18. IL DONO
Quanto velocemente scorreva il tempo? Era passato un anno da quando Loki aveva stretto con Sigyn il fidanzamento e da quel giorno la corsa delle stagioni sembrava essersi arrestata come per fare dispetto ai due giovani amanti. Il protocollo di Asgard era serio riguardo al matrimonio e, malgrado fosse risaputo che gli dei si concedevano di frequentare altri letti oltre al proprio talamo, vi erano regole e riti da osservare.
Dopo essersi dichiarato a Sigyn Loki aveva dovuto manifestare il proprio amore e i suoi propositi davanti alla corte degli Aesir, le regole dicevano anche che il giovane avrebbe dovuto prestare fedeltà al padre della sposa ma poiché Iwaldi era morto anni prima e Sigyn non aveva fratelli, il principe riuscì ad evitare il rito che lo ammetteva nella famiglia di Sigyn. Dal giorno del fidanzamento ufficiale la coppia avrebbe dovuto attendere un anno per mettere alla prova il loro sentimento e le loro intenzioni.
Ora, seduta sotto il glicine in fiore Sigyn accompagnava il volo della notte pensando a quello che il domani le avrebbe portato.
Eccitazione e paura si agitavano nel suo cuore, l'indomani sarebbe stata la giovane moglie del principe Loki e il suo destino e la sua vita sarebbero state legate al marito per l'eternità.
Dopo il fidanzamento lei e Loki avevano scherzato a lungo sul giorno delle loro nozze cercando di immaginare come le loro vite sarebbero cambiate, ma ora, a poche ore da quel 'sì' che era per sempre, Sigyn sentiva il cuore stringersi in una morsa di paura.
- Non dovresti essere a letto?-
La ragazza si voltò e i suoi occhi incontrarono quelli smeraldo di Loki che la osservava divertito seduto sul parapetto del balcone. Sigyn si avvicinò incrociando le braccia sul petto e guardandolo con disappunto.
- Tu non dovresti essere qui. Lo sposo non può vedere la sposa la notte prima delle nozze, non è conveniente.-
- Volevo solo salutarti, ma se non mi vuoi vedere me ne vado.-
Loki si alzò sulla balaustra e fece per lanciarsi nel vuoto, ma l'espressione spaventata della giovane lo fece desistere dal continuare nel suo scherzo.
- Vuoi rendermi vedova prima ancora del matrimonio?-
Il giovane balzò giù dal davanzale e andò a sedersi accanto alla fanciulla che lo osservava piena d'amore. Con delicatezza le accarezzò il volto seguendo i lineamenti del viso guardandola come se si trattasse di un sogno che sarebbe scomparso all'alzarsi del vento.
- Sei ancora sicura?-
- Tu?-
Loki le sorrise e la abbracciò nascondendola alla luce della luna e delle stelle.
- Mai stato così determinato.- il giovane le baciò i capelli corvini accarezzandogli il capo con dolcezza – Stai tremando, hai freddo?-
- No, sto bene grazie.-
La ragazza guardò il ragazzo cercando di camuffare l'inquietudine che si agitava nel suo cuore.
- Sigyn, cosa c'è?-
- Ho paura.-
- Di cosa?-
- Dell'eternità.-
Loki scoppiò a ridere scompigliando i corti capelli della fanciulla.
- Un Aesir che teme l'eternità? Grottesco non trovi?-
- Probabile.-
Sigyn si abbandonò appoggiando il capo contro il petto del principe e respirando a fondo l'odore speziato di sidro di mele di cui era intriso il tessuto. Dal canto suo Loki riprese ad accarezzarle i capelli appoggiando il capo contro il suo.
- Posso capire la tua paura perché è anche la mia. Mi chiedo se sarò all'altezza di quello che ci attende e se saprò proteggerti come meriti. Io ti amo e farò di tutto perché tu possa sempre sorridere ed essere serena.-
Sigyn si voltò verso di lui e prima che potesse aggiungere altro lo baciò accarezzandogli il volto e passando le sue piccole dita tra le ciocche corvine del giovane.
Un rumore nella stanza costrinse i due giovani a separarsi e, prima che qualcuno li scoprisse, Loki si calò dal balcone districandosi con agilità tra i rami del glicine.
- Sigyn? Sei sul balcone?-
Frigg si diresse a passi svelti verso il balcone portando con sé un vassoio con due tazze d'argento.
