Sono finalmente tornata!

Chiedo immensamente scusa per l'enorme ritardo ma purtroppo anch'io sono stata colpita dal cosiddetto "blocco dello scrittore". Blocco che non ho ancora completamente superato, quindi non so con precisione quando ritornerò, ma volevo comunque tranquillizzare tutti quelli che seguono la mia storia: ho tutta l'intenzione di completarla, quindi vi chiedo soltanto un po' di pazienza.

Ringrazio: SIMO77, YAS V e SHARPEY 18 per essersi preoccupate per la mia assenza. Ora prima di iniziare il nuovo capitolo, riassumerò in poche righe, dove eravamo rimaste, giusto per rinfrescare la memoria.

Haruka e Michiru sembrano finalmente aver ritrovato la complicità di un tempo, anche se la piccola Hikari sembra voler rovinare tutto: ha scoperto che Haruka aspetta un bambino e sembra molto contrariata, tanto da chiedere alla sua mamma di voler ritornare dal suo papà.

Michael ha finalmente chiesto a Jennifer di sposarlo.

Michiko e Rina hanno fatto la conoscenza di Michael.

Okay ora vi lascio alla lettura del nuovo capitolo!

Aveva dormito poco, per tutta la notte non aveva fatto altro che fare strani sogni, sogni che ora non riusciva a ricordare ma che le avevano messo una certa agitazione. Aprì gli occhi per notare che erano appena le sette di mattina, e per una che non aveva un lavoro, era abbastanza presto per iniziare la giornata. Decise di riprovare a dormire, anche se dubitava di riuscirlo a fare. In questi casi le occorreva un diversivo per non ricominciare a pensare a quello che ormai era diventato il suo pensiero fisso, la sua tortura, tanto da indurla a girare sempre con l'i-pod per ascoltare musica, nel tentativo di strappare dalla sua mente quella notte. Aveva cambiato città, aveva deciso di buttarsi in una relazione, che purtroppo non era riuscita a sentire propria: ogni volta che la sfiorava, non poteva fare a meno di ricordare le sue mani, di ricordare le sue dita…

Era tornata a casa con una tremenda confusione in testa e anche un po' più giù! Averla sentita così vicina, aver avuto un assaggio delle sue carezze, della sua sensualità, aveva acceso in lei un desiderio che adesso la rendeva irrequieta. Era in queste occasioni che rimpiangeva di non essere una donna facile. Se solo fosse stata di altre idee, ora starebbe colmando quel fastidioso disagio che le impediva di rilassarsi.

Da quando era scesa dalla sua auto, non aveva fatto altro che ripensare a quello che era successo in quello spogliatoio, a come il respiro di Haruka le aveva solleticato la pelle, a come la sua bocca era stata così vicina, al suo profumo e alla sua mano…Oddio quella mano le aveva regalato scariche elettriche, anche se le aveva semplicemente toccato un fianco, cosa avrebbe provato se l'avesse toccata in altri posti?

Ma cosa mi prende? Ho bisogno di fare una doccia!

Sì, una doccia fredda!

Entrò in bagno e altri ricordi assalirono la sua mente: il calore del corpo dell'altra schiacciato al suo, il respiro dell'altra nei suoi capelli, la sua folle proposta di esserle amica. Solo ora capiva di essere stata una sciocca a credere di poter semplicemente esserle amica, non quando moriva dalla voglia di sentirla accanto a sé, dentro di sé. Non erano certo desideri che una provava nei confronti di una semplice amica, di sicuro non aveva mai provato nulla del genere nei confronti di Rina, eppure le voleva un bene enorme. No, quello che provava per quella bionda era puro desiderio. Desiderio che la stava divorando, che la faceva sentire sempre sull'orlo di una crisi isterica. Doveva assolutamente trovare un modo per allontanare quei pensieri, per soddisfare i suoi bisogni. Ma come? Non era sicura di poter trovare un'altra persona, donna o uomo che fosse, che le avrebbe suscitato almeno la metà che le suscitava quella bionda. Quando l'aveva spinta a quell'armadietto era stato sul punto di saltarle addosso, aveva davvero sperato che la toccasse e la facesse sua. Era sicurissima che se Haruka non fosse andata via, alla fine avrebbe ceduto, si sarebbe completamente data a lei. Era da quando le aveva ballato addosso che non aveva fatto altro che chiedersi come sarebbe stato fare l'amore con lei, cosa avrebbe provato nel sentirla dentro di sé. Addirittura era arrivata a sognarla di notte, a sognarla mentre la baciava, le sfiorava il seno…

Ora basta!

Scosse violentemente la testa per allontanare quei pensieri. Aprì l'acqua della doccia e iniziò a spogliarsi. La cosa dura da accettare era che, se ora si trovava in quella situazione, doveva ringraziare solo lei e la sua voglia di rivincita nei confronti di Jin. Tutto era iniziato da quando aveva deciso di far ingelosire Jin, ballando in modo molto provocante sulle ginocchia di quella bionda, ottenendo sì quello che aveva sperato, ma avendo anche in cambio un sacco di imprevisti. Certo quella sera non aveva mica pensato alla possibilità di scatenare tutta una serie di eventi che l'avrebbero portata a desiderarla così ardentemente. Quando l'acqua era alla temperatura giusta, si mise sotto il getto d'acqua e chiuse gli occhi. Lasciò che l'acqua portasse via tutta quell'agitazione che non era più sicura di poter sopportare. L'unica cosa che le restava da fare era limitare il più possibile di vederla, d'incontrarla. Anche se era partita da lei l'idea di essere amiche, ora non era del tutto sicura di riuscire a frenarsi la prossima volta che l'avrebbe incontrata.

