NON DOBBIAMO ESSERE SOLI – CAPITOLO VENTINOVESIMO
Trattenendo il respiro, Nord s'affacciò sull'ultima stanza dell'andito e fece vagare lo sguardo più e più volte da una parete all'altra e da pavimento a soffitto, quindi, certo che questa fosse sgombra, entrò e si sedette pesantemente su di un baule.
Erano trascorse due ore abbondanti dal ritorno di Pitch e dalla breve, criptica discussione avuta con lui, due ore durante le quali Babbo Natale non s'era dato pace, organizzando pattuglie di Yeti, dirigendo i Guardiani, inviando frotte di rumorosi elfi in ogni dove nel proprio Palazzo ed occupandosi in prima persona di controllarne ogni singolo angolo, e durante le quali la stanchezza accumulata lo aveva lentamente logorato, tuttavia non era stata questa ad indurlo a fermarsi: la verità era che il pericolo, qualunque esso fosse stato, pareva ormai esser passato. Nonostante l'impegno, infatti, egli non era riuscito a trovare nulla, né un intruso, né un indizio, nulla era stato avvistato, né dentro, né fuori dell'imponente costruzione e delle grotte annesse, e nulla era stato visto sfuggire dal lucente satellite che ancora occhieggiava in cielo, ma già s'apprestava a defilarsi oltre l'orizzonte, dunque nulla pareva minacciare i neogenitori e la loro minuta figlia, e nulla doveva essere combattuto od eliminato.
Effettivamente, riflettendoci un poco, la cosa non pareva poi tanto incredibile: a detta dello stesso Uomo Nero un secondo attacco era poco probabile, e comunque, se l'uomo era riuscito a sfuggire, solo e debole, dalla morsa del potente Uomo Nella Luna, la dipartita non poteva che essere stata programmata da quest'ultimo. Riflettendoci meglio, tuttavia, il fatto che quell'ipotesi fosse assai plausibile era magra consolazione e divenne fonte di crescente preoccupazione per il padrone di casa, già turbato ed infastidito dall'incursione avvenuta la sera precedente, e così egli, seppur ancora dubbioso, decise di porre fine alla pausa che s'era concesso e s'apprestò a fare un nuovo giro di ricognizione.
Dopo essersi, tra sbuffi e borbottii, tirato faticosamente in piedi, s'aggiustò meglio le due sciabole ai fianchi e si diresse verso la sala del Globo, ma non appena raggiunse la porta il peggiore dei suoi incubi gli si materializzò improvvisamente di fronte: Dente da Latte, pigolando e gesticolando, gli volò incontro e lo afferrò per una manica per trascinarlo con sé.
Allarmato oltre ogni misura dal suo comportamento, Nord non perse tempo a stupirsi, né a cercare di interpretare il suo incomprensibile linguaggio, e le ordinò: «Guidami!».
Quasi correndo la seguì, svolta dopo svolta, corridoio dopo corridoio, l'ansia che cresceva col fiatone e la paura che s'alternava con la rabbia per l'ennesima violazione, e rimase interdetto nel vedere che, invece di avvicinarsi alla camera della provata coppia, la propria guida puntava verso le dispense; concludendo che l'importuno invasore avesse scelto la strada più lunga, proseguì senza protestare, facendosi largo a grandi falcate tra la moltitudine di creature impegnate nei pattugliamenti e trascinando con sé un ignaro ed assonnato Sandman che chiaramente non si aspettava il placcaggio, ma non appena irruppe nelle cucine si bloccò, e poco ci mancò che scoppiasse a ridere: la scena che gli si parò di fronte era quanto di più lontano da una minaccia si potesse immaginare.
Al posto delle decine e decine di raggi lunari che aveva previsto di trovare, infatti, egli vide un nutrito nugolo di fatine dei dentini, tanto attive quanto visibilmente preoccupate, in sostituzione di una micidiale arma un banalissimo cucchiaio, e in vece dell'Uomo Nella Luna in persona o, più probabilmente, di un suo temibile guerriero, Pitch, goffamente accasciato sul piano di lavoro accanto ai fuochi, e non impiegò molto a trarre le proprie conclusioni: evidentemente l'uomo doveva essersi recato nel locale per cucinare qualcosa, e, nell'attesa che la pietanza venisse pronta, s'era addormentato.
Trattenendo a stento una risata, avanzò pian piano verso di lui, sempre trascinandosi dietro l'amico per condividere con lui il divertimento e, così, farsi perdonare della brutale mossa con cui lo aveva sorpreso poco prima, tuttavia gli bastò notare della polvere biancastra sul tavolo per placare l'ilarità, ed il contenuto della marmitta per sciogliersi in un'esclamazione commossa: aveva intuito sin dal principio che l'uomo amasse la bambina ben più di quanto fosse disposto ad ammettere, ma mai si sarebbe aspettato di vederlo così presto intento ad assisterla per assecondare i suoi bisogni fisici.
Intenerito sia dalla forza di volontà con cui l'Uomo Nero s'era alzato, nel bel mezzo della notte e ancora affatto ripresosi né dalla missione di recupero, né dalla generale debolezza indottagli dal periodo natalizio, per claudicare sin lì, sia dalla dolce goffaggine con cui aveva capitolato, Babbo Natale indietreggiò, quindi richiamò a sé i presenti e sussurrò: «Avete visto? Papà in azione! Chi l'avrebbe mai detto, eh? Ma tra dire e fare c'è di mezzo mare, e noi abbiamo dovere di aiutare Pitch ad attraversarlo. Penserò io a latte, voi fatine tornate a pattugliare corridoi, e tu, Sandy, vai da Jack: sono abbastanza sicuro che bambina stia piangendo, e tuoi poteri sono perfetti per dargli una mano a calmarla. Forza, muoviamoci!».