- Dovresti dormire cara, domani dovrai essere al meglio.-
La donna appoggiò il vassoio sul parapetto e si avvicinò alla ragazza accarezzandole le mani tremanti con fare materno.
- Faccio fatica a prendere sonno. Troppi pensieri.-
Sigyn si liberò dalle carezze della regina guardando il punto in cui Loki era sparito giusto una manciata prima dell'arrivo della madre.
- La notte prima delle mie nozze ricordo che ero spaventata a morte. L'indomani sarei diventata non solo la moglie di Odino, ma anche la regina di Asgard e Odino,- Frigg sorrise imbarazzata – lui era molto diverso dall'uomo che è adesso: giovane, aitante, elegante e talmente bello da far impallidire il sole.-
Sigyn cercò di immaginare un giovane con la prestanza di Thor, la bellezza di Balder e i modi di Loki, ma per quanto si sforzasse la sua mente non riusciva ad immaginare un Odino diverso da quello che aveva visto fin dalla sua giovinezza passeggiare per i giardini di Asgard circondato dalla sua regina e dai suoi figli.
- Vorrei che mia madre fosse qui, che potesse consigliarmi e raccontarmi delle sue nozze.-
- Sigyn,- la regina le prese nuovamente le mani guardandola con dolcezza – so che non potrò mai prendere il posto di tua madre, ma per quanto mi riguarda tu sei come una figlia per me e vorrei veramente che tu mi considerassi una madre su cui contare per qualunque cosa.-
La ragazza sorrise annuendo con il capo e cercando di ricordare il volto e la voce di quella madre che la vita le aveva tolto troppo presto.
- La notte prima delle mie nozze anche mia madre venne da me ad assicurarsi che dormissi,- Frigg si alzò e andò a prendere le due tazze d'argento porgendone una fumante alla giovane – ovviamente sapeva bene che mi avrebbe trovata sveglia per cui mi diede da bere camomilla, papavero e miele dicendomi che la camomilla mi avrebbe dato la forza per affrontare le avversità, il papavero mi avrebbe permesso di ricordare i giorni lieti e il miele mi avrebbe donato la dolcezza.-
Sigyn si portò la tazza alle labbra e sorseggiò la tisana ripetendo tra sé e sé le parole dette da Frigg come se si trattasse di una qualche formula in grado di evocare quelle qualità.
…
Immobile davanti allo specchio Sigyn osservava la sua immagine chiedendosi se fosse veramente lei la ragazza riflessa. Attorno a lei Sif, Frigg e Brunilde si affaccendavano come api operose sistemandole l'orlo del lungo vestito o pettinandole i capelli corvini.
Frigg supervisionava attenta i preparativi dirigendo con ferma dolcezza la figlia e Sif più avvezze a maneggiare armi che fermagli e nastri.
Docilmente Sigyn si lasciava sciogliere ed intrecciare i capelli cercando di resistere all'istinto di scappare dalla stanza, essere toccata la metteva fortemente a disagio e doveva fare uno sforzo immane per mascherare il fastidio che le dava sentire delle mani estranee sul suo corpo che, con poca discrezione, le aggiustavano l'abito all'altezza del seno o le prendevano il volto esaminandolo come un frutto alla ricerca di imperfezioni da mascherare.
Quando quell'operazione fu terminata Sigyn si voltò verso lo specchio studiando attentamente il suo riflesso: l'abito argentato sembrava esserle stato cucito addosso e la stringeva in prossimità del seno e dei fianchi in modo strategico mettendole in evidenza le curve, all'altezza delle spalle un tessuto più leggero le scendeva lungo le braccia coprendole parzialmente e, a seconda della luce, rivelava riflessi verdi, infine tra i capelli Frigg aveva sistemato una piccola tiara argentata che le cingeva il capo come esili tralci d'edera.
- Sei davvero bellissima.-
Sigyn si voltò verso Brunilde guardandola con dolcezza, la ragazza la guardava estasiata girandole intorno e osservando con stupore sempre maggiore i dettagli dell'abito e dei gioielli.
Sigyn si guardò un'ultima volta nello specchio osservando soddisfatta il risultato, Brunilde la vedeva bella, ma lei si sentiva radiosa come il sole e, per la prima volta nella sua vita, riusciva a guardarsi con orgoglio senza provare vergogna della sua carnagione olivastra o di quei capelli che sembravano ali di corvo.
