Una, nessuna…

28 settembre 1789, Le Comte Verd, 2° giorno di viaggio, sera...

"Allora?".

André la prevenne.

"Mi vuoi spiegare che è accaduto..." – le mani passate tra i capelli – "Questa volta?!".

La voce era sorprendentemente calma, lo sguardo sorprendentemente lieve...

André s'era calmato. La paura genera rabbia...

La rabbia distorce le immagini ed i suoni.

La paura andava tenuta a distanza.

"Come lo...conosci..." – il dito roteato in aria, un gesto leggero – "Quello...".

Il dito indicò la porticina della cabina...

Quello!

Gelosia, rabbia, paura!

Sorprendente...

Fu lei a scostarsi i capelli, le dita scoprirono il viso, la guancia, il collo, tentando d'infilare le ciocche dietro l'orecchio.

Sorprendente…

André glielo aveva visto fare poche volte...

La sua gestualità era sempre stata ridotta al minimo, come le parole, e così adesso la trovava dannatamente bella quando la scopriva incapace d'una replica immediata, lì a tentar di prender tempo attraverso un gesto banale ed insignificante come aggiustarsi i capelli scompigliati dal vento.

Era così bella...

S'era seduta sulla branda...

"Quando siamo arrivati a Marsiglia...".

Silenzio…

La conosceva. Non era necessario tempestarla di domande. Non era da lei lesinare spiegazioni.

Da questo punto di vista era dannatissimamente ingenua...

"Non ritenevo fosse importante..." – preguì lei.

"Magari lascialo giudicare a me...tutto quanto ti riguarda è importante..." – intervenne lui.

Non era un rimprovero il suo, quanto consentirle di comprendere che adesso le loro vite erano unite – certo lo erano state anche in passato – ma adesso, nel bene e nel male, la condivisione era necessaria. Se non altro per una questione di sopravvivenza!

"D'altra parte…" – tentò di precisare André – "E' da una vita che ho imparato a starti accanto e ormai dovrei saperlo che sei fatta così. Ti ho detto che non voglio che cambi. No...scusa...non potrei nemmeno volerlo...tu...sei…però...".

Fu lei a ritrovarsi impreparata e sorpresa che secondo il suo sistema di pensiero André avrebbe giustamente dovuto essere arrabbiato.

Se lo ritrovò davanti piuttosto deluso, contrariato all'idea che lei continuasse a vivere come fosse sola, affrontando gli accidenti alla stessa maniera d'un tempo, quando le mansioni di comandante non le permettevano d'appoggiarsi a nessuno.

"Eri entrato nell'ufficio degli imbarchi...".

Si zittì André, immaginandosi la scena. Lui dentro quell'ufficio a presentare i documenti che avrebbero consentito loro d'esser registrati sulla lista d'imbarco dei passeggeri.

Lui era Gilbert Montand e suo fratello Charles era fuori ad attenderlo.

E lei era Oscar François de Jarjayes e lui era André Grandier.

"Ho visto arrivare un drappello di soldati francesi...erano della marina...così ho preferito nascondermi dentro una specie di magazzino che avevo alle spalle...era buio...".

Si prese le mani nelle mani, lo smacco subito d'esser stata immobilizzata e tenuta lì, ancora bruciava. Quel tizio, quello alto ch'era rimasto un poco piegato dentro la loro cabina, Ismael, così doveva chiamarsi, che adesso l'aveva saputo...

Quello avrebbe potuto spezzarle il collo in un istante.

"Dentro c'era quell'uomo, con...l'altro...erano già lì e...".

Bruciava raccontare il resto.

"E!?" – André insistette.

"E nulla...sono rimasta là dentro il tempo di vedere il drappello allontanarsi. E poi...ecco... c'erano anche altri uomini fuori e m'erano sembrati inglesi...militari per l'esattezza...ho dedotto che il tizio dentro la casupola fosse inglese...dato che s'era nascosto lì...".

Si scostò di nuovo i capelli dal viso: "Insomma...ho pensato fosse inglese...i modi mi sembravano inglesi!".

Spiegazione esemplare…

André rimase zitto, le labbra strette, leggermente inarcate...

Gli veniva da ridere!

Un respiro fondo, le dita corsero alle tempie per massaggiarle, adesso le mancava un poco l'aria...

"Quello si era presentato con il nome di Hornett…ma poi sulla nave il comandante l'ha chiamato con un altro nome...".

"Adesso ho capito..." – intervenne André – "Hai immaginato che avesse guai con gl'inglesi e gli hai offerto di nascondersi...".

"E' stato incoscente da parte mia...".

S'aspettava che lui la contraddicesse...

L'incoscienza era parte di lei, anche se nella vita, per assurdo, era sempre stata molto prudente nelle scelte, al limite dell'inerzia.

Silenzio.

Il silenzio vale più di mille parole...

I silenzi di André poi...

Avrebbe dovuto conoscerli ma adesso...

Tutto mutava così in fretta...

"Non m'interessa sapere perchè deve evitare d'incrociare militari inglesi!" – proseguì lei quasi a tentare di rappezzare il guaio – "Anche noi abbiamo una vita da tenere al riparo...credo che per lui valesse lo stesso...".

Silenzio...

"Bene..." – lo sguardo calmo…

André tornò su di lei.

Nessun commento.

Oscar si sorprese...

Nessuna chiosa, nulla...

"Vorrà dire che..." – Andrè prese a guardarla muovendosi piano.

Il legno della branda schicchiolò e quello delle pareri gemette sotto la pressione delle onde placide...

Odore di resina e vernice ed alghe marce...

Mancava l'aria...

Le afferrò il collo del piede, da dietro, una mano sul ginocchio, la gamba immobilizzata e stesa, mentre prese a sfilare piano lo stivale destro.

"Che fai!?" – chiese lei un poco sorpresa.

Silenzio...

Stesso gesto verso lo stivale sinistro, riposto delicatamente a terra, in un angolo, assieme al primo.

Gesti cauti e lenti a cui ne seguì uno piuttosto repentino ed irruento.

La prese per i piedi, tutti e due e la tirò giù, verso di sé.

André si chinò su di lei...

Il viso all'altezza del ventre, le dita intente a sgusciare i bottoni della giacca e poi ad insinuarsi a sfilare la camicia, appoggiandosi lì, aperte e tiepide...

"Vorrà dire...".

"André se non ti ho detto tutto subito...la questione mi pareva finita lì...".

Rozzi tentativi di schernirsi...

Nessuna risposta mentre lui la osservava compiaciuto ed un poco eccitato dalla strana sorta di scambio verbale che si dispiegava tra loro. Gli pareva d'esser finalmente e per la prima volta in vantaggio su di lei e allora istintivamente pensò che sarebbe stato davvero un peccato lasciarsi sfuggire l'occasione di tenerla un pò lì, sulle spine, in attesa d'un rimprovero, epilogo scontato, oppure...

"Vorrà dire..." – continuò lui mentre il viso scivolava su di lei, sulla pancia – "Vorra dire che dovrò usare altri sistemi per tenerti fuori dai guai ed evitare scontri od incontri scomodi…".

"Scomodi?! Che intendi dire?".

Non comprendeva...

Un bacio sulla pancia nuda, i muscoli si ritrassero sollecitati e...

"Per esempio potrei tenerti qui dentro per il resto del viaggio…" – sussurrò piano.

"Cosa? André non dirai sul serio?".

La replica contrasse la gola, soffocando per un istante l'istintivo rigetto d'una tale prospettiva. Immediatamente non ne comprese il senso...

Suadente ed intenso...

Il senso procedeva al pari delle labbra che s'adagiavano invece sui muscoli, mentre le mani trattenevano i fianchi, stringendoli quel tanto che bastava ad imprimere il calore dei palmi ed alle dita di scivolare lente sulla consistenza morbida.

"Che hai capito!? " – chiese lui senza guardarla, gli occhi chiusi, i muscoli della pancia lambiti da tocchi teneri e studiati – "Non intenderei certo segregarti qui dentro tutta sola…".

Il tono languido produsse l'effetto contrario.

Oscar s'irrigidì...

Non tanto per la visione di sé e di lui...

Insomma...

Era già accaduto...

No, si ritrovò stupita...

Le parole di André, il tono, l'intenso ed impeccabile incedere che sgorgava dalle dita, sapientemente posate là dove fulgide ed infinitesime vertigini prendevano a solcare la pelle…

Proseguì: "Resterei con te...potrei provare a farti passare la voglia di uscire...".

Un guizzo e lei tentò di sottrarsi che l'eccitazione aveva preso ad espandersi di nuovo, assieme all'assurdo ed incomprensibile disagio che non riusciva ad accettare e a mettere a fuoco.

"Mi prenderei cura di te, in ogni senso...non ti farei mancare nulla…ormai ho imparato come...".

La voce era seria ma il tono piuttosto canzonatorio, al limite dell'irriverente.

Uno strattone deciso...

Era il colmo...

Ecco cosa non tornava, cosa l'istinto le imponeva di non accettare. Che André lo sapesse come si faceva a...

Non temere…non sarà nulla di sconveniente…so come far divertire una donna…ci sono abituato…

Le dannate parole di Alain...

Oscar lo sapeva che André era diverso...

Eppure la sorprendeva il pensiero che anche lui sarebbe stato capace d'indurre i gesti, studiare il respiro, cogliere di lei ciò che lei stessa faticava ancora a percepire e comprendere.

Un guizzo...

Tentò d'arretrare che lui la tenne lì, ancora più deciso di lei.

Una schermaglia buffa che quasi ricordò quelle che li vedevano impegnati da bambini, solo che allora l'intento era schivarsi a vicenda per evitare i pugni che altrimenti sarebbero volati. Una sorta di lotta finta ed intensa...

Così s'erano conosciuti, così avevano imparato a riconoscersi...

L'incidente alla locanda...

Non gliel'aveva mai chiesto come lui avesse fatto a sgusciar via dalle grazie della giovane prostituta senza...

Senza...