Sventolando le mani per meglio sollecitare gli interpellati, li sospinse frettolosamente verso l'uscita, in parte temendo che il caos avrebbe finito con lo svegliare l'Uomo Nero, in parte desideroso di mettersi all'opera al più presto e dare il proprio contributo alle cure della bambina, e quasi tirò un sospiro di sollievo quando li vide allontanarsi, tuttavia gli bastò voltarsi nuovamente verso i fornelli per tornare ad aggrottare la fronte: la situazione in cui si era cacciato era molto più spinosa di quanto gli era parso inizialmente. Da un lato, infatti, v'era il latte, chiaramente preparato in maniera scorretta e, ad ogni modo, troppo denso e bruciacchiato per poter essere recuperato, e dall'altra l'uomo, troppo orgoglioso e protettivo per poter accettare critiche o suggerimenti: come fare a districarsi tra i due? Il primo aveva chiaramente la priorità, ma se, per cucinarlo, avesse offeso il secondo, la vittoria sarebbe stata non solo amara, ma anche incerta. Certo, forse far notare che l'assenza d'indicazioni comprensibili e d'esperienza era tanto un ostacolo quanto un'ottima giustificazione al fallimento sarebbe stata una consolazione sufficiente per una persona normale, ma Pitch era quanto di più lontano potesse esistere da una persona normale, e, considerato oltretutto quanto stanco e stressato già fosse, punzecchiarlo con una critica costruttiva poteva rivelarsi tanto pericoloso quanto insultarlo. E se, invece di destarlo e mostrargli l'errore, lo avesse corretto al posto suo? Sì, rimediare senza farsi notare e poi fingere che nulla fosse successo poteva essere una soluzione, buon compromesso tra aiuto e sprone, ed era decisamente il momento di attuarla.
Annuendo compiaciuto, il padrone di casa si avvicinò in punta di piedi ai fornelli e recuperò il pentolino; poi, sfruttando i secoli d'esperienza accumulati nello sgattaiolare via senza farsi notare, deviò verso l'acquaio e gettò via il fluido appiccicaticcio, rimuovendone ogni traccia dal metallo con acqua e sapone ed approfittandone per stabilire una linea d'azione più precisa; infine, dopo averlo nuovamente riempito d'acqua cristallina, lo poggiò silenziosamente sul fornello ed afferrò la confezione di latte artificiale che l'Uomo Nero aveva aperto e poi abbandonato sul tavolo. Gli bastarono pochi secondi per rileggere le istruzioni, già studiate durante il pomeriggio, e così verificare che la polvere non doveva essere assolutamente cotta, bensì dosata direttamente nel biberon e venire ivi sciolta con una quantità prestabilita di acqua bollente, tuttavia si rese conto che non era possibile seguire queste direttive ed ingannare con successo il permaloso papà, dunque si risolse ad aggiungerlo, come questi aveva fatto, nella marmitta, ma solo a fine preparazione. Non del tutto soddisfatto della soluzione, ma consapevole di non poter fare altrimenti, decise di consolarsi mangiando qualche biscotto e si recò dunque nella propria cucina personale, dove, dal mucchio recuperato dai bambini in attesa dei regali, ne scelse una decina tra i più decorati e li gustò con un buon bicchiere di vov; una volta concluso lo spuntino di mezzanotte, e sentendosi ormai ritemprato, tornò dunque nel locale principale, recuperò il biberon sterile che aveva acquistato insieme alla fornitura di articoli per bambini, versò cinque cucchiai abbondanti di latte in polvere nell'acqua ormai in ebollizione e, calando pesantemente la mano sul piano di lavoro, esclamò: «Qual buon vento, Pitch!».
Stordito e terrorizzato dal colpo, caduto a meno di una spanna dal suo cranio, l'interpellato si destò di botto, balzando in piedi e calciando goffamente via lo sgabello sul quale s'era seduto, e dopo qualche secondo trascorso ad ansimare, agitarsi scompostamente e roteare gli occhi sbarrati in ogni direzione, fissò colui che lo aveva tanto improvvisamente svegliato e gli domandò, sconvolto: «E tu che ci fai qui!?».
Oltremodo divertito dalla sua comica reazione, Nord nascose l'ilarità dietro un sorriso gioviale e rispose prontamente: «Queste sono mie cucine, ricordi? Sono venuto a fare spuntino e a portare qui biberon, e vedo che ho fatto bene! Latte sembra pronto, non trovi?».
Riducendo gli occhi a due fessure, Pitch sibilò: «Sei venuto qui a spiarmi? Non ho bisogno del tuo aiuto, me la cavo tranquillamente da solo!».
Affatto stupito da quella replica, Babbo Natale ribatté: «No, come ti ho detto sono venuto per fare spuntino. E su, non prendertela per biberon, sei un uomo dalle mille risorse, ma non puoi certo indovinare dove io nascondo mie cose, non trovi?».
«Scommettiamo!?» sbottò l'Uomo Nero, negli occhi lucidi una rabbia dirompente, ma le pupille appannate dalla stanchezza.
