SECOND CHANCE
(Seconda possibilità)
By Lady Memory
Severus incontra Albus Severus. Il passato ritorna in una forma davvero particolare. La mia risposta alla conclusione dei Doni della Morte.
Parte XXIX
Cercando di nascondere la sua preoccupazione per le parole insolenti che gli erano state rivolte, Snape assunse un'espressione sprezzante. Ma con un'arrogante scrollata di spalle, Harry sembrò rifiutare quella implicita sfida, per poi girarsi a guardare Finlay.
"La situazione è estremamente grave," dichiarò. "Ho bisogno di tempo per investigare." Quindi incrociò le braccia e continuò con quieta autorità. "Ritengo che sia meglio che lei ci lasci, Vicepreside Finlay. Questo è un lavoro da Auror."
Il vecchio mago si accigliò. "Come delegato della Preside, voglio essere presente," protestò.
Harry gli scoccò un'occhiata fredda. "Posso ricordarle che la sua presenza è richiesta altrove? La scuola è stata danneggiata e i ragazzi sono spaventati. Vada a parlare con i suoi studenti; hanno bisogno della sua guida e del suo sostegno in questo momento."
Richiamato così imperiosamente al suo dovere, Finlay esitò e guardò il mobilio devastato, come se cercasse un pretesto per rimanere. Ma Harry fu più rapido. "La ringrazio. Le assegnerò una scorta per assisterla nella sua ispezione."
Il giovane alzò una mano. "Graham! Robarts!" chiamò imperiosamente, e due uomini alti, vestiti con l'uniforme degli Auror, sembrarono materializzarsi davanti a lui.
"Sì, signore?" chiesero rispettosamente.
"Per favore, scortate il Vicepreside Finlay ed effettuate con lui un accurato controllo del castello."
Messo spalle al muro, il vecchio mago indugiò ancora un attimo, ma infine, con un ultimo sguardo sconfitto, si avviò alla porta, seguito passo passo dai due imponenti Auror. Harry aspettò, con un'espressione grave sul viso, fino a quando la porta si chiuse dietro di loro. Poi alzò la bacchetta, mormorò un incantesimo sigillante e si voltò a scrutare il piccolo gruppo sotto il ritratto. Zabini era in guardia, Bernardi sembrava nervoso e Longbottom aspettava in silenzio. Imprigionato nel suo quadro, Snape indurì i suoi lineamenti, preparandosi alla battaglia. E finalmente, il Capo Auror ruppe gli indugi.
"Adesso possiamo parlare," commentò sobriamente Harry mentre un sorriso allegro gli si allargava sul volto. Tutti lo fissarono sorpresi eccetto Longbottom, che sorrise a sua volta.
"Merlino sia ringraziato, hai ricevuto il mio messaggio!" E Neville strizzò l'occhio al suo vecchio amico.
"Per fortuna è arrivato appena in tempo! Stavo partendo per un'altra missione. Da quello che ho visto, direi che il vostro tentativo ha avuto successo."
"Signor Longbottom!" esplose Snape a questo punto. "Che cosa ha fatto?"
"Ho mandato un messaggio a Harry mentre cercavo Zabini, signore," replicò Neville con calma. "Avevo la sgradevole sensazione che potesse accadere qualcosa di spiacevole, così ho preso una piccola precauzione. Ma la prego di non preoccuparsi…" E guardò il ritratto con aria significativa, "… Io non gli ho detto nulla."
Snape si accigliò. "Non ha parlato?"
"Pensavo che spettasse a lei."
Snape esitò. Per la terza volta in due giorni, si trovava a dover fronteggiare la necessità di spiegare le sue azioni; e quello che era ancora peggio, i motivi dietro le sue azioni… ma Longbottom venne nuovamente in suo aiuto.
"Gli Auror sono stati allertati subito dopo la mia comunicazione al St. Mungo, perciò Harry sa dell'epidemia. Lei deve solo raccontargli come ha incontrato Cornelia Hobnook e come ha trovato una cura."