Avvampò davvero...

Che fare l'amore per lei era altro, era diverso che dedicarsi all'intensa conoscenza di sé attraverso il sesso.

A lei proprio non andava giù che al contrario André ne fosse davvero capace. Le pareva assurdo, inutile, che se due si amano...

Avvampò...

Tipico d'una donna!

Un altro errore...

"Aspetta..." – s'intestardì lei tentando di respingerlo.

La luce prendeva a scemare, la giornata volgeva al termine...

Il respiro intenso...

Non era ritrosia, non ne aveva necessita, non più ormai, che ormai comprendeva anche lei il significato dell'incedere suadente e lieve.

Ma non era quel genere di donna.

Non era nessun genere di donna in realtà, non aveva esperienza in quel senso. Stava solo lì, in balia della spinta istintiva che, chissà come e chissà perchè, pungeva i sensi e le imponeva di non cedere. Non era un ragionamento, era l'istinto...

"No...non voglio aspettare..." – sussurrò piano lui, nemmeno stesse parlando con lei – "Non sai quanto abbia desiderato tenerti tra le mie braccia così…e sentirti accanto a me...non avrei mai immaginato fosse così bello poterti ascoltare…da quando ti ho conosciuta…da quando ho imparato ad amarti…".

"No...aspetta!" – di nuovo...

Stavolta le mani s'aprirono puntate contro le spalle...

Indietro, tentò d'indietreggiare, quel tanto che sarebbe bastato per scostare i sensi e lo sguardo...

Lui forse si divertiva, lei no e nemmeno sapeva perchè.

André respirò a fondo. L'aria un poco divertita si perse...

"Cosa c'è!? E' per quello che ho detto?".

Il silenzio, il respiro intenso...

Il silenzio.

Lei parlava anche così...

Il silenzio valeva molto più...

Sì, era per quello che aveva detto.

Fu lei a tentare di spiegarlo ma stavolta, contrariamente al solito...

Prese a girarci intorno, partendo da lontano. Troppo lontano...

"André…io...solo adesso comprendo...cosa significhi amare e desiderare... e...si...desiderare…e…tu invece...insomma...il pensiero che tu negli anni in cui mi sei rimasto accanto hai provato... questo...hai amato e desiderato me...non riesco ad immaginarlo…non riesco a capire come tu possa essere riuscito a tacere per tanto tempo...".

Un respiro fondo...

Chiuse gli occhi mentre le immagini del passato scorrevano una dopo l'altra.

"Io lì a darti ordini...che tu eseguivi...non mi ero accorta...di nulla... non l'immaginavo che tu...che tu avresti...".

Ancora lo stesso senso di colpa, impossibile da colmare.

Inutile girarci attorno...

"Fare l'amore con te vuoi dire?".

Un sussulto, che così...

Così tutto s'avvicinava.

Il passato si ripiegava su sé stesso avvolgendosi, contorcendosi, concentrandosi in pochissime parole.

Gli occhi s'abbassarono e lui tornò a fissarla.

"E' questo?".

Negò...

Lei negò ma di nuovo era sì e quel sì stava lì, nello sguardo fisso di lui, nelle dita aperte, nel respiro lieve ed intenso...

Dannazione, in quello strano incedere di parole era persino riuscito a sfilarle i calzoni…

Era abile, non era possibile che lei non l'avesse mai compreso.

Scivolò su di lei, sussurrando all'orecchio di nuovo la stessa domanda.

"E' questo che ti spaventa? Che io ti abbia amato? Allora come ti amo ora e che il mio desiderio sia stato sempre lo stesso!? Amarti e desiderare che anche tu conoscessi tutto questo e ti lasciassi amare!?".

Il desiderio stava lì, posato sulla punta delle labbra che disegnavano piccoli cerchi, morsi appena...

"Aspetta!" – tentò di staccarsi lei. Così le era davvero impossibile comprendere e lui non le stava certo facilitando il compito. Il dubbio che lo stesse facendo apposta e che addirittura si stesse divertendo...

Ci provò…

Lui la raggiunse di nuovo, stavolta le labbra s'impressero restando ferme, inarcate in un sorriso compiaciuto al chè...

"André…non...ridere! Togliti quel sorriso dalla faccia!".

"Ah si?" – rispose ironico, insinuandosi di nuovo con le labbra sulla pelle – "Allora vorrà dire che mi toglierò questo sorriso dalla faccia ma ti avverto che non potrai impedirmi di dimostrarti quanto ti amo...e non potrai nemmeno impedirmi di dimostrarti che anche tu desideri le stesse cose che penso…che sento…credo sia stato così...sempre… è questo che non accetti?".

Sempre...

Anche allora...

Insolente...

Bruciava non averlo compreso, bruciava esser stata così cieca da non averlo visto, ascoltato…

Che solo dopo...

"Io ti vedevo come...un fratello...".

"Certo..." – sussurrò lui riprendendo a baciarla – "Non a caso adesso siamo davvero fratelli!".

"Stupido! Non intendevo...".

Gli prese la testa tra le mani, dannazione, per fermarlo, perchè voleva capire...

"Tu non avevi una vita...tu vivevi la mia vita!" – tirò fuori mentre la rabbia prendeva a salire.

"Era una mia scelta..." – obiettò lui.

"No! La tua vita apparteneva a te! Non poteva, non doveva essere mia! E così...avevo pensato...volevo dimostrare a me stessa che potevo farcela senza appoggiarmi a nessuno e che...non sarebbe stato necessario amare nessuno nella vita. Volevo contare solo su me stessa...perchè l'amore rende deboli e vulnerabili ed io non potevo accettare di perdere...ancora!".

André l'ascoltava, le mani a ripassare tra i capelli di lei, il gesto calmo a contrapporsi alla furia di lei che ribolliva dei sensi di colpa.

"Non volevo più appoggiarmi a nessuno! Nemmeno tu saresti dovuto restare al mio fianco. Nemmeno tu! Nemmeno tu dovevi continuare a versare la tua esistenza nella mia!".

Eppure...

Aveva distolto lo sguardo per fuggire, per calmarsi…

Per cercare…

Dannazione tutti dovevano mettersi in testa che lei non aveva bisogno di nulla e che nessuno avrebbe più dovuto trattarla come una donna.

Nessuno…

Nessuno…

Gli occhi, di sfuggita alle volte ad ogiva, erano corsi giù, là, all'angolo della sala…

Lei sapeva che lui era lì, anche se non l'aveva visto.

Lo sguardo aveva incontrato lo sguardo di André, su di sé.

Un guizzo e il cuore aveva preso a battere più forte e la nostalgia era riemersa mescolata alla paura, al dolore per aver conosciuto Andrè così diverso da come lei l'aveva sempre immaginato.

André…

André l'aveva fatto, maledizione!

André le aveva detto che lei era una donna…

In quell'istante…

In quell'istante aveva chiuso gli occhi e il cuore aveva sussultato e lei s'era ritrovata immersa nella sensazione del corpo – André - su di sé, impresso dentro di sé, da quel giorno

Un istante per ascoltare quel corpo e ribellarsi ad esso e a ciò che da allora quel corpo le aveva sussurrato.

Era stato da allora...

"Mio comandante, devo dire che un tempo eravate più abile a mascherare le vostre idee e i vostri sentimenti. Ora…non mi sembra che stiate dicendo cose sensate!" – la chiosa interruppe i ricordi.

Le sorrise dolcemente mentre lei lo guardò stupita.

"Da quando sei diventato così insolente?".

"Forse lo sono sempre stato...ma in effetti non ho mai avuto il coraggio di fartelo comprendere. Quindi davvero vorresti farmi credere che licenziarmi dal mio ruolo di attendente sarebbe stato per il mio bene!?".

André coglieva nel segno...

Sempre...

"Non puoi pensare che io ti creda... scusa la mia presunzione ma una cosa simile non la crederò mai. Lo sentivo com'eri quando ti ero accanto….ti conoscevo meglio di quanto tu stessa avresti potuto conoscerti...lo so...sono davvero presuntuoso...ma ho sempre immaginato che la tua solitudine fosse meno fonda e la tua freddezza meno assoluta...mentre eravamo assieme. Senza che nulla accadesse beninteso...fra di noi. Forse è proprio questo che non hai mai compreso!".

Davvero lei aveva pensato di sapere tutto.

Non per vanità o superbia.

Nell'innata riservatezza aveva imparato a studiare le persone raffinando sé stessa nel cogliere i punti deboli, le intemperanze dell'anima...

Il primo smacco gliel'aveva inferto proprio André, la persona più vicina a lei, riuscendo abilmente a sfuggire al controllo, alla valutazione dei sensi, insinuandosi nelle pieghe più nascoste della vita, vegliando sull'esistenza, senza mai chiedere di essere nulla di più.

Eppure lui era tutto. Era tutta la sua vita.

La loro vita assieme…

Lei era la protagonista e lui l'aveva condotta lì, solo per pochi istanti...

André non si era preso lei, quella notte.

L'aveva semplicemente portata dentro la loro vita…

Istanti di rabbia erano seguiti all'apprendere che le due esistenze non sarebbero più proseguite parallele.

Bruciava allora essersi ritrovata cieca e sorda da non riuscire ad accorgersi di ciò che lui provava per lei.

Bruciava, che fosse stato solo dopo essere scesa all'Inferno della perdita accorgersi di ciò che avrebbe perso.

Bruciava vivere nel rimpianto piuttosto che nel rimorso…

"Non si trattava solo e semplicemente di assisterti e seguirti...credo che le nostre vite fossero legate. Perché allora dovrei credere che tutto questo per te rappresentasse una forma di debolezza? Perché dovrei crederti, quando affermi che avresti preferito non avermi più accanto per il mio bene per immergerti in una solitudine ancora più estrema e disumana di quella in cui già vivevi!?".

Il ragionamento non faceva una piega, mescolando abilmente l'esistenza nota a quella interiore, che lui sapeva leggere...

"Dopo l'incidente..." – riprese lei, piano.

