Rimetteva piede in quell'azienda dopo tantissimo tempo. Dopo aver scoperto Haruka tra le braccia di un'altra, non aveva avuto più il coraggio di mettere piede in quel luogo: la paura di incontrare Michiru e di doverle dire tutto, spingendola a rovinare il suo rapporto con Haruka, era stata troppo grande. Si guardava intorno e tutto era come lo ricordava, ogni quadro, ogni pianta, tutto era uguale a due anni prima. Sembrava che il tempo si fosse fermato a quando aveva raccolto tutte le sue cose e aveva abbandonato quegli uffici, per sempre. Lavorare al fianco di Haruka era stata un'esperienza bellissima, anche perché l'altra sembrava dipendere dalle sue parole, aveva completa fiducia nelle sue capacità. Arrivò in quello che era stato il suo posto per tanto tempo e chiese di Haruka.
-Chi la desidera?- chiesa la sua sostituta.
-Le dica che Jennifer è qui!-
Vide la nuova assistente abbandonare la scrivania e dirigersi nell'ufficio di Haruka. Il suo sguardo si spostò alla scrivania e iniziò a fantasticare a come avrebbe potuto abbellirla se avesse ancora quel lavoro. Di sicuro ci sarebbero due cornici: una con la foto di Kate e l'altra con una di Nick, per poi aggiungere una terza con la foto del suo matrimonio. Molte volte si era fermata a chiedersi come sarebbero andate le cose se, invece di lavarsene le mani, avrebbe tentato di parlare con Haruka, aiutandola a capire che stava sbagliando.
I suoi pensieri furono interrotti dall'arrivo della segretaria, una donna sulla quarantina, forse anche qualcosina in più.
-La aspetta nel suo ufficio, seconda porta a...-
-So già dove si trova, grazie!- non sapeva spiegarsi il perché di quell'antipatia spontanea che nutriva nei confronti di quella donna, forse perché ricopriva quello che avrebbe dovuto essere il suo lavoro.
Arrivò alla porta dell'ufficio di Haruka e, con esitazione, bussò. Era davvero strana quella situazione.
-Entra!-
Haruka era seduta dietro al suo posto, circondata da documenti e con un'espressione strana sul viso: sembrava avvilita e preoccupata.
Si sentiva stranamente a disagio, non si vedevano da tantissimo tempo e l'ultima volta che l'aveva vista le aveva rivolto delle accuse orribili. Era cambiata: sembrava più grande, aveva i capelli più corti e ondulati di come ricordava, aveva messo qualche chilo in più, che le donava un certo fascino e poi non portava gli occhiali. Jennifer era rimasta immobile davanti alla scrivania, senza accennare nessun'espressione. Haruka si alzò per farla accomodare e fu allora che vide lo sguardo dell'altra cambiare espressione.
-Oh mio Dio!- esclamò, mentre i suoi occhi si spalancavano per lo stupore.
Haruka abbassò lo sguardo sul suo ventre e sentì immediatamente l'imbarazzo colorarle le guance. Era una sensazione nuova per lei, si portò una mano ai capelli e sussurrò:
-Credevo Michael te l'avesse detto-
-Sì, ma vederti così…è…- non riuscì a terminare la frase, si limitò solo a fissarla con stupore, mettendola maggiormente in imbarazzo.
-Scusa… scusami non volevo metterti in imbarazzo, ma ero abituata a vederti in un altro modo- cercò di giustificarsi, quando percepì il disagio dell'altra.
Il corpo di Haruka era cambiato, ora nessuno avrebbe avuto difficoltà a riconoscere che era una donna. Quando l'aveva conosciuta indossava completi maschili, il suo corpo era asciutto e a volte le sembrava difficile credere che sotto quei completi si nascondesse una donna. Ora, invece, il suo corpo era più formoso, il ventre, anche se ancora piccolo, era ben evidente e il suo viso era diverso: aveva perso i suoi tratti spigolosi.
-Siediti e cerchiamo di superare quest'assurdo imbarazzo!- esclamò la bionda, indicandole con la mano la sedia di fronte alla sua.
Mossa del tutto sbagliata, perché ora il silenzio era ancora più imbarazzante di prima, non sapeva come affrontare una discussione così delicata con lei.
-Hai tagliato i capelli- fu la prima cosa che le venne da dire.
-Sì, li ho tagliati in gravidanza, adesso però sono cresciuti di nuovo- rispose Jennifer, portandosi le dita nei capelli, come per valutarne la lunghezza.
-Stai bene!-
Era tutto così strano. Non sapeva proprio come comportarsi, c'erano in ballo molte cose con quella donna.
-Grazie! Anche tu, la gravidanza ti ha reso ancora più bella-
Cercò di nasconderlo, ma Haruka l'aveva percepita la titubanza con cui aveva pronunciato l'ultima parola. Di sicuro stava pensando a Michael.
-Michiru dice che mi ha rammollito!- sospirò nel dire quelle parole, facendola sorridere.
-Lei è troppo forte per lasciarsi abbattere dagli ormoni impazziti di una gravidanza. Non può capirti-
Ha ragione! Jennifer ha pienamente ragione!
-Dove l'hai vista?- chiese a bruciapelo, rompendo quella strana situazione di stallo.
-In un negozio. Vado in quel negozio da quando aspettavo i bambini e per caso l'ho incontrata mentre consegnava il curriculum!- spiegò, guardandola dritta negli occhi.
-Le hai parlato?-
-No, stavo per farlo ma sono stata interrotta-
-Oh! Eri da sola?-
-Lui non c'era!-
Haruka la fissò intensamente come se le stesse chiedendo scusa per quella domanda, ma l'idea che Michael conoscesse Miko la preoccupava molto. Aveva perso la sua amicizia per quella stupidaggine e ora temeva il giudizio del suo amico.
-Haruka lo so che non sono affari miei ma ho pensato che dovevi saperlo-
Non rispose, sembrava impegnata a riflettere su un qualcosa che non voleva condividere con lei, un qualcosa che la tormentava e la agitava.
-Come sta?-
Quella domanda sorpresa prima lei, non credeva di essere ancora legata a quella ragazza. Non poteva certo dire di provare qualcosa d'importante, qualcosa che giustificasse quello che le aveva fatto, quello che aveva fatto a Michiru, ma sentiva di averle fatto del male. Tanto male.
-Sei ancora interessata a lei?- la voce di Jennifer era incredula.