Il Capo Auror sorrise. "Sono sicuro che sarà una storia molto interessante."
"Più di quel che puoi immaginare, Harry," rispose allegramente Neville.
Guardando i due uomini che conversavano così cordialmente e percependo il flusso di cameratismo che scorreva tra di loro, Snape provò un amaro senso di esclusione. Ma quello era il suo destino. Vernice, rammentò a se stesso: ormai lui era solo un misto di vernice e di ricordi. Allora perché il suo cuore soffriva tanto? Perché?
Ancora una volta, Neville sembrò intuire quell'angoscia segreta e alzò gli occhi verso il ritratto.
"Professore, credo che sia arrivato il momento di ricompensare la sua fatica," suggerì quietamente, indicando l'antico volume appoggiato sulla scrivania di Snape.
"Sì, suppongo che la spiegazione possa aspettare ancora un momento," convenne Harry. A quelle parole, Bernardi si rilassò visibilmente mentre Zabini incrociava le braccia e riprendeva la sua espressione imperscrutabile. Lentamente, Snape abbassò la testa ed osservò il manoscritto, il prezioso diario per il quale si era battuto così disperatamente. Non aveva ancora osato aprirlo, e adesso lo sfiorò con meravigliato rispetto. La situazione aveva un sapore irreale; stava davvero tenendo tra le mani il dipinto di un diario che era stato scritto cinque secoli prima? Eppure, quel volume fatto di vernice era pesante nelle sue mani, tanto quanto era pesante l'angoscia che sentiva nel cuore. Anche se aveva trovato una soluzione che avrebbe probabilmente diminuito la colpa di Draco agli occhi del mondo magico, Snape aveva sperato di essere lui – tramite Zabini – a preparare la pozione per Lucius, proprio come aveva promesso a Narcissa. Ma sicuramente Potter non avrebbe permesso a Blaise di ricreare la formula.
Rattristato da quei pensieri, il ritratto fece scorrere le pagine, guardando senza effettivamente vederli i molti titoli stupefacenti che apparivano qua e là. La calligrafia era sottile ed aggraziata, tipica del periodo, e maiuscole elaborate decoravano l'inizio di ogni paragrafo. Infine, nel silenzio reverente che era subentrato nella stanza, vide il nome che stava cercando, e il suo cuore sussultò di emozione. Snape lesse, nell'elegante scrittura di Horatius Hobnook: "Malattia di Azkaban," o "Febbre del Prigioniero", conosciuta anche come Stonicrucium.
Perso in una sorta di trance, Snape decifrò il testo. Le prime linee erano annotazioni che descrivevano l'orrida situazione dei prigionieri e lo spietato comportamento dei loro guardiani, scelti tra i più brutali esemplari delle classi inferiori del mondo magico. In un crescendo di disgusto, il ritratto finalmente arrivò alla formula. Senza dare neanche un'occhiata alle parole che rivelavano il prezioso segreto, Snape lanciò un incantesimo sulla pagina e ne creò istantaneamente una copia. Con grande attenzione, prese quindi la pergamena che fluttuava a mezz'aria e la inserì nel fax, poi premette il pulsante. La macchina gemella situata nella stanza reagì con un basso ronzio, e gli uomini si girarono a guardarla con l'entusiasmo in volto, tutti eccetto Zabini che, dopo un movimento iniziale, si era fermato e si era seduto nuovamente, i pugni serrati per la frustrazione.
Sbalordito, Harry guardò la formula sbucare fuori dal congegno.
"Ma è fantastico!" esclamò, prendendo la pergamena tra le sue mani con un atto quasi reverenziale. Poi la offrì immediatamente a Longbottom. "Neville, la porti tu al St. Mungo?"
"Ne sarò onorato," rispose il professore di Erbologia. "Ma questa volta, dirò chiaramente a chi spetta il merito."
"No!" esclamò Snape, e i quattro uomini sotto il suo quadro alzarono gli occhi con quattro diverse sfumature di stupore sul volto. Il ritratto abbassò il capo. Non poteva ordinare, ma solo pregare.