André si zittì. Il racconto riportava ancora più indietro. Più di quanto lui stesso avrebbe mai potuto immaginare.

"Ti...guardavo...".

Il dubbio l'aveva avuto ma l'aveva attribuito al senso di colpa.

La vista l'aveva perduta per lei, c'era poco da girarci attorno. E aveva ringraziato Dio mille volte che quella sorte non fosse toccata a lei. Sarebbe stata la fine...

"Sì, lo ammetto..." – proseguì – "Ti osservavo per comprendere se andava...tutto bene. Mi resi conto allora...che non l'avevo mai fatto...".

Dio...

André rammentò i giorni ch'erano seguiti alla sentenza. S'era ritrovato a dover ricalcolare tutte le distanze, che fosse prendere un bicchiere in mano o impugnare una spada. Alle volte era così frustrato che preferiva chiudere gli occhi e lasciar scorrere le dita, che se la sbrigassero loro, con i bottoni della giacca e i lacci della camicia...

Solo che il buio dopo un pò pesava e allora riapriva gli occhi e la prima cosa che faceva era cercare lei, unica immagine che lo calmasse. E poi no, l'immagine non gli bastava più e se l'immaginava che sarebbe accaduto se la vista l'avesse abbandonato per sempre...

I pensieri procedevano...

"Fu allora...".

Dio...

"Fu allora che cominciai a rendermi conto di come tu guardavi me...i tuoi occhi si posavano su di me, mi osservavi, mi cercavi, magari da lontano...".

Era per questo?

Solo per questo?

André strinse i pugni, stringendosi a lei, aggrappandosi al corpo disteso accanto a sé. Lei era lì...

Quello era solo il racconto di giorni lontani.

"I miei sentimenti per il conte...mi ero ritrovata debole...ferita...ed appoggiami a te...anche se non chiedevo nulla...per assurdo mi bastava la tua presenza...all'inizio credevo fosse per senso di colpa ma poi...tutto aveva preso a confondersi...".

Quindi era da allora...

André ebbe un fremito...

Perchè?

Perchè se da allora tu...

Tutto questo tempo...

Il tempo perduto...

"Avevo compreso che tu non mi consideravi allo stesso modo in cui io vedevo te. All'inizio...fu strano e doloroso al tempo stesso...io vedevo te e vedevo me stessa attraverso il tuo sguardo….e ho iniziato a capire che tu….".

Dio...

Se davvero da allora...

Le dita s'impressero nel braccio, stringendolo un poco.

André fu costretto ad interromperla.

Finora lui le aveva confessato un'unione di sensi e d'intenti, una sorta di filo invisibile che legava le esistenze. Non s'era immaginato che quel filo comprendesse anche l'amore...

Invisibile...

"Era solo questo che vedevi? Era solo ciò che vedevi in me? Oppure era anche ciò che sentivi dentro di te che disorientava?" – chiese quasi feroce.

Il tono divertito s'era perduto...

Voleva entrare nei ricordi, nei pensieri, capire ed avere risposte ch'erano giunte attraverso i sensi ma non attraverso le parole.

Le voleva, erano sue...

"Io…".

Oscar era di nuovo all'angolo, le spalle al muro, di fronte sé stessa, ed alle spalle il carico di scelte mancate e davanti a sé la straordinaria capacità di André di leggerle dentro e di tormentarla fino a farle uscire dalla bocca ciò che realmente sentiva.

Cos'era accaduto in lei che l'aveva osservato solo per capire se la sua vista peggiorasse o meno e si era ritrovata a vedere sè stessa attraverso di lui e come lui realmente la vedeva?

Cos'aveva provato intuendo che lui la vedeva in modo diverso da come lei immaginava?

In modo così profondamente diverso?

Perchè s'era dovuto attendere che fosse un demonio a farle comprendere che dannazione fosse insinuata tra loro?

Fece per alzarsi, divincolandosi...

Un modo come un altro per sfuggire alla responsabilità della risposta.

André la fermò, sopra di lei, impiegando poca forza certo, ma calcando il senso delle parole...

"Sai sei sempre stata molto brava a nasconderti agli altri ma non a me! Puoi anche mentire a te stessa ma non a me. Non oserei mai forzarti se un'idea non me la fossi fatta, ma vorrei fossi tu a raccontarmelo, perché possa comprendere...vorrei che tu mi dicessi cosa è realmente accaduto quando mi dicesti che non avevi più avuto bisogno di me. Era solo perché volevi provare a farcela da sola? O perché volevi lasciarmi libero di vivere la mia vita? O cos'altro?".

Lei non riusciva a liberarsi, dal peso, dal senso di colpa, da lui.

Un istante a convenire con sé stessa che quando voleva André sapeva essere testardo ed insistente oltre ogni limite. Se poi, come immaginava, molto probabilmente lui conosceva già le risposte, quello le appariva adesso come un inutile esercizio di potere.

Inaccettabile!

Un respiro fondo...

"Io…io ti osservai, a lungo, dopo quell'incidente…e…".

"Ti ascolto..." – sussurrò André allentando un poco la presa.

Curioso e soddisfatto...

"Cominciai a vederti con occhi diversi...mi ritrovavo ad osservarti, a cercarti anche se solo con lo sguardo. Eri accanto a me, sempre, ma lo spazio che ci divideva non aveva più la stessa misura...ed il tempo...il tempo che scorreva dal momento in cui ti lasciavo a quello in cui potevo rivederti…anche il tempo mi appariva diverso...dilatato…come se...".

Era difficile...

Provò a scostarsi di nuovo...

Le parve le mancasse l'aria...

Le mancava l'aria davvero...

No...

L'ennesimo tentativo di fuga.

Non aveva ascoltato sé stessa e questo era costato caro a tutti e due.

André si ritrovò assurdamente a godere, che più lei cercava di sottrarsi alle domande e più lui aveva certezza d'essere nella direzione giusta.

"Non provare a scappare!" – rise André – "Tanto lo so che quando si tratta di parlare di te sei un'artista della fuga!".

Le consentì di voltarsi sul fianco...

Lo sguardo piantato contro le assi tarlate della stanzetta. Glielo concesse, impietosito dalla frustrazione che le derivava dall'incapacità di parlare di sé, come donna, come amante...

Essere che amava...

Un respiro fondo, le dita scostarono la stoffa della camicia e i capelli liberando il collo e la spalla che prese a baciare piano...

Voleva tutto...

Averla, assieme alle parole tanto agognate, che anche se l'amava, gli pareva gli spettassero, come un premio alla tenacia, all'abnegazione, ch'era lui, che s'era sempre sottomesso alla volontà di lei, ad essere il vero dominatore delle loro esistenze.

S'intestardì, glielo voleva cavare di bocca l'errore che lei aveva commesso.

"Ho avuto paura...".

"Davvero?" – domanda retorica...

Le labbra scorsero alla linea tonda e morbida della spalla...

Oscar chiuse gli occhi ascoltando l'incedere che scioglieva le parole...

"Non riuscivo più a vederti con gli stessi occhi di prima…non eri più il mio attendente...non eri più mio fratello...non eri più un amico. Non sapevo più chi fossi…e soprattutto chi fossi io….non sapevo cosa pensare di me stessa…mi stavo avvicinando a te e tu mi stavi portando dove non avrei mai potuto permettermi di stare. E poi…tu…mi accorsi che tu mi guardavi…il tuo sguardo…non mi pareva più quello d'un tempo…non ho avuto la forza ed il coraggio di capire e di andare fino in fondo...".

"Lo ammetti?".

Domanda retorica…

Ammettere di non avere avuto coraggio di scegliere significava ammettere che si era di fronte a due strade, non ad una sola.

No...

Oscar non lo ammise. Non ancora...

"Mi dicesti che mi amavi…che mi avevi sempre amato...".

André…

Le labbra si soffermarono sul nome, suono ripetuto conosciuto chiamato…

Adesso era dentro di lei André…

Chiaro e distinto…

Non André, l'amico, il servitore, il compagno di cavalcate…

André e basta. Senz'altri appellativi…

Solo André, lo sguardo, il corpo, il senso di forza impresso nelle mani…

Il torace, le spalle, i fianchi…

Impressi su di lei…

Quello era André.

Eppure André c'era sempre stato nella sua vita.

Impenetrabile, leggero, discreto, forte e sfuggente…

Semplicemente, c'era sempre stato.

Ma lei non l'aveva mai visto davvero, non l'aveva mai ascoltato davvero.

"La tua forza, la tua rabbia...si sono riversate su di me...".

Davvero era la prima volta che lei raccontava di quella notte.

Lui non le aveva mai chiesto nulla pur avendole chiesto mille volte perdono.

Ma non si può perdonare d'amare...

"Io ti cercavo e al tempo stesso ti rifiutavo...".

Un respiro...

"Ho mentito...".

Dio...

Davvero...

Da allora...

"Ho mentito a me stessa dicendomi che dovevo allontanarmi da te perché mi amavi. Ma…era me stessa che volevo proteggere, da ciò che avevo paura d'ascoltare…da ciò che temevo non avrei potuto concederti…e che in realtà avevo già dentro di me…".

Che cosa sentivi?

Se lo chiese André...

Non glielo chiese.

Perchè?

Non glielo chiese.

Parole sussurrate, l'assurdità e la tragicità d'una decisione su cui adesso pesava la più dura delle condannte.

"Così hai scelto...di fuggire...dal conte...dalla donna che lui amava...".

Un respiro fondo...

"E siccome non potevi fuggire da me...decidesti ch'era meglio allontanarmi...".

Glielo disse, diretto e spietato.

"Così...hai perso anni preziosi...hai costretto te stessa ad essere ciò che non volevi. Ad esserlo per paura di affrontare chi eri veramente e per paura di ascoltare ciò che c'era dentro di te. Soprattutto dentro di te...".

La paura...

Sentimento provato rare volte, ma mai a causa di un combattimento, e sempre per via del cuore, che tutte le volte che l'aveva ascoltato s'era persa in un groviglio di spine e dolore.