-Interessata? Non sono mai stata interessata a lei. Mi sono solo aggrappata a lei in un periodo difficile della mia vita. Forse se non ci fosse stata avrei semplicemente optato per qualcun altro-
Nel pronunciare quelle parole provò ribrezzo per se stessa ma la verità era proprio quella. Si era buttata tra le braccia di Miko perché era l'unica in quel periodo a starle accanto senza conoscere la profondità dei sentimenti che la legavano a Michiru. Non conosceva come quei sentimenti la facevano sentire completamente sottomessa a quella donna che, al contrario, sembrava non corrisponderla appieno. Se solo avesse saputo leggere al di là delle apparenze. Se solo avesse cercato di andare oltre, avrebbe capito fin da subito che i suoi sentimenti erano nulla in confronto a quelli che Michiru provava per lei.
Sì, ora ne era completamente cosciente: Michiru la amava tanto, forse molto più di quanto lei la amava. L'aveva capito nel momento in cui aveva messo da parte il suo orgoglio per perdonarla, per accettare quel tradimento e riaverla di nuovo al suo fianco.
-Qualcun altro?-
-Esatto! Avresti anche potuto essere tu!- le lanciò uno sguardo malizioso, per stupirsi subito dopo della risposta dell'altra.
-Forse sarebbe stato meglio!-
-Come scusa?-
-Non ti avrei mai permesso di fare una stronzata del genere-
-Solo perché sei etero!-
-Anche lei lo era. Semplicemente non ti avrei permesso di rovinarle la vita-
-O avevi paura che allontanandomi da Michiru mi sarei riavvicinata a Michael?-
Vide gli occhi di Jennifer spalancarsi dallo stupore di così tanta franchezza, la vide abbassare lo sguardo e iniziare a tormentare la cintura della sua borsa.
-Scusa non volevo…-
-Non devi scusarti, hai ragione! Lui ha sempre avuto un debole per te e quando ti ho visto con quella, la prima cosa che ho pensato è stata la possibilità di perderlo-
-Lui ti ama!-
-Lo so ma so anche che lui ama anche te!-
Ne era consapevole: la vita di Michael sarebbe sempre stata legata a quella di Haruka. Del resto si conoscevano da sempre, lui l'aveva sempre amata e lei non poteva certo controllare un amore così potente. Doveva solo cercare di accettarlo e riuscire a conviverci.
-Jennifer io…-
-Cosa hai intenzione di fare con Michiru?-
-Non lo so!-
Da quando aveva ricevuto la telefonata di Jennifer, non aveva fatto altro che pensare a Michiru: non riusciva a decidere se dirle o no del ritorno di Miko. Soprattutto ora, quando la piccola sembrava volerle separare.
-Posso dirti come la penso?-
-Dimmi!-
-Devi essere sincera con lei, capirà!-
-Ne sei sicura?- chiese scettica.
-Io l'ho fatto!-
-Come scusa?-
-So che non è la stessa cosa, ma quando sei tornata nella nostra vita, Michael mi ha spiegato cosa stava provando e, anche se con fatica, ho capito cosa lo lega a te e ho accettato che tu tornassi a far parte della sua vita-
-Io però non sono andata a letto con lui!- puntualizzò la bionda.
-Credimi, quello che ti lega a Michael è molto più forte di quello che ti lega a Miko-
Era vero, il legame che aveva con Michael era tutto un'altra cosa. Lui l'aveva aiutata nei momenti bui della sua vita, l'aveva amata senza chiedere nulla in cambio. Lui era la sua famiglia.
-Lui è la mia famiglia- sussurrò, più a se stessa che all'altra.
Non posso continuare così!
Non posso continuare a fare del male all'uomo che amo!
Non quando ho l'assoluta certezza che Haruka non lo amerà mai come lo amo io!
-Grazie! Grazie per avermi detto di Miko-
La voce di Haruka la riportò alla realtà.
-Sei cambiata. Forse ha ragione Michiru-
Haruka si alzò per dirigersi verso la vetrata e perdersi nell'azzurro del cielo. Voleva davvero credere di essere cambiata, forse sarebbe stato tutto più facile, ma in fondo sapeva che non era così. Anche se adesso chiedeva scusa e riusciva a comprendere cose che prima erano incomprensibili per lei, sapeva benissimo di non essere cambiata. Chiedere scusa era ancora molto difficile per lei, l'unica differenza era che ora riusciva a mettere da parte il suo orgoglio, almeno a volte. Non sapeva se era per merito della gravidanza o se questo cambiamento era dovuto a lei e a tutti gli errori che aveva commesso.
-Ora devo andare, sai si avvicina l'ora della pappa- Jennifer si alzò e attese che l'altra dicesse o facesse qualcosa.
-Un giorno potrò vederli? Non ora, non subito, sto solo chiedendo l'opportunità di conoscere di persona i bambini di Michael-
-Dammi tempo, Haruka!-
Era stata una giornata alquanto tranquilla, i bambini avevano apprezzato la sua idea di trascorrere l'ora ad ascoltare musica mentre giocavano con i colori. In verità non era proprio quello il programma che doveva svolgere ma non aveva avuto l'umore giusto per iniziare ad insegnare, a bambini così piccoli, come suonare un violino. Quell'ora era sembrata così lunga e interminabile, nemmeno i sorrisi innocenti dei bambini erano riusciti a farle dimenticare, neanche per un attimo, le parole di Hikari e la sua avversione. Aveva addirittura pensato di farla parlare con qualcuno, forse le avrebbe fatto bene sfogarsi con qualcuno che non fosse lei, ma non sapeva proprio a chi chiedere aiuto. Una volta avrebbe chiesto a sua madre di parlare con la piccola e cercare di capire cosa la turbasse, ma ora non credeva che quella fosse una buona idea anche perché era sicura che Hikari aveva ascoltato quelle espressioni proprio con lei. Non era del tutto sicura che fosse stata sua madre a pronunciarle, ma era stato di sicuro qualcuno che aveva incontrato nella casa di sua madre. Subito dopo aver terminato la sua ora, si era rinchiusa in sala professori per correggere alcuni compiti che altrimenti avrebbe dovuto correggere nel pomeriggio. Non aveva nessuna voglia di tornare a casa, considerando che Haruka non c'era, aveva paura di litigare di nuovo con sua figlia. Posò la penna e appoggiò la testa sulla scrivania, non sapeva proprio come affrontare questo problema.
-Dormi?- la voce calma e tranquilla di John, il nuovo psicologo della scuola, la fece tornare alla realtà. Alzò la testa e sorrise appena.