Chiuse gli occhi e alzò il viso per far si che l'acqua la travolgesse, come se potesse levarle dalla mente tutti quei pensieri. Quando dopo alcuni minuti, uscì dalla doccia si sentì rinata anche se non del tutto convinta di come sarebbero andate le cose. Si asciugò, indossò pantaloncini e canotta e asciugò i capelli. Decise di rinchiudersi in camera e cercare di dormire, era stata una giornata piuttosto dura e, la paura di essere di nuovo assalita da quel desiderio incontrollabile, le suggerì di riposare, altrimenti non avrebbe chiuso occhio.

Legò i capelli in una coda e si sdraiò sul letto, proprio quando stava per chiudere gli occhi, qualcuno bussò alla porta. Il suo cuore iniziò a battere veloce per lo spavento: era strano che qualcuno bussasse alla sua porta a quell'ora di notte. Indecisa se aprire o no, si decise a farlo quando il campanello tornò a suonare, facendola sussultare ancora. Aprì la porta senza guardare o chiedere chi fosse e, quando i suoi occhi incontrarono quelli dell'altra, si maledisse per non aver ricordato le raccomandazioni che le aveva sempre fatto la madre, sul chiedere chi fosse prima di aprire la porta.

Potrebbe essere uno sconosciuto con brutte intenzioni! Le ripeteva sempre, peccato che ora non era affatto uno sconosciuto, forse aveva delle intenzioni ma non poteva giurare che fossero brutte.

Almeno non per lei!

-Haruka cosa ci fai qui?- le chiese e nel suo cuore sperava che la risposta fosse: "Ho voglia di te!"

Risposta che non arrivava, visto che la bionda la fissava con sguardo vacuo, sembrava quasi chiedersi cosa stesse facendo in quel posto. La vide chiudere e riaprire gli occhi, la vide aprire la bocca, prima di fare un passo in sua direzione e sussurrare: -Ho bisogno di…-

Vuoto! C'era solo e soltanto vuoto nella sua mente, non riuscì a captare cosa volesse, forse perché se l'era preso senza tante cerimonie. Riusciva solo a sentire il calore di quelle labbra appiccicate alle sue, quelle labbra che con prepotenza si appropriarono della sua bocca, impedendole di replicare, se mai avesse voluto farlo. Chiuse gli occhi, assecondando quella bocca, facendola sua, facendo sue tutte quelle sensazioni che aveva agognato per tutta la serata, facendo suo quel battito sfrenato del suo cuore. Non osava muoversi, non osava aprire gli occhi, aveva paura che fosse solo un sogno. Un sogno dal quale non avrebbe mai voluto svegliarsi. Quando però il suo vicino, di ritorno da chissà quale lavoro, tossì lievemente, tornò subito con i piedi per terra, l'allontanò da sé e con immenso imbarazzo salutò l'uomo e chiuse la porta alle spalle della bionda. Aveva il respiro affannato e il cuore che batteva forte, si appoggiò con la schiena alla porta, sentendo all'improvviso le gambe deboli. Haruka le dava le spalle e sembrava per nulla intenzionata a prendere parola.

-C-cosa ti è preso?- sentiva il viso in fiamme, non solo perché non sapeva cosa attendersi dalla bionda ma anche per la figuraccia appena fatta con il suo vicino.

-Stavi dormendo?- non era certo la risposta alla sua domanda, ma cosa pretendeva, Haruka non era certo persona da spiegazioni. Quella domanda le fece ricordare di non essere del tutto presentabile, abbassò il viso per controllare e come temeva non lo era, anzi non ricordava che quella canotta fosse così trasparente! I suoi capezzoli era ben definiti e visibili. D'istinto si portò le mani al seno e s'incamminò nella sua stanza.

-Aspettami qui, arrivo subito!-

Entrò in camera e subito si diresse verso l'armadio in cerca di qualsiasi cosa da indossare, anche se in quelle situazioni sarebbe stato utile solo indossare il reggiseno.

-Questa è la tua camera?-

La porta! Perché diavolo non ho chiuso la porta!-

La vide farsi strada in quella stanza senza neanche chiederle il permesso per entrare, la vide sedersi sul letto e guardarla con occhi penetranti. Forse era solo la sua impressione, oppure era interessata dallo spettacolo che i suoi seni le stavano donando. Si fermò un attimo a osservarla: aveva il viso stanco e gli occhi velati da uno sguardo ambiguo, un misto tra risentimento e tristezza.

-Haruka cosa vuoi?-

-Balla per me! Balla su di me!-

Cosa intendi per balla su di me! Quella domanda si fermò però sulla punta della lingua, lo sguardo malizioso di Haruka le fece capire che forse aveva capito bene.

-Haruka senti, forse sarebbe meglio se tu torni a casa-

Sì, era meglio così perche il suo corpo traditore aveva iniziato di nuovo a reagire alla sua presenza e non era sicura di poter resistere ancora per molto. Non quando l'altra sembrava intenzionata a offrirle quello che lei voleva. Per tutta risposta, l'altra si alzò e le afferrò la mano, la fece voltare e la cinse tra le braccia.

-Non vuoi ballare per ?- avvertì il suo alito sfiorarle l'orecchio e una scarica elettrica le percorse lunga la spina dorsale.

-Haruka per favore- faticava a parlare, faticava a ragionare con lei così vicino.

-Non devi preoccuparti, so quello che faccio- le sue parole le arrivarono così decise, proprio come quelle dita che iniziavano a intrufolarsi sotto la canotta, sfiorandole la pelle calda del ventre.

-Ma…- tu sei impegnata! Quelle parole le morirono in gola, quando sentì un leggero soffio, alla base del collo.

-Le ho detto di noi e mi ha risposto che è normale farsi degli amici. Capisci?-

-Ha ragione- aveva controbattuto, cercando di controllare le sensazioni che le sue dita le stavano regalando. Sensazioni che le impedirono di cogliere il vero tono con cui quelle parole erano state pronunciate.

