Grazie Nashtinka per aver letto la mia storia fino a qui. Spero continuerà a piacerti. Terence piace molto anche a me ma devo dire che preferisco Albert! ^_^
Un bacio e buona lettura!
Quando erano arrivati a Chicago, George, dopo aver sbrigato alcune commissioni in città, l'aveva preceduto con Marian a Casa Andrew mentre lui e Candy erano andati dritti dal dottor Martin, certi che avrebbe voluto visitare la ragazza. Albert voleva portare Candy alla villa ma lei voleva chiedere ospitalità al dottore nella piccola clinica per evitare problemi con la zia e tutto il parentado.
Martin si era rifiutato categoricamente, un ospedale non era posto per lei e così, con Candy particolarmente sbuffante, erano arrivati al palazzo.
Lei era andata subito nella sua camera mentre lui aveva cercato la zia che non aveva voluto riceverlo e glielo aveva fatto sapere tramite un domestico.
Albert non si era aspettato un'accoglienza festosa ma nemmeno il rifiuto categorico di essere ricevuto.
Non ci volle, però, molto tempo per sapere il motivo di quello strano comportamento.
La signora aveva cenato in camera, adducendo un forte mal di testa ma Albert la vide entrare poco più tardi nel suo studio con un cipiglio ed un'ira nei gesti che lo stupirono.
"Zia, vedo che sta finalmente meglio"
"Taci, disgraziato!"
Lui sollevò un sopracciglio, senza scomporsi, appoggiandosi allo schienale della poltrona.
"Fai anche finta di nulla! Come osi?"
"Continuo a non capire!"
"Come hai osato portare quella ragazza in questa rispettabile casa?"
"Di chi sta parlando? Non di Marian e non di Candy io spero..", il tono era mutato scoprendo una leggera minaccia nella voce a non continuare la conversazione su quel tono.
Lei non ci badò: "Sto parlando di quella piccola intrigante che ci ha già procurato uno scandalo! Come hai osato portarla qui in quelle condizioni!"
Albert dovette inspirare profondamente per non risponderle di andarsene a quel paese; represse anche l'istinto di alzarsi ed uscire.
Strinse la mascella e non rispose, fissando dritto negli occhi la zia, lo sguardo glaciale.
"E' inutile che tu faccia così…un uomo certi errori li può commettere ma permettere che questo diventi di dominio pubblico facendoti vedere in giro con lei è inammissibile!"
Albert trasecolò! La zia non era arrabbiata per la condizione di Candy: era arrabbiata perché credeva che il padre fosse lui e fosse stato un errore.
E ora che faccio? La zia crede che il padre sia io..forse è meglio lasciare che lo creda almeno finché non riesco a trovare Terence…forse lo spettro di un matrimonio con Candy servirà a tenerla buona per un po'….Candy dovrà sapere di questo equivoco, ce ne sono stati anche troppi…come sarebbe stato tutto più facile se davvero io…è inutile pensarci…non sarebbe mai stato possibile…
Pensò velocemente.
"E cosa mi consiglia di fare, zia?", rispose cercando di apparire rilassato ed interessato all'opinione che aveva chiesto.
"La cosa migliore che avresti potuto fare era darle del denaro e farla sparire,far in modo che anche in seguito non torni a chiedere ciò che non le spetta, per lei e per quel bambino. Inoltre se si viene a sapere quello che è successo la tua reputazione ne verrebbe gravemente danneggiata, lei è ancora minorenne e tu ne sei il tutore…lo sai che la rispettabilità è l'unica cosa importante negli affari…la famiglia ne sarebbe gravemente danneggiata…deve sparire.."
Albert fremette: come si permetteva! Lo conosceva così poco da credere che se fosse stato davvero il padre del bambino si sarebbe comportato così? Anzi, lo conosceva così poco da pensare che fosse solito avere avventure di tal sorta? Se quel figlio fosse stato suo avrebbe sposato la madre e non l'avrebbe mai abbandonata o pagata perché sparisse. Lei pensava solo agli affari e alla reputazione: era disgustato.
