Capitolo 29: Per il Mio Amore
Rodolphus Lestrange rimase immobile, una sagoma con le spalle piegate contro il cielo che si spegneva.
Impiegò tutta la forza che gli restava, ed ogni brandello di volontà per riuscire a sollevare le mani ed a premersele sulle orecchie; le urla dell'uomo prostrato ai suoi piedi, avvinghiato al corpo senza vita della donna, erano troppo orribili.
Doveva muoversi, Lestrange deglutì, sapeva di doverlo fare. Doveva prendere entrambi e portarli via di lì, prima dell'arrivo degli Auror.
I Mangiamorte si stavano disperdendo, lo sapeva senza vederlo. La battaglia era definitivamente finita.
- Mi dispiace. – nessuno sentì quell' ammissione senza più alcun valore.
Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace.
Per un istante provò un moto di disprezzo verso sé stesso e verso Bellatrix che in quello stesso momento doveva essere prossima all'isteria, incatenata e sorvegliata nella cantina della vecchia casa dei Lestrange. Viva. Furibonda ma viva. E del tutto indifferente al dolore altrui.
Era orribile.
- Mi dispiace, Maya… - Rodolphus si chinò sull'Oscuro Signore e sulla sua compagna senza vita. Se Voldemort lo avesse ucciso non gli sarebbe importato.
Ma, d'altro canto, Voldemort non sembrava in grado di fare altro che urlare e stringere la donna, concentrato solo sull'abisso di dolore che aveva spalancato con le sue stesse mani.
Oh, Maya… vorrei che lo vedessi. Alla fine di tutto… ti ha amata.
Lestrange si prese il viso tra le mani – Mi dispiace. – non riusciva ad evitare di pensare che il finale avrebbe potuto essere diverso.
Da qualche parte, nel profondo del proprio essere, la voce di Maya suonò chiara come se fosse stata lì, ancora viva.
C'è un solo modo per disfare un Horcrux…
Rodolphus tornò ad osservare Voldemort, il volto da serpente stravolto dalla sofferenza. Ogni traccia di compostezza spazzata via e sostituita dalle lacrime, dalla saliva che gli scivolava giù all'angolo della bocca. Non emetteva più alcun suono come se avesse perduto anche la voce; ma la sua gola era contratta per lo sforzo.
C'è un solo modo per disfare un Horcrux. Nessuna magia può farlo, ma solo un pentimento sincero. Ed il dolore che si prova quando il frammento dell'anima torna al proprio posto è tremendo. Quanto più orribile potrebbe essere se i frammenti fossero più d'uno…
Cosa avrebbe potuto indurre Voldemort a pentirsi? Non c'era orrore che non avesse già conosciuto ed al quale non fosse stato avvezzo.
Ma c'era una cosa, una sola cosa nella quale non aveva mai creduto. E se non gli fosse stata portata via, forse, non avrebbe mai compreso di averla tenuta stretta tra le dita.
Maya, l'amore.
Rodolphus si strofinò il viso, stupefatto dal calore delle lacrime che non poteva evitare di piangere.
Sotto i suoi occhi l'Oscuro Signore scivolò a terra, tremando come un bambino spaventato, come un ramo spezzato. Mutilato, alla fine, più di quanto non fosse stato quando la sua anima era stata ridotta in brandelli.
Lo sportellino dell'Horcrux che Maya aveva indossato, adesso, era aperto. All'interno del ciondolo non c'era più nulla.
Rodolphus si rialzò e tentò di posare una mano sulla spalla dell'uomo che era stato l'Oscuro Signore – Dobbiamo andare via.
Voldemort si limitò a spingerlo via, aggrappandosi con più forza al corpo di Maya – La ho uccisa! – strillò. La sua voce non era mai stata così gracchiante.
- Dobbiamo andare via. – lo sguardo gli cadde sul corpo inerte di Potter. Sarebbe stato bene, lo sapeva. Adrian lo avrebbe guarito nel giro di un istante… ma non prima che il frammento dell'anima di Voldemort imprigionato dentro di lui andasse perduto. L'unico frammento che anche Maya non avrebbe potuto salvare.
A ben vedere l'idea di usare una pistola gli era sembrata quasi grottesca, però… era stata Maya a deciderlo. Per essere sicuri che nessun incantesimo di protezione renda inutili i nostri sforzi.
Adrian passò la bacchetta sulla ferita e Potter si mosse tra le sue braccia.
Prima che Rodolphus potesse fare anche un solo passo, Voldemort scattò in avanti brandendo la Elder Wand.
- No!
- Avada Kedavra!
Adrian si voltò ad osservare l'Oscuro Signore con il viso stravolto dalla paura. Rodolphus si pietrificò con un braccio proteso verso Voldemort.
- Avada Kedavra! Avada Kedavra!
Lord Voldemort continuò ad agitare inutilmente la bacchetta. Alla fine la lasciò cadere a terra, abbassò lo sguardo sulle proprie mani e rimase immobile.
La magia se ne è andata.
Lestrange raccolse Maya tra le braccia e gli si avvicinò. Voldemort non emise neppure un fiato mentre gli afferrava un braccio.
Rodolphus non riuscì a smettere di pensare a quello che Maya gli aveva detto di Merope Gaunt neanche mentre si smaterializzavano.
Quando è stata abbandonata non è riuscita più ad usare neanche un briciolo della sua magia. Forse ha scelto di farlo per punirsi.
Forse la magia è andata via insieme al suo amore.
Ricomparvero a Casa Riddle.