-Noi non siamo amiche!- rispose la bionda con tono deciso.

-Credevo di potermi considerare tua amica- da dove trovasse il coraggio di continuare a insistere sull'essere amica, non lo sapeva. Forse era la consapevolezza che la realtà era del tutto diversa.

-Due amiche non fanno quello che stiamo facendo- le sussurrò la bionda, nascondendo di più il viso nei suoi capelli, facendola completamente perdere nel gioco che quelle mani stavano facendo alla pelle del suo ventre. Chiuse gli occhi, respirando a fondo, mentre sentiva le mani dell'altra farsi strada sul suo corpo.

Sapeva di doverla fermare, di doversi fermare ma le sensazioni che quelle dita le stavano regalando erano davvero irresistibili. Fu nel momento in cui spostò le sue attenzioni sul seno che sospirò piano, inclinò la testa all'indietro, appoggiandola appena sulla spalle dell'altra, mentre cercava di trovare qualsiasi scusa per avere la forza di fermare tutto.

"Se uno tradisce è perché non ama più la persona che ha accanto"

Le parole di Rina le rimbombarono nelle orecchie e, anche se sapeva di star solo cercando una banale scusa per mettere a tacere la sua ragione, decise di stare al gioco di Haruka.

Se per lei va bene così, anche per me va più che bene! Pensò un attimo prima di abbandonarsi completamente a quel corpo, e di cedere a quelle carezze che si facevano sempre più invadenti. Haruka aveva il completo controllo della situazione, le accarezzò il seno, facendola gemere, lentamente l'attirò ancora di più a sé, mentre indietreggiava, fino a sedersi sul letto, facendola sedere sulle sue ginocchia. In quel momento Miko non riusciva a pensare a nulla, non si rese neanche conto che l'altra non l'aveva guardata in viso nemmeno una volta, si ostinava a tenerla di spalla. Avvertì le mani afferrarle la canotta e, senza che l'altra le dicesse nulla, alzò le braccia per farsela sfilare, rimanendo completamente nuda.

-Oh Har…Oddio!- fu bloccata dalla mano dell'altra che si era infilata, senza nessun preavviso, nei suoi pantaloncini, toccandola con ardore.

-Sdraiati!-

Si ritrovò sdraiata sul suo letto, mentre l'altra la spogliava completamente. Istintivamente alzò il bacino per aiutarla nel compito, sentiva tutto un fuoco dentro e non riusciva a smettere di muoversi, nel tentativo di lenire quell'esigenza con un contatto con l'altra.

Avvertì le labbra di Haruka appoggiarsi sui suoi seni, sentì la sua lingua bagnarle la pelle mentre un calore immenso stava incendiando il suo corpo. Allungò una mano per toccarla, ma l'altra l'afferrò e la portò sopra la sua testa.

-L-la camicia- ansimò, morendo dalla voglia di sentire la pelle della bionda sulla sua, voleva scoprire se anche lei stava provando le sue stesse sensazioni. Se anche la pelle dell'altra ardeva come la sua. Chiuse gli occhi, aspettando che l'altra si spogliasse, quando li riaprì fu invasa dal viso dell'altra che era fin troppo vicino, le labbra schiuse che cercavano le sue. Non si fece attendere molto, alzò il viso quel tanto che bastava per unirle alle sue. Subito fu invasa dal sapore dell'altra, dalla sua lingua e non riuscì a trattenere un gemito, che l'altra voracemente inghiottì.

Da quando Jin l'aveva tradita, si era sempre chiesta come poteva una donna accettare di essere l'altra. Aveva sempre pensato che nulla, neanche un'attrazione enorme, l'avrebbe convinta a diventarlo. E invece eccola lì, tra le braccia di una persona impegnata ad ansimare e a chiedere di più. Il suo corpo ormai era in balia di quelle sensazioni: chiedeva, anzi, esigeva di più. Intrecciò le mani al collo dell'altra, spingendo il bacino in avanti: aveva assolutamente bisogno di spegnere quel fuoco che la stava rendendo cenere nelle mani di quella donna. L'altra sembrò capirla perché senza staccare le loro labbra, percorse il suo corpo con la mano destra per fermarsi sulla sua intimità. L'accarezzò piano e lei non capì più nulla. Iniziò a muovere violentemente il bacino per indurla ad andare avanti, voleva sentirla. Quando ormai era pronta ad accoglierla, con i muscoli tesi, avvertì il corpo dell'altra staccarsi dal suo, aprì gli occhi mentre una strana sensazione s'impadronì di lei: un misto tra paura e disagio. Paura che l'altra avesse cambiato idea; disagio per quel desiderio così forte, che non era stato appagato. Aprì gli occhi e, facendosi leva sui gomiti, si alzò per guardarla.

-Che fai?- ansimò, guardandola con occhi lucidi e il fiato corto.

-Mi dà fastidio!- sentenziò la bionda, sfilando l'orologio senza guardarlo. In quel momento vide una strana espressione sul volto dell'altra, sembrava avesse paura di guardare quell'oggetto, sembrava avere dei dubbi. Il suo sguardo era fisso su quel polso, tanto che anche Miko diresse lo sguardo a quel polso, che non aveva nessun segno ma sembrava davvero preoccupare la bionda.

-Haruka cos'hai?- pronunciò quelle parole con tono roco, i suoi occhi erano carichi di desiderio, le sue dita che esitanti le accarezzarono il volto, per la prima volta. L'altra alzò il viso e la guardò, ma solo per un attimo.

-Nulla!- e la baciò con rabbia, ricominciando da dove si erano interrotte. Impedendole di riflettere sullo sguardo che aveva appena visto.