Cercò di dominarsi ancora una volta e di rendere tranquilla la voce.
"Forse ho sbagliato ma ha bisogno di cure…"
Lei soppesò un attimo lo sguardo e l'atteggiamento del nipote, sapeva che non poteva prenderlo alla leggera ne, tanto meno, cercare di imporsi con la forza, avrebbe perso la battaglia.
"Potrà restare qui fin quando non sarà nato, nell'ala est, ma non la voglio incontrare per nessun motivo, poi dovrà andarsene, voglio che revochi l'adozione, una persona così non è degna di portare il nostro nome…e non pensare di sposarla", era una minaccia, Albert non riuscì trattenersi, "Invece pensavo proprio a questo, sarebbe più onorevole…in fondo metà dell'errore è mio…"
"Sei uno stupido, l'ha fatto apposta, per incastrarti e tu ti lasci abbindolare…Dovrai passare sul mio cadavere per fare una cosa del genere!"
"Ne riparleremo", non aveva intenzione di lasciarle l'ultima parola.
"William!"
Lui la fissò così duramente che lei dovette distogliere lo sguardo, si voltò e fece per andarsene.
"Vorrei capire una cosa", disse fermandola mentre stava uscendo dallo studio, "Come ha fatto a sapere di Candy, noi siamo arrivati quando lei era in camera e, stando a quello che mi ha detto George, già in collera…"
"Non sei l'unico ad avere qualcuno che ti informa di ciò che accade quando tu non ci sei.."
Lui la fissò gelido, stava ancora aspettando un nome e non l'avrebbe lasciata andare fin quando non l'avesse avuto, lo sapeva bene.
"Qualcuno vi ha visto sul treno e ha visto anche in che modo ti comporti con lei in pubblico, un modo molto sconveniente…"
"Potrei avere la grazia di sapere chi è questa persona che non sa stare al suo posto?"
"Tua sorella è interessata solo al tuo bene ed ha fatto la cosa giusta informandomi…"
Albert dovette respirare nuovamente a fondo per non perdere le staffe…Lily, era lei, solo lei poteva comportarsi così meschinamente, degna madre di Iriza e Neil.
"Bene, visto che è così interessata al mio bene le faccia sapere, la prossima volta che la vedrà, che, per il mio bene, non si faccia sfuggire nulla perché nel caso di uno scandalo sarei costretto a sposare Candy e questo non è auspicabile, giusto?", il tono era cortesemente minaccioso ed Elroy sapeva che non poteva prenderlo alla leggera.
"Farò in modo che lo sappia.." ed andò via a testa alta, con susseguo.
Marian, quanto devo sembrarti strano…quanto deve sembrarti strano tutto questo…
Nemmeno se l'avesse invocata..
"Albert, stai bene?"
Si stava tenendo la testa con le mani, i gomiti appoggiati sulla scrivania, gli occhi chiusi.
Lei era rimasta sulla porta.
"Entra"
"Non ti disturbo?", sempre imbarazzo.
"No, anzi, mi fa piacere."
Aveva bisogno di parlare con qualcuno e Candy aveva già troppe preoccupazioni.
"Mi spiace che tu sia capitata qui in un momento come questo, ti assicuro che ci sono stati periodi in cui l'aria in questa casa era molto più serena…"
"Non ti preoccupare, non è colpa tua, sono io che ti sono piombata addosso senza preavviso…"
"Già, non avrei mai creduto di rivederti…", Albert guardò fuori dalla finestra il giardino ancora addormentato sotto la neve.
"Albert…"
"Sì…"
"Io, ecco…"
Ma Albert stava seguendo il filo dei propri pensieri: "Quando dovrai partire?"
Marian restò spiazzata: "Io, veramente…ero venuta proprio per questo, un paio di giorni e devo tornare a New York e riprendere la nave per Lodra"
Così presto, pensò Albert voltandosi, Londra, la guerra…lontana…di nuovo…
"Ti accompagno, devo andare a Philadelphia per qualche giorno…", era una mezza verità, ma sarebbe potuto partire anche qualche giorno più tardi.