Mascherando la grassa risata che gli era sorta spontanea nel petto con qualche colpo di tosse, il padrone di casa si ricompose e suggerì: «Pitch: latte. Ti conviene toglierlo dal fuoco, visto che è pronto. Tieni biberon, io vado a fare spuntino e ti lascio qui a cavartela tranquillamente da solo».
Forse decidendo di soprassedere alla lieve presa in giro, forse, più probabilmente, non cogliendola, l'uomo borbottò qualcosa d'incomprensibile e si rassegnò ad obbedire, così Nord, reputando di aver tirato fin troppo la corda, decise di lasciarlo lavorare in pace e si diresse nuovamente nella propria cucina a sbocconcellare dolciumi; tenendo l'orecchio teso mentre masticava, seguì l'altro nelle operazioni, dallo stridio con cui questi strisciò il pentolino sul fornello allo sbuffo con cui, probabilmente, combatté prima col sacchetto sigillato in cui era conservato il poppatoio, poi con la chiusura a vite del poppatoio stesso, fino al clangore metallico con cui abbandonò gli strumenti ormai inutili nell'acquaio, e si preparò a spiarlo per verificare che il tutto si fosse svolto al meglio, ma non appena udì un tonfo sordo s'allarmò, e, incapace di trattenersi, corse nella stanza ed esclamò: «Pitch, che succede?».
In risposta, un grugnito offeso giunse dal basso, e non appena egli abbassò lo sguardo individuò Pitch, lungo e disteso a faccia in giù sul pavimento, il piede destro ancora incastrato tra le gambe dello sgabello in cui era chiaramente inciampato e la mano corrispondente fieramente protesa verso l'alto per tenere in salvo il biberon tanto faticosamente preparato.
Scuotendo il capo a quella vista, Babbo Natale raggiunse il malcapitato, lo afferrò sotto le ascelle e lo fece rialzare, non stupendosi affatto di sentirlo momentaneamente collassare contro il proprio petto, tuttavia non fece in tempo a sollevargli il braccio libero per passarselo attorno alle spalle che questi si divincolò, e, ringhiando, sbottò: «Mollami! Non sono un infermo, so camminare da solo, lasciami in pace e torna ad ingozzarti!».
Puntandogli minacciosamente un dito contro, l'Uomo Nero indietreggiò, badando a frapporre tra sé e l'ospite il tavolo onde prevenire qualsiasi soccorso indesiderato, quindi, dandogli sdegnosamente le spalle, imboccò l'uscita, e il padrone di casa, ben consapevole che nulla poteva contro la sua testardaggine, si rassegnò a lasciarlo andare e vigilarlo da lontano.
Il percorso dalle cucine alla stanza della coppia fu, a dir poco, una travagliata odissea. Nel rifiutare violentemente il supporto offertogli, infatti, l'uomo non si era solamente assicurato una completa ed affaticante autonomia, ma aveva anche chiaramente consumato le poche energie rimastegli, e aveva dunque finito con lo zoppicare miseramente verso la propria meta, inciampando di continuo nelle frotte di aiutanti che affollavano i corridoi, barcollando pericolosamente da una parete all'altra e rischiando di cadere più e più volte, per non parlare delle due occasioni in cui, obnubilato, aveva sbagliato strada e si era ritrovato in un vicolo cieco: in poche parole, un disastro quasi totale. Sovente il padrone di casa, preoccupato per la sua sorte, era stato tentato di intervenire, a volte semplicemente dirigendolo con la voce, altre caricandoselo in spalla, ma alla fine era sempre riuscito a contenersi, in parte frenato dall'orgoglio nel neogenitore, in parte convinto che un capitombolo, più che ferirlo, lo avrebbe forse indotto ad imparare qualcosa, tuttavia non poté evitarsi di tirare un sospiro di sollievo quando avvistò la porta a lungo cercata: tallonare il claudicante Spirito, da divertente, si stava lentamente trasformando in frustrante, ed oltretutto, dopo tutti quei minuti, il latte si stava senza dubbio raffreddando.
Avanzando in punta di piedi, Nord seguì Pitch all'interno della camera, e, come il pianto acuto che riecchieggiava nell'andito gli aveva preannunciato, trovò la bambina in lacrime, il viso rosso schiacciato contro il petto di Jack ed il torace nudo scosso dai singhiozzi, inconsolabile nella sua disperazione che né le coccole del ragazzo, né i massaggi di Sandman sapevano lenire.
Affatto stupito dall'intensità della sua tristezza, non si azzardò ad intervenire, preferendo affiancarsi a Dentolina e Calmoniglio, in piedi in un angolo, onde non stressarla ulteriormente, e lasciando campo libero all'Uomo Nero, che prontamente abbaiò: «Ficcanaso che non siete altro! Volete invitare qualcun altro, già che ci siete?».
«Pitch, non ti arrabbiare» lo pregò dolcemente Frost, facendo coricare la neonata sul proprio avambraccio mentre l'Omino dei Sogni si faceva da parte; «Hanno sentito la bambina piangere e sono venuti qui a darmi una mano, mi hanno solo fatto un piacere. Hai preparato il latte? Sei stato gentilissimo, ora proviamo a darglielo, prima che si sfinisca».
Domato dai suoi modi gentili, l'uomo sembrò placarsi un poco, e, ignorando i presenti, s'arrampicò penosamente sul letto, porgendo il biberon all'amato e rimanendo chino su di lui e la figlia per monitorare l'allattamento; rimase in quella posizione per una decina di secondi, inizialmente sfoggiando un'espressione seria e dubbiosa, poi spianando sempre più il cipiglio, ma proprio quando parve pronto a lasciarsi andare ad un sorriso l'infante spinse via la tettarella, girando il capo pur di sfuggirla, e riprese, offesa, a strillare.