- Posso entrare?-
Thor comparve sulla porta e guardò con stupore Sigyn e il suo corteo di dame.
- Non vorrei mettervi fretta, ma ci attendono.-
Frigg sistemò per l'ultima volta la tiara in testa alla sposa e le diede un bacio sulla fronte accarezzandole il volto.
- Che il cielo e le stelle ti benedicano, figlia mia.-
Detto ciò la regina rivolse uno sguardo alle altre due ragazze e lasciò la stanza con Sif e Brunilde al rimorchio.
Rimasta sola con Thor Sigyn andò a sedersi sul letto facendo attenzione a non piegare il vestito. Silenzioso il principe le si avvicinò osservandola da lontano come se si trattasse di una stella caduta.
- Sei veramente bella Sigyn, Loki è fortunato.-
La ragazza gli sorrise imbarazzata cercando le parole per rispondere a quel complimento.
- E anche io sono fortunato, è un onore per me accompagnarti all'altare e immagino che anche Iwaldi sarebbe fiero di poter accompagnare una tra le figlie più belle di Asgard.-
- Sotto questo abito e queste sembianze da principessa sono ancora la ragazzina che, attaccata ai bracciali di Sif, scalciava e combatteva. È solo un trucco Thor, niente di più.-
La giovane si accarezzò il vestito appianando una piega comparsa all'altezza della coscia.
Thor si sedette accanto alla ragazza guardandola con l'affetto di un fratello e le prese con delicatezza le piccole mani percorse da tremiti di emozione.
- Sei nervosa?-
- Sì.-
- Lo ero anche io il giorno della mia incoronazione, ma non dirlo a Loki.- Thor ammiccò alla ragazza – Mi prenderebbe in giro fino alla morte.-
In lontananza una campana suonò richiamando Sigyn alla realtà. La ragazza guardò Thor prendendo un respiro profondo e si alzò muovendosi con eleganza per la stanza, anche Thor si alzò e si mise accanto a lei porgendole un mazzo di rose bianche e piccoli candidi gigli preparatole da Frigg con i fiori più belli del suo giardino privato. Sigyn prese tra le mani il bouquet e strinse i gambi come se si trattasse dell'elsa di una spada pronta a levarsi su un nemico.
- Ci siamo.- Il giovane la prese delicatamente sotto il braccio cominciando a dirigersi verso il luogo in cui si sarebbe celebrato il rito – Tieni lo sguardo in alto, non hai motivi per guardarti le punte dei piedi.-
…
Sigyn e Thor scesero nei sotterranei di Asgard dirigendosi verso un'enorme porta d'oro sui cui era scolpita un'immagine di Yggdrasil e dei Nove mondi. I due giovani sostarono alcuni istanti nella semioscurità che avvolgeva il luogo attendendo che il portale si aprisse permettendogli l'accesso al tempio.
Quando il portone si aprì Sigyn sentì il sole bruciarle sulla pelle e dovette strizzare gli occhi per la troppa luce.
Lentamente la ragazza avanzò lungo il sentiero di pietre bianche e levigate accanto a Thor che risplendeva come una stella nella sua armatura argentata, intorno a lei gli Aesir si sporgevano cercandola con lo sguardo e scambiandosi commenti, Sigyn cercò di ignorarli e alzò superba il viso seguendo il consiglio di Thor e guardando dritta davanti a sé avanzò con fierezza verso l'altare eretta tra le radici di Yggdrasil.
Loki la attendeva emozionato guardandola con orgoglio avanzare come sospinta dal vento: una rosa bianca dalla bellezza casta i cui petali non erano mai stati sfiorati dalle mani di un uomo. Le sue vesti sembravano complementari a quelle di Sigyn: sopra pantaloni bianchi il giovane portava una camicia argentata percorsa da riflessi verdi, in vita portava una cintura nera a cui era appesa una spada prestatagli per l'occasione da Fandral.
Ai piedi dell'altare Thor e Sigyn si inchinarono appena davanti al re degli dei e, dopo averle baciato la piccola mano, Thor consegnò la fanciulla al fratello che le prese gentilmente le mani sorridendole radioso.
Odino colpì con la sua lancia dorata il terreno richiamando i presenti all'ordine e senza ulteriori indugi diede inizio alla celebrazione.