Tutte le volte.

E così lei aveva deciso di non ascoltarlo più.

Quando invece avrebbe potuto...

André si staccò da lei, allora, lo sguardo tornò a vagare al soffitto, a rincorrere il velo grigio e cupo posato sugli anni passati, trascorsi in solitudune e poi ai mesi vissuti schiacciato dalla colpa d'averla voluta...

Anche se solo per un istante.

L'assurdità e la tragicità d'una decisione su cui adesso pesava la più dura delle condannte.

Il tempo...

Il tempo ch'era trascorso da allora...

Il tempo che s'era perduto.

Il ricordo di gesti rubati, sguardi fugaci, s'era permesso solo quelli, a consolarlo di un amore coltivato in silenzio, senza possibilità di sfuggire ad esso.

Il bacio teso, feroce, alla Barrier d'Enfer...

E poi...

Saint Petersburg bruciava ancora di più. L'esile concessione s'era tramutata nell'Inferno della colpa di altro tempo che s'era perduto.

Il tempo scorre e non s'aggiusta…

Respirò a fondo André, appoggiato a lei.

Il silenzio incideva e fu lei a ritrovarsi a trovarlo insopportabile. In esso si racchiudeva davvero il tempo perduto per sempre, anche se era stato grazie a quel tempo che adesso erano lì, tutti e due.

"Quando?" – chiese, un filo di voce. Fu lei a tranciare il silenzio.

Quando?

Voleva sapere quando fosse accaduto, che lui aveva compreso di amarla.

In un certo senso la domanda gliel'aveva fatta ancora...

"Come?!" – André si stropicciò gli occhi tentando di riannodare il filo dei pensieri.

Lui le aveva già risposto che l'amava, che l'aveva amata sempre...

Non c'era un inizio ed una fine con lei...

Forse lei voleva solo colmare quell'esistenza parallela che lei non aveva vissuto e di cui non si era accorta e quando era accaduto l'aveva rifiutata. Non aveva mai vissuto di quell'esistenza e adesso...

André si ritrovò a raccontare di sé allora, per la prima volta.

Quegli anni vissuti in solitudine potevano finalmente condensarsi e riempirsi delle parole struggenti del tempo perduto.

"Non lo so...non lo ricordo di preciso..." – ammise lui respirando a fondo – "Ad un certo punto ho sentito che quello che provavo per te era più che amicizia. Ma ero solo un servo...già essere ammesso alla tua vicinanza era...".

"Non ti ho mai considerato...".

"Solo un servo?! Questo lo so...ma io ero un servo! La realtà non si può cambiare. Così...anche solo esserti accanto...osservarti...accogliere i tuoi silenzi...mi bastava. E' per questo che non posso dirti di preciso quando tutto s'è tramutato in altro...".

"Altro...".

Si girò di nuovo verso di lei...

Serio...

"Sì, altro!" – affondò a muso duro. Lei voleva sapere e lui non lesinò di farglielo sapere. Adesso l'amava e glielo poteva anche dire che...

"Non sai quante volte avrei voluto abbracciati e baciarti e liberarti da quella dannata uniforme e... accarezzarti e prenderti e...".

Gli occhi si sgranarono, l'azzurro si contrasse e si perse.

Bruciava che lei fosse stata là a dargli ordini e lui l'avesse vista così...

"Ma non l'ho fatto! Se tu non avessi compreso le mie ragioni...ti avrei persa…no...ho rischiato di perderti davvero...ma io...io ti ho amato Oscar, ogni istante della vita di cui ho ricordi...".

Silenzio...

Sempre...

"Le tue scelte...entrare nella Guardia Reale. Non avevi accettato e tuo padre mi aveva chiesto di convincerti, perchè, diceva, a me avresti dato ascolto...ma io...non avrei mai potuto chiedertelo... costringerti a non essere più una donna. Che quello rappresentava quell'uniforme!".

Silenzio...

"Ti chiesi di scegliere chi essere...e non nego che se avessi scelto di non indossare...quell'abito...".

Sorrise, André...

Lei era lì ad ascoltare della vita parallela, mai vissuta.

"Per me sarebbe stato impossibile restarti accanto. Per assurdo...se ti fossi opposta al volere di tuo padre...".

"Se non avessi accettato...".

"Se tu non avessi accettato di indossare l'uniforme tuo padre si sarebbe ritrovato con un'altra figlia a cui trovare marito!" - chiosò lui ridendo.

L'azzurro davvero si spalancò inquietandosi all'affondo.

"Io...sposarmi?" – ringhiò lei – "Vuoi forse dire che se non avessi mai indossato l'uniforme o se l'avessi...lasciata...".

Il pensiero s'oscurò repentino al ricordo dei tentativi di farla desistere.

La proposta di matrimonio del Maggiore Girodel, la sua corte discreta, così adatta all'indole discreta di lei, il ricevimento dato in suo onore, le missive sdegnate dei Soldati della Guardia che rifiutavano un comandante donna...

Non ultima la messinscena d'un dannato demonio da sorvegliare in attesa del passo falso che l'avrebbe costretta a rimettere il proprio incarico, per incapacità e disonore. Nemmeno a quello s'era piegata...

"Indossare l'uniforme oppure sposarmi e diventare la moglie di qualche aristocratico più o meno spiantato? Questa sarebbe stata la mia sorte?" – chiosò ironica.

Scenario assurdo!

"Appunto!" - André rise divertito allo scenario a dir poco irreale – "Tu?! Un marito?! Non riesco proprio ad immaginare quale cicisbeo avrebbe avuto il coraggio di starti dietro a...quattordicianni! E dopo…sarebbe stato anche peggio!".

Smise di ridere André, che dopo...

Davvero aveva rischiato che lei finisse per diventare la moglie...

Come diavolo ci fossero finiti a discorrere del passato per poi approdare a visioni davvero...

Assurde!

"Che intendi...dire?!" – saltò su lei infastidita dall'affondo, gli occhi puntati addosso.

Non era tanto per la questione del marito, no, quanto l'esser descritta incapace di assumere una decisione che sciogliesse il proprio destino da quello del padre o di un marito.

Di un uomo insomma...

"Certo, lo so anch'io che nelle famiglie nobili i figli devono sottostare all'autorità del padre…e le alternative non sarebbero state molte…neppure per te! Ma...se ci penso mi vengono i brividi. Mi chiedo come avresti fatto, dopo essere stata allevata ed educata per quattordici anni come un maschio e a decidere per te stessa liberamente…insomma...ti saresti davvero piegata ad accettare accanto a te un damerino imparruccato che si sarebbe preso…si insomma...".

La voce si perse, le parole andarono di storto, ficcandosi in gola e costringendolo a tossire per schiarirsi le idee.

"Te!" – gli occhi si piantarono addosso – "Si sarebbe preso te! Lo capisci? Impossibile!".

"Impossibile dici!?" – Oscar lo ammise da sé, ma bruciava che lui l'avesse inquadrata in maniera così poco femminile, al punto che lei avrebbe faticato a trovare marito se non avesse aderito alla volontà del generale.

"Impossibile!" – annuì André – "Nemmeno se fosse stata una necessità imposta da tuo padre…nemmeno se lui ti avesse obbligata!".

Era serio André, talmente serio che stava lì a trattenersi dal ridere, di nuovo...

La stava stuzzicando adesso ma lei no, davvero era lei ingenua e non se n'era resa conto.

"Allora…allora…mi sarei potuta rifiutare di fare entrambe le cose e sarei potuta fuggire…" – replicò polemica a sfidare la pazienza e l'immaginazione dell'altro anche se il discorso le pareva stesse prendendo una piega irreale.

Silenzio...

L'alternativa era degna della sua indole.

"Avrebbe potuto funzionare…" – chiosò lui voltandosi di lato e ficcando il braccio destro sotto il collo e chiudendola in un abbraccio.

"Come avrebbe?! Non ti capisco! Io avrei potuto fare qualsiasi cosa avessi voluto!" – proseguì piccata – "Avrei girato il mondo e magari mi sarei trovata qualcuno, un uomo...".

Un respiro di dannato compatimento, lui la strinse ancora di più.

L'abbraccio di un uomo, lei ci si sentì chiusa, stretta, immersa...

"Trovarti un uomo dici?".

André si staccò da lei...

"Guardami!".

Nessuna risposta. Infastidita lei si ficcò ancora più sotto, senza voltarsi, chiusa nelle braccia che adesso pareva tenaglie, che dannazione ci stava bene lì dentro, nell'abbraccio caldo, ma no, non l'accettava quella visione di sè, così...

Rigida, seppure paradossalmente ribelle!

"Guardami ho detto! Finiscila di comportarti come una bambina!".

Fu costretta a voltarsi, l'affronto era inimmaginabile: "Non...provare a...tanto lo so che prima mi provochi e poi..." –affondò piccata.

"E poi?".

"E poi mi costringi ad ammettere che hai ragione tu! Sentiamo...perchè non sarei stata capace di trovarmi un uomo?".

La contestazione gli si ritorse contro.

André non aspettava altro.

La narrazione incalzò...

Lei era unica, una...

O non sarebbe stata lei.

"Non sto dicendo questo...e comunque non ha molto senso parlare di ciò che non è mai esistito...".

"Lo voglio sapere lo stesso!".

"Davvero non ricordi com'eri a quattordici anni e poi a quindici e poi diciotto?".

Domanda retorica, ma no, lei non se lo ricordava.

"Credi davvero che saresti riuscita a vivere a quel modo?".

"Quale modo?".

"Dici che avresti potuto fare qualsiasi cosa. Lo ammetto...hai ragione...ma...trovarti un uomo? Uno che magari avrebbe fatto di te la sua donna? Semplicemente?!".

Oscar prese a divincolarsi, sbuffò, non comprendeva.

"Non credo sarebbe bastato questo...alla tua vita...".

Un istante di sospensione...

