Capitolo 28
Annie e Yebraim erano tornati alla casa sicura del Capitano poco prima che rientrassero gli altri due jihadisti coi quali condividevano l'appartamento.
Al parcheggio, Annie aveva volutamente lasciato cadere il velo col quale si copriva la testa. Sperava di riuscire a lasciare un segnale. Se veramente la CIA la stava cercando... E se quel tale, Calder Michaels, era ancora sulle sue tracce, forse...
E poi c'era quell'incontro-non-incontro sulla spiaggia... la voce calda e profonda di quell'uomo cieco era ancora nella sua mente e, nella sua mente, riecheggiavano le parole che aveva sentito... "Descrivimi il luogo, per favore. Il colore della sabbia, dell'oceano, del cielo. Dimmi tutto quello che vedi. Io posso solo immaginarmeli, ma tu... fammi vedere ciò che vedi tu. Per favore."
Annie pensava e ripensava a quelle parole mentre, pian piano, come fosse un film al rallentatore, rivide se stessa e quell'uomo seduti su una barca che percorreva un canale cittadino e rivisse la loro conversazione.
"Vedi dei tulipani?"
"Siamo fuori stagione."
"Io farò finta che ci siano dei tulipani. E mulini a vento. Uno dei vantaggi della mia cecità è che posso immaginare le cose come mi pare e piace."
"Anche le persone?"
"Ma certo. Uno di questi giorni ti descriverò come sei. Mi invento un nuovo gioco."
"Ecco un bel piano."
"Questo piano invece era piuttosto rischioso. Non ero sicuro che ce l'avresti fatta. Una sensazione che non mi è piaciuta."
"Eri preoccupato per me?"
"Sì, parecchio."
"E non hai seguito il consiglio del tuo sergente?"
"Il consiglio del mio sergente non è servito perché l'oggetto della mia preoccupazione e la cosa positiva alla quale pensavo coincidevano."
Annie sobbalzò al tocco di Yebraim. "Scusa non volevo spaventarti."
"No, ok. Sto bene."
"Devo legarti..." le disse con rammarico Yebraim.
Annie annuì. Mise le braccia dietro la schiena per farsi legare i polsi. Poi, girandosi verso di lui e guardandolo dritto negli occhi gli chiese: "Mi aiuterai, Yebraim?"
"Annie..."
"Devo parlare con quell'uomo."
"Il cieco?"
"Sì. Lo conosco, lo so per certo. Non ricordo altro del mio passato, se non piccoli flash e..."
"Ma lui lo ricordi" osservò il giovane con un velo di tristezza nella voce.
"Sì, lui lo ricordo, anche se non completamente. Ricordo la sua voce. Non so perché, ma è così."
"Forse perché lo amavi? O lo ami ancora?"
La domanda era arrivata inaspettata. Annie provò un brivido lungo la schiena. Le venne in mente che aveva provato la stessa emozione, lo stesso brivido caldo una mattina, nel deserto, davanti all'alba. Ricordava quella mattina, la mattina in cui Yebraim e Mebruk l'avevano portata via con la forza da Taoudenni. Quanto tempo era passato? Due settimane?
Yebraim non attese la risposta della donna. La fece sedere su una sedia, alla quale la legò, e uscì dalla stanza.
Annie sospirò. Fuori dalla camera dov'era rinchiusa sentì Yebraim parlare con altre persone. Non riusciva a capire cosa dicessero, parlavano in berbero, ma la voce di Yebraim le sembrava piuttosto alterata.
Non sapeva che ora fosse. Certo, il tempo per pensare non le mancava. Sapeva bene che non sarebbe riuscita ad uscire nuovamente. Doveva trovare un modo per mettersi in contatto con Calder Michaels e i suoi uomini. Doveva convincere Yebraim a farlo al posto suo.
Dopo aver ascoltato almeno un paio di volte il dossier su Annie fornitogli da Hollman, Auggie era deciso più che mai a ritrovarla e a riportarla a casa. Quello che aveva saputo della sua vita lo aveva lasciato con un forte senso di sconforto e di impotenza, ma, se mai ce ne fosse stato bisogno, lo aveva reso ancora più determinato.
A Washington, un giorno, mentre parlava con Hollman, un piano si faceva strada nella sua mente. Poteva ancora funzionare, doveva solo rivederlo un po'. E con un po' di fortuna avrebbero anche consegnato alla giustizia Dimitri Diachkov.
Con l'aiuto di Arthur, era riuscito a piazzare un uomo della CIA all'interno della McQSecurity e, Hollman, stava facendo un ottimo lavoro. E questo era il primo passo.
Non aveva previsto che le coperture di Calder e dei suoi uomini venissero scoperte, ma avevano bypassato il problema con gli uomini che Joan aveva mandato a Rabat insieme a lui. Si trattava solo di istruirli a dovere. Secondo passo.
Annie si trovava a Rabat. Avevano perso le sue tracce nella zona commerciale della città, ma se Eric fosse riuscito ad identificare e seguire l'auto che avevano usato per allontanarsi... Terzo passo, non totalmente previsto. Anche se Auggie ci sperava, allora.
Un segnale dal suo portatile distolse Auggie dai suoi pensieri.
Aprì il messaggio.
Da Langley, l'equipe di tecnici lo teneva aggiornato sugli spostamenti di Diachkov, per quanto possibile. Diachkov aveva lasciato Rabat due giorni prima, pare per incontrare un trafficante d'armi proveniente dal Nord-Est dell'Europa e, secondo le loro fonti, sarebbe tornato a Rabat al massimo entro due giorni per chiudere i conti bancari e trasferire il denaro in qualche paradiso fiscale.
Se conosceva bene Annie come credeva, sarebbe riuscita a convincere il giovane berbero ad aiutarla. Era il cambiamento fondamentale nel suo piano. Quarto passo.