"Ho… ho le mie ragioni per rimanere in incognito," disse finalmente e scambiò un'occhiata significativa con Longbottom.
Neville sembrò rattristato da quella richiesta, ma la accettò senza discutere. "Come desidera," disse quietamente. "Non tradirò la sua fiducia." Poi si rivolse ad Harry. "Penso che sarebbe meglio se il signor Bernardi venisse con me."
Harry annuì e disse gravemente, "Signor Bernardi, il suo aiuto è stato impareggiabile. Spero che adesso potremo contare anche sulla sua discrezione."
"Le mie labbra sono sigillate," replicò il pittore, ed Harry sorrise per l'inusuale concisione che rivelava la profonda emozione di quell'italiano solitamente così loquace.
"Vai, Neville, e fai in fretta," Harry sollecitò l'amico, che arrotolò destramente la pergamena e la infilò nella manica.
"Grazie, Professore." Neville inclinò il capo in un saluto, subito seguito da Bernardi. "Farò in modo che la formula sia messa a buon uso."
Snape annuì cupamente, e le sue dita si strinsero attorno alla copertina di cuoio del diario. I suoi alleati – i suoi… amici? – lo stavano lasciando, e presto sarebbe rimasto solo ad affrontare l'interrogatorio di Potter. Come comportarsi con quell'uomo che aveva il potere – e forse l'intenzione – di fargli del male o persino di distruggerlo? Come mantenere la promessa che aveva fatto a Narcissa e Lucius senza tradirli? Sentendo il gusto acre della sconfitta, Snape guardò Harry sbloccare la porta, e vide poi Neville e Bernardi allontanarsi lungo i corridoi con il prezioso documento.
Il Capo Auror sollevò la bacchetta. "Adesso siamo davvero soli," disse con calma.
Zabini sollevò la testa di scatto, allarmato, e Harry lo guardò con un sorriso sbarazzino. "È il momento della seconda copia."
Snape aprì la bocca ma non ne uscì alcun suono. Come poteva… era forse una trappola? Che cosa aveva voluto dire quel dannato Potter?
"Avanti, Professore, non sprechi tempo prezioso!" lo incalzò Harry. "Spedisca subito una nuova copia così Zabini potrà preparare la pozione. Spero che non si aspetti che lo faccia io, vero? Pozioni non è mai stato il mio forte, come mi ha sempre fatto notare."
Zabini balzò in piedi. "A che gioco stai giocando, Potter?" chiese. "Speri finalmente di dare un taglio alla mia carriera? O stai semplicemente cercando di incastrare il Professor Snape?" concluse in tono sarcastico.
Harry inclinò il capo con aria innocente. "Pensavo che voleste sperimentare la formula personalmente," disse, alzando le spalle. "Il Professor Snape si merita questa soddisfazione. E poi, con la burocrazia del St. Mungo ci vorranno ore prima che ai pozionisti venga permesso di lavorarci. Credetemi, ormai sono un esperto di procedure ufficiali."
"Potter!" iniziò a dire Snape senza sapere come continuare.
Harry sospirò. "I vecchi rancori sono duri a morire, vedo. D'accordo, parliamoci chiaro, allora. Lei ha un amico in pericolo, non è vero, Professore? Un caro amico che vorrebbe aiutare."
"Che diavolo stai dicendo, Potter?" rispose Zabini con tono sprezzante. Ma Snape prese un respiro profondo.
"Sai già tutto," disse, e questa era un'affermazione, non una domanda.
"Precisamente!" replicò Harry con un cenno impaziente. "Non ci crederà, ma sono diventato molto bravo a indovinare. Ho pensato a Lucius Malfoy non appena ho saputo della febbre di Azkaban. E guarda caso, lui è l'unico tra tutti gli ex-prigionieri che non ha ancora risposto all'invito dei medimaghi... anche se mandare una risposta sarebbe stato quantomeno educato da parte sua."