Quando la mano di Haruka toccò di nuovo la sua intimità, non capì più nulla, intrecciò le mani nei suoi capelli e l'attirò maggiormente a sé. La sentì affondare il viso nel suo collo mentre, contemporaneamente, affondava in lei. Inarcò la schiena non riuscendo più a controllarsi, allacciò le gambe ai fianchi dell'altra, iniziando ad accompagnarla a ogni spinta.

-Oh mio Dio!- riuscì a formulare, quando le spinte divennero più veloci, quando il fuoco che avvertiva rischiava di esplodere. Strinse forte i capelli dell'altra, quando con una spinta maggiore il piacere esplose, facendola muovere il bacino in modo incontrollabile.

Sentì l'altra abbandonare il suo corpo, sdraiarsi al suo fianco mentre lei, con occhi chiusi, cercava di riprendere fiato. Non sapeva se anche Haruka avesse provato le stesse cose, se anche per lei era stato incredibile. Aspettò che spezzasse quel tremendo silenzio che era sceso, ma nulla.

Cosa stai pensando?

Avvertì il braccio dell'altra circondarle la vita e attirarla a sé.

-Ti sei pentita?- la sua voce era un sussurro mentre il suo cuore urlava impazzito nel suo petto. La presa di Haruka si fece ancora più forte, facendola aderire con la schiena al suo corpo, per poi nascondere il viso nei suoi capelli.

Non avendo nessuna risposta cercò di cambiare argomento, afferrò l'orologio di Haruka, appoggiato sul comodino, e i suoi occhi furono subito catturati dalla scritta sul retro.

-Un senso di te. Che significa?- chiese, con un brutto presentimento. La sentì ridere piano per poi risponderle:

-Non capiresti!-

-Tu prova a spiegarmelo-

-E' un segreto-

Cosa ti aspettavi? La rimproverò una vocina nel suo cervello, voce che lei subito respinse.

-Oh-

-Non fare così. Avremo anche noi dei segreti- aveva detto, quelle parole senza riflettere.

-Questo è il nostro segreto?-

-Cosa?-

Miko si liberò dal suo abbraccio, si mise cavalcioni sul suo corpo e avvicinò il viso a quello della bionda.

-Questo Haruka, sarà il nostro segreto?- e unì le labbra a quelle della bionda, stupendola per l'intraprendenza che aveva dimostrato. La bocca di Miko era alla ricerca disperata della sua, con determinazione la portò a schiudere le labbra, per permettere alla sua lingua di invaderla, raggiungendo quella dell'altra, iniziando a scontrarsi in uno scontro accompagnato da gemiti.

Non sapeva dove stava trovando tutta quell'intraprendenza, forse era per l'intensità di quello che aveva provato poco prima, forse era il desiderio di toccarla e non solo di essere toccata. Staccò le labbra dall'altra solo per guardarla un attimo e iniziare a baciarle la pelle del collo, delle spalle e per giungere al seno. Fu afferrata dall'altra che la riportò a dedicarsi alle sue labbra. Sembrava andare tutto per il meglio, Haruka sembrava provare le sue stesse cose, o forse era lei a provarle per entrambe. Quando, però, Miko trovò il coraggio di spostare le sue carezze verso il basso, fu bloccata bruscamente dalla bionda.

-Sarà meglio riposare, domani dobbiamo lavorare- furono le uniche parole che la bionda le disse. Furono le parole che la spinsero a tornare al suo posto, per cercare di riposare.

Furono le parole che oggi le facevano capire che durante quel rapporto era stata l'unica a provare qualcosa.

Avvertiva come una strana nube avvolgere la sua mente, che invano tentava di definire quel suono fastidioso, che le impediva di ritornare a sognare. Ancora completamente assonnata, allungò la mano per afferrare l'oggetto che emanava quel fastidiosissimo suono.

-P-pronto?- rispose senza aprire gli occhi e senza badare al tono della sua voce.

-Ti ho interrotta?-

-Sì!-

-E dimmi cosa ho interrotto?-

-Rina, ma cosa vuoi?-

-Oh stavi sognando il bel dottorino, vero?-

Sospirò e finalmente si decise ad aprire gli occhi, ricordando perché aveva una voce del genere e perché si sentiva così strana. Il sogno che aveva fatto, le sensazioni che aveva provato…

-Dannazione!- imprecò, dimenticandosi di essere al telefono con la sua amica.

-Scusa, scusa! Non volevo essere invadente-

-No, scusami tu! È che non ho dormito bene-

Come faceva a dirle la verità? Come poteva confessarle che non riusciva a liberarsi di quel ricordo che la tormentava anche nei sogni, facendole rivivere quella notte nei minimi particolari. Ogni volta riusciva a rivivere ogni sensazione, ogni volta riusciva a scorgere tutti quei particolari, che non aveva notato quella notte. Quei particolari che ora le facevano comprendere il vero stato d'animo che aveva portato Haruka da lei.

-Ho chiamato per sapere se hai completato quel foglio-

-Ma dove sei?- chiese, dopo aver udito dei rumori strani.

-In ufficio. Allora?-

-Sì, lo consegnerò nel pomeriggio-

-Bene! Ah Miko?-

-Sì?-

-Non temere, riuscirai a dimenticarla, hai solo bisogno di provare sensazioni nuove!-

Illusa! Era proprio un'illusa!

Per tutto questo tempo si era completamente illusa!

Illusa di averla dimenticata, di non ricordare nulla di quella notte. Illusa di poter colmare quel vuoto con uno qualsiasi. Illusa di riuscire a ingannare la sua amica.