"Beh, ne sono felice…e Candy?"
Albert divenne serio: "Anche se mi sento più tranquillo quando è con me, deve evitare di spostarsi. Lascerò che Archie e Stear si prendano cura di lei in mia assenza."
"Le vuoi molto bene, vero?"
"Già..", lo sguardo era perso nel caos di sentimenti che aveva dentro in quel momento; parlare di Candy con Marian gli faceva uno strano effetto ed ancora più strano gli sembrava il suo istintivo calcolare cosa dire e cosa non dire…aveva paura che lei capisse troppo ora che lui, invece, non riusciva a capire un bel niente di quello che gli si agitava dentro.
Lei gli si avvicinò e gli strinse una mano: "Vedrai che andrà tutto bene, si sistemerà tutto", gli sorrise.
Restarono a guardarsi per qualche istante, poi lei fece un passo verso di lui, appoggiando la testa sulla spalla e lui la chiuse in un abbraccio stretto, affondando il viso nei capelli; dalla porta socchiusa Candy li vide e sorrise..Albert era in buone mani, ora.
Archie sedeva con le mani tra i capelli e i gomiti appoggiati sulle ginocchia, Stear era in piedi accanto alla finestra, silenzioso, Albert li stava osservando in attesa delle loro reazioni.
"Se prendo quel bastardo lo ammazzo"
"Fratello, calmati, è inutile"
"Mi fa una tale rabbia!"
"Ragazzi, è inutile che ve la prendiate, le cose stanno così e…"
"Anche tu! Come hai potuto tenercelo nascosto!"
"Me l'ha chiesto Candy"
"Ma allora quando si è sentita male a Lakewood era per il bambino", chiese Stear voltandosi, era restato pensieroso mentre il fratello si agitava come al suo solito.
"Già", rispose Albert con un sospiro, "Ora, io devo andare via per qualche giorno: la zia Elroy non la vuole incrociare nemmeno per sbaglio, lei non deve affaticarsi altrimenti Martin mi fa la pelle e non deve muoversi di qui, altrimenti la pelle la faccio io a voi", concluse sorridendo stancamente.
"E' accaduto quando è andata via ad agosto, non è andata a trovare le colleghe…", mormorò Stear.
"Sì.."
"E perché l'hai lasciata andare!"
"Archie, non potevo fare altro, sarebbe andata lo stesso, non pensavo che le cose sarebbero finite così…"
"Cosa pensi di fare ora?"
"Accompagnerò Marian a New York alla nave poi cercherò di sapere qualcosa da Eleonor"
"Sapere cosa?" chiese Archie, poi si diede una manata in fronte, "Ma allora non hai ricevuto il telegramma che ti avevo mandato a Lakewood?"
"Quale telegramma?"
"Quello di Eleonor Baker"
"No..cosa diceva?"
"Che il Duca aveva trovato Terence!"
"Bene, infine una bella notizia, dopodomani sarò a New York, andrò subito da lui"
Ci fu un attimo di silenzio, ciascuno era concentrato sui propri pensieri.
"E Candy? A questo punto viene con te?", chiese Archie, d'improvviso.
"Terry è a New York?"
"No...ha detto che il duca l'ha trovato ma lei non sa dov'è"
"Il dottore che dice del suo stato?", domandò Stear.
Albert li osservò un attimo, sospirando.
"E' piuttosto preoccupato. Durante l'ultima visita mi ha detto che Candy deve assolutamente restare a riposo, evitare qualsiasi tipo di lavoro e di emozione. E non dovrebbe nemmeno viaggiare, a meno di motivi serissimi. Preferisco che rimanga qui. Si è affaticata troppo e ha vissuto molto male i primi mesi, Martin la giudica a rischio e non voglio che le accada nulla…"
"Albert, mi spiace..", Stear aveva posato una mano sulla spalla di Albert che, mentre parlava, preso dallo sconforto e dalla stanchezza aveva nascosto il viso tra le mani.
"Non ti preoccupare per me, pensate a Candy…e tenete lontana la zia da lei"