Harry incrociò le braccia. "Allora, vorrebbe negare che sta proteggendo un criminale?"
Al sentire quella domanda, Snape fissò i due uomini sotto il suo quadro con uno sguardo angosciato; il suo piano era franato come un castello di carte, e Lucius adesso era davvero perduto. Il mago strinse i pugni e aspettò di sentire Potter pronunciare gongolanti parole di condanna. Apparentemente distaccato, Zabini stava invece scrutando acutamente il ritratto, e Snape abbassò la testa sotto quello sguardo, aspettandosi una veemente accusa da parte del suo ex studente per essere stato così slealmente coinvolto in quel complotto. Tuttavia, nonostante fosse stato preso in contropiede, il Serpeverde fu pronto a dissimulare la sua inquietudine - e forse la sua ira - ritrovando la sua abituale impassibilità in un batter d'occhi.
Rapido, ma non abbastanza rapido per Harry, che scosse la testa e sorrise a Snape. "Non deve preoccuparsi, Professore. Sono in debito con lei, e desidero pagare."
Poi si rivolse a Zabini. "Al contrario, tu non sei obbligato ad aiutarci… ma la tua professionalità ci sarebbe estremamente utile."
Con un'occhiata di sfida, Blaise replicò, "Ho garantito il mio aiuto al Professor Snape, e manterrò la mia promessa a qualunque costo… chiunque sia coinvolto."
Snape non poté che apprezzare la lealtà del suo assistente, malgrado il grosso rischio nascosto in quell'aiuto così generosamente promesso. Tuttavia, anche se la voce di Zabini era ferma, i suoi occhi erano gelidi, e Snape si sentì a disagio. Non era quello che aveva sperato. L'intera faccenda era stata rovinata dalle interferenze riunite di Finlay prima e di Potter poi. Nonostante l'atteggiamento controllato, Snape conosceva Zabini troppo bene per non capire che l'uomo stava nascondendo il suo risentimento per quello che aveva sicuramente interpretato come un tranello.
E forse aveva ragione.
La fiducia è una cosa che va condivisa. Le parole di critica che il ritratto aveva rivolto a Zabini solo qualche ora prima erano ancora sospese nell'aria, e rivelavano adesso una triste verità; Severus Snape non aveva ancora imparato la sua lezione. Si stava ancora comportando come gli aveva insegnato la sua vecchia vita di menzogne e di sospetti, usando persone e parole come espedienti per i suoi piani.
Inconsapevole di quei pensieri, Harry alzò il mento in un chiaro invito a sbrigarsi. Soffocando un sospiro, Snape inserì ancora una volta la formula nel fax e premette il pulsante. Zabini prese la pergamena e lanciò un'occhiata alla mescolanza disordinata di attrezzi e ingredienti che la tempesta magica aveva sparso su tutto il pavimento. Poi, con tono inespressivo, disse, "Controllerò quello che serve e comincerò il lavoro immediatamente."
"Grazie," mormorò Snape.
Zabini accese il fuoco sotto uno dei calderoni, quindi iniziò a raccogliere ed esaminare i vari oggetti, declinando l'aiuto di Harry con un breve cenno. Harry non insistette. Invece, il Capo Auror andò a sedersi sotto il ritratto e avvolse le braccia attorno alla gamba destra in una curiosa imitazione di quel che faceva suo figlio quando parlava con Snape. Poi, alzando il viso verso il ritratto, considerò lentamente, "Non avrei mai osato immaginare che ci saremmo parlati di nuovo."
Ancora in lotta con i suoi pensieri amari, Snape strinse le labbra. "Ci sono fin troppe cose che non hai mai osato immaginare, Potter. Sei sempre stato affetto da una deplorevole mancanza di immaginazione, se non per quel che riguardava le tue prodezze incoscienti. "
"Non riesce proprio a perdonarmi, Professore?" chiese quietamente Harry. "Eppure ha dedicato la sua vita a salvare la mia. Come ha potuto essere così spietato e, allo stesso tempo, così devoto alla sua missione?"