"Tu non appartenevi e non sei mai appartenuta a nessuno, mia cara. Non a tuo padre, non ad un uomo...tu appartieni solo a te stessa. Credo che tu non appartenga neppure a me...".

No, non ci arrivava proprio.

S'irrigidì...

Non comprendeva...

Andrè pareva descriverle altro da ciò che lei s'immaginava. Altro da ciò che non era stata, una donna e, per assurdo, una donna così diversa dall'immaginario di sé stessa.

"Per quel che ricordo io avevi stima di te, rispetto…o forse era senso di giustizia e lealtà verso ciò che eri…verso la tua integrità…per lasciare che chiunque potesse fare di te ciò che voleva. Non l'avresti consentito nè a tuo padre, né a nessun altro…".

"Non intendevo questo André...avere una persona accanto...una persona da amare..." – tentò di spiegare lei.

"Oh...sì! Tu volevi amare Oscar…amare con la testa, l'anima, il cuore, il sangue...con tutta te stessa! Amare non solo per una notte...non solo per godere del puro piacere...".

Vedersi amante...

Ficcata con gli occhi alla parete unta e legnosa, Oscar chiuse gli occhi, immaginandosi com'era stato tra loro. Forse iniziava a comprendere.

Così doveva essere e nessun altro avrebbe potuto eguagliare l'istante...

Né perfetto, né assoluto, né irripetibile...

Ma così doveva essere.

"Non avresti mai concesso te stessa a qualcuno in cui non avessi percepito il tuo stesso fuoco per la vita, la libertà, la giustizia, il rispetto di sé e l'idea di essere destinati ad altro che lasciarsi scorrere la vita addosso e lasciarla scivolare via...".

Andrè rise.

"Adesso lo sai che accade...amarsi...perdersi...immagino che tu l'abbia compreso...il sesso è altro...ugualmente piacevole non lo nego...ma...è altro...".

Sì...

Fare l'amore per lei era altro, era diverso che dedicarsi all'intensa conoscenza di sé attraverso il sesso.

Avvampò di nuovo, sprofondando nell'essere donna...

Dannazione, che essere donna per lei era...

Così...

Sbagliato!

Si divincolò davvero stavolta, slacciandosi dall'abbraccio. La visione s'allargava...

Non si trattava più di discutere di progetti matrimoniali e cicisbei da sposare.

Tutto s'ampliava...

Indietreggiò tirandosi su, ritrovandosi seduta.

La nuca sfiorò di nuovo la dannata mensola.

"Maledizione!" – lo sguardo si scostò.

Anche lui si mise seduto. Lo sguardo si fece serio...

Tanto lei era distante, lontana, lo sguardo a sé stessa...

Le era difficile immaginarsi donna. Come le aveva sempre immaginate lei, le donne.

Chiuse gli occhi allora André e respirò piano...

Li riaprì scese dalla branda, muovendosi veloce. L'aria fredda l'avvolse mentre con gesti rapidi la scostava dalla parete e lui andava a sedersi di nuovo appiccicato a lei, ma dietro...

"No..." – ruggì piano lei...

A lei proprio non andava giù che André fosse davvero capace d'intuirla e conoscerla...

E che fosse stato così da sempre.

"Chiudi gli occhi…" – le chiese.

"No!".

"Chiudili! Per favore...".

Lo sguardo stava alla parete davanti.

Ormai era buio...

Il chiarore del moccolo ondeggiava rischiarando l'oscurità del legno, dell'intensa tonalità di salsedine marcia, sfatta sotto i colpi delle tempeste...

"Lasciami fare…".

Si decise, chiuse gli occhi.

"Immagina…immagina qui…" – le appoggiò entrambe le mani aperte e calde sul costato, una a destra e una a sinistra.

Un sussulto, tentò di scansarsi, una mezza risata a labbra strette, un respiro fondo...

"E' vero...soffri il solletico!" – si scusò lui – "Farò più piano…ma resta ferma...e tieni gli occhi chiusi...".

Trattenne il fiato e si rimise immobile.

"Immagina qui, proprio qui, un bustino di stecche lunghe e dritte che abbracciano il torace e lo stringono, fin quasi a soffocarti…".

Il tocco leggero si chiuse sul torace avvolgendolo con la stessa delicata imposizione dettata dalla stoffa d'un prezioso vestito che cela l'armatura capace di conferire alla postura le necessarie grazia e tortura.

Le dita aperte accarezzarono il respiro.

"E poi qui…" – i polpastrelli percorsero il busto sfiorandolo - "Ricami e nastri a coprirti a malapena il seno...".

Il respiro s'innalzò, le mani s'appoggiarono ai fianchi che strinse ad abbracciarli.

"Altre stecche, quelle del vestito, intrecciate e ampie, ricoperte di strati e strati di merletti e broccati...".

"Conosci le stoffe..." – sussurrò lei che aveva chiuso gli occhi ed assaggiava l'incedere delle dita, nessuna costrizione, solo il lento insinuarsi di pensieri dorati e tondi e caldi...

"Non scherzare...a corte non s'è mai parlato d'altro! Perfino un cieco avrebbe capito cosa fossero tutti quegli amenicoli che le donne indossavano per via della moda!".

La voce uscì netta. Lui non stava giocando...

Oscar invece s'era perduta, seduta, in ginocchio, il busto adagiato al torace di lui...

"Non dimenticare le calze….".

Le mani scivolarono aperte sulle gambe, percorrendole, assaggiando la morbidezza, indugiando sulla consistenza più sensibile delle cosce.

Intuì che coglieva nel segno, lei rimase ad occhi chiusi ma il brivido contrasse i muscoli costringendola ad arretrare contro di lui, imprimersi nell'abbraccio, costringendosi a mordere il respiro che s'innalzava punto dalla miriade di stille, giù, nel ventre.

S'allargavano...

S'ampliavano...

Si contorcevano e rallentavano e poi risorgevano per scivolare giù...

E poi di nuovo...

Le mani abbandonarono il corpo...

"Le scarpette..." – sussurrò chiudendo il collo di entrambi i piedi in una presa intensa – "Con il tacco ovviamente... chissà come avresti fatto a correre?!".

L'elenco era quasi completo.

"Dimenticavo...i capelli..." - ritornò su di lei, una mano dietro la nuca, raccogliendo la massa bionda poco sopra, verso l'alto.

Il collo rimase scoperto.

Un bacio lì, sull'arteria che pulsava...

"Allora?" – chiese Andrè.

Silenzio...

Le onde ghermivano il respiro...

Lei incapace di cedere e credere che gesti così calmi e lenti e profondi l'avessero avvolta e travolta al punto da lasciarla quasi senza fiato.

"Allora…".

Pensava che l'avrebbe sorpresa, voleva farle comprendere...

La costrizione d'un abito femminile addosso...

Particolare forse banale ma di certo dirompente se calato nella vita vissuta liberamente...

Un vestito non avrebbe costretto solo i movimenti ed i respiri, avrebbe imprigionato tutta l'esistenza.

Fu lei a spiazzarlo...

"E'...bello…" – un filo di voce.

"Cosa?!" – replicò André stupito. – "Ma di che stai parlando?".

Oscar aprì gli occhi anche se l'ascoltava il suo respiro addosso...

"Io…ecco…" – balbettò lei.

"Mi riferivo al vestito! Saresti stata disposta a metterti dentro quelle specie di armature chiamate vestiti?!" – replicò lui, in po' contrariato – "A vivere...soffocata...".

"No...in realtà...mi riferivo…ad altro…".

Si sentiva tutt'altro che soffocata in quel momento...

S'appoggiò a lui.

Altro...

Fu davvero lei a spiazzarlo.

"Con quella donna..." – un sussurro, occhi chiusi, labbra strette, respiro intenso...

"Che...".

"E' stato così?" - chiese e poi si morse il labbro che davvero questa volta la stupidaggine l'aveva detta lei.

Non lo voleva sapere e no, non è vero, lo voleva sapere che fosse accaduto...

S'era immaginata che fosse stato così tra lui e quella donna, mentre lui la percorreva, lì...

"Cosa?" – André rimase lì...

Dove voleva arrivare?

Raccolse i frammenti del proprio racconto...

Le aveva detto che con l'esuberante cameriera s'era imposto come accadeva con gli ubriachi di strada, a Parigi, presi per il collo ed immobilizzati, da dietro...

Possibile che lei stesse davvero pensando…

"Nanà?" – il nome siblato piano, che si morse il labbro, dandosi dell'idiota e...

"Così si chiamava?" – chiese lei, allungando il braccio fino a raggiungerlo da dietro, le dita al braccio di lui guidandolo ad abbracciarla di nuovo, mentre le mani s'appoggiavano alle mani e lei le conduceva a sé, appoggiandole al ventre...

"Scusa...non è importante..." – si schernì lui chiudendosi su di lei...

"Cosa è successo?" – chiese lei, di nuovo, appoggiandosi a lui, aderendo con la schiena al torace, ancora di più, che più di così...

Gli occhi chiusi...

"Monsieur...bienvenu!" – l'oste sorrise al nuovo cliente, sigaraccio puzzolente in bocca, modi sobri ma un poco altezzosi.

Le nocche battute nervosamente sul bancone del...

"Una..." – un respiro fondo...

"Sissignore!" – gorgheggiò l'oste prevenendo l'altro – "Ho quel che fa per voi! Siete in tanti questa sera ad essere scesi da quella nave!".

L'ospite aggrottò le sopracciglia: "In tanti?".

"Oui monsieur...è stato un bene che Le Comte Vert abbia fatto ritardo!".

L'altro incuriosito prese a fissare il locandiere.

Quello si avvicinò, sguardo sornione, fregandosi le mani.

"Venite da là vero?".

Annuì, Sir John River, lo sguardo piantato sull'oste in attesa delle spiegazioni.

"Oui...oui...che meraviglia! Sono scesi in parecchi, come vi dicevo e molti sono venuti quì, quì a Les Trois Sirenes...per svagarsi un pò! Oui oui...anche voi immagino?".

La facciona dell'altro gongolava.