-Magari! Stavo solo pensando-
Era poco più di un mese che era entrato a far parte della scuola ma già si era guadagnato la simpatia di tutti. Anche Michiru era riuscita a instaurare con lui un certo rapporto.
-Posso esserti utile?-
Lo fissò e una strana idea le balenò per la testa: infondo lui era specializzato nei bambini, quindi poteva provarci.
-Sai vero che ho una bambina di sette anni?-
-Sì, me ne hai parlato l'altro giorno-
-Bene, ho un consiglio da chiederti!-
-Spara, sono tutto orecchie!-
Cercò di essere il più precisa possibile, cercando tuttavia di mantenere una certa discrezione. Gli raccontò del suo amore per Haruka, del difficile rapporto di quest'ultima con sua figlia, della decisione di avere un bambino e dell'ultima discussione avuta con la piccola. Le sembrava quasi di star raccontando la trama di una soap opera, con l'unica differenza che le sofferenze erano reali e facevano davvero tanto male. John l'ascoltava senza interromperla, la sua espressione era imperturbabile e questo l'aiutò molto.
-Non so come comportarmi. Hikari non vuole un fratellino, Haruka non riesce a capire il comportamento di Hikari e io…- si alzò, iniziando a camminare per la stanza -…io non so proprio cosa fare!-
-Non devi fare proprio nulla! Hai fatto già troppo!-
Si voltò non riuscendo a capire cosa volesse dire. Lei era l'unico genitore che Hikari aveva al suo fianco, non poteva certo far finta di nulla e continuare la sua vita come se nulla fosse successo.
-Prova a metterti da parte e lascia che la tua compagna risolva da sola le sue incomprensioni con la piccola. Sai, il tuo comportamento non aiuta né Hikari né la tua compagna-
-Lei è ancora una bambina è normale che io cerchi di aiutarla!- puntualizzò, punta sul suo orgoglio di mamma.
-E' una bambina e trattala come tale. Con il tuo comportamento dai alla tua bambina troppo potere, impedendole di comportarsi come una normale bambina, le dai il potere di intromettersi nella tua relazione amorosa, rischiando di farle solo del male-
-Non ti capisco!- era così confusa. Era sempre stata convinta che se avrebbe parlato con sincerità alla sua bambina, non avrebbero mai avuto incomprensioni, John invece le stava dicendo di aver sbagliato, di dover trattare Hikari come una bambina.
-Non accetta il bambino? Bene, tu non devi farle accettare quel bambino ma devi farle capire che lei è importante quanto lui. Lei ha solo sette anni, ha bisogno di sentirsi coccolata e amata, ha bisogno di poter fare capricci, ha bisogno di una madre che la sgrida se sbaglia ma che, a volte, l'asseconda nei suoi capricci.-
Le sembrava così assurdo quel discorso, non riusciva proprio a comprenderlo.
-Lascia che la tua compagna gestisca da solo questo rapporto. Lasciale libera di stabilire, da sole, che tipo di legame instaurare-
Mentre apriva quella porta sentiva il suo cuore battere all'impazzata, avvertiva il respiro difficile e una strana agitazione si stava impossessando, violentemente, di lei. Per tutto il pomeriggio aveva cercato di immaginarsi tutta la scena, aveva cercato di trovare le parole giuste, ma non riusciva proprio a trovare quelle adatte. Non sapeva neanche lontanamente immaginare la reazione di Michiru, non sapeva decifrare che impatto avrebbe avuto quella notizia sulla precaria stabilità che avevano raggiunto, stabilità già fortemente minata dai capricci della piccola. Quando entrò in quella casa, che mai come in quel momento, sentiva non appartenerle completamente, si ritrovò a emettere un sospiro di sollievo, quando notò che Michiru non c'era: sarebbe stato davvero difficile affrontarla così all'improvviso. Lasciò vagare lo sguardo per la stanza, prima di decidersi a entrare definitivamente, chiudendosi la porta alle spalle. Fu in quell'istante che la piccola Hikari spuntò fuori con occhi spalancati.
-Non volevo spaventarti- sussurrò la bionda, avvicinandosi al divano, dove la piccola era seduta.
Nessuna risposta dalla piccola che si limitò a tornare a dedicarsi al suo gioco.
È ancora arrabbiata! Pensò la bionda mentre si toglieva la giacca e la poggiava sullo schienale del divano, per poi sdraiarsi sull'altro divano.
-Dov'è la mamma?-
-Sta facendo il bagno- rispose, senza distogliere lo sguardo dalla console, facendola irritare. Quando si comportava in quel modo era peggio di sua madre, anche Michiru quando voleva ignorarti sapeva farlo alla perfezione. In quei momenti sembrava una copia perfetta, in miniatura certo, di sua madre.
Chiuse gli occhi, appoggiandosi completamente allo schienale, nel tentativo di dare un po' di sollievo alla sua schiena, che aveva iniziato a farle male.
Nelle tue condizioni non devi lavorare tanto! Devi riposare!
La voce di Michiru, che la rimproverava, assalì le sue orecchie, sapendo benissimo che l'avrebbe di sicuro sgridata. A volte la trattava proprio come una bambina capace solo di fare capricci e se da un lato questo suo atteggiamento la mandava in bestia, dall'altro lato sapeva benissimo di provare piacere nel vederla così premurosa nei suoi confronti. Aprì appena gli occhi, notando che la piccola la stava fissando, senza dire una sola parola. A dire la verità sembrava che fissasse il suo ventre.
-Vuoi farmi un favore?- le chiese, facendola sobbalzare.
-Che vuoi?-
-Nella mia giacca c'è un foglio, me lo prendi?-
La piccola spostò lo sguardo verso la giacca e, senza dire nulla, si alzò per prenderle quello che le aveva chiesto.
-Fai attenzione al telefono-
-Non sono una bambina!- puntualizzò, contrariata dalle sue raccomandazioni. Quando trovò quello che Haruka stava cercando, lo afferrò e si avvicinò alla zia per darglielo.
-Lo scritto per te! Credo che ti serva per il tuo compito. Il tuo papà non c'è e, visto che non vuoi parlare con me, ho pensato che scrivertelo ti avrebbe aiutata-
La vide aprire il foglio con impazienza e iniziare a leggere.
-Questo è per il compito?- chiese titubante, fissandola negli occhi.
-Se non capisci qualcosa o se hai bisogno di sapere altro, chiedi pure non farti problemi-
Anche se stava usando un tono neutro, sentiva comunque una strana sensazione, temeva di aver sbagliato ancora una volta. La piccola non rispose, si limitò a riprendere a leggere, sforzandosi di decifrare la sua scrittura.