Del resto Rina la conosceva da così tanto tempo che era impossibile non capisse cosa stesse provando in questo momento. Riattaccò senza rispondere a quelle parole, si portò il braccio sugli occhi e sospirò, ricacciando con forza quel nodo che le rendeva difficile respirare. Quando si fermava a riflettere, non riusciva a comprendere il motivo che l'avesse spinta a legarsi così repentinamente a quella bionda, e non solo. La cosa assurda era che sentiva di essersi legata anche a Michiru, e non riusciva proprio a capacitarsene. Non riusciva a perdonarsi per averle fatto del male, lei che parlava di Haruka con così tanto amore. Si ritrovò a invidiarla, perche lei aveva avuto anche il suo cuore. Molte volte si era chiesta come sarebbe stato fare l'amore con lei, avendo anche il suo cuore. Già facendolo per pura esigenza fisica era stata capace di farle provare un piacere enorme, se poi le avesse dato anche il cuore…

Dopo quello che era successo, aveva fatto una ricerca su internet su Michiru e la sua amata, scoprendo così tutto quello che si nascondeva dietro il loro amore: scoprì del fratello di Haruka, del tradimento, dell'azienda e soprattutto della loro unione, avvenuta davanti agli occhi di tutti. Ricordava ancora gli articoli che parlava dello scandaloso bacio saffico avvenuto tra la violinista e il pilota.

Osservò quel foglio appoggiato sul tavolo e sospirò, non era del tutto sicura di voler intraprendere quel lavoro, ma di sicuro non poteva continuare in quel modo.

Forse sarà la volta buona!

Quella notte non aveva dormito molto, come previsto Nick si era svegliato e non le aveva permesso di riposare e inoltre la sua mente non faceva altro che pensare a una sola cosa: presto sarebbe diventata la signora Butler! Non riusciva proprio a non pensarci, finalmente Michael le aveva chiesto di sposarlo e, anche se non era stato propriamente romantico, anche se sarebbe stato difficile raccontarlo ai suoi nipotini, era stata la più bella proposta che avrebbe mai potuto immaginare. Anche perché era stata seguita da qualcosa di veramente unico. Aveva trascorso quasi tutta la notte a ripensare a quella proposta, mentre cullava tra le braccia il suo bambino. Era riuscita a chiudere gli occhi solo verso le quattro, quando anche Nick, forse per pietà, aveva deciso di dormire. Si era svegliata dopo circa cinque ore di sonno, perché era stata la volta di Kate iniziare a piangere e, nonostante Michael fosse davvero un padre eccezionale, in quei casi serviva veramente a poco. Erano quasi le undici quando lei e Michael, lasciarono i bambini alla ragazza, che a volte si prendeva cura di loro, per andare a fare alcune commissioni. Jennifer nel suo cuore sperava che lui la conducesse in una gioielleria per comprare il famoso anello, ma preferì non dire nulla.

-Sicuro che non devi lavorare?-

Michael si voltò per guardarla negli occhi, era così strano passeggiare mano nella mano in pieno giorno. Non lo facevano ormai da tanto tempo: con la gravidanza era cambiato tutto, erano sempre rari quei momenti che si potevano dedicare.

-Devo lavorare nel pomeriggio- si limitò a risponderle, continuando a fissarla. Sembrava così sereno e rilassato mentre lei era agitatissima, dovevano affrontare l'argomento matrimonio ma lui non sembrava intenzionato a volerlo fare e di sicuro non voleva essere lei a iniziare quel discorso.

-Ecco è questo il negozio!- esclamò Jennifer, davanti alla vetrina di un negozio per bambini, il negozio dove era abituata a comprare i vestitini per i suoi bambini.

Michael si fermò un attimo a fissare l'insegna del negozio per poi spostare lo sguardo alla vetrina.

-Qualcosa non va?- gli chiese, notando che non era intenzionato a entrare.

-No, stavo solo pensando che dovremmo andare dai tuoi, nei prossimi giorni-

-Dai miei? E per fare cosa?-

-Hai già dimenticato cosa abbiamo deciso ieri?-

Dimenticarmi? E come potrei?

-Vuoi chiedere la mia mano?-

-No, quella è già mia! Volevo solo che sapessero da te, da noi-

I genitori di Jennifer non avevano accettato la sua decisione di non sposarsi, ecco perché lei era così restia nei loro confronti. Si vedevano di rado, anche se impazzivano per i loro nipotini non potevano fare a meno di sottolineare che la loro situazione non era "definitiva".

-Ne dobbiamo parlare proprio adesso?- il suo tono era palese, non voleva affrontare quell'argomento. O meglio non in quei termini. Voleva parlare della data, della cerimonia, di come sarebbe cambiata la loro vita, se sempre sarebbe cambiata. Non si era certo aspettata che lui per prima cosa lo volesse dire ai suoi genitori.

-Dobbiamo dirlo ai nostri parenti!- ribatté con convinzione.

-E lo faremo, ma non ora-

-Jennifer…al nostro matrimonio io…- abbassò per un attimo lo sguardo per poi fermarlo di nuovo in quello di lei.

-Vuoi anche lei- terminò per lui, intuendo quale fosse il motivo per quel cambiamento nel tono della sua voce. Haruka sembrava ancora un argomento tabù nella loro storia, anche se Jennifer stava davvero facendo del suo meglio per accettarla.

Gli sorrise e si avvicinò a lui, sospirò e poi disse, tutto d'un fiato:

-Sarò io a invitarla, però!-

Michael rimase sorpreso da quelle parole, si era aspettato una scenata, un rifiuto totale e invece Jennifer era riuscita a sorprenderlo. Rimase immobile, senza dire una sola parola.

-Che fai, non entri?- fu la sua voce a farlo riprendere, a indurlo a seguirla, anche se poi lo squillo del telefono lo bloccò

-Scusa!-

-Non ti preoccupare, ti aspetto dentro!-

Quando entrò in quel negozio fu subito assalita dalla paura, paura che quel matrimonio non sarebbe stato così perfetto, paura che accettando la presenza dell'altra nella sua vita, avrebbe rischiato molto, paura che non accettandola avrebbe perso lui.

-Bentornata!- la voce della commessa la riportò alla realtà. Sbatté velocemente le palpebre, come per schiarirsi le idee, e la sua visuale fu subita inondata dal sorriso, gentile e cordiale, della commessa.