«E adesso cosa c'è che non va!?» ululò l'uomo, chiaramente sull'orlo della disperazione.
Impacciato, il giovane posò il poppatoio sulle coperte e, cullando la bimba, balbettò: «Non capisco, era iniziato tutto così bene, sembrava piacerle il latte... Dici che sta male e quindi si lamenta per quello?».
Emettendo un lamento, Pitch s'apprestò a controllare la figlia, visibilmente affatto speranzoso di trovare una soluzione, così Nord, che aveva notato degli strani decori scintillanti sul vetro del biberon, s'azzardò a domandare: «Avete controllato biberon? Da qui mi sembra strano».
«Sarà sicuramente colpa tua!» lo accusò prontamente Pitch, rovistando distrattamente tra le lenzuola; «Tu e il tuo stupido biberon confezionato, come minimo sarà stato una versione usa e getta di pessima qualità, come hai potuto anche solo pensare... è congelato».
Colpito da quella affermazione, Jack si piegò sull'oggetto incriminato, quindi, sfoggiando un sorriso, ridacchiò ed esclamò semplicemente: «Ops!».
«Ops» gli fece eco l'Uomo Nero, fissandolo con aria sconfitta.
Vedendolo in difficoltà, Babbo Natale intervenne una seconda volta e propose: «Latte dovrebbe essere ancora buono, prova a mettere biberon in pentola su fuo...».
Non ebbe il coraggio di terminare la frase, prontamente fulminato da un'occhiata velenosa lanciatagli dall'uomo, e così, cucendosi la bocca, si limitò ad annuire, osservarlo arrancare verso il camino ed immergere il poppatoio nel calderone d'acqua ivi posto a scaldarsi e dunque ridere di sottecchi del suo atteggiamento bizzoso insieme agli amici, Jack incluso; piegandosi in avanti, controllò che il neopadre, ciondolante per la stanchezza, non si avvicinasse troppo alle fiamme, né si appoggiasse al bordo della pignatta, e quando lo vide far leva sulle gambe per rialzarsi si ritrasse, timoroso di fargli definitivamente saltare i nervi se si fosse lasciato sorprendere a spiarlo.
Benché un poco assordato dal pianto della bambina, si spostò verso Dentolina e tentò di imbastire una conversazione con lei, parlandole del più e del meno per fingersi occupato, e quando il silenzio cadde nella stanza si limitò ad abbassare il tono per non farsi udire, ma senza interrompersi, come se, fermandosi, rischiasse di rompere l'idillio e, così, mettere a disagio i due genitori alle prese col proprio ruolo; dopo un minuto scarso di vuote parole, tuttavia, fu la sua stessa interlocutrice a zittirlo, premendogli un dito sulle labbra e indicandogli il letto, e a quel punto Nord, arrendendosi a sé stesso e all'altra, sollevò le iridi, ed immediatamente si sciolse di fronte alla tenerezza della scena che gli si parò davanti.
Il trio, infatti, si trovava in una posa a dir poco commovente, la neonata morbidamente accoccolata contro il petto nudo di Frost, Frost tra le braccia di Pitch, e Pitch, capitolato, accasciato in parte sul materasso, in parte sulla spalla del compagno. Seppur addormentato, quest'ultimo si protendeva verso gli altri due, avvolgendoli ed attirandoli a sé, proteggendoli col proprio corpo e, contro ogni legge naturale, riuscendo a tenere il viso abbastanza sollevato da tenere entrambi nel proprio ipotetico campo visivo, e, ad una seconda occhiata, Babbo Natale si rese conto che stava partecipando attivamente all'allattamento, stringendo spasmodicamente il biberon ed offrendo così la propria mano come barriera tra il ghiaccio dell'altro e il vetro; il giovane, per parte sua, stava chiaramente facendo di tutto per non torturarlo, la destra posata solo lievemente sulla sua, onde limitare il passaggio di gelo e brina, e il busto torto per sostenerlo al meglio, ma non mancava di pensare anche alla figlia, tendendo i muscoli fino allo spasimo pur di offrirle un comodo nido dove adagiarsi e carezzandole ripetutamente le cosce ed il bassoventre per aiutarla a rilassarsi; la bambina, infine, ignara di tutto e tutti nella propria mente inconsapevole, non si volgeva verso nessuno, né cercava alcun tipo di contatto, ma la serenità con cui succhiava dalla tettarella, i pugnetti chiusi e le palpebre abbassate, comunicava chiaramente quanto si sentisse finalmente in pace col mondo e grata ai propri premurosi genitori.
Lasciandosi sfuggire una lacrima, il padrone di casa osservò intensamente il gruppetto, e soprattutto gli sguardi che, più o meno coscientemente, i suoi componenti si lanciavano, e dopo un poco, avvertendo la pulsione di sdrammatizzare, sussurrò: «Hai proprio due bei bambini, Jack».
Colto alla sprovvista dal commento, Jack grugnì e gli sibilò di tacere, pur continuando a ridacchiare tra sé e sé, tuttavia, in pochi secondi, tornò serio e si fece nuovamente rapire dalla dolcezza della propria figlia, e a quel punto Nord, comprendendo che una permanenza più lunga si sarebbe solo trasformata in invadenza, fece cenno ai propri amici di allontanarsi, e si defilò silenziosamente dalla porta, lasciando la coppia libera di godersi il piccolo miracolo cui aveva dato vita.