Quella di Sir John River no, dato che non era proprio fiero d'essersi visto costretto alla fin fine a scendere a terra, per via della fastidiosa smania che non gli era riuscito di calmare. Ci voleva una donna dannazione!

"Sapete..." – l'oste gli fece cenno d'avvicinarsi di più al viso, la mano agitata su e giù come il ventaglio d'una dama assediata dalla calura – "Poco fa è stato quì anche un'altro che viene dalla nave...".

"Chi?".

"Oui...oui...il vostro...nocchiero!".

La smania di Sir John River ebbe un sussulto, la mascella si contrasse, le dita si ficcarono nei palmi.

"Ma se n'è già andato!" – precisò l'oste allungando il collo e richiamando una giovane cameriera ch'era intenta a servire i tavoli.

Quella s'avvicinò.

"Vi presento Justine...".

River la guardò.

"Quando?" – la domanda uscì repentina e l'oste rimase lì stupito che il discorso stesse continuando sull'altro personaggio, nonostante la presenza allettante della giovane.

"Monsieur?!".

"Quando è andato via?" – ripetè River stizzito.

"Il vostro…".

"Quando se n'è andato!?" – contestò l'inglese alzando il tono.

"Oh...mezz'ora fa!" – s'affrettò a chiarire l'oste che continuava a non comprendere dell'interessamento al nocchiero – "Più o meno...è un tipo di poche parole...è rimasto poco più di un'ora...".

River si ritrovò più nervoso di prima. Non gli era mai interessato un'accidente di niente di cosa facesse quel dannato di Streke quando scendeva dalla nave ma dopo quanto accaduto quel giorno...

La visita dei soldati inglesi non aveva avuto conseguenze, nonostante il nocchiero sapesse benissimo che River era inglese.

Streke era sceso a terra, se n'era rimasto in una locanda per un'ora e poi se n'era andato.

Forse era già risalito su Le Comte Vert...

"E..." – proseguì l'inglese nervoso seppur misurando le parole.

"E cosa?" – replicò l'oste fingendo di non capire.

"Che ha fatto?" – chiese River immaginandosi che l'olandese fosse sceso per gli stessi motivi per cui era sceso lui.

"Oh...oui...oui...s'è scolato una bottiglia di vino!".

Il nervosismo aumentò ancora.

"Da solo?" – azzardò Rover.

"Nooo! C'era un tizio con lui! Ehhh mi sa che il vostro..." – il dito roteò in aria così come gli occhi un poco sporgenti e grassi ed ingialliti – "Ha gusti diversi dai vostri!".

Le nocche sbattute con veemenza sul bancone.

Un respiro fondo...

River annusava guai ma non comprendeva di che genere. Non gli pareva che a Streke piacessero...

"Shit!" – imprecò tirando un pugno sul legno.

"Allora?" – l'oste s'era impuntato, l'altro era già a vagare in oscure congetture.

Chissà che c'era venuto a fare a terra Streke?

"Ehi?".

River si riebbe...

"Che..." – gli occhi s'abbassarono su quelli neri e limpidi della giovane.

"Se vuoi..." – civettò l'altra offrendo la mano come una pudica damina dell'altra società.

Un respiro fondo...

L'inglese non aveva voglia di perdersi in congetture quella sera o meglio il nervosismo che quelle congetture avevano sobillato andavano sbollite e così si concesse solo qualche istante per scrutare la giovane. Le prese le mani, gliele osservò, voltando palmi e dorsi...

"Ma che fate?".

Se le portò al naso, odoravano di sapone, segno che quella s'era almeno lavata. Gl'inglesi non transigevano ed era questo che li distingueva dai francesi, alquanto sudici...

"Va bene!".

"Ma...".

"Siete pulita!".

"Sono pulita! Che vi prende? Che significa?".

L'altro si levò il cappellaccio facendo un leggero inchino con la testa.

"Sono tutto vostro!" – esordì portando la mano destra della giovane alle labbra e suggellando la stretta con un tocco raffinato ed affatto volgare.

"Ma...".

"Dunque...".

Gli occhi chiusi...

Stretti, stretti, che nel buio pesto forse gli sarebbe stato possibile non ascoltare i suoni, intorno, le onde che sbattevano contro lo scafo, il russuare scomposto dei mozzi, poco più giù, e i passi...

I terribili passi che s'avvicinavano…

Gli occhi chiusi, stretti, le braccia ad abbracciare le ginocchia, raggomitolato.

La sentina sventrata gli faceva da casa, guscio legnoso, umido, tappezzato di sabbia pigiata e fredda e pietre levigate dal tempo. Ci s'era ficcato dentro perchè aveva pensato di riuscire a chiudere gli occhi...

Dormire forse, ma sapeva che anche quando dormiva in realtà era sveglio, all'erta, nel caso l'avessero cercato.

I passi si fermarono.

"Esci!" – l'ordine secco.

Non si mosse, ci provò a far finta d'essere addormentato. Non funzionava mai.

Mai, neppure quella volta, che pure se l'era immaginato che se il padrone era sceso a terra forse non avrebbe avuto necessità di cercarlo. No...

"Esci!" – l'ordine gridato.

La prima gamba si allungò piano, lenta, sgusciando fuori, come l'arto d'un ragno che assaggia la tenuta della ragnatela nel dubbio d'averla costruita troppo fragile, nel dubbio di cadere giù.

Nemmeno il tempo d'allungare l'altra gamba...

Renée Streke l'afferrò per la camicia.

Il legno s'era rivelato fragile, la sabbia incapace di nasconderlo...

Avesse avuto un coltello, l'olandese l'avrebbe staccato dal fragile rifugio come si stacca la polpa d'un riccio dal guscio, per ingoiarla, in un sol colpo, senza neppure masticarla, tant'era la foga e l'ingordigia.

Con la destra lo teneva per i capelli, stringendoglieli.

Quella sera era tutto così diverso.

Aveva imparato i tempi ed i gesti del padrone, aveva imparato a non opporsi alla stretta così che quella gli tendesse con meno foga i capelli ed i capelli gli facessero meno male. Quella sera no, non riusciva a comprendere perchè la testa gli facesse male, gli dolesse. E poi era angosciato e terrorizzato mentre il padrone s'apriva la patta dei calzoni e lui se l'immaginava che gli avrebbe chiesto...

Non voleva, quella sera non voleva, mentre l'odore della salsedine gli pareva più intenso del solito, fino a farlo vomitare e gli pareva che la nave stesse affondando che invece era in rada, poco fuori dal porto e la notte era scesa dolce e piatta sullo specchio di mare, anche se da terra silenziosa e piena avanzava lenta la nebbia.

Non voleva.

Non voleva ma sapeva di non potersi rifiutare.

C'era già passato. Le conseguenze le portava addosso ad una ad una, strisce ruvide che solcavano la schiena, il collo...

Però, davvero, non voleva...

Non voleva da quando...

"Sbrigati!" – l'ordine, i capelli trattenuti tra le mani, lui in piedi ch'era all'altezza giusta, la carne dell'altro un poco turgida, abbandonata ma pronta per esser colta ed animata...

Non voleva...

Gli venne davvero da vomitare. Non riuscì a trattenersi e tentò di scansarsi per non farlo sugli stivali dell'olandese che lo mollò scaraventandolo via mentre la pozza maleodorante e biancastra lambiva le calzature, allargandosi a terra.

Non voleva...

Piegato in due a terra, quella notte decise che avrebbe preferito mille volte essere preso a cinghiate piuttosto che soddisfare la richiesta dell'uomo che ormai da mesi l'aveva preso con sé, a bordo de Le Comte Vert, per divertirsi, sfogandosi contro di lui oppure obbligandolo agli stessi gesti che le puttane più scaltre riservavano ai clienti più esigenti che sbarcavano lividi e smaniosi.

"Che ti prende?" – ringhiò Streke ripiombandogli addosso.

Tossì, in qualche maniera, nemmeno sapeva come, era davvero riuscito a vomitare, che non era facile farlo quando nello stomaco non c'è quasi nulla, due aringhe secche e un boccone di pane.

Tentò di non rispondere...

Non voleva e basta. Nella testa...

Era tutto il giorno che ci pensava alla stretta in cui era finito, dopo esser rotolato via, sotto il calcio del padrone.

Gli era accaduto ancora, sulla nave, i mozzi o i passeggeri schifati s'erano scansati e lui era rimasto a terra, senza fiato, la voce inghiottita dalla paura.

I calci s'erano susseguiti. Così aveva imparato a rialzarsi in fretta, talmente in fretta che adesso essere finito chiuso nella stretta, nell'abbraccio di quello sconosciuto, bruciava più che se l'avessero davvero marchiato a fuoco.

Ondeggiava quella stretta che, di fatto, aveva interrotto, seppure per pochi istanti, l'ordinaria sequenza di violenza e adesso rimbombava, quella stretta, incomprensibile richiamo ad un tempo di dolcezza mai vissuto che pure era dentro di lui, dettato dall'istinto.

Streke lo riprese, per i capelli, sbattendolo contro la parete: "Che hai?" – digrignò inferocito.

L'altro negò con la testa, non parlava. Non poteva...

Mandò giù la saliva, mista al rovente sentore del magma che gle era ribollito in pancia.

Si passò la manica della camicia sulla bocca.

Respirò a fondo per dar ad intendere all'altro di sforzarsi d'esser di nuovo disponibile.

Non ci riuscì. La nausea prese a contorcere i muscoli e la schiena s'inarcò tanto che l'olandese lo mollò per evitare d'essere colpito dagli schizzi di vomito.

Si ritrovò a terra...

L'olandese s'inginocchiò su di lui, le mani di nuovo ai capelli. S'era risistemato i calzoni.

Un respiro fondo.

"Questo ti costerà caro!".

Un sussulto...

Ecco, adesso...

Il padrone avrebbe preso la cinghia.

Non accadde nulla.

Gli occhi sgranati e persi...

"Presentarti coperto di cinghiate non sarebbe opportuno...vorrà dire che provvederò a tempo debito!".