Aveva trascorso il pomeriggio a tormentarsi su come affrontare l'argomento Miko con Michiru, poi aveva improvvisamente ricordato del compito di Hikari, pensando di dover fare in qualche modo qualcosa per aiutarla. Senza rifletterci su, aveva afferrato un foglio e una penna e aveva iniziato a scrivere del lavoro del padre, del lavoro della madre, delle ambizioni del fratello, senza fare il minimo accenno di sé, anche perché non riusciva proprio a collocarsi all'interno della sua famiglia, almeno non nel periodo diverso dalla sua infanzia, dove era stata davvero felice con i suoi genitori e con suo fratello. Aveva chiuso gli occhi, sforzandosi di richiamare alla mente quei ricordi che aveva rinchiuso in un angolino remoto della sua mente e del suo cuore. Aveva iniziato a scrivere delle loro, rare ma speciali, gite di famiglia, ricordando la felicità che aveva provato in quel momento, ricordando il calore dell'abbraccio di sua madre e del sorriso di suo padre. Aveva avvertito una morsa al cuore quando con orrore aveva intuito che era questo ora il suo compito: dare, incondizionatamente, quel calore al suo piccolo e alla sua piccola. Aveva finalmente capito che Hikari non era un ostacolo nel suo rapporto con Michiru, era la sua bambina e aveva il diritto di sentirsi amata e protetta, non solo da sua madre ma anche da lei. Aveva iniziato a scrivere con la speranza di renderla almeno un po' felice, con la speranza di farle capire che era importante per lei, che, anche se non era in grado di dimostrarglielo, lei era davvero importante.
Ora che la vedeva leggere con molta attenzione, non riusciva a fare a meno di sentirsi agitata.
Come sono diventata sdolcinata! È tutta colpa tua! Pensò, abbassando lo sguardo sul suo ventre e accarezzandolo appena. Quel bambino la stava cambiando e ogni volta che ci pensava non poteva fare a meno di ricordare le parole di Michiru "Questa gravidanza ti fa male, Haruka!"
-Sei tornata!- la voce di Michiru, che entrava e si avvicinava, la distolse da quel pensiero. La vide avvicinarsi a lei, piegarsi per poggiare le labbra sulle sue e accarezzarle il viso, senza badare minimamente alla presenza della figlia.
-Stai bene? Sembri stanca!- le chiese preoccupata, stupendola e non poco. Era strano vederla così espansiva davanti alla piccola, lei che aveva sempre cercato di limitare qualsiasi tipo di contatto in presenza di Hikari, ora sembrava fregarsene completamente.
-Sto b-bene- la fissò negli occhi e bastò solo quello per farle ricordare di Miko, di come quella notizia avrebbe potuto sconvolgere la loro vita, ancora una volta.
-Cosa stai leggendo?- si era spostata per sedersi accanto alla bionda, accarezzandole il ventre e appoggiando la testa sulla sua spalla.
-Zia me lo ha dato per il compito- rispose, alzando lo sguardo e notando solo in quel momento la madre vicinissima alla zia.
-Alla fine glielo hai chiesto! Brava!-
-Chiedermi cosa?-
Michiru guardò la figlia, confusa: aveva esplicitamente detto alla piccola di chiedere aiuto a Haruka per il compito e lei era sembrata molto contrariata dall'atteggiamento della madre. Michiru aveva deciso di seguire il consiglio di John: lasciare che le due risolvessero il loro problema da sole, trattare Hikari come una bambina e cercare di non essere ossessiva nei suoi confronti.
-Quello serve per il compito?-
-Certo, ho pensato che visto che Hiroshi non poteva aiutarla, forse…ho sbagliato?-
Michiru si era rifiutata di aiutare la figlia solo per indurla a chiedere aiuto a Haruka, credendo che in quel modo avrebbero instaurato un dialogo, ma la bionda aveva smontato il suo piano.
-Hai detto grazie?-
-Grazie!- il tono della piccola era tutt'altro che gentile, sembrava infastidita dalla domanda della madre o semplicemente era infastidita dalla posizione della madre, questo Haruka non riuscì a decifrarlo dato che la piccola, strinse forte il foglio tra le mani e si ritirò in camera sua, lasciandole da sole. Haruka si spostò per seguirla, mentre Michiru si stringeva di più a lei.
-Mi sono persa qualcosa?- le chiese, fissandola negli occhi.
-Ho parlato con John e mi ha consigliato di non intromettermi nel vostro rapporto e di trattare Hikari per la sua età, senza cercare di farle comprendere sempre tutto quello che succede- spiegò Michiru senza esitazione.
John? E chi è questo adesso?
-John?-
-Lo psicologo della scuola-
-E gli hai parlato di noi…perché…?-
-Haruka ho solo pensato di chiedere aiuto a qualcuno esterno a tutto-
Non sapeva cosa pensare di questa iniziativa, né tanto meno riusciva a comprendere cosa intendesse con "senza farle comprendere tutto quello che succede".
Voleva forse che sua figlia vivesse con dubbi, senza far nulla per chiarirli?
-Haruka, cos'hai? Non sembri convinta. Non sei d'accordo con la mia decisione?-
-Chiederlo adesso è inutile, hai deciso già da sola- puntualizzò, staccandosi da lei.
-Non ho fatto nulla di così terribile!-
-Fammi capire come funzionerà adesso, hai intenzione di iniziare a baciarmi davanti a lei, a appiccicarti e far finta che non la turbi vederti in certi atteggiamenti con me?-
-No, non voglio mica seguire alla lettera tutto quello che mi ha consigliato John, ho solo deciso di dare una svolta al nostro rapporto. Ho riflettuto e ho capito che se non la rendiamo partecipe del nostro amore, non lo accetterà mai a pieno. E deve iniziare a farlo ora che arriverà lui-
-Questo significa che posso baciarti e abbracciarti anche con lei in giro per casa?-
-Sempre nei limiti della decenza, sia chiaro!- la voce di Michiru era un sussurro malizioso, un sussurro che lei conosceva bene e che significava una cosa sola. Si voltò e le accarezzò la guancia con la mano destra, fissandola dritta negli occhi, inebriandosi di quella luce maliziosa che stava illuminando l'azzurro dei suoi occhi.