"Perché non eri tu…" Snape rispose e subito si interruppe. A cosa serviva ripetere cose ormai inutili?
"Lo so," sospirò Harry. "Era mia madre. E mio padre. Sempre mia madre e mio padre. Ma lei ha mai visto me, Professore?"
Snape distolse gli occhi e ponderò la questione nel suo cuore. Tutto sembrava così assurdamente remoto adesso. Aveva davvero dedicato la seconda parte della sua vita a odiare un uomo e a venerare una donna attraverso l'incarnazione vivente del loro figlio? Ed aveva realmente offerto se stesso alla distruzione a causa di un amore senza speranza? Quante sofferenze avevano prodotto le sue scelte, allargandosi come cerchi nell'acqua… E ormai la sua vita era racchiusa in un pezzo di tela e in poche once di colore. Si sentì svuotato.
Harry lo stava ancora guardando, aspettando in silenzio una risposta. Incredibile come il ragazzino avventato di una volta era cambiato! Non c'era più animosità in quello sguardo, e sopraffatto dai ricordi, Snape abbassò il capo, sperimentando di nuovo quell'orribile sensazione di impotenza. Tutto era così strano, così difficile, così fuori controllo. Quante cose che non sapeva come gestire… Il ritratto sospirò, interrogando mutamente l'uomo davanti a lui, e ancora una volta, Harry ricambiò quello sguardo, parlando piano.
"L'ho vista morire quasi venti anni fa, con i suoi occhi fissi nei miei. Ma ero io quello che stava vedendo, Professore, oppure era ancora mia madre? Ho sempre pensato che era meglio seppellire per sempre quei ricordi, perché ovviamente non avrei mai potuto avere una risposta. Ma ultimamente ho compreso che avevo scoperto più cose su di lei di quelle che mai avrei osato sperare. I suoi ricordi erano diventati i miei ricordi. E ho capito che sono davvero profondamente grato per tutto ciò che mi ha dato."
Snape non disse nulla, ed Harry, perso com'era nelle sue riflessioni, non sembrò essersene accorto.
"Vede, non è stato facile per me superare ciò che è accaduto," continuò l'uomo pianamente. "E adesso che ci sono i miei figli nel posto che era la mia vera casa, rimpiango quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Albus Severus mi racconta che lei è il miglior insegnante che potesse desiderare. Mi dice cose strane e inaspettate: che lei è paziente, che lei è generoso, che lei è gentile."
Harry fece una pausa, e quando riprese a parlare, la sua voce rivelava stupore ed una punta di divertimento.
"Ma la sorpresa più grande è stata James. Mi ha scritto che lei lo ha aiutato a schivare un'intera mattinata di lezioni. Questo, lo ammetto, è stato difficile da credere… eppure era vero."
Harry guardò Snape come se vedesse il suo vecchio antagonista per la prima volta. "Sinceramente, Professore, penso che lei sia diventato un insegnante molto migliore adesso."
A quel punto esitò, poi la sua espressione si schiarì in un sorriso bizzarramente timido. "Per quanto possa sembrare assurdo, credo che lei sia diventato molto più umano."
Snape provò una fitta acuta. Non erano quelle le parole che Minerva gli aveva rivolto in quella notte di disperazione? Che cosa gli aveva detto esattamente?
"Io credo che tu sia molto più umano di tanti di noi."
Qualcosa di freddo e oscuro si staccò lentamente dal suo cuore, ed una sensazione dolorosa ma incredibilmente dolce gli riempì l'anima.
... ... ... ...
Di nuovo cadde il silenzio mentre Harry e Snape guardavano Zabini al lavoro. Il Serpeverde stava dosando ogni ingrediente con gran cura, consultando la pergamena ad ogni nuova aggiunta. Per la prima volta, Snape si chinò a leggere le pagine che aveva di fronte. Era una pozione così semplice, e tuttavia davvero ingegnosa, considerò con tristezza. Avrebbe potuto crearla anche lui, se solo avesse avuto il tempo di studiare adeguatamente il caso.