Grattandosi nervosamente un orecchio, Calmoniglio uscì dalla stanza da bagno, quindi si incamminò lentamente lungo il corridoio.
Erano passati pochi minuti dall'inizio del primo bagnetto della neonata, minuti in cui questa, seppur sorretta fermamente da Jack, Dentolina e Nord, era riuscita a svuotare per metà la vasca con vigorosi calcetti ed assordare tutti i presenti con strilli acuti, e il Pooka, sentendosi di troppo, si era risolto a lasciarla in pace: ancora non aveva deciso come relazionarsi con lei, se rimanendo rispettosamente a distanza finché questa non avesse deciso di approcciarlo, se avvicinandosi a lei gradualmente o se partecipando fin da subito in prima persona alla sua crescita, e così, piuttosto che imporsi, aveva preferito farsi da parte e rimandare il contatto ad un secondo momento. A trattenerlo, infatti, non v'era solo la semplice timidezza, ma anche un profondo senso di rispetto che egli, da due anni abbondanti, aveva iniziato a nutrire nei confronti di Frost, e che non aveva fatto che intensificarsi da quando questi aveva deciso di accettare la gravidanza e sopportare stoicamente tutte le sofferenze, fisiche e psicologiche, che ne erano derivate, ed intimamente egli si augurava che fosse il ragazzo a superare la barriera e offrirgli la figlia, piuttosto che farsi avanti e chiedere il permesso; ad ogni modo, che accadesse l'una o l'altra cosa, quello non era il momento opportuno, né il luogo, dunque era opportuno rimanere calmi ed aspettare pazientemente.
Canticchiando tra sé e sé, svoltò a sinistra e si diresse distrattamente verso la sala del Globo, ma già dopo pochi passi la curiosità ebbe il sopravvento su di lui, e, incapace di trattenersi oltre, il Coniglio di Pasqua si lasciò andare ai più svariati interrogativi. Quando sarebbe arrivato il grande giorno? Come sarebbe stato il primo incontro? Quanto reattiva sarebbe stata la bambina? Quanto sveglia e sviluppata? E da grande, come sarebbe stata? Dolce e giocherellona come Jack, oppure... oppure simile a Pitch. Già, Pitch, il padre, il progenitore inconsapevole, a suo dire, il più pericoloso, ma anche il più criptico, uomo dalle mille facce capace di mostrare l'una o l'altra a proprio piacimento, e di indossare innumerevoli maschere indistinguibili dalla pelle sottostante, ma sempre e comunque genitore, e dunque avente diritto d'essere interpellato riguardo ciò che coinvolgeva sua figlia.
Calmoniglio impiegò pochi secondi a decidere il da farsi: doveva assolutamente vedere l'Uomo Nero. Non gli importava in che condizioni lo avrebbe trovato, non sapeva se lo avrebbe dovuto svegliare, non aveva nemmeno ben chiaro se fosse opportuno disturbarlo, l'unica cosa a cui riusciva a pensare era l'impellente necessità di studiarlo ed interrogarlo, sia per meglio comprendere le sue intenzioni, sia per chiarire alcune questioni fondamentali ancora in sospeso, e dunque non perse tempo, affrettandosi verso la sua stanza ed attraversando porte e passaggi con vigorosi balzi.
Non appena giunse in prossimità della camera, qualcosa sul pavimento attirò la sua attenzione: qualcosa vivo, grigio, allungato, e dalla forma decisamente simile ad un paio di dita. Non gli fu necessario guardare una seconda volta per riconoscere una mano, la vista troppo sviluppata per lasciarsi ingannare, né riflettere a lungo per attribuire questa a Pitch, e difatti, quando avanzò fino alla soglia, lo trovò, steso sull'impiantito ed intento a trascinarsi faticosamente in avanti.
«Che diavolo ci fai qui?» esclamò istintivamente.
Ringhiando, l'Uomo Nero sollevò il capo quel tanto che bastava per parlare e sbottò: «E tu, invece!?».
Roteando gli occhi, Calmoniglio sbuffò, dunque si accucciò e lo afferrò per la vita, tuttavia l'infermo, sussultando per la sorpresa, non tardò a colpirlo con un debole pugno e ad abbaiare: «Non ti ho chiesto aiuto!».
«E io non te lo sto dando» controbatté il Pooka.
Dopo aver stretto la presa, si issò il fardello sulla spalla, stupito nel sentirlo ancor più leggero della primavera precedente, quando, impietosito dalle sue misere condizioni, s'era risolto a portarlo al sicuro nella propria tana, e quasi si sentì in colpa per aver pianificato, di fatto, di aggredirlo; questo senso di pentimento, del resto, non fece altro che rafforzare i suoi propositi di aiutarlo che aveva maturato sin da quando lo aveva sorpreso a strisciare sul pavimento, e così, ignorando bellamente le sue scomposte proteste, lo trasportò senza grossi problemi sino al letto ed ivi lo depositò.
«Ma come osi!» lo redarguì l'uomo non appena venne liberato; «Ti farò pagare questo affronto, non dubitarne! Dove sono Jack e la bambina?».
Affatto impaurito dalle sue minacce, il Coniglio di Pasqua indietreggiò a distanza di sicurezza e rispose: «Nella sala da bagno di Nord, Jack a lavare la bambina, la bambina a farsi lavare da Jack».