-Quindi se io ora vorrei baciarti, tu non mi respingeresti?-
-Perché non provi invece di fare domande?-
Non se lo fece ripetere ancora una volta, con uno slancio s'impossessò di quelle labbra, impedendole in qualsiasi modo di allontanarla. Con la lingua iniziò a stuzzicarla inducendola ad accoglierla per approfondire il bacio. Solo in quel momento, solo quando la sentiva così vicina, quando il suo profumo la inebriava, ubriacandole i sensi, solo in quel momento capiva che l'amore che le univa era forte. Molto più forte di qualsiasi persona, qualsiasi dubbio o paura. Si spinse di più verso quella bocca, portando l'altra a spingere la testa all'indietro, mentre la sua mano accarezzava la pelle calda e profumata della gamba. Quel contatto le diede una forza e una sicurezza che per tutta la giornata aveva cercato, ma che non era riuscita a trovare. La sentiva gemere nella sua bocca, sentiva le sue mani spingerla nel tentativo di fermarla, mani non del tutto sicure di voler davvero fermarla, lo capiva dalla poca forza che stava usando. Sapeva che Michiru la voleva, lo intuiva dal calore che percepiva con quella mano, calore che si accentuava quando stringeva le gambe per non farla salire, per impedirle di arrivare al punto di non ritorno.
Sì, perché entrambe sapevano che una volta iniziato era difficile, se non addirittura impossibile, fermarsi. In quel preciso istante non aveva nessuna intenzione di fermarsi, non dopo aver atteso per ben due lunghissimi anni di poterla stringere di nuovo tra le sue braccia, di poterla di nuovo fare sua ma anche semplicemente di potersi specchiare nei suoi occhi senza il timore di leggervi tristezza e delusione.
Come faccio a dirle del suo ritorno?
Quella domanda improvvisa la spiazzò, portandola a bloccarsi e a staccarsi dall'altra. Si fermò a guardarla respirare con difficoltà, vide le sue labbra gonfie e rosse, le sue guance leggermente arrossate e poi incrociò il suo sguardo. Quegli occhi carichi di desiderio, carichi di passione, carichi di voglia per lei.
-Avevo detto ai limiti della decenza!- la rimproverò l'altra con molta poco convinzione.
Come posso rovinare tutto?
Come posso farlo?
Come posso, ancora una volta?
Avvertiva un grande nodo alla gola, un peso sul petto che le rendeva difficile respirare. Voleva scappare, allontanarsi da quegli occhi, da quelle dita che le stavano sfiorando il viso, da quella tensione che sembrava opprimerla. Non poteva far bagnare ancora una volta quei suoi occhi, non era pronta a vederli di nuovo pieni di rancori e di paura.
-Haruka cos'hai?-
La voce di Michiru arrivava come un eco lontano, sbatté violentemente le palpebre come per svegliarsi da un incubo.
-Haruka mi spaventi-
-Ho bisogno di parlarti- le sue labbra si mossero da sole.
Quelle parole, il tono che aveva usato nel pronunciarle le fecero gelare il sangue nelle vene. Sapeva che quello che Haruka voleva dirle avrebbe portato scompiglio nella sua vita e ora non era pronta, non voleva stravolgere per l'ennesima volta la sua vita. Non aveva le forze per continuare a combattere.
-Non ora!- si ritrovò a rispondere, mentre la sua mano abbandonava il viso dell'altra.
-Non ora!- ripeté, abbassando lo sguardo.
-Michiru…- si sentiva in colpa. Tremendamente in colpa per essere ancora una volta causa di dolore per la donna che amava con tutta l'anima.
-Devo preparare la cena. Non ora Haruka, ti prego!-
Si sentiva una stupida, sapeva che rimandare non significava cancellare, ma non aveva proprio il coraggio di ascoltarla. Aveva capito dal suo sguardo che si trattava di lei, e la paura di farla rientrare di nuovo nella sua vita era insopportabile. Era in momenti come questi, quando la paura di perdere tutto, quando il timore di un suo ritorno nella vita di Haruka la rendeva debole, che la odiava con tutta se stessa. Si trattava di un sentimento fortissimo, un sentimento che non riusciva a controllare. Un sentimento che le urlava "Non sei così diversa dalle altre persone! Non puoi sconfiggermi!"
Senza aggiungere altro, si alzò da quel divano e si diresse in cucina, dove si dedicò a preparare la cena e a tenere a bada quel dannatissimo sentimento, che ancora una volta si stava impossessando di lei.
Non era gelosia. No, non era semplice gelosia, che puoi controllare. Si trattava di puro odio, odio per averla resa una persona in balia di sentimenti come il risentimento e il disprezzo. La cosa che la sconvolgeva era che quei sentimenti non erano rivolti a Michiko né tantomeno a Haruka, ma erano sentimenti che provava verso se stessa. In quei due anni si era così auto accusata di quello che era successo, che ora non riusciva a allontanare quei sentimenti. Neanche lei sapeva spiegarsi il motivo, o quando aveva iniziato a pensarla in quel modo: sapeva solo che un giorno aveva capito che era stata proprio lei a spingere Haruka tra le braccia di un'altra. Lei e la sua stupida maschera di ghiaccio, maschera che tuttavia non riusciva a abbandonare, o meglio non voleva abbandonare, la sua unica ancora di salvezza nei momenti duri e difficili.
Si muoveva in quella cucina come un automa, afferrava pentole, posate, senza la lucidità di capire quello che stava facendo. Sembrava un robot programmato: il suo corpo faceva una cosa mentre la sua mente pensava a tutt'altro. Era buffo come delle semplici parole avessero la capacità di sconvolgerla dentro, fin nel profondo. Fino a qualche minuto prima, seduta su quel divano, l'unica cosa che riusciva a pensare era Haruka, alle sue labbra e alle sue mani, al suo respiro e al suo calore, era riuscita a allontanare il pensiero della sua bambina, solo per dedicarsi a quel corpo, e ora invece…
Michiko Okada
Chiko
Si ritrovò a pensare a quella ragazza che in silenzio e in punta di piade era riuscita a insinuarsi nel loro rapporto in modo significativo. Era riuscita a far crollare quelle mura che con fatica avevano costruita e che, con altrettanta fatica e solerzia, stavano ricostruendo. Mura che lei avrebbe difeso con tutta se stessa, senza dare l'opportunità a nessun altro di rompere.
Niente e nessuno avrebbe sgretolato ancora una volta la sua vita, non ora che il suo legame con Haruka stava ritornando come un tempo.
Anzi ancora più forte!
Ha capito! Lei ha capito subito di cosa si trattasse!