Incredibilmente, ancora una volta Harry parve aver seguito il filo di quei pensieri. "Sembra che siamo eternamente in debito con lei, Professore," disse piano. "In un certo senso, lei ha salvato il futuro del mondo magico – di nuovo."
"Sì, il vostro futuro… Il mio è legato a questo quadro, qualunque cosa accada," replicò amaramente Snape.
"Be', la sua è una posizione strategica, non crede?" considerò Harry.
Snape appoggiò la fronte sulla mano e sospirò. "Che cosa vuoi dire con questo, Potter? Cosa stai cercando di provare?"
"Nulla, Professore. Solo che lei vive in un quadro, e io vivo in un altro… o in molti quadri diversi, se preferisce. Ma non ci sono differenze in quello che facciamo. Io lavoro con quello che lei era solito definire "agitare insulsamente la bacchetta"; lei invece insegna la sottile arte delle pozioni ai suoi giovani apprendisti. E forse il suo lavoro è più importante del mio."
"Potter! Come osi comparare la vita dei viventi con la pallida imitazione che io conduco in questa cornice?!" reagì furiosamente il ritratto. Eppure, nonostante tutta la sua furia, la voce di Snape stava tremando.
"Non sto comparando; sto solo suggerendo una visione differente," replicò quietamente Harry. "Immagini il mondo come una grande cornice. Pensi alla vita come a una sequenza di quadri. Come i ritratti ad Hogwarts, noi passiamo di quadro in quadro mentre viviamo tutti nella tela molto più ampia del mondo."
E qui la sua voce si fece grave. "Ma io le dico, ben pochi di coloro che vivono in questo mondo sono in grado di fare le cose che lei sta facendo dal suo quadro."
Il ritratto chiuse gli occhi, tremando di emozione, desiderando di perdersi in quelle parole così confortanti. L'uomo di fronte a lui stava finalmente dando una risposta alle sue angosce? Era quella LA risposta?
"Non avrei mai immaginato che tu avessi un'immaginazione così poetica," mormorò infine Snape, respirando a fatica.
Harry sorrise. "Ci sono un sacco di cose che lei non ha mai immaginato a proposito di me, Professore. Ma come diceva prima, ero io quello che apparentemente non aveva immaginazione. Forse è arrivato il momento di darmi una possibilità."
Di nuovo si fece silenzio. Poi le cose cominciarono ad accadere a sconcertante velocità.
Una voce gridò fuori dalla porta. "Fatemi entrare! Fatemi entrare, vi dico! Devo parlare subito col Professor Snape!"
La porta si aprì bruscamente e Draco Malfoy entrò di prepotenza, seguito da un giovanotto – chiaramente un apprendista Auror - che stava cercando di bloccarlo senza riuscirci. Ma non ce n'era bisogno: non appena notò gli altri due uomini nella stanza, Draco si fermò di colpo, con un'espressione di panico negli occhi.
"Lascialo entrare, Perkins," ordinò pigramente Harry. "È un amico."
Draco deglutì, incerto, ma la necessità che lo stava spingendo era evidentemente troppo pressante per essere messa a tacere dalla presenza inaspettata del suo vecchio antagonista. Così, si esibì in un sorriso stentato.
"Non sapevo che tu fossi qui, Potter," disse con un tono insolitamente mite. "Devi scusarmi, ma vorrei parlare urgentemente col Professor Snape…"
"Non preoccuparti, Draco, "rispose Harry. "Il Professor Snape ha trovato una cura, e come vedi, Zabini la sta appunto preparando."
Draco spalancò gli occhi e, per un momento, dimenticò la prudenza. "Non posso crederci! Ha davvero scoperto-"
Si bloccò di colpo, atterrito, mentre sul suo viso la sorpresa e la gioia venivano immediatamente sostituite da sospetto e timore. "Cosa vuoi dire?" chiese aspramente e lanciò un'occhiata accusatoria al ritratto.