Loki e Sigyn intrecciarono le loro mani davanti all'altare di Yggdrasil al cospetto del Padre degli dei e di tutti gli Aesir. Con sicurezza e consapevolezza si scambiarono i voti nuziali così come voleva la cerimonia e Loki fece scivolare all'anulare destro della sua sposa un anello d'argento impreziosito da uno smeraldo. Infine Brunilde si avvicinò all'altare portando due coroncine di fiori dorati terminanti in due lunghi cordoncini dello stesso colore. Odino prese le due corone e dopo averle poste sul capo di Loki e Sigyn consacrandoli come un essere unico ed indivisibile si portò allo loro spalle prendendo i due nastri e seguendoli rispettoso mentre i due giovani muovevano i loro primi passi come marito e moglie intorno all'altare.
Quando anche quel rituale fu completato Odino presentò ad Asgard e ai Nove regni i due sposi che si baciarono tra le ovazioni e i canti della corte degli Aesir.
Loki si abbassò sulla sua sposa e le sussurrò dolcemente alle orecchie la promessa che si erano scambiati molti anni prima in riva al mare.
- Ti amo e ovunque tu andrai o sarai io sarò con te.-
…
Al termine della cerimonia tutti gli Aesir seguirono gli sposi nella sala del trono dove era stata preparata la festa e il banchetto nuziale. Sigyn sapeva cosa la aspettasse e al pensiero di ore di musiche e balli guardò Loki implorandolo con lo sguardo di evitarle quella noia e di portarla il più lontano possibile da lì, ma il ragazzo le sorrise facendole capire che non c'era modo di sfuggire ai festeggiamenti.
La sala del trono era stata addobbata in modo da renderla irriconoscibile, fiori di tutti i colori ornavano le possenti colonne e grandi bracieri ardevano in diversi punti della stanza mentre lo scoppiettio del fuoco si univa al rumore delle stoviglie e delle voci degli invitati in una cacofonia assordante.
Odino e la famiglia reale sedevano sui rispettivi troni mentre per Loki e Sigyn erano stati preparati due piccoli seggi isolati dagli altri tavoli attorno ai quali gravitavano perennemente servitori con piatti di portata, dame e cavalieri che si presentavano per fare gli auguri alla coppia.
Sigyn si guardava nervosa intorno tormentandosi l'orlo del vestito e cercando una via di fuga, al contrario Loki mascherava splendidamente il proprio disagio scambiando battute argute con i commensali e riempiendosi il piatto di carne e il calice di sidro di mele.
- Tutto bene?- Loki si rivolse alla sua sposa guardandola con apprensione.
- Non mi piace stare in gabbia, e per quanto dorata e luccicante questa è una gabbia.-
Loki le sorrise e la baciò e Sigyn sentì sulle labbra il sapore speziato delle carni di cervo e della porchetta.
- Coraggio piccola volpe, ancora qualche ora e saremo fuori.-
Dopo quattro ore di portate e di brindisi i camerieri si fermarono e con un cenno Odino chiamò un servitore perché gli portasse il dono che aveva preparato per il figlio e la sua sposa.
Da un fagotto di velluto rosso il dio estrasse alcuni volumi rilegati in pelle pregiata contenenti tutti i miti e le leggende dei Nove regni e una cintura d'oro fatta dai nani sulle cui piastre erano incisi con abilità e maestria fiori ed esseri mitologici.
Dopo la coppia regale fu il turno di Thor che regalò al fratello una spada dalla lama lunga ed affilata che brillava nella luce della sala come una stalattite di ghiaccio.
- Tu fratello usi solo pugnali e lame da lancio, ma sono armi da ragazzino! Una spada invece si addice ad un uomo, inoltre questa notte perderai finalmente la tua innocenza e si dice che la spada di un uomo sia il riflesso del suo,…-
Loki fermò imbarazzato il fratello prima che dicesse qualche volgarità. Dopo Thor vennero Iðunn e suo marito che deposero davanti a Sigyn uno scrigno di legno finemente intarsiato, la ragazza lo aprì con delicatezza e al suo internò trovò, adagiate su un cuscino di velluto verde, quattro mele d'oro. Estasiata la fanciulla ne prese una tra le mani accarezzandone compiaciuta la superficie levigata e perfetta e osservando i suoi riflessi alla luce del sole.