Perdonami Michiru, non vorrei che tutto questo accadesse a noi…
Non era riuscita a decifrare il suo comportamento, le era sembrato che stesse fuggendo, che stesse cercando di scappare dalla realtà, rifiutando di ascoltare quello che in fondo al suo cuore aveva già capito. E la cosa la stupiva. Non era da Michiru scappare davanti alle difficoltà. Lasciò il salotto per andare a sdraiarsi sul letto, tutti quei pensieri le avevano procurato un mal di testa, per non parlare della schiena che non le permetteva di trovare una posizione comoda. Fu sorpresa di trovare, sdraiata sul suo letto, la piccola Hikari, che stringeva tra le mani il suo foglietto.
-Ehi, c'è qualcosa che non capisci?-
La piccola voltò il viso per guardarla, si mise seduta e negò con la testa.
-Allora vuoi chiedermi qualcosa?-
-Tu volevi bene al mio papà?-
Dannazione! Ancora con questa storia del padre!
-Forse non mi credi ma quando eravamo piccoli, molto piccoli giocavamo sempre insieme. Trascorrevamo molto tempo insieme. Crescendo però le cose sono cambiate-
Si sdraiò sul letto, stando ben attenta a non invadere lo spazio di Hikari.
-Anche io ho sempre sognato di giocare con il mio fratellino- sussurrò la piccola, distogliendo lo sguardo dalla zia. Quelle parole ebbero l'effetto di un pugno nello stomaco, spalancò gli occhi ma non ebbe il coraggio di dire o fare nulla.
-Quando la mamma aspettava il mio fratellino, non facevo altro che immaginarmi a giocare con lui. Quando poi lui non è mai arrivato…- una piccola lacrima rigò il volto di Hikari.
-Hikari io…-
-Dimmi che a lui non succederà nulla. Dimmi che farai di tutto per proteggerlo! Promettimi che…-
Spinta da un istinto che non sapeva di tenere, l'afferrò e la strinse forte, accarezzandole i capelli.
-Lui giocherà con te, ogni volta che vorrai. Te lo prometto!-
Non piangeva, il suo respiro era regolare, le sue braccia non la cingevano, il suo corpo non la respingeva, sembrava solo tanto desiderosa di quell'abbraccio, di quel calore che forse agognava da tantissimo tempo.
-Saremo una famiglia felice!- le sussurrò tra i capelli.
Lo prometto!
Era una promessa che faceva a se stessa. La promessa di proteggere con tutte le sue forze quella famiglia che avevano costruito con tanta fatica e difficoltà. Famiglia che aveva sottratto al fratello, ma che ora era sua e che nessuno poteva sottrarre a lei.
-Zia tu volevi un maschietto?-
-Beh visto che la femmina già ce l'ho, sì desideravo avere un maschietto!-
Il calore e la gioia che provò, quando sentì quelle braccia piccolissime allacciarsi al suo collo e stringerla forte, fu un'emozione davvero unica. Un'emozione che le scaldò il cuore, che non aveva mai provato prima.
La cena era stata un vero supplizio, c'era una tensione che poteva essere tagliata con il coltello. Almeno lei così la percepiva. Anche se Hikari sembrava più tranquilla e Michiru non aveva dato segno di preoccupazione, lei aveva comunque avvertito qualcosa di opprimente. Si era più volte soffermata a fissare la sua donna e non c'era stata mai una volta, che il suo viso si fosse rattristato. Il suo sorriso aveva sempre riscaldato ogni sguardo che le aveva rivolto, i suoi occhi erano sempre carichi d'amore, destabilizzandola visibilmente. Da come aveva reagito al suo tentativo di dirle tutto, aveva pensato in un atteggiamento diverso, molto diverso.
-Mamma, domani lavori?-
-Nel pomeriggio!- rispese la violinista, alzandosi per iniziare a sparecchiare.
-Uffa, questo significa che verrà la nonna a prendermi!- sbuffò la piccola, che a volte risentiva del fatto di non poter tornare subito a casa sua, dopo la scuola.
-Dai non fare così!-
Michiru si sentiva in colpa, quando la sua bambina si mostrava così contrariata. Quando a causa del suo lavoro era la piccola a dover avere maggior disagi.
-Posso venire io a prenderti, così ti porterei a casa e potresti trascorrere il pomeriggio qui, con me- propose la bionda, alzandosi per aiutare Michiru a pulire. Era loro abitudine farlo insieme, sfruttando quel momento per parlare e discutere.
-Lascia, pulisco io!- la rimproverò subito. Da quando aveva avuto quel malore non le concedeva di fare nulla, non che facesse molto, ma pulire dopo la cena era un modo per starle accanto e non voleva rinunciarci.
-Allora, cosa ne dici?- chiese alla piccola, ignorando volontariamente l'ordine di Michiru. Non aveva mai approvato appieno l'idea di Michiru di affidare la sua bambina alla madre, quando lei era impegnata a lavoro, ma non aveva mai detto nulla perché era ben consapevole di non essere in grado di trascorrere tanto tempo in compagnia di quella peste. In passato ci aveva provato e la cosa era sfociata in tragedia, portandola addirittura a litigare con Michiru. Ora però era diverso, sentiva l'esigenza di instaurare un rapporto diverso con Hikari, forse perché aspettava un bambino, forse perché aveva paura che se non riusciva a instaurare un rapporto di pacifica convivenza, avrebbe rischiato molto nel rapporto con Michiru. Non pretendeva certo di riuscire a cancellare in un battito di ciglia tutte le paure e le insicurezze che la piccola nutriva nei sui confronti e di quel bambino, ma voleva iniziare a farle capire che le voleva bene, anche se non era in grado di dimostrarglielo.
-Vieni con la moto?- domandò speranzosa la piccola. Aveva sempre amato andare in moto con la sua zia, soprattutto se poteva farlo davanti ai suoi compagni, che molto spesso le avevano chiesto di poter fare un giro sulla moto del famoso pilota Haruka Tenou.
-Con la moto?- chiese perplessa la bionda.
La moto!
Era da quando aveva saputo di essere incinta che non l'aveva più presa. Michiru le aveva categoricamente proibito di montarla. Proprio come in quel momento che un leggero colpo di tosse, proveniente dalle sue spalle, l'avvertiva di non assecondare in nessun modo quella domanda.
-Che ne dici se vengo con l'auto e abbassiamo la capote?- tentò la bionda, sperando di accontentare sia la madre sia la figlia, con la sua proposta.
-Okay, ci sto!- rispose Hikari prima di lasciare la stanza per dirigersi in camera sua.