Lo scansò con rabbia e lui rimase lì, un poco inebetito, che gli facevano male i capelli, ma almeno aveva smesso di vomitare. Strisciò a terra, in ginocchio, fino al pertugio dove rientrò, come un ragno a cui la caccia è andata storta e allora deve riposare e riprendere le forze.

Si rannicchiò, abbracciandosi, chiuse gli occhi e pensò a quell'abbraccio.

Invece di scansarlo, invece di voltarsi dall'altra parte, quello l'aveva fermato, l'aveva tirato su da terra, l'aveva stretto.

E lui s'era sentito stretto al fascio caldo di muscoli asciutti, magri, quasi quanto i suoi.

Eppure...

Chiuse gli occhi, li strinse, fino a che una miriade di stelle prese a pulsare nella mente, ballando nel buio forzato e lui richiamò l'abbraccio, il cuore che batteva, il morbido panneggio della stoffa che odorava di buono, di pulito.

Voleva rivederlo…

Doveva farlo…

Il giorno dopo.

Chiuse gli occhi. Li tenne chiusi, stretti, per vedere se gli fosse accaduto di risentire quell'abbraccio...

Gli occhi chiusi...

Gli occhi chiusi...

Accarezzarti fino a farti impazzire...

Spogliati!

Cosa? Aspetta...

Ti voglio...adesso!

Aspetta...

Le dita erano scivolate sotto la camicia, ai seni, chiudendosi sopra, piano, i polpastrelli a lambirne la consistenza morbida, via via più turgida e piena.

Accarezzarti...

Vorrei accarezzarti...

Anche se so com'è la tua pelle...

Mi piace ascoltare il lento sbocciare del brivido che scorre, sotterraneo, fino a spezzare il respiro, mentre vorresti sottrarti e no, alla fine non vuoi.

Sciogliere il ghiaccio che ricopre l'anima...

Non voglio aspettare...e nemmeno tu...vuoi aspettare...

Affermazioni imperative, lingue di fuoco brillano nell'iride scura, verde...

Prenderti ed entrare in te... senza chiederti nulla...

Il bacio affondò di nuovo, il collo si tese, come il corpo tutto, gli occhi chiusi, i muscoli adagiati e molli e teneri, s'aprivano al dispiegarsi del respiro, all'incedere ritmato delle dita che saggiavano la consistenza dolce ed ambrata del sesso...

Il respiro riportava il consenso dei gesti, la schiena si tendeva per cercare il contatto, inarcandosi un poco e lui dietro, sempre lì...

Carezze leggere e poi intense...

Ordini...erano ordini...ne percepiva il tenore, eppure lei stava lì, incerta se indietreggiare.

Indietreggiava, ogni istante, contro di lui...

"Vuoi sapere com'è stato?" – domanda assurda.

Il respiro si perse, André intuì che lei non l'avrebbe mai ammesso, ma sì, voleva saperlo...

"Non posso..." – sussurrò lui stringendola...

"Perchè?".

"Alle volte sembri davvero ingenua. Non riesco ad immaginarmi che tu lo sia fino a questo punto...".

"Perchè?".

"Non capisci che un gesto, uno qualunque, non può avere lo stesso significato? Le dita che scorrono su di te non potranno mai muoversi alla stessa maniera...che se fossero su qualcun'altra...".

Comprese. Non era difficile...

Comprese che la paura genera rabbia. La rabbia distorce le immagini ed i suoni.

La paura andava tenuta a distanza.

André era suo...

Anche quando non era con lei...

Silenzio...

Lui dietro di lei, s'irrigidì un poco e poi si mosse...

Gli occhi sgranati, lui le girò attorno, se lo ritrovò davanti, mentre il corpo s'avvicinava e si perdeva in quello di lui, la bocca a prendere la bocca, a distogliere il dissenso.

Si sentì tirata giù, dai piedi. Lui sopra di lei, senza peso...

Il corpo si strinse, il respiro s'innalzò, la bocca si schiuse, davvero...

Il peso addosso l'inchiodava lì, respirava, la bocca afferrata e piena, le labbra quasi morse, le mani tenevano stretta la testa, bloccata.

La tensione innervò le vertebre, arco proteso verso di lui, mentre la testa diceva no...

Voleva sottrarsi e poi no, non lo voleva...

Ho detto spogliati...

Si sollevò un poco, gli occhi sferzarono l'ordine e gli occhi provarono a negare e la bocca riprese il suo corso sul collo, il naso che insisteva ficcato lì, mentre le labbra suggellavano un morso più fondo...

Spogliati!

Un sussurro...

Un affondo...

Un bacio...

Un affondo, di nuovo, il respiro si perse e s'annebbiò per annidarsi lì, per lasciarsi sopraffare dal tocco insistente e pieno, i muscoli umidi, chiusa lì, il tiepido affondo delle dita nel sesso, tanto che istintivamente provò a staccarsi ritrovandosi ancora più prigioniera.

Scivolò giù e la voce tentò d'uscire...

No...

La bocca le chiuse la bocca, la lingua s'immerse e lei lasciò fare, anche se aveva appena negato di volerlo.

Averti e cancellare dal tuo viso quello sguardo arrogante, che sfuggiva al mio solo per dimostrarmi che tu eri forte e non avresti mai avuto bisogno di piegarti ai sentimenti, all'amore...

Ancora no!

Ma non c'era verso di convincerlo quel dannato corpo che invece stava lì e s'apriva e s'immobilizzava alle mani che prendevano a slacciare la camicia e a trascinare via la stoffa, su, sulla testa per sfilarla.

Nemmeno il tempo di osservarsi negli occhi di lui, nuda, scoperta…

Avrei voluto liberarti da te stessa, prima che dalla tua uniforme o dalla tua vita...

Seduto su di lei, i sessi liberi di toccarsi e fendersi e sfregarsi, si specchiava adesso nello sguardo di André che l'ammirava ed osservava la curva dolce dei seni.

Le dita accarezzavano la consistenza morbida e lei era costretta ad afferrare le braccia di lui e a stringersi ad esse mentre la bocca tornava a scivolare lenta accarezzando anch'essa il turgore dei capezzoli pieni...

Ogni lembo di pelle esplorato mentre lei s'attaccava a lui...

Le dita accarezzarono il sussulto della carne…

Il respiro tremò costringendola ad indietreggiare un poco che il gesto s'era spinto dentro, ghermendo le labbra a fondo...

Asp...

No!

Il ventre piatto, ritratto, morbido e poi oltre...

Labbra sulle labbra affondate a sciogliere la vergogna a liberare il desiderio, in una danza intima e piena e fonda e sottile...

Voragine che s'apriva...

Giù, dentro, piano...

Tensione che scioglieva liberando e sollevando e affondando e ricadendo e...

Un altro affondo inghiottì la risposta, frantumando il residuo dissenso, risucchiato dall'incedere della lingua, ruvida ad assaggiare e lambire la pelle, a solleticarla, intiepidendola...

Il respiro si perse mentre le dita affondarono, ancora.

Il corpo teso prese a respirare assieme all'affondo...

Il riflesso ancestrale di liberarsi combatteva contro quello d'insistere e restare lì ed attendere di perdersi e morire piano piano, dolcemente, mentre gli occhi erano chiusi ed una miriade di bagliori prendeva a sciogliersi, e davvero pareva che il sangue fosse divenuto caldo, più caldo...

Lieve orgasmo prese a scorrere attraverso il corpo imprigionato e fermo.

Respirò i respiri intensi che prcorrevano i sensi, onde lievi, tremanti...

Occhi sgranati che s'aprirono di colpo, contrazioni pungenti s'innalzarono mentre le parve davvero di cadere giù, giù, dentro di lui.

Allargò le braccia per afferrarlo e tenersi...

"André...".

Il nome sussurrato nell'orgasmo decrescente, impresso a gremire la carne...

Il nome respirato piano...

Le labbra chiuse dalle labbra a raccogliere il proprio nome...

Giù, in fondo, assieme a lei, per coglierla e tenerla lì e provarci a farle comprendere che...

"Lo comprendi...adesso?" – chiese piano, mentre ascoltava il disfarsi dei muscoli, chiusi nelle dita.

Lei annuì, in silenzio.

"Voglio davvero peccare di presunzione ma...rispondimi ti prego...".

Silenzio...attesa...

"Credi davvero che in altro modo...con...".

"Con qualcuno che non fossi stato tu?" – fu lei a proseguire.

Sapeva che André si sforzava d'essere presuntuoso, ma sapeva che non sarebbe mai riuscito a peccare fino a quel punto.

Fu lui ad annuire e a proseguire.

"Sarebbe mai stato così?" – chiese lui, presuntuoso e candido come un bambino.

Sospeso che non era scontata la risposta, dato che non lei nulla era scontato.

Lei negò con la testa, stretta all'abbraccio di lui.

"Ebbene questa risposta è la stessa che io potrei dare di me stesso. Non sarebbe mai stato così e quindi non avrebbe avuto senso per me cercarti altrove, in altre persone, in altri abbracci...non sarei mai riuscito a trovarti...".

Annuì...

Oscar non l'osservava più.

Quanto sapeva André di lei, mentre lei credeva d'essersi nascosta bene, così bene che...

Riflessi abbaglianti, note intense d'incenso, respirate nel fondo della mente, a ritroso nel tempo...

Tutto scorreva mentre la coscienza abbandonava i sensi e i sensi s'innalzavano...

"La tua rabbia...te la sei tenuta dentro... tramutandola in ghiaccio..." – sussurrò lui, continuando a mordere piano il lobo dell'orecchio, divertendosi a stuzzicare i sensi, ghermendo il respiro che si perdeva, spiegando il passato.

Il respiro perduto...

"Ma era lì la tua rabbia...a bruciare...ad indicarti la strada...".

"Quale strada..." – un sussurro, l'orgasmo gremì le forze – "Quale...".