A quella rivelazione, Pitch impietrì, le iridi dorate troppo chiare per non poter lasciar trapelare tutto lo stupore, il senso d'inutilità e il dolore per essere stato escluso che provava, così Calmoniglio, preso in contropiede, tentò di tergiversare, borbottando: «Non ti allarmare, non ti stai perdendo granché, la bambina non sembra gradire e...».
«"Non ti stai perdendo granché"?» lo interruppe l'Uomo Nero, lanciandogli un'occhiata omicida; «"Non ti stai perdendo granché"!? E tu, bestiaccia senza famiglia né compagni, cosa credi di saperne?».
Ferito dal commento velenoso, il Pooka sussultò, faticando non poco a domare la miriade di pensieri che sempre lo assalivano quando ripensava ai propri simili ormai scomparsi, ma quando vi riuscì un'aggressività incontenibile lo pervase, ben maggiore di quella che lo aveva spinto a recarsi fin lì, ed egli, non ponderando nemmeno per un istante di contenerla, sibilò: «Toglimi una curiosità, uomo di mondo: perché hai trascorso gli ultimi tre mesi a fingerti combattuto di fronte al pancione di Jack, quando hai sempre saputo che la creatura che portava in grembo era figlia tua? Perché tanta scena? Ti piace il dramma, ci tenevi a dare l'effetto sorpresa, oppure altro?».
Atteggiando il viso ad un'espressione contrariata, l'uomo volse il capo altrove e borbottò: «Nessuna delle tre, visto che, in questi tre mesi, non ho mai saputo, né immaginato quello che tu hai appena detto».
Vagamente soddisfatto nel vederlo imbarazzato, il Coniglio di Pasqua rincarò la dose, commentando: «Ma come, una persona così intelligente e piena di risorse come te non è riuscita a capire una cosa tanto semplice ed evidente? E dire che io, stupido come sono, l'ho intuito fin da subito!».
«No, tu non l'hai intuito» controbatté aspramente Pitch; «Tu l'hai supposto perché, a prescindere, mi hai attribuito la colpa della gravidanza, il che è ben diverso!».
«Eppure, anche quando ho scoperto che c'era lo zampino dell'Uomo Nella Luna, non ho minimamente cambiato idea al riguardo» insistette Calmoniglio; «Ho continuato a credere che fossi tu il padre, ho portato avanti la mia idea e, quando il tuo Incubo ha annusato il pancione di Jack, ho avuto la definitiva conferma di aver ragione: vuoi farmi credere che a te quest'ultimo fatto non sia bastato ad aprire gli occhi?».
Punto sul vivo, l'Uomo Nero trasalì, artigliando spasmodicamente le lenzuola come per trattenersi da un atto violento, quindi, fissandolo con gli occhi ridotti a due fessure, gli sussurrò: «Ascoltami bene, coniglio: io non sono qui per farti credere nulla. Non ne ho l'intenzione, né l'interesse, perché l'argomento di cui stiamo parlando non ti riguarda minimamente, perché non mi devo giustificare ai tuoi occhi, perché è evidente che sei troppo ottuso per capire e per un milione di altre ragioni che impiegherei un giorno intero ad elencare. L'unica cosa che conta, al di là della tua cecità, è la verità, e la verità è che io non ho riconosciuto la bambina come mia figlia finché non ho visto i suoi occhi sbarrati, lassù, in quella miserevole stanza dove il vostro deprecabile superiore l'ha abbandonata. Ciò è, che ti piaccia o no, non cambierà perché il passato è passato e non è per me motivo di vergogna o disagio, quindi risparmia pure il fiato per altre stupidaggini, perché su questa non puoi cogliermi alla sprovvista».
Sebbene stupito da quella dichiarazione, il Pooka dovette ammettere che il modo in cui era stata articolata non era solo convincente, ma la rendeva anche realistica, e lasciava ben poco spazio a critiche; non avendo ancora ben chiari tutti i punti della storia, ad ogni modo, non si lasciò convincere, e domandò immediatamente: «E allora perché, se ancora non l'avevi riconosciuta come figlia, ti sei precipitato in fretta e furia sulla Luna per recuperarla? Tecnicamente, non aveva alcun valore per te, e probabilmente ti avrebbe fatto anche comodo non averla più tra i piedi».
«Ma sei davvero così stolto o ti stai divertendo a prendermi in giro?» sbottò l'uomo.
Stroncato da un accesso di tosse, fu costretto a fermarsi per riprendere fiato e finì col collassare sui cuscini, ma non appena ebbe un attimo di tregua proseguì, borbottando con voce rauca: «Non sarò ipocrita, non ti nasconderò che uno dei motivi è stato egoista: ancora non l'avevo accettata, ma nemmeno rifiutata, e vedermela portare via senza avere la possibilità di fare questa scelta mi ha letteralmente mandato in bestia. La ragione principale, comunque, è un'altra, è legata solo ed unicamente a Jack, ed è così evidente che davvero non capisco come tu non possa averla individuata: non l'hai visto quando ha ricevuto conferma che la figlia era sparita? Non hai notato come ha reagito? Stava male, tremava, per poco non è stato sul punto di svenire, nella sua mente c'era solo smarrimento, e nei suoi occhi paura allo stato puro: era completamente sconvolto, e, francamente, dava anche l'impressione di non essere in grado di riprendersi. Non aveva alcuna importanza, per me, il rapporto che avevo con la bambina, per lui era quanto di più caro avesse, e l'aveva perduto, dunque per me era quanto di più caro potesse esistere, e avevo il dovere di riportargliela. Farei di tutto per Jack, "anche andare sulla Luna", mi dicevo, e così ho fatto, e così sempre farò: lui ha tutto il diritto di essere felice, sia in assoluto, sia considerando tutto il dolore che ha già passato, e io non mancherò mai di fare tutto ciò che è in mio potere per proteggerlo e farlo stare bene».