- Questo posto non è più sicuro. – Rodolphus non era certo che l'Oscuro Signore riuscisse a comprendere il senso di quelle parole. Provò pena per lui, per quanto lo avesse odiato fino ad un soffio prima.
- Questo posto non è più sicuro, hai capito, Voldemort? – non era più il suo signore, non lo era più da tanto tempo – Verranno a cercarti e non sono certo di poter fare nulla a questo proposito – Dovremmo… - allungò una mano verso Maya, ma l'Oscuro Signore la tirò indietro.
- No, è mia! – sibilò.
Rodolphus comprese subito che non avrebbe potuto fare altro. Sospirò e si allontanò di un passo – Vado via, allora. Ma non dovresti farti catturare, non adesso. Non è morta per questo. – si meravigliò di riuscire ad infondere una sfumatura di tale durezza nella propria voce.
Con un ultimo gesto deciso strappò la borsa di Mokessino che Maya aveva portato stretta in vita. Morto il suo proprietario ogni incantesimo di protezione diventava inutile.
Voldemort non riuscì a fermarlo e Lestrange ne svuotò il contenuto sul tavolo vicino.
La coppa di Tassorosso, un vecchio Boccino, e la tiara di Corvonero rotolarono sul ripiano di legno.
- Non sono più Horcrux. – Voldemort trasalì appena, ma Rodolphus non si fermò – Li abbiamo rubati e sostituiti prima che Potter se ne accorgesse. Ero sicuro che ci avresti fatti uccidere tutti, ed è stato per questo motivo che ho disperatamente cercato un incantesimo che mi permettesse di salvare mia moglie. Non so come ma Maya è apparsa per questo; conosceva il futuro. Sapeva cosa fare.
Dovevo salvare Bellatrix e mi sono fidato di lei, perché lei doveva salvare te. – Lestrange rimase in silenzio per un attimo, cercando un modo semplice per spiegare mesi di sotterfugi e progetti – Oggi saresti dovuto morire, la tua Bacchetta non ti avrebbe offerto obbedienza e Potter sarebbe stato protetto dall'amore dei suoi amici. Avresti dovuto capirlo: era la logica conclusione di tutto, ma hai menomato a tal punto la tua umanità da perdere ogni briciolo di decenza e lucidità. Quando i primi Horcrux sono stati distrutti non te ne sei accorto neppure… così Maya ha fatto in modo di ottenere gli altri, e di impedire che Potter raggiungesse i Doni della Morte. La Elder Wand, l'anello di Serpeverde che Silente aveva privato del suo potere di Horcrux ed il mantello di James Potter. – Rodolphus si passò una mano tra i capelli – Intanto ha mandato me da Harry e dai suoi amici perché gli promettessi la salvezza di molti che sarebbero morti se tutto fosse andato secondo il corso che avevi impresso agli eventi. C'era un frammento della tua anima anche in Potter, per questo il ragazzo doveva comunque arrivare vicino alla morte. Neanche Maya aveva idea di come liberare e salvare quel frammento… così e andato perduto. E Potter si è liberato. La tua anima non è ancora completa, non lo sarà più. Ma hai più di quanto avresti dovuto avere, ed hai la possibilità di alzarti e vivere una vita diversa. Ecco, questo è il motivo per il quale l'unica persona che ti abbia mai veramente amato per quel che sei è morta.
La stanza rimase sospesa nel silenzio. Voldemort non si mosse, non disse nulla.
Dopo un po' Lestrange gli voltò le spalle, disse addio ad ogni residuo legame con la sua vita di Mangiamorte e si avviò verso la porta.
L'Oscuro Signore non alzò neppure gli occhi. Poi passò un braccio sul tavolo e gettò a terra quanto restava dei suoi Horcrux. Distese la donna sul ripiano di legno e si guardò le mani… non c'era più traccia di magia.
Chiuse gli occhi e poggiò la testa accanto a quella di lei.
- Buonanotte. – sussurrò, lasciando che l'oscurità invadesse i suoi pensieri come stava facendo con il vecchio salotto.
Si svegliò dopo un po', privo di forze e incapace anche di piangere.
Maya era ancora lì, fredda e immobile.
Voldemort si guardò intorno – Non sono ancora venuti a prendermi, amore mio. – osservò. Poi un rumore soffocato gli fece battere il cuore più forte; si immobilizzò in ascolto… sperando che lei avesse ripreso a respirare. Tese l'orecchio ed il suono si ripeté provenendo impietosamente dal piano di sotto.
- Torno… subito. – mormorò. Si mosse come un fantasma, e come un fantasma attraversò i corridoi, discese le scale e raggiunse la cucina. La porta che dava sulla cantina era serrata. Voldemort fece girare la chiave nella serratura, del tutto disinteressato per quello che avrebbe trovato. Poi gli occhi d'oro di Nagini scintillarono nel buio ed il serpente strisciò in cucina con l'aria confusa. Privato del legame particolare che lo aveva legato al suo padrone fino ad allora.
Le labbra di Voldemort si sollevarono in un impercettibile sorriso.
- Anche questo… - osservò – Ho portato una copia con me? – si chinò per sfiorare la testa del serpente – Lei ha pensato proprio a tutto, Nagini, non è vero? Per mettermi al sicuro, vedi. Ora ho la mia anima e posso amare. Ed è… terribile amare, Nagini.
Terribile.
Il serpente si mosse, strisciando verso il tavolo.
Allora Voldemort vide la torta che era rimasta lì in attesa del suo ritorno. Si sedette ed iniziò a mangiarla. Fetta dopo fetta, tutta fino alla fine.
Poi abbassò la testa e singhiozzò.
(...continua.)
