che qualsiasi appartenente ad uno di essi potrebbe benissimo decidere di uccidermi per compiacere il proprio capobranco, nel caso dovesse incontrami. Ma questo non significa anche che sono libero dall'obbligo di unirmi alle forze di Voldemort? Non significa che, per la prima volta da moltissimi anni, posso effettivamente decidere cosa fare della mia vita - pur sempre nei limiti dettati dalla mia maledizione? Non dovrò più negare a me stesso il desiderio di legarmi ad altri per timore della rabbia di Greyback!» esclamò, sinceramente felice.
Lyall studiò per qualche minuto il figlio, poi sorrise di nuovo - contagiato dalla sua allegria.
«Hai ragione, è sicuramente una vittoria. E una che meriti appieno» confermò.
Remus lo guardò di sottecchi.
«Quindi... Non sei arrabbiato?» chiese con una punta di imbarazzo nella voce.
Lyall posò il mento sulla mano.
«Puoi giurarci che lo sono, ragazzo. Sei stato incredibilmente sconsiderato» disse serio.
Inclinò il capo da un lato.
«Però ammetto che poterti finalmente rivedere di persona - e relativamente in buona salute - influisce parecchio sul mio stato d'animo attuale, migliorandolo in modo che definirei quasi surreale. Ti consiglierei quindi di stare in riga per un po'. Giusto per convincermi che hai pienamente compreso quanto possono essere pericolose le conseguenze di certe tue decisioni».
Il licantropo si grattò la testa, un leggero rossore a colorargli le guance pallide.
«E io che speravo di essermela cavata...» mormorò piano, un sorrisetto imbarazzato sul viso.
L'uomo scosse il capo.
«Ah - ah. Non sono uno dei tuoi insegnanti, Remus. Non puoi mettermi nel sacco con una delle tue famose espressioni da "Sono - completamente - innocente - non - ho - idea - di - come - sono - finito - in - questa - situazione"».
Remus ridacchiò.
«Non sapevo avessero un nome»
«Adesso lo sai».
Il licantropo tornò serio, guardando il padre.
«Non era mia intenzione escludere te e la mamma, voglio che tu lo sappia. Io cercavo solo di...».
Lyall lo zittì, scompigliandogli affettuosamente i capelli.
«Non hai bisogno di scusarti, figliolo. Tuttavia ritengo che tu possa anche accettere di tornare a casa, ora. Tua madre e io ne saremmo più che felici. Ovviamente, se questo è ciò che vuoi anche tu. Se invece preferisci continuare a vivere da solo... Beh, in quel caso entrambi insistiamo affinché tu venga a farci visita almeno due volte a settimana. Ma devo essere onesto con te: l'idea di te tutto solo in quel cottage non è mai piaciuta a nessuno dei due».
Remus aveva gli occhi che brillavano di riconoscenza.
«Sarà davvero bellissimo poter tornare a casa, papà».
Per un po' nessuno dei due parlò o fece nulla.
Poi Remus si alzò in piedi, iniziando a vestirsi sotto lo sguardo attonito del genitore.
«Posso sapere dove pensi di andare, ora?» gli chiese questi interessato.
«A lezione» rispose semplicemente il ragazzo, allacciandosi - non con poca fatica - una scarpa.
«Sei ancora in convalescenza per il brutale attacco di un criminale o sbaglio?»
«Non sbagli, e lo sai bene. Ma se non andrò a lezione quei due adorabili ragazzi che erano qui prima - e che si suppone siano i miei migliori amici - distruggeranno la scuola, o cosa ben più grave finiranno nuovamente in punizione» replicò, ondeggiando leggermente a causa di un'improvvisa vertigine.
In un attimo Lyall fu al suo fianco, sorreggendolo.
«Hai uno strano senso delle priorità, Remus...» notò divertito.
«Tutta colpa dei troppi anni passati con James e Sirius, suppongo. Temo mi abbiano irrimediabilmente rovinato» ghignò, avviandosi con passo più stabile verso l'uscita dell'infermeria.
Una volta assicuratosi dell'assenza di Madama Chips nei paraggi, Remus si voltò verso il padre - ancora fermo vicino al letto.
«Sono sicuro che ci rivedremo spesso, ora che sei qui alla scuola. Fino ad allora... Buona giornata» gli strizzò l'occhio, svanendo rapidamente nel corridoio e allontanandosi dagli strilli che Madama Chips avrebbe sicuramente lanciato, una volta resasi conto di aver perso nuovamente il proprio paziente.