Il Coniglio di Pasqua non poté dire di non essersi aspettato una simile risposta, ma nemmeno di non esserne rimasto sorpreso: Pitch gli aveva ribadito più volte quanto tenesse a Jack, ma le dimostrazioni che aveva dato erano state piuttosto sporadiche, di dubbia interpretazione e coinvolgenti entrambi loro. Questa, invece, questa era diversa, questa era chiaramente altruista, e caratterizzata da uno spirito di sacrificio non indifferente, questa era speciale, profonda, ed innegabilmente commovente, e difatti lasciò un segno indelebile in colui che, finalmente, la riconobbe.
«Hai finito con le domande?» esclamò, l'Uomo Nero, seccato, interrompendo il flusso dei suoi pensieri; «Ora scostati, devo andare da Jack».
«Lo faccio per il tuo bene: hai ancora bisogno di riposare... amico» mormorò Calmoniglio.
Quindi gli assestò un pugno sulla fronte, e fu così che l'uomo, ormai svenuto, non riuscì mai a cogliere appieno il significato delle sue parole, né a notare le zampe che, poco dopo, si presero pietosamente cura di lui.
Rantolando, Pitch allargò di colpo le braccia, pronto a mulinarle per frenare la propria caduta, tuttavia sotto i polpastrelli non percepì aria gelida, né gli affilati spuntoni che sorgevano dal terreno circostante, bensì morbida stoffa, e, comprendendo di star vagando in un sogno, si destò di soprassalto.
Come si aspettava, il cambiamento improvviso lo lasciò a dir poco sconvolto, stringendogli il cranio in una dolorosa morsa ed offuscandogli la vista, e, mentre, troppo frastornato per fare altrimenti, si rassegnava a restare immobile ed attendere che il giramento di capo passasse, egli non poté evitarsi di chiedersi: perché? Perché la sorte seguitava a perseguitarlo con le peggiori disgrazie e i più crudeli colpi bassi? E da quando, di preciso, la sua vita s'era ridotta ad un singhiozzante alternarsi tra coma profondo e obnubilati stati di coscienza?
Come evocato da quegli interrogativi, il ricordo del pugno di Calmoniglio che gli calava sulla tempia gli balenò repentino in mente, provocandogli non solo un violento accesso di rabbia, ma anche un incontenibile desiderio di vendetta; immediatamente conseguente a questo, però, riemerse anche quello riguardante il primo bagnetto della figlia, e così l'Uomo Nero, rimandando ad un secondo tempo i propri propositi di rivalsa, si preparò ad alzarsi e cercare lei e il compagno, ma non andò lontano.
Non appena si volse, infatti, individuò due paia di occhi azzurri intenti a fissarlo lo bloccarono sul posto: il primo, pervaso da tentacoli oscuri, apparteneva alla bambina, accucciata e coricata su un fianco ed intenta a pastrugnarsi diligentemente bocca e naso, e lo osservava più rapito che mai, mentre il secondo, più chiaro e screziato, era ovviamente di Jack, che, nella stessa identica posizione della neonata e semi-nascosto dietro di ella, non mancava di studiarlo con altrettanta meraviglia.
In parte stupito, in parte intenerito dalla dolce visione, l'uomo si lasciò sfuggire una risatina e mormorò: «Non so perché, ma mi sento osservato».
Sorridendo a propria volta, il ragazzo si spostò quel tanto che bastava per non avere le labbra coperte dal cranio della figlia, quindi replicò: «Non vorrei inquietarti, ma sei stato osservato per tutto il tempo: la bambina ti trova incredibilmente affascinante».
Lieto di scoprire che risultava non solo affatto spaventoso, ma persino interessante, alla creatura cui aveva dato vita, Pitch ribatté: «Affatto, anzi, mi lusinghi: è un piacere, per me, essere oggetto di tante attenzioni».
Fremendo per l'emozione, Frost esclamò: «Davvero? Allora potremmo svegliarti così altre volte, anche tutti i giorni, se lo desideri!».
Benché lusingato dalla proposta, l'Uomo Nero non riuscì a non provare un totale senso d'inutilità al pensiero di accettarla, e così, rinunciando a contenere l'amarezza, controbatté: «In verità, preferirei addormentarmi meno spesso».
Intuendo al volo il suo disagio, il giovane tornò serio e disse: «Pitch, non rimproverarti, eri già stanco prima di iniziare questa giornata infinita, figuriamoci dopo il parto e il viaggio sulla Luna: avevi bisogno di dormire, e hai fatto bene a farlo. Ti consoli se ti dico che anche io ho dormito per un bel po'? Mi sono svegliato abbastanza presto in verità, e mi sentivo in forma, pensa che sono addirittura riuscito ad arrivare fino alle cucine senza aiuto e con la bambina in braccio, poi però Dentolina mi ha detto che era ora di farle il bagno, ed è stata una tale impresa! Un po' s'è divertita a schizzare l'acqua fuori dalla vasca, ma in generale non le è piaciuto bagnarsi, e quando abbiamo finito di asciugarla io ero completamente sfinito, e sono dovuto tornare qui a riposare per qualche ora. Dai non fare quella faccia triste, alla bambina non piace, finirà col piangere! E noi non vogliamo che tu pianga, eh, bella? No, no, noi vogliamo che tu rida e sia felice e contenta e...».