-E' da un po' che non venivi-

Era vero, mancava da quel posto da tantissimo tempo. Subito dopo essere entrata nel settimo mese di gravidanza, aveva iniziato a comprare il corredino per i suoi bambini, e siccome non era molto esperta nel settore, aveva ricorso molto spesso al consiglio di quella commessa, finendo col diventare amiche, tanto che il giorno prima della nascita, la ragazza le aveva portato in ospedale due camicette della fortuna, che lei aveva dimenticato di comprare.

-Hai ragione, ma sono stata un po' impegnata- rispose, avvicinandosi e abbracciando la ragazza.

-Non hai portato i piccoli? Come stanno?-

-Benissimo, quella a stare male sono io e i miei seni!- vide l'altra sorridere con entusiasmo.

-Ti serve qualcosa o sei venuta semplicemente a trovarmi?-

-In realtà avrei bisogno di pigiami per i piccoli-

-Bene, sono arrivati giusto dei modelli davvero carini!-

A Jennifer piaceva quel negozio, proprio per la presenza di Karol, aveva un modo di interagire che metteva il cliente a proprio agio. Anche quando lei era in attesa, molte volte si era ritrovata indecisa sul scegliere un capo invece dell'altro e Karol aveva saputo consigliarla senza metterle fretta e senza imporle le sue idee. Lei che odiava entrare nei negozi dove le commesse erano invadenti e non si scrollavano di dosso se non compravi qualcosa, si era ritrovata a entrare in quel negozio e a trovare una commessa diversa.

Karol tornò con diversi modellini e lei, come al solito, si ritrovò indecisa su cosa comprare.

Possibile che debbano essere per forza tutti così stupendi?

-Scegli con comodo, io arrivo subito!- la vide allontanarsi, per dirigersi verso una ragazza, che era di spalle e che non poteva vedere. Si voltò e ritornò a contemplare per decidere su cosa comprare. Quando si trattava di Nick era abbastanza facile, anche perché i colori dei maschietti erano quasi sempre uguali. I guai iniziavano quando si trattava di Kate, quando ogni colore sembrava adatto alla sua bambina, quando non riusciva a fare a meno di immaginarla in ogni vestitino che vedeva e trovarla bellissima. In lontananza sentiva Karol parlare con la ragazza appena entrata.

-Allora hai deciso di compilarlo!-

-Sì, ho deciso di tentare-

Aggrottò la fronte, mentre uno strano presentimento iniziava a farsi strada dentro di lei.

-Anche se non credo di essere adatta a questo lavoro-

Quella voce la conosco!

-Dai non essere pessimista!-

Si voltò per guardare la biondina che stava parlando con Karol, ma niente, non aveva intenzione di voltarsi.

-Ora cosa devo fare?-

Ma dove l'ho sentita?

-Aspetta solo un attimo e ti faccio sapere quando devi tornare per il colloquio!-

-Okay, grazie!-

La ragazza si girò e lei riuscì a vedere il suo profilo

Io quella la conosco! Ma chi è?

Cercava di ricordare dove l'avesse vista, ma non riusciva proprio a focalizzarlo.

Forse quando lavoravo?

In qualche locale?

-Allora, hai scelto?-

Jennifer si voltò verso Karol e la guardò con sguardo interrogativo.

-Non ti piace nulla?-

-Chi è quella ragazza?- chiese, facendo un cenno della testa verso la bionda. Karol si voltò per capire a chi si stesse riferendo.

-Ah quella è una ragazza che vuole lavorare in questo negozio! La conosci?-

-Non riesco a ricordare, ma credo di sì!-

-Io devo andare, ma torno subito!- si allontanò per dirigersi nello stanzino che probabilmente usavano per riposarsi, però un attimo prima di chiudere la porta disse: -Quello rosa è perfetto per la tua Kate!-

Pronunciò quella frase ad alta voce, che anche la bionda la sentì, tanto da indurla a voltarsi completamente verso Jennifer. Fu in quel momento che capì chi fosse, ed evidentemente anche l'altra la riconobbe, perché i suoi occhi si spalancarono visibilmente.

Oh mio dio!

Con molta titubanza aveva afferrato quel foglio ed era uscita di casa.

Mal che vada, resterai ancora disoccupata!

Aveva cercato di tranquillizzarsi ripetendosi quella frase. Non sapeva nemmeno lei perché stava riponendo in quel foglio tutto le sue aspettative per il futuro imminente, forse perché le sembrava un buon diversivo per la sua mente, che ultimamente continuava a farle brutti scherzi. Quando arrivò al negozio, il suo sguardo fu subito attirato dall'uomo fermato all'entrata, intento a parlare con qualcuno al telefono.

Ma quello è il dottor Butler!

Anche lui sembrava averla riconosciuta, perché le sorrise per poi alzare la mano per salutarla. Quando lei fu a pochi passi da lui, lo vide chiudere la conversazione e stringere forte il telefono nella mano.

-Buongiorno dottore!-

-Buongiorno…-

-…Michiko- continuò per lui, avendo notato il suo imbarazzo nell'aver dimenticato il suo nome.

-Mi scusi ma vedo così tante persone…-

-Non si preoccupi! È difficile ricordare i nomi di tante persone, specialmente se li si vede solo una volta-

-Sembra saperne qualcosa- affermò il dottore, scrutandola attentamente o forse era solo la sua immaginazione.

-Ho lavorato come…commessa in un negozio, quindi è capitato anche a me dimenticare delle facce. Penso che sia lo stesso con i nomi!-

-Penso di sì!-

Il dottore sembrava inquieto: fissava con impazienza il telefono e l'entrata del negozio.

-Ora devo andare, mi ha fatto piacere rivederla!-

-Piacere mio!- rispose un attimo prima che il telefono ricominciasse a squillare.