Snape non disse una parola, ma guardò Harry in rassegnata attesa. Di certo Potter non avrebbe perso l'occasione! Invece Harry non rispose; si limitò a guardare Draco e a dire con calma. "Se non hai fretta e vuoi aspettare, puoi portarti a casa la pozione non appena sarà pronta."
"Vuoi dire che tu non… che io non…" Incredulo, Draco si fermò prima di dire troppo. Poi, abbandonando la lotta, mormorò uno strangolato "Grazie" e si sedette in un angolo, sgualcendo il tessuto della sua veste con dita nervose e scoccando rapide occhiate interrogative a Zabini. Ma il suo collega Serpeverde ovviamente non poteva dare spiegazioni; perciò Zabini scosse la testa, strinse le labbra e continuò determinatamente il suo lavoro. Vari minuti di silenzio passarono ancora prima che lo stesso giovane Auror rientrasse con un'aria sconcertata sul volto.
"Mi scusi, signore, ma c'è qualcosa di strano qui. Sembrerebbe un intruso. Voglio dire, ho rilevato un intruso ma non riesco a vederlo."
"Un intruso?!" Reagendo con la sicurezza di una lunga pratica, Harry raggiunse la porta e alzò la bacchetta, muovendola in lenti cerchi mentre sondava lo spazio davanti a lui.
"Non sparare, papà! Sono io!" disse una vocetta allegra con un piccolo scoppio di risa, e il visetto felice di Lily Potter apparve a mezz'aria. Il giovane Auror rimase a bocca aperta per la sorpresa mentre Harry esclamava severamente, "Lily! Che stai facendo qui? E per di più entrando di nascosto! Sei in bel guaio, signorina!"
Sorridendo tranquilla, la ragazzina rispose al padre con quel tono ingannevolmente giudizioso che i bambini usano quando vogliono convincere i genitori della loro buona fede. "Sono venuta a trovarti in ufficio, ma i tuoi uomini mi hanno detto che eri andato a Hogwarts. Allora ho chiesto se potevo andare anche io, ma non hanno voluto. Stava diventando tardi e non c'era tempo di avvisare mamma, così ho semplicemente preso il tuo mantello e sono venuta con la Metropolvere."
"Tutto chiaro e semplice, vedo," disse seccamente suo padre. "Ma dimmi, non ti avevo proibito di usare la Metropolvere, per non parlare di prendere il mio mantello?" Nel suo sforzo di essere severo, Harry sembrava stranamente simile a Snape quando rimproverava uno studente.
"Ma papà!" rispose la bambina, mentre le sue labbra si curvavano in un'espressione offesa. "Sono capacissima di usare la Metropolvere! E poi non volevo fare nulla di male. Volevo solo salutare lo zio Severus."
"L-lo z-zio Severus?" Nonostante le sue precedenti dichiarazioni amichevoli, Harry non era evidentemente pronto per una nuova aggiunta – e che aggiunta! – alla sua famiglia.
"Be', " rispose candidamente Lily, "abbiamo già uno zio Albus, perché non uno zio Severus? Dopo tutto, hai chiamato Al come lui!"
"Questa è una cosa completamente diversa," ribatté Harry. Tuttavia, pur cercando di sembrare arrabbiato, non poté trattenere un sorriso. E infine disse le parole che lei stava aspettando di sentire. "Che devo fare con te adesso? Non posso rimandarti indietro da sola."
Inchinandosi alle circostanze, Harry si rivolse allo stupitissimo Auror e si strinse nelle spalle. "Va tutto bene, Perkins. Suppongo che, a questo punto, la tua presenza qui sia inutile. Vai ad aiutare i tuoi colleghi a controllare la scuola."
Poi, con espressione significativa, abbassò la voce e sussurrò, "E per favore, fate del vostro meglio per tenere il Professor Finlay lontano da qui il più a lungo possibile."
Quindi Harry condusse Lily dentro la stanza, e la bimba alzò il viso verso il quadro.