Addolcendo il tono e strascicando sempre più le vocali, Jack deliziò ancora un poco la neonata con discorsi infantili, quindi, dopo essersi seduto a gambe incrociate, se la tirò dietro e la strinse a sé; già preoccupato da quel semplice gesto, che tuttavia, a suo parere, poteva facilmente rivelarsi pericoloso, l'uomo decise di tacere, ma non appena vide il compagno poggiarsi la figlia sull'avambraccio ed iniziare a farla saltare inorridì, e gridò: «Attento, così le fai male!».
Spaventato dall'ammonimento, il ragazzo sussultò e s'immobilizzò sul posto, chinandosi leggermente in posizione di difesa; dopo qualche secondo trascorso a fissare l'amato, tuttavia, parve comprendere al volo il motivo del suo turbamento, e così, offrendogli la bimba, dichiarò: «Pitch, la bambina sarà anche delicata, ma non è un fiocco di neve: non rischi di farle male solo prendendola tra le mani. Peraltro, mi risulta che sia io che te siamo molto bravi a maneggiare fiocchi di neve, non trovi? Dai, lascia che si diverta un po', e divertiti anche tu!».
Affatto rassicurato dalle sue parole, Pitch non riuscì a rilassarsi completamente, ed osservò con ansia crescente la neonata balzare su e giù, tra una risata ed un versetto, a meno di una spanna dal proprio viso; intuendo che non sarebbe riuscito a resistere a lungo, e tuttavia, memore delle decine di proteste bizzose avanzate nelle ore precedenti, non disposto a dare il via ad un litigio con il compagno per stabilire se il gioco fosse sicuro o meno, optò per un compromesso, e commentò: «Sai, Jack, non puoi continuare a chiamarla "la bambina": sarebbe ora che le trovassi un nome».
Trasformando la propria espressione da gioiosa a meditabonda, Frost finalmente si fermò, e, lanciandogli un'occhiata vagamente implorante, ammise: «Sì, lo so, ci ho pensato fin da subito, ad essere sincero, ma per quanto mi sforzi non riesco mai a trovarne uno adatto, e poi, sai, mi piacerebbe che lo scegliessimo insieme».
«Allora scegliamolo insieme» concesse prontamente l'Uomo Nero; «Forza, vieni qui accanto a me».
Facendo leva su talloni e gomiti, indietreggiò fino ad appoggiare la schiena dolorante contro i cuscini sprimacciati, quindi, dopo aver attirato il compagno a sé, gli domandò: «Allora, hai già qualche proposta da cui partire? Magari, perlomeno, un'idea generale su cui possiamo lavorare?».
Dopo essersi accomodato al meglio contro il suo petto e aver sistemato la figlia col fianco destro contro il proprio, il giovane rispose: «Sì e no. Pensavo a qualcosa come "alba", perché lei è effettivamente l'alba di una nuova era, sia per il mondo, sia per noi, ma "alba" non è un nome».
«A dire la verità lo è» gli rivelò l'uomo; «Non sarà diffusissimo, ma esiste. Se preferisci una variante meno inconsueta, però, puoi optare per il più comune "Aurora"».
Perdendosi a giocherellare con le minutissime dita della bimba, Jack si prese quasi un minuto intero per rimuginare, ma alla fine, sollevando uno sguardo insoddisfatto verso l'amato, dichiarò: «Non mi piace nessuno dei due. Però, continua a piacermi l'idea».
Affatto infastidito dal rifiuto, l'uomo rifletté per un poco, dunque propose: «Che ne dici di "Eos"? Era il nome della dea greca dell'alba, "dalle rosee dita", come spesso la definivano, e trovo che si sposi bene sia col tuo desiderio, sia con la bambina».
«Eos» ripeté immediatamente il ragazzo, rapito; «Eos, sì... sarà questo il suo nome: nostra piccola, bellissima Eos».
Lieto di aver accontentato il compagno, Pitch annuì e gli baciò il capo, quindi, senza provare la benché minima vergogna, si lasciò andare a qualche tenerezza con la figlia, massaggiandole le gambe e il dorso delle mani, carezzandole il naso e le guance paffute e pettinandole distrattamente quei due corti e trasparenti peli che si ritrovava sul capo, rapito dal suo aspetto splendido ed innocente, divertito dall'espressione imbronciata che spesso ostentava ed incuriosito da ogni sua più piccola mossa, prontamente imitando ed imitato da Jack.
Estasiati, i due andarono avanti a lungo a vezzeggiarla, senza mai distrarsi, senza mai annoiarsi, tuttavia, non appena la videro spalancare la bocca e sfregare la lingua sul palato superiore, intuirono che l'idillio stava per rompersi, e, scambiandosi un'occhiata angosciata, esclamarono: «Andiamo a prepararle il latte!».
Pericolo bimba in lacrime in corso! Come sempre, mi auguro che il capitolo vi sia piaciuto, e vi ricordo che sono sempre disponibile per chiarimenti e chiacchierate riguardo a ciò che scrivo. Oh, quasi dimenticavo: in questo caso, spero anche che abbiate apprezzato la scelta del nome della bimba!
Sull'onda della ritrovata abitudine che m'ha fatta tardare di meno di un giorno (e per cause purtroppo tanto spiacevoli quanto impreviste), fisso la data di pubblicazione del prossimo capitolo per giovedì 18 giugno e vi auguro una buona serata, a presto!