- Queste mele, mia signora, non sono un dono futile, sono il frutto che alimentano l'immortalità degli Aesir ma sono anche in grado di curare le ferite più gravi e convincere la morte a tornare sui suoi passi. Serbale con cura e possa tu non doverle mai usare.-
Sigyn ripose la mela che aveva preso tra le altre ringraziando Iðunn del suo regalo e promettendole che avrebbe tenuto conto delle sue parole.
- Direi che ora tocca a me.- Una donna si avvicinò ai due giovani e appoggiò davanti a Sigyn un involto di seta vermiglia dai ricami d'oro – Sono la valchiria Mude e questo è il dono mio e delle mie sorelle.-
Incuriosita la ragazza aprì il drappo portando alla luce un arco dai flettenti bianchi come la luna e una faretra dello stesso duro materiale.
- Ossa di drago, resistenti ed indistruttibili.- la donna si allontanò permettendo anche agli altri commensali di poter vedere il suo dono – Questo arco è stato costruito nel Valhalla, è un oggetto unico nei Nove regni. Se lo saprai tendere con destrezza e se il tuo occhio sarà svelto non mancherà un bersaglio. Possano il cielo e le stelle benedire te, il tuo sposo e la tua casa, Sigyn. Ma se il fato dovesse essere contro di te, possa questo arco aiutarti a difendere coloro che ami.-
Sigyn prese tra le mani l'arco e ne accarezzò delicatamente i flettenti seguendo i ghirigori incisi sull'osso.
- Un'arma degna di una valchiria.- Hogun spiò la coppia da dietro l'ambasciatrice del Valhalla – Più adatta ad un uomo che ad una donna.-
La donna si voltò fulminando con uno sguardo il giovane che rimase ammutolito.
- Le stelle dicono che questa arma servirà a Sigyn.-
- Un'arma così bella deve avere un nome adeguato.- Loki accarezzò le mani della ragazza osservando rapito l'arco - Come pensi di chiamarlo?-
Sigyn si alzò in piedi e tese l'arma provandone la resistenza, era più duro di quelli che era abituata a maneggiare, ma con un po' di esercizio sarebbe riuscito ad usarlo senza problemi. La ragazza soppesò ancora un momento l'arco prima di trovare il nome.
- Lyn, la saetta. Perché come una saetta le sue frecce si abbatteranno su chiunque minacci la mia famiglia.-
- La saetta? I fulmini sono di Thor, non di Loki!- Sif si era avvicinata ai due sposi per osservare il famoso arco di ossa di drago - Dovresti chiamare la tua arma con un nome più coerente con i poteri di tuo marito.-
- L'arco è di Sigyn e lei è libera di dargli il nome che preferisce.-
La giovane lo tese ancora un paio di volte prima di riporlo nella sua custodia di seta.
- È un dono bellissimo, lo conserverò con cura. Ringrazia le tue sorelle.-
- Che tu non debba mai usarlo, mia signora.-
La valchiria tornò a sedersi lasciando la coppia nuovamente sola. Nel giro di poco tempo nella sala del trono riecheggiarono canti e rumori di stoviglie frantumate mentre Volstagg e Thor guidavano allegri cori da taverna riempiendosi senza sosta il boccale di birra e vino.
Sigyn osservava incuriosita e stupita l'arco e lo scrigno con le mele d'oro ripensando a quello che Iðunn e Mude le avevano detto. Anche Loki la osservava e i suoi occhi smeraldo si spostavano dai doni al viso pensieroso della sua sposa.
- Tutto bene?-
- Stavo pensando a quello che hanno detto Iðunn e Mude di questi regali. La valchiria ha detto che è scritto nelle stelle che io debba possedere ed usare questo arco e le mele d'oro sembrano portare con loro una promessa di morte.-
Il giovane le prese le mani stringendole con delicatezza e la accarezzò con dolcezza il viso quasi volesse allontanarle i presagi dalla mente con un gesto.
- Una sposa non dovrebbe pensare alla morte il giorno delle sue nozze. Questo giorno è per te, Sigyn, desidero che tu ti diverta.- Loki la baciò sorridendole radioso – Domani penseremo a quello che ci attende.-
Sigyn sorrise poco convinta e restituì allo sposo il bacio cercando di non pensare più di tanto alle parole delle due donne.