"Salve, Professore!" salutò con un sorriso gioioso.
Il ritratto abbassò la testa e guardò quella strana coppia.
"L'avventatezza è evidentemente una caratteristica di famiglia, Potter," commentò Snape ironicamente. "Tuttavia trovo che sia illogico da parte tua sgridare i tuoi figli perché fanno quello che hai fatto tu in tutti i tuoi anni di scuola."
Poi rivolse un leggero cenno alla bambina. "Anche se avrei preferito che avessi scelto un momento più adatto, sono lieto di rivederti, miss Potter."
Lily arrossì di piacere, ma non ebbe tempo di dare una risposta appropriata perché la porta si aprì nuovamente, ed una voce acuta chiamò, "Papà? Sei qui dentro?"
James Potter entrò impetuosamente; poi, come Draco prima di lui, si bloccò bruscamente non appena si accorse che suo padre non era solo.
"Oh!" esclamò, diventando rosso per l'imbarazzo. "Buongiorno, Professor Zabini. Buongiorno, Professor Snape." E dopo un'occhiata incerta a Draco, "Buongiorno… signore."
Assolti i suoi doveri, il ragazzo si precipitò a raggiungere suo padre e sua sorella sotto il ritratto.
"Che ci fa Lily qui?" chiese nervoso, sfogando la sua irritazione per quell'entrata imbarazzante. Poi guardò cautamente Zabini ed abbassò il tono. "Papà, il professor Finlay dice che il professor Snape ha commesso un crimine, e che tu sei venuto per distruggere il suo ritratto."
Lily ebbe un ansito di orrore a quelle parole e si girò verso il padre con uno sguardo d'accusa. James lanciò una rapida occhiata a Snape, che fingeva di non ascoltare, poi abbassò la voce ancora di più.
"Spero… voglio dire, non è così, vero? Non sei venuto per distruggerlo, vero?"
Harry sorrise. "No, figliolo," rispose. "Il Professor Snape continuerà a insegnare ancora per tanti altri anni, o almeno, per tutto il tempo che avrà voglia di farlo."
"Ah!" il ragazzo tirò un sospirone di sollievo. "Fantastico! Sapevo che non poteva essere vero. Ora devo dirlo agli altri, perché sono tutti preoccupati."
Snape spalancò gli occhi a quella sorprendente affermazione, ma non profferì parola. Rilassandosi dopo le buone notizie, James si stiracchiò in modo molto informale, e proprio in quel momento, Zabini esclamò, "La pozione è pronta!"
Draco scattò in piedi immediatamente, poi si girò esitante verso Harry.
"Prendila pure, Draco, è tutta tua," dichiarò gentilmente Harry mentre i due ragazzini fissavano con curiosità quell'uomo biondo e visibilmente teso. Zabini riempì una boccetta con il liquido bollente e la tappò. Poi guardò Snape. "Se me lo permette, andrò con Draco per aiutarlo."
"Le sono grato," disse Snape con immensa dignità, " vi prego di farci sapere qualcosa appena possibile."
Vedendo che Harry Potter sembrava accettare l'autorità di Snape, Draco recuperò il suo orgoglio. "Davvero mi lascerai andare via libero, Potter?" sfidò il suo antico avversario, mentre dubbio e arroganza si mischiavano nella sua voce.
"Seguite i corridoi che portano all'ala sinistra," replicò serenamente Harry. "In quel modo, sarete sicuri di evitare i miei uomini."
Con un'espressione attonita sul viso, Draco guardò alternativamente Harry, Snape e Zabini. Quest'ultimo si era già messo il mantello. Con un sorriso triste, si girò verso Snape.
"Può aver fiducia in me, Professore, " disse piano. Poi, seguito da un Draco ancora frastornato, raggiunse la porta. In pochi attimi, i due uomini erano scomparsi.
"Bene, suppongo che adesso dovremo aspettare di ricevere notizie," dichiarò Harry e sorrise ai suoi figli.