Annie si svegliò dolorante. Uno degli uomini che la tenevano prigioniera le portò qualcosa da mangiare. Nessuno di loro, a parte Yebraim, sapeva che poteva parlare. Questo, forse, poteva tornare ancora a suo vantaggio. Doveva però riuscire a sapere qualcosa di più dell'uomo che si faceva chiamare Capitano. Si ripromise di parlarne a Yebraim alla prima occasione. Aveva comunque un buon numero di informazioni, che era riuscita a raccogliere dalle conversazioni sentite. Ma qualcosa le diceva che ci doveva essere di più.
Fu lasciata sola per quasi tutta la mattina. Cercò di slegarsi le mani. Voleva provare a fuggire, in qualche modo, con o senza l'aiuto di Yebraim. In fondo gli aveva procurato già diversi problemi e non voleva causargliene altri.
Si concentrò su se stessa, sul suo respiro. Cominciò a pensare a come poter uscire da quella casa, anche solo per un po'. Doveva capire dove fosse situata la casa, con esattezza. Durante il viaggio dal parcheggio, Yebraim, anche se a malincuore, l'aveva fatta sdraiare sul sedile posteriore perché non fosse vista da nessuno "Non possiamo correre il rischio che qualcuno veda che sei uscita, potrebbe essere rischioso per entrambi" le aveva detto. Era assorta nei suoi pensieri totalmente quando accorse che da un po' non sentiva alcun rumore Se nessuno si affacciava alla sua stanza, forse voleva dire che era in casa da sola. Ma doveva esserne certa. Cominciò ad alzarsi rumorosamente facendo cadere la sedia, poi restò in attesa. Da fuori nessun rumore.
Diede un calcio al tavolo post di fianco a lei e lo rovesciò. Ancora niente. La casa era avvolta da un assoluto silenzio. Da una parte, questo la rendeva più audace ma, allo stesso tempo, la preoccupava. Non voleva parlare per non farsi scoprire.
Aspettò ancora. Poi spostò violentemente la sedia allontanandola da sé. Silenzio. Tutto questo le sembrava quasi surreale. Non sapeva se era il caso di tentare la fuga il prima possibile o se fosse stato meglio aspettare per vedere l'evolversi delle cose.
"Forza, Annie" si disse "Devi tentare."
Trovò dentro di sé tutta la tenacia, la caparbietà e la forza che l'avevano contraddistinta nel lavoro. Nelle pieghe della tunica aveva ancora le forcine che Khennuj le aveva insegnato a nascondere. Provò a far scattare la serratura del lucchetto ma lavorare con le mani legate non era impresa facile. Strattonò più volte la catena che la legava al muro, fino a farsi sanguinare i polsi.
"Calmati Annie, respira. Respira e riprova."
Ricominciò a lavorare con le forcine finché la serratura non scattò. Era libera, per lo meno dalle catene.
"E ora... la porta."
Guardò dalla serratura per cercare di capire se dall'altra parte vi fosse qualcuno. Non vedeva alcun movimento. Rimase in osservazione e in ascolto per qualche minuto. Niente.
"Ok, Annie. Prova ad uscire da qui, ora."
Chiuse gli occhi, fece un profondo respiro e provo ad aprire la porta. Chiusa.
"Certo, Annie. Cosa ti aspettavi? Che la lasciassero aperta per te?"
Si guardò intorno nella stanza. Cosa poteva usare per provare a forzare la serratura o scardinare la porta? Non vide nulla che potesse fare al caso suo. Proprio in quel momento sentì le voci di due dei guerriglieri. Qualcuno stava rientrando. Solo due voci. Attese qualche minuto nel silenzio. Sempre due voci.
"Sono in due. Forse se provassi a metterli fuori combattimento..."
Sapeva che erano armati. Ma doveva tentare. Prese la catena con la quale era stata legata e si appoggiò al muro dietro la porta. Aspettava silenziosamente che uno di loro entrasse per un qualunque motivo.
"E se nel frattempo tornano anche gli altri?" pensò "Devo agire in fretta." Sapeva che uno degli altri due era Yebraim, ma non voleva coinvolgerlo più di quanto già non avesse fatto.
Il turbinio di pensieri, l'attesa del momento giusto, la catena fredda nelle sue mani, riaccesero nelle sue vene la scarica di adrenalina alla quale era abituata, ora lo sapeva perché lo sentiva in ogni sua fibra.
Ogni muscolo del suo corpo era teso. La schiena contro il muro le trasmetteva una sensazione di sicurezza. Era pronta, lo sapeva. Silenziosamente si avvicinò al tavolo che aveva rovesciato e lo calciò nuovamente. Poi si appiattì immediatamente dietro la porta e attese. Fu questione di pochi secondi, ma il tempo era come dilatato all'infinito. Quei pochi secondi le bastarono per pianificare ogni suo singolo gesto, per coordinare ogni muscolo. La paura, l'audacia. Tutto era concentrato in ogni sua cellula ed era tutto pronto ad esplodere. Finalmente poteva tentare di essere libera.
Un dei due uomini entrò per capire cosa fosse stato quel rumore ed Annie, fulminea, gli passò la catena attorno al collo e strinse con tutta la forza che aveva. Non si accorse immediatamente che alle sue spalle stava giungendo il secondo uomo, ma la sua ombra le comparve improvvisamente al fianco destro. Annie si scansò appena in tempo per evitare che il calcio della pistola la colpisse alla nuca; il colpo però le arrivò in prossimità della tempia. Per un attimo la vista si annebbiò. La testa cominciò a girarle ma non lasciò la presa. Le sembrò di sentire la voce di Yebraim. Poi sentì uno sparo. E poi fu il buio.