Se lo sa Rina di sicura mi da della stupida! Sorrise nell'immaginare l'amica arrabbiarsi con lei per non aver approfittato di quell'opportunità. Entrò nel negozio e subito la commessa del giorno prima l'accolse, con il solito sorriso. Con molta gentilezza prese il suo curriculum e l'osservò, diede un'occhiata veloce alla sua richiesta e, dopo aver risposto ad alcune sue domande, si allontanò. Michiko rimase incantata a fissarsi intorno, quando fu distratta dalla voce della commessa che la portò a voltarsi.

La riconobbe subito, come avrebbe potuto non farlo, quella donna era stata l'unica che aveva, anche se in un modo tutto suo, tentato di impedirle di fare uno sbaglio. Solo che all'epoca lei non aveva compreso appieno i suoi propositi.

Se continui con questa storia soffriranno molte persone. Pensa bene a quello che fai!

Pensa bene a quello che fai!

Quelle parole le aveva completamente dimenticate, cancellate, parole che in quel preciso istante le rimbombavano nelle orecchie. Vide l'altra donna spalancare gli occhi dallo stupore e comprese che anche l'altra l'aveva riconosciuta.

Cosa devo fare, ora? Fare finta di non riconoscerla?

Trascorsero secondi interminabili, dove nessuna delle due avesse intenzione di dire o fare qualcosa, si limitavano a fissarsi indecise su cosa fare.

Fu tentata di andarsene, tanto aveva segnato il suo numero sul foglio, quando l'altra appoggiò il pigiama sul bancone e si avvicinò a lei, aprì la bocca ma fu bloccata dall'arrivo della commessa.

-Puoi venire nel pomeriggio per parlare con la direttrice! Jennifer non ti piace nulla?-

L'altra si voltò per guardare la commessa.

-Scusa Karol, ma ora devo andare!-

-O-okay!- Karol era confusa, ma non indagò.

La vide uscire dal negozio, e non riuscì a trattenere un sospiro di sollievo, si voltò verso la commessa per avere maggiori informazioni.

Non sapeva cosa le era successo, sapeva solo che dopo averla vista era stata tentata di dirle cosa pensava veramente di lei e del suo comportamento, poi però l'arrivo di Karol l'aveva bloccata.

Devo avvertire Haruka! Fu la prima cosa che pensò come mise piede fuori dal locale. Non avrebbe fatto lo stesso errore di due anni prima, restare in disparte quando lei avrebbe potuto essere l'unica a evitare quel disastro.

-Dammi il telefono!-

Michael la fissava sorpreso, non riuscendo a capire cosa le fosse successo.

-Il telefono?-

-Devo parlare con Haruka!-

Sbatté velocemente le palpebre credendo di aver capito male.

-Sai c'è tempo, non devi dirglielo proprio ora-

-Non scherzare!-

Era nervosa e agitata, la vide girarsi verso l'ingresso del negozio per poi afferrarlo e allontanarlo da lì. Camminava veloce, troppo veloce senza dire nulla.

-Jenny fermati!-

-Ho bisogno di parlare con Haruka!-

-Mi dici cosa è successo?- al suono di quella domanda Jennifer si bloccò, facendolo quasi urtare contro la sua schiena. Continuava a restare in silenzio e lui non sapeva come reagire.

-Lei era in quel negozio- sussurrò, senza voltarsi.

-Lei chi?-

-Due anni fa ho sbagliato, io avrei potuto parlarle, farle capire che stava sbagliando, infondo avevamo un bel rapporto e invece ho lasciato che la mia stupida gelosia prendesse il sopravvento. Ho avuto paura che se avesse rotto con Michiru si sarebbe rifugiata tra le tue braccia, così, invece di aiutarla a riflettere, l'ho aggredita, peggiorando la situazione. Ora non posso fare lo stesso errore!-

-La ragazza con cui ha tradito Michiru? È lei che hai visto nel negozio?-

Non sapeva se stava facendo la cosa giusta, forse sarebbe stato meglio se Haruka non sapesse del suo ritorno, forse non l'avrebbe incontrata e, se sarebbe stata fortunata, nemmeno Michiru. Il suo istinto però continuava a urlarle di doverglielo dire, che sapere sarebbe stato molto meglio.

-Vuoi che sia io a parlare con Haruka?-

-No, ho solo bisogno del suo numero. Io l'ho cancellato dalla rubrica-

Proprio come aveva previsto Haruka, Hikari sembrava aver dimenticato tutto quello che era accaduto la sera prima. Quando Michiru era andata a svegliarla quella mattina, non l'aveva rifiutata anzi, si era aggrappata a lei stringendola forte, sospirando quando la madre aveva ricambiato il suo abbraccio. Non avevano più parlato di quello che era successo, anche perché Hikari doveva andare a scuola e Michiru non voleva farle iniziare la giornata con un argomento così complicato.

-Mamma oggi devi lavorare?- le chiese la piccola mentre faceva colazione.

-No, perché?-

-Ho bisogno del tuo aiuto con un compito-

Non ebbe il coraggio di chiedere di quale compito si trattasse, aveva paura di intraprendere un discorso pericoloso visto che di sicuro tra pochissimi minuti si sarebbe unite a loro anche Haruka. Sapeva già di cosa si trattava, aveva chiesto spiegazioni a Haruka e lei le aveva spiegato del tema e dell'albero genealogico.

-Certo, che ti aiuto-

-Devo fare un albero genealogico e devo fare un intervista a te, alla nonna e a…-

Ecco era proprio questo che voleva evitare!

-Tu hai conosciuti i genitori di papà?-

-Perché me lo chiedi?-

-Potrei fare a te delle domande su di loro!- propose la bambina.