Wow me la sono cavata bene!
-Grazie- la voce di Michiru arrivò come un sussurro alle sue orecchie.
-Per cosa?- chiese, avvicinandosi e guardandola dritta negli occhi.
-Non eri obbligata a farlo-
-Voglio solo che trascorri più tempo con la sua famiglia!-
Quelle parole dette con tanta naturalezza le arrivarono dritta al cuore, regalandole un'emozione indescrivibile.
-Perché stai sorridendo?- le chiese, non capendo la reazione della violinista.
-E' bello sentirti rivolgerti a lei con la parola famiglia-
-Tu e i nostri bambini siete la mia famiglia!- replicò, accarezzandole la guancia e avvicinandola a sé.
-Haruka…- non riusciva a trovare le parole adatte per spiegare quello che stava sentendo, parole inutili dal momento che la bionda appoggiò le labbra sulle sue, baciandola con amore. Ogni minimo dubbio che nelle ore passate aveva minacciato di invaderla, ancora una volta, scomparì in quell'istante, nel momento in cui le labbra di Haruka s'impossessarono delle sue, nell'attimo in cui il calore della bionda l'avvolse, quando il suo profumo la invase, quando sentì la lingua dell'altra chiedere disperatamente un contatto con la sua. In quel momento quel bacio aveva un valore molto più importante di quello che potesse sembrare agli occhi degli altri. Significava darle delle certezze, certezze che lei non sapeva di aver bisogno di ricevere, ma che adesso la facevano sentire più forte. Certezze che in quel momento rischiavano di tramutarsi in lacrime, lacrime di gioia, lacrime d'amore.
-Ha…Haruka...- cercò di allontanarla, prima di riprendere –Non ora, ho ancora tante cose da fare-
-Smettila di addossarti tutto! Siamo in due! Ricordati che io posso aiutarti!- ribatté, appoggiando la fronte su quella della violinista –Non sei da sola, Michiru!-
-Lo so, credimi! Lo so!- sussurrò, afferrandole il viso con entrambe le mani, congiungendo di nuovo le labbra alle sue, baciandola con trasporto, richiamando con prepotenza quel contatto che poco prima l'altra aveva preteso. Non sapeva per quale motivo, ma in quel preciso istante avvertiva l'esigenza di aggrapparsi a quelle labbra, a quel momento d'intimità, dove tutto e tutti sembravano così distanti, dove il loro amore era l'unica cosa davvero importante. Si staccò a malincuore da quelle labbra, fissando i suoi occhi in quelli dell'altra, senza pronunciare una sola sillaba.
-Ricordati che l'uomo della situazione sono io- pronunciò quelle parole con un tono di voce strano: un misto tra tristezza e malizia. Tristezza perché capiva perfettamente cosa stesse provando Michiru.
-Oh ma io mi riferivo a tutt'altra situazione- ammiccò la violinista, cogliendo al balzo l'opportunità di smorzare i toni, che la bionda le aveva offerto.
Haruka sapeva sempre come sdrammatizzare, e lei apprezzava molto questo suo lato, lato che pochi conoscevano.
-Un'altra situazione?- chiese la bionda, spingendola e bloccandola con la schiena al frigo.
-Sì! Una situazione che ti vede molto più vicina- sussurrò aprendo leggermente le gambe, per permettere a quella dell'altra di insinuarsi tra le sue, andando a tormentarla nella sua zona più intima.
-Una situazione dove questa camicetta non ostacoli i tuoi movimenti- con le dita tremanti, sbottonò alcuni bottoni per poi accarezzare la pelle candida del suo collo.
-Credo di non capire- la stuzzicò la bionda, bloccandole le dita tra le mani.
-Una situazione dove queste dita sarebbero completamente aggrappate al mio corpo- avvicinò il viso a quello della bionda, rimanendo con le labbra a pochi centimetri da quelle della bionda, solleticandole con il proprio respiro -…aggrappate nel mio corpo-
-Non stuzzicarmi-
-Altrimenti cosa fai?-
Continuavano a fissarsi negli occhi, entrambe consapevoli di cosa sarebbe accaduto se una delle due non avesse messo fine a quel gioco di seduzione. Haruka avvicinò le labbra all'orecchio sinistro dell'altra e sussurrò –Vuoi davvero che te lo dica?-
L'alito caldo le solleticava la pelle, donandole brividi lungo la spina dorsale. Alzò le braccia per intrappolare le dita nei capelli biondi dell'altra, attirando il suo viso più vicino al suo collo.
-Puoi giurarci-
-Oddio Michiru, basta! Non ci riesco!-
-Ma stai andando benissimo- rispose, spostando leggermente la testa per indurla a baciarle il collo.
-Oh lo so, ma non sono sicura di riuscire a fermarmi dopo. Quindi se non vuoi farlo qui, appoggiata al frigo con Hikari a pochi metri da noi, completamente sveglia, sarà meglio smetterla subito!-
Lentamente, molto lentamente allontanò le mani dai suoi capelli, mentre Haruka si allontanava da quel corpo così caldo, che la faceva letteralmente impazzire. Era stata sul punto di cedere, sul punto di schiacciarla al frigo e farla sua, se solo la sua pancia non le avesse ricordato di non poter continuare. Non in quell'istante. Michiru non reagì a quelle parole, rimase immobile, con la schiena schiacciata al frigo, avvertiva una strana preoccupazione che la portò a porle la fatidica domanda.
-L'hai rivista?- mentre pronunciava quelle parole, il suo cuore martellava impazzito tanto da indurla a portarsi una mano al petto, per stringere forte la maglietta, nel tentativo di bloccarlo.
Alzò di scatto il viso, spalancando gli occhi.
-Perché mi fai una domanda del genere?-
-Hai intenzione di rivederla?- continuava a avere il viso abbassato, evitando, in modo molto efficace, d'incontrare il suo sguardo.
-E' perché mi sono fermata?- chiese incredula. Per tutta la serata era sembrata così tranquilla, come se l'aver intuito del ritorno di Miko non l'avesse colpita minimamente e ora…
Solo perché non sono andata al sodo?
-Non rispondermi con un'altra domanda! Rispondi e basta!- non avrebbe voluto rivolgersi a lei con quel tono, ma l'agitazione la portava a diventare aggressiva e in quell'istante definirsi agitata era un eufemismo.
-No, non l'ho rivista e non ho nessuna intenzione di rivederla- sussurrò la bionda, non riuscendo a decidere se essere arrabbiata per le velate accuse di Michiru o esserne lusingata.