- Ho una cosa per te.- la ragazza fece un cenno ad un'ancella che si avvicinò portando una confezione di legno nero e lucido e una pergamena chiusa da un nastro d'oro – Il mio regalo di nozze.-
Loki prese tra le mani il rotolo e lo aprì con delicatezza leggendone il contenuto: il testo all'interno era scritto con rune rosse e verdi in una lingua vecchia quanto Yggdrasil, ai lati delle rune era stato disegnato un frassino dalle foglie purpuree e le venature dorate e ai piedi dell'albero era disegnato un serpente dalla pelle verde e argentata.
Loki accarezzò la pergamena cercando di leggerne il contenuto, ma non conoscendo la lingua dovette arrendersi.
- Che cos'è?- il giovane richiuse il rotolo fissandolo con il filo d'oro che lo legava.
- È un incantesimo,- Sigyn gli sorrise prendendo tra le mani la pergamena e riaprendola – chi lo recita può avere la vista di Heimdall e vedere tutto quello che succede nei Nove regni.-
Loki guardò con meraviglia la ragazza osservando ancora una volta il dono che teneva tra le mani.
- Ti piace?-
- È un dono bellissimo.- il giovane si voltò verso la sua sposa sorridendole elettrizzato - Dove lo hai trovato?-
- Appartiene alla mia famiglia da secoli, mio padre diceva che era il gioiello più prezioso della mia terra.-
- Dopo di te?-
Sigyn sorrise imbarazzata porgendo al marito il cofanetto di legno nero. Il giovane prese la confezione e la aprì portando alla luce sei lame da lancio con rune e fiamme incise sulla lama argentata.
- Sono splendide.-
- E dov'è il tuo dono, fratello?- Thor si avvicinò brioso alla coppia – Non te ne sarai dimenticato?-
Il giovane si alzò in piedi prendendo per mano la sua sposa.
- Per il mio dono dovrai aspettare questa notte.- il principe sorrise enigmatico alla fanciulla scatenando una risata maliziosa tra i presenti – E i nostri ospiti mi perdoneranno se non potrò mostrarlo a tutti.-
- Abbiamo capito, fratello!- Thor si avvicinò al fratello dandogli una sonora pacca sulla spalla che lo fece sbilanciare – Con le parole sei sempre stato bravo, ma ora è il momento di vedere come te la cavi nelle danze.-
Loki si voltò verso la sua sposa che lo guardò implorandolo di evitargli l'umiliazione di dover aprire le danze, ma il galateo andava rispettato e Sigyn dovette seguire docilmente il marito al centro della sala.
…
Loki condusse Sigyn verso il suo cavallo e con delicatezza la afferrò per i fianchi facendola accomodare in sella a Stern.
- Dove stiamo andando?-
La fanciulla si passò le mani sulla benda che il marito le aveva messo sugli occhi, ma il giovane tornò verso il suo cavallo impedendole di togliersela.
- È una sorpresa, reggiti alla sella e lascia guidare me.-
Con uno scatto anche Loki fu in sella al suo morello e prendendo le redini Stern lo condusse fuori dalla scuderia prendendo una strada sterrata.
I due giovani cavalcarono per diversi minuti e Sigyn dovette fare molta attenzione a non scivolare dalla sella, era sempre stata un'abile cavallerizza ma quell'abito le impediva di muoversi come avrebbe voluto.
- Siamo arrivati.-
Loki tirò le redini del suo cavallo e smontò in fretta correndo dalla sua sposa.
- Posso togliermi la benda?-
- Non ancora.-
Il principe prese per mano la fanciulla e la guidò lungo un sentiero sinuoso e poco battuto. Sotto un grande arco di pietra coperto da rampicanti il giovane si fermò e si mise dietro la ragazza abbracciandola.
- Ora puoi togliere la benda.-
Sigyn obbedì e quando aprì gli occhi il cuore le si fermò per un attimo: oltre l'arco si estendeva una fitta rete di sentieri a cui lati crescevano ordinate piante, alberi e siepi ornate dai fiori più belli che Sigyn avesse mai visto. Rose rosse, candidi iris e poi garofani bianchi e tulipani si affiancavano in un mosaico colorato e bellissimo.
- È il nostro giardino! Pensavo fosse andato tutto perduto!-
Sigyn si voltò verso Loki guardandolo pieno di gratitudine e meraviglia.
- Non è tutto, vieni con me.- il giovane prese per mano la ragazza e la guidò tra i sentieri fino ad un muro ricoperto da edera lussureggiante.