Il respiro perduto, che ci provò lei a convincerlo che forse era lui ad esaltarla, a vederla superiore a come lei fosse realmente. L'amava...

Forse era inevitabile che l'amore distorce la visione dell'altro sublimandone i difetti.

"Se fossi stata davvero costretta a lasciare l'uniforme...la mia vita sarebbe stata diversa...io sarei stata diversa...".

"Forse...".

La stretta si chiuse...

"Forse...forse saresti diventata una moglie...o forse una...una donna di strada...sì..anche quello!" – sorrise André – "Allora la tua vita sarebbe divenuta così piccola…".

"Cosa...".

"Piccola e banale e...confusa e torbida…avresti mai consentito ad un uomo che tu non avessi amato con tutta te stessa di lasciar scorrere le sue mani su di te? Di amarti…entrare in te, osservati come sta accadendo adesso…e tu saresti riuscita a fare la stessa cosa con lui? Se l'avessi veramente amato quell'uomo allora so che sarebbe accaduto questo...ma nessuno al mondo avrebbe mai potuto costringerti ad accettare un matrimonio…..per nessun motivo...e tu saresti morta…la tua vita sarebbe diventata così piccola…e tu saresti morta...".

Andrè si sollevò un poco, lisciando la pelle delle guance, le labbra dischiuse ad assaggiare il calore ch'emanava il corpo dissolto...

Prese a scorrere il dito sulla spalla scendendo giù disegnando la curva del gomito poi scostandosi al fianco...

Un sussulto.

Il silenzio calò di nuovo.

Oscar, fu lei ad osservarlo...

"Stecche di balena!?" – chiese lui a bruciapelo.

"Che...".

Si guardarono vicini, i respiri si toccavano, i corpi lucidamente abbandonati e folli ed ebbri...

Lei sorrise...

La risata s'espanse, liberatoria, prima lieve poi intensa, seppur soffocata ed immersa nella spalla di lui...

"Più che morta...sarei impazzita se veramente mi fosse toccato conciarmi a quel modo!".

André se la strinse addosso, prendendo a ridere anche lui. Nel buio non s'accorse che una fugace lacrima s'era insinuata, mista al calore dell'amplesso.

Si rivide perduto in lei, s'accorse di aver lottato per tutta la vita perchè fosse così la loro vita, anche se per come era vissuta lei, adesso, nessuno avrebbe potuto sperare in altro che non fossero solo quegl'istanti fugaci e rubati al destino.

Ammise d'essere stato egoista, in fondo...

"Vedi...non posso dirti quando è accaduto...ma ti ho amato Oscar. Sempre. E nulla potrà cambiare ciò che sentivo e ciò che sento ora. Ti ho tenuta stretta a me da tutta una vita...chissà forse in questo sono stato più bravo di te!".

"La mia paura più grande…" – un filo di voce, lo sguardo chiuso, la testa ficcata sul petto di lui ad assaggiare i muscoli tiepidi - "E'... non avere più tempo. Non abbastanza per essere la persona che potrà amarti…non so come farò a perdonarmi per essermi rifiutata di capire, per aver voltato la testa dall'altra parte e non aver ascoltato me stessa e te…".

"Io..." – respirò piano André – "Non...non rinnego nulla di ciò che c'è stato tra di noi...e anche di ciò che non c'è stato. Ti ho amato Oscar…anche tutte le volte in cui non l'ho fatto...e in fondo se ci pensi...tutto...tutto è servito per arrivare dove siamo…".

Lei lo guardò, fu costretta…

"Ci vuole coraggio per mantenersi saldi e a non cedere alla lusinga di una vita più facile, magari giustificandosi col dovere di obbedire al proprio padre. Sarebbe stata solo una scusa e nient'altro…non saresti stata tu…".

Ascoltò Oscar…

"Amare davvero è faticoso…non è mai facile e ogni gesto non è mai fine a se stesso, non è mai un atto finale, senza né capo né coda, un momento che scorre dopo cui assopirsi e dormire. Ogni gesto diventa unico ed esso è fine e inizio….cerchi te stessa e cerchi l'altro…ogni volta. E questo è faticoso…è difficile. Penso che tu, forse senza saperlo, ne fossi già consapevole. Altrimenti anche la tua vita sarebbe scivolata via, nell'oblio di ciò che dura una notte…e il giorno dopo non resta più nulla…non hai trovato nulla se non forse un luogo, di te, che…".

Sgranò gli occhi l'altra…

Sorpresa…

Un bacio sulla fronte…

Le parole sussurrate all'orecchio…

"Dove godere di più…".

Un sussulto…

"Ecco…pensi che a quattordici anni o a diciotto o a venti ti sarebbe bastato questo?!".

Silenzio…

"Io stesso…ho creduto di non farcela…tante volte…ho pensato di fuggire lontano da te, di sposarmi magari con qualcuno che mi accogliesse nella sua vita, semplicemente. Ma il tuo richiamo sarebbe stato lì…ai tuoi occhi, alla tua voce, ai tuoi silenzi, al tuo corpo che osservavo mentre camminavi sicura nei corridoi della Reggia. Sono rimasto perché non ci sarebbe stato altro posto per me in cui vivere, se non quello in cui ci fossi stata tu, qualsiasi cosa avessi deciso di fare nella vita…".

Chiuse gli occhi, appoggiandosi a lei.

"Credimi…anch'io sono stato egoista. Sperti accanto a me, anche se non ero certo che mi avresti mai amato…in fondo è stato egoista da parte mia….forse se avessi sposato Girodel…. non ti saresti mai ammalata come invece è accaduto….e quanto alla Bastiglia….te l'ho detto, credo che alla fine in un modo o nell'altro ci saresti finita lo stesso…chissà forse non a comandare un manipolo di soldati…ma ci saresti finita lo stesso. Chi avrebbe potuto fermarti!? Eravamo assieme…non pensi sia stato egoista da parte mia!? Ti ho avuta accanto, alla fine, nonostante tutto…".

André rise, alla fine.

E lei, a guardarlo bene, pensò davvero di leggergli in faccia il sereno compiacimento…

Lui non dipendeva più dai pensieri di lei, dalle sue decisioni.

Se la strinse addosso, di nuovo, respirando piano, il silenzio scese sulle voci ammantato dal nulla...

29 settembre 1789, Le Comte Vert, 3° giorno di viaggio, mattino...

Direzione Ajaccio

La coscienza ci mise un poco a ridefinire l'orientamento…

Ammise che il viaggio era ripreso, la nave procedeva lenta.

Il corpo stretto e chiuso a quello di André.

Lui dormiva. Si ritrovò immersa nel sonno di lui e gli si strinse addosso, perchè aveva freddo. Le sembrava che lontano dal corpo caldo ed immobile lei si sarebbe ritrovata nel gelo più nero.

Rimase lì, ancora un poco.

La rabbia prese a salire perchè il ricordo pungeva.

Doveva capire, comprendere...

Avevano discusso per ore su chi fosse lei.

Allora lei era lì adesso a chiedersi…

Vincere a duello quel nocchiero non era stato gesto risolutivo.

L'acqua del catino era fredda.

La camicia era fredda...

Era tutto freddo, persino la giacca che s'abbotonò fin sul collo, lisciandosi un poco i capelli.

Le dita scorsero al viso e lei non potè fare a meno d'annusarle, odore di sapone misto all'inconfondibile istinto della carne, dei respiri di sé...

Un bacio veloce alla nuca di lui, libera dai capelli...

Fece per alzarsi, nemmeno lontanamente immaginandosi che le parole di André, la sera prima, fossero serie.

"Dove te ne vorresti andare?!" – bisbigliò lui senza aprire gli occhi, la voce ferma, dolce, la presa netta al braccio e lei tenuta lì, quasi ci cadde addosso.

Forse era già sveglio da un pezzo e s'era goduto di sottecchi lo spettacolo di lei che aveva tentato di far piano, misurando i gesti, i respiri.

Gli oggetti spostati lentamente...

"Fuori a prendere un po' d'aria!".

L'altro non ci credeva...

Silenzio...

"André...lo prometto!".

"Cosa? Che ti terrai lontana dai guai?".

Un sospiro, gli occhi al cielo.

"Lo prometto!" – sibilò che allora lui diceva sul serio - "Andrò a controllare i cavalli...tu resta e riposati...credo siano da poco passate le sei e mezza...non mi lascerò sfidare a duello da nessuno, non lancerò sfide a nessuno! Non farò conversazione con nessuno! O almeno ci proverò!".

"A fare cosa? A non batterti o a non fare conversazione!?".

"André...ma...".

La presa si strinse, un tiro docile, che fu lei a chinarsi e a stampargli un bacio sulla bocca, labbra dapprima strette e poi, via via, intense e mobili...

"Questo ti basta?" – chiese lei staccandosi e prenendo a scostargli la frangia dal viso.

"No!" – diretto, ironico.

"...".

"Dimmelo di nuovo...".

L'equivoco proseguì che tutti e due avevano compreso e si stupirono di ritrovarsi leggeri e limpidi e disincantati di fronte alle reciproche paure.

"Starò attenta...te lo prometto..." – finì per tagliar corto lei che aveva compreso che lui voleva tenerla lì, ancora un poco e lei ci sarebbe rimasta lì, ancora un poco, anche se la coscienza mordeva e lei doveva sapere, doveva capire.

Non poteva voltarsi dall'altra parte.

André non mollava la presa...

"Allora...".

La mano s'aprì e lei sgusciò fuori dalla sua portata.

"Ci vediamo più tardi...".

"A dopo…" – rispose lei chinandosi di nuovo e prendendogli il viso tra le mani e baciandolo di nuovo.

E lui tentò d'afferrarla di nuovo per trattenerla ma stavolta fu lei ad essere più veloce, con un balzo fu fuori.

André rimase lì a fissare la porta che si chiudeva, sorridendo tra sè e sè al pensiero che sarebbe stato tutto meraviglioso se lei...

Non fosse stata lei.

Stai attenta...ti aspetto...

Era lei e nessun'altra.

Andava bene così.

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