-Come hai saputo del suo ritorno?-
-E' stata Jennifer a dirmelo-
L'espressione della violinista mutò dal risentita al sorpresa.
-Come fa Jennifer a conoscerla?-
-Ci ha viste nel bagno del pub- rispose, senza accorgersi di come quelle parole insinuarono nell'altra altri dubbi e paure.
-Nel bagno?- la voce di Michiru era poco più di un sussurro. I suoi occhi erano completamente spalancati.
Non può essere!
Dimmi che non è come penso!
Infondo lei non le aveva mai chiesto quante volte era successo, come era successo. Si era completamente rifiutata di affrontare quell'argomento, affermando che sapere le avrebbe fatto molto male. Solo ora rimpiangeva di non aver indagato, ora che la paura di essere stata tradita più di una volta era davvero molto dura da domare.
-Ancora segreti, Haruka?-
-Segreti?-
-Quante volte ci sei andata a letto?-
-C-cosa?-
Ma cosa diavolo sta succedendo? Perché mi fa questa domanda?
-Stai scherzando?-
Dimmi che stai scherzando?
Michiru non rispose, si limitò a puntare lo sguardo in quello dell'altra, facendole intuire che non era proprio in vena di scherzare.
-Credi davvero che… Oh mio dio, Michiru?- era incredula, non le era mai nemmeno sfiorato l'idea che lei potesse pensare una cosa del genere. Era anche vero che non le aveva mai raccontato nulla del suo rapporto con Miko, di come aveva combattuto con tutta se stessa per reprimere quei sentimenti, che oggi sapeva essere dettati solo dal risentimento che aveva provato nei confronti della violinista.
-Non mi hai mai parlato…-
-Tu non mi hai mai chiesto nulla. La colpa è tua se non sai nulla!-
La colpa è tua!
Ancora quelle parole!
Ancora quelle accuse!
-Sei una stronza! Ti fa così comodo dare a me tutta la colpa? Ti fa sentire meno colpevole? Beh t'informo che non sono stata io a rovinare tutto. Non è certo colpa mia se…-
Ma cosa diavolo sto facendo?
Era così confusa e sentirsi accusare ancora una volta dalla bionda era stato davvero duro da incassare. Aveva trascorso ogni attimo di quei due anni al suo fianco, chiedendosi se davvero era successo tutto per colpa sua, se davvero era bastato mostrarsi un po' indifferente per farla scappare tra le braccia di un'altra. Era addirittura arrivata a dubitare del suo modo di manifestare i suoi sentimenti, costringendosi a assumere atteggiamenti non proprio suoi, diventando quasi ossessiva, finendo addirittura col essere gelosa del suo rinnovato rapporto con Michael. E questo non andava bene.
-Credi davvero che sia tutta colpa mia?- chiese, strisciando con la schiena lungo il frigo, per mettersi inginocchiata.
-Non è la prima volta che lo dici-
-Michiru io…-
-Tu mi hai conosciuta così. Non sono capace di esternare i miei sentimenti. Vorrei tanto essere capace di farlo, ma ho bisogno di…- non sapeva cosa stesse dicendo, per cosa stesse cercando di giustificarsi.
-Michiru, ti prego alzati- si era avvicinata e aveva allungato una mano, mano che la violinista fissò un attimo prima di afferrarla.
-Cosa ti è successo? Perché ora?-
-Haruka sei andata da lei perché io non ti dimostravo i miei sentimenti. Ti sei rifugiata tra le sue braccia accusandomi di essere fredda, distaccata. Ora tu ti allontani da me proprio quando lei è tornata.- abbassò lo sguardo, non era abituata a mostrarsi così vulnerabile, ma non poteva ripetere di nuovo lo stesso sbaglio
-Lo so che può sembrarti stupido, ma sono stata tradita per puro desiderio e non per amore e tu ora sembri così distante. Ora che lei è tornata-
Chiuse gli occhi nel vano tentativo di controllare quel tumulto di emozioni che stava agitando il suo cuore, l'angoscia e la disperazione per aver trasformato una donna forte e orgogliosa, in una persona così insicura. Per aver portato la sua Michiru a dubitare di se stessa solo perché non l'aveva presa, solo perché non aveva fatto l'amore con lei. Allungò il braccio per sfiorarle il viso con dita tremanti, fissò i suoi occhi che erano lucidi ma che non accennavano a cedere alle lacrime, continuavano a mantenere il loro sguardo fiero e orgoglioso.
-Io ti desidero più di qualsiasi altra cosa al mondo. Prima d'incontrarti ho sempre creduto di non essere capace di amare una persona di nuovo, non dopo Anya, non dopo aver cambiato la mia vita. Poi però mi sono dovuta ricredere, perché quello che provo per te è indescrivibile, va oltre l'amore. E questo mi spaventa, mi ha sempre spaventata-
Sentiva il cuore pronto a scoppiare da un momento all'altro ma era giunto il momento di essere chiari e concisi, doveva raccontarle tutto. Spostò le dita tra i capelli della violinista, giocando con una ciocca.
-Oddio Michiru, io ti amo più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ho davvero creduto di non riuscire a vivere senza di te. In quel periodo avevo paura di perderti, avevo una tremenda paura di aver così dannatamente posto la mia vita nelle tue mani, che ho avuto bisogno di dimostrare a me stessa di essere in grado di vivere anche senza di te. Io non mi sto giustificando, voglio solo che tu sappia cosa mi ha spinto a farlo, cosa stavo cercando quando ho fatto…-
-Shh! Haruka non dirlo-
Avvertì l'indice della violinista poggiarsi sulle sue labbra per impedirle di continuare, fu in quel momento che i loro sguardi s'incontrarono, fu in quel momento che gli occhi azzurri si arresero lasciando il via libera alle lacrime.
-Scusami, non avevo capito nulla, sono stata un egoista. Ti ho trascinata in questa storia, ti ho accollato il peso di una famiglia e del mio amore senza darti il tempo necessario per elaborare il tutto.-
-Non devi scusarti, non farlo- appoggiò la fronte su quella della violinista e fissandola dritta negli occhi sussurrò: -Ho bisogno di te! Ora posso dirlo!-
Eccomi di nuovo con un nuovo capitolo! Spero vi piaccia!
Volevo ringraziare tutti coloro che continuano a seguirmi, so che posso sembrare ripetitiva ma è davvero importante che sappiate quanto mi abbia fatto piacere ritrovarvi anche dopo la mia assenza.
Un bacio e spero di ritornare presto!