- Seguimi.- il principe scostò i rampicanti come fosse un sipario svelando una porta in legno massiccio con l'immagine di una rosa incisa sopra.
Il giovane introdusse la ragazza all'interno di un piccolo salotto dalle pareti in pietra nelle quali si aprivano due ampie finestre, al centro della sala vi era un grosso braciere acceso circondato da due ampi divani posti l'uno dirimpetto all'altro e sulla parete di fondo svettava una libreria in legno intarsiato traboccante di libri.
Sigyn lasciò la mano del marito e cominciò a muoversi cauta in quell'ambiente studiando la cura dei dettagli.
- Ti piace casa nostra?-
La fanciulla si voltò guardando estasiata il suo sposo e gli saltò al collo facendolo barcollare leggermente.
- La adoro, grazie.-
Loki le sorrise compiaciuto passandole una mano trai capelli corvini.
- Vieni, c'è ancora molto da vedere.-
Il giovane la guidò in un lungo corridoio sulla quale si affacciavano diverse stanze più o meno ampie: due camere da letto che si affacciavano sul giardino ed arredate con gusto, una stanza dalle pareti color avorio e il soffitto affrescato come la volta celeste al centro del quale era stato posto un grosso tavolo in legno massiccio su cui sovrastava un imponente leggio e intorno al quale erano stati disposti con ordine altri codici e pergamene, dirimpetto alla stanza delle stelle vi era un secondo studio che Loki aveva realizzato per uso esclusivo di Sigyn, infine, al termine del corridoio, la stanza più grande della casa destinata al principe e alla sua sposa.
Sigyn entrò nella camera nuziale guardandosi intorno incuriosita e rapita: al centro vi era un grande letto dalle lenzuola color avorio e sopra i due cuscini erano state appoggiate due rose bianche, ai piedi del letto era stata posizionata una cassapanca finemente intarsiata su cui erano stati appoggiati con ordine oggetti per la cura personale, ai lati della porta si trovavano due grandi armadi ed un'altra libreria di dimensioni più modeste.
La fanciulla mosse qualche passo incerto nella camera lasciandosi rapire dall'odore di pulito e coccolare dalla brezza della sera.
- Ti piace?-
Loki la abbracciò cercando le guance della ragazza.
- Moltissimo.-
Il principe le sorrise felice e la accompagnò sull'ampio balcone della stanza da cui si poteva vedere il palazzo di Asgard baciato dal sole morente brillare come un organo dalle canne dorate e lucide.
Una lacrima corse furtiva lungo la guancia di Sigyn che tentò di nasconderla al marito.
- Sigyn, cosa succede?-
- Ho paura.-
I due giovani si sedettero sul letto guardando insieme verso il tramonto. Sigyn appoggiò il capo contro il petto del suo sposo cercando protezione tra le sue braccia.
- Cosa ti preoccupa?-
- Le parole di Mude e Iðunn, per quanto mi sforzi non riesco a togliermele dalla testa.-
Loki le accarezzò con delicatezza il capo pettinandole con le dita i capelli corvini e annusando il profumo di gigli che le sue vesti argentate emanavano. Forse la preoccupazione di Sigyn non era del tutto infondata. Quando era solo un ragazzo,Odino aveva preso lui e Thor e gli aveva narrato tutte le profezie legate alla fine del mondo. Il re aveva raccontato ai due principi dei Nove regni, di Yggdrasil, degli esseri più potenti dell'universo e aveva detto loro dell'esistenza di un essere talmente potente che avrebbe segnato la caduta degli Aesir.
Il giovane cercò di allontanare quei ricordi e tornò a concentrarsi sulla sua bellissima sposa che ora gli appariva come un delicato bocciolo di rosa mai sfiorato e per questo ancora più fragile.
- Sigyn.-
Loki smise di accarezzarle i capelli e cercò gli occhi castani della fanciulla che, cullata dal suo respiro e dalle sue carezze, si era addormentata sulla sua spalla.
Il principe la adagiò con delicatezza sulle lenzuola profumate osservandola incantato e cercando di indovinare i suoi pensieri e suoi sogni.
- Dormi Sigyn,- il ragazzo si abbassò su di lei baciandole la fronte – questo giorno è per te, domani penseremo a cosa ci attende.-
CONTINUA …