-Li ho conosciuti poco. Sai ero giovane e non ero molto espansiva-

-Oh- vide lo sguardo deluso della bambina tornare a interessarsi della colazione.

-Potresti sempre chiedere a zia Haruka- propose con cautela, avvicinandosi a lei e appoggiandole una mano sul braccio –lei è la sorella del tuo papà e credo sappia molte più cose di me!-

-Sempre lei- sussurrò la piccola, giocherellando con un biscotto.

-Amore, so che ora sei arrabbiata ma devi capire che tua zia ti vuole bene-

-Lei è a te che vuole bene non a me!- Puntualizzò, sfidandola con lo sguardo.

Sembrava così adirata per tutta quella situazione, eppure fino a qualche giorno prima sembrava così felice di essere di nuovo tutte insieme. Spostò la sedia e si sedette accanto alla sua bambina, le afferrò una mano e la costrinse a guardarla negli occhi.

-Mi dici perché parli così? Vuoi spiegarmi cosa ti dà così fastidio?-

La bambina però abbassò lo sguardo e non rispose.

-Lo so che tutto questo ti spaventa, è normale ma nessuno ti vorrà meno bene. Per me e per zia Haruka siete importanti entrambi-

-Non è vero! Lui sarà il suo bambino! Io sono tua non sua!-

-Quel bambino è di zia quanto mio, amore. Lo abbiamo voluto entrambe. Saremo una sola famiglia-

-Tu non capisci, mamma! Lo dimenticherai, dimenticherai lui e anche me!- i suoi piccoli occhi si colmarono di lacrime.

-Non potrei mai dimenticarlo, amore, proprio come non potrei mai dimenticarmi di te. Sei la cosa più importante che io abbia, non dubitare mai del mio amore. Io e zia abbiamo deciso di avere un altro bambino per te. Tu hai sempre desiderato avere un fratellino o una sorellina, non ho mai pensato di ferirti-

-Ho interrotto qualcosa?-

Alla voce di Haruka, Michiru percepì il corpo della piccola irrigidirsi appena, le accarezzò una guancia e sorridendole rassicurante le disse :-Ora vai a prepararti che ti accompagno a scuola!-

Senza dire neanche una parola e senza guardare Haruka nemmeno per sbaglio, abbandonò la cucina e si diresse in camera sua. Spaesata e confusa, guardò Michiru che lasciò uscire un sospiro.

-Allora? È ancora arrabbiata?-

-Non accetta che sia un maschio!- si alzò per afferrare una tazza e versarsi del caffè.

-Fammi capire lei crede che io abbia scelto di avere un maschietto? Le hai spiegato che queste cose non si decidono?- era stranamente nervosa, sentiva un'agitazione dentro che non riusciva a controllare.

-Haruka sa benissimo che non dipende da te, tu ricordati che ha solo sette anni ed è normale che sia gelosa-

La bionda non rispose, si limitò a prendersi del latte dal frigo e a ritornare in camera. Si era svegliata di umore pessimo, non sopportava niente e nessuno, tantomeno tollerava l'assurdità di quella bambina che si ostinava a crearle problemi. Ritornò a sdraiarsi sul letto, mentre con la mente pensava che tra poco avrebbe dovuto alzarsi per dirigersi in azienda. Rimase in quella posizione fino a quando Michiru non entrò:

-Io accompagno Hikari a scuola e poi vado a lavoro-

-Bene!-

-Haruka stai bene?- chiese, avvicinandosi a lei e sedendosi al suo fianco.

-Sì, solo un po' nervosa-

-Devi andare in azienda?-

-Sì!-

-Vuoi che ti accompagni?-

-Riesco ancora a guidare!-

-Allora io vado, se hai bisogno di me chiamami!-

La casa era avvolta da un silenzio assordante, richiuse gli occhi mentre con la mente cercava di rivivere gli eventi della sera prima. Nella sua mente, nonostante si sforzasse, non riusciva a comprendere le vere ragioni che avevano spinto Hikari a fare una scenata del genere. Michiru le aveva detto che era semplice gelosia, ma lei non era della stessa opinione. Se si fosse trattata di gelosia doveva essere così anche per una femminuccia, invece lei aveva iniziato tutto dopo aver saputo che era un maschietto.

Forse avverte già la rivalità tra fratello e sorella?

Lei e Hiroshi non avevano mai avuto rivalità, almeno da piccoli. Forse perché non avevano mai avuto un vero rapporto, forse perché lei e il fratello avevano solo un anno di differenza e quindi erano cresciuti insieme, imparando ognuno a crearsi il proprio spazio, senza interferire quello dell'altro. Crescendo poi i loro interessi divennero pressoché uguali, anche se non li condividevano insieme.

Era ormai in ritardo quando si decise ad abbandonare il letto per prepararsi. Avrebbe dovuto essere in azienda tra meno di venti minuti.

Quando arrivò in azienda trovò la scrivania stracolma di documenti che dovevano essere letti e firmati.

Era seduta su quella sedia da quasi un'ora quando il suo telefono squillò, distogliendola da tutte quelle cifre. Afferrò il cellulare per vedere chi fosse:

Michael

-Ciao mi hai salvato!- rispose, convinta di star parlando con il suo amico.

-Beh ecco…-

-Jennifer?- chiese incredula, aggiustandosi sulla sedia.

-Avevo bisogno di parlarti-

-E' successo qualcosa?-

-Haruka possiamo incontrarci?-

-Jennifer se si tratta della tua assurda gelosia, oggi non è proprio saggio incontrarci!-

-E' tornata Miko!-

A quelle parole Haruka spalancò gli occhi, mentre il suo bambino iniziò a scalciare forte, come se avesse capito che quella notizia l'avesse sconvolta.

Allora? Cosa ne pensate di questo capitolo?

Aspetto con ansia le vostre opinioni.

Un bacio a tutti e a presto!

Ancora grazie per avermi aspettato